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Posts Tagged ‘Eternit’

Altro che anni di piombo, sono stati “anni d’amianto”

12 dicembre 2009 1 commento

Eternit, una storia di profitto sanguinario e nocività sociale del capitalismo: 3 mila vittime sino ad ora accertate. Solo la punta dell’iceberg. 2200 decedute. 700 malati terminali. Oltre 5 mila le parti lese. La strage del capitalismo che obbliga a riscrivere la storia del dopoguerra
di Paolo PersichettiLiberazione 11 dicembre 2009

L’amianto è stata la più aggressiva sostanza cancerogena del ‘900. Non hanno dubbi gli esperti quando si riferiscono a questo minerale a struttura fibrosa. In natura ne esistono circa una trentina, ricavati da particolari trattamenti cui vengono sottoposte alcune rocce madri presenti nel sottosuolo italiano. Le miniere europee più importanti si trovano, infatti, in Grecia e in Italia. Se respirate le polveri d’asbesto (altra denominazione chimica dell’amianto, dal greco amiantos: incorruttibile) possono provocare malattie irreversibili e tumori all’apparato respiratorio. A questa sostanza si devono oltre la metà dei tumori per cause di lavoro. Le conseguenze possono manifestarsi anche a distanza di 30-40 anni dalla esposizione. Soltanto oggi sta emergendo il numero reale dei lavoratori contaminati direttamente nelle manifatture e nei cantieri navali nel corso degli anni ’60 e ’70, o degli abitanti di zone limitrofe alle fabbriche che producevano questa sostanza. Messo fuori legge soltanto nel 1992, in Italia l’amianto è stato impiegato fino a tutti gli anni ’80 per produrre un composto miscelato al cemento, brevettato nel 1901 dall’austriaco Ludwig Haatschek, e denominato commercialmente Eternit, dal latino aeternitas. Utilizzato per coibentare edifici, tetti, navi, treni, impiegato nell’edilizia e come componente ignifuga in tute, vernici, parti meccaniche delle auto e altro, l’Eternit è ancora oggi presente. Oltre ad aver contaminato l’ambiente ha devastato la vita dei lavoratori delle quattro aziende italiane in cui era prodotto: Casale Monferrato e Cavagnolo in Piemonte; Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli. Attorno alla ex Saca di Cavagnolo, l’erba ancora oggi appare striata di bianco. Il «disastro doloso» dell’Eternit non si è per nulla prescritto.
Una imponente pubblicistica ci ha abituato definire quell’epoca «anni di piombo», in ragione dello scontro sociale giunto fino alle armi che traversò le strade e le piazze italiane. In realtà molto più cupi e drammatici furono gli effetti degli anni d’amianto. Emblema della nocività sul lavoro, della cinica logica del profitto che muove (come accadde con la diossina fuoriuscita a Seveso e ancora oggi con la Thyssenkrupp) chi sta ai vertici delle aziende, e già allora «sapeva ed era consapevole dei rischi. Ma non ha mai fatto niente, non ha mai speso nulla per evitare gli incidenti e le stragi» (parole del procuratore Raffaele Guariniello). Nella sola zona di Alessandria si parla di almeno 1600 morti. In realtà la cifra complessiva fino ad ora accertata su tutti i siti interessati raggiunge quasi 2200 decessi, a cui devono aggiungersi 700 malati terminali. Nel processo ai vertici degli stabilimenti, il miliardario svizzero Stephan Schmideiny, 61 anni, titolare dell’azienda dal ’73 all’86, che oggi sostiene di essersi convertito nell’ambientalismo, e il barone belga Louis de Cartier de Marchienne, 88 anni, le parti lese citate nei capi d’accusa (inosservanza volontaria delle norme di sicurezza sul lavoro e disastro ambientale) sono quasi 2900, ma potrebbero arrivare fino a 5700. 700 le parti civili già costituite. Il dibattimento ha preso avvio ieri a Torino davanti a  delegazioni d’avvocati (almeno 150 tra titolari e collaboratori) e 110 giornalisti accreditati provenienti da mezza Europa, associazioni, sindacati, ed enti. Per accogliere l’enorme numero di partecipanti sono state messe a disposizione diverse maxi aule collegate tra loro in video conferenza. Al vaglio della udienza essenzialmente questioni tecniche e preliminari, come la dichiarazione di contumacia degli imputati, o l’esame delle parti civili. Anche se assente in aula, il magnate della Eternit, Stephan Schmideiny, è difeso da una squadra di 26 legali: il professor Astolfo Di Amato del foro di Roma e il milanese Guido Carlo Alleva in aula, tutti gli altri nelle retrovie. L’offerta di risarcimento avanzata in precedenza è stata rifiutata dalle parti lese. Il risarcimento riguardava soltanto una parte di queste: chi tra gli ex dipendenti (60 mila euro a testa), e i cittadini di  Casale Monferrato (30 mila a testa), avesse contratto un’invalidità permanente superiore al 30%, derivante da asbestosi, escludendo con ciò altre patologie broncopolmonari derivate sempre da contaminazione con amianto.

All’esterno del tribunale sono confluiti i partecipanti al corteo indetto dalla Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, mobilitati anche per la concomitanza con il secondo anniversario del rogo della Thyssenkrupp. Presenti delegazioni di lavoratori della Eternit di Svizzera, Francia e Belgio. Su uno striscione dei minatori francesi si poteva leggere, «Un solo essere umano vale più di tutto l’amianto e il profitto del mondo».

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A Roma si fanno esplodere tonnellate d’amianto

7 febbraio 2009 1 commento

IL 24 LUGLIO DELLO SCORSO ANNO VIENE FATTO SALTARE, CON 1800 CARICHE DI TRITOLO IL VELODROMO DI ROMA, SITUATO TRA L’EUR E IL TORRINO, COSTRUITO PER LE OLIMPIADI DEL 1960.
L’ESPLOSIONE DELLA STRUTTURA HA AVVOLTO I QUARTIERI INTORNO DI UNA FITTA NUBE CHE SI è POI DEPOSITATA OVUNQUE, PER GIORNI. L’ACCADEMIA DEI LINCEI CI RIVELA CHE QUELLA STRUTTURA AVEVA UN’IMPRESSIONANTE QUANTITA’ DI AMIANTO
E CHE L’ASL E LA SOCIETA’ EUR SPA HANNO DECISO COMUNQUE DI FAR SALTARE TUTTO.
UNA VERA E PROPRIA BOMBA ECOLOGICA E’ ESPLOSA A POCHI PASSI DA ABITAZIONI, ASILI E SCUOLE SENZA CHE NESSUNO SE NE PREOCCUPASSE…I TUBI DI AMIANTO CHE COMPONEVANO L’ENORME STRUTTURA SONO SALTATI IN  ARIA.
ADESSO I POLITICI DEL MUNICIPIO FANNO LE LORO BELLE E INUTILI DICHIARAZIONI, DOPO 7 MESI DALL’ESPLOSIONE: “Siamo vicini alla popolazione – prosegue Di Gioia – ed in particolare ai cittadini del Municipio XII e verificheremo la possibilità di richiedere il sequestro dell’area alla magistratura che ci auguriamo, nell’aprire ufficialmente un’inchiesta, possa individuare le responsabilità di quanto accaduto. L’esito delle indagini che sono annesse alla documentazione individua infatti un punto fondamentale,img_4932_img_2844_velodromoesplode quello della assoluta certezza della presenza del materiale di amianto già prima dell’esplosione. E’ necessario pertanto che il Comune di Roma fermi immediatamente i lavori per dare vita ad un intervento pubblico chiarificatore della situazione e dei possibili danni che potranno manifestarsi magari fra 20 o 30 anni tra la popolazione esposta alla nube e alle polveri che si sono generate non soltanto il 24 luglio ma anche nei messi successivi. D’altronde le fibre di amianto non crisolide rimangono anche per molto tempo nei tessuti, negli arredi e nei vestiti. Inoltre è necessario effettuare uno screening su tutti gli operatori, le forze dell’ordine, i vigili urbani ed i vigili del fuoco presenti attorno alla struttura dal giorno dell’esplosione in poi”. “Pertanto, in questa condizione è proprio il sindaco – conclude la nota – in quanto garante della sanità pubblica, a dover rispondere di questa grave scelta effettuata sulla testa degli inconsapevoli cittadini romani, un vero e proprio attentato alla salute pubblica”.  

 Una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano. Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell’aria non sia pericolosa; teoricamente l’inalazione anche di una sola fibra può causare il mesotelioma ed altre patologie mortali, tuttavia un’esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta esponenzialmente le probabilità di contrarle

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