Home > BLOG, MIDDLE-EAST, Palestina > Palestina: ma di che Stato parlate?

Palestina: ma di che Stato parlate?


Oggi il discorso di Obama faceva un po’ ridere i polli: un uomo bipolare, che ha nominato al-qaeda e Bin Laden tante volte quante Bush nel 2001, che ha parlato della prossima probabile dichiarazione di uno stato palestinese con una superficialità spaventosa e il solito gioco a far sembrare Israele a vivere da 63 anni sotto occupazione.
Era corretto il trend che batteva la rete con #Obamablabla, esploso tra chi digita sulla tastiera dalle terre mediorientali; d’altronde, gli ha detto “volete la pace, allora andate dai vostri assassini, dategli la mano, lasciategli anche tutto il braccio e chiedete scusa”…
Io non sono assolutamente favorevole alla creazione di quella sedia blu con attaccata la bandiera della Palestina: non lo sono perché è ridicolo, perché è il sancire definitivamente una sconfitta. Non credo nella soluzione dei “2 popoli 2 stati” perché non è attuabile in uno stato di occupazione militare, perché non risolve il problema principale del popolo palestinese e della sua storia di lotta, di autodeterminazione e di speranza: il diritto al ritorno dei profughi.
Il diritto al ritorno alle proprie case, ai propri aranceti, al sapore del proprio olio nella cui leggenda son cresciute generazioni su generazioni, nei polverosi campi profughi della Cisgiordania, di Gaza e poi ancora in Giordania, Libano, Siria.
Il diritto al ritorno di tutti coloro che fuggirono di corsa dalle proprie case con le chiavi di casa in tasca, convinti, assolutamente convinti (visto che erano passati per secoli di occupazioni, crociate e quant’altro) che avrebbero riaperto quella porta molto presto.
Io credo che se non vogliamo prenderci per il culo dopo sessant’anni, tutti quei bambini che ho conosciuto per i campi di mezzo medioriente hanno il sacrosanto diritto di sapere, finalmente, qual è il sapore delle arance di casa loro.
Riconoscere uno stato di Palestina all’interno dei confini del 1967 non vuol dire sancire il diritto di Israele ad esistere come stato (non mi sembra ci sia ulteriore bisogno di farlo) ma far passare alla storia che ciò che si occupa militarmente per 63 anni è proprio, che la pulizia etnica e la continua pianificazione dell’assassinio di un popolo sono le basi possibili per la creazione di un’entità nazionale.
E poi: i coloni? dove li mettiamo? soprattutto alla luce dell’ondata di violenze di questi giorni in West Bank… che ci facciamo con coloni e insediamenti??
Non sarò mai favorevole a due popoli per due stati: lo stato deve essere uno, per tutti.

LEGGI  IL COMUNICATO DEL MOVIMENTO DEI GIOVANI PALESTINESI CONTRO LA CREAZIONE DELLO STATO DI PALESTINA

Annunci
  1. 21 settembre 2011 alle 22:52

    Palestine: mais de quel Etat vous parlez?
    21 septembre 2011 Baruda
    Aujourd’hui le discours d’Obamafaisait un peu rigoler les « politiciens » : un homme bipolaire qui a nommé Al-Qaïda et Ben Laden à autant de reprises que M. Bush en 2001, qui a parlé de la prochaine déclaration possible d’un Etat palestinien avec une superficialité effrayante et se sera livré à un one-man-show faisant croire qu’Israël vivait depuis 63 ans sous occupation.
    http: / / w = 334 baruda.files.wordpress.com/2011/09/asas1.jpg & h = 480
    Corriger la tendance a battu des records sur le Net avec # Obamablabla, a explosé parmi ceux qui tapottent du clavier en ces terres du Moyen-Orient, d’autre part, il a dit “Vous voulez la paix, alors allez trouver vos meurtriers, tendez lui la main, laissez lui tout le bras et demandez lui des excuses “…
    Je ne suis pas totalement en faveur de la création de la chaise bleue avec le drapeau de la Palestine attaquée: je ne le suis pas parce que c’est ridicule, parce que c’est certainement établir une défaite. Je ne crois pas à r »2 Etats, 2 peuples »parce que ça n’est pas réalisable dans un état d’occupation militaire, car elle ne résout pas le problème principal du peuple palestinien et son histoire de lutte et d’espoir à l’auto-détermination: le droit au retour des réfugiés .
    Le droit au retour dans leurs maisons, leurs orangeraies, le goût de l’huile légendaire dans laquelle, génération après génération, ils ont grandi dans les camps de réfugiés poussiéreux de la Cisjordanie, à Gaza puis en Jordanie, au Liban, en Syrie.
    Le droit au retour pour tous ceux qui ont fui leurs maisons avec les clés de la maison dans leurs poches, convaincus, absolument convaincus (comme ils avaient traversé des siècles d’occupation, les croisades et ainsi de suite) qu’ils auraient rouvert leurs portes très bientôt.
    Je crois que si nous ne voulons pas prendre en traîtres, après soixante ans, tous ces enfants que j’ai connus dans les camps de la moitié du Moyen-Orient, ils ont le droit sacro-saint de savoir, enfin, quel est le goût de la maison des oranges.
    Reconnaître un Etat palestinien dans les frontières de 1967 ne signifie pas sanctionner le droit d’Israël à exister en tant qu’Etat (je ne pense pas qu’il y est encore nécessaire de le faire), mais cela accréditera aux yeux de l’Histoire que ce qui a été militairement occupé pendant 63 ans lui appartient, que le nettoyage ethnique et de la planification continue de l’assassinat d’un peuple est le fondement de la création possible d’une entité nationale.
    Et puis les colons? Où va-t-on les mettre? Surtout à la lumière de la vague de violence récente en Cisjordanie … que faisons-nous avec les colons et les colonies?
    Je ne serai jamais en faveur de deux Etats pour deux peuples: l’Etat doit être un pour tous.
    LIRE LE COMMUNIQUÉ DU MOUVEMENT DES JEUNES PALESTINIENS CONTRE LA CREATION DE L’ETAT DE PALESTINE

  2. 21 settembre 2011 alle 23:17

    GRAZIE!!

  3. 22 settembre 2011 alle 00:15

    Grazie!!!

  4. ginodicostanzo
    22 settembre 2011 alle 09:28

    ESTREMAMENTE CONDIVISIBILE…

  5. 22 settembre 2011 alle 18:37

    Direi che è un complimento per Obama l’aggettivo ‘bipolare’,
    sa bene quel che fa, BARACK (hussein) OBAMA … 🙂
    Bel post !
    F.

  6. 22 settembre 2011 alle 18:57

    Ma io so’ ‘na personcina a modo! (mortaccisua)
    Grazie! La rabbia ispira!

  1. 30 novembre 2012 alle 19:47
  2. 1 dicembre 2012 alle 09:54

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: