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Una chiacchierata con la Siria


Una chiacchierata con la Siria, sulla Siria.
Sul livello di repressione che da mesi sventra una popolazione che tenta di uscire in strada a manifestare, una chiacchierata sulle scomparse, i cortei soffocati nelle sparatorie immediate, le urla nelle notti di Hama.
E poi ancora la riapertura del maledetto carcere di Tadmor (palmyra), le buste nel deserto che non volano più per i mulinelli d’aria ma son pesanti al suolo, con corpi torturati dentro: questa è la Siria. C’è poco da fare, malgrado ci sia uno sforzo collettivo per negarlo tra noi compagni,
per dire che è tutto un gioco americano e che infondo Bashar “ce serve ‘ndo sta” per rapporti di forza mediorientale.
Balle!
Maledette balle.
Basterebbe anche solo capire che ci sono migliaia di arresti e quindi migliaia di famiglie che rivogliono a casa i propri cari che manifestano ogni giorno per la liberazione di tutti i “dispersi” delle ultime settimane…

E quest’audio aiuta a capire un po’ di cose.
E poi ancora… i morti di Yarmouk, il Fronte Popolare Comando Generale che apre il fuoco sui rifugiati palestinesi nel campo più grande presente in Siria (praticamente ormai un quartiere di Damasco) dopo la rabbia di tutti nel vedere tornare a casa i corpi degli uccisi dalla manifestazione in Golan: stanchi di essere strumento di Assad, pedina da spostare per focalizzare l’attenzione dove più desidera il regime.
E Jibril questo lo sa bene, tanto che per sedare gli animi hanno messo mano ai kalashnikov:  il campo ora ha le sedi del Fronte assaltate e bruciate e una situazione di tensione che s’era dimenticata per le viuzze di quel campo

Una chiacchierata lucida di chi sta vivendo con i propri occhi la repressione siriana, di chi ci racconta le differenze con lo spirito di piazza Tahrir e la paura di veder finire la Siria in una guerra civile…
ASCOLTATE LA CORRISPONDENZA

ASCOLTATE SEMPRE RADIO ONDA ROSSA!

  1. 8 giugno 2011 alle 22:09

    Grande Valentina! Grazie per queste informazioni preziose che ci permettono di ascoltare anche ciò che non vorrebbero farci sentire! Diffonderò, so che non ti dispiacerà e grazie ancora…

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  2. Loretta Facchinetti
    10 giugno 2011 alle 15:48

    Grazie …condivido il commento precedente, ma dalla notizia di Amina, non riesco a condividere/diffondere su facebook le tue informazioni.

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  3. Durruti
    11 giugno 2011 alle 19:56

    rossoallosso ha detto…
    sempre sulla Siria,
    pare che la famosa blogger Amina che dovrebbe essere stata sequestrata dal regime di Assad non sia mai esistita

    http://www.tweetdeck.com/twitter/acarvin/~zMjfv

    http://bookmaniac.org/painful-doubts-about-amina/

    08 giugno 2011 15:42

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  4. 12 giugno 2011 alle 13:58

    Anche su nena-news, che aveva riportato la norizia dell’arresto, si parla della stessa eventualità:

    http://www.nena-news.com/?p=10635

    Non si capisce piùà a chi o a cosa dobbiamo credere!

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  5. Durruti
    12 giugno 2011 alle 23:10

    Compagni la guerra attuale e’ su tutti i fronti, la prima cosa che controllano e’ l’uso dell’informazione, cosi’ si finisce per appoggiare l’impero che massacra la libia e si prepara a far lo stesso in siria. In yemen, sudan, costa d’avorio, afpak, irak…gia’ lo fanno!! Occhi aperti e , comunque, quello che e’ buono per usa, ue, otan, onu, fmi etc.. sicuramente e’ pessimo per l’umanita’. Hasta la victoria siempre!

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  6. 13 giugno 2011 alle 08:35
  7. 14 giugno 2011 alle 10:04

    Cara Valentina, io non mi preoccupo fondamentalmente de “gli americani”, nel senso che i governi possono cambiare repentinamente strategia e alleanza da un momento all’altro. Lo dimostrano non solo governi del “terzo mondo” che in passato hanno cambiato fronte da un giorno dall’altro, ma anche in modo diverso la Turchia.

    Non mi appassiona la geopolitica, e non credo che i popoli vadano usati come pedine: non sono uno stalinista.

    Né sottovaluto la durezza del regime di Assad.

    Il problema enorme, gigantesco, che vedo è un altro.

    Che presi dall’entusiasmo per i moti del momento, ci dimentichiamo dove tali moti possono portare.

    E cioè alla fine del sommovimento in Siria, io prevedo, sperando di sbagliarmi, la fine dell’ultima società plurale del Medio Oriente, l’ultimo posto dove culture diverse e storie diverse possono convivere.

    Ho sempre in mente l’Iraq, dove il regime di Saddam Hussein è stato certamente tremendo – penso molto di più di quello degli Assad in Siria; ma al posto suo, oggi, abbiamo il reciproco sterminio tra sciiti e sunniti, l’annientamento o la cacciata di cristiani, mandei, rom. Oltra alla distruzione di ogni forma di società, tranne quella mafiosa.

    Forse non è possibile prevenire la catastrofe. Ma almeno guardiamola in faccia.

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  1. 5 dicembre 2011 alle 11:03

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