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Gli ostaggi iniziano ad entrare in cella…ALBERTO LIBERO!


Una sconfitta lunga undici anni, il tuo pugno chiuso che usciva da quella macchina,
mentre girava l’angolo della Questura centrale.
Poi invece il tuo sorriso,
che mentre ci salutava apriva la strada e il cuore a quello che da oggi dovremo affrontare:

CONTRO IL CARCERE, GIORNO DOPO GIORNO
FAGIOLINO LIBERO

il tuo sorriso, quel saluto strappato prima in questura poi davanti alla porta carraia che ti ha mangiato,
ha chiuso definitivamente questa amara sconfitta,
così lunga,
intrisa a litri del sangue di quelle strade, del sangue dal volto di Carlo,
del sangue sui termosifoni e quello trascinato sui muri e sui gradini delle scale,
ed ora anche in gabbia,
avvolta tutto tondo da cemento e ferro, da anfibi e ammasso di corpi prigionieri.

L’ha chiusa con un dolore che io non so descrivere, col tuo sorriso spaventato e forte e le nostre lacrime a litri, implacabili,
di quelle che ti scavano il viso per sempre.
L’ha chiusa per aprirne una tutta nuova, che parte da voi, dai vostri corpi prigionieri, da quanto riusciremo a non farvi sentire soli.
Perché quando abbiamo aperto la campagna 10×100 le parole che ci sono venute a tutt@, spontanee e sanguigne, sono state che Genova non è finita, non può finire in questo modo: non con l’assurdità di questo reato, non con il capro dei capri espiatori.
Questa sentenza ne è la conferma, la prova lampante che non avendo nulla nelle mani si sono accaniti con 25, poi 10, poi 5 …
ed ora già tra le sbarre siete 2.

Cinque. Cinque persone su quei 300.000 che eravamo.
Cinque persone in carcere, per aver mosso gesto contro la proprietà, contro una vetrina, contro un simbolo.
Fino a quindici anni, per quelle loro maledette vetrine, per dei cocci assicurati,
per aver osato affrontare simbolicamente (parliamo di 3 banche su 300) i luoghi del potere finanziario.
Siamo al surreale che diventa realtà, di cemento e ferro.
Siamo agli ostaggi delle cose, corpi prigionieri della proprietà privata, dell’aver osato infrangere i vetri.
Loro possono passare le camionette sui nostri corpi, possono spararci dritto in faccia, possono sequestrarci nelle caserme per torturarci, per strapparci i piercing, per minacciare i nostri corpi di donne di esser violati dai loro manganelli di Stato,
loro possono tutto.
E con il reato di “devastazione e saccheggio”, con questo nuovo paradigma penale che sempre più ci troveremo ad affrontare,
possono anche sequestrarci, strapparci alla vita, alla politica, alla libertà,
per anni infiniti,
nella difesa della “robba”, delle cose, dei vetri che non vanno rotti mai.

Non ti posso pensare lì Fagiolino, non posso pensare quel tuo corpo buono, lungo lungo, che cerca una posizione in branda,
con quella condanna sul groppone. Non posso pensare a quella porta carraia, che già odio di mio, che ora si è presa anche te,
è una sensazione di rabbia e impotenza che fa male ad ogni pezzetto di corpo.
E’ un’ingiustizia, fratello mio, che mai sarebbe dovuta passare sulla tua pelle, portandoti via da tutti noi.
Non ci sarà un secondo di pace, in questo stomaco, finchè sarai lì,
perché ci stai pe’ tutti, Albè, stai lì per tutti noi e non ti lasceremo un secondo.
A te, come agli altri.
ALBERTO LIBERO! TUTTI LIBERI!

Nessuna condanna potra mai fermare le nostre lotte
In ogni caso, nessun rimorso
Segui : 10×100.it

PER SCRIVERE A FAGIOLINO:

Alberto Funaro
Casa Circondariale Capanne
Via Pievaiola 252
06132 Perugia

 

Oggi, domenica 15 luglio, presidio di solidarietà davanti al carcere di Rebibbia
Radiondarossa invita le compagne e i compagni di Roma a partecipare ad un saluto ad Alberto,
domenica 15 luglio a partire dalle 18 sotto Rebibbia angolo via Majetti.
Per un appuntamento molto partecipato con un microfono aperto alla solidarietà e alla vicinanza ad Alberto e a chiunque si trovi chiuso dentro un carcere.

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  1. 15 luglio 2012 alle 13:08

    Come volevasi dimostrare.

    Undici anni per una sentenza definitiva. Fanno un bel parlare sui tempi allungati a dismisura della giustizia italiana, ma nessuno interviene. Perché a nessuno conviene intervenire. I tribunali sono enormi mercati e tutti ci speculano.
    Ma questo è il meno.

    Nessuno s’è mai sognato di inquisire Gianfranco Fini. Era lui a dirigere le forze di polizia a Genova o no?
    I poliziotti, responsabili di un massacro pianificato a tavolino e di reati contro le persone fisiche, non faranno un giorno di galera.
    I compagni, ai quali si attribuiscono reati contro le cose, sconteranno anni di carcere.
    Nella società della merce, le cose sono sacre. E la violazione della proprietà privata è tra i reati più gravi.

    Un grande poeta ebbe a scrivere: “La legge è uguale per tutti… Farabutti!”.
    E non credo ci sia commento più appropriato.

  2. 15 luglio 2012 alle 13:29

    Non era facile scrivere qualcosa stavolta, anzi credevo fosse impossibile…hai fatto parlare il Tuo cuore oltre al resto (che pure c’è e tanto) e ci sei riuscita Valentina, ad ulteriore conferma che è grande il Tuo cuore e tutto il resto (che pure c’è e tanto).

  3. icittadiniprimaditutto
    15 luglio 2012 alle 14:57

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  4. Marco Pacifici
    15 luglio 2012 alle 15:41

    Saro’ vecchio…sara’ che di carcere abbiam riempito le nostre Vite…sara’ che ero felice quando tornavo da Parigi o dal confine o da ovunque avevamo portato lontano dal ventre della bestia i nostri Compagni e Compagne… sara’, ma non capisco come si fa a non fare la bella (fuggire il piu lontano possibile) prima della condanna definitiva…sara’ che noi entravamo in carcere(quando ci prendevano…) e dopo un’ora gia stavamo facendo piani PER EVADERE…NON CAPISCO, MASSIMO RISPETTO, MA NON CAPISCO:DI EROI è L’ULTIMA COSA DI CUI ABBIAM BISOGNO. MASSIMO RISPETTO MA IMMENSO INGIUSTIFICABILE DOLORE.

  5. Giovanna
    16 luglio 2012 alle 08:07

    Ho visto troppi compagni morti in piazza da Serantini a G. Masi ammazzati da poliziotti che non hanno mai pagato, in troppi hanno riempito le galere sono stati torturati e perseguitati, troppi ammazzati dai fascisti anche loro impuniti, questo paese non ha mai fatto niente per tutti noi e noi non gli dobbiamo niente, non si può chiedere qualcosa che non possono darci ‘GIUSTIZIA’ mai parola fu più vuota e senza senso

  6. Enrico
    16 luglio 2012 alle 11:03

    Marco Pacifici :
    Saro’ vecchio…sara’ che di carcere abbiam riempito le nostre Vite…sara’ che ero felice quando tornavo da Parigi o dal confine o da ovunque avevamo portato lontano dal ventre della bestia i nostri Compagni e Compagne… sara’, ma non capisco come si fa a non fare la bella (fuggire il piu lontano possibile) prima della condanna definitiva…sara’ che noi entravamo in carcere(quando ci prendevano…) e dopo un’ora gia stavamo facendo piani PER EVADERE…NON CAPISCO, MASSIMO RISPETTO, MA NON CAPISCO:DI EROI è L’ULTIMA COSA DI CUI ABBIAM BISOGNO. MASSIMO RISPETTO MA IMMENSO INGIUSTIFICABILE DOLORE.

    Caro marco
    Pure io sò vecchio…….. e capisco che non è paragonabile il clime e la forza dei movimenti di quegli anni con quelli di oggi, la latitanza ha bisogno di reti, di solidarietà, di acqua, e di soldi, qualcuno, 1, l’ha scelta. Io non conosco questi Compagni il loro grado di coscienza e di organizzazione, quindi li rispetto e basta.
    Enrico

  7. 16 luglio 2012 alle 11:22

    LIBERTA’ PER TUTTI I COMPAGNI!!!

  8. kkk
    24 settembre 2012 alle 07:59

    la sconfitta più grande è farsi prendere all’appuntamento, e il risultato era preannunciato. se non un’altro mondo ora, ora un’altra vita era ed è possibile, valeva per loro: vale per tutt* !!!

  1. 24 luglio 2012 alle 17:03
  2. 25 luglio 2012 alle 20:05
  3. 31 agosto 2012 alle 10:58
  4. 15 ottobre 2012 alle 10:00

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