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Siamo chiamati a sorprendere la realtà
“Noi giochiamo con cose in continua sparizione e, una volta sparite, è impossibile farle rivivere, non si può ritoccare il soggetto […] Siamo chiamati a sorprendere la realtà con quel quaderno di schizzi che è il nostro apparecchio fotografico, a tirarla fuori e fissarla, ma non a manipolarla né durante le riprese, né tantomeno nel nostro oscuro laboratorio con qualche ricetta fatta in casa. Sono trucchi che saltano all’occhio di chi sa vedere”
Henri Cartier-Bresson, L’immaginario dal vero
Foto di Valentina Perniciaro, Pitigliano, Marzo 2006
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“Noi non crediamo più alle vostre parole”…
“Noi non crediamo più alle vostre parole nè a quelle che ci furono care una volta Il nostro cuore l’ha roso la fame Il sangue l’han bevuto le baionette. Noi, non crediamo più ai dolori alle gioie Ch’erano solo nostre ed erano sterili La nostra vita è in mano dei fratelli e la speranza in chi possiamo amare. Noi non crediamo più agli dèi lontani Né agli idoli e agli spettri che ci abitano La nostra fede è la croce della terra Dov’è crocefisso il figliuolo dell’uomo.”
-FRANCO FORTINI- “Varsavia 1939” , tratto da “FOGLIO DI VIA”
Sembra tornato il sole, ma c’è poco da fidarsi.
Poi difficile parlare di sole, quando riappare il nucleare, quando si inventano il Reato (!) di immigrazione clandestina, quando addirittura vorrebbero dare un terzo di pena in più a chi è straniero.
Non ci sono parole per descrivere quello che sta accadendo e quello che potremmo trovarci davanti, a cose fatte. E’ il momento giusto per cominciare a fare il nostro dovere, per ricominciare a discutere e studiare, per capire…è il momento giusto per far politica. Per farla veramente.
E non per accettare minestroni di sigle mai viste o fin troppo conosciute, sempre estrenee alle lotte antagoniste di questi ultimi decenni.
Foto di Valentina Perniciaro -PUGNO CHIUSO-
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L’infinito inizia.
Foto di Valentina Perniciaro -AFFACCIATI SULL'EUFRATE-
Qalat al-Jabar, Siria, Agosto 2003
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“Eravamo quelli che potevano davvero far saltare tutto”
“…Ma voi oggi, qui, siete migliaia. E non potranno più frustarvi, perchè ora voi avete in mano la frusta, non potranno più imprigionarvi, perchè voi avete preso le prigioni e ne avete divelto le porte, non potranno più uccidervi, perchè il popolo è in piedi! Non ci saranno più padroni. […] Dietro di voi si sta formando l’esercito degli umili che vogliono spezzare le catene della schiavitù. Essi hanno bisogno di un segnale. Voi dovete essere i primi. Fare ciò che tanti, altrove, per paura stentano ancora a fare. Ma siate certi che il vostro esempio sarà seguito. Voi dovete aprire la strada.”
[…] “Si tratta nè più nè meno che di fare l’Apocalisse!”

Del resto intorno a noi il mondo sembrava davvero sul punto di esplodere, le nostre parole non mancavano mai l’effetto voluto. Non eravamo che una banda di spostati, attori, folli, gente che aveva lasciato lavoro, casa famiglia per darsi alla predicazione . Scelte compiute per i motivi più diversi, dal senso di giustizia all’insofferenza per la vita a cui si era condannati, ma che portavano alla stessa conclusione, a un atto di volontà che coinvolgesse quanta più gente possibile, che dimostrasse agli uomini che il mondo non sarebbe potuto durare così all’infinito e molto presto sarebbe stato messo a rovescio. Eravamo quelli che potevano davvero far saltare tutto.”
Tratto da Q Luther Blisset
Je ne comprends qu’une chose à la politique: la rèvolte. -Flaubert-
Foto di Valentina Perniciaro -CORDONI- Genova, 17 Novembre 2007
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“osare riconoscerli”
Forse il tempo del sangue ritornerà. Uomini ci sono che debbono essere uccisi. Padre che debbono essere derisi. Luoghi da profanare, bestemmie da proferire incendi da fissare, delitti da benedire. Ma più c’è da tornare ad un’altra pazienza, alla feroce scienza degli oggetti, alla coerenza nei dilemmi che abbiamo creduto oltrepassare. Al partito che bisogna prendere e fare. Cercare i nostri eguali osare riconoscerli lasciare che ci giudichino guidarli esser guidati con loro volere il bene fare con loro il male e il bene la realtà servire negare mutare. ________FRANCO FORTINI______
Piove ininterrottamente da giorni, pioverà per giorni…sento anche le ossa bagnate.
Finalmente un po’ di pace, finalmente un rifugio dove poter star sola,
dopo questa notte in bianco, dopo questa notte con lo stomaco scombussolato.
Mi sento “tra color che son sospesi”, in attesa. Decisamente vuota malgrado la pienezza
ricevuta in dono. Meno male che esistono ancora librerie dove compri poesie di Fortini per 2,90 €, dove la mia patata ha trovato il suo Majakovskij quotidiano alla stessa cifra.
Tutto ciò ha reso il diluvio più sopportabile.
Non per questo il tempo sarà meno lento, non per questo l’attesa più leggera.
Foto di Valentina Perniciaro -Campo profughi di Deheishe, Palestina. Marzo 2002 -
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Smog il drago e la bambola azzurra
“Smog il drago amava i sogni, ma soprattutto amava le bambole di porcellana che riempivano i suoi sogni, le bambole di colori trasparenti o concreti, colori tenui e dolci o salati come il mare.
Ma Smog il drago amava soprattutto la bambola di porcellana che spesso, quasi sempre, compariva fiera e carica di stelle e soli, spargendo fiori profumati, cibo e acqua fresca. Allora dimenticava di essere nato per custodire il Tesoro, dimenticava il guadagno e la perdita, dimenticava i flutti profondi del mare, come se il vero tesoro fossero i suoi sogni.
Pensava alla bambola azzurra che appariva o che scompariva, sempre per poco. Ma era un poco che era troppo, un troppo poco, dal momento che non avrebbe più voluto risvegliarsi.
Non si accorgeva ormai della sua caverna tanto era occupato a pensare quali meravigliosi ornamenti avrebbe potuto ordire per le …Lei che, forse, non era soltanto un sogno perchè da qualche parte, era sicuro, i sogni si realizzano, per sempre… Sogni che sognano altri sogni in mondi di sogni che si ripetono senza alcuna stanchezza o trasparenza, dove la bambola azzurra passeggia in mezzo alle serre traboccanti di fiori e api che ronzano spezzando la fragranza, dove i cervi giocano con gli alberi, e dove il ciliegio cresce rosso rivolto verso il tramonto.
Pensava, Smog il drago, in quel paese di deporre le sue fiamme e di raccogliere al loro posto collane di perle di pioggia per parlare, finalmente, a lungo alla bambola azzurra. Voleva raccontarle tutti i suoi sogni di un tempo, le sue visioni di colori. Ascoltarsi parlare di sogni, i suoi sogni.
Verso sera nel ventre del vulcano il buio si faceva intollerabile, picchiava sugli occhi colla sua tintura di nero, anche l’oro cessava di brillare e al buio tutto acquistava un sapore di niente. Cercava di afferrare qualche suono lontano, magari un piccolo brandello, un mormorio, un bisbiglio, ma neppure il vento osava sostare vicino al tesoro quando il cielo spariva inghiottito da qualche lupo vorace.
Solitudine, forse, paura di non riprendere il sogno interrotto, di non incontrare più la bambola azzurra, di non sparire in un buio ancora più buio che potesse annullare quel buio. E l’azzurro era ancora un colore che Smog, il drago, poteva vedere anche di giorno, e nel buio nero, ogni tanto, si illudeva di vederne un bagliore.
Un giorno la bambola azzurra sembrò guardarlo e ora un pensiero continua a turbarlo, un pensiero che gli ha restituito la speranza … gli sembrò che fissandolo, ad un tratto, la bambola parlasse dicendogli: “Anche tu hai il colore del cielo.”
——FAVOLA DI CAPODANNO—— Giuliano Naria
Giuliano Naria, operaio genovese, era un militante delle Brigate Rosse. Accusato dell’azione che porta alla morte di Coco, passa diversi anni nelle carceri speciali (kampi) di Fossombrone, Cuneo, Asinara… Gli arresti domiciliari per gravi motivi di salute vengono concessi a Giuliano solo nell’estate del 1985. L’anno dopo viene assolto dall’accusa di avere ucciso Coco e la sua scorta. Negli anni successivi viene assolto anche dalle altre accuse, ma il suo fisico è ormai gravemente debilitato. Nel 1995 gli viene diagnosticato un tumore e muore nel 1997. Ha scontato 9 anni e 16 giorni per poi essere dichiarato innocente.
Le sue favole sono un percorso dolce e colorato di evasione. Le sue favole hanno la capacità di svicolare, di scivolare dalle mani dei carcerieri, di volare libere.
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cambierà nome pure l’universo!
“Quando saremo due saremo veglia e sonno,
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito,
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l’uguale di nessuno
e l’unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l’universo
diventerà diverso”
____ERRI DE LUCA____

Foto di valentina perniciaro
Una scala in salita, decisamente.
Ma tutta questa paura non sembra mettere. Ci hanno insegnato ad andare avanti, a salire, ad arrampicarsi, a seppellire la mostruosità con i nostri sorrisi, con il rosso vivo delle nostre bandiere.
Alla libertà, musa eterna.
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Tutt@ liber@
“L’esilio che mi è dato, onor mi tengo
Cader co’ buoni è pur di lode degno.” __DANTE__
Casa. Rientrata ora. Stordita. Se il mondo avesse il tuo sguardo vivremmo una terra diversa.
Se il mondo conoscesse la bellezza del vento e della libertà … io sarei in grado di conoscere la strada.
Foto di Valentina Perniciaro: TUTT@ LIBER@
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…mentre dura…
Amore: “Che non sia immortale dato che è fiamma,
ma che sia eterno mentre dura”
_Gioconda Belli : La donna abitata_
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tempo di…
“Nella vita dell’uomo
per ogni cosa c’è il suo momento,
per tutto c’è un’occasione opportuna.
Tempo di nascere, tempo di morire,
tempo di piantare, tempo di sradicare,
tempo di uccidere, tempo di curare,
tempo di demolire, tempo di costruire,
tempo di piangere, tempo di ridere,
tempo di lutto, tempo di baldoria,
tempo di gettar via le pietre,
tempo di abbracciare, tempo di staccarsi,
tempo di cercare, tempo di perdere,
tempo di conservare, tempo di buttar via,
tempo di strappare, tempo di cucire,
tempo di tacere, tempo di parlare,
tempo di amare, tempo di odiare,
tempo di guerra, tempo di pace. ECCLESIASTE III, 1-8
Il panettiere addormentato di Damasco. Alle 4 di mattina, mentre si tornava a casa con la testa piena di ‘araq. Il mio panettiere, quello a due passi dal vicolo di casa mia, a pochi passi dal mio cortile e da quell’albero di arance che mi permetteva di godere il fresco anche con il sole alto.
E l’odore di quel pane sempre caldo, sempre soffice, sempre capace di insegnarti un modo nuovo di mangiare. Il pane di Damasco…il sapore di quelle cenette tra chiacchiere e sapori, tra lingue e lineamenti contrastanti.
Mi mancano le notti damascene, mi manca il canto dei minareti a spezzare la pace notturna,
mi mancano gli sguardi in cui si annega, mi manca il caos immanente delle sue strade.
Tempo di fermarsi, tempo di ricominciare.
Foto di Valentina Perniciaro : Il panettiere addormentato. Damasco, settembre 2006
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9 Maggio 1976: ULRIKE MEINHOF
Il 9 maggio 1976, Ulrike Meinhof è stata trovata appesa alle sbarre della sua cella.
Militante della R.A.F. (Rote Armee Fraktion) , organizzazione armata tedesca attiva dagli anni ’70 anche conosciuta come Banda Baader-Meinhof.
La mattina del 9 maggio 1976 nel supercarcere-fortezza di Stammheim terminava la vita di Ulrike . Gli agenti di custodia avevano trovato la detenuta impiccata nella sua cella. Un anno e mezzo più tardi, il 18 ottobre 1977, altri tre appartenenti alla Raf, Gudrun Ensslin, Andreas Baader e Jan-Carl Raspe, verranno anch’essi rinvenuti morti nelle loro celle.
“Battete in Piazza il calpestìo delle Rivolte!
In alto, catena di teste superbe!
Con la piena di un nuovo diluvio
laveremo le città dei mondi
Il toro dei giorni è pezzato.
Il carro degli anni è lento.
Il nostro Dio è la corsa.
Il Cuore è il nostro tamburo.
Che c’è di più celeste del nostro oro?
Ci pungerà la vespa d’un proiettile?
Nostre armi sono le canzoni.
Nostro oro le voci squillanti
Prato, distenditi verde,
copri il fondo dei giorni.
Arcobaleno, dà un arco
ai cavalli veloci degli anni.
Vedete, il cielo s’annoia delle stelle!
Senza di lui intrecciamo i nostri canti.
ehi, Orsa Maggiore, esigi
che ci assumano in cielo da vivi!
Bevi le gioie! Canta!
Nelle vene la primavera e diffusa.
Cuore, batti la battaglia!
Il nostro petto è rame di timballi.”
Vladimir Majakovskij – La nostra Marcia (1917)
Su Ulrike: LEGGI QUI
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