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Posts Tagged ‘Serdar Kadakal’

“Testimone a Gezi Park” sbarca a Roma

12 dicembre 2013 Lascia un commento

Luca Tincalla per me era @workingclasshero,
poi è arrivata la rivolta di Gezi Park ed è più amichevolmente diventato “il turco”,
fanciullo misterioso che narrava le vicende che accadevano intorno a lui, con occhio curioso e parole apparentemente distratte.
Ho immediatamente pubblicato i suoi testi,
me li mandava dalle periferie anatoliche e non esitavo un secondo a metterli sul blog.
Mi piaceva il suo modo di scrivere, sembrava un passante spaesato che voleva solo capire quell’effervescenza virale ed improvvisa: poi l’ho visto come per magia arrivare a Testaccio, in piena estate, con la sua bicicletta malgrado un caldo raro.
I suoi scritti hanno subito preso forma, ancor prima di in un aperitivo tra scivoli, altalene e pancioni scalcianti: lui scrive precisamente come pedala, parcheggia, cammina per il mondo. Luca e le sue parole si assomigliano come si mormora dei cani con i loro compagni umani.

Ora quelle pagine son diventate un libro autoprodotto ed anche il nostro aperitivo è diventato letteratura 😉
quindi sabato 14 venite a farvi due chiacchiere con lui e chi vuole saperne ancora dei suoi racconti da un parco che voleva resistere,
del mondo che intorno a quegli alberi è nato, in quel paese e nella vita del nostro ciclista stanco ma tenace.
A sabato e … buona lettura.

Sabato 14 Dicembre alle ore 19
presso la Libreria Antigone in via degli Ausoni 48,  Roma
Testimone a Gezi Park
di Luca Tincalla
(Sarà presente l’autore)

a fine presentazione Aperitivo solidale a sottoscrizione per la Libreria Antigone
A Istanbul, un uomo in cerca di se stesso si ritrova – volente o nolente – a essere testimone di quello che succede a Gezi Park. Gezi Park è un fazzoletto verde, un parco, nei pressi della piazza di Taksim, teatro storico delle principali manifestazioni in città e nel Paese. Perché degli abusivi (degli attivisti) stanno occupando il suolo pubblico? Per cosa manifestano? E contro chi? Mentre l’uomo, che è a Gezi Park per caso, si pone queste domande, un poliziotto si avvicina e con un idrante lo annaffia dalla testa ai piedi. Pian piano, andando avanti, l’uomo comincia a perdere la sua innocenza e ad acquisire consapevolezza. Ma è pur sempre un emarginato, un pazzo, un çapulcu; non sarà facile per lui capire e, infatti, il “processo di consapevolezza” sarà un po’ il leitmotiv del libro.

Testimone a Gezi Park è stato pubblicato su giap di Wu Ming (con il loro articolo sulla rivolta in Turchia), qui: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=13550

Turchia: vittime collaterali

14 settembre 2013 2 commenti

Un post da @workingclasshero che ci racconta le ultime ore ad Istanbul,
Grazie caro!

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Serdar Kadakal è morto stamattina. È morto per un attacco cardiaco dovuto a inalazione di gas. È morto perché da tre giorni a Kadikoy, quartiere in parte asiatica di Istanbul, va in onda uno spettacolo pirotecnico di fuochi d’artificio offerto dalle forze dell’ordine. Non è dunque il gas delle mura domestiche che ha stroncato Serdar, ma quello nostrano delle forze del disordine. Omicidio? Suvvia non scherziamo. Chiamiamola tragica fatalità.

Una fatalità che aveva già preso tra le sue braccia il destino di Metin Lokumcu, Irfan Tuna e Selim Onder. Non c’è due senza tre. Ora siamo arrivati a quattro. Quattro vittime – morti non basta – collaterali agli eventi di occupygezi. Difatti nessuna di queste quattro persone è morta negli scontri, anche se le famiglie spingono su questo fatto, anche se la loro scomparsa è legata a questi. Una morte indiretta, se vogliamo, ma scordatevi la casualità. Non si muore per caso.

Ma perché da tre giorni si protesta a Kadikoy? A questa domanda vorrei rispondere non in maniera sintetica, preparatevi a sorbirvi un mezzo pippone. Anzi, no. Prima rispondo, non sia mai si vada a cercare la ragione tra le pagine di qualche infausto quotidiano. A Kadikoy – e a Istanbul, Ankara, Izmir e altre città – si protesta perché pochi giorni fa è morto (ammazzato?) un manifestante. Ahmet Atakan, 22 anni, secondo la polizia si è buttato di sua volontà da un muretto, mentre per i ribelli è stato centrato in pieno da un candelotto lacrimogeno sparatogli da cinque metri. Dov’è la verità? In un video, in effetti, si vede cadere Ahmet da un muretto. Ma cade a peso morto, come un pupazzo, senza muovere un arto; per gli sviluppi si aspettano il RIS di Parma o il CSI. Domanda tecnica per gli esperti di balistica: i candelotti non si sparavano a 45 gradi dal terreno?

Pippone. In Turchia non si manifesta da tre giorni. La protesta non si è mai fermata. Continua dalla fine di maggio e, come tutte le cose, si è evoluta (o involuta, dipende). C’è meno gente che a giugno/luglio, ma più che ad agosto. Niente bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. E nemmeno occupygezi due, che fa molto vendemmia. No. È la natura che è cambiata, meno di pancia e più con il cervello – anche se i morti sembrano smentirmi. Ci sono più partiti adesso che aprono le bandiere dentro le manifestazioni, tipo il BDP e il CHP, e non è necessariamente un male; peccato che questo nuovo partito non ce l’ha fatta a formarsi e non ci sia segno di una grosse koalition. I forum, comunque, stanno dando una spinta eccezionale alla protesta e continuano e continuano, non si sono mai fermati.

Il motivo vero per il quale si è perso di vista la protesta in Turchia, in Italia come altrove, è che non interessa. Diciamocelo. Non fa audience. I morti assordanti dell’Egitto hanno rubato giustamente la scena per poi essere rimpiazzati da quelli silenziosi della Siria. Per un giorno eh, non di più. Poi, pure per loro, dura minga. Dicono che un premio per la pace si prepara a combattere l’ennesima guerra, io non lo so, non so più chi è il buono e chi è il cattivo. Il brutto è che girarsi è troppo facile, ignorare è troppo facile, fare finta di niente è troppo facile. La Turchia è finita sui giornali pochi giorni fa quando Istanbul ha perso la possibilità di tenere le olimpiadi del 2020, ancora ho letto di gente che in Italia pensava a un’opportunità persa per la “democrazia” quando qui i capulcu erano per le strade a festeggiare. A festeggiare una sconfitta. Ossimori, eh?

E così mi sento un po’ io. Sconfitto. Ma non ancora vinto. E fino a quando avrò fiato scriverò le mie parole su un pezzo di carta e che buon pro vi faccia.

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