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Ultima settimana dello sciopero della fame contro l’ergastolo


Giustizia: uno sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo
di Sandro Padula Liberazione, 7 marzo 2009

Il 16 marzo sciopero della fame in tutta Italia, di ergastolani, detenuti, parenti, amici, volontari. L’ergastolo, residuo monarchico delle pene detentive italiane, fa discutere e lottare dentro e fuori le mura delle carceri della penisola. Continua infatti lo sciopero della fame degli ergastolani iniziato il primo dicembre, a staffetta e per gruppi di regioni, e proseguono le iniziative dei solidali, all’esterno delle carceri, COF04015nell’ambito della campagna per l’abolizione del “fine pena mai”. Il bollettino “Mai dire mai” del mese di febbraio, pubblicato dall’Associazione Liberarsi, e numerosi siti Internet fanno capire che la lotta è proseguita a gennaio e febbraio, trovando anche la solidarietà dentro e fuori dalle mura delle galere in Germania, Spagna, Grecia, Svizzera, Francia e Cile. In diverse città italiane si sono svolti presidi nelle vicinanze delle carceri: il 14 gennaio a Montorio (Verona), il 18 gennaio a Biella; il 24 gennaio ad Alessandria; il 29 gennaio nel borgo S. Nicola di Lecce; il 31 gennaio in via Speziale a Taranto, al quale è seguito un concerto con tre gruppi musicali (SFC, Sick Boy e No Thanx); il 14 febbraio vicino al carcere Dozza di Bologna; il 15 febbraio in via Burla 59 a Parma. Si sono altresì avuti diversi incontri e dibatti: ad esempio, il 17 gennaio presso il laboratorio sociale “La città di sotto” di Biella e il 27 gennaio nella sede di un circolo anarchico di Lecce, dove è stato proiettato il film Filaki – Una rivolta nelle carceri greche, aprile 2007. Alcuni consiglieri regionali hanno espresso la propria solidarietà alla lotta per l’abolizione dell’ergastolo anche nei mesi di gennaio e febbraio: a metà gennaio i consiglieri regionali del Frilui Venezia Giulia Stefano Pustetto e Roberto Antonaz hanno fatto visita al carcere di Tolmezzo, accompagnati da Christian De Vito e da Giuliano Capecchi dell’associazione Liberarsi, per incontrare i detenuti delle sezioni a 41 bis e i detenuti ergastolani della sezione A.S. (Alta Sorveglianza); il 3 febbraio inoltre il Consigliere regionale del Molise Michelangelo Bonomolo, accompagnato da Giuliano Capecchi, ha incontrato i detenuti ergastolani del carcere di Larino. I grandi organi di informazione, complici come sono della produzione dell’”emergenza criminalità” e della caccia al Girolimoni di turno, hanno continuato per lo più a disinteressarsi del fatto che da oltre 60 anni, come dimostra l’esistenza dell’ergastolo, l’articolo 27 della Costituzione repubblicana non è applicato in maniera effettiva. Solo da parte di alcuni giornali locali si è avuto il coraggio di fornire qualche indiretto riferimento alla lotta per l’abolizione dell’ergastolo. Domenica 25 gennaio, ad esempio, il quotidiano “Gazzetta del Sud” ha pubblicato un articolo, riguardante il carcere calabrese di Rossano, che terminava in questo modo: “in vista della protesta di carattere nazionale degli ergastolani che partirà domani e che consisterà proprio nel rifiuto del vitto… tutto il cibo cotto e pronto per la consumazione, anziché essere buttato nella spazzatura, sarà consegnato gratuitamente alla mensa della Caritas”. Qui ovviamente riportiamo fatti che ognuno è libero di considerare come meglio ritiene. Il dramma è che spesso i fatti connessi alla lotta contro l’ergastolo neanche si conoscono. Per questo non solo è utile riportarli nudi e crudi ma anche comunicare subito le scadenze previste per l’immediato futuro. Prima di tutto bisogna ricordare che, dopo il turno della Sicilia (2-8 marzo), lo sciopero della fame riguarderà gli ergastolani e i detenuti del Lazio (9-15 marzo). Il 15 marzo, contemporaneamente all’ultimo giorno di lotta nel Lazio, alle ore 11 avrà inizio un incontro nazionale con all’ordine del giorno due punti: un primo bilancio generale dello sciopero della fame iniziato il 1° dicembre 2008 e le iniziative future per giungere all’abolizione dell’ergastolo e all’attuazione dell’art. 27 della Costituzione. L’Associazione Liberarsi ha chiesto al csoa Forte Prenestino (via Federico Delpino – Centocelle – Roma tel. 0621807855 mail: forte@ecn.org) di poter organizzare al suo interno questo momento di scambio e discussione anche perché già da tempo segue le tematiche del carcere. È prevista la chiusura alle ore 18.00. Last but not least, lunedì 16 marzo ci sarà, a livello nazionale, lo sciopero della fame per l’abolizione dell’ergastolo e per l’attuazione dell’art. 27 della Costituzione italiana. Si mobiliteranno ergastolani, detenuti, parenti, amici, volontari e persone che ritengono giusta la lotta per l’abolizione del “fine pena mai”!

QUESTA SERA AL VOLTURNO OCCUPATO DALLE ORE 18.30
INIZIATIVA SULLA DETENZIONE FEMMINILE, CON PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI ANGELA DAVIS,
CENA CON LE RICETTE EVASIVE TRATTE DI SCARCERANDA.

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  1. 10 aprile 2009 alle 22:40

    ciao….sono una ragazza di sinistra in cerca di risposte.Condanno la tortura e a pena di morte, le carceri devono essere dignitose e finalizzate al reinserimento sociale.Ma vorrei la certezza della pene. sono rimasta colpita da questo articolo e voglio farti delle domande. COSA DICI AD UNA RAGAZZA VIOLENTATA CHE NON RIUSCIRà MAI PIù A FARE L’AMORE CON UN UOMO E SI SENTIRà PER SEMPRE SPORCA? COSA DICI AD UNA MADRE CHE PERDE IL FIGLIO SOTTO UNA CASA PROGETTATA A CAZZO PER RISPARMIARE SUI MATERIALI? COSA DICI AD UN PADRE CHE PERDE IL FIGLIO INVESTITO DA UN UBRICO CHE STAVA GIUIDANDO? COSA DICI AD UNA SORELLA CHE VEDE L’ALTRA PRIMA VIOLENTATA E POI UCCISA DAL PADRE O DAL PRIMO LUDIDO PORCO CHE LA INCONTRA PER STRADA? COSA DICI AI FIGLI DI COLORO CHE SONO MORTI IL 2 AGOSTO 80 A BOLOGNA? COME MOTIVI LORO IL TUO RIFIUTO DELL’ERGASTOLO? HAI UNA PROPOSTA ALTERNATIVA? NO ALL’ERGASTOLO…OK…E ALLORA? UN PADRE CHE VIOLENTA LA FIGLIA LO LASCI ANDARE BEATAMENTE CASA DOPO POCO? spero vivamente in una proposta…io per prima la sto cercando…ma l’unica che mi viene in mente è la certezza della pena con la proporzione della stessa e le attenuanti…ma penso ci siano delitti talmente efferati er i quali l’ergastolo mi sembra l’unica soluzione.

  2. sandro
    20 luglio 2009 alle 18:20

    Cara Milena,
    se condanni la tortura e la pena di morte dovresti, a rigor di logica, condannare soprattutto l’ergastolo perché quest’ultimo costituisce sia una prolungata forma di tortura psico-fisica che una pena di morte sociale.
    Se le pene detentive, come sostieni, devono essere dignitose e finalizzate al reinserimento sociale, l’italico “fine pena mai”, che nei certificati di detenzione delle persone condannate all’ergastolo ha come data quella di 99/99/9999, dovrebbe semplicemente essere fuorilegge
    L’ergastolo, abolito già in molti paesi dell’Europa e del resto del mondo, in Italia è una pena detentiva variabile dai 26 anni, se la persona ergastolana è fortunata ed ha qualche santo in Paradiso”, a MAI.
    Questa pena nel nostro paese ce l’hanno quasi esclusivamente gruppi di prigionieri politici (per fatti degli anni ’70 e ‘80) e persone accusate di aver fatto parte di vecchie associazioni mafiose (le mafie vincenti sono diventate finanziarie nel frattempo e si mascherano da “antimafiose”) che non hanno usufruito delle leggi a favore dei “pentiti” e dei “dissociati” e non si sono avvalse della possibilità di “patteggiare la pena”, come prevede il nuovo codice di procedura penale.
    In genere, i responsabili effettivi dei peggiori crimini, come quelli da te ricordati, non hanno condanne all’ergastolo perché si sono “pentite”, “dissociate” o hanno patteggiato la pena.
    L’ergastolo ce l’hanno quindi solo dei poveri fessi e non certo i supercriminali
    In Italia esistono molte persone condannate all’ergastolo senza neanche aver mai ucciso direttamente una mosca. Hanno tale condanna a causa dei “sentito dire” di coimputati “pentiti”, cioè di pluriomicidi (rei confessi) che hanno fatto pochi anni di carcere in cambio delle loro “confessioni”.
    Spero che adesso tu capisca meglio perché il “fine pena mai” merita di essere abolito.
    Un caro saluto e grazie della tua sincerità
    Scusami tantissimo se rispondo dopo tanto tempo al tuo commento.
    Sandro Padula

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