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Posts Tagged ‘fosforo bianco’

Gaza: l’uso bellico delle parole. E una pagina di giornalismo, vero

2 agosto 2014 6 commenti

Ancora una volta il nostro giornalismo ha deciso di distinguersi.
Per l’uso del lessico scelto.
Dell’uso bellico delle parole durante il conflitto israelo-palestinese avevamo parlato pochi giorni fa a proposito di chi muore e chi viene ucciso.
La stampa mainstream italiana non ha mai dubbio a riguardo: i palestinesi muoiono, gli israeliani invece vengono uccisi.
Una differenza non da poco.

Un ragazzo copre il corpo di sua sorella disabile, di 17 anni, che non è riuscita a scappare in tempo (AP Photo)

Da qualche ora ci risiamo, e il tutto lascia sempre più basiti, perchè poi se vai ad aprire i giornali internazionali,
bhè, non cadono in questi grossolani errori linguistici, che di errori certo non puzzano, ma di scelte ben precise.

Un soldato israeliano è un soldato a tutti gli effetti: fa parte di un esercito, di una brigata, ha un numero di matricola,
dei compiti, un addestramento, fa la guerra.
Ogni tanto può morire, ma essendo lui israeliano diciamo che accade molto raramente.
I soldati, a partire dagli opliti arrivando fino ai rambo attuali, non vengono “rapiti”: questo veramente nella storia dell’uomo e della guerra non è mai avvenuto.
I soldati, se finiscono nelle mani del nemico (qualunque esso sia, esercito regolare o no), si definiscono prigionieri.
Sono “catturati”, non sono “rapiti” o “sequestrati”
Peccato che queste siano le sole parole che appaiono sulla carta stampata, le sole dette nei telegiornali.. così da diventar patrimonio linguistico collettivo.
E l’uso bellico delle parole si conferma, disgustoso.

Altrove non avviene, la differenza tra “captured” e “kidnapped” se la ricordano ancora.

Da un giornale come il Guardian invece vi prendo queste righe… che vale la pena leggere (vi consiglio di leggerlo in lingua originale con i link QUI)

In un ospedale. Sulla Spiaggia.
Hamas, dice Israele, si nasconde tra la popolazione civile:

Si son nascosti nell’ospedale di El-Wafa.
Si son nascosti nell’ospedale Al-Aqsa.
Si son nascosti sulla spiaggia, dove i bambini stavano giocando a calcio
Si son nascosti nel cortile di Mohammed Hamad, un uomo di 75 anni.
Si son nascosti nei quartieri di Shejaiya.
Si son nascosti nei distretti di Zaytoun e Toffah.
Si son nascosti a Rafah e Khan Yunis.
Si son nascosti nella casa della famiglia  Qassan.
Si son nascosti nella casa del poeta Othman Hussein.
Si son nascosti nel villaggio di Khuzaa.
Si son nascosti in migliaia di case danneggiate o distrutte.
Si son nascosti in 84 scuole e 23 centri medici.
Si son nascosti in un caffè, dove i Gazawi guardavano la Coppa del mondo.
Si son nascosti nelle ambulanze che andavano a raccogliere i feriti.
Si son nascosti in 24 cadaveri seppelliti sotto le macerie.
Si sono nascosti nel corpo di una giovane donna in pantofole rosa, sparse sul marciapiede, colpita a morte mentre cercava di fuggire.
Si son nascosti nel corpo del ragazzo i cui resti son stati raccolti da suo padre in un sacchetto di plastica.
Si son nascosti nel groviglio di corpi senza precedenti che arriva agli ospedali di Gaza.
Si son nascosti nel corpo di una donna anziana che giace in una pozza di sangue sul pavimento di pietra.
“Hamas, dicono, è cinico e vile”
di Richard SEYMOUR (The Guardian)

I POST DALL’INIZIO DELL’OFFENSIVA:
I 4 bimbi di Gaza
L’orgoglio di colpire “Civilian Structure”
Assassinati o morti?: Lessico di guerra
Prova ad immaginare
Battendo le mani davanti alla morte

Su “Operazione Piombo Fuso” : QUI
Storia di un’espulsione: QUI

Mio fratello!

L’esercito d’Israele si permette di parlare di welfare a Gaza

26 luglio 2014 2 commenti

L’ufficio stampa dell’Israel Defence Forces lavora h24.
Fa un lavoro particolare, insieme ai grafici che producono il materiale da far circolare sui social network: come lavoro ci prende tutti spudoratamente per il culo.
Già avevo pubblicato un’immagine da loro prodotta che spiegava con quanta precisione colpivano strutture civili (tra cui anche un parchetto giochi) perché nei giorni o nelle ore precedenti era stato lanciato un missile mai giunto a destinazione da uno degli angoli di questa “civilian structure”.
Oggi la provocazione suona proprio di beffa:
perchè tentano di farci credere che Gaza sia Hamas.
Che i 1000 morti (eh sì siamo arrivati a cifra tonda per poter ottenere 12 ore di tregua, che probabilmente non verranno nemmeno rispettate) che hanno lasciato al suolo coi loro armamenti che sembran provenire dal futuro, siano tutti di Hamas,
che il cemento armato, la farina per il pane, i granelli di sabbia della spiaggia di Gaza: tutto è di Hamas, questo è quel che l’IDF e il suo ufficio stampa vogliono farci credere.
Son di Hamas i bambini, il bestiame, i morti, le donne in gravidanza, i feti che hanno in grembo: son tutti terroristi di Hamas.
Questo è quello a cui credono anche migliaia di sionisti, nel nostro squallido paese.
Ci dicono che Hamas non tiene alla sua popolazione, che con i soldi con cui costruisce un tunnel potrebbe costruire centinaia di casa e scuole e moschee e tutto il cemento che poi loro, Israele, muterebbe rapidamente in briciole.
Parlano di welfare, loro.
Loro che con i soldi che spendono per il loro di esercito potrebbero sfamare il mondo intero,
loro parlano di welfare, che colpiscono da sempre prettamente strutture civili.
Loro, che non c’è cingolo che non sale su un automobile per distruggerla, non c’è marciapiede (anche solo un marciapiede) che non sia distrutto dal volontario passaggio dei tank: parlano del welfare di Gaza e noi dovremmo anche starli a sentire,
mentre si dicono da soli quanto son bravi a schiacciare questo pericolosissimo nemico che mai li ha nemmeno scalfiti.

Una vergogna, una vergogna di cui i complici son troppi.
E dovrebbero pagarla.

I POST DALL’INIZIO DELL’OFFENSIVA:
I 4 bimbi di Gaza
L’orgoglio di colpire “Civilian Structure”
Assassinati o morti?: Lessico di guerra
Prova ad immaginare
Battendo le mani davanti alla morte

Su “Operazione Piombo Fuso” : QUI
Storia di un’espulsione: QUI

Il welfare secondo Israele

Gaza: provate un secondo ad immaginare…

25 luglio 2014 24 commenti

Immaginate di non poter più portare i vostri figli a scuola,
perchè nelle aule ci dormite in centinaia, ammassati l’uno sull’altro.
Immaginate di non riconoscere più il pianto di vostro figlio, perchè nei rifugi (che parola errata!) si è accatastati e il terrore si stratifica e perde i lineamenti dei visi per diventare un unico grande pianto di terrore.
Immaginate di non dormire per giorni, di avere il vostro vicino morto.
Vostra sorella, qualche figlio, un nonno profugo, un altro concime per il giardino a bordo piscina di qualche insediamento.

Immaginate di trovarvi casa occupata da un pezzo di una brigata dell’esercito perchè avete una casa “strategica”.
Immaginate di dover “convivere” con loro in casa, con i loro fucili, con la loro lingua che non è la vostra, con gli insulti,
con i boati, con un cecchino appostato all’ultima finestra in alto, dove magari avevi messo un po’ di basilico.
Immaginate di sapere nome e cognome della testa che salterà, per un proiettile precisissimo partito proprio dalla vostra finestra occupata.

Immaginate il nostro paese, lo stivale:
immaginatelo rosicchiato passo passo. Immaginate di vagare senza salvezza, con i materassi poggiati sulla testa e i piedi stanchi.
Immaginate i chilometri, i villaggi che ti ospitano e che poi dovrai lasciare per nuovi bombardamenti.

Immaginate anche solo un decimo di tutto ciò e sarete a Gaza.
Ma anche in Siria. Sarete palestinesi di Gaza, di Betlemme, di Yarmouk

Se non siete capaci di immaginarlo, se il vostro solo problema son le foto dei bimbi dilaniati che scombussolano la vostra pausa pranzo: state lontani da noi, da chi non dorme la notte per Gaza e per la Gaza che ha in casa.
State lontani, pensate ai vostri sonni tranquilli e lasciateci nella nostra insonnia bombardata.

Boicotta Israele: prodotti

I POST DALL’INIZIO DELL’OFFENSIVA:
I 4 bimbi di Gaza
L’orgoglio di colpire “Civilian Structure”
Assassinati o morti?: Lessico di guerra
Israele parla di welfare…
Battendo le mani davanti alla morte

Dizionario minimo delle armi israeliane

Su “Operazione Piombo Fuso” : QUI
Storia di un’espulsione: QUI

Gezi Park un anno dopo “They call it chaos, we call it home!”

31 maggio 2014 Lascia un commento

Gezi Park un anno dopo avrà la stessa colonna sonora dello scorso anno.
Avrà una massa incredibile di persone che già sono in piazza, che non son proprio mai tornate a casa,
avrà lo scrosciare a pressione dell’acqua dagli idranti, le pallottole di gomma che fischiano e uccidono,
gli scoppi dei lanci di lacrimogeni, poi tosse, tosse, vomito, urla, cariche e ancora resistenza. Le immagini delle mascherine piene di sangue dello scorso anno non le dimentichiamo: Istanbul dodici mesi fa era quella città dove bastava respirare per sanguinare copiosamente.

Istanbul è di nuovo in strada, Istanbul non è mai tornata a casa da quella lunga giornata di 365 giorni fa.
Istanbul non è più quella di prima e sembra non voler far altro che dimostrarlo, ad Erdogan e ai suoi servi armati di tutto punto.
Istanbul e il popolo di Taksim, è lì sottobraccio a chi è stato ucciso,
Come è stato sottobraccio alla mamma di Berkin, uscito per del pane, nei 269 giorni di coma che l’hanno tenuto sospeso tra vita e morte.
“se andrete lì le forze di sicurezza vi arresteranno” Erdogan ha usato queste parole per dare il benvenuto a chi voleva commemorare quest’anniversario di lotta, e riceverà in cambio migliaia di persone contro qualunque divieto. Le cariche oggi non si son mai fermate, il numero degli arresti continua a salire (inizia a sfiorare i 100) e nessun anche oggi sembra voler tornare a casa…
Le immagini e la brutalità della polizia non stupiscono, ma lasciano sempre comunque attoniti: la bellezza delle vostre barricate apre il cuore e fa venir voglia di vomitar lacrimogeni con voi…
passo dopo passo con voi.

GEZI PARK, un anno fa:
La giornata dell’11 giugno: mattina /pomeriggio / sera
Racconto per immagini
Gli altri post di questi giorni:
Si respira e si sanguina
Taksim / NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini
Le ultime parole di Abdullah
I primi morti / Che poi son 3
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Berkin Elvan, il piccolo principe di Taksim, è volato via dopo 269 giorni di coma

11 marzo 2014 4 commenti

269 giorni ad accarezzarti, a pulire la tua pelle per evitare che le piaghe la mangiassero,
269 giorni di canzoni, di sorrisi faticosissimi e voce serena per provare a farti sentire che intorno a te tutto era rilassato, in semplice tua attesa.

269 giorni che le dita di tua madre si intrecciavano alle tue cercando una contrazione, un tocco di vita che poi in realtà non è mai arrivato,
269 giorni ad osservare le palpebre senza battere le proprie per paura di perdere proprio in quel batter d’occhi involontario il primo movimento possibile che avesse il sapore della vita, o di qualcosa di almeno leggermente simile.
Quando ho saputo che il “piccolo principe” di Taksim se ne è andato all’alba di questa giornata
i miei occhi ormai decisamente stanchi hanno incontrato quelli di tua madre,
come li avessi incontrati per 269 lunghi maledetti bastardi giorni.
Ho conosciuto il coma di mio figlio, ancora ne combatto i malefìci che ha inserito nel suo corpo e per sempre li combatterò,
ho conosciuto quindi la tua mamma caro Berkin, perchè quello che si impara tra i lamenti sordi di una rianimazione,
quando si balla con la morte e quasi la si attende come salvezza, è che si è tutte lo stesso cuore.
Tutte mamme col vuoto dentro, intorno, davanti: il buco nero del bip di quel monitor.

Tu non eri nemmeno sceso a manifestare quel giorno, a 14 anni.
Eri solo andato a prendere il pane, forse a malapena cosciente che intorno a te c’era chi combatteva per difendere un qualcosa e conquistare il mondo intero; colpito in testa da un lacrimogeno, hai trovato davanti a te soltanto il buio del coma,
e le canzoni di tua madre che chissà se avrai mai sentito, in quei 269 giorni terminati stamattina alle 7.
Il tuo corpo pesa 16 kg, a questo è arrivata la vita prima di consegnarti alla polvere…
io ti auguro un viaggio leggerissimo, auguro alla tua mamma di poter dimenticare per sempre questi 269 giorni,
quel lacrimogeno, la tua pelle gonfia, il silenzio dei medici, auguro a lei di avere stampato in testa, per sempre, solo il tuo sorriso.

Oggi in tanti, in tantissimi sono arrivati all’ospedale dopo la notizia della tua morte e la polizia turca non ha esitato a reprimere…
ancora una volta un colpo in testa, un lacrimogeno che prende un fanciullo, un corpo che cade e perde i sensi,
come 269 giorni fa…

E da quel momento non si è mai fermata questa lunga giornata, fatta di una rabbia che arriva fino a dove tu stai viaggiando,
fatta dei loro idranti, lacrimogeni, manganelli, pallottole di gomma….

PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO!

Tanto il materiale presente su questo blog sulla rivolta di Taksim..
vi lascio un po’ di link

Gli idranti rossi, i loro effetti e le nottate di Taksim: LEGGI
Quando basta respirare per il sangue: LEGGI
ALTRE LETTURE:
La giornata dell’11 giugno: mattina /pomeriggio / sera
Racconto per immagini
Taksim / NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini
Le ultime parole di Abdullah
I primi morti / Che poi son 3
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

31 marzo 2015: sequestrato il magistrato che seguiva il caso LEGGI

Ciao Berkin, i nostri pugni al cielo ti accompagneranno tra le stelle…

Un bacio alla tua mamma…

Turchia: se per i reporter si chiedono 7 anni di carcere… per gli altri?

24 luglio 2013 Lascia un commento

L’arresto di Mattia Cacciatori ad Istanbul

Dopo giornate (e soprattutto nottate) attaccata alle piazze turche, che dopo gli scontri al Gezi Park di piazza Taksim ad Istanbul, si erano mobilitate in tutto il paese, questo blog è entrato in un mutismo un po’ vacanziero dal quale ora sembra difficile uscire.

Il 6 luglio, dopo giorni di scontri e già con 5 morti sull’asfalto del paese, venne fermato anche un giovanissimo fotoreporter italiano, Mattia Cacciatori, che dopo tre giorni in stato di fermo era stato rilasciato dalla polizia, dopo l’intervento della diplomazia italiana. Era in Turchia per un progetto di reportage sulla comunità LGBT ed è tornato a casa, dopo la breve detenzione, con un decreto d’espulsione per un anno, che non gli permetterà di continuare il suo lavoro.
Ma non è solo questo il problema, anzi.
Infatti, a meno di tre settimane dal suo rientro ha già ricevuto una comunicazione dal Consolato turco: non si sono dimenticati di lui e stanno per aprire il processo.
Il fotografo italiano non viene considerato un reporter, la sua maschera antigas (senza la quale non avrebbe certamente potuto lavorare) lo identifica come manifestante quindi le accuse non possono essere altro che “manifestazione non autorizzata e ostacolo all’azione delle forze dell’ordine”, che in quel paese significa:
FINO A SETTE ANNI DI CARCERE.

Quindi nel portare solidarietà totale a Mattia, voglio ricordare i 5 morti, più di 8000 feriti e 11 occhi rubati per sempre dalle pallottole di gomma della polizia turca, mandata a spazzare via le piazze da Erdogan.
Poi , per rimanere in tema giornalisti: a decine sono stati arrestati o perquisiti anche per un solo tweet e più di 60  hanno perso il posto di lavoro per aver scritto a favore della rivolta in difesa del Gezi Park.

Perchè portava la maschera antigas? GUARDA COME FANNO SANGUINARE I LACRIMOGENI USATI!

[I link sulla rivolta turca son QUI
e QUI lo scambio tra gli occupanti di Gezi Park e il movimento NoTav]

Un racconto della “morte in diretta” di ieri a Taksim … e le armi chimiche

16 giugno 2013 4 commenti

La giornata, oggi, in cui Erdogan ha mostrato bicipiti e sorriso, ed ha riempito della sua gente una delle piazze di Istanbul.
Una delle piazze della città, già: mentre tutto il resto della grande megalopoli euroasiatica cercava di raggiungere Piazza Taksim, che da ieri sera è diventata un desolante deserto blindato.

Blindato e protetto da uno schieramento di forze di sicurezza impressionante, che è continuamente (tuttora) sotto attacca di decine di migliaia di persone che vogliono riappropriarsi di quel parco e della libertà di gestire quella piccola società liberata che sotto quelle fronde era nata e si stava fortificando.
Una giornata quella di ieri che sembra ancora non avvicinarsi alla fine: non ad Istanbul, non ad Adana, Ankara, Bursa e tutte le altre città che dal primo momento sono scese in piazza con GeziPark senza mai fare un passo indietro.

Ieri è stata la giornata della “chimica”: dell’uso e dell’abuso mostruoso di agenti chimici lanciati contro i manifestanti.
Non solo lacrimogeni, perché facevano sanguinare bocca e naso (GUARDA)
Non solo idranti, perchè dei barili blu venivano aggiunti all’ultimo minuto: avevano la capacità di colorare l’acqua di rosso e non solo. (LEGGI)
L’effetto è ustionante, come si può vedere dalle immagini dei feriti.

qui delle info sul prodotto : http://www.jenixbibergazi.com, è un aggiunta di peperoncino chimico nei TOMA

Vi lascio un racconto che mi è stato appena spedito da quelle strade in lotta, Luca era indeciso se intitolarlo “la notte dei lunghi coltelli”, questo fa capire chi è il nemico che si ha davanti, da venti giorni, nelle strade di Turchia.

La morte in diretta

Un’alba senza il fuoco della resistenza
Dà vita a un giorno morto, privo della sua stessa essenza.
Alessandro Lesa

E dire che nel pomeriggio era stata una bellissima giornata. L’unico attacco era stato quello portato dai moscerini che, dopo aver svernato negli alberi, al richiamo di un prematuro acquazzone estivo erano riusciti baldanzosi dalle loro larve. Se avessi saputo interpretare i segni del destino l’avrei capito subito che questa era una metafora di quello che sarebbe successo dopo. Ma mi manca la pratica divinatoria; sebbene viva in Turchia da tempo, ho ancora difficoltà a leggere i fondi di caffè; e l’ultima zingara che mi ha fatto i Tarocchi mi aveva promesso grandi avventure e mi sono sposato.

Lo sgombero del Gezi Park

L’acquazzone, dunque, io non l’avevo previsto. Che i blindati annaffiassero la piazza come un campo da coltivare, io non l’avevo capito. Che la pioggia fosse arrivata da terra, e non dal cielo, io non me lo sarei mai immaginato. Che l’attacco, quello vero, scoppiasse sul far della sera al dolce canto del muezzin, io… nemmeno in un incubo l’avrei potuto sognare. Non chiamatemi né Cassandro né Do Nascimiento. No. Chiamatemi testimone poiché questa è l’unica cosa che so fare, forse.

Comunque. Nel pomeriggio, insieme a dei compatrioti, chiamiamoli con fantasia Gianluca e Michele c’eravamo dati appuntamento a Taksim per un’allegra scampagnata al parco di Gezi. Ora, con questi valorosi çapulcu (“straccioni”), di diverse vedute politiche, eravamo tutti d’accordo a farci un giretto. Già, Erdogan connecting people. In Italia noi non saremmo mai (e poi mai) potuti andare d’accordo: qui sì. Poi al trio si era aggiunta Monica, e avevamo pareggiato lo schieramento politico.

Dicevo. Gezi Park era come al solito in festa. C’era chi suonava il saz, chi il piffero, chi la chitarra; il piano di “Bella Ciao”, invece, era stranamente silenzioso, come se anche lui aspettasse qualcosa.

Arresti di massa a Smirne

La libreria open-air era sempre attiva; e avevano coperto, con un telo, gli scaffali per impedire alle gocce che cadevano dai rami bagnati di ricongiungersi con la carta dei libri. Poi c’era chi ballava, chi pregava e chi arringava: “L’impegno per la democrazia andrà avanti!” E quasi tutti i manifestanti erano convinti che l’offerta di pace effettuata da Erdogan, tramite un referendum, non fosse né la nuova Magna Charta né tantomeno la nuova Tanzimat – c’è un giornalista che se la vuole rivendere? Era stato organizzato persino un piccolo kindergarten in cui le mamme (improvvisate e non) tenevano a bada le grida, già di protesta, degli infanti. C’erano molte donne e bambini nel parco. E la sera i poliziotti avrebbero preso di mira anche loro.

Nel completare il giro della piazza, dopo esserci rinfrescati con ayran corretto con grappa, abbiamo cominciato a vedere una grande massa di poliziotti cominciare a raggiungere gli altri rappresentanti delle forze dell’ordine presso l’entrata d’AKM, e cioè il vecchio teatro che dà sulla piazza. Ed io lì ho buttato my two cents: “Poiché l’ultimatum dello sgombero è scaduto da ventiquattr’ore e non è successo nulla, proveranno a sgomberare tutto con la manifestazione AKP di domani (oggi ndr), oggi solo violenza psicologica”. Ma come vi ho detto come indovino sono negato. Dovevo guardare bene tutti i venditori ambulanti che facevano fagotto e andavano via. Solo ora capisco che non ho creduto al valore di quel dettaglio. Che non era un

Il ponte sul Bosforo, ieri notte

dettaglio. E poi, infatti, sappiamo com’è andata a finire.

Dopo il terzo giro della piazza – non sia mai anche noi non si partecipi attivamente alla candidatura di Istanbul per le prossime Olimpiadi 2020 – abbiamo deciso di scendere lungo la via principale di Taksim, Istiklal Caddesi, in cerca di qualcosa da metterci sotto i denti. Meritato kebab. Ma manco il tempo di addentare la carne che, nello spazio acustico, è cominciato un lungo lamento divino. La chiamata alla preghiera. Ed è anche in nome di una religione, almeno secondo Erdoğan, che è iniziato l’attacco. E le sirene della polizia si sono unite al canto in maniera blasfema. In nome di un signore; non in nome del Signore.

Noi non ci abbiamo pensato due volte. E al posto di battere in una saggia ritirata abbiamo deciso incoscientemente di essere testimoni. Ma il nostro gruppo, nella calca di una massa di persone che affolla il sabato sera, si è diviso; non si poteva scegliere giorno migliore per fare una strage. Gianluca Michele e Monica sono rimasti sulla via principale dove già si vedeva formarsi il cordone di polizia; ed io sono svicolato per una via laterale per cercare di raggiungere la piazza. E ci sono riuscito. Mi sono acquattato insieme a giornalisti, attivisti e curiosi davanti all’albergo Marmara. Ma è stato un attimo. Dei poliziotti prima sono avanzati contro di noi e poi, d’improvviso, si sono ritirati lasciando andare avanti a loro delle grosse ombre. Il cielo, intanto, era coperto dai

Anche Ippocrate viene arrestato se cura i manifestanti…

fumi dei lacrimogeni e non si riusciva a vedere bene cos’erano. Molti di noi se ne sono accorti solo poco prima dell’impatto. Erano dei Toma, dei bulldozer. Con degli idranti caricati con acqua e una “sostanza nociva”, i Toma avanzavano senza fermarsi. E allora tutti siamo scappati verso l’unica possibile via di uscita a lato della banca Garanti. Nel fuggi fuggi ho scoperto, poi, che qualcuno c’era rimasto sotto.

Mentre fuggivo e tentavo di superare la barricata della piazza di Taksim, gli altri in fuga dicevano che avevano visto bulldozer, caterpillar e ruspe avvicinarsi al parco di Gezi; io, in quel momento, non ho potuto far altro che sperare e pregare che le donne e i bambini se ne fossero andati. Poi, con il telefono, ho provato a mettere in contatto gli altri e mi sono sorpreso a pensare come mai il telefono funzionasse. Era strano. Di solito c’era la schermatura. Ma forse loro volevano proprio questo. Volevano che noi raccontassimo la morte in diretta. E devo dire che ci sono riusciti. Michele e Gianluca, sebbene innaffiati e gasati anche loro, stavano bene; ma di Monica avevano perso le tracce.

Mentre camminavo ormai fuori pericolo vicino a Besiktas, ho visto scorrere sul telefonino le immagini di bambini gasati, di donne picchiate e di uomini che ancora resistevano nel parco. Bulldozer, Caterpillar, gas asfissianti, lacrimogeni, polizia a go-go… contro mani nude. Questo è stato. Del resto sono dei marginali. E dovevano essere emarginati. Ma come sans culottes i çapulcu, “gli straccioni”, continueranno la loro lotta radicale e non si arrenderanno. Mai.

Mentre correvano le voci che Starbucks, ancora una volta, aveva chiuso le sue ignominiose porte; c’erano pure le voci che Divan Otel le avesse aperte. Ho scoperto poi che alcuni dei manifestanti si erano rifugiati lì. Inseguiti dalla polizia fin dentro le camere. È da questo hotel che sono giunte le immagini strazianti dei bambini intossicati che si stringono nel grembo delle madri. Immagini che non so se siano giunte in Italia. Dove, ultimamente, mi ricordo di un bellissimo servizio di Floris su una Turchia che non esiste. Cazzo, Floris, ma da chi sei andato? È forse la Bonino che ti ha passato i contatti?

Il Divan Otel, che aveva offerto rifugio a feriti e bambini

Poi è arrivato un messaggio di Monica, stava bene. Ed è passata così la notte dei lunghi coltelli. E l’alba di un nuovo giorno (non) è arrivata. Oggi il giornale Sabah titola “Buongiorno Gezi” e sottotitola “polizia non fa spargimento di sangue”. Bugiardi. La verità è una menzogna. Buttano altra acqua sul fuoco. Non gli andava bene che la laicità del paese stesse nelle mani dell’esercito è l’hanno soppresso, ma nel farlo non hanno eliminato lo stato di polizia. Ops. Chiamatelo: passaggio di consegne. Ma sono negato per l’analisi. Io sono solo un testimone. Un testimone di questa resistenza.

Oggi camminare a Taksim è considerato “atto di terrorismo”. Ma se è vero che una volta tutte le strade portavano a Roma, oggi portano a Taksim. Chi è il terrorista?

di Luca Tincalla
su twitter: @lucatincalla

Qui il racconto della nottata (mio) e le foto degli idranti rossi e dei loro effetti: LEGGI
Quando basta respirare per il sangue: LEGGI
ALTRE LETTURE:
La giornata dell’11 giugno: mattina /pomeriggio / sera
Racconto per immagini
Gli altri post di questi giorni:
Taksim / NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini
Le ultime parole di Abdullah
I primi morti / Che poi son 3
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

La Palestina è con voi! Messaggio agli studenti e alle studentesse in lotta

23 novembre 2012 1 commento

Dal sito FreePalestineRoma, che vi consiglio di aggiungere ai vostri preferiti…

In nome di tutte/i le studentesse e gli studenti palestinesi, in particolare gli studenti di Gaza, salutiamo profondamente la vostra lotta in difesa dei legittimi diritti vi informiamo che siamo con voi e le vostre giuste richieste. Siamo certi che riuscirete a raggiungere i vostri nobili obiettivi.

Care compagne e cari compagni,

Crediamo che ogni lotta/mobilitazione studentesca ovunque sia giovi a favore degli studenti nel mondo e riteniamo che gli studenti siano una forza principale per il cambiamento delle nostre società. Per questo motivo i cacciabombardieri sionisti colpiscono in ogni aggressione le scuole e le università delle città palestinesi come sta succedendo in questi giorni a Gaza.
I sionisti pensano che colpire i giovani ed i ragazzi delle scuole e università possa intimorire le generazioni del futuro. Però, noi abbiamo giurato per noi stessi e per gli studenti caduti rinnovando anche a voi in lotta la nostra promessa di non arrenderci o piegarci di fronte alla micidiale macchina repressiva dell’occupante.

Noi, dalla terra della resistenza Palestina, vi chiediamo di resistere e continuare la vostra lotta per:

boicottare la cooperazione accademica tra le vostre università e quelle dello stato d’apartheid israeliano.

* esigere dal vostro governo di fermare lo spreco di danaro pubblico della cooperazione scientifico militare con lo stato d’apartheid israeliano; tali soldi devono andare a favore della scuola pubblica, dell’università e della ricerca.

* creare mezzi d’informazione alternativa nelle scuole e università capaci di informare correttamente sui diritti del movimento studentesco internazionale incluso quel palestinese per smascherare le informazioni mediatiche del potere costituito.

Le vostre ed i vostri compagne/i studenti palestinesi.

23.11.2012
Il fronte d’azione studentesco progressista

Boicotta i prodotti israeliani! Non finanziare l’apartheid e le bombe su Gaza

21 novembre 2012 11 commenti

 

Qualcosa si può fare.
Qualcosa nel nostro piccolo possiamo sempre fare: e son piccoli gesti che dobbiamo trasmettere ai nostri figli, ai nostri amici, ai nostri familiari.
Boicottare i prodotti israeliani è ora più che mai un dovere vero e proprio;
deve diventare un gesto automatico e quotidiano, da collettivizzare e diffondere in ogni luogo,
supermercato, negozio d’abbigliamento, aula universitaria, farmacia.

E’ difficile trovare un elenco di prodotti soddisfacente per costruire una lista completa,
Ma almeno alcune cose impariamole a riconoscere al volo,
come il loro codice a barre, che inizia con 729.
Iniziando a chiedere la provenienza di certi prodotti, a pretendere che il supermercato dove siamo soliti rifornirci non li acquisti proprio.
Si può fare tanto per boicottare l’economia israeliana ed è ora di farlo.
Tutte e tutti,
boicottare in primis tutti i prodotti provenienti dalle colonie (vedi il sito BDS Italia),
tutti quelli con questo codice a barre,
tutte quelle aziende e multinazionali colluse con l’industria israeliana.
E quindi con la loro guerra permanente.
Non finanziate le bombe su Gaza, non finanziate il cemento del Muro dell’Apartheid,
non finanziate le loro divise, i loro anfibi, le pallottole dei loro cecchini,
i cingoli dei loro carriarmati.
BOICOTTA ISRAELE, IN OGNI TUO GESTO.

Dum Dum, Dime, Fosforo Bianco: dizionario minimo delle armi israeliane

20 novembre 2012 8 commenti

“Fratello, io credo nel mio popolo errante, carico di catene.
Ho preso le armi perchè un giorno I nostri figli prendano la falce.
Il sangue delle mie ferite irriga le nostre valli;
Esso ha dei diritti su di te, è il debito che non può più aspettare” – Jalal al-din –

Da pochi minuti Al-Jazeera ha rinominato il Willy Pete, nient’altro che il nome di battaglia usato dagli americani per descrivere il Fosforo Bianco. Ne abbiamo parlato tanto durante l’operazione Piombo Fuso che si è abbattuta su Gaza, prima di questa.
Abbiamo parlato molto degli armamenti usati in quella guerra,
e siamo costretti a farlo nuovamente visto che nulla si è mosso.

Fosforo Bianco su Gaza, 2009

Nulla si è mosso nemmeno a livello internazionale per mettere al bando le micidiali Bombe DIME,
che Israele usa a più non posso.
E allora non riesco a scrivervi nuovamente quali sono gli effetti di queste bombe che scoppiano a qualche centimetro dal suolo e che ti segano in due, spesso lasciandoti vivo, con schegge di materiale altamente cancerogeno che mai potranno esser tolte dalla tua carne.
Difficile descrivere a parole mie tutto ciò, quindi vi chiedo di approfondire,
di aprire le pagine che vi linko qui sotto e leggere.
leggere cosa producono certi armamenti, leggere CHI produce certi armamenti, chi non vieta certi armamenti,
chi si addestra con loro, con questi armamenti.
insomma, la guerra a Gaza la possiamo fermare solamente combattendo le loro menzogne,
facendo circolare la verità su quel che accade,
su cosa è la macchina bellica ISRAELE,
cosa è il sionismo,
quali sono i veri obiettivi di questi maledetti assassini.

Carbone e Fosforo per i bimbi di Gaza
I nuovi armamenti su Gaza
Il fosforo Bianco
Le bombe DIME
Il rapporto GoldStone
Esercitazioni militari Italia-Israele
Vittorio, sulle munizioni DUM DUM
Il figlio di Sharon vuole Hiroshima
Incinta? Bene! Un colpo, due morti

La soluzione finale, auspicata da Gilad Sharon, figlio di Ariel

19 novembre 2012 17 commenti

L’ “Operazione Pilastro di Difesa”, ennesima tappa del genocidio sionista del popolo palestinese,
non sembra piacere molto a Gilad Sharon. Il suo cognome vi fa pensare a qualcosa immagino, e infatti è il figlio di Ariel Sharon,
l’uomo che quasi più di chiunque altro nella storia di Israele ha portato avanti, armata manu,

La bella famigliola

il piano sionista di devastazione e occupazione della terra di Palestina.
A lui dobbiamo non solo Sabra e Chatila, non solo l’abbattimento della seconda Intifada del 2002 con stragi come quella di Jenin,
e molte altre operazioni di pulizia etnica,
ma anche l’ideazione degli insediamenti, delle colonie sparse ovunque nei Territori Occupati.

E suo figlio è cresciuto proprio con i paterni principi, non c’è alcun dubbio.
Ieri in un editoriale del JerusalemPost intitolato “una conclusione decisiva è necessaria” riesce a mettere nero su bianco parole intraducibili.
Non ha molta empatia con questa nuova operazione militare lanciata contro Gaza,
non gli bastano le decine di morti già accumulati,
non bastano famiglie intere uccise con corpicini di bimbi accatastati,
no. Sostiene che rischia di diventare come Piombo Fuso (non gli è bastato manco quello, no), un’operazione ottima, ben gestita, che però non risolve i problemi alla radice, e lascia comunque la popolazione israeliana “a rischio” di essere colpita in qualunque momento.
Vuole la soluzione finale lui, e come esempio usa la bomba atomica (che brav’uomo)…
Quando gli Americani hanno visto che Hiroshima non bastava hanno fatto anche Nagasaki no?
E che Israele potrà mai essere da meno?
“La popolazione di Gaza non è innocente, hanno eletto Hamas. I gazawi non sono ostaggi, hanno fatto questa scelta liberamente e devono pagarne le conseguenze”, questo è solo uno dei passaggi che palesa quale sia il desiderio di questi personaggi.
Non un pezzetto di muro fumante, non una voce umana,
nulla.
Il loro desiderio reale è non lasciare traccia di Gaza, Gilad Sharon ce lo dice in un editoriale di uno dei giornali più letti dello stato ebraico di Israele.

Leggete le sue parole, sono meglio di tanti libri di storia su questo eterno capitolo,
poi per capire quanto tutto ciò sia alla base di quello Stato assassino, leggetevi qui sotto le citazioni dei suoi fondatori.

Storia di una pulizia etnica: 12 3

Sindrome di Quirra: quante altre prove volete?

24 marzo 2012 4 commenti

Ancora prove su Quirra, come se quelle degli anni precedenti non fossero sufficienti a raccontarci la verità sul poligono interforze del Salto di Quirra, 
uno dei tanti presenti su quell’isola.Oggi la prova più attesa, non dai capi di bestiame, non dalle pecore, ma dai corpi, dalle ossa di dodici salme di pastori, riesumate dalla procura di Lanusei all’interno dell’inchiesta per “omicidio plurimo legato ad inquinamento ambientale”.
Siamo tra le provincia di Cagliari e Ogliastra: di pastori ne son stati riesumati 15 ( tutti morti per leucemie e linfomi) e 12 hanno dei livelli di torio 232 (ma anche di antimonio, piombo e cadmio, e altri metalli tossici) impressionanti, di molto superiori alla norma. La loro colpa era stata quella di portare al pascolo le pecore nelle aree del poligono di tiro.

L’inchiesta oltretutto si allarga con 19 indagati  per un’articolo che parla da solo «ostacolo aggravato a indagini su disastro ambientale». Oltre al sindago di Perdasdefogu ci sono ben 7 generali dai diversi compiti in questa maledetta storia. Da chi doveva controllare le aree di addestramento ai periti che effettuarono le prime analisi dopo alcune denunce di associazioni ambientaliste.
Leggi:
La sindrome di Quirra e le sue malformazioni: la Sardegna inizia a raccontare
La sindrome di Quirra
altri link sulla Sardegna e le sue basi QUI

La Sindrome di Quirra e le malformazioni! La Sardegna inizia a raccontare i suoi drammi…

1 dicembre 2011 8 commenti

[NOVITA’ del 24 marzo 2011: le analisi sui corpi dei pastori riesumati QUI PER LEGGERE]

In questo blog molte volte abbiamo parlato della Sardegna, più specificatamente dei drammi inenarrabili che avvengono sul suolo sardo, causati dall’industria bellica, dai poligoni, dagli addestramenti, da decenni di colonizzazione militare sia italiana che internazionale di quel territorio.
Abbiamo parlato degli addestramenti congiunti tra Italia e Israele, di come la NATO si appropria di quei territori inquinandoli con la peggior mondezza solitamente utilizzata durante i bombardamenti di paesi e territori che spesso consideriamo lontanissimi.

Ma abbiamo parlato molto di Quirra.
Una parola che non ha più solo un significato toponomastico, una cittadina che rimbalza da mesi sulle lingue di chi ha a cuore la propria salute, un nome che è diventato quello di una sindrome: la SINDROME DI QUIRRA!
Una sindrome particolare, che ha colpito le greggi e poi i pastori, malgrado il tutto sia stato ripetutamente tentato di affossare, di passar sotto silenzio. Anche su questo blog ho ricevuto tanti messaggi a riguardo: in molti, anche con tono ricco di astio, mi hanno chiesto di togliere i filmati che avevo messo (provengono dai Rainews24, oltretutto) dicendo che le “attuali ricerche” avevano smentito qualunque connessione tra quello che accadeva su ovini e persone (nel frattempo è stato deciso di riesumare le salme di 15 pastori, per prelevare le tibie: osso capace di mantenere per più tempo  sostanze nocive come uranioe torio) e l’immenso poligono interforze del Salto di Quirra, dove l’uranio impoverito è usato più dell’acqua ma non solo.
E’ un poligono di sperimentazione di armi nuove, è un poligono in continua espansione anche territoriale dove non c’è dato sapere cosa e in che modo viene utilizzato.

Ora i dati che stanno emergendo ci parlano più approfonditamente di ciò che sta avvenendo lì intorno, sul patrimonio genetico di chi vive ma soprattutto di chi nasce a Villaputzu o a Pedasdefogu o in qualunque paese di quella zona.  «Sentivamo uno scoppio, poi una nube di fumo che arrivava vicino alle nostre case. Dopo qualche tempo sono venute fuori le malformazioni».
C’è voluto tanto perché si trovasse il coraggio di parlare: non è facile raccontare le malattie dei propri figli, soprattutto se son malformazioni, soprattutto se son brutte, ispiegabile, abbandonate dalla società civile… è difficile, è doloroso.
Le malformazioni rendono ancora più diffidenti, è una rabbia silenziosa: di un dolore immenso e alimentata da un amore indicibile: difficile parlarne col primo sconosciuto, difficile pensare di iniziare una battaglia che non ti riporterà sano tuo figlio e che è contro….”una nube di fumo che si avvicina”.

Noi non abbiamo mai smesso di osservare il poligono del Salto di Quirra e gli altri con estrema attenzione:
cercherò di pubblicare qualunque aggiornamento su questa maledetta storia.
QUI l’articolo de La Nuova Sardegna, di oggi!

Della scherma e del boicottaggio allo Stato d’Israele: Sarra Besbes

11 ottobre 2011 7 commenti

Sarra Besbes è una giovane donna tunisina, una delle migliori spadiste africane;
ieri in pedana ai mondiali di scherma di Catania contro un’ avversaria israeliana di nome Noam Mills.
Ha scelto di non gareggiare, ma non di ritirarsi.
Ha deciso volutamente di rimanere ferma e di subire le cinque stoccate che valgono per la sconfitta, perché certo di vittoria non si può parlare.
Una forma di boicottaggio allo stato di Israele, lo stesso che persevera scientificamente nella pulizia etnica della terra di Palestina e nel mantenimento di un regime di Apartheid all’interno dei suoi confini, in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.
Una forma di boicottaggio che deve essere costata molto ad una donna che ha costruito una vita per combattere su quella pedana, e che immobile ha deciso di  lasciare la vittoria a chi, da più di 60 anni, è abituato a vivere in uno Stato che abitualmente infierisce su un corpo disarmato per poi chiamarla vittoria.
على راسي

Esercito israeliano: magliette e foto ricordo di un genocidio

11 settembre 2011 3 commenti

The New Abu Ghraib

Aprite questo link, ma apritelo con calma.
Sappiate che vedrete una pagina che fa male, dalla prima all’ultima foto.

il certosino lavoro dei soldati israeliani: puntare agli occhi e alle ginocchia dei bambini...li addestrano così

In questo blog avevamo già parlato delle magliette ordinate e poi orgogliosamente indossate da un paio di reparti dell’Israel Defence Force ( il titolo del post parla da solo: “Una donna incinta? con un colpo DUE morti!“) , magliette che nemmeno le S.S. avrebbero ostentato con tanta soddisfazione.
Nel link che invece vi ho lanciato oggi, che in pochi secondi potrebbe rovinare la vostra domenica, ce ne sono delle altre: nuovi modelli, slogan simili.
Ma anche una collezione di immagini “ricordo” scattate dai soldati israeliani durante le loro incursioni nei Territori Occupati come a Gaza,
sono foto scattate dentro gli appartamenti rastrellati, sopra i cadaveri di persone e bestiame.
Dei massacri dei precedenti secoli non abbiamo immagini, lo Stato di Israele ci “dona” la possibilità di averle comunque davanti agli occhi.
E ogni tanto, per quanto male faccia, bisogna ricordarlo.

Più son piccoli, più è complicato

difficile anche solo pensare ad una didascalia...

per le altre immagini potete andare sul link ad inizio pagina.
A me la rabbia e la nausea non mi permettono di più … però le metto anche come commento a tutti quelli che in rete dicono che l’assalto all’ambasciata israeliana al Cairo è stato un atto INCIVILE. Fatela finita, abbiate il buon gusto di non parlare di civiltà.

Guerra in Libano: già son passati 5 anni

12 luglio 2011 3 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _Beirut: quartiere sciita di Haret Hreik_

Caspita.
Cinque anni.
Ricordo perfettamente il momento della notizia della prima bomba su Beirut.
Ricordo che mi sono guardata intorno, in quel call center merdoso dove vivevo da precaria (ora da “assunta” è merdoso lo stesso)…tempo cinque minuti e la decisione è stata presa: io parto.
E così è stato, anche se per attraversare il confine Siria-Libano poi ho impiegato qualche giorno…arrivando a Beirut che i fuochi dei bombardamenti fumavano ancora, ma il frastuono delle deflagrazione era terminato appena.
Passeggiare per un paese conosciuto in piena ricostruzione pochi mesi prima, per ritrovarlo avvolto dalla polvere, sotterrato dalle macerie, stuprato dai bombardamenti che dal mare e dal cielo hanno tempestato tutti i “punti critici” per Israele: ovvero i quartieri sciiti, le cosiddette roccaforti Hezbollah…nient’altro che quartieri e villaggi abitati da migliaia di persone.
Vi ho bombardato di foto in questi anni di quelle mie “passeggiate” di morte…
ma penso che smettere di farlo sia sbagliato.

Qui i due articoli che ho pubblicato nel secondo anniversario di quel massacro sionista, l’ennesimo: 12
MENTRE QUI LA GALLERIA FOTOGRAFICA

63 anni di Nakba: non ne possiamo più, ora si deve tornare a casa

15 maggio 2011 7 commenti

Oggi sono 63 gli anni dal dramma, dalla tragedia del popolo palestinese.
Non un anniversario, perchè il dramma della Nakba è pane quotidiano per milioni di palestinesi: lo è per chi ha valicato quei confini nel ’48 e da quel momento fa la muffa in qualche sbilenco campo profughi di Siria, Libano o Giordania
e lo è per chi è all’interno della Palestina Occupata, in qualunque punto di essa si trovi, se ha sangue arabo.
Oggi però è stata una Nakba un po’ diversa…che ha fatto impazzire di “twittate” tutto il mondo telematico, che ha spalancato un nuovo orizzonte di conflitto, conflitto di massa.
Da tutti i confini oggi lo Stato d’Israele è stato contestato.
Gaza con il suo valico di Eretz, e poi ancora il King Hussein Bridge in Giordania, il Golan siriano,il confine libanese:
calcolare i numeri è quasi impossibile, ma a dozzine di centinaia si sono riversati ai border israeliani tentando di accedere o comunque di far pressione…accedere a quella terra sotto occupazione militare da 63 anni, la terra della segregazione razziale, la terra laboratorio di violenza e soprusi, il grande carcere del pianeta, dove si sperimentano tecniche di concentrazione umana come spesso armi non convenzionali.
Oggi per la prima volta lo stato d’israele che festeggia la sua nascita è stato “attaccato” da migliaia di persone che urlavano gioiose “Gerusalemme stiamo arrivando”, ” Stiamo tornando finalmente a casa”.
Morti ce ne sono stati…il Convoglio Restiamo Umani, all’interno della striscia di Gaza ha raccontato dell’uccisione di un 14enne con due colpi d’arma, uno al cuore e l’altro in testa…ma si parla, solo a Gaza, di un’ottantina di feriti.
Poi la repressione ha preso un po’ tutte le bandiere e divise: le forze di sicurezza e il Mukhabarat giordano, come quello libanese hanno fatto di tutto per impedire che la popolazione si avvicinasse troppo al confine. La repressione è stata pesante, ma penso lo sia più il terrore dello Stato d’Israele, che con le sue dimostrazioni di forza con metodologie da terzo Reich, s’è ritrovato oggi con tutti i suoi confini circondati da migliaia di persone urlanti.
Cavolo.
Che meraviglia.
Avrei solo voluto essere lì con voi, in Golan come sul Litani, a Gaza come in quel deserto giordano che separa la grande scatola di sabbia dalla fertile palestina…
63 anni di segregazione e pulizia etnica, questà è la Nakba, questo è Israele.

LEGGI STORIA DI UNA PULIZIA ETNICA
 Questo video invece è girato in Golan, e fa venir la pelle d’oca!

25 APRILE? LIBERAZIONE?

25 aprile 2011 Lascia un commento

NON FESTEGGIO ALCUNA LIBERAZIONE, OGGI.




A Vik, tornato a casa dalla sua amata Palestina

24 aprile 2011 7 commenti

Operazione "piombo fuso"

Oggi pensavo che mi piacerebbe assaggiare la terra come la assaggiano i musulmani, quando muoiono.
Oggi pensavo che vorrei esser cremata, questo si, che vorrei diventare un nulla, ma che probabilmente in questo modo toglierei la “gioia” ai miei figli di potermi augurare una terra lieve, come sepoltura.
E allora ho pensato che i musulmani in questo son più fortunati: solo un lenzuolo e poi, faccia a terra, si lasciano abbracciare dalla grande mamma, riempire ogni buco, tappare ogni sospiro proprio dalla terra, filtrata solo da un po’ di stoffa.
Bello, mi mette un senso di relax pensarlo, un senso di totale appartenenza alla vita stessa.

Pensieri che facevo proprio oggi, pensando al tuo corpo che iniziava ad assaggiarla questa terra perenne.
E tu Vik? Chissà come volevi entrare nel suolo, chissà come immaginavi la tua morte che così tante volte hai sfiorato, andando a “ballare il rock ‘n roll” -come dicevi tu – quando salivi sulle ambulanze palestinesi, durante i bombardamenti della Striscia di Gaza.
Sei morto a casa tua, malgrado quella vera il tuo corpo l’ha rivista solo ora.
Sei morto a casa tua, tra la gente che avevi scelto come famiglia, questo è il solo pensiero che rende tutto ciò meno straziante.
Il peggiore dei pensieri è che la mano che ti ha ucciso, quella che ha stretto a morte il tuo respiro, è palestinese.
Io penso fermamente che il colpevole, il solo colpevole reale della tua morte sia l’occupazione militare e il sionismo;
penso fermamente che le responsabilità siano israeliane di quel che accade dentro quel carcere che è Gaza, ma non riesco a darmi pace un secondo nel pensare che i tuoi assassini parlavano la lingua che tanto amo.
Ciao Vik, che la terra ti sia lieve.

GAZA: pubblicato il rapporto Goldstone in italiano

11 marzo 2011 4 commenti

Le parole “missione d’inchiesta” come anche “nazioni unite” sanno di ridicolo ormai, a maggior ragione se parliamo di Medioriente o di qualunque cosa abbia a che fare con lo stato d’Israele… ma insomma… questa è la traduzione in italiano del rapporto Goldstone, redatto dopo la guerra mossa dallo Stato ebraico contro la Striscia di Gaza tra dicembre 2008 e il gennaio successivo, quella detta dall’esercito israeliano “Operazione piombo fuso“. Di quell’operazione non possiamo dimenticare l’uso costante di armi vietate dalle convenzioni internazionali come il fosforo bianco, le bombe a frammentazione, le munizioni Dum Dum, le bombe D.I.M.E e tanto altro, che hanno portato alla morte di più di 1400 persone e che avvelenano il suolo di Gaza e tutti coloro che lo popolano.
Grazie ai traduttori, che ci rendono più facile la lettura

Italia-Israele: esercitazioni militari congiunte tra Sardegna e Neghev

10 dicembre 2010 4 commenti

AH!

Che bella notizia! Non avevamo dubbi riguardo la collaborazione tra esercito italiano e israeliano, ma leggere questi lanci d’agenzia tutti felici ed orgogliosi mi fa sentire in dovere, almeno, di segnalarlo. Un portavoce dell’aviazione militare israeliana a Tel Aviv ci fa sapere proprio oggi che la base di Ovda, in pieno deserto del Neghev, ha ospitato un’esercitazione congiunta delle due aviazioni.
In più è generoso di particolari e ci racconta che l’esercitazione di addestramento seguiva una, avvenuta circa due settimane fa, in una base con sede in Sardegna (dalla foto del loro logo si capisce che s’è tenuta a Decimomannu!). In questi giorni invece, piloti con tricolore sulla spalla, hanno seguito i loro colleghi israeliani in voli sopra aree desertiche, non ci specificano a far cosa. Ma son sempre più orgogliosi nel comunicarci che queste esercitazioni congiunte rientrano in piani di carattere annuale progettati da molto tempo, che fanno parte del lavoro costante di cooperazione tra aviazione israeliana e quelle di molti altri paesi del mondo.

L’aviazione israeliana solamente ieri ha compiuto due attacchi sulla popolazione della Striscia di Gaza e nell’ultima guerra mossa contro quell’enorme prigione a cielo aperto che è Gaza, meno di due anni fa, ha ucciso con le sue bombe più di mille civili.

Gaza: Israele bombarda la popolazione con il fosforo bianco

Le armi di Gaza

12 maggio 2010 4 commenti

Questo comunicato stampa è stato scritto appena 24 ore prima che lo stato di Israele, quello stato assassino e genocida di cui si parla, è diventato membro ufficiale dell’ OCSE.
Di parole ce ne sono poche, di rabbia ce n’è infinita!

Nuove armi sperimentate a Gaza: popolazione a rischio mutazioni genetiche
Biopsie delle vittime condotte in tre università: Roma, Chalmer (Svezia) e Beirut (Libano)

Comunicato stampa

11 maggio 2010

Metalli tossici ma anche sostanze carcinogene, in grado cioè di provocare mutazioni genetiche. E’ quanto è stato individuato nei tessuti di alcune persone ferite a Gaza durante le operazioni militari israeliane del 2006 e del 2009.
L’indagine ha riguardato ferite provocate da armi che non hanno lasciato schegge o frammenti nel corpo delle persone colpite, una partcolarità segnalata più volte dai medici di Gaza, che indica l’impiego di armi sperimentali sconosciute, i cui effetti sono ancora da accertare completamente. La ricerca, che ha messo a confronto il contenuto di 32 elementi rilevati dalle biopsie, attraverso analisi di spettrometria di massa effettuate in tre diverse università, La Sapienza di Roma, l’università di Chalmer (Svezia) e l’università di Beirut (Libano), è stata coordinata da New Weapons Research Group (Nwrg), una commissione indipendente di scienziati ed esperti basata in Italia che studia l’impiego delle armi non convenzionali per investigare loro effetti di medio periodo sui residenti delle aree in cui vengono utilizzate. La rilevante presenza di metalli tossici e carcinogeni indica rischi diretti per i sopravvissuti ma anche di contaminazione ambientale.

I tessuti sono stati prelevati da medici dell’ospedale Shifa di Gaza, che hanno collaborato a questa ricerca, e che hanno classificato il tipo di ferita delle vittime. L’analisi è stata realizzata su 16 campioni di tessuto appartenenti a 13 vittime. I campioni che fanno riferimento alle prime quattro persone risalgono al giugno 2006, periodo dell’operazione “Pioggia d’Estate”. Quelli che appartengono alle altre 9 sono state invece raccolti nella prima settimana del gennaio 2009, nel corso dell’operazione “Piombo Fuso”. Tutti i tessuti sono stati esaminati in ciascuna delle tre università.
Sono stati individuati quattro tipi di ferite: carbonizzazione (nello studio indicato con C), bruciature superficiali (nello studio indicato con B), bruciature da fosforo bianco (nello studio indicato con M) e amputazioni (indicato con A). Gli elementi di cui è stata rilevata la presenza più significativa, in quantità molto superiore a quella rilevata nei tessuti normali, sono:

–     alluminio, titanio, rame, stronzio, bario, cobalto, mercurio, vanadio, cesio e stagno nei campioni prelevati dalle persone che hanno subito una amputazione o sono rimaste carbonizzate;
–     alluminio, titanio, rame, stronzio, bario, cobalto e mercurio nelle ferite da fosforo bianco;
–     cobalto, mercurio, cesio e stagno nei campioni di tessuto appartenenti a chi ha subito bruciature superficiali;
–     piombo e uranio in tutti i tipi di ferite;
–     bario, arsenico, manganese, rubidio, cadmio, cromo e zinco in tutti i tipi di ferite salvo che in quelle da fosforo bianco;
–     nichel solo nelle amputazioni.

Alcuni di questi elementi sono carcinogeni (mercurio, arsenico, cadmio, cromo nichel e uranio), altri potenzialmente carcinogeni (cobalto, vanadio), altri ancora fetotossici (alluminio, mercurio, rame, bario, piombo, manganese). I primi sono in grado di produrre mutazioni genetiche; i secondi provocano questo effetto negli animali ma non è dimostrato che facciano altrettanto nell’uomo; i terzi hanno effetti tossici per le persone e provocano danni anche per il nascituro nel caso di donne incinte: sono in grado, in particolare l’alluminio, di oltrepassare la placenta e danneggiare l’embrione o il feto. Tutti i metalli trovati, inoltre, sono capaci anche di causare patologie croniche dell’apparato respiratorio, renale e riproduttivo e della pelle.

La differente combinazione della presenza e della quantità di questi metalli rappresenta una “firma metallica”.

“Nessuno – spiega Paola Manduca, che insegna genetica all’università di Genova, portavoce del New Weapons Research Group – aveva mai condotto questo tipo di analisi bioptica su campioni di tessuto appartenenti a feriti. Noi abbiamo focalizzato lo studio su ferite prodotte da armi che non lasciano schegge e frammenti perché ferite di questo tipo sono state riportate ripetutamente dai medici a Gaza e perché esistono armi sviluppate negli ultimi anni con il criterio di non lasciare frammenti nel corpo. Abbiamo deciso di usare questo tipo di analisi per verificare la presenza, nelle armi che producono ferite amputanti e carbonizzanti, di metalli che si depositano sulla pelle e dentro il derma nella sede della ferita”.
“La presenza – prosegue – di metalli in queste armi che non lasciano frammenti era stata ipotizzata, ma mai provata prima. Con nostra sorpresa, anche le bruciature da fosforo bianco contengono molti metalli in quantità elevate. La loro presenza in tutte queste armi implica anche una diffusione nell’ambiente, in un’area di dimensioni a noi ignote, variabile secondo il tipo di arma. Questi elementi vengono perciò inalati dalla persona ferita e da chi si trovava nelle adiacenze anche dopo l’attacco militare. La loro presenza comporta così un rischio sia per le persone coinvolte direttamente, che per quelle che invece non sono state colpite”.

L’indagine fa seguito a due ricerche analoghe del Nwrg. La prima, pubblicata il 17 dicembre 2009, aveva individuato la presenza di metalli tossici nelle aree di crateri prodotti dai bombardamenti israeliani a Gaza, indicando una contaminazione del suolo che, associata alle precarie condizioni di vita, in particolare nei campi profughi, espone la popolazione al rischio di venire in contatto con sostanze velenose. La seconda ricerca, pubblicata il 17 marzo scorso, aveva evidenziato tracce di metalli tossici in campioni di capelli di bambini palestinesi che vivono nelle aree colpite dai bombardamenti israeliani all’interno della Striscia di Gaza.

Contatti ufficio stampa
Fabio De Ponte
Tel. 347.9422957
Email: info@newweapons.org
Sito: http://www.newweapons.org

UN ANNO DAL GENOCIDIO DI GAZA!

27 dicembre 2009 1 commento

Un giorno da ricordare, malgrado sarebbe bello potersene dimenticare.
Un anno fa il cielo di Gaza, il cielo, il mare, la terra della Striscia di Gaza si coprirono di un’ombra di morte che non li abbandonò per poco più di un mese. Più di 1400 persone se  ne andarono dietro a quell’ombra e fare il conto di quanti bambini sotto i 9 anni ci sono tra quei numeri, fa paura, orrore, dovrebbe far indignare, urlare e combattere.

13 morti, tredici, 13, tredici morti tra gli israeliani!

E invece parlando in giro, guardandosi intorno, si capisce come il ricordo di Gaza sia vago, malgrado 365 giorni non siano così tanti.
Se si sfoglia La Repubblica di oggi è palese quello che l’Italia ricorda: nulla.
Non una riga, non un titolo, niente che ricordi un attacco terroristico legalizzato e prolungato per 34 giorni su una cittadinanza inerme, completamente assediata, privata di qualunque possibilità di vita normale, di riscatto, di lavoro o studio, di una normale costruzione di relazioni personali.
Neanche tutta la sinistra ha il buon gusto di ricordare. Lo fa “il Manifesto”, lo fa “Liberazione”, ma già “Gli Altri” , divenuto da poco settimanale,  non ha avuto il buon gusto di sprecare una sola battuta d’inchiostro a riguardo. Malgrado le migliaia sprecate per cose poco leggibili. Buono a sapersi.

Nessun popolo al mondo vive la situazione di Gaza: nessuno vive con la densità di popolazione presente in quei vicoli sudici. Nessuno è costretto a nascere, crescere, fare figli e vederli morire in una stessa stanza da dividere minimo in 10. Stanza dove non esiste un giorno di intimità, dove non esiste niente di quello che rende una vita “normale”; stanza che poi viene meticolosamente, ripetutamente, abbattuta, bombardata, rasa al suolo.
Una striscia di terra stuprata, un terra di profughi che lì sono stati deportati, trasformati in detenuti a cielo aperto, in essere viventi privati di qualunque libertà, per poi condurre decenni di vita da animali in gabbia, da detenuti senza reato, da bambini dagli occhi profondi che non guarderanno mai più lontano di pochi metri.
Non riesco nemmeno a scriverne lucidamente: nel ricordare quell’operazione si dovrebbero dare dei dati, parlare degli armamenti usati, parlare degli studi fatti poi sui corpi e sul suolo che ci provano la pericolosità costante di chi vive su un territorio ormai completamente contaminato da sostanze chimiche e tossiche, cancerogene e pericolose.
Si dovrebbe parlare degli effetti che fanno i bombardamenti sui bambini, che vuol dire crescere con continue incursioni, in stanze sovraffollate con il cielo carico di cacciabombardieri. Si dovrebbe parlare di quanti aborti spontanei ci sono negli ultimi mesi di gravidanza durante le incursioni, si dovrebbe parlare dei rifugi ONU rasi al suolo poco dopo che avevano comunicato alle forze israeliane di aver accolto manciate di profughi.
Si dovrebbe parlare delle bombe DIME e di come tranciano le vene per lasciarti morire come un carboncino monco, di come il fosforo mangia gli organi interni e lascia i tuoi vestiti intatti.
E ancora, i media internazionali obbligati a rimanere fuori, gli attivisti rimasti dentro infilati in liste nere di gente da far fuori il più velocemente possibile; e poi, quanti bambini trovati morti con un solo colpo di fucile al cuore? Quanti neonati sono stati fotografati trapassati da parte a parte da un solo colpo, preciso, al cuore o in testa?
Le avete viste quelle foto? E come avete fatto a dimenticarle?
Come fate ad essere complici di un simile genocidio, come fate a comprare i prodotti israeliani, come fate a spalmare sulla vostra pelle creme di bellezza israeliane sapendo che la pelle dei bambini di Gaza quando non è lacerata da ferite mortali è incisa da malattie e malformazioni? Come cazzo fate a non sentire il bisogno di fare qualcosa, anche se questo qualcosa fosse solo RICORDARE?
Come fa un settimanale “di sinistra”(oggi ce l’ho con il giornale di Sansonetti come mai prima d’ora) a non pubblicare nemmeno una foto che riporti il pensiero a quei giorni così vicini? Come si fa a rimuovere così?
Come si fa a star fermi? Come si può ancora sopportare?

“Fratello, io credo nel mio popolo errante, carico di catene.
Ho preso le armi perchè un giorno I nostri figli prendano la falce.
Il sangue delle mie ferrite irriga le nostre valli;
Esso ha dei diritti su di te, è il debito che non può più aspettare” – Jalal al-din – 

Fosforo bianco per le strade di Gaza

 

Categoria del blog: OPERAZIONE PIOMBO FUSO 

Roviniamo il natale alle aziende israeliane!

23 dicembre 2009 Lascia un commento

Che nessuna delle nostre tavole, imbandite e non, si senta esclusa.
Questo è un compito che abbiamo tutti, chi festeggerà e chi passerà queste giornate senza nemmeno pensarci … i prodotti di questa lista (solo una piccola parte di quelli che poi potete trovare sul sito per la campagna di boicottaggio) sono presenti sempre nelle nostre case, sono prodotti che siamo abituati a vedere nei nostri scaffali e non ad immaginare come finanziatori di morte.
Ma è così, quindi forse è il caso che iniziamo ad imparare a scegliere meticolosamente quello che portiamo alla bocca, quello che acquistiamo per noi e per gli altri.
Un anno, nemmeno, è passato dall’Operazione Piombo Fuso che ha raso al suolo la Striscia di Gaza e che ha provocato più di 1300 morti civili tra la popolazione: nemmeno un anno è passato ed ora sappiamo ufficialmente che tutto il territorio (uno tra i più densamente popolati al mondo) della Striscia è contaminato in modo grave e preoccupante dalle scorie degli armamenti usati da Israele. Fosforo bianco, uranio impoverito, bombe D.I.M.E. e tanti altri armamenti in sperimentazione, che hanno ucciso e che ora mettono a rischio la salute dell’intera popolazione di Gaza e della striscia.
Non dimentichiamoci di cosa è stato quell’attacco, non dimentichiamoci delle scuole e dei rifugi ONU bombardati con i profughi che vi avevano appena fatto ingresso, non dimentichiamo Qana, non dimentichiamo i bambini giustiziati tutto quello che è successo nemmeno un anno fa, compiuto dall’Israel Defence Force.
E per rendere la memoria una vera arma di solidarietà, come tante volte urliamo negli slogan, facciamo che almeno il boicottaggio entri nella nostra quotidianità. 
QUESTA LA GUIDA IN PDF DEI PRODOTTI DA BOICOTTARE: Pasta, Campari, Caffè….apriamo gli occhi!

Altri articoli sull’Operazione Piombo Fuso.

Scientificamente assassini

15 luglio 2009 Lascia un commento

Una guerra contro i civili, utilizzati come scudi umani, uccisi in modo indiscriminato: è l’operazione “Piombo fuso” condotta nella Striscia di Gaza da Israele, secondo i racconti dei suoi stessi soldati. A raccogliere le denunce è stata “Breaking the Silence”,tsahal_scudoumanoun’organizzazione fondata e costituita da militari israeliani. In un rapporto pubblicato ieri sono contenute le testimonianze di 26 soldati che parteciparano al conflitto combattuto fra Dicembre e Gennaio, un conflitto che ha causato oltre 1400 vittime palestinesi a fronte di appena 13 caduti israeliani. I soldati raccontano che a Gaza i combattimenti con i “militanti” nemici erano molto rari. La regola di base, si afferma nel rapporto, era “prima sparare e poi preoccuparsi”. Nelle testimonianze dei militari emergono abusi sistematici: dai civili utilizzati come scudi umani durante le avanzate e le occupazioni di edifici “a rischio” all’impiego in zone residenziali del fosforo bianco, un’arma chimica il cui uso è disciplinato in modo rigoroso dal diritto internazionale. “Breaking the Silence” sottolinea che le testimonianze dei soldati rivelano la totale inadeguatezza delle inchieste sulle stragi di Gaza condotte sinora dalle Forze armate

Da Rainews 24 … le armi letali di Gaza e le nanotecnologie

4 giugno 2009 Lascia un commento

“Ho esaminato le immagini gli spettri e le tabelle dei campioni che avete preso a Gaza dopo la recente guerra e mostrano con molta chiarezza che sono state utilizzate in quel posto delle armi basate su nano sistemi e questa è una delle prime prove evidenti che i nano sistemi soprattutto i nano tubi a carbonio possono essere utilizzati con efficacia distruttiva molto forte. A mia conoscenza è il primo caso sperimentato sul campo durante un atto bellico.” 
Così ha commentato il Prof. Alberto BrecciaFratadocchi, membro del Comitato Scientifico dell’organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) , le analisi dei campioni delle armi misteriose usate a Gaza nell’ ultimo conflitto. 

I campioni sono stati raccolti dal documentarista Manolo Lupicchini per la trasmissione di Ricardo Iacona “Presadiretta” e portati ai laboratori dell’ università di Ferrara per essere analizzati. Le analisi sono terminate qualche settimana fa ed ora è la redazione Investigativa di Rainews24 e riprendere il percorso dell’inchiesta con approfondite interviste sui risultati delle analisi e sulle caratteristiche delle ferite misteriose incontrate dai medici che hanno operato allo Shifa Hospital a Gaza. 

Due medici norvegesi, il Dott Erich Fosse e il Dott Gilbert Mads, che hanno operato in quell’ospedale durante il conflitto, raccontano di aver spesso trattato arti inferiori mutilati all’ altezza del femore senza tracce di frammenti di metallo o proiettili, con una insolita morfologia del tessuto organico che appare cauterizzato e non risponde alle cure. 
Le analisi presso i laboratori dell’ università di Ferrara dei 3 frammenti degli ordigni misteriosi hanno mostrato: una lega di metalli, una agglomerato di fosfati fusi, e un frammento di Carbonio. E’ quest’ultimo, ad un’analisi microscopica, ha rivelato la presenza di micro tubi di carbonio, cavi , sui quali sono state rilevate sostanze chimiche , in particolare magnesio.
Il caricamento di micro tubi di carbonio, secondo il Prof. Alberto Breccia aumenterebbero fino 5 volte la potenza del materiale chimico, riducendo il peso dell’ ordigno. L’ordigno secondo le testimonianze raccolte, viene sganciato da aerei teleguidati ed è in grado di colpire con estrema precisione aree di pochi metri, all’interno dei quali ha conseguenze letali, senza creare danni collaterali nelle aree circostanti. 

Nell’inchiesta vengono fatte ipotesi sul funzionamento delle diverse nuove armi usate nel conflitto e sui sofisticati processi fisici che vengono utilizzati, ma la caratteristica comune di questi nuovi ordigni, è quella di utilizzare micro tubi di carbonio caricati di sostanze chimiche e questo fatto potrebbe essere interpretato come una violazione del trattato internazionale del 1993 e delle integrazione del 1997, che proibisce l’uso di armi chimiche.
__di Maurizio Torrealta_

Ancora sulle bombe D.I.M.E .

Queer against Israeli Apartheid

25 aprile 2009 Lascia un commento

La lettera che riporto qui sotto è scritta da un regista gay canadese, John Greyson. E’ il rifiuto all’offerta di presentare la prima 

bds_poster_new_ldel suo film “Fig Trees” al Tel Aviv International LGBT Film Festival. E’ una lettera indirizzata a Yair Hochner, organizzatore del Festival, al quale spiega il motivo del suo boicottaggio al Festivale, non diretto alla kermesse cinematografica ma allo stato d’Israele e al regime d’Apartheid instaurato nei Territori Occupati e nella Striscia di Gaza. Un esempio importante.

7 marzo 2009

A: TLVFEST / Yair Hochner
Tel-Aviv Cinematheque,
2 Sprinzak St, 64738, Tel Aviv, Israel

Caro Yair,
dopo avere a lungo lottato con questi temi difficili, sono arrivato a una decisione: non posso mostrare “Fig Trees” al vostro festival, e non posso continuare il mio progetto di girare un film in Israele. Questa scelta è stata difficile da fare. Come ho già detto, ho grande rispetto per il lavoro che fate e so quanto dovete lottare per portare avanti il vostro festival.
Voglio essere molto chiaro: la mia decisione non è in opposizione al vostro festival, che ha fatto molto per promuovere le voci queer globali, o a voi, che avete fatto molto per la realizzazione dei film queer, e per mostrarli nella vostra città.
Ma sento di dovermi unire ai molti ebrei e non ebrei, israeliani e palestinesi, queer o altro, che fanno parte del crescente movimento  globale BDS (Boycott, Divestment and Sanctions) contro l’apartheid di Israele.
Sono arrivato alla conclusione che, in questo momento, non prendere questa posizione è impensabile, impossibile.
Perchè in questo momento? Potrei rispondere: un’altra casa palestinese rasa al suolo dai bulldozer nel settore est di Gerusalemme. I bambini palestinesi
che si stanno lentamente riprendendo dai roghi al fosforo. I civili uccisi venerdi’ a Gaza dai soldati israeliani.
Un bambino nato al checkpoint, perché l’ambulanza è stata trattenuta là per ore. Queste sono solo alcune delle notizie attuali, ma ricordano tante altre notizie simili, per tanti anni.
alnakba_bdsconferencepreviewQuesto momento è più intollerabile? In base a quale pietra di paragone? Il forum sull’apartheid di Israele tenuto questa settimana, e in particolare il discorso di Naomi Klein, mi hanno aiutato a chiarire i miei  pensieri. Le sue parole mi hanno riportato indietro al movimento BDS degli anni Ottanta contro l’apartheid sudafricana, e al primo film 16mm che ho fatto, che era a sostegno di quella lotta, e alcuni frammenti del quale sono inclusi in “Fig Trees”.
Il boicottaggio culturale ha funzionato nel caso del Sud Africa, e ha portato direttamente ai radicali cambiamenti e all’attivismo che “Fig Trees”
celebra nella canzone. Dunque, nello spirito del film, e di questi attivisti, penso che non ci sia più una scelta. Come te, aspetto con  ansia l’alba in cui questo orrendo conflitto finirà con una giusta pace conclusiva. Aspetto con ansia il pomeriggio in cui questo crescente movimento BDS possa essere dichiarato superato, perché non è più  necessario.
Aspetto con ansia la sera in cui potremo partecipare insieme alle  proiezioni di “Fig Trees” e di altre nuove opere queer, palestinesi e  israeliane, sia a
Tel Aviv che a Ramallah.
Con rispetto,     John Greyson

C’è chi vuole un’altra guerra per la striscia di Gaza

19 aprile 2009 Lascia un commento

Ieri sera, centinaia di coloni e di estremisti ebrei hanno manifestato a Sderot per chiedere gaza-2009all’esercito di occupazione israeliano di attaccare nuovamente la Striscia di Gaza. Il deputato del partito “Mifdal”, Jacopo Kets, parlando ai manifestanti, ha chiesto al governo di eseguire l’operazione “Piombo fuso 2” e di rioccupare un’altra volta Gaza riportandovi i coloni. Fonti israeliane hanno aggiunto che la polizia ha chiuso le strade che portano alla Striscia di Gaza per impedirne l’accesso ai manifestanti. I coloni hanno tentato di ritornare alle rovine delle ex colonie di “Gosh Qtef”. La polizia israeliana ha arrestato decine di coloni a seguito dei disordini scoppiati durante la protesta.

Calcolando i personaggi che compongono il nuovo governo israeliano, non ci sarà da stupirsi il giorno che la Striscia di Gaza verranno nuovamente massacrate dalla violenza di Israele, sempre più caratterizzata dall’uso meticoloso di armi assolutamente vietate dalle convenzioni internazionale, e dalla messa in atto di un genocidio costante. Sono passati pochi mesi dalla fine dell’Operazione Piombo Fuso …
con Netanyahu, Lieberman e personaggi simili, aspettiamoci il ritorno dell’inferno molto presto.

Anche due giorni fa un raid israeliano ha colpito un edificio, radendolo completamente al suolo, vicino al valico di Kissifum

Una donna incinta? Un colpo, due morti!! Tsahal si fa le magliette nuove

22 marzo 2009 15 commenti

468blau2L’obiettivo al centro del mirino sembra aver cambiato aspetto o, per meglio dire, divisa. L’esercito più preparato e equipaggiato del pianeta, Tsahal, Esercito di difesa dello Stato ebraico di Israele, è al centro di aspre polemiche dopo la pubblicazione  di alcuni reportage che hanno gelato l’opinione pubblica internazionale e anche alcune poltrone dei comandi militari israeliani. Di pari passo alle prime denunce al Tribunale internazionale dei diritti umani contro l’IDF riguardanti, tutte, il recente attacco ai danni della popolazione della Striscia di Gaza (l’Operazione “Piombo Fuso: 1342 morti di cui 904 civili accertati in tre settimane di bombardamenti e incursioni) coraggiosi giornalisti di Hareetz stanno martellando quotidianamente i loro lettori -cartacei e telematici- di servizi sulle aberr-azioni degli eroi in divisa di quella che si vanta d’essere la sola democrazia del Medioriente. Probabilmente i vertici militari stanno affannosamente cercando di capire chi tra i loro soldati abbia rilasciato tutte quelle dichiariazioni sul comportamento e sulle regole di ingaggio di quelle recenti settimane di massacri, ma nessuno è voluto uscire dall’anonimato e, dalla quantità di materiale che inizia a circolare,  sarà difficile far abbassare il polverone che si sta alzando.

m020031019Oltre alle tante dichiarazioni dei soldati, ai racconti di come venivano uccise intere famiglie, dell’incredibile permissività delle regole di ingaggio, la notizia che ha fatto più scalpore, rimbalzando sulle testate e sui blog del mondo intero, è quella di un’enorme fornitura di magliette arrivata a diversi battaglioni e brigate dell’esercito per celebrare la conclusione di alcuni corsi d’addestramento. Magliette che hanno fatto la fortuna, in poche settimana, dell’azienda tessile Adiv, di Tel-Aviv, specializzata nel rifornire i vari corpi dell’esercito di berretti, t-shirt e pantaloni.
Un’ordinazione “non ufficiale”, a quel che scriveva Uri Blau pochi giorni fa sulle pagine del suo quotidiano, effettuata attraverso un processo collettivo interno ai reparti, con la supervisione di alcuni sotto-ufficiali; tanto che, appena le immagini delle t-shirts hanno iniziato ad apparire in rete, l’esercito è accorso a fare mblau_soldier2dichiarazioni ufficiali di condanna che potessero placare un’eventuale bufera. “Non sono conformi ai valori delle forze di difesa israeliane e sono semplicemente prive di qualunque gust. Questo genere di umorismo è disdicevole e dovrebbe essere condannato”, si legge in un comunicato  dell’esercito di ieri. Aggiunge anche che i soldati che verranno trovati ad indossarle, saranno immediatamente puniti con un provvedimento disciplinare.

Una breve descrizione di quello che indossano orgogliosi questi soldati è sufficiente per capire la gravità dell’accaduto.

“Un colpo, due morti”: il disegno è un mirino di un cecchino, che punta su una donna completamente velata, sul suo pancione.
“Usa il preservativo”: questa volta l’immagine è diversa ma l’obiettivo è sempre lo stesso: una mamma ed il suo bambino, che questa volta tiene in braccio, morto.
Un’altra maglietta, richiesta dal battaglione Lavi, ha un fumetto con un bambino palestinese, che nel crescere diventa prima un giovane lanciatore di pietre, poi un miliziano armato; la didascalia dice “Non importa come inizia, siamo noi a decidere quando finisce la partita”.
“Ogni madre araba deve sapere che il destino del proprio figlio è nelle mie mani”: questa, su richiesta della Brigata d’elite Givati.
E purtroppo la lista potrebbe continuare. Già due anni fa era scoppiata una polemica perchè, tra i soldati di uno dei reparti d’elite dell’Israel Defence Force, circolava una t-shirt con disegnato un mirino che puntava un bimbo arabo e la scritta che recitava “Più è piccolo, più è difficile”, e nessuno era stato punito per questo.picphp

Oltre all’uso spietato di fosforo bianco, a quello massiccio dei nuovi armamenti composti dalle micidiali bombe DIME, all’aver colpito rifugi per profughi segnalati dalle Nazione Unite, all’aver impedito che stampa e soccorsi entrassero nell’intera Striscia di Gaza per settimane, oltre ad aver ucciso più di 1300 persone in una Guerra che non ha portato alcun risultato , il popolo palestinese deve subire anche lo scempio di queste magliette e il sorriso di chi le indossa.
Niente poi fa ben sperare dopo le elezioni di febbraio che hanno visto l’asse della politica israeliana spostarsi radicalmente a destra: la coalizione con a capo il leader del Likud, Benyamin Netanyahu appoggiato dai partiti confessionali e da quelli dell’estrema destra radicale, si prepara alla gestione del nuovo governo israeliano.   

Tutto ciò è ripugnante.
Non possiamo dire che l’esercito di Israele è peggio dei nazisti? Nessun problema.
Diremo solo che siete spietati assassini, che mirate ai bambini, che spesso i vostri cecchini si divertono solo a mutilarli colpendoli alle ginocchia, che se siete costretti ad usare le pallottole di gomma in situazioni particolari le puntate agli occhi in modo da causare lo stesso effetto. Che demolite casa, che sterminate intere famiglie, che colpite ospedali e scuole, che rubate acqua, terra, risorse e vita ad un intero popolo. E che per di più ne andate fieri. Vi stampate un genocidio sulle magliette e lo indossate con la vostra arroganza da occupanti.
Calpestando una terra rubata e stuprata con i vostri anfibi.    ______baruda_______

Due pesi e due misure alla Corte Penale Internazionale

4 febbraio 2009 Lascia un commento

GIUSTIZIA INTERNAZIONALE: PESI E MISURE DIVERSI PER ISRAELE E PER IL SUDAN?
 

Il procuratore generale della Corte penale internazionale (Cpi) Luis Moreno Ocampo ha cominciato un”analisi preliminare’ della documentazione presentata dal ministro della Giustizia palestinese Ali Kashah, dall’Autorità nazionale palestinese (Anp) e da oltre 200 organizzazioni non governative su presunti crimini di guerra commessi da Israele nella Striscia di Gaza. “L’ufficio del procuratore analizzerà nel dettaglio e dal punto di vista giuridico tutte le questioni sollevate sull’argomento” ha precisato Ocampo in un comunicato, aggiungendo che “la fase di analisi non significa necessariamente una successiva incriminazione”. Né la Cpi né le autorità palestinesi hanno rivelato i nomi dei responsabili israeliani citati nella documentazione presentata presso il tribunale dell’Aja. Settimane fa Ocampo aveva obiettato che la Cpi non ha competenza sulla Striscia di Gaza poiché Israele non ha mai firmato lo statuto di Roma che sancisce la fondazione del tribunale e ratifica l’adesione dei paesi membri; e per di più i Territori Palestinesi Occupati (TPO) non sono riconosciuti come stato sovrano e indipendente. È stato lo stesso Ocampo però a presentare lo scorso anno davanti alla Cpi un dossier per l’incriminazione del presidente sudanese Omar Hassan al Beshir, accusato di genocidio in Darfur, nonostante anche il Sudan non riconosca la Cpi né abbia firmato lo Statuto di Roma. L’incongruenza è stata notata e sottolineata da diversi esperti di diritto che hanno chiamato la comunità internazionale a osservare da vicino l’evolversi della vicenda.

Bombe DIME piovono sulla popolazione di Gaza

13 gennaio 2009 10 commenti

Foto di Mahmud Hams _I corpi spezzati di Gaza_

Foto di Mahmud Hams _I corpi spezzati di Gaza_

Da Le Monde di mart 13 gennaio, pag 6:

Due medici norvegesi presenti a Gaza affermano di “aver visto delle vittime provocate da un nuovo tipo di arma, le DIME”

Al-Arish, Egitto
di Sophie Shihab

Dei feriti di un tipo nuovo –adulti e bambini le cui gambe non sono altro che dei moncherini bruciati e sanguinolenti- sono stati mostrati in questi ultimi giorni dalle televisioni arabe che trasmettono da Gaza. Domenica 11 gennaio, sono stati due medici norvegesi, i soli occidentali presenti nell’ospedale della città, che ne hanno dato testimonianza. I dottori, Mads Jilbert e Erik Fosse, che intervengono nella regione da una ventina d’anni con l’Organizzazione non governativa norvegese Norwac, sono potuti uscire dal territorio della città con 15 feriti gravi, attraverso la frontiera con l’Egitto. Non senza alcuni ultimi ostacoli: “Tre giorni fa, il nostro convoglio, per di più condotto dal Comitato internazionale della Croce rossa, è dovuto tornare indietro prima di arrivare a Khan Younis, dove alcuni dei carri armati hanno sparato per stopparci”, hanno detto ai giornalisti presenti ad Al-Arish. Due giorni piu tardi, il convoglio è riuscito a passare ma i medici e l’ambasciatore norvegese venuto ad accoglierli, sono stati bloccati tutta la notte “per ragioni burocratiche” all’interno del terminal della frontiera di Rafah, semi-apertounicamente per alcune missioni mediche.

Gli effetti delle bombe DIME

Gli effetti delle bombe DIME

In quella notte, i vetri e un soffitto del terminal sono stati distrutti dallo spostamento d’aria di una bomba caduta nelle vicinanze.
“All’ospedale al-Shifa, di Gaza, non abbiamo visto delle bruciature al fosforo, né dei feriti da bombe a sottomunizioni (cluster bombs). Abbiamo visto ferite di cui abbiamo tutte le ragioni di pensare che siano state provocate da un nuovo tipo di arma, sperimentato da militari americani e conosciuta sotto l’acronimo DIME –(Dense Inert Metal Explosive)” hanno dichiarato i medici.
Piccole bolle di carbone contenenti una lega di tungsteno, cobalto, nichel e ferro, queste armi hanno un enorme potere esplosivo, che si dissipa nell’arco di 10 metri. “A 2 metri il corpo è tagliato in due; a 8 le gambe sono tagliate, bruciate come da migliaia di punture d’ago. Non abbiamo visto i corpi scarnificati ma molti amputati. Ci sono stati casi simili nel Libano del sud nel 2006 e ne abbiamo visti a Gaza lo stesso anno, durante l’operazione “Pioggia d’estate”. Alcuni esperimenti su dei ratti hanno mostrato che le particelle che restano nel corpo sono canceragone” hanno spiegato i medici.
Un dottore palestinese intervistato domenica, da Al-Jazeera, ha parlato della sua impotenza di fronte a questi casi: “i feriti non hanno nessuna traccia di metallo nel corpo, ma delle strane emorragie interne. Una materia brucia i loro vasi e provoca la morte senza che noi possiamo fare nulla”. Secondo la prima squadra di medici arabi autorizzata passare la frontiera a sud della Striscia, l’ospedale di Khan Younis ha accolto decine di casi di questo tipo. I medici norvegesi sono stati obbligati, riferiscono, a testimoniare di ciò che hanno visto di fronte all’assenza, a Gaza, di qualsiasi altro rappresentante del “mondo Occidentale” – medici o giornalisti- : “E’ possibile che questa guerra sia un

Foto di Mahmud Hams _L'Ospedale di Al-Shifa_

Foto di Mahmud Hams _L'Ospedale di Al-Shifa_

laboratorio dei fabbricanti di morte? E’ possibile che nel XXI° secolo si possa ancora rinchiudere un milione e mezzo di persone e farne tutto ciò che si vuole chiamandoli terroristi?”
Arrivati al quarto giorno di guerra all’ospedale Al-Shifa, che loro hanno conosciuto prima e dopo il blocco, i medici hanno trovato l’edifico e l’attrezzatura “agli sgoccioli”, un personale già stremato, e agonizzanti ovunque. Il materiale che era stato preparato è rimasto bloccato al valico di Eretz. “Quando 50 feriti arrivano tutti d’un colpo all’emergenza, anche il miglior ospedale d’Oslo entrerebbe in crisi – raccontano – Qui possono cadere anche dieci bombe al minuto.” I vetri dell’ospedale sono stati infranti dalla distruzione della vicina moschea. “Quando suonano gli allarmi il personale deve rifugiarsi nei corridoi, il loro coraggio è incredibile” proseguono. “Dormono al massimo due/tre ore al giorno, la maggior parte hanno parenti tra le vittime, e sentono alla radio la litania dei nuovi luoghi colpiti, a volte proprio dove hanno i loro familiari, ma devono restare a lavorare…

“Il mattino della nostra partenza arrivando alle urgenze ho domandato come era andata la notte. Una infermiera ha sorriso. E poi è scoppiata in lacrime.” A questo punto del suo racconto la voce del dott Jilbert vacilla “vede, si riprende sorridendo, anche io…”.

QUI INVECE IL LINK  di un reportage su questi armamenti preso da Peacereporter

E QUI ANCORA
ARMI NON CONVENZIONALI: IL PARERE DEGLI ESPERTI DEL ‘NEW WEAPONS COMMITTEE’
“Siamo in contatto con medici che operano anche nella Striscia di Gaza, abbiamo visto immagini, già fatto studi approfonditi sulle armi utilizzate dagli israeliani in Libano nel 2006 e siamo arrivati alla conclusione che le ferite che vediamo oggi a Gaza sono identiche a quelle in Libano; e allora vennero utilizzate ‘Dime’ e fosforo bianco”: lo ha detto alla MISNA Paola Manduca, docente universitaria di genetica e rappresentante del ‘New weapons committee’ di Genova, un gruppo di accademici, ricercatori e studiosi di tutto il mondo che studia gli effetti degli ultimi ritrovati dell’industria bellica sugli individui e sulle popolazioni. “I Dime – dice la Manduca – sono un prodotto dell’industria americana di cui si conosce43761 l’esistenza dal 2004 ma che teoricamente non dovrebbero essere in commercio se ci si attiene alle dichiarazioni ufficiali; in realtà il loro impiego nel 2006 da parte degli israeliani in Libano è stato accertato”. La rappresentante del ‘New weapons committee’ spiega che i ‘Dime’ sono ordigni studiati per la guerra urbana e considerati dai loro ideatori ‘strumenti adeguati’ per ridurre i danni collaterali perché hanno una potenza controllabile e una forza distruttiva che in genere varia tra i cinque e i 10 metri. “I ‘Dime’ – continua la Manduca – contengono nanoparticelle di materiale pesante che a seconda della foggia del contenitore vengono diffuse in maniera omogenea o secondo alcune particolari forme; i tanti casi di amputazione sono probabilmente dovuti a ‘Dime’ che rilasciano le particelle plasmandole come una lama che trancia di netto qualunque cosa trovi all’interno del suo raggio di azione; ecco perché tante persone, bambini e donne, vengono ritrovati con braccia e gambe amputate, ma senza nessun frammento nel resto del corpo; anche l’innesco può essere modificato in base alle necessità. Volendo paragonare i ‘Dime’ a qualcosa che ci è più familiare, provate a immaginare delle accette giganti lanciatevi contro a folle velocità“. Sembra fantascienza, continua la docente genovese, ma sono armi reali che uccidono o lasciano con gravi disabilità chi viene colpito. Alcune immagini visionate dai ricercatori del ‘New weapons committee’ confermerebbero anche l’uso da parte di Israele di ordigni contenenti fosforo bianco: “Su questo non abbiamo ancora sufficienti testimonianze – aggiunge la Manduca – ma alcune immagini televisive ne dimostrerebbero l’impiego; contrariamente ai ‘Dime’, armi sperimentali per le quali non c’è ancora una posizione ufficiale della comunità internazionale anche se se ne auspica l’intervento quanto prima, l’uso del fosforo bianco in aree civili come Gaza è esplicitamente vietato da una convenzione di Ginevra perché causa la morte bruciando qualunque cosa contenga ossigeno come un corpo umano”. Per la Manduca, infine, i gas asfissianti che fonti giornalistiche riferiscono essere stati usati in alcune zone della Striscia sono probabilmente ‘gas Cs’, sorta di lacrimogeni più intensi che rendono l’aria completamente irrespirabile.

GIUSTIZIATI, UNO AD UNO

12 gennaio 2009 16 commenti

childna0LA RETE E’ STRACOLMA DI QUESTE IMMAGINI. SU YOUTUBE SI POSSONO FACILMENTE TROVARE VIDEO DOVE PADRI E MADRI SOLLEVANO E SCOPRONO I CORPICINI DEI LORO FIGLI. SONO CORPI GIUSTIZIATI, COLPITI UNO AD UNO DA UN PAIO DI COLPI AL PETTO. I NEONATI INVECE DA UN COLPO IN TESTA: QUESTO NON LO POSSONO NASCONDERE, LE IMMAGINI PARLANO CHIARAMENTE.
NON SI TRATTA DI SCHEGGE, NON SI TRATTA DI ERRORI O INCIDENTI…SI TRATTA DI BAMBINI GIUSTIZIATI CASA PER CASA, UNO AD UNO.
DI CORPICINI INNOCENTI TRAPASSATI DAL LORO PIOMBO, GIORNO DOPO GIORNO.
UNO AD UNO.
VI RICORDATE I BAMBINI IN JUGOSLAVIA PASSATI ALLA BAIONETTA? VI RICORDATE ?
QUI ORMAI, DATA LA PORTATA DEL GENOCIDIO IN ATTO, NON CI SONO PIU’ NEMMENO PARAGONI POSSIBILI.
C’E’ SOLO INDIGNAZIONE, RABBIA, ODIO CHE CRESCE.

Leggi :
Operazione Piombo Fuso
Storia di un’espulsione

Da Vittorio, articolo pubblicato sul Manifesto

10 gennaio 2009 1 commento

 

“Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola” mi dice Jamal, chirurgo dell’ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. “Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l’ultimo miagolio soffocato.” Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua “Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell’opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste…” il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. “Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati.” vittime1qb0
A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia,  più di cinquanta finora le vittime. Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito. Poco prima mi ero intrattenuto in una discussione con il dottor Abdel, oftalmologo, circa i rumors, le voci incontrollate che da giorni circolano lungo tutta la Striscia secondo le quali l’esercito israeliano ci starebbe tirando addosso una pioggia di armi non convenzionali, vietate dalla Convenzione di Ginevra. Cluster bombs e bombe al fosforo bianco. Esattamente le stesse che l’esercito di Tsahal utilizzò nell’ultima guerra in Libano, e l’aviazione USA a Falluja, in violazione delle le norme internazionali. Dinnanzi all’ospedale Al Auda siamo stati testimoni e abbiamo filmato dell’utilizzo di bombe al fosforo bianco, a circa cinquecento metri da dove ci trovavamo, troppo lontano per essere certi che sotto gli Apache israeliani ci fossero dei civili, ma troppo tremendamente vicino a noi. Il Trattato di Ginevra del 1980 prevede che il fosforo bianco non debba essere usato direttamente come arma di guerra nelle aree civili, ma solo come fumogeno o per l’illuminazione. Non c’è dubbio che utilizzare quest’arma sopra Gaza, una striscia di terra dove si concentra la più alta densità abitativa del mondo, è già un crimine a priori. Il dottor Abdel mi ha riferito che all’ospedale Al Shifa non hanno la competenza militare e medica, per comprendere se alcune ferite di cadaveri che hanno esaminato siano state prodotte effettivamente da proiettili al fosforo bianco. A detta sua però, in venti anni di mestiere, non ha mai visto casi di decessi how20many20more20raids20ben20heinecome quelli portati all’ospedale nelle ultime ore. Mi ha spiegato di traumi al cranio, con fratture a  vomere, mandibola, osso zigomatico, osso lacrimale, osso nasale e osso palatino che indicherebbero l’impatto di una forza immensa con il volto della vittima. Quello che ha detta sua è totalmente inspiegabile, è la totale assenza di globi oculari, che anche in presenza di traumi di tale entità dovrebbe rimanere al loro posto, almeno in tracce, all’interno del cranio. Invece stanno arrivando negli ospedali palestinesi cadaveri senza più occhi, come se qualcuno li avesse rimossi chirurgicamente prima di consegnarli al coroner. Israele ci ha fatto sapere che da oggi ci è generosamente concessa una tregua ai suoi bombardamenti di 3 ore quotidiane, dalle 13 alle 16. Queste dichiarazioni dei vertici militari israeliani vengono apprese dalla popolazione di Gaza, con la stessa attendibilità dei leaders di Hamas quando dichiarano di aver fatto strage di soldati nemici. vittime74fd9Sia chiaro, il peggior nemico dei soldati di Tel Aviv sono gli stessi combattenti sotto la stella di Davide. Ieri una nave da guerra al largo del porto di Gaza, ha individuato un nutrito gruppo di guerriglieri della resistenza palestinese muoversi compatto intorno a Jabalia e ha cannoneggiato. Erano invece dei loro commilitoni, risultato: 3 soldati israeliani uccisi, una ventina i feriti. Alle tregue sventolate da Israele qui non ci crede ormai nessuno, e infatti alle 14 di oggi Rafah era sotto l’attacco degli elicotteri israeliani, e a Jabalia l’ennesima strage di bambini: tre sorelline di 2, 4, e 6 della famiglia Abed Rabbu. Una mezz’ora prima sempre a Jabilia ancora una volta le ambulanze della mezzaluna rossa sotto attacco.Eva e Alberto, miei compagni dell’ISM, erano sull’ambulanza, e hanno videodocumentato l’accaduto, passando poi i video e le foto ai maggiori media. Hanno gambizzato Hassan, fresco di lutto per la morte del suo amico Araf, paramedico ucciso due giorni fa mentre soccorreva dei feriti  a Gaza city. Si erano fermati a raccogliere il corpo di un moribondo agonizzante in mezza alla strada, sono stati bersagliati da una decina di colpi sparati da un cecchino israeliano. Un proiettile ha colpito alla gamba Hassan, e ridotto un colabrodo l’ambulanza. Siamo arrivati a quota 688 vittime, 3070 i feriti, 158 i bambini uccisi, decine e decine i dispersi. Solo nella giornata di ieri si sono contati 83 morti, 80 dei quali civili. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Recandomi verso l’ospedale di Al Quds dove sarò di servizio sulle ambulanze tutta la notte, correndo su uno dei pochi taxi temerari che zigzagando ancora sfidano il tiro a segno delle bombe, ho visto fermi ad una angola di una strada un gruppo di ragazzini sporchi, coi vestiti rattoppati, tali e quali i nostri sciuscià del dopoguerra italiano, che con delle fionde lanciavano pietre verso il cielo, in direzione di un nemico lontanissimo e inavvicinabile che si fa gioco delle loro vite. La metafora impazzita che fotografa l’assurdità di questa di tempi e di questi luoghi.
Restiamo umani.
Vik
Vittorio Arrigoni blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/ 

MIDEAST-PALESTINIAN-ISRAEL-GAZA-CONFLICT

OPERAZIONE PIOMBO FUSO: IL BESTIARIO

10 gennaio 2009 2 commenti

Ieri non sono riuscita ad aggiornare questo blog, malgrado fosse estremamente necessario.
Anche ieri l’ennesima strage di profughi e di sfollati: strage scientifico, compiuto su un gruppo di persone che lo stesso Tsahal,

Foto di Khalil Hamra _Civili e sfollati di Jabaliya_

Foto di Khalil Hamra _Civili e sfollati di Jabaliya_

l’esercito sionista, aveva ammassato in una palazzina intimandogli il divieto di uscire. Poco dopo, la stessa palazzina è stata colpita dall’esercito causando più di 30 morti.
«Domenica (4 gennaio), di prima mattina, i soldati israeliani sono entrati nella nostra abitazione e in quella di nostri parenti e ci hanno ordinato di radunarci tutti in un locale vicino, una specie di magazzino di cemento» racconta Mayssa all’ANSA. Erano diverse decine di persone, tutte del clan familiare dei Samuni. Senza acqua, senza cibo. Così è trascorsa una giornata. «La mattina di lunedì (5 gennaio) tre miei cugini hanno socchiuso la porta, hanno visto che la situazione sembrava tranquilla e hanno deciso di avventurarsi fuori. Ma fatti pochi passi sono stati colpiti: da un razzo sparato da un aereo senza pilota o da un carro armato, non saprei». «Noi – prosegue Mayssa – eravamo molto spaventati. Poi, dopo due ore circa, c’è stata una seconda esplosione, all’ interno del magazzino che si è riempito di fumo e di polvere. Quando abbiamo potuto vedere cosa era accaduto attorno a noi, abbiamo constatato che per terra c’erano decine di cadaveri e di feriti». «Ho visto subito che mio marito era morto. Poi fra i cadaveri ho riconosciuto anche mio suocero, mia suocera, delle zie, alcuni nipoti….».

Foto di Baz Ratner

Foto di Baz Ratner

«È stato mio cognato ad infondermi coraggio» prosegue Mayssa. «Mi ha detto che ormai per chi era morto non c’era più niente da fare e che dovevamo pensare ai feriti. Io ero ferita in modo non grave, così siamo usciti in cerca di aiuti. Con un fazzoletto ho cercato di fermare la emorragia nella mano di Jumana, che aveva perso tre dita». Da un letto vicino Ula Samuni aggiunge altri dettagli. «Per strada ci siamo imbattuti in soldati israeliani che ci chiedevano dove fosse Ghilad Shalit…» il soldato israeliano rapito da Hamas nel 2006. Nel bombardamento Ula ha perso due dei sei figli. Altri due, che in un primo momento erano stati dati per morti, sono stati trovati feriti sotto le macerie due giorni fa. Mayssa a fatica è riuscita a trovare un’ambulanza che l’ha portata all’ospedale Shifa. Altri, meno fortunati, hanno percorso a piedi il tragitto di 5-6 chilometri fino all’ ospedale, agitando bandiere bianche. Rivolta ai giornalisti, Ula esclama: «Israele dice di voler combattere Hamas e poi invece colpisce noi, che siamo solo vittime. Tutto il mondo è colpevole di questo crimine». Poi Ula si chiede chi vendicherà mai quei morti.
Questa una piccola testimonianza di decine e decine che potremmo riportare.

Foto di Ismail Zaydah

Foto di Ismail Zaydah

Intanto invece, oggi, inizierei qui un bestiario. Le dichiarazioni più schifose…POTETE CONTRIBUIRE, così ne collezioniamo un po’e pubblichiamo un bel bestiario puzzolente.
8.55: Di fronte «a una parte dell’Islam che si pone in maniera aggressiva rispetto al cristianesimo» le reazioni cristiane «sono le più varie» e qualche volta c’è «una sorta di ammiccamento». Lo dice in un’intervista al ‘Corriere della Serà il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che definisce anche «allarmanti» le parole del cardinal Martino che nei giorni scorsi aveva equiparato Gaza ai campi di concentramento. «Gravi» sono poi, secondo Di Segni , le parole dell’ direttore della sala stampa del Vaticano Joaquin Navarro-Valls, che aveva invece parlato di «segno di libertà» a proposito delle manifestazioni di preghiera dei musulmani: «E invece, in luoghi così importanti per la civiltà cristiana, poteva essere un segno di guerra» 

 

8.57: «Rafforzare i legami con lo Stato ebraico». È questo l’imperativo per Andra Ronchi, ministro per le Politiche europee, che in un’intervista al ‘Messaggerò definisce Hamas «terrorismo allo stato puro». «Chi oggi in Italia fa dei distinguo rispetto a Israele – aggiunge – è oggettivamente un fiancheggiatore di Hamas: culturalmente prima che politicamente. Sbaglia anche chi, come D’Alema, vede in Hamas un possibile interlocutore», dato che l’organizzazione «propugna la distruzione di Israele». 

9.00: «Il Comune di Roma non può essere da meno alla Provincia: quindi daremo non 10mila ma 15mila euro». È l’impegno economico in favore dei bambini palestinesi che il sindaco Gianni Alemanno ha preso partecipando alla registrazione del Maurizio Costanzo Show. Durante la puntata, un rappresentante di Save The Children ha infatti ricordato come palazzo Valentini abbia messo a disposizione dell’associazione un contributo di 10mila euro. «Messo alle strette» da Costanzo, anche il sindaco ha assicurato un impegno del Comune. Poi scherzando sull’entità del contributo, Alemanno ha concluso: «Marrazzo ne dovrebbe dare almeno 20mila».

12.55 Alcune agenzie dell’Onu a Gaza avrebbero al loro interno uomini infiltrati di Hamas. Lo ha affermato oggi l’ambasciatore di Israele in Austria, Dan Ashbel, in un’intervista al settimanale Profil in uscita lunedì. «Sapete oggi chi sono a Gaza i dipendenti dell’ Unrwa (l’ agenzia dell’Onu per l’aiuto ai rifugiati palestinesi) – ha detto l’ambasciatore – sono uomini di Hamas che distribuiscono aiuti a coloro che sono fedeli ad Hamas». «Anche questa organizzazione umanitaria – ha concluso – è sotto il controllo di Hamas che la utilizza come un’arma contro il suo popolo». L’agenzia dell’Onu per i rifugiati a Gaza aveva sospeso giovedì le operazioni nella Striscia dopo che uno dei suoi convogli era stato colpito da alcuni proiettili e l’autista palestinese era stato ucciso. L’Onu ha annunciato che riprenderà la distribuzione degli aiuti, dopo aver ricevuto da Israele garanzie sulla sua sicurezza, e ha chiesto ad Israele di indagare sugli attacchi al convoglio Unrwa e alle tre scuole dell’Onu a Gaza

Dalla Torah….e le notizie del giorno dal medioriente

8 gennaio 2009 Lascia un commento

DALLA TORAH:            

Quando il Signore tuo Dio ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso e ne avrà scacciate davanti a te molte nazioni: gli Hittiti, i Gergesei, gli Amorrei, i Perizziti, gli Evei, i Cananei e i Gebusei, sette nazioni più grandi e più potenti di te, quando il Signore tuo Dio le avrà messe in tuo potere e tu le avrai sconfitte, le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza né farai loro grazia. Non ti imparenterai con loro,78397_11 non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché allontanerebbero i tuoi figli dal seguire me, per farli servire a dei stranieri, e l`ira del Signore si accenderebbe contro di voi e ben presto vi distruggerebbe. Ma voi vi comporterete con loro così: demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco i loro idoli. Tu infatti sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il suo popolo privilegiato fra tutti i popoli che sono sulla terra. [Deuteronomio 7, 1-6]

Soltanto nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dá in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, perché essi non v`insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dei e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio. [Deuteronomio 21, 16-18]

Il Deuteronomio (ebraico דברים devarìm,”parole”,dall’incipit; greco Δευτερονόμιο , deuteronòmio, “seconda legge”, per la ripetizione di leggi già presenti in Esodo; latino Deuteronomium) è il quinto libro della Torah ebraica

girl585_459461aOGGI ANCHE IL SUD DEL LIBANO E’ STATO ATTACCATO. LANCI DI RAZZI CI SONO STATI DAL CONFINE LIBANESE VERSO ISRAELE: GLI HEZBOLLAH HANNO DICHIARATO DI ESSERNE ESTRANEI. IL LANCIO SAREBBE STATO EFFETTUATO DA UN GRUPPO PALESTINESE.

NEL FRATTEMPO UN PO’ DI NOTIZIE DA GAZA, DOVE DA 7 GIORNI MANCA L’ACQUA CORRENTE. E DOVE NELLE TRE ORE DI TREGUA DI IERI SONO STATI TROVATI DECINE E DECINE DI CADAVERI.

9.32: Le forze aeree israeliane hanno intensificato le proprie operazioni su Gaza la notte scorsa, con raid diretti contro circa 60 bersagli. A riferirlo è stato un portavoce militare. Circa cinquemila persone, abitanti di Rafah, sono fuggite ed hanno cercato riparo in due scuole delle Nazioni Unite in cui vengono accolti gli sfollati dopo che elicotteri israeliani avevano lanciato volantini esortando gli abitanti a lasciare le case situate al confine con l’Egitto e che secondo i militari israeliani Hamas usa per nascondere l’accesso ai tunnel.

11.11: Un cameraman della televisione di stato algerina ENTV è rimasto ucciso nei bombardamenti sulla striscia di Gaza. Bacel Feradj, conferma soltanto oggi Aps, è morto martedì sera al Cairo dove era stato evacuato d’urgenza dopo le gravi ferite riportate durante i primi giorni dell’attacco israeliano.59772_wm_457x400

11.45: Un ufficiale israeliano è stato ucciso e un soldato è stato ferito in modo lieve nello scoppio di un razzo anticarro durante scontri a fuoco con miliziani palestinesi stamane nel centro-sud della striscia di Gaza, secondo un comunicato del portavoce militare.

12.26: Cadaveri, a decine e decine, giacciono sulle strade e i feriti muoiono davanti gli occhi dei soldati israeliani che a distanza di pochi metri non fanno niente per soccorrerli”: è solo una delle frasi del drammatico racconto di Ayad Nasr, portavoce della croce rossa internazionale riuscito ad entrare a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, dove infuriano da giorni i combattimenti tra le forze speciali israeliane e i miliziani palestinesi. In collegamento telefonico con la tv satellitare araba Al Jazeera, il rappresentante dell’organizzazione umanitaria ha lanciato “un pressante e urgente appello alle autorità israeliane per permettere alle nostre auto ambulanze di entrare nelle zone di Abraj Al Awda e Abraj Sheikh Zaid per raccogliere i feriti che molti di loro sono morti perchè nessuno ha prestato loro soccorso”.

Foto di Ariel Harmoni _Ehud Barak durante la visita di ieri nella base militare di Tzeelim_

Foto di Ariel Harmoni _Ehud Barak durante la visita di ieri nella base militare di Tzeelim_

13.04: Il Times di Londra rilancia: Israele sta usando proiettili al fosforo bianco – vietati da accordi internazionali in zone popolate da civili – nella sua offensiva a Gaza, e questo uso viene ora provato dalle ustioni sui corpi di vittime palestinesi e da immagini di tali munizioni che compaiono in foto delle stesse forze armate israeliane. Il quotidiano pubblica in particolare una foto dei presunti proiettili al fosforo bianco – di colore azzurro chiaro, contrassegnati dalla sigla M825A1, di fabbricazione americana – con un militare che ne sta maneggiando uno. Le munizioni vengono usate per creare schermi fumogeni a protezione delle truppe, ma la densità abitativa di Gaza rende probabile che il fosforo – che a contatto con la pelle prove gravissime ustioni, perchè è difficile da spegnere – finisca per colpire anche i civili.

16.32: L’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite preposta agli aiuti ai palestinesi, ha annunciato oggi di sospendere le sue attività umanitarie nella Striscia di Gaza a causa del rischio costituito per il suo personale dalle operazioni militari israeliane sul territorio. Siti internet palestinesi citano dichiarazioni di Adnan Abu Hasna, portavoce dell’Unrwa a Gaza City, secondo cui l’agenzia dell’Onu «ha deciso di sospendere tutte le sue operazioni nella Striscia di Gaza in seguito all’aumentato numero di azioni ostili contro i propri uffici e il proprio personale». Il portavoce non ha precisato quanto tempo durerà la sospensione delle attività dell’Unrwa.

Foto di Ashraf Amra _bimbi palestinesi_

Foto di Ashraf Amra _bimbi palestinesi_

16.40: Sono 763 i palestinesi uccisi, 3.120 feriti, 375 dei quali in condizioni gravi, nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra lo scorso 27 dicembre. Il responsabile dei servizi sanitari di emergenza della Striscia di Gaza, Mòaweya Hassanein, denuncia inoltre come «molta gente risulti scomparsa, e sia molto probabilmente sepolta sotto le macerie di decine di case distrutte». Hassanein spiega come i 375 feriti gravi abbiano bisogno di cure urgenti, per questo sollecita le organizzazioni umanitarie internazionali ad intervenire il più velocemente poissibile per bloccare questa crisi umanitaria grave e reale. 

16.51: Gli episodi nei quali forze israeliane hanno sparato oggi su convogli umanitari sono stati due, ha poi precisato l’Unwra. Il primo, nel quale sono morti due conducenti, è avvenuto nella tarda mattinata. Un altro convoglio è stato poi preso di mira dal fuoco israeliano durante la tregua di tre ore, da ieri in vigore ogni giorno. L’uomo ucciso lavorava per una compagnia palestinese di trasporti che viene regolarmente impiegata da Israele per portare beni a Gaza. «Abbiamo sospeso tutti i movimenti del nostro staff fino a quando riceveremo le necessarie garanzie per loro», ha detto un alto funzionario dell’Unrwa all’agenzia stampa tedesca Dpa

18.00: Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha affermato oggi che ancora non sono stati raggiunti tutti gli obiettivi dell’offensiva contro Gaza. «La decisione su come essere sicuri che si mantenga la calma nel sud è ancora davanti a noi e alle forze di difesa israeliane non è ancora stato chiesto di compiere tutto quello che è necessario per ottenere questo risultato», ha detto Olmert durante una visita ai soldati della divisione Gaza. Secondo il sito di Haaretz, che riporta le sue parole, il commento di Olmert potrebbe essere interpretato come una volontà d’intensificare l’operazione «piombo fuso», giunta ormai al tredicesimo giorno. Fonti politiche a Gerusalemme affermano che una decisione in proposito verrà presa nei prossimi giorni. Anche il ministro della Difesa Ehud Barak, parlando a dei riservisti ha detto che l’operazione a Gaza «continua».

19.39: Durissime accuse della Croce Rossa Internazionale contro Israele. I soccorsi all’interno della striscia di Gaza, si legge in un comunicato dell’ICRC, sarebbero stati deliberatamente ostacolati dai soldati israeliani e viene riferito di episodi particolarmente agghiaccianti avvenuti nel quartiere di Zeitun, a Gaza City: quattro bambini, troppo deboli per rimanere in piedi, che giacevano abbracciati al cadavere della loro madre, un uomo ancora vivo sdraiato lungo la strada, nelle case e per le vie decine di cadaveri abbandonati. I soccorritori della Croce Rossa sono riusciti ad evacuare 18 feriti ed altre 12 persone in condizioni fisiche estremamente fragili, malgrado ”i soldati israeliani che si trovavano ad una postazione militare a soli 80 metri di distanza” abbiano intimato loro di andarsene.

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