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Posts Tagged ‘letteratura sudamericana’

Turchia: le ultime parole di Abdullah.. e la lotta prosegue

5 giugno 2013 11 commenti

“Ho dormito solo 5 ore in 3 giorni, ho respirato troppo gas al peperoncino, ho rischiato di morire 3 volte e tu sai cosa dice la gente? Stai tranquillo ragazzo, sei tu che vuoi salvare il tuo paese? Sì, anche se non

Abdullah Comert

dovessimo riuscirci morirei per questo ( sono così stanco che ho bevuto 7 bevande energetiche, ho preso 9 antidolorifici in 3 giorni, ho perso del tutto la mia voce ma anche stamattina mi sono alzato alle 6 del mattino. Per la rivoluzione!
P.S.: Cari vicini, per favore lasciate le porte dei vostri palazzi aperte”
Le ultime parole di Abdullah Comert, ucciso a colpi di pistola ad Antakya.

Nel frattempo la nottata è andata abbastanza tranquilla ad Istanbul, a partire dalle 2 di notte, quando son terminati gli scontri sia a Beylikdüzü che in piazza Gazi,
mentre ad Antakya si è andati avanti fino alle 5 di mattina.
Attendiamo gli aggiornamenti della giornata.

Oggi è 5 giugno: l’anniversario di una morte che ancora pesa.
Mara Cagol veniva uccisa quasi 40 anni fa dentro la Cascina Spiotta, luogo dalla lunga storia e molto amato da Mara, che come nome di battesimo aveva Margherita.
Due pagine su questo blog in suo nome, leggetele:
A MARA
QUANDO PORTAI UN FIORE IN SPIOTTA

Tutti i link sulla rivolta turca:
I primi morti / Che poi son 3
La rivolta dilaga nel paese
Il comunicato della piazza / La risposta NoTav
Istanbul: è guerriglia in difesa del verde
Gli aggiornamenti del 31 maggio
Le immagini e gli aggiornamenti del 1 giugno
Le richieste della piazza

Quando portai un fiore in Spiotta…a Mara Cagol

5 giugno 2012 3 commenti

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Foto di Valentina Perniciaro – le rose della Spiotta-

L’ho scavalcato un giorno quel muro…
Qualche centinaio di km per arrivare a trovare Arzello, piccolo paese perso nelle campagne delle preAlpi…
Ma erano tanti anni che volevo portarti un fiore, tanti anni che volevo veder quella Cascina, quella curva sterrata dove avevo visto le foto della macchina, della fuga, di quel colpo a freddo che t’ha attraversato l’ascella e poi quel cuore grande che avevi.

Avevo paura di esser vista, avevo paura che quello scavalcare una proprietà privata potesse crearmi problemi… La cascina era viva, si sentivano voci, c’erano delle macchine parcheggiate…
Ma non m’ha notato nessuno e vivo comunque con la sensazione che se anche fosse successo mi sarebbe stato permesso di legare quelle rose rosse all’albero che mi sembrava più bello.

Ancora porto dentro di me la bella sensazione di averti lasciato quella poesia e quei fiori,
Quel drappo rosso a ricordare che dentro di me, di noi, ci sarai sempre!

QUI IL RICORDO A MARA: LEGGI

Buon compleanno Julio Cortàzar

26 agosto 2011 Lascia un commento

Hai fatto il giro del giorno in ottanta mondi.
Hai vomitato coniglietti rosa, hai dormito in una casa che veniva occupata stanza per stanza.
Hai creduto “di essere un signore che esce tutti i giorni alle nove”.
Hai spiegato a noi stolti come ricaricare un orologio e mettere il dentifricio senza trattar male il tubetto, hai insegnato alle lacrime a scendere.
Hai creato due popoli che ho amato all’istante, i cari Cronopios e i Fama.
Hai viaggiato su una nave carica di tutti noi, in un viaggio premio infinito.
Hai avuto una collerosa ragione nel buttare giù i tuoi versi affaticati, e una fantasia giullaresca nei tuoi racconti senza tempo e mete da raggiungere.
Hai creato il BLOG, con Rayuela, prima che esistessero i computer.
Per me sei stato sempre un amico, un amico con cui litigare…
uno scettico gattaro che sento di casa.
Buon compleanno, Julio Cortàzar … sarebbero 97 e sarebbe un  mondo più bello.

Questa, una manciata di link di suoi scritti che potete trovare su questo blog:
L’INFINITO INIZIA
IL PIU’ BELLO DEI BACI
IL TUO NOME E’ IL SAPORE DEL MELOGRANO
ALLA NONNA

Agosto in un paese di cadaveri ( e una poesia di Cortazar … )

17 agosto 2011 8 commenti

Che dire, in queste giornate Polvere da Sparo è stato abbastanza assente.
Malgrado l’attenzione per quel che accade in Siria, malgrado abbia quasi sempre lavorato,
malgrado la normale routine mutata di poco malgrado la callaccia estiva,

Carlos Latuff...sugli scontri in UK

non riesco a star dietro a queste pagine.
Sono poco comunicativa, un po’ chiusa a riccio ad osservare.
Perché poi mi guardo intorno e… bho…le prossime buste paga saranno di molto peggiori di queste che già fan fare una vita di merda,
ma tutto tace…
siamo l’unico paese dove tutto tace. Sembra quasi comico per quanto è surreale.
Siamo un paese di cadaveri precari, un paese di morti che camminano senza pensione,
un paese di zombie trentenni senza casa e la speranza di averla …
un paese che però, ad occhio e croce, ad osservarlo anche solo distrattamente, si merita tutto quel che ha.
Quindi ritorno un po’ nell’eremo, ritorno a godere la gioia infinita del mio bimbo dai boccoli arricciati sull’allegria e la meraviglia,
torno alla carta, tanta carta, tanta voglia di carta, per un po’ di giorni…
e vi lascio con le righe dolci di Cortazar che dedico al sorriso di cui ho più nostalgia,
a quella risata che non posso pensare mio figlio non potrà mai amare, al sapore delle sue orecchiette,
ad ogni sua ruga felice, ai tuoi capelli senza tempo.

Un giorno moriremo, ma il canto viene prima.
Nonna tu nei cortili dell’estate, già alzata all’alba,
sola ad aprire imposte e ricevere il sole,
accompagnando la febbre dei miei ultimi sogni con lo strofinio appena udibile dei tuoi pasi,
entrando dalla parte del giorno a restituirmi il mondo nella fragranza del caffellatte.
Non dimentico nulla, io crebbi sulla sponda della tua vestaglia e dei tuoi scialletti,
del tuo gusto per il lilla che ti fa come una cenere di colombe fra i capelli e le guance,
e sento un’altra volta il soave andare delle pantofole che ti portai dal Cile.
E sto vedendo la lunghissima treccia che tu lasci libera
quando ti alzi, come un ricordo dei tuoi anni di ragazza.
Tu non lo sai, nonna, però in te finisce il tempo, la successione dei giorni e delle s’piagge, delle aule e dei pianti, dell’amore nei suoi mille specchi, dell’uomo e del bambino che riconciliano le loro distanze nei tuoi occhi, oh paese della pace.
Ti vedo e sono piccolo e sono proprio io, e niente impedisce che il piccolo e l’uomo ti diano lo stesso bacio e si rifugino nel tuo abbraccio. Questi capelli che tu accarezzi e che pettinasti per la prima volta, questa fronte che stai baciando e che lavasti dal sudore della nascita, queste mani che vanno per il mondo palpando i suoi bei vuoti, e che guidasti nel primo incontro con il cucchiaio e la palla,
tornano al posto del riposo, e non se ne vanno, nonna,
sebbene io viva alzato verso tante rotte, e non se ne vanno, nonna.

La nonna spunta con il giorno a visitare l’orto e le galline
spartisce l’acqua e il mais, ammira i pomodori e i loro progressi,
e gode del racemo che si inerpica, del lampadario delle prugne regine claudie,
e va per le profondità della casa distribuendo l’ordine.
A volte mi alzo, l’accompagno e, associato ai suoi riti,
do da mangiare agli uccelli e irrigo le veccie, sento il tremito dell’acqua sui rampicanti che bucano i muri e che la ricevono crepitando e si riempiono
di scintille.
Ho dieci anni, vivo insieme ai bruchi e alle anatre, sono tenero e crudele,
ammazzo e proteggo, ordino come un re le cose del mio regno,
e sopra di me sta la nonna, le arrivo già all’altezza delle spalle, sulla punta dei piedi arrivo a baciarla,
e i nostri occhi si scoprono nell’allegria comune dei polli nati durante la notte.

Il nostro giardino durò quanto l’infanzia. Né tu né io lo dimenticheremo,nonnina.
Non dimenticheremo il sapore delle pesche bianche,
delle barbabietole, delle zucche incendiate.
Fu il tempo del riso al latte coperto di cannella, del piacere delle pannocchie sulla tavola tesa sotto i pergolati.
Stai nella cucina in penombra, con i glicini alla porta,
e curi le cadenze delle bacinelle di gelatina,
le marmellate invernali che ordinerai nella credenza.
Io sto lì, con Giulio Verne e una botta al ginocchio,
felice, guardandoti, sicuro che niente potrà mai accadermi, che in mezzo al mare o all’assalto del polo con il capitano Hatteras, o appeso al cielo con Michel Ardan,
tu mi tieni con te, vicino al fornello da cui l’aroma
inzuccherato cresce come un soave vulcano dipinto a lapis.
Un giorno moriremo, ma prima viene il canto.
E non solo ieri, nonna. A ogni svolta stai lì, piccola
sotto l’architrave, imbacuccata nella tua vecchiezza
senza macchia, nella tua piccola salute,
e ogni volta che mi trae da porte e passi e uomini,
io so che tu stai lì. E che il tuo amore senza altra causa che se stesso
ci sostiene nella notte e ci restituisce l’alba dell’incontro,
e il tempo gira la testa e ci accetta interi,
con il bambino che piange tra le tue braccia,
con il viaggiatore che si lava della polvere nel tuo sorriso,
con la giovane nonna che corre in mezzo alla neve per rallegrare il nipote,
con questa vecchietta che sostiene sulla soglia la lampada del benvenuto.
E il primo che muoia sappia che niente muore
e che la perfezione regnò nel suo giorno.
La nonna, di Julio Cortazar

Radici

 

A Margherita Cagol

5 giugno 2011 37 commenti

Nell’anniversario del suo assassinio, questo blog (che ha una categoria dedicata ai compagni uccisi) parla anche di Margherita Cagol, che scelse Mara come nome di battaglia e militò nelle Brigate Rosse dalla loro formazione al sequestro Gancia e alla conseguente sparatoria della cascina Spiotta del 5 giugno 1975, dove venne uccisa dai carabinieri. Il materiale sulla Cagol è tanto e variegato e la scelta è stata difficile … non ho messo le sue lettere alla famiglia perchè sono facilmente rintracciabili in rete, ed ho quindi usato stralci del ricordo presente nel terzo volume del Progetto Memoria, “Gli Sguardi Ritrovati”, Edizioni Sensibili alle Foglie.

[Leggi anche: Quando portai un fiore alla Spiotta]

MARGHERITA CAGOL
– Nasce a Sardagna di Trento l’ 8 Aprile 1945
– Si diploma in ragioneria nel 1964
– milita nel movimento studentesco di Trento
– si laurea in sociologia presso l’università di Trento nel 1969
– milita nel Comitato Unitario di Base della Pirelli, nel Collettivo Politico Metropolitano e in Sinistra Proletaria.
– dal settembre 1970 milita nelle Brigate Rosse
– nell’estate del 1972 si trasferisce a Torino
– viene uccisa dai carabinieri il 5 giugno 1975, ad Arzello d’Acqui (AL)

Loris Paroli, Testimonianza al Progetto Memoria, Reggio Emilia 1995.
br_marac“[…] Mara era una dirigente comunista, una delle prime donne emancipate dell’epoca moderna e credeva alla donna come uno dei poli della societa’; determinante per l’emancipazione di tutti gli altri. Un giorno manifestando a lei le mie perplessità sulla poca presenza femminile nella nostra organizzazione, anche in relazione alla durezza del vivere clandestini tra soli maschi, mi disse di essere certa che la componente donna nell’arco di pochi anni sarebbe aumentata enormemente. Aveva avuto ragione. Infatti in pochi anni quasi tutte le organizzazioni armate erano dirette da una elevata componente femminile. E questo è uno degli aspetti più profondi della nostra storia, mai messo in luce da colo i quali hanno riversato su centinaia di libri tutti quei tentativi manipolati e disperati nel volerla spiegare.
Mara era una compagna vera e concreta e sapeva costruire relazioni semplicie complesse con tutti i compagni. Con lei non vedevi mai la rottura tra le discussioni politiche e il momento in cui si poteva suonare la chitarra e cantare, scherzare o ridere, o quando si cucinava o si era a tavola. Il tempo era per lei tutto dentro una scelta di vita e con dolcezza sapeva sempre armonizzare i momenti belli con quelli stressanti e angosciosi.
Sul piano personale è la compagna che mi aspetta all’imbocco dell’autostrada di Reggio Emilia, nel lontano ’74, quando faccio la scelta della clandestinità. Ed è lei che fin dal primo momento sa leggermi dentro e capire quanto per me questa scelta fosse anche una scelta sofferta, dato che avevo lasciato gli affetti personali, soprattutto quelli del figlio.
Questa sua comprensione era importante, per me era liberatoria, non mi costringeva, rispetto a certe persone tutte d’un blocco, a essere quello che non ero…
Sul piano politico sono molti i momenti cruciali dove Mara è esageratamente attiva, propulsiva e stimolante nei confronti di tutti nei della colonna di Torino. Un particolare importante: quando l’esecutivo decide di far entrare ‘Frate Mitra’ nelle BR, lei si oppone, politicamente condivideva il metodo di farlo entrare trasversalmente; asseriva che lui doveva inserirsi nel mondo di lavoro e solo in seguito a verifiche… avremmo valutato se e come farlo entrare nell’organizzazione. Nessuno la ascoltò. Frate Mitra si rivelò una spia facendo arrestare Curcio e Franceschini.
Ma il momento più rivelante, ricco e nel contempo lacerante è quello dei primi mesi del ’75, quando noi di Torino proponemmo di affrontare il problema dei nostri compagni prigionieri. Periodo ricco perché dopo tanti compagni arrestati avevamo rimesso assieme le forze in grado di riprendere l’iniziativa teorica e pratica della propaganda guerrigliera. Lacerante in quanto la proposta di Torino non era condivisa da molti compagni di altre colonne. Infatti alla proposta  operativa di liberare Curcio da Casale Monferrato, due compagni scelsero di uscire dall’organizzazione. Altri compagni sospettarono Mara di personalismo, in quanto moglie di Renato (ma se vi fosse stato in lei anche una quota di personalismo affettuoso verso il compagno da liberare era una cosa così grave?) il che non era assolutamente vero: noi di Torino stavamo lavorando da tempo anche su altre prigioni dove erano rinchiusi dei nostri compagni. Solo che proponemmo Casale dove le nostre inchieste avevano individuato dei punti vulnerabili più che altrove. mara2
Alla fine di una serie di dibattiti riuscimmo a far passare la proposta e facemmo l’intervento alla prigione. La cosa riuscì: fu una delle più belle azioni guerrigliere delle BR, attorno alla quale il consenso e l’entusiasmo si manifestarono a livello di massa. Il giorno prima di quell’azione io e Mara ci appartammo in macchina in un viottolo per attendere il momento di fare un sopralluogo al passaggio a livello… E, in attesa che calassero le sbarre, ricordo quel tempo durato circa un’ora di totale mutismo tra me e lei, mentre ascoltavamo Bob Dylan. […] Di certo avevamo la consapevolezza del fatto che all’indomani dovevamo affrontare per la prima volta un attacco ad una struttura militare dello Stato. E benché il nostro intento fosse quello di fare tutto il possibile per evitare sparatorie, non sapevamo se era realizzabile: potevamo lasciarci anche la pelle. La paura è sempre in relazione a ciò che non sei in grado di prevedere, a ciò che non conosci esaurientemente e temi di non saper affrontare i problemi che ti pone.
Mentre parlo di Mara mi accorgo di avere il pensiero fisso alla cascina Spiotta su quel maledetto lenzuolo bianco che sovrasta il suo corpo. Quello è stato unp dei primi sipari calati sulla nostra storia. Ma la cascina Spiotta di Mara non è solo quel finale. Lei in quella nostra vare con diversi ettari di terra era molto attiva e coltivava di tutto, dalle verdure ai frutti e mi parlava spesso di ogni sorta di piante. Simpaticamente, con gesti rassomiglianti ai contadini, l’ho vista irrorare il vigneto su quella dolce rupe delle Langhe, dove il sole si confondeva sul sorriso del suo viso biondo trentino. Lei era una poetessa della vita, nella vita, per la vita; per cui manifestava sempre quella generosità nel suo essere compagna che oltrepassava tutti i limiti, fino a quello di vent’anni fa dove morimmo un po’ tutti sotto quel lenzuolo bianco, ma anche dove rinascemmo un po’ tutti.”

ANONIMO: Trafiletto senza luogo né data in Rosso contro la Repressione 16, Milano 1975
“Margherita Cagol.
Dipinta come un’appendice del marito, da cui “dovrebbe” aver preso l’ideologia rivoluzionaria più per amore che per la sua reale scelta politica, Margherita Cagol, ora assassinata nello scontro di Acqui, è considerata dallo Stato e dalla stampa borghese come una donna totalmente incapace di scelte personali dettate da una presa di coscienza politica.
La stampa borghese, serva dei padroni, porta nei suoi confronti un duplice abominevole attacco: oltre alla denigrazione personale che colpisce la donna in quanto sottospecie umana incapace  di fare scelte rivoluzionarie autonome.
Margherita è morta, assassinata dallo stato della violenza come migliaia di altri ed altre rivoluzionarie, pienamente cosciente della sua HBuNiR8G_Pxgen_r_467xAscelta di lotta fatta per abbattere il sistema capitalistico e per eliminare quindi lo sfruttamento di qualsiasi essere umano su un altro essere umano.
Evidentemente non meraviglia affatto i compagni rivoluzionari l’attacco politico della stampa sia di Stato che riformista sulle forme di organizzazione e di resistenza armata oggi esistenti in Italia, ma piuttosto il fatto che a questo si aggiunge l’attacco alla donna che non può fare queste scelte politiche se non in quanto manipolata da un uomo di cui si è innamorata perdutamente e per frustrazioni amorose in generale. E’ il caso anche della compagna Ulrike Meinhof oggi coinvolta nel processo più scandalosamente antidemocratico e illegale dell’occidente capitalistico.
Ulrike Meinhof avrebbe intrapreso all’interno di un’organizzazione armata a causa di sue precedenti delusioni amorose. E’ la disperazione individuale, l’insoddisfazione all’interno dei rapporti personali che muove la donna a votarsi e a sacrificarsi per la causa rivoluzionaria. Noi sappiamo che sia Margherita sia Ulrike  hanno fatto le loro scelte di classe e d’organizzazione in base a una presa di coscienza precisa e ad una analisi del momento politico, (fase politica, autonomia della classe, ruolo del riformismo, organizzazione) che pur non condividendo, non possiamo che rispettare.
Nel conto che dovranno pagare i padroni e i loro servi, aggiungiamo anche questo modo di trattare la donna.
Pagherete Caro, pagherete tutto”

BRIGATE ROSSE: Volantino di Commemorazione del 6 Giugno 1975:
“Ai compagni dell’organizzazione, alle forze sinceramente rivoluzionarie, a tutti i proletari. È caduta combattendo Margherita Cagol, “Mara”, dirigente comunista e membro del Comitato esecutivo delle Brigate Rosse. mara1
La sua vita e la sua morte sono un esempio che nessun combattente per la libertà potrà dimenticare. Fondatrice della nostra organizzazione, “Mara” ha dato un inestimabile contributo di intelligenza, di abnegazione, di umanità, alla nascita dell’autonomia operaia e della lotta armata per il comunismo. Comandante politico-militare di colonna, “Mara” ha saputo guidare vittoriosamente alcune fra le più importanti operazioni dell’organizzazione. Valga per tutte la liberazione di un nostro compagno dal carcere di Casale Monferrato. Non possiamo permetterci di versare lacrime sui nostri caduti, ma dobbiamo impararne la lezione di lealtà, coerenza, coraggio ed eroismo! È la guerra che decide in ultima analisi della questione del potere: la guerra di classe rivoluzionaria. E questa guerra ha un prezzo: un prezzo alto certamente, ma non così alto da farci preferire la schiavitù del lavoro salariato, la dittatura della borghesia nelle sue varianti fasciste o socialdemocratiche. Non è il voto che decide la conquista del potere; non è con una scheda che si conquista la libertà. Che tutti i sinceri rivoluzionari onorino la memoria di “Mara” meditando l’insegnamento politico che ha saputo dare con la sua scelta, con il suo lavoro, con la sua vita.  Che mille braccia si protendano per raccogliere il suo fucile!
Noi, come ultimo saluto, le diciamo: “Mara”, un fiore è sbocciato, e questo fiore di libertà le Brigate Rosse continueranno a coltivarlo fino alla vittoria! Lotta armata per il comunismo”

Nessuno sarà padrone di questo corpo di laghi e vulcani
di questa mescolanza di razze,
di questa storia di lance;
di questo popolo amante del mais,
delle feste al chiaro di luna;
del popolo dei canti e dei tessuti di tutti i colori.
Nè lei nè io siamo morte senza un progetto, senza lasciare un’eredità.
Siamo tornate alla terra da dove ancora torneremo a vivere.
Popoleremo di frutti carnosi l’aria dei tempi nuovi.
Colibrì Yarince
Colibrì Felipe
danzeranno sulle nostre corolle
ci feconderanno eternamente.
Vivremo nel crepuscolo della gioia
nell’alba di tutti i giardini.
Presto vedremo il giorno colmo di felicità
le imbarcazioni dei conquistatori allontanarsi per sempre.
Saranno nostri l’oro e le piume
il cacao e il mango
l’essenza dei sacuanjoches.
Chi ama non muore mai.

Da La donna abitataGioconda Belli

Come una piccola rana che così dorme contenta…

29 luglio 2010 4 commenti

Foto di Valentina Perniciaro _ Piazza Marina in fiamme per la santuzza!

Foto di Valentina Perniciaro _amore millenario_

Guarda, non chiedo molto,
solamente la tua mano, tenerla
come una piccola rana che così dorme contenta.
Io ho bisogno di questa porta che aprivi
perché vi entrassi, nel tuo mondo, questo pezzetto
di zucchero verde, di tonda allegria.
Non mi presti la mano questa notte
di fine anno, di civette rauche?
Tu, per ragioni tecniche, non puoi. Allora
io la tesso nell’aria, ordendo ogni dito,
e la pesca setosa della palma
e il dorso, questo paese d’alberi azzurri.
Così la prendo così la sostengo, come
se da ciò dipendesse
moltissimo del mondo,
il succedersi delle stagioni,
il canto dei galli, l’amore degli uomini.
____Julio Cortàzar_____

Difficile rimettersi telematicamente in carreggiata dopo due mesi tondi tondi priva di connessione.
Sprazzi di rete qua e là non mi hanno certo permesso di aggiornare il mio amato blog, che porta tanto di me ma soprattutto tanto del mondo:
è per questo motivo che inizio, ri-inizio, queste pagine con un po’ di letteratura (troppo vi vorrei mettere!).
Perchè sia piacevole e rilassante come far l’amore al risveglio,
perchè sia lento un po’ distratto il mio tornare al mondo.
Un po’ frastornata da vibrazioni felici che non mi abbandonano e che non lascerò volar via…
sono felice e le brutture del mondo in queste ore mi sembrano lontane, povera stupida illusa.

Tra poco ricominceremo, con guerre e resistenze, con repressione, detenzione, rivoluzione.
Per ora mi sento ancora tra quelle radici o in vetta alla nostra montagna… non riesco a permettere a nulla di disturbarmi…

Dell’estasi e dell’amore…

26 gennaio 2010 Lascia un commento

Ti amo per le ciglia, per i capelli, ti dibatto nei corridoi
       bianchissimi dove si giocano le fonti delle luci,
ti discuto a ogni nome, ti svello con delicatezza di cicatrice, 
ti vado mettendo sulla testa ceneri di lampo e nastri
       che nella pioggia dormivano.
Non voglio che tu abbia una forma, che tu sia
       precisamente ciò che viene dietro la tua mano,
perché l’acqua, considera l’acqua, e i leoni quando si
       dissolvono nello zucchero della favola,
e i gesti, questa architettura del nulla, 
che accendono le loro lampade a metà dell’incontro.
Tutta mattina è la lavagna dove ti invento e ti disegno, 
pronto a cancellarti, così non sei, neppure con questi
       capelli lisciati, questo sorriso.
Cerco la tua somma, il bordo della coppa
dove il vino è anche la luna e lo specchio,
cerco questa linea che fa tremare un uomo in una galleria di museo.

Per di più ti amo, e fa tempo e freddo.

Julio Cortàzar da “Le ragioni della collera”

L'arte della miniatura, ora l'ho capita...


 

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