“senza approdo”


“Sono la figlia di Marina Petrella.
Vorrei raccontarvi qualcosa su mia madre. Vorrei provare a dirvi cosa rappresenta la negazione della ricostruzione di un essere umano. Dobbiamo parlare di ricostruzione, visto che Marina non è uscita dalla sua storia politica nello stesso modo in cui ci è entrata. E’ successo poco più di 25 anni fa, quando già il vento della lotta armata cominciava ad andare via, quando i rumori metallici della notte tuonavano sempre più vicino, dopo che alcuni, quello che poi sono stati chiamati “pentiti”, incominciavano a barattare delle riduzioni di pena in cambio di denuncie e delazioni, fu allora che la storia politica di mia madre è ricominciata a finire. 
Erano i primi anni ’80. Dopo aver capito che le sue speranze di cambiare il mondo andavano incontro alla sconfitta e che l’impegno politico tenuto fino allora non poteva più continuare allo stesso modo, Marina decise di non fermare la sua vita, ma che dal suo percorso sarebbe potuta nascere una nuova storia.
Questa nuova storia è incominciata con me che ho scelto per nascere una calda giornata di agosto dentro una prigione speciale, in pieno articolo 90.
Solo chi ha vissuto quest’esperienza può capire l’immane volontà che serve per essere madre, dare al mondo e crescere una figlia tra le sbarre di un carcere. Solo chi è consapevole di questa prova può capire quanto questa scelta non sia una fuga nel personale, una soluzione egoista ma che sia la rappresentazione fisica di una pagina voltata. Questo è stato il suo modo per affermare che iniziava un nuovo percorso di vita, un diverso impegno sociale. Ed è anche grazie a questo nuovo stato di cose che otto anni dopo le è stato permesso di uscire dal carcere e di essere libera fino al verdetto della Cassazione del 1993. 
Già a quell’epoca Marina non era più quel soggetto pericoloso dipinto dai media al momento del suo nuovo arresto.  Ma l’Italia dimentica presto. Meglio, ricorda solo quel che vuole. Seleziona la memoria.
La Francia di Mitterand cercando di favorire una pacificazione del conflitto italiano degli anni ’70 ha accolto numerosi ex attivisti di quel periodo. I governi di sinistra come di destra hanno rispettato questo asilo di fatto. A noi, figli di quei rifugiati, è stato permesso di crescere, di vivere, di avere anche nuovi fratelli e sorelle. L’esilio c’è stato malgrado le contraddizioni, malgrado le incertezze di una vita difficile, precaria in attesa di un asilo. Un asilo che esprimeva una speranza di una vita nuova.
Dal nulla di un “fine pena mai” che Marina aspettava in Italia è nata nel 1997 mia sorella. Una bambina francese che ora vede quel paese che le ha dato una nazionalità ricacciare sua madre nel pozzo del carcere a vita.
Da quel 1993 quindici anni sono passati. Quindici anni quando un treno ci ha portati alla Gare de Lyon. Quindici anni da quando i nostri passi si sono mischiati a quelli dei nuovi migranti d’inizio secolo.
Anche speranzosi di una vita  che non fosse la galera della miseria. Perchè questo “pezzo” di tempo, che ha permesso di cambiare il loro impegno politico in un impegno sociale, non è più che legittimo per chiedere asilo? Perchè non è ora di girare la pagina di questa storia, per permettere a noi nuove generazioni un vero futuro e consentire a quelle persone come mia madre di vivere la seconda chance che gli è stata data?
A venticinque anni di distanza dai fatti imputati, quindici anni dopo l’esilio, un nuovo primo ministro francese ha deciso che bisognava rimangiarsi la parola data da tutti i suoi predecessori.
Il governo francese ha deciso di estradare mia madre, di cancellare la sua vita in Francia e di rinchiuderla non solo in un carcere ma di fare del passato la sua prigione. La Francia ha deciso tutto questo cedendo al populismo penale, all’ossessione sicuritaria ad una voglia di vendetta infinita che ha perso il significato della speranza. Il primo ministro ha deciso che la vita di mia madre doveva fermarsi. 
Ma quindici anni di esilio di fatto creano dei diritti e noi non lasceremo la Francia deresponsabilizzarsi dalla sua storia e cultura.
______ELISA NOVELLI PETRELLA_____ [da “Liberazione” del 11-06-2008]

 

Per ascoltare la corrispondenza registrata oggi ai microfoni di Radio Onda Rossa con Elisa: 

petrella.mp3

 “Le parole degli Stati sono come le foglie morte che si lasciano trascinare dalla direzione del vento. Non più parole date ma parole vuote. Questo deve aver pensato Marina quando si è vista notificare il decreto nella matricola dal carcere di Fresnes. […] 
Un paese che ha dato forma ad un singolare paradosso: non ha conservato la memoria degli anni ’70 ma è stata incapace di oblio. Alla memoria storica svuotata dei fatti sociali ha sostituito la memoria giudiziaria, all’oblio penale ha sovrapposto l’oblio dei fatti sociali. […]
Alla fine la zattera dei rifugiati, riparo precario d’esistenze sospese, è rimasta senza approdo davanti al porto della sua Itaca immaginaria. 
____PAOLO PERSICHETTI___ [Liberazione, 11 giugno 2008]
Ad Elisa tutto il mio cuore, 
A Marina solo un urlo di libertà, che sappia scalfire quelle mura!
  1. Roberto
    16 giugno 2008 alle 11:46

    Bisognerebbe sapere cosa ne pensano i figli dell’agente ucciso dalla Petrella, sicuramente non la vogliono vedere libera, forse per vendetta forse per senso di giustizia, certo è che loro la speranza di rivedere il padre l’hanno persa da tempo.

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  2. Giorgio Bazzega
    23 luglio 2008 alle 07:07

    Cara ragazza, non ti rendi conto di quanta morte hanno seminato tua madre e quelli della sua specie, senza mai pagare e senza mai assumersi le proprie responsabilità.
    Noi i nostri cari non li rivedremo mai più, Io grazie a questi assassini non ho mai conosciuto mio padre e sono depresso da 30 anni, perchè di noi non frega niente a nessuno e per la “signora assassina”, che finalmente forse pagherà per le atrocità commesse, si deve mobilitare tutta la sinistra (francese) buonista e ignorante della nostra reale storia? La legge è uguale per tutti o no? Chi ha distrutto famiglie innocenti per un suo delirio di onnipotenza, deve prendersi le proprie responsabilità o no? Gli assassini devono pagare! Il nostro dolore non cade in prescrizione!!!
    n.b. sarebbe apprezzabile un minimo di dignità nell’affrontare le proprie responsabilità, la piccola Petrellina pensi all’infinito dolore delle vittime della sua dolce mamma… che tanto Santa non è!!!

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  3. 23 luglio 2008 alle 14:14

    Hai ragione…la legge dovrebbe essere uguale per tutti.
    Quindi dopo 35 anni si dovrebbe fare STORIA e la storia non si può fare sul dolore delle persone.
    Mi dispiace per te e per chi è stato privato di un familiare….ma se la storia si facesse sul dolore diretto dei familiari dovrebbero prender parola tutti i figli e le compagne di chi muore nei cantieri, di chi muore affogato per arrivare qui, di chi muore in carcere perchè non ha diritto a cure.
    La giustizia deve essere uguale per tutti….va bene.
    Allora devono pagare i torturatori di Di Leonardo, di Paola Maturi, della Frascella e di troppi altri, negli scantinati delle “nostre” questure.
    Deve pagare chi ha giustiziato Lo Muscio con un colpo alla nuca a bruciapelo, chi ha giustiziato (sempre con colpi alla nuca a distanza ravvicinata) i presenti nell’appartamento di Via Fracchia, chi ha ammazzato nella rivolta del carcere di Alessandria, chi ha sparato “mirando” ai 5 caduti di Reggio Emilia.
    Chi ha giustiziato Mara Cagol dopo che si era arresa e aveva alzato le mani -e troppi come lei- (la balistica è una scienza precisa), chi ha coperto l’omicidio di Walter Rossi, di Valerio Verbano, di Giorgiana Masi e decine di altri.
    Altri che avevano madri, compagni/e, figli…..
    Il dolore non può fare storia, scusa se te lo dico, scusa se la cosa a te spaccherà il cuore.
    Ma la penso così. Quegli anni vanno affrontati storicamente e politicamente, come è stato fatto in tutti gli altri paesi con una simile storia. Abbiamo dato l’amnistia ai torturatori del ventennio, ai gerarchi fascisti quando ancora i fumi della guerra erano ben visibili…
    qui ne sono passati 30 e ancora ragioniamo così. Da provinciali che vedono solo i panni di casa propria, e non da persone lucide, in grado di capire, storicizzare, analizzare.
    Scusa se mi sono permessa di risponderti.
    Inoltrerò quello che mi hai scritto anche alla “petrellina”, come la chiami tu.

    Un saluto,
    Valentina

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  4. Giorgio Bazzega
    24 luglio 2008 alle 06:43

    Ognuno è libero di pensarla come vuole, sono d’accordo con te che ogni ingiustizia va perseguita, non difendo i crimini di nessuno ma il discorso:” visto che quelli non pagano… allora neanche lei…” non lo accetto. Puoi inoltrare a chi vuoi, mi sono firmato con nome e cognome perchè non ho niente da nascondere e mi assumo sempre le responsabilità di quello che dico.
    Una precisazione, il fenomeno Br non è contestualizzato in un periodo di guerra civile (fuori luogo il paragone con gerarchi vari), si tratta di un certo numero di esaltati che voleva instaurare una dittatura di tipo comunista con la violenza e la morte, questi scellerati hanno seminato morte e dolore (spesso colpendo gente che faceva troppo bene il proprio dovere, vedi Marangoni, Tobagi,Briano…), molti sono scappati alla loro pena appoggiati dalla “vergognosa” dottrina Mitterand, e se ne sono sbattuti le palle delle famiglie rovinate; possono passare anche 100 anni ma la responsabilità del loro delirio rimane incrostata addosso. Nei cantieri non ti sparano alle spalle, è un altro discorso tragico ma su un piano completamente diverso, quando parliamo di terroristi parliamo di ASSASSINI, pure vili nelle loro modalità. Comodo dire “la storia non si fa sui singoli”, peccato che gli unici a pagarne le conseguenze siano stati i singoli con i loro morti innocenti ( e sempre disarmati!?!?!?).Ma ti risulta che sia mai passato per la testa di questa signora di pensare alle sue vittime, alle famiglie di chi ha ammazzato senza pietà, alle mogli, ai figli.Questa donna rinata e splendida nel suo impegno sociale, ti risulta abbia mai fatto qualcosa per chi ha “eliminato”? A già scusa, ma noi siamo i figli dei boia…
    Quando ti arroghi il diritto di negare la vita a qualcuno c’è poco da storicizzare, troppo comodo, l’unica via e pagare per le proprie azioni.

    n.b. Non ti devi scusare per avermi risposto o detto cose “scomode”,apprezzo la franchezza e rispetto le opinioni altrui, e poi ho le spalle larghe… forgiate dal dolore e dall’odio per questi vigliacchi criminali.

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  1. 18 gennaio 2016 alle 13:44

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