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Posts Tagged ‘inquinamento’

Senza diritto all’ossigeno: i fumi dell’Ilva di Taranto

25 novembre 2013 4 commenti

Era il marzo del 2011 quando misi su questo blog un video di alcune esplosioni notturne provenienti dall’Ilva di Taranto.
Oggi il buongiorno mi è stato nuovamente dato da immagini incommentabili di fumi neri alzarsi in aria, per ricadere sulla vita (sulla morte dovremmo scrivere) di un’intera città, di un intero splendido golfo, di centinaia di migliaia di persone.

In questi due anni, decine di tavoli tecnici, di menzogne, di risate vendoliane al telefono (qui i commenti li lascio a voi che le vie respiratorie si ingolfano di secrezioni improvvise impedendomi la sopravvivenza), di bla bla bla eppure…
ecco Taranto ieri mattina, ecco Taranto anche in questo momento probabilmente.

Ci inquinate da millenni, ci uccidete, ci rendete metastasi impazzite: ma la pagherete, senza ombra di dubbio.

Sindrome di Quirra: quante altre prove volete?

24 marzo 2012 4 commenti

Ancora prove su Quirra, come se quelle degli anni precedenti non fossero sufficienti a raccontarci la verità sul poligono interforze del Salto di Quirra, 
uno dei tanti presenti su quell’isola.Oggi la prova più attesa, non dai capi di bestiame, non dalle pecore, ma dai corpi, dalle ossa di dodici salme di pastori, riesumate dalla procura di Lanusei all’interno dell’inchiesta per “omicidio plurimo legato ad inquinamento ambientale”.
Siamo tra le provincia di Cagliari e Ogliastra: di pastori ne son stati riesumati 15 ( tutti morti per leucemie e linfomi) e 12 hanno dei livelli di torio 232 (ma anche di antimonio, piombo e cadmio, e altri metalli tossici) impressionanti, di molto superiori alla norma. La loro colpa era stata quella di portare al pascolo le pecore nelle aree del poligono di tiro.

L’inchiesta oltretutto si allarga con 19 indagati  per un’articolo che parla da solo «ostacolo aggravato a indagini su disastro ambientale». Oltre al sindago di Perdasdefogu ci sono ben 7 generali dai diversi compiti in questa maledetta storia. Da chi doveva controllare le aree di addestramento ai periti che effettuarono le prime analisi dopo alcune denunce di associazioni ambientaliste.
Leggi:
La sindrome di Quirra e le sue malformazioni: la Sardegna inizia a raccontare
La sindrome di Quirra
altri link sulla Sardegna e le sue basi QUI

La Sindrome di Quirra e le malformazioni! La Sardegna inizia a raccontare i suoi drammi…

1 dicembre 2011 8 commenti

[NOVITA’ del 24 marzo 2011: le analisi sui corpi dei pastori riesumati QUI PER LEGGERE]

In questo blog molte volte abbiamo parlato della Sardegna, più specificatamente dei drammi inenarrabili che avvengono sul suolo sardo, causati dall’industria bellica, dai poligoni, dagli addestramenti, da decenni di colonizzazione militare sia italiana che internazionale di quel territorio.
Abbiamo parlato degli addestramenti congiunti tra Italia e Israele, di come la NATO si appropria di quei territori inquinandoli con la peggior mondezza solitamente utilizzata durante i bombardamenti di paesi e territori che spesso consideriamo lontanissimi.

Ma abbiamo parlato molto di Quirra.
Una parola che non ha più solo un significato toponomastico, una cittadina che rimbalza da mesi sulle lingue di chi ha a cuore la propria salute, un nome che è diventato quello di una sindrome: la SINDROME DI QUIRRA!
Una sindrome particolare, che ha colpito le greggi e poi i pastori, malgrado il tutto sia stato ripetutamente tentato di affossare, di passar sotto silenzio. Anche su questo blog ho ricevuto tanti messaggi a riguardo: in molti, anche con tono ricco di astio, mi hanno chiesto di togliere i filmati che avevo messo (provengono dai Rainews24, oltretutto) dicendo che le “attuali ricerche” avevano smentito qualunque connessione tra quello che accadeva su ovini e persone (nel frattempo è stato deciso di riesumare le salme di 15 pastori, per prelevare le tibie: osso capace di mantenere per più tempo  sostanze nocive come uranioe torio) e l’immenso poligono interforze del Salto di Quirra, dove l’uranio impoverito è usato più dell’acqua ma non solo.
E’ un poligono di sperimentazione di armi nuove, è un poligono in continua espansione anche territoriale dove non c’è dato sapere cosa e in che modo viene utilizzato.

Ora i dati che stanno emergendo ci parlano più approfonditamente di ciò che sta avvenendo lì intorno, sul patrimonio genetico di chi vive ma soprattutto di chi nasce a Villaputzu o a Pedasdefogu o in qualunque paese di quella zona.  «Sentivamo uno scoppio, poi una nube di fumo che arrivava vicino alle nostre case. Dopo qualche tempo sono venute fuori le malformazioni».
C’è voluto tanto perché si trovasse il coraggio di parlare: non è facile raccontare le malattie dei propri figli, soprattutto se son malformazioni, soprattutto se son brutte, ispiegabile, abbandonate dalla società civile… è difficile, è doloroso.
Le malformazioni rendono ancora più diffidenti, è una rabbia silenziosa: di un dolore immenso e alimentata da un amore indicibile: difficile parlarne col primo sconosciuto, difficile pensare di iniziare una battaglia che non ti riporterà sano tuo figlio e che è contro….”una nube di fumo che si avvicina”.

Noi non abbiamo mai smesso di osservare il poligono del Salto di Quirra e gli altri con estrema attenzione:
cercherò di pubblicare qualunque aggiornamento su questa maledetta storia.
QUI l’articolo de La Nuova Sardegna, di oggi!

PLOGOFF: Pietre contro i fucili. UNA “GUERRA” VINTA, LA PROSSIMA SARA’ LA VAL DI SUSA!!

7 luglio 2011 1 commento

(1981, Plogoff: des pierres contre des fusils, di Nicole e Félix Le Garrec, auto-produzione Bretagne Films).
Questo documentario è ancora oggi attuale visto quello che sta avvenendo in Italia. Prima dell’incidente di Fukushima infatti, ogni opposizione al nucleare veniva bollata come ideologica e contro il progresso (come per il Tav del resto…) e l’epoca di Chernobyl appariva lontana e superata. Oggi è il solo opportunismo politico a spingere il governo a posticipare le tempistiche del riavvio della produzione nucleare made in Italy. Il loro obiettivo prioritario è quello di neutralizzare il referendum e impedire la creazione di reti autorganizzate che si oppongano all’installazione di centrali e determinate a lottare contro ogni provvedimeno legislativo che verrà preso in questo senso.
1978, in seguito alla crisi petrolifera, il governo francese decide di dare il via al suo ambizioso progetto di centrali nucleari. Tra i vari siti selezionati dal governo, vi è un paesino di 2.300 abitanti sulla punta nord della Bretagna: Plogoff. È un villaggio di pescatori e pastori dove il panorama delle onde che si infrangono sulle scogliere del capo toglie il respiro. Ma una volta che EDF (l’ENEL francese) ha già diffuso le planimetrie e iniziato i rilievi per la realizzazione della centrale…. ecco l’inatteso.
Gli abitanti di Plogoff e dei villaggi vicini questa centrale non la vogliono e sono pronti a lottare: un comitato di difesa si autorganizza. Il governo, invece, cerca di procedere con un’inchiesta pubblica perché i cittadini si esprimano in maniera ″addomesticata″ sulla centrale. Si sa, le inchieste governative sono solo uno stratagemma per pacificare e fermare gli oppositori.
Nel gennaio 1980, davanti al Comune, la gente, sindaco in testa, brucia i fogli dell’inchiesta: è questo il primo atto di resistenza. La risposta governativa porta gendarmi prima, e paracadutisti poi, a cercare di occupare la cittadina. La popolazione resiste, insorge: barricate nelle strade, manifestazioni che si trasformano in guerriglia… Plogoff diviene un campo di battaglia.
Le donne sono in prima fila nella mobilitazione, a urlare e a far crollare psicologicamente i giovani soldati inviati per picchiare gli oppositori. I giovani locali si dedicano in massa all’uso della fionda per lanciare pietre sui militari che invadono la città. Viene aperta radio Plogoff per diffondere i motivi e le voci della protesta in tutta la Bretagna, l’area dove dovrebbe sorgere la centrale viene auto-requisita e trasformata collettivamente in una zona di allevamento di pecore.
La battaglia di Plogoff è certamente un episodio territoriale ma critica in maniera radicale tutto il discorso politico sull’ineluttabilità del ricorso al nucleare e smaschera le imposizioni governative appliccate in nome di una democrazia del sopruso. Inoltre, in tutta la regione si attivano sperimentazioni dal basso per produrre energia attraverso fonti alternative, alla ricerca di un modello di fattibilità per la rinuncia alla dittattura nucleare. La gente si è mostrata unita e determinata, arrivando a rispondere collettivamente agli arresti e alla repressione, mostrando la propria determinazione nell’occupare la prefettura durante un processo agli attivisti antinucleare.
Alla fine la gente di Plogoff ce l´ha fatta: nel maggio 1981 il neopresidente dell’epoca Mitterand annuncia che “nessuna centrale nucleare sarà fatta a Plogoff”. Il piano nucleare francese non si è però fermato, ha solo risparmiato la Bretagna ma a tutt’oggi 19 centrali sono attive.
Le battaglie popolari contro le grandi opere e contro la sciagurata gestione capitalista dei rifiuti (discariche e inceneritori) tracciano la strada, percorsa già dalla gente di Plogoff: se i referendum non dovessero bastare bisogna essere pronti e disposti a erigere le barricate
A QUESTO LINK IL DOCUMENTARIO!

Fukushima..e la pioggia “de noantri”

28 marzo 2011 9 commenti

Un po’ di pioggerella oggi su questa città.
E come la dobbiamo prendere?
Come mi vesto? Che metto al mio bambino? Come avvolgo il passeggino?
Devo trattare questa pioggia come un nemico?
Sto diventando pazza io o c’è una colossale presa per il culo che tenta di non farci venire il panico, un panico che sarebbe più che giustificato?

Ed ora? E le panze di chi attende il proprio bimbo che devono fare?
Chi sta allattando che deve fare?
Nessuno ci dice nulla, tutti noi ci prendiamo questa pioggerella sulla pelle che è quasi piacevole in questi primi giorni di primavera, fresca e non fredda, a caratterizzare giornate più belle perchè più ricche di luce.
In Massachussets le piogge hanno lasciato un bel regalo ai campi coltivati e a chi se l’è presa…lo iodio 131 trovato dopo lascia numeri allarmanti, pericolosi, gravissimi.
E così è successo in Ohio, a Las Vegas ed anche a Washington.
Così è successo in Corea e in Cina, ma anche in Germania, che tanto lontana da noi non è..
e le piogge nostre?? Dicono che mercoledì ci sarà un bell’acquazzone in centro italia…che dobbiamo fare? Dove prendo il latte per mio figlio?
Che verdure gli cucino?
Come cazzo proteggo il mio e nostro corpo?
Che acqua devo bere?

Maledetti bastardi assassini, iniziate almeno ad informarci.
Smettete di riempirci di stronzate!

Le emissione dell’Ilva di Taranto

7 marzo 2011 Lascia un commento


E’ dalle immagini riprese dal noto ambientalista Fabio Matacchiera che abbiamo la conferma definitiva di quel che causa l’impianto industriale dell’Ilva di Taranto. Dalle pagine de Il Mattino la notizia ha avuto eco, ma il video su youtube era stato già lanciato da decine di utenti su facebook e i social network più usati. Il Gruppo Riva oltretutto, ha querelato Matacchiera per le parole usate durante le immagini (solo pochi mesi fa aveva pubblicato un altro video simile), ma lui non si dice preoccupato, visto la quantità di materiale raccolto sulla nocività delle polveri e dei fumi dell’Ilva.
«Sempre più operai mi riferiscono di storie vissute all’interno della fabbrica che riguardano problemi ambientali. Loro hanno a cuore il proprio lavoro, ma sentono un certo disagio e lo trasmettono. Perché hanno una forte sensibilità, ma è difficile ascoltare la loro voce. Ho ricevuto alcune segnalazioni dai lavoratori. Nella notte tra il 3 e il 4 marzo – spiega – è stato riattivata la linea “D” dell’agglomerato che sarebbe stata ferma alcuni giorni per manutenzione. Alle 23,30 mi sono appostato e grazie alla tecnologia ad infrarossi, con una speciale telecamera di tipologia militare, abbiamo ripreso l’a re a dall’esterno. Puntavamo a dimostrare che gli impianti di abbattimento fumi dell’Ilva di Taranto non sarebbero sufficienti a contenere le emissioni, specie durante la notte. Le segnalazioni arrivano. Gli operai, ripeto, vogliono difendere l’ambiente e la loro salute».

Il bello è  che solo dieci giorni fa s’è riunito un tavolo tecnico presso il ministero dell’Ambiente proprio puntato alla sperimentazione e alla realizzazione di impianti capaci di ridurre drasticamente le emissioni di diossine dall’acciaieria di Taranto: soprattutto la garanzia di controlli continui.
Abbiamo visto

No alla petrolizzazione dell’Abruzzo

27 maggio 2010 Lascia un commento

DIFENDIAMO IL LAGO DI BOMBA.
CONTRO LA PETROLIZZAZIONE, CONTRO TRIVELLAZIONI E RAFFINERIE
L’ABRUZZO SCENDE IN PIAZZA CONTRO CHI VUOLE INQUINARE LA LORO MERAVIGLIOSA TERRA

…storia di una bottiglia d’acqua…

27 aprile 2010 Lascia un commento

Un video che racconta la follia dell’imbottigliamento dell’acqua…
FIRMATE PER IL REFERENDUM: ACQUA PUBBLICA!
ACQUA PER TUTT@

Isola d’Elba: pesci morti nelle reti, dopo l’avvistamento di una nave che getta container

8 novembre 2009 1 commento

Pesci morti nelle reti dei pescatori dell’isola d’Elba
di Andrea Palladino,  Il Manifesto 07/11/09
È il cinque luglio scorso. Il battello della Ong tedesca Green Ocean ha appena avvistato la nave tedesca Toscana – battente bandiera maltese – mentre getta almeno un container in fondo al mare, di fronte all’isola d’Elba. Passano appena 48 ore e i pescatori di Marciana vedono i pesci morire. Forse un caso o, molto probabilmente, l’ulteriore conferma che il crimine ambientale delle navi dei veleni non è una leggenda dei mari.
La denuncia arriva direttamente da chi ha avvistato il mercantile armato di gru, alle prese con i movimenti sospetti di containers al largo della costa toscana. «Ho parlato con i pescatori – racconta Robert Groitl, comandante della nave Thales della Green Ocean – e mi hanno confermato tutto». Non solo. Fino a qualche settimana fa «anche i pescatori di Livorno hanno raccontato che nei giorni successivi all’individuazione della nave Toscana nelle loro reti hanno visto molti pesci morti».

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Cetraro, il relitto della nave dei veleni

Almeno uno dei container abbandonati probabilmente dal Toscana è ora a 120 metri di profondità, a nord dell’Elba. È stato individuato dalla nave Alliance della Nato, intervenuta su richiesta dell’Ente parco dell’Arcipelago toscano, guidato da Mario Tozzi. La moria della fauna marina è ora il sintomo preoccupante dell’eventuale presenza di rifiuti tossici all’interno del contenitore gettato in mare. Un allarme che ovviamente dovrà essere confermato da analisi mirate e urgenti. «Ma qualcuno ha effettuato dei prelievi dell’acqua? Qualcuno ha analizzato il pescato», chiede Robert Groitl.
Il ricercatore della Green Ocean il mare lo conosce bene. Conosce anche molto bene il mondo della navigazione, essendo stato capitano di mercantili. «Accade molto spesso di vedere buttare in mare rifiuti tossici – racconta – è una cosa comune. Qualcuno paga molto bene l’equipaggio, fa caricare i container per scaricarli in mare». Quello che colpisce è però il luogo scelto. In un recente reportage della televisone franco-tedesca Arte sono state mostrate le immagini di navi europee che scaricavano centinaia di bidoni al largo dell’Atlantico, dove le fosse oceaniche raggiungono profondità altissime. Perché dunque puntare sul Tirreno? «Dipende dalla rotta, chiaramente», spiega Robert Groitl. «La posizione della zona a nord dell’Elba – continua – è poi ideale, perfetta. Ci sono tanti residui della guerra, bombe, aeroplani, sommergibili, c’è tanta roba sott’acqua in quella zona, relitti segnati sulle carte nautiche».
scorieCome al largo della Calabria, dove la storia del relitto di Cetraro – ancora da chiarire in molti aspetti – è stata chiusa dal ministero dell’Ambiente spiegando che si trattava per l’appunto di una nave affondata nel 1917. «Se buttano qualcosa vicino ai vecchi relitti gli strumenti si confondono – continua il racconto il ricercatore tedesco – è difficile individuare container o fusti». È come il famoso racconto di Poe, la lettera rubata: per far sparire qualcosa devi metterla magari in evidenza, ma dove però nessuno andrebbe a cercare.
Ora sappiamo che in un punto individuato da una nave della Nato c’è un container probabilmente buttato a mare dall’equipaggio della nave Toscana, intestata all’armatore tedesco Bertling FH, come risulta da un’ispezione della nave effettuata in Lituania lo scorso luglio; sappiamo che in quella zona starebbero morendo dei pesci, come raccontano alcuni pescatori. E sappiamo che chi ha buttato quel container ha cercato di speronare il battello degli ambientalisti tedeschi mentre cercavano di fotografare l’operazione.
Il ministero dell’ambiente non ha, però, ancora attivato nessuna procedura d’intervento, perché «ad oggi non è stato ancora avvisato», spiega il portavoce del ministro Stefania Prestigiacomo. Eppure la Capitaneria di Porto è stata subito allertata e immediatamente, già a luglio, si è attivata inviando una relazione alla Procura di Livorno. L’inchiesta dei magistrati è già partita da questa estate con l’acquisizione del materiale fotografico realizzato dall’equipaggio della Thales. E la stessa capitaneria, subito dopo la segnalazione, cercò di raggiungere il mercantile, intervenendo immediatamente. All’appello manca solo il ministero della Prestigiacomo, che, d’altra parte, a Cetraro è intervenuto dopo un mese e mezzo dal ritrovamento del relitto.
La Ong tedesca sta seguendo da vicino l’intera vicenda, anche perché in Germania la storia delle navi dei veleni non è passata innosservata. Robert Groitl – che per primo denunciò il caso – è stato minacciato direttamente, subito dopo l’avvistamento del Toscana. «Mi sono arrivate due o tre telefonate anonime – racconta – dicendomi di stare zitto, di fare attenzione alla mia nave, e alla mia vita». Chi organizza i traffici criminali di rifiuti sa che in questi casi il silenzio e le coperture sono essenziali.

 

La sindrome di Quirra

26 aprile 2009 21 commenti




La trasmissione l’INCHIESTA di Rainews24 torna a Villaputzu in Sardegna, un piccolo centro adiacente al poligono militare di Quirra, il più grande d’Europa. 

Dopo le denunce sull’uranio impoverito e la presenza delle nano particelle di metalli pesanti individuate in animali nati malformati e persino nei tessuti di alcuni militari del poligono interforze, si parla ormai da anni della cosiddetta Sindrome di Quirra.
L’ inchiesta si occupa anche di un aspetto finora tralasciato dalle ricerche precedenti: la presenza di campi elettromagnetici nella banda delle microonde, prodotti presumibilmente dai radar installati nell’area militare. Il “caso Quirra” riemerge dunque con la sua lunga catena di morti nella minuscola frazione alle porte del poligono più grande d’Europa e con i dati terribili delle nascite di bambini deformi nel piccolo paese di Escalaplano. Da oltre vent’anni gli abitanti vivono nel terrore. Il tasso di natalità medio è di 20 nascite l’anno ma nel 1988 ci sono state ben sei nascite “anomale”, tra le quali anche un caso di ermafroditismo.guerra_morte
L’attività del poligono non sembra rallentare. Il poligono di Quirra, cresce non solo in estensione ma soprattutto nelle tipologie di armi sperimentate e nei test degli aerei senza pilota e rischia di trasformare la Sardegna in un territorio asservito alle esigenze militari e industriali su scala internazionale. 
Per avere dati precisi sulla cosiddetta sindrome di Quirra il gruppo inchieste di Rainews24 ha deciso di effettuare delle analisi sulle urine di 3 volontari: il primo è un agricoltore che vive e lavora vicino al poligono sempre a contatto con la terra e quindi con le polveri;
Il secondo è un ex operatore missilistico che ha lavorato fin dal 1968 in basi militari, la maggior parte del tempo proprio qui in Sardegna, malato terminale che non vuole che il suo caso venga usato per coinvolgere il poligono anche se non esclude l’eventualità che questo sia coinvolto. Il terzo è un pastore. Suo padre è morto di leucemia e la zona dove opera si trova proprio tra le due aree del poligono. Racconta che 3 anni fa 20 capretti sono nati ciechi SU UN GREGGE DI 300.
Siccome non riuscivano ad essere autonomi, a pascolare, li hanno macellati. Ma quale è la causa misteriosa della Sindrome di Quirra?  

MA QUI NESSUNO CHIEDE GIUSTIZIA E CERTEZZA DELLA PENA?
CI AMMAZZANO QUOTIDIANAMENTE, CI AVVELENANO, CI SFRUTTANO, CI MASSACRANO LE TERRE E NESSUNO PAGA.
NESSUNO PAGA MAI.  
PERO’ COME SI URLA PER OTTENERE L’ESTRADIZIONE DI MARINA PETRELLA, COME SI URLA PER NON DARE LA CONDIZIONALE A GUAGLIARDO DOPO 33 ANNI TRA LE SBARRE, COME SI SBRAITA SULL’ALLARME SICUREZZA/ROM/ROMENI E TUTTE LE ALTRE STRONZATE.
CONTINUIAMO COSI’, A FARCI AMMAZZARE E A FARE I GIUSTIZIALISTI.
POVERA ITAGLIA


Qui il comandante del poligono Fabio Molteni con le sue agghiaccianti dichiarazioni!

Giornata della Terra

22 aprile 2009 2 commenti

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PER IL 39° ANNO SI CELEBRA LA GIORNATA DELLA TERRA…
SI CELEBRA LA MERAVIGLIA SENZA TEMPO, SI CELEBRANO I COLORI, L’INFINITO, GLI SPAZI IMMENSI E I PICCOLI PERTUGI DELLA ROCCIA, SI CELEBRA LA VIOLENZA DELL’ACQUA E L’AVANZARE DEL FUOCO,  GLI ANIMALI CON LE LORO CORSE E I LORO VOLI , GUERRE E  CUCCIOLATE. OGGI SI CELEBRA LA VERA E PROPRIA RESISTENZA, ANTICIPANDO DI QUALCHE GIORNO IL 25 APRILE, LA NOSTRE PICCOLA RESISTENZA ITALIANA. ORMAI COSÌ LONTANA E MAI STATA COSI’ VERAMENTE LIBERAZIONE.

LA PIU’ FORTE DELLE RESISTENZE SI CELEBRA OGGI, CON UN’ODE ALLA NATURA CHE CI RESISTE SENZA ANCORA MUOVERCI CONTRO UNA GUERRA GUERREGGIATA MALGRADO SIAMO I PEGGIORI TRA GLI OCCUPANTI, I PIU’ INFAMI TRA GLI OSPITI POSSIBILI.
OGGI SI CELEBRA L’UNICO VERO DIO IN CUI CREDERE, LA MAMMA PIU’ DOLCE E CALDA: LA PIU’ DIFFICILE DA PIEGARE TRA LE COMBATTENTI.
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Tigri attaccano l’uomo a causa della deforestazione

10 marzo 2009 Lascia un commento

Indonesia: dopo deforestazione, a Sumatra le tigri attaccano l’uomo
marzo 10, 2009 di Valentina Perniciaro   
Pubblicato in Internationalia

Sono già 10 le persone uccise in meno di un mese durante attacchi di tigri ed elefanti nell’isola di Sumatra, in Indonesia. 
Il direttore della sezione indonesiana di “Friends of the earth”, Berry Nahdian Forqan, ha difeso tigri ed elefanti, affermando che diventano ogni giorno più pericolosi per gli uomini perché sarebbero stati costretti a cambiare il loro atteggiamento a causa del pesante disboscamento che sta distruggendo i loro 182500habitat naturali, lasciandoli senza cibo.  
Gli ultimi morti registrati erano infatti persone che stavano tagliando alberi senza alcuna autorizzazione: la maggior parte delle vittime è stata sbranata, un altro è stato ritrovato schiacciato e calpestato da un branco di elefanti inferociti.

Per reazione a questi attacchi, sembra essere iniziata una vera e propria guerra alle porte della foresta di Sumatra: il rischio è che a partecipare alla caccia alla tigre ci siano anche bracconieri, attratti dalla possibilità di rivendere le preziosissime pelli degli animali colpiti.
Già tre esemplari sono stati uccisi nella prima battuta di caccia, malgrado la specie sia protetta perché in via di estinzione. 
Il Wwf sottolinea come il reale problema sia il disboscamento selvaggio e quasi sempre illegale, che ha distrutto già 12 milioni di ettari di foresta nella sola isola di Sumatra, dove ormai rimangono meno di 500 esemplari di tigre.

A Roma si fanno esplodere tonnellate d’amianto

7 febbraio 2009 1 commento

IL 24 LUGLIO DELLO SCORSO ANNO VIENE FATTO SALTARE, CON 1800 CARICHE DI TRITOLO IL VELODROMO DI ROMA, SITUATO TRA L’EUR E IL TORRINO, COSTRUITO PER LE OLIMPIADI DEL 1960.
L’ESPLOSIONE DELLA STRUTTURA HA AVVOLTO I QUARTIERI INTORNO DI UNA FITTA NUBE CHE SI è POI DEPOSITATA OVUNQUE, PER GIORNI. L’ACCADEMIA DEI LINCEI CI RIVELA CHE QUELLA STRUTTURA AVEVA UN’IMPRESSIONANTE QUANTITA’ DI AMIANTO
E CHE L’ASL E LA SOCIETA’ EUR SPA HANNO DECISO COMUNQUE DI FAR SALTARE TUTTO.
UNA VERA E PROPRIA BOMBA ECOLOGICA E’ ESPLOSA A POCHI PASSI DA ABITAZIONI, ASILI E SCUOLE SENZA CHE NESSUNO SE NE PREOCCUPASSE…I TUBI DI AMIANTO CHE COMPONEVANO L’ENORME STRUTTURA SONO SALTATI IN  ARIA.
ADESSO I POLITICI DEL MUNICIPIO FANNO LE LORO BELLE E INUTILI DICHIARAZIONI, DOPO 7 MESI DALL’ESPLOSIONE: “Siamo vicini alla popolazione – prosegue Di Gioia – ed in particolare ai cittadini del Municipio XII e verificheremo la possibilità di richiedere il sequestro dell’area alla magistratura che ci auguriamo, nell’aprire ufficialmente un’inchiesta, possa individuare le responsabilità di quanto accaduto. L’esito delle indagini che sono annesse alla documentazione individua infatti un punto fondamentale,img_4932_img_2844_velodromoesplode quello della assoluta certezza della presenza del materiale di amianto già prima dell’esplosione. E’ necessario pertanto che il Comune di Roma fermi immediatamente i lavori per dare vita ad un intervento pubblico chiarificatore della situazione e dei possibili danni che potranno manifestarsi magari fra 20 o 30 anni tra la popolazione esposta alla nube e alle polveri che si sono generate non soltanto il 24 luglio ma anche nei messi successivi. D’altronde le fibre di amianto non crisolide rimangono anche per molto tempo nei tessuti, negli arredi e nei vestiti. Inoltre è necessario effettuare uno screening su tutti gli operatori, le forze dell’ordine, i vigili urbani ed i vigili del fuoco presenti attorno alla struttura dal giorno dell’esplosione in poi”. “Pertanto, in questa condizione è proprio il sindaco – conclude la nota – in quanto garante della sanità pubblica, a dover rispondere di questa grave scelta effettuata sulla testa degli inconsapevoli cittadini romani, un vero e proprio attentato alla salute pubblica”.  

 Una fibra di amianto è 1300 volte più sottile di un capello umano. Non esiste una soglia di rischio al di sotto della quale la concentrazione di fibre di amianto nell’aria non sia pericolosa; teoricamente l’inalazione anche di una sola fibra può causare il mesotelioma ed altre patologie mortali, tuttavia un’esposizione prolungata nel tempo o ad elevate quantità aumenta esponenzialmente le probabilità di contrarle

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