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Riscoppia la rabbia a Ferguson, dopo la decisione del Gran Jury


Più del 60% della popolazione di Ferguson è afroamericana.
Più del 95% dei componenti della polizia è bianca.
Questo già parla chiaro. Parlano chiaro anche le dichiarazioni e le decisioni del Gran Jury che ha deciso di non procedere nei confronti del poliziotto che ha ucciso Michael Brown, 18 anni, ovviamente nero, “nessuna ragione per procedere”. Nessuna ragione per 12 persone, che -fatalità- sono 9 bianchi e 3 neri.
Nemmeno due giorni fa si è anche provato ad abbassare la media anagrafica e il ragazzo nero ucciso questa volta di anni ne aveva solo 12: giocava in un parco giochi, ma con una pistola giocattolo. Ma le pistole giocattolo sono per i bianchi.
I neri no, se le hanno son sicuramente vere, dopo una raffica di colpi si può andare a controllare.
Obama poi, nemmeno lui ha perso tempo e si è affrettato a dichiarare qualcosa di straordinariamente comico ( un po’ grottesco dalla bocca del primo presidente nero della storia degli States) “Siamo una nazione fondata sul rispetto della legge, accettiamo la decisione del Grand Jury.” Una decisione che non ci ha certo sorpreso, una decisione ovvia e quasi banale.

Il “candido” poliziotto assassino non giudicabile

Che fa vedere su cosa è fondato quel paese: sulla discriminazione tra bianchi e neri, tra classe dirigente e classe sottoproletaria, esclusa, emarginata, di altro colore o religione.

Nell’istante successivo alle parole espresse dal tribunale, migliaia di persone si sono riversate in strada e non solo a Ferguson: la risposta dello stato americano è l’invio di continui rinforzi, la chiusura dello spazio aereo sopra la città, un uso spietato di lacrimogeni, una trentina di arresti già avvenuti in una manciata di minuti, ma anche una solidarietà che non ha latitutidini nel paese: Los Angeles è travolta dalle proteste, a New York son stati chiusi tre ponti e la situazione si scalda a vista d’occhio.
A Ferguson brucia il bruciabile: auto splendenti in bella mostra dentro i concessionari ora sono in fiamme,
così come decine di negozi e quel che si trova davanti la rabbia di una comunità da sempre esclusa, da sempre orgogliosa e unita. D’altronde non vedo perché non si dovrebbe desiderare la distruzione: la distruzione totale, di tutto.
A Ferguson questo verdetto da tutti immaginato ha riportato in strada la rabbia senza scelta,
la rabbia davanti agli opliti che marciano e sparano, arrestano e vola sulle teste di una comunità che può aspirare al loro piombo e alla loro emarginazione, ma che desidera riscatto almeno per il sangue dei suoi figli uccisi senza alcun motivo.

La giornata americana sarà lunghissima, proviamo ad aggiornarci tra un po’…

Leggi anche: ucciso a 12 anni in un parco giochiDal guardian, un articolo interessante: QUI

 

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  1. enzo
    26 novembre 2014 alle 11:12

    QUELLO CHE STA ACCADENDO NEL CUORE DEL CRIMINALE IMPERO D OCCDENTE è CHIARO,UCCIDERE UN NERO è LEGGE (IL NERO BIANCO OBAMA è STATO CHIARO NO ALLA VIOLENZA) DOMANDAMOLO AI POPOLI AFGANI IRACHENI DI QUANTO SIA FALSO IL SUO NO ALLA VIOLENZA CON LE FAMOSE BOMBE INTELIGENTI,E TUTTI I MAS MEDIA OCCIDENTALI NE ELOGIVANO LE AZIONIE QUINDI GIUSTO L AMERCA è L OCCI DENTE L OCCIDENTE è L AMERICA NELCORE DI QUESTO CRIMINALE OCCIDENTE ED OLTRE N ASCONO RISPOSTE DI CHI LOTTA PER LA VITA DA ,FERGUSON A KOBANE ; GAZA, GLI SCIOPERI MESSICANI , LA NON TAV IL DIRITTO ALLA VITA PER NON MORIRE SOTTO UN PONTE DI CHI LOTTA PER NON MORIRE IN FABBRICA ED INQUINARE TERRITORI CHILOTTA PER NON MORIRE PRIMA DI MORIRE SOLEDARIETA VUOL DIRE COMPLICI E PARTECIPI.

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