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La lingua del sesso… che non è il bunga bunga


Riappropriamoci del piacere, del sesso, dell’esplosione orgasmica della passione in questi tempi osceni di bunga bunga e volgarità.
Riappropriamoci del linguaggio del sesso, delle sue regole prive di gerarchia, della sua prostrazione, del suo donarsi, del suo pretendere tutto.
Scelgo una donna, come spesso accade, per permettere di ritornare sulla retta via.
Una donna e la sua consapevolezza di esser donna, corpo, sesso, piacere.
Una donna araba, musulmana, estremamente vogliosa e DONNA!
Grazie Salwa, il tuo libro è sempre un piacere! QUI un altro piccolo frammento che copiai tempo fa.
Al mio “Pensatore”…

La libertà d’espressione degli autori antichi mi sfidava con parole che non avevo il coraggio di usare, né parlando né scrivendo. Una lingua eccitante. Non potevo leggerne una riga senza bagnarmi. Nessuna lingua straniera riesce ad eccitarmi in questo modo.
Per me, l’arabo è la lingua del sesso. Quando il mio desiderio aumenta, non c’è lingua che possa prenderne il posto, nemmeno con uomini che non la parlano. E, ovviamente, non c’è alcun bisogno di tradurre. Quelle parole proibite riportavano in vita un passato di repressione sessuale, e insieme di resistenza alla repressione.
[…]
Un giorno, in metropolitana, stavo riassaporando il ricordo del nostro appuntamento, quando mi sono accorta che un uomo seduto di fronte a me mi stava osservando. La sua espressione mi diceva che riusciva a leggermi nel pensiero, ed era come se stesse guardando un film pornografico.
Mi è tornata in mente una volta che ero in un caffè insieme al Pensatore: eravamo in un luogo pubblico e io tentavo di contenere il mio desiderio, ma lui mi ha detto: “Prima di te non ho mai incontrato una donna cui si potesse leggere in viso che è in erezione”.
Arrivavo da lui completamente bagnata. Prima di ogni altra cosa faceva scivolare il dito tra le mie cosce per controllare il “miele”, così lo chiamava. Lo assaggiava e poi mi baciava spingendomi la lingua fino in fondo. Io gli dicevo: “E’ evidente che stai obbedendo alla lettera alle disposizioni del Profeta e metti in pratica il suo insegnamento: Che nessuno di voi prenda la sua donna come fanno gli animali. Che tra voi ci siano dei messaggeri: il bacio e la parola. Cosa peraltro confermata da ‘Aishà, la sua sposa preferita: Il Profeta di Dio,quando baciava una di noi, le succhiava la lingua.
Come potevo ignorare questa eredità? Come potevo non ricordarla al Pensatore?
Ma non c’era bisogno di ricordargliela: in queste cose è un musulmano d’eccellenza. Come me.
Andavo da lui al mattino, prima del lavoro. Facevo le scale di corsa. Avevo appena suonato che lui apriva veloce la porta, come se stesse aspettando, ancora mezzo addormentato. Mi spogliavo e scivolavo nel letto, eccitata. Lo abbracciavo e mi mettevo ad annusarlo. Lui scostava le coperte e, lentamente, mi passava la mano sul corpo, dappertutto. Serio e felice si godeva il mio miele.
Io lo percorrevo tutto con le labbra, i miei occhi si aprivano, mi si apriva il corpo.
Trovammo il nostro ritmo, l’equilibrio tra la mia impazienza e il suo gustare lentamente il piacere. Il tempo passava senza che ci staccassimo. Senza che ci fermassimo.
Sotto di lui, sopra di lui, al suo fianco, di pancia, in ginocchio. Tra una posizione e l’altra mi ripeteva la sua solita frase:” Mi è venuto un pensiero”.
Non era mai a corto di idee, lui, e io amo la filosofia, il mondo delle idee e dei pensieri. E così l’ho chiamato il Pensatore.
Il Pensatore è una storia a sé.
Divido la mia vita in due epoche: a.P. e d.P., prima del Pensatore e dopo il Pensatore.
Prima di lui, era la Jahiliya, i secoli bui dell’ignoranza. […]
d.P., dopo il Pensatore, è stata l’era della Nahda, il Rinascimento. La mia Nahda sessuale. […]
Abbiamo trovato il nostro ritmo fin dalla prima volta, non c’è stato bisogno di fare esercizi o prove di accordatura. Ne è rimasto sorpreso, e un giorno me lo dice. Io non ho tempo di condividere il suo stupore, quello che sto vivendo assieme a lui mi colma totalmente. Sto zitta, mi aggrappo a lui, affondo il viso nella sua ascella per riempirmi del suo odore.
Dietro la porta ancora chiusa, mi tratteneva in un abbraccio di congedo, non riuscivamo a separarci.
Mi bacia ancora e ancora. Non riesco a staccarmi. Mi inginocchio davanti a lui, mi piego, gli strofino il viso tra le gambe.
Voglio che mi riempia la bocca. La mia dedizione quasi mi soffoca. […]

Tratto da “La prova del miele” di Salwa Al-Neimi

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  1. ginodicostanzo
    30 ottobre 2010 alle 23:27

    oh, perbacco!…
    (;-D)

  2. 31 ottobre 2010 alle 08:40

    ;-))

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