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Posts Tagged ‘Gezi Park’

Gezi Park un anno dopo “They call it chaos, we call it home!”


Gezi Park un anno dopo avrà la stessa colonna sonora dello scorso anno.
Avrà una massa incredibile di persone che già sono in piazza, che non son proprio mai tornate a casa,
avrà lo scrosciare a pressione dell’acqua dagli idranti, le pallottole di gomma che fischiano e uccidono,
gli scoppi dei lanci di lacrimogeni, poi tosse, tosse, vomito, urla, cariche e ancora resistenza. Le immagini delle mascherine piene di sangue dello scorso anno non le dimentichiamo: Istanbul dodici mesi fa era quella città dove bastava respirare per sanguinare copiosamente.

Istanbul è di nuovo in strada, Istanbul non è mai tornata a casa da quella lunga giornata di 365 giorni fa.
Istanbul non è più quella di prima e sembra non voler far altro che dimostrarlo, ad Erdogan e ai suoi servi armati di tutto punto.
Istanbul e il popolo di Taksim, è lì sottobraccio a chi è stato ucciso,
Come è stato sottobraccio alla mamma di Berkin, uscito per del pane, nei 269 giorni di coma che l’hanno tenuto sospeso tra vita e morte.
“se andrete lì le forze di sicurezza vi arresteranno” Erdogan ha usato queste parole per dare il benvenuto a chi voleva commemorare quest’anniversario di lotta, e riceverà in cambio migliaia di persone contro qualunque divieto. Le cariche oggi non si son mai fermate, il numero degli arresti continua a salire (inizia a sfiorare i 100) e nessun anche oggi sembra voler tornare a casa…
Le immagini e la brutalità della polizia non stupiscono, ma lasciano sempre comunque attoniti: la bellezza delle vostre barricate apre il cuore e fa venir voglia di vomitar lacrimogeni con voi…
passo dopo passo con voi.

GEZI PARK, un anno fa:
La giornata dell’11 giugno: mattina /pomeriggio / sera
Racconto per immagini
Gli altri post di questi giorni:
Si respira e si sanguina
Taksim / NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini
Le ultime parole di Abdullah
I primi morti / Che poi son 3
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Berkin Elvan, il piccolo principe di Taksim, è volato via dopo 269 giorni di coma

11 marzo 2014 3 commenti

269 giorni ad accarezzarti, a pulire la tua pelle per evitare che le piaghe la mangiassero,
269 giorni di canzoni, di sorrisi faticosissimi e voce serena per provare a farti sentire che intorno a te tutto era rilassato, in semplice tua attesa.

269 giorni che le dita di tua madre si intrecciavano alle tue cercando una contrazione, un tocco di vita che poi in realtà non è mai arrivato,
269 giorni ad osservare le palpebre senza battere le proprie per paura di perdere proprio in quel batter d’occhi involontario il primo movimento possibile che avesse il sapore della vita, o di qualcosa di almeno leggermente simile.
Quando ho saputo che il “piccolo principe” di Taksim se ne è andato all’alba di questa giornata
i miei occhi ormai decisamente stanchi hanno incontrato quelli di tua madre,
come li avessi incontrati per 269 lunghi maledetti bastardi giorni.
Ho conosciuto il coma di mio figlio, ancora ne combatto i malefìci che ha inserito nel suo corpo e per sempre li combatterò,
ho conosciuto quindi la tua mamma caro Berkin, perchè quello che si impara tra i lamenti sordi di una rianimazione,
quando si balla con la morte e quasi la si attende come salvezza, è che si è tutte lo stesso cuore.
Tutte mamme col vuoto dentro, intorno, davanti: il buco nero del bip di quel monitor.

Tu non eri nemmeno sceso a manifestare quel giorno, a 14 anni.
Eri solo andato a prendere il pane, forse a malapena cosciente che intorno a te c’era chi combatteva per difendere un qualcosa e conquistare il mondo intero; colpito in testa da un lacrimogeno, hai trovato davanti a te soltanto il buio del coma,
e le canzoni di tua madre che chissà se avrai mai sentito, in quei 269 giorni terminati stamattina alle 7.
Il tuo corpo pesa 16 kg, a questo è arrivata la vita prima di consegnarti alla polvere…
io ti auguro un viaggio leggerissimo, auguro alla tua mamma di poter dimenticare per sempre questi 269 giorni,
quel lacrimogeno, la tua pelle gonfia, il silenzio dei medici, auguro a lei di avere stampato in testa, per sempre, solo il tuo sorriso.

Oggi in tanti, in tantissimi sono arrivati all’ospedale dopo la notizia della tua morte e la polizia turca non ha esitato a reprimere…
ancora una volta un colpo in testa, un lacrimogeno che prende un fanciullo, un corpo che cade e perde i sensi,
come 269 giorni fa…

E da quel momento non si è mai fermata questa lunga giornata, fatta di una rabbia che arriva fino a dove tu stai viaggiando,
fatta dei loro idranti, lacrimogeni, manganelli, pallottole di gomma….

PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO!

Tanto il materiale presente su questo blog sulla rivolta di Taksim..
vi lascio un po’ di link

Gli idranti rossi, i loro effetti e le nottate di Taksim: LEGGI
Quando basta respirare per il sangue: LEGGI
ALTRE LETTURE:
La giornata dell’11 giugno: mattina /pomeriggio / sera
Racconto per immagini
Taksim / NoTav: una faccia, una piazza
La brutalità della polizia, per immagini
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Le richieste della piazza

31 marzo 2015: sequestrato il magistrato che seguiva il caso LEGGI

Ciao Berkin, i nostri pugni al cielo ti accompagneranno tra le stelle…

Un bacio alla tua mamma…

Burgos: scontri e barricate contro le nuove speculazioni urbanistiche

11 gennaio 2014 Lascia un commento

Qui non si riesce a seguire nulla,
dopo le poche righe scritte su Amburgo che ci hanno permesso di imparare una nuova parola tedesca, gefahrengebiet, che ricorda la nostra zona rossa genovese, ma un po’ peggio; ecco, dopo quelle righe mai son riuscita a riaprire pc.

Le barricate di Burgos…

Oggi cado su Burgos, città spagnola sfiorata nell’adolescenza nomade,
che si sta ribellando, fuoco alla mano, all’ennesimo scempio urbanistico e culturale. Non riescono a capire, i padroni e i papponi del cemento, che ora le loro colate devono passare su di noi: non che a loro interessi, non che loro non vogliano proprio murarci vivi…
Eh si, intrallazzini e palazzinari di ogni dove, dalla Turchia di GeziPark alla Spagna che non vuole una nuova avenue nel quartiere di Gamonal.

Nella Spagna della crisi economica si è come al solito incrementato l’uso spropositato della “grande opera urbanistica”,
alla faccia della disoccupazione crescente, degli asili che non ci sono, dell’assenza di servizi pubblici (proprio in questi mesi hanno tagliato diverse linee di bus) , dello scempio della sanità.
Ma nella Spagna delle strade, dei marciapiedi, delle piazze questo non passa: Burgos è una città spaccata,
dove la classe dirigente, borghese e capitalista ha sposato immediatamente l’idea del cambiamento urbanistico (fossero de Susa?!) da otto milioni

Come accoglie i manifestanti, la polizia spagnola

di euro solo nella prima fase (sappiamo che poi il tutto lieviterà verso altro tipo di cifre),
alla faccia di un’intera popolazione che è scesa in strada per urlare il proprio no.

Una manifestazione pacifica contro il bulevar de la calle Vitoria, iniziata con una cacerolas e finita con scontri durati ore, vista l’immediata reazione della repressione dello stato spagnolo, che ha schierato immediatamente migliaia di poliziotti in assetto antisommossa che non hanno atteso un secondo per caricare e ricoprire di lacrimogeni tutta la zona.
Una battaglia campale durata ore ed ore, dove la polizia non ha trovato proprio campo comodo per le sue sfilate di violenza, anzi.

Il quartiere non è nuovo alle battaglie contro lo Stato: già nel 2007 c’era stata una grossa rivolta popolare contro la costruzione di un parcheggio e contro i pesanti cambiamenti della città, che non hanno portato altro che stratificazioni di precarietà, sfruttamento, tassazioni folli, gentrificazione.
Ora ci risiamo e con molta più determinazione: il resoconto di questa notte parla già di 17 arresti…vi lascio una carrellata di foto…
per seguire gli eventi su twitter usate gli hashtag #Gamonal #Burgos #NoAlBulevar e #ardeBurgos

Sull’uso delle Bales de goma leggi: 12

Solidarietà!

“Testimone a Gezi Park” sbarca a Roma

12 dicembre 2013 Lascia un commento

Luca Tincalla per me era @workingclasshero,
poi è arrivata la rivolta di Gezi Park ed è più amichevolmente diventato “il turco”,
fanciullo misterioso che narrava le vicende che accadevano intorno a lui, con occhio curioso e parole apparentemente distratte.
Ho immediatamente pubblicato i suoi testi,
me li mandava dalle periferie anatoliche e non esitavo un secondo a metterli sul blog.
Mi piaceva il suo modo di scrivere, sembrava un passante spaesato che voleva solo capire quell’effervescenza virale ed improvvisa: poi l’ho visto come per magia arrivare a Testaccio, in piena estate, con la sua bicicletta malgrado un caldo raro.
I suoi scritti hanno subito preso forma, ancor prima di in un aperitivo tra scivoli, altalene e pancioni scalcianti: lui scrive precisamente come pedala, parcheggia, cammina per il mondo. Luca e le sue parole si assomigliano come si mormora dei cani con i loro compagni umani.

Ora quelle pagine son diventate un libro autoprodotto ed anche il nostro aperitivo è diventato letteratura 😉
quindi sabato 14 venite a farvi due chiacchiere con lui e chi vuole saperne ancora dei suoi racconti da un parco che voleva resistere,
del mondo che intorno a quegli alberi è nato, in quel paese e nella vita del nostro ciclista stanco ma tenace.
A sabato e … buona lettura.

Sabato 14 Dicembre alle ore 19
presso la Libreria Antigone in via degli Ausoni 48,  Roma
Testimone a Gezi Park
di Luca Tincalla
(Sarà presente l’autore)

a fine presentazione Aperitivo solidale a sottoscrizione per la Libreria Antigone
A Istanbul, un uomo in cerca di se stesso si ritrova – volente o nolente – a essere testimone di quello che succede a Gezi Park. Gezi Park è un fazzoletto verde, un parco, nei pressi della piazza di Taksim, teatro storico delle principali manifestazioni in città e nel Paese. Perché degli abusivi (degli attivisti) stanno occupando il suolo pubblico? Per cosa manifestano? E contro chi? Mentre l’uomo, che è a Gezi Park per caso, si pone queste domande, un poliziotto si avvicina e con un idrante lo annaffia dalla testa ai piedi. Pian piano, andando avanti, l’uomo comincia a perdere la sua innocenza e ad acquisire consapevolezza. Ma è pur sempre un emarginato, un pazzo, un çapulcu; non sarà facile per lui capire e, infatti, il “processo di consapevolezza” sarà un po’ il leitmotiv del libro.

Testimone a Gezi Park è stato pubblicato su giap di Wu Ming (con il loro articolo sulla rivolta in Turchia), qui: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=13550

Turchia: se per i reporter si chiedono 7 anni di carcere… per gli altri?

24 luglio 2013 Lascia un commento

L’arresto di Mattia Cacciatori ad Istanbul

Dopo giornate (e soprattutto nottate) attaccata alle piazze turche, che dopo gli scontri al Gezi Park di piazza Taksim ad Istanbul, si erano mobilitate in tutto il paese, questo blog è entrato in un mutismo un po’ vacanziero dal quale ora sembra difficile uscire.

Il 6 luglio, dopo giorni di scontri e già con 5 morti sull’asfalto del paese, venne fermato anche un giovanissimo fotoreporter italiano, Mattia Cacciatori, che dopo tre giorni in stato di fermo era stato rilasciato dalla polizia, dopo l’intervento della diplomazia italiana. Era in Turchia per un progetto di reportage sulla comunità LGBT ed è tornato a casa, dopo la breve detenzione, con un decreto d’espulsione per un anno, che non gli permetterà di continuare il suo lavoro.
Ma non è solo questo il problema, anzi.
Infatti, a meno di tre settimane dal suo rientro ha già ricevuto una comunicazione dal Consolato turco: non si sono dimenticati di lui e stanno per aprire il processo.
Il fotografo italiano non viene considerato un reporter, la sua maschera antigas (senza la quale non avrebbe certamente potuto lavorare) lo identifica come manifestante quindi le accuse non possono essere altro che “manifestazione non autorizzata e ostacolo all’azione delle forze dell’ordine”, che in quel paese significa:
FINO A SETTE ANNI DI CARCERE.

Quindi nel portare solidarietà totale a Mattia, voglio ricordare i 5 morti, più di 8000 feriti e 11 occhi rubati per sempre dalle pallottole di gomma della polizia turca, mandata a spazzare via le piazze da Erdogan.
Poi , per rimanere in tema giornalisti: a decine sono stati arrestati o perquisiti anche per un solo tweet e più di 60  hanno perso il posto di lavoro per aver scritto a favore della rivolta in difesa del Gezi Park.

Perchè portava la maschera antigas? GUARDA COME FANNO SANGUINARE I LACRIMOGENI USATI!

[I link sulla rivolta turca son QUI
e QUI lo scambio tra gli occupanti di Gezi Park e il movimento NoTav]

Un racconto della “morte in diretta” di ieri a Taksim … e le armi chimiche

16 giugno 2013 3 commenti

La giornata, oggi, in cui Erdogan ha mostrato bicipiti e sorriso, ed ha riempito della sua gente una delle piazze di Istanbul.
Una delle piazze della città, già: mentre tutto il resto della grande megalopoli euroasiatica cercava di raggiungere Piazza Taksim, che da ieri sera è diventata un desolante deserto blindato.

Blindato e protetto da uno schieramento di forze di sicurezza impressionante, che è continuamente (tuttora) sotto attacca di decine di migliaia di persone che vogliono riappropriarsi di quel parco e della libertà di gestire quella piccola società liberata che sotto quelle fronde era nata e si stava fortificando.
Una giornata quella di ieri che sembra ancora non avvicinarsi alla fine: non ad Istanbul, non ad Adana, Ankara, Bursa e tutte le altre città che dal primo momento sono scese in piazza con GeziPark senza mai fare un passo indietro.

Ieri è stata la giornata della “chimica”: dell’uso e dell’abuso mostruoso di agenti chimici lanciati contro i manifestanti.
Non solo lacrimogeni, perché facevano sanguinare bocca e naso (GUARDA)
Non solo idranti, perchè dei barili blu venivano aggiunti all’ultimo minuto: avevano la capacità di colorare l’acqua di rosso e non solo. (LEGGI)
L’effetto è ustionante, come si può vedere dalle immagini dei feriti.

qui delle info sul prodotto : http://www.jenixbibergazi.com, è un aggiunta di peperoncino chimico nei TOMA

Vi lascio un racconto che mi è stato appena spedito da quelle strade in lotta, Luca era indeciso se intitolarlo “la notte dei lunghi coltelli”, questo fa capire chi è il nemico che si ha davanti, da venti giorni, nelle strade di Turchia.

La morte in diretta

Un’alba senza il fuoco della resistenza
Dà vita a un giorno morto, privo della sua stessa essenza.
Alessandro Lesa

E dire che nel pomeriggio era stata una bellissima giornata. L’unico attacco era stato quello portato dai moscerini che, dopo aver svernato negli alberi, al richiamo di un prematuro acquazzone estivo erano riusciti baldanzosi dalle loro larve. Se avessi saputo interpretare i segni del destino l’avrei capito subito che questa era una metafora di quello che sarebbe successo dopo. Ma mi manca la pratica divinatoria; sebbene viva in Turchia da tempo, ho ancora difficoltà a leggere i fondi di caffè; e l’ultima zingara che mi ha fatto i Tarocchi mi aveva promesso grandi avventure e mi sono sposato.

Lo sgombero del Gezi Park

L’acquazzone, dunque, io non l’avevo previsto. Che i blindati annaffiassero la piazza come un campo da coltivare, io non l’avevo capito. Che la pioggia fosse arrivata da terra, e non dal cielo, io non me lo sarei mai immaginato. Che l’attacco, quello vero, scoppiasse sul far della sera al dolce canto del muezzin, io… nemmeno in un incubo l’avrei potuto sognare. Non chiamatemi né Cassandro né Do Nascimiento. No. Chiamatemi testimone poiché questa è l’unica cosa che so fare, forse.

Comunque. Nel pomeriggio, insieme a dei compatrioti, chiamiamoli con fantasia Gianluca e Michele c’eravamo dati appuntamento a Taksim per un’allegra scampagnata al parco di Gezi. Ora, con questi valorosi çapulcu (“straccioni”), di diverse vedute politiche, eravamo tutti d’accordo a farci un giretto. Già, Erdogan connecting people. In Italia noi non saremmo mai (e poi mai) potuti andare d’accordo: qui sì. Poi al trio si era aggiunta Monica, e avevamo pareggiato lo schieramento politico.

Dicevo. Gezi Park era come al solito in festa. C’era chi suonava il saz, chi il piffero, chi la chitarra; il piano di “Bella Ciao”, invece, era stranamente silenzioso, come se anche lui aspettasse qualcosa.

Arresti di massa a Smirne

La libreria open-air era sempre attiva; e avevano coperto, con un telo, gli scaffali per impedire alle gocce che cadevano dai rami bagnati di ricongiungersi con la carta dei libri. Poi c’era chi ballava, chi pregava e chi arringava: “L’impegno per la democrazia andrà avanti!” E quasi tutti i manifestanti erano convinti che l’offerta di pace effettuata da Erdogan, tramite un referendum, non fosse né la nuova Magna Charta né tantomeno la nuova Tanzimat – c’è un giornalista che se la vuole rivendere? Era stato organizzato persino un piccolo kindergarten in cui le mamme (improvvisate e non) tenevano a bada le grida, già di protesta, degli infanti. C’erano molte donne e bambini nel parco. E la sera i poliziotti avrebbero preso di mira anche loro.

Nel completare il giro della piazza, dopo esserci rinfrescati con ayran corretto con grappa, abbiamo cominciato a vedere una grande massa di poliziotti cominciare a raggiungere gli altri rappresentanti delle forze dell’ordine presso l’entrata d’AKM, e cioè il vecchio teatro che dà sulla piazza. Ed io lì ho buttato my two cents: “Poiché l’ultimatum dello sgombero è scaduto da ventiquattr’ore e non è successo nulla, proveranno a sgomberare tutto con la manifestazione AKP di domani (oggi ndr), oggi solo violenza psicologica”. Ma come vi ho detto come indovino sono negato. Dovevo guardare bene tutti i venditori ambulanti che facevano fagotto e andavano via. Solo ora capisco che non ho creduto al valore di quel dettaglio. Che non era un

Il ponte sul Bosforo, ieri notte

dettaglio. E poi, infatti, sappiamo com’è andata a finire.

Dopo il terzo giro della piazza – non sia mai anche noi non si partecipi attivamente alla candidatura di Istanbul per le prossime Olimpiadi 2020 – abbiamo deciso di scendere lungo la via principale di Taksim, Istiklal Caddesi, in cerca di qualcosa da metterci sotto i denti. Meritato kebab. Ma manco il tempo di addentare la carne che, nello spazio acustico, è cominciato un lungo lamento divino. La chiamata alla preghiera. Ed è anche in nome di una religione, almeno secondo Erdoğan, che è iniziato l’attacco. E le sirene della polizia si sono unite al canto in maniera blasfema. In nome di un signore; non in nome del Signore.

Noi non ci abbiamo pensato due volte. E al posto di battere in una saggia ritirata abbiamo deciso incoscientemente di essere testimoni. Ma il nostro gruppo, nella calca di una massa di persone che affolla il sabato sera, si è diviso; non si poteva scegliere giorno migliore per fare una strage. Gianluca Michele e Monica sono rimasti sulla via principale dove già si vedeva formarsi il cordone di polizia; ed io sono svicolato per una via laterale per cercare di raggiungere la piazza. E ci sono riuscito. Mi sono acquattato insieme a giornalisti, attivisti e curiosi davanti all’albergo Marmara. Ma è stato un attimo. Dei poliziotti prima sono avanzati contro di noi e poi, d’improvviso, si sono ritirati lasciando andare avanti a loro delle grosse ombre. Il cielo, intanto, era coperto dai

Anche Ippocrate viene arrestato se cura i manifestanti…

fumi dei lacrimogeni e non si riusciva a vedere bene cos’erano. Molti di noi se ne sono accorti solo poco prima dell’impatto. Erano dei Toma, dei bulldozer. Con degli idranti caricati con acqua e una “sostanza nociva”, i Toma avanzavano senza fermarsi. E allora tutti siamo scappati verso l’unica possibile via di uscita a lato della banca Garanti. Nel fuggi fuggi ho scoperto, poi, che qualcuno c’era rimasto sotto.

Mentre fuggivo e tentavo di superare la barricata della piazza di Taksim, gli altri in fuga dicevano che avevano visto bulldozer, caterpillar e ruspe avvicinarsi al parco di Gezi; io, in quel momento, non ho potuto far altro che sperare e pregare che le donne e i bambini se ne fossero andati. Poi, con il telefono, ho provato a mettere in contatto gli altri e mi sono sorpreso a pensare come mai il telefono funzionasse. Era strano. Di solito c’era la schermatura. Ma forse loro volevano proprio questo. Volevano che noi raccontassimo la morte in diretta. E devo dire che ci sono riusciti. Michele e Gianluca, sebbene innaffiati e gasati anche loro, stavano bene; ma di Monica avevano perso le tracce.

Mentre camminavo ormai fuori pericolo vicino a Besiktas, ho visto scorrere sul telefonino le immagini di bambini gasati, di donne picchiate e di uomini che ancora resistevano nel parco. Bulldozer, Caterpillar, gas asfissianti, lacrimogeni, polizia a go-go… contro mani nude. Questo è stato. Del resto sono dei marginali. E dovevano essere emarginati. Ma come sans culottes i çapulcu, “gli straccioni”, continueranno la loro lotta radicale e non si arrenderanno. Mai.

Mentre correvano le voci che Starbucks, ancora una volta, aveva chiuso le sue ignominiose porte; c’erano pure le voci che Divan Otel le avesse aperte. Ho scoperto poi che alcuni dei manifestanti si erano rifugiati lì. Inseguiti dalla polizia fin dentro le camere. È da questo hotel che sono giunte le immagini strazianti dei bambini intossicati che si stringono nel grembo delle madri. Immagini che non so se siano giunte in Italia. Dove, ultimamente, mi ricordo di un bellissimo servizio di Floris su una Turchia che non esiste. Cazzo, Floris, ma da chi sei andato? È forse la Bonino che ti ha passato i contatti?

Il Divan Otel, che aveva offerto rifugio a feriti e bambini

Poi è arrivato un messaggio di Monica, stava bene. Ed è passata così la notte dei lunghi coltelli. E l’alba di un nuovo giorno (non) è arrivata. Oggi il giornale Sabah titola “Buongiorno Gezi” e sottotitola “polizia non fa spargimento di sangue”. Bugiardi. La verità è una menzogna. Buttano altra acqua sul fuoco. Non gli andava bene che la laicità del paese stesse nelle mani dell’esercito è l’hanno soppresso, ma nel farlo non hanno eliminato lo stato di polizia. Ops. Chiamatelo: passaggio di consegne. Ma sono negato per l’analisi. Io sono solo un testimone. Un testimone di questa resistenza.

Oggi camminare a Taksim è considerato “atto di terrorismo”. Ma se è vero che una volta tutte le strade portavano a Roma, oggi portano a Taksim. Chi è il terrorista?

di Luca Tincalla
su twitter: @lucatincalla

Qui il racconto della nottata (mio) e le foto degli idranti rossi e dei loro effetti: LEGGI
Quando basta respirare per il sangue: LEGGI
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Le richieste della piazza

Piazza Taksim: perché ci basta respirare per sanguinare? ce lo spiegate?

16 giugno 2013 21 commenti

Cosa stanno tirando sui manifestanti di piazza Taksim? Perché basta respirare per avere una mascherina piena di sangue? Cosa c'è in quei lacrimogeni? Di cosa state bombardando chi protesta da venti giorni?

Cosa stanno tirando sui manifestanti di piazza Taksim? Perché basta respirare per avere una mascherina piena di sangue? Cosa c’è in quei lacrimogeni? Di cosa state bombardando chi protesta da venti giorni?

Questa la situazione alle due di notte: da più di sei ore non c’è stato un secondo di tregua

Qui il racconto della nottata e le foto degli idranti rossi e dei loro effetti: LEGGI

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