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Archive for 11 giugno 2008

stanno umiliando il mare

11 giugno 2008 1 commento

 

Siamo noi, siamo in tanti
ci nascondiamo di notte
per paura degli automobilisti
degli attipisti,
siamo i gatti neri, siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri.
E non abbiamo da mangiare
com'è profondo il mare!
com'è profondo il mare!
Babbo che eri un gran cacciatore di quaglie e di faggiani
caccia via queste mosche che non mi fanno dormire e mi fanno arrabbiare
Com'è profondo il mare!
Com'è profondo il mare!
E' inutile non c'è più lavoro, non c'è più decoro
Dio, chi per lui sta cercando di dividerci, di farci del male, di farci annegare
Com'è profondo il mare!
Con la forza di un ricatto un uomo diventò qualcuno, resuscitò anche i morti
spalancò prigioni, passò treni, correnti di vagoni
Rialzò per un attimo il ruolo difficile da mantenere
poi lo lasciò cadere e piangere ed urlare, sommerso in mare
Com'è profondo il mare!
Da solo un urlo diventò un tamburo,
il povero come un lampo nel cielo sicuro cominciò una guerra per conquistare uno spazio di terra,
nel suo cuore voleva coltivare.
Com'è profondo il mare!
Ma la terra gli fu portata via
compresa quella che aveva addosso,
lo scaraventarono in un palazzo in un fosso, non ricordo bene
poi una storia di catene bastonate e chirurgia sperimentale.
Com'è profondo il mare!
Com'è profondo il mare!
Intanto un mistico forse un'aviatore,
inventò la commozione che mise d'accordo tutti,
i belli con i brutti, qualche danni per i brutti che si videro consegnare
un pezzo di specchio così da potersi guardare.
Com'è profondo il mare!
Com'è profondo il mare!
Frattanto i pesci che poi li scegliamo tutti, assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo
che a loro indubbiamente può sembrare cattivo e cominciavano a pensare...
Com'è profondo il mare!
Com'è profondo il mare!
E' chiaro che il pensiero da fastidio
anche se chi pensa è muto come un pesce
anzi invece un pesce, come i pesci difficili da bloccare
Come protegge il mare!
Com'è profondo il mare!
Il commando non è disposto a fare distinzioni poetiche
il pensiero come l'oceano non lo puoi bloccare, devi accettare... si sta accorciando il mare!
Si stanno uccidendo! Così stanno umiliando il mare! Così stanno piegando il mare!
LUCIO DALLA -Com'è Profondo il Mare-

Catturavi l’attenzione, inevitabilmente.
Con quella città semi-ferma nel tempo, che osservavi distante, distaccata, infinitamente parte di essa.
Catturava l’attenzione quel rosso brillante, quegli occhi profondi,
davanti a quei kilometri infiniti di terra profumata, di terra calda.
Terra di gelsomino, terra che urla la bellezza di un’inesistente libertà,
terra di basalto, di spezie, di  sguardi sequestratori, di bimbi furbetti e resistenti, 
terra che insegna ad innamorarsi.
Terra che insegna a guardare il tempo in altro modo.
Terra che avvolge, che si infila sotto pelle come il più meraviglioso degli amori.
Terra che, da quando amo in questo modo, sento più vicina.

“senza approdo”

11 giugno 2008 5 commenti

“Sono la figlia di Marina Petrella.
Vorrei raccontarvi qualcosa su mia madre. Vorrei provare a dirvi cosa rappresenta la negazione della ricostruzione di un essere umano. Dobbiamo parlare di ricostruzione, visto che Marina non è uscita dalla sua storia politica nello stesso modo in cui ci è entrata. E’ successo poco più di 25 anni fa, quando già il vento della lotta armata cominciava ad andare via, quando i rumori metallici della notte tuonavano sempre più vicino, dopo che alcuni, quello che poi sono stati chiamati “pentiti”, incominciavano a barattare delle riduzioni di pena in cambio di denuncie e delazioni, fu allora che la storia politica di mia madre è ricominciata a finire. 
Erano i primi anni ’80. Dopo aver capito che le sue speranze di cambiare il mondo andavano incontro alla sconfitta e che l’impegno politico tenuto fino allora non poteva più continuare allo stesso modo, Marina decise di non fermare la sua vita, ma che dal suo percorso sarebbe potuta nascere una nuova storia.
Questa nuova storia è incominciata con me che ho scelto per nascere una calda giornata di agosto dentro una prigione speciale, in pieno articolo 90.
Solo chi ha vissuto quest’esperienza può capire l’immane volontà che serve per essere madre, dare al mondo e crescere una figlia tra le sbarre di un carcere. Solo chi è consapevole di questa prova può capire quanto questa scelta non sia una fuga nel personale, una soluzione egoista ma che sia la rappresentazione fisica di una pagina voltata. Questo è stato il suo modo per affermare che iniziava un nuovo percorso di vita, un diverso impegno sociale. Ed è anche grazie a questo nuovo stato di cose che otto anni dopo le è stato permesso di uscire dal carcere e di essere libera fino al verdetto della Cassazione del 1993. 
Già a quell’epoca Marina non era più quel soggetto pericoloso dipinto dai media al momento del suo nuovo arresto.  Ma l’Italia dimentica presto. Meglio, ricorda solo quel che vuole. Seleziona la memoria.
La Francia di Mitterand cercando di favorire una pacificazione del conflitto italiano degli anni ’70 ha accolto numerosi ex attivisti di quel periodo. I governi di sinistra come di destra hanno rispettato questo asilo di fatto. A noi, figli di quei rifugiati, è stato permesso di crescere, di vivere, di avere anche nuovi fratelli e sorelle. L’esilio c’è stato malgrado le contraddizioni, malgrado le incertezze di una vita difficile, precaria in attesa di un asilo. Un asilo che esprimeva una speranza di una vita nuova.
Dal nulla di un “fine pena mai” che Marina aspettava in Italia è nata nel 1997 mia sorella. Una bambina francese che ora vede quel paese che le ha dato una nazionalità ricacciare sua madre nel pozzo del carcere a vita.
Da quel 1993 quindici anni sono passati. Quindici anni quando un treno ci ha portati alla Gare de Lyon. Quindici anni da quando i nostri passi si sono mischiati a quelli dei nuovi migranti d’inizio secolo.
Anche speranzosi di una vita  che non fosse la galera della miseria. Perchè questo “pezzo” di tempo, che ha permesso di cambiare il loro impegno politico in un impegno sociale, non è più che legittimo per chiedere asilo? Perchè non è ora di girare la pagina di questa storia, per permettere a noi nuove generazioni un vero futuro e consentire a quelle persone come mia madre di vivere la seconda chance che gli è stata data?
A venticinque anni di distanza dai fatti imputati, quindici anni dopo l’esilio, un nuovo primo ministro francese ha deciso che bisognava rimangiarsi la parola data da tutti i suoi predecessori.
Il governo francese ha deciso di estradare mia madre, di cancellare la sua vita in Francia e di rinchiuderla non solo in un carcere ma di fare del passato la sua prigione. La Francia ha deciso tutto questo cedendo al populismo penale, all’ossessione sicuritaria ad una voglia di vendetta infinita che ha perso il significato della speranza. Il primo ministro ha deciso che la vita di mia madre doveva fermarsi. 
Ma quindici anni di esilio di fatto creano dei diritti e noi non lasceremo la Francia deresponsabilizzarsi dalla sua storia e cultura.
______ELISA NOVELLI PETRELLA_____ [da “Liberazione” del 11-06-2008]

 

Per ascoltare la corrispondenza registrata oggi ai microfoni di Radio Onda Rossa con Elisa: 

petrella.mp3

 “Le parole degli Stati sono come le foglie morte che si lasciano trascinare dalla direzione del vento. Non più parole date ma parole vuote. Questo deve aver pensato Marina quando si è vista notificare il decreto nella matricola dal carcere di Fresnes. […] 
Un paese che ha dato forma ad un singolare paradosso: non ha conservato la memoria degli anni ’70 ma è stata incapace di oblio. Alla memoria storica svuotata dei fatti sociali ha sostituito la memoria giudiziaria, all’oblio penale ha sovrapposto l’oblio dei fatti sociali. […]
Alla fine la zattera dei rifugiati, riparo precario d’esistenze sospese, è rimasta senza approdo davanti al porto della sua Itaca immaginaria. 
____PAOLO PERSICHETTI___ [Liberazione, 11 giugno 2008]
Ad Elisa tutto il mio cuore, 
A Marina solo un urlo di libertà, che sappia scalfire quelle mura!
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