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Le armi di Gaza

12 maggio 2010 4 commenti

Questo comunicato stampa è stato scritto appena 24 ore prima che lo stato di Israele, quello stato assassino e genocida di cui si parla, è diventato membro ufficiale dell’ OCSE.
Di parole ce ne sono poche, di rabbia ce n’è infinita!

Nuove armi sperimentate a Gaza: popolazione a rischio mutazioni genetiche
Biopsie delle vittime condotte in tre università: Roma, Chalmer (Svezia) e Beirut (Libano)

Comunicato stampa

11 maggio 2010

Metalli tossici ma anche sostanze carcinogene, in grado cioè di provocare mutazioni genetiche. E’ quanto è stato individuato nei tessuti di alcune persone ferite a Gaza durante le operazioni militari israeliane del 2006 e del 2009.
L’indagine ha riguardato ferite provocate da armi che non hanno lasciato schegge o frammenti nel corpo delle persone colpite, una partcolarità segnalata più volte dai medici di Gaza, che indica l’impiego di armi sperimentali sconosciute, i cui effetti sono ancora da accertare completamente. La ricerca, che ha messo a confronto il contenuto di 32 elementi rilevati dalle biopsie, attraverso analisi di spettrometria di massa effettuate in tre diverse università, La Sapienza di Roma, l’università di Chalmer (Svezia) e l’università di Beirut (Libano), è stata coordinata da New Weapons Research Group (Nwrg), una commissione indipendente di scienziati ed esperti basata in Italia che studia l’impiego delle armi non convenzionali per investigare loro effetti di medio periodo sui residenti delle aree in cui vengono utilizzate. La rilevante presenza di metalli tossici e carcinogeni indica rischi diretti per i sopravvissuti ma anche di contaminazione ambientale.

I tessuti sono stati prelevati da medici dell’ospedale Shifa di Gaza, che hanno collaborato a questa ricerca, e che hanno classificato il tipo di ferita delle vittime. L’analisi è stata realizzata su 16 campioni di tessuto appartenenti a 13 vittime. I campioni che fanno riferimento alle prime quattro persone risalgono al giugno 2006, periodo dell’operazione “Pioggia d’Estate”. Quelli che appartengono alle altre 9 sono state invece raccolti nella prima settimana del gennaio 2009, nel corso dell’operazione “Piombo Fuso”. Tutti i tessuti sono stati esaminati in ciascuna delle tre università.
Sono stati individuati quattro tipi di ferite: carbonizzazione (nello studio indicato con C), bruciature superficiali (nello studio indicato con B), bruciature da fosforo bianco (nello studio indicato con M) e amputazioni (indicato con A). Gli elementi di cui è stata rilevata la presenza più significativa, in quantità molto superiore a quella rilevata nei tessuti normali, sono:

–     alluminio, titanio, rame, stronzio, bario, cobalto, mercurio, vanadio, cesio e stagno nei campioni prelevati dalle persone che hanno subito una amputazione o sono rimaste carbonizzate;
–     alluminio, titanio, rame, stronzio, bario, cobalto e mercurio nelle ferite da fosforo bianco;
–     cobalto, mercurio, cesio e stagno nei campioni di tessuto appartenenti a chi ha subito bruciature superficiali;
–     piombo e uranio in tutti i tipi di ferite;
–     bario, arsenico, manganese, rubidio, cadmio, cromo e zinco in tutti i tipi di ferite salvo che in quelle da fosforo bianco;
–     nichel solo nelle amputazioni.

Alcuni di questi elementi sono carcinogeni (mercurio, arsenico, cadmio, cromo nichel e uranio), altri potenzialmente carcinogeni (cobalto, vanadio), altri ancora fetotossici (alluminio, mercurio, rame, bario, piombo, manganese). I primi sono in grado di produrre mutazioni genetiche; i secondi provocano questo effetto negli animali ma non è dimostrato che facciano altrettanto nell’uomo; i terzi hanno effetti tossici per le persone e provocano danni anche per il nascituro nel caso di donne incinte: sono in grado, in particolare l’alluminio, di oltrepassare la placenta e danneggiare l’embrione o il feto. Tutti i metalli trovati, inoltre, sono capaci anche di causare patologie croniche dell’apparato respiratorio, renale e riproduttivo e della pelle.

La differente combinazione della presenza e della quantità di questi metalli rappresenta una “firma metallica”.

“Nessuno – spiega Paola Manduca, che insegna genetica all’università di Genova, portavoce del New Weapons Research Group – aveva mai condotto questo tipo di analisi bioptica su campioni di tessuto appartenenti a feriti. Noi abbiamo focalizzato lo studio su ferite prodotte da armi che non lasciano schegge e frammenti perché ferite di questo tipo sono state riportate ripetutamente dai medici a Gaza e perché esistono armi sviluppate negli ultimi anni con il criterio di non lasciare frammenti nel corpo. Abbiamo deciso di usare questo tipo di analisi per verificare la presenza, nelle armi che producono ferite amputanti e carbonizzanti, di metalli che si depositano sulla pelle e dentro il derma nella sede della ferita”.
“La presenza – prosegue – di metalli in queste armi che non lasciano frammenti era stata ipotizzata, ma mai provata prima. Con nostra sorpresa, anche le bruciature da fosforo bianco contengono molti metalli in quantità elevate. La loro presenza in tutte queste armi implica anche una diffusione nell’ambiente, in un’area di dimensioni a noi ignote, variabile secondo il tipo di arma. Questi elementi vengono perciò inalati dalla persona ferita e da chi si trovava nelle adiacenze anche dopo l’attacco militare. La loro presenza comporta così un rischio sia per le persone coinvolte direttamente, che per quelle che invece non sono state colpite”.

L’indagine fa seguito a due ricerche analoghe del Nwrg. La prima, pubblicata il 17 dicembre 2009, aveva individuato la presenza di metalli tossici nelle aree di crateri prodotti dai bombardamenti israeliani a Gaza, indicando una contaminazione del suolo che, associata alle precarie condizioni di vita, in particolare nei campi profughi, espone la popolazione al rischio di venire in contatto con sostanze velenose. La seconda ricerca, pubblicata il 17 marzo scorso, aveva evidenziato tracce di metalli tossici in campioni di capelli di bambini palestinesi che vivono nelle aree colpite dai bombardamenti israeliani all’interno della Striscia di Gaza.

Contatti ufficio stampa
Fabio De Ponte
Tel. 347.9422957
Email: info@newweapons.org
Sito: http://www.newweapons.org

2 anni e 8 mesi per sequestro di persona aggravato. “Condannati” due funzionari di polizia per gli scontri e i pestaggi del marzo 2001 a Napoli

23 gennaio 2010 3 commenti

Interessante vedere come venga valutato il reato di sequestro di persona aggravato dalla quinta sezione del tribunale di Napoli: 2 anni e 8 mesi la pena più pesante, data a due funzionari di polizia, Franco Ciccimarra e Carlo Solimente.
Avete letto bene si, per il reato più grave commesso (insieme a tutti gli altri ), cioè il sequestro di persona aggravato, sono stati dati solo 2 anni e 8 mesi.
I fatti a cui si riferisce questa sentenza li conosciamo fin troppo nel dettaglio, riguardando la giornata del 17 marzo 2001, quella in cui il movimento presente a Napoli  manifestava contro il global forum, a pochi mesi da Genova.

Foto di Valentina Perniciaro _Napoli 17 marzo 2001, pestaggi gratuiti nella tonnara_

Furono le prove generali di quello che sarebbe stato il sanguinoso luglio genovese; il passaggio di governo che ci fu nel frattempo non modificò la linea del ministro degli Interni Bianco, che a Napoli permise una tonnara, un pestaggio indiscriminato di un intero corteo chiuso da tutti i lati in una piazza.

Una piccola Genova. Un antipasto di quel che poco dopo sarebbe accaduto.
Ma non furono solo manganellate e calci nella piazza: i manifestanti furono prelevati anche dentro gli ospedali dove erano arrivati feriti e stremati per poi essere trasportati nella caserma Raniero Virgilio, dove accadde un po’ di tutto e gli abusi si sprecarono. Ed ora dopo nove anni, dopo la tonnellata di anni chiesti per una minuscola manciata di compagni a seguito degli scontri genovesi, ci ritroviamo con la solita sentenza farsa contro la polizia: due funzionari condannati a 2 anni e 8 mesi; altri 8 agenti condannati a pene che variano dai due anni ai sei mesi e dieci prescritti per reati minori ( che sarebbero “violenza privata e abuso d’ufficio” )

Comunicato centri sociali napoletani 

Dopo una lunga camera di Consiglio il Tribunale di Napoli ha condannato per sequestro di persona Carlo Solimene e Fabio Ciccimarra per i fatti avvenuti all’interno della Caserma Raniero durante le contestazioni contro il Global Forum del Ocse il 17 Marzo del 2001, insieme ad altri agenti coinvolti nelle violenze.

Foto di Valentina Perniciaro _Napoli, 17 marzo 2001: NO!_

Nonostante le sentenze precedenti per fatti analoghi come per il G8 di Genova, la storia, non quella scritta nei tribunali, ma quella che è memoria storica della città e dei movimenti ci dice che nella Caserma “Raniero”, caserma dei carabinieri nei pressi di Piazza Carlo III, venne predisposta la “camera delle torture”. I feriti vennero prelevati dagli ospedali dove erano giunti dopo le cariche. Senza alcun motivo vennero sottratti alle cure mediche e vennero condotti nella Caserma Raniero, dove subirono per ore insulti, sputi, percosse, vessazioni di ogni tipo.
Grazie al libro “Zona Rossa” che la Rete No Global produsse pochi mesi dopo, quelle violenze e quelle torture sono venute a galla, sono diventate denuncia pubblica, ed oggi a nove anni di distanza arrivano le sentenze.
Non possiamo non ricordare la “catena umana” che i poliziotti fecero intorno alla Questura di Napoli dopo che nel 2003 si avviò l’indagine per le violenze della Raniero, un senso di impunità che oggi cade davanti alle loro leggi ed al loro ordinamento giudiziario.
Non possiamo però non ricordare con altrettanto amarezza che Ciccimarra e Solimene furono promossi e nonostante le inchieste risultano ancora in servizio.
Non possiamo non ricordare che il Questore dell’epoca Nicola Izzo, oggi è uno dei principali collaboratori del capo della Polizia Manganelli, lui che dall’alto dirigeva le operazioni in Piazza Municipio in elicottero, quando quella piazza divenne una tonnara dove migliaia di persone vennero manganellate mentre la piazza veniva chiusa da tutti i lati.

Per noi non c’e’ sete di vendetta, non c’e’ risarcimento, non c’e’ gioia. Non c’e’, almeno in questo stato di cose.
Ne tantomento può esserci una riscrittura della storia nemmeno nelle motivazioni del pm Del Gaudio che parla di “”non credo che sia stata un’azione preordinata ma un momento di follia” affermazione che non appartiene alle sue competenze, e che dovrebbe invece indagare ed accertare se i fatti sono o non sono senza entrare in valutazioni che non gli competono.
Di certo nessuna sentenza potrà però riscrivere la storia e cancellare il risultato straordinario di quel movimento che ha di fatto riaperto la partita con il comando svelandone misfatti e aberrazioni. Solo un decennio prima il Wall Street Journal poteva titolare “Abbiamo vinto!”: quel movimento ha straordinariamente dimostrato che la ribellione e l’insubordinazione costituiscono il motore di ogni società.

Centri sociali Napoletani

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