Archivio

Posts Tagged ‘Photo’

“n’omo che come te c’ereno pochi”

20 maggio 2009 1 commento

CI’AI LASCIATI COSI, SENZA DI GNENTE, SENZA NEMMENO DICCE N’A PAROLA;
STAVI BENE, ERI FORTE, SORRIDENTE N’OMO GAJARDO,
N’OMO DE PAROLA! N’OMO DE N’ANTRA RAZZA, N’OMO VERO!
N’OMO SPECIALE, N’OMO FUMANTINO, N’OMO LAVORATORE, N’OMO FIERO,
N’OMO CHE COME TE C’ERENO POCHI, UN ROMANO DE ROMA D’ARTRI TEMPI,
L’URTIMO DE N’A STIRPE CHE SCOMPARE, N’OMO SINCERO,N’OMO DE GRAN CORE!

DE ROMA CE SAPEVI DI DE TUTTO; LI RIONI, LE STRADE, ER VICOLETTO:
L’ARITORNELLI, LE CANZONI ANTICHE… LE TRATTORIE DE ROMA DE N’A VORTA…
DE QUANNO ER MONNO STAVA ANCORA IN PACE,
DE QUANNO LA FAMIJA S’ARADUNAVA INTORNO AR TAVOLINO PE’ LA CENA
E SI NUN C’ERI TU…NON SE MAGNAVA! UN’OMO COME TE NON SE RIMPIAZZA..
ERI UN TRASTEVERINO…N’ANTRA RAZZA!!
(Alessandro Picchi)

Foto di Valentina Perniciaro _Uno scorcio dedicato a te, che ancora borbotti camminando sui sampietrini, con il tuo passo zoppo e l'ironia del tuo sguardo. Uno scorcio della tua piazza, che è cambiata in tutto tranne che nel tuo vocione che cantava e in quella risata, de core, romana. Un pensiero a te, Rena'

Foto di Valentina Perniciaro _n’o scorcio dedicato a ‘tte, che ancora nun riesci a smette de borbotta’ a cammina’ su quei sampietrini, co’ quer  passo cionco e ‘na risata drentro all’occhi. ‘no scorcio de la piazza tua, che te farei vede’ che  j’anno fatto, tra ‘mericani e pizzardoni  nun sembra certo quella de li racconti tua.  Un pensiero a te, Rena’, che ancora te se sente strillà e ride come nte ne fossi mai annato. Che poi, maledetto quer giorno a no’, perchè troppo c’avevamo ancora da disse e da raccontasse, avevamo appena cominciato ma er core tuo nun c’ià fatta, troppo bbono pe’ sto monno avvelenato.E allora un bacio da drentro er core mio, forte come er piacere che c’avrei a famme ‘na risata co’ ‘tte ‘n mezzo a quei vicoletti aripuliti, a parlà e raccontacce er monno


Come un contadino di inizio secolo…

27 maggio 2008 1 commento

E’ estremamente bello mangiare ed avere la sensazione di esser tornato dal campo, spossato, ad inizio secolo…mangiare il testarolo sembra tornare indietro nel tempo, sembra di sentire il calore di un caminetto e del passato. Ci si rilassa, lo stomaco si riempie rapidamente e con maestria.


Il Testarolo è un antico pane senza lievito (azzimo). di basso spessore (circa 2 – 3 mm) di forma circolare, con diametro di circa 40 – 45 cm. Dall’aspetto consistente ma spugnoso. Ha un colore biancastro tendente al marroncino. Nella parte a contatto con il piano di cottura assume una colorazione bruno intenso, mentre la parte superiore ha il colore della mollica del pane casalingo di cui conserva peraltro anche il profumo.
Nei forni e nei negozi di generi alimentari della Lunigiana si trova sfuso, ma si può trovare ovunque in quanto viene venduto in confezione sottovuoto per conservarne tutte le caratteristiche.
 

Si amalgama la farina di grano con acqua tiepida e sale, fino ad ottenere una pastella molto liquida. Si scaldano i testi di ghisa o di ferro sul fuoco vivo di legna o gas, una volta ben scaldati vi si stende la pastella sopra in modo da avere, dopo cottura, una forma circolare, si copre con un altro testo caldo per completare la cottura che avviene in pochi minuti.
Ancora oggi per la produzione casalinga vengono utilizzati appositi locali, chiamati “gradili” destinati sia alla produzione dei testaroli sia alla essicazione delle castagne.
Il prodotto deve la sua tradizionalità alla particolare combinazione degli ingredienti, alla metodica di lavorazione che è rimasta invariata nel tempo (unica modifica apportata solo al metodo di riscaldamento dei testi), alla particolarità degli attrezzi, testi in ghisa, utilizzati nella trasformazione.
Il “testo” è un arnese a due componenti, la teglia con bordo (sui 5 -6 cm) e la cupola; viene utilizzato anche per la cottura di altri cibi, per quanto riguarda la cottura del testarolo il contatto si ha soltanto con la facciata inferiore del pane nella teglia mentre la faccia superiore è cotta per irradiazione del calore proveniente dalla cupola coprente.
Il testarolo viene tagliato a quadratini
 e fatto rinvenire in acqua bollente “ferma”. Scolato viene candito con olio extravergine di oliva e pecorino gratugiato o con pesto di basilico, pinoli aglio e olio extravergine (pesto gentile). Il testarolo viene anche consumato appena fatto con formaggi freschi e molli o con salumi.
E’ un piatto povero che veniva consumato soprattutto dai contadini!

Foto di http://apienavoce.wordpress.com -CONTADINI RUSSI PRIMA DEL PASTO-

Campo di grano..

24 maggio 2008 Lascia un commento

SOTTO LE COPPE VIOLA DELLE LAMPADE
COLME DI CONDANNA VA UNA FOLLA DI SCHIAVI

DOVE ROSI PER LORO D’ODIO E D’AMORE
NOI DUE PASSIAMO CON LA FRONTE ALTA.

—-Franco Fortini—-

Ancor Fortini, si. Di parole ne usa sempre pochissime, non si sbilancia mai nella quantità di versi o di suoni usati..lui ha la capacità di penetrare nella sintesi, nella magia di saper razionalizzare in pochi foni che sembrano voler esser muti, difficili da ascoltare, ma estremamente chiari.

Mette il vuoto quell’angolo di strada. Come mette il vuoto il cronometro, il “tempo concesso”…, che delirio psicotico quello di voler regolare e concedere il tempo. Un delirio di onnipotenza che appartiene a giudici e carcerieri, a gente che non è altro che un portachiavi e si vede da lontano.
Anche oggi ho dovuto respirare molto per evitare di scoppiare.
Altro piccolo passetto fatto…

Foto di Valentina Perniciaro -campo di grano- Bassano 2008

Siamo chiamati a sorprendere la realtà

23 maggio 2008 Lascia un commento

“Noi giochiamo con cose in continua sparizione e, una volta sparite, è impossibile farle rivivere, non si può ritoccare il soggetto […] Siamo chiamati a sorprendere la realtà con quel quaderno di schizzi che è il nostro apparecchio fotografico, a tirarla fuori e fissarla, ma non a manipolarla né durante le riprese, né tantomeno nel nostro oscuro laboratorio con qualche ricetta fatta in casa. Sono trucchi che saltano all’occhio di chi sa vedere”
Henri Cartier-Bresson, L’immaginario dal vero

Pitigliano, Marzo 2006

Foto di Valentina Perniciaro, Pitigliano, Marzo 2006

“Noi non crediamo più alle vostre parole”…

23 maggio 2008 1 commento

“Noi non crediamo più alle vostre parole
nè a quelle che ci furono care una volta
Il nostro cuore l’ha roso la fame
Il sangue l’han bevuto le baionette.
Noi, non crediamo più ai dolori alle gioie
Ch’erano solo nostre ed erano sterili
La nostra vita è in mano dei fratelli
e la speranza in chi possiamo amare.
Noi non crediamo più agli dèi lontani
Né agli idoli e agli spettri che ci abitano
La nostra fede è la croce della terra
Dov’è crocefisso il figliuolo dell’uomo.”

-FRANCO FORTINI- “Varsavia 1939” , tratto da “FOGLIO DI VIA”

Sembra tornato il sole, ma c’è poco da fidarsi.

Poi difficile parlare di sole, quando riappare il nucleare, quando si inventano il Reato (!) di immigrazione clandestina, quando addirittura vorrebbero dare un terzo di pena in più a chi è straniero.

Non ci sono parole per descrivere quello che sta accadendo e quello che potremmo trovarci davanti, a cose fatte. E’ il momento giusto per cominciare a fare il nostro dovere, per ricominciare a discutere e studiare, per capire…è il momento giusto per far politica. Per farla veramente.

E non per accettare minestroni di sigle mai viste o fin troppo conosciute, sempre estrenee alle lotte antagoniste di questi ultimi decenni.

Foto di Valentina Perniciaro -PUGNO CHIUSO-

L’infinito inizia.

22 maggio 2008 2 commenti

“Disegno della tua voce nella riva del sogno,
scogliere di cuscini con quest’odore di costa vicina,
quando gli animali buttati nella cala, le creature di sentina
odorano l’erba e per i ponti si arrampica
un tremito di pelle e di furioso godimento.
Allora mi capita di non conoscerti, aprire l’occhio di questa lampada
a cui sfuggi coprendoti il viso con i capelli,
ti guardo e non so più
se ancora una volta affiori dalla notte
con il disegno esatto di quest’altra notte della tua pelle,
con il ventre che palpita la sua respirazione soave
abbandonata appena nella nostra tiepida spiaggia
da un leggero colpo di risacca.
Ti riconosco, salgo per il profumo dei tuoi capelli
fino a questa voce che nuovamente mi sollecita,
contempliamo
nello stesso tempo la doppia isola sulla quale siamo
naufraghi e paesaggio, piede e arena,
anche tu mi sollevi dal nulla
con il tuo sguardo errabondo sul mio petto sul mio sesso,
la carezza che inventa nella mia cintura il suo galoppo di puledri.
Nella luce sei ombra e io sono luce, sono la luce della tua ombra
e tu gettata nelle alghe fingi l’ombra del mio corpo,
quando la sua angusta fronte ferisce le pietre e proietta
come un fragore di voragine all’altro lato, un territorio
che inutilmente investe e brama.
Ombra della mia luce, come raggiungerti,
come inguainare questo balenio nella tua notte!
Allora c’è un istante segreto
in cui gli occhi cercano negli occhi un volo di gabbiani,
qualcosa che sia orbita e richiamo,
una consacrazione e un labirinto di pipistrelli,
ciò che sorgeva nell’oscurità come un gemere a tentoni,
una pelle che si raffreddava e scendeva, un ritmo rotto,
si muta in convivenza, parola d’ordine, strappo
del vento che si infrange contro la vela bianca,
il grido della vedetta ci esalta,
corriamo insieme fino a che la cresta
dell’onda zenitale ci travolge
in una interminabile cerimonia di spume,
e ricominciano i naufragi, il lento nuoto verso le spiagge,
il sogno bocconi fra meduse morte e i cristalli di sale
dove arde il mondo.”
Julio Cortazar

Qalat al-Jabar, Syria

Foto di Valentina Perniciaro -AFFACCIATI SULL'EUFRATE-
          Qalat al-Jabar, Siria, Agosto 2003

“osare riconoscerli”

21 maggio 2008 2 commenti

Forse il tempo del sangue ritornerà.
Uomini ci sono che debbono essere uccisi.
Padre che debbono essere derisi.
Luoghi da profanare, bestemmie da proferire
incendi da fissare, delitti da benedire.
Ma più c’è da tornare ad un’altra pazienza,
alla feroce scienza degli oggetti,
alla coerenza nei dilemmi
che abbiamo creduto oltrepassare.
Al partito che bisogna prendere e fare.
Cercare i nostri eguali osare riconoscerli
lasciare che ci giudichino guidarli esser guidati
con loro volere il bene fare con loro il male e il bene
la realtà servire negare mutare.
________FRANCO FORTINI______
Dheheishe, Palestina 2002
Piove ininterrottamente da giorni, pioverà per giorni…sento anche le ossa bagnate.
Finalmente un po’ di pace, finalmente un rifugio dove poter star sola,
dopo questa notte in bianco, dopo questa notte con lo stomaco scombussolato.
Mi sento “tra color che son sospesi”, in attesa. Decisamente vuota malgrado la pienezza
ricevuta in dono. Meno male che esistono ancora librerie dove compri poesie di Fortini per 2,90 €, dove la mia patata ha trovato il suo Majakovskij quotidiano alla stessa cifra.
Tutto ciò ha reso il diluvio più sopportabile.
Non per questo il tempo sarà meno lento, non per questo l’attesa più leggera.
Foto di Valentina Perniciaro   -Campo profughi di Deheishe, Palestina. Marzo 2002 -

+ campi ROM – Caserme

17 maggio 2008 3 commenti

Parole agghiaccianti, parole d’ordine su ogni giornale, su ogni televisione.

Con il solo scopo di creare il mostro, di amplificare il danno, di fare un propaganda fatta di media e di fuoco, di ronde e di assalti, di barbarie e inciviltà. Ronde? Ma che parola è? 

Ma come la si può accettare? 

Oggi non sono potuta essere a Verona e mi è dispiaciuto…perchè era importante esserci, perchè di quella città ho solo ricordi poco positivi, intrisi di quell’atteggiamento che è luogo idoneo alla barbarie intollerante e medievale.

Mi sento ogni giorno più estranea, mi vergogno, odio quello che quotidianamente vedo. Odio l’idea di non poter far nulla…qui nemmeno “il lavoro della talpa” si può fare, qui bisognerebbe solo fuggire, che è l’unica cosa che non posso fare.

                  

Foto di Valentina Perniciaro: Roma, Da una cella dell'ex carcere del San Michele.

cambierà nome pure l’universo!

16 maggio 2008 3 commenti

“Quando saremo due saremo veglia e sonno,

affonderemo nella stessa polpa

come il dente di latte e il suo secondo,

saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,

come i cieli, del giorno e della notte,

due come sono i piedi, gli occhi, i reni,

come i tempi del battito,

i colpi del respiro.

Quando saremo due non avremo metà

saremo un due che non si può dividere con niente.

Quando saremo due, nessuno sarà uno,

uno sarà l’uguale di nessuno

e l’unità consisterà nel due.

Quando saremo due

cambierà nome pure l’universo

diventerà diverso”

____ERRI DE LUCA____

Pitigliano,, marzo 2006

Foto di valentina perniciaro
Una scala in salita, decisamente.
Ma tutta questa paura non sembra mettere. Ci hanno insegnato ad andare avanti, a salire, ad arrampicarsi, a seppellire la mostruosità con i nostri sorrisi, con il rosso vivo delle nostre bandiere.
Alla libertà, musa eterna.

…mentre dura…

9 maggio 2008 2 commenti

Amore: “Che non sia immortale dato che è fiamma,
ma che sia eterno mentre dura”
_Gioconda Belli : La donna abitata_

Colonna sonora: “J’ai perdu la Tete” C.Aznavour
Foto di Valentina Perniciaro _Alone_

 

cavolo se ti mao!

9 maggio 2008 4 commenti

Nicoletta 

E‘ bastato poco..ed ora non posso che scriverti un qualcosa che assomiglia di più ad una dichiarazione d’amore che ad un post da dedicare ad un’amica. Ma, folle compagna di tante avventure deliranti, quello che abbiamo costruito in questi due anni è di pasta diversa, è attaccato col mastice e con la fiducia.

Con la complicità, con le risate che solo noi sappiamo farci, con la forza che mi hai dato quando ne avevo bisogno, con la tua costante presenza per qualunque cosa..soprattutto per sorridere, per affrontare insieme ‘sta vita ogni giorno più incasinata. Questo blog appena nato non poteva iniziare a farsi invadere da te!

Che sei peggio di me: occupi tutto.

E tra qualche minuto rioccuperai il mio tempo. Fino a quel cancello.

Foto di Valentina Perniciaro _Un lemure a Villa Sciarra_

 

Beirut in fiamme.

9 maggio 2008 2 commenti

Beirut sotto assedio.

Non ci posso pensare e quasi non ho voglia di leggere gli aggiornamenti , di capire in quali strade e quartieri si combatte e in quali è tutto tranquillo come sempre. Beirut è questo, Beirut è la contraddizione costante, è la guerra permanente, è la bellezza mutilata.

Ed ora, come sempre, sento il richiamo, il desiderio di correre a vedere che accade, di avvicinarmi al delirio di quel paese dilaniato, meraviglioso, struggente. Con il cuore fermo tra le strade dei campi, sul lungomare colorato, vicino al porto ora chiuso a causa dei combattimenti.

Ancora piombo nella dolce Beirut, ancora sangue sotto il vento libanese.

Baruda_campo profughi

Foto: Valentina Perniciaro_Campo profughi di Rashidiyye, Libano del sud. Agosto 2003. 

La stella della Rotonda

6 maggio 2008 Lascia un commento

Scalo San Lorenzo.

Caldo Torrido, capannoni praticamente deserti. Scalo San Lorenzo _ rotonda

La manutenzione locomotori era assegnata a a duecento persone. Ora sono 7 i lavoratori che si aggirano per tutto il reparto. Impressionante trovare il silenzio al posto del rumore di ferro e sudore, impressionante quel vuoto in un luogo immaginato come un formicaio di fatica, sfruttamento e produzione.

Uno strano vuoto, estremamente bello nel suo decadentismo.

Nel suo rappresentare un secolo che non c’è più, volato via portandosi via buona parte del nostro patrimonio culturale, politico…sognatore.

Siamo quei pochi rimasti, a sudare in padiglioni ormai inutili.

Quasi come perenne esposizione di ciò che non esiste più, che non deve più esistere.

Foto: Valentina Perniciaro. Scalo San Lorenzo. Luglio 2007

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: