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Lecce: muore in carcere per sciopero della fame!


Magari siete soliti andare al cinema, e tra i tanti film mandati giù c’è anche Hunger,
un quadro cinematografico sullo sciopero della fame dei prigionieri politici irlandesi e sulla morte di alcuni di loro,
primo fra tutti Bobby Sands, a cui è dedicata la pellicola.

E’ un film toccante, che racconta bene il carcere e le sue violenze,
ma che descrive soprattutto la sfaldatura corporea di chi decide di togliersi il cibo per protesta, fino alla morte.

Quella è una pagina di storia indelebile, patrimonio di molti noi.
Attualmente in sciopero della fame ci saranno migliaia di detenuti, sparsi per il mondo: è una forma di lotta violentissima, verso la propria stessa persona,
ed è spesso la sola conducibile in carcere, peggio ancora in isolamento.
In Palestina sono centinaia i detenuti che stanno protestando contro le condizioni di detenzione in cui sono costretti in Israele, per la fine della detenzione amministrativa e dell’isolamento: molti di loro se ne stanno andando, devastanti, dopo più di 75 giorni di sciopero.

A Lecce invece, proprio qui vicino, Popo Virgil Cristria, 38enne di Bucarest , è morto.
Condannato per reati contro il patrimonio e la persona, si era sempre dichiarato innocente ed ha provato ad attirare l’attenzione sul suo caso iniziando un rigido sciopero della fame per chiedere la sospensione della pena, terminato solo con la morte, nel silenzio totale.
E’ morto nell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dopo più di cinquanta giorni senza ingerire nulla nel carcere di Borgo San Nicola.

Come è possibile tutto ciò? Non è un assassinio?
Chi sono i medici di quella casa circondariale?
Quando è stato trasferito in ospedale? Dopo quanti giorni?

Chissà se chi ieri marciava per la vita prova il minimo interesse per la vita di Popo Virgil Cristria…..

Il disegno di Carlos Latuff, dedicato alle mamme dei prigionieri palestinesi in sciopero della fame

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  1. 14 maggio 2012 alle 14:12

    Purtroppo Popo Virgil Cristria non era un siriano in una galera siriana, una Sakineh iraniana, o un sionista in una galera di Hezbollah, né un bravo rivoluzionario arancione o birmano o tibetano o come cazzo si vuole… era un “povero stronzo” in mezzo a migliaia di poveri stronzi le cui miserie personali e giudiziarie non meritavano l’attenzione del circo mediatico di Amnesy International e altri farlocchi telecomandati dal potere e pronti all’indignazione a comando.

    Cazzi suoi, ti diranno i più. E i fatti purtroppo gli danno pure ragione.

  2. Communarda
    14 maggio 2012 alle 16:35

    Che cosa si può dire di questo ennesimo omicidio in carcere? E’ ora di far sentire la nostra voce anche a nome di chi è ridotto al silenzio

  1. 15 maggio 2012 alle 19:43

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