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Posts Tagged ‘controrivoluzione’

Maikel Nabil: sarà una sentenza a morte lenta

11 ottobre 2011 6 commenti

Per Maikel Nabil hanno deciso una morte silenziosa e lenta.
L’altro ieri sera per molti altri, che partecipavano al corteo indetto dai copti le sentenze a morte sono state tante ed immediate: molte delle quali eseguite schiacciando letteralmente le teste sull’asfalto con i blindati. Le autopsie parlano chiaro e fanno paura, se si pensa a quanto poco c’è voluto per lasciare sul selciato decine di persone: molte colpite in testa, senza troppi problemi, con un colpo di fucile.
Tra queste anche Mina Daniel, volto noto di Tahrir e della rete, la cui mancanza si sentirà.

Il Comando Supremo delle Forze Armate egiziane (SCAF) e il suo tribunale militare, stanno giocando una partita sporca e perversa con Maikel Nabil, condannato in aprile a tre anni per le sue attività: noto attivista già precedentemente alla rivoluzione, con il movimento contro la leva obbligatoria, è stato accusato e condannato per aver “insultato le forze armate”. E’ da 45 giorni in sciopero della fame, in condizioni ormai decisamente pericolose.

Oggi viste le sue condizioni si sperava in una scarcerazione, in vista dell’udienza d’appello, già rinviata la scorsa settimana.
Niente da fare, non solo non è stato previsto alcun rilascio di un Maikel Nabil ormai in fin di vita, ma la decisione è stata di rifare il processo completamente da capo e inviarlo ad un nuovo distretto militare. Tutto da rifare, lasciandolo morire in carcere nella battaglia che sta portando avanti, probabilmente fino alla morte.
Questo conferma come erano vere le sue parole quando scriveva che “il popolo e l’esercito non sono la stessa mano” …
mentre al contrario delle menzogne della stampa egiziana ed internazionale la piazza copta attaccata e gli imponenti funerali di massa del giorno dopo urlavano “cristiani e musulmani sono una mano sola“.

QUI la pagina su Maikel di qualche giorno fa.

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Egitto: Maikel Nabil Sanad sta morendo in carcere.

7 ottobre 2011 7 commenti

La storia di Maikel Nabil Sanad sta iniziando a scuotere l’Egitto, l’Egitto dei movimenti rivoluzionari, dei giovani di piazza Tahrir e di tutti quelli che credono che la rivoluzione sia solo all’inizio.
Parlavamo pochi giorni fa di come si incazzano molti militanti egiziani nel sentir parlare di rivoluzione dei social network, pensando siano stati quelli a portare in piazza quella marea umana che ha provato a spazzare via tutto, riuscendo solo nella prima parte dei suoi obiettivi.

Maikel Nabil durante le mobilitazioni a piazza Tahrir

Non è certo la rivoluzione di twitter o dei blogger, ma la repressione del Consiglio Supremo delle Forze Armate sta colpendo a muso duro anche loro, con sentenze fino a quattro anni di carcere anche per una sola pagina online.
Lo stesso Consiglio Supremo che ha garantito la transizione e che nei primi giorni di rivoluzione s’è schierato quasi immediatamente dalla parte della popolazione e della sua rabbia.
La storia del blogger Maikel Nabil nasce con il suo arresto a marzo, quando fu accusato di insultare i militari attraverso il suo blog e di diffondere informazioni false: fu proprio Maikel il primo a far uscire pubblicamente la notizia del test della verginità per le donne che venivano fermate dalle forze di sicurezza, cosa che poi furono costretti ad ammettere.
Ventiseienne, fu additato in diretta televisiva proprio dallo stesso Ismail Etman,a capo del “moral affairs department” ( mi rifiuto di tradurlo) come uno che si era azzardato ad usare un linguaggio inappropriato per diffamare l’esercito. Trasferito subito nel famigerato carcere militare di Hikestep, nella periferia del Cairo, è stato picchiato ferocemente fino alla sentenza a tre anni, due settimane dopo, dopo la quale è stato trasferito nella prigione di Qalubeya ad El-Marg, in regime di totale isolamento.
Il suo reato è stato scrivere e diffondere i comportamenti del Consiglio Supremo e i loro abusi,
il suo reato è stato scrivere e dire la verità, per far uscire quello che subivano le donne tratte in arresto o anche solo fermate nei pressi di una mobilitazione.

Ora sta morendo.
Dal 23 agosto ha iniziato un rigido sciopero della fame contro il suo regime di isolamento e in solidarietà con tutti coloro che in questi mesi dalla caduta di Mubarak sono passati per i tribunali militari. L’udienza d’appello del 4 ottobre, tenutasi già con un Maikel moribondo al 43esimo giorno di sciopero della fame in cui si sarebbe dovuta chiedere la sua liberazione, è stata arbitrariamente spostata di una settimana.
La famiglia, i compagni e gli amici di Maikel hanno il terrore che non arrivi vivo all’udienza, viste ormai le condizioni in cui versa.
Le manifestazioni in sua solidarietà fuori dal tribunale sono state immediatamente attaccate dalle forze di sicurezza, che hanno compiuto quattro arresti e sequestrato tutto il materiale video dei giornalisti presenti: ogni manifestazione contro i tribunali militari egiziani viene immediatamente repressa da chi dovrebbe garantire la cosiddetta transizione alle elezioni farsa di fine novembre.

Con i lavoratori egiziani,
con i prigionieri, con tutti i compagni di quella grande terra che giorno dopo giorno stanno portando avanti la loro rivoluzione.
Per la liberazione immediata di Maikel e di tutti i prigionieri politici.
Si doveva discutere

Egitto: la controrivoluzione avanza, il movimento si convoca in piazza

8 settembre 2011 2 commenti

Domani, venerdì 9 settembre, sarà un nuovo venerdì per l’Egitto.

di Carlos Latuf: lo SCAF presidia piazza Tahrir

Una nuova chiamata in piazza, una nuova chiamata alla mobilitazione generale di tutta quella miriade di persone, organizzazioni, partiti, associazioni e movimenti che hanno permesso alla primavera araba (come ci siamo abituati a sentirla nominare poi) di veder cadere il suo secondo padrone, dopo Ben Ali.
Allo scoccare di ogni venerdì l’Egitto è avanzato verso un processo di liberazione dal vecchio decennale maledetto regime, allo scoccare di ogni venerdì è cresciuta la consapevolezza in tutti loro di voler creare un nuovo paese,
una nuova cultura, un nuovo approccio alle libertà tutte.
C’è stata una parvenza di vittoria ma poi, come c’era da aspettarsi visto la poco furba ( ma probabilmente inevitabile per l’Egitto di quelle giornate) fiducia avuta per le forze armate che quasi immediatamente hanno sostenuto il movimento di piazza Tahrir, ogni venerdì è stato un passo indietro.
Ogni venerdì lo SCAF (il consiglio supremo delle forze armate) è avanzato di qualche passo nella repressione del movimento, nella promulgazione di leggi che vietassero scioperi e manifestazioni per tagliare le gambe a tutte quelle forme di lotta che in ogni punto del paese sono sorte.
C’è una tensione sociale altissima in questi giorni nel paese, vista anche l’apertura del processo a Mubarak e il comportamento di esercito e polizia nei confronti dei tanti che fuori al tribunale hanno manifestato.
In aula gli uomini di regime che siedono dietro alle sbarre negano di aver ordinato di sparare sui manifestanti, e chi dovrebbe testimoniare sembra fare il gioco della vecchia guarda ogni volta che può…
l’attesa è tutta per domenica, alla riapertura del Tribunale, che in realtà non aprirà più di tanto.
La prima seduta a porte chiuse è proprio quella per colui che guida il Consiglio Supremo, il generale Husein Tantawi; uomo non certo amato dal movimento, che si è ovviamente convocato davanti al tribunale per urlare il proprio dissenso verso quell’udienza a porte chiuse, di un uomo che tutti vorrebbero più tra le fila degli imputati che tra quelle dei testimoni.
Venerdì sarà una nuova giornata di protesta, verso quel regime che sembra non esser mai caduto, verso quel regime che pare essere ancora al suo posto, malgrado Mubarak sia in quell’aula tra le sbarre: il Consiglio Supremo delle forze armate con le centinaia di processi militari nei confronti di civili arrestati nelle mobilitazioni, con il tentativo di evitare qualunque possibilità di organizzare forme di lotta in piazza e sui posti di lavoro, sta portando la rabbia a livelli sempre più alti.
Non è facile tornare indietro per chi ha creduto di aver la libertà tra le mani, la seconda ondata rivoluzionaria egiziana potrebbe scatenarsi contro l’Esercito, e magari non essere più pacifica come è stata quella di Tahrir, come lo stesso Mohamed el-Baradei – candidato alle prossime elezioni- ha paventato ultimamente.

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