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Arresti natalizi a tappeto in Kurdistan!

24 dicembre 2009 Lascia un commento

GLI ARRESTI DI NATALE DEGLI AMMINISTRATORI KURDI

24 Dicembre 2009 – Questa mattina alle ore 5:00 ha avuto inizio una operazione di polizia da parte delle Forze di sicurezza turche che ha portato all’arresto di decine di sindaci e amministratori locali del neonato partito BDP (Partito della pace e della democrazia). Al momento si segnalano oltre 85 fermi in attesa di convalida dell’arresto.
Questa operazione, attuata nel giorno della vigilia di Natale, dimostra, ancora con maggior forza, l’assoluta mancanza di volontà della Turchia di avviare un reale confronto democratico col popolo kurdo ed i suoi rappresentanti, legalmente e democraticamente, eletti nelle elezioni amministrative della scorsa primavera.
Questa operazione chiude un 2009 che ha visto da marzo ad oggi, l’arresto di migliaia di amministratori locali dell’ex DTP (Partito della società democratica) e attivisti della società civile kurda, la chiusura da parte della Corte costituzionale turca del DTP ed una serie di violenze di piazza che rendono quest’anno che volge al termine, l’ennesimo anno di violenza e repressione e che vede le speranze di pace e dialogo che sembrava si stessero concretizzando, allontanarsi sempre di più.
Giungono notizie di assembramenti di uomini e mezzi dell’esercito turco nella zona kurda in preparazione di operazioni militari:  il riaccendersi della guerra sembra essere prossimo e concreto.
Consapevoli che alla repressione delle forme democratiche e alla cancellazione del diritto di rappresentanza politica segue la repressione armata e la guerra, ci rivolgiamo con forza a tutti gli amministratori locali italiani, che in molti casi in questi anni hanno iniziato degli importanti progetti di collaborazione e di sviluppo con le amministrazione del DTP nel Kurdistan turco, ed ai mezzi di informazione affinché facciano sentire la loro protesta forte e la loro denuncia contro questo ennesimo tentativo di affossare la pace e di reprime il legittimo diritto di un popolo ad esistere.
Aggiungiamo la lista aggiornata dei fermati:

Sindaci in carica fermati:

  • Leyla Güven, Sindaco di  Viranşehir, (Membro della assemblea degli  enti locali del Consiglio d’Europa)
  • Aydın Budak, Sindaco di  Cizre,
  • Selim Sadak, Sindaco di Siirt – ( Ex. Deputato del DEP che è stato in carcere per 10 anni con Leyla Zana) ,
  • Zülküf Karatekin, Sindaco di  Kayapınar,
  • Ethem Şahin, Sindaco di  Suruç,
  • Ahmet Cengiz, Sindaco di  Çınar,
  • Ferhan Türk, Sindaco di  Kızıltepe,
  • Abdullah Demirbaş, Sindaco di  Sur,
  • Necdet Atalay, Sindaco di  Batman
  • Songul Erol Abdil, Sindaco di Dersim

Ex Sindaci :

  • Emrullah Cin, Sindaco di  Viranşehir
  • Hüseyin Kalkan, Sindaco di  Batman
  • Fikret Kaya, Sindaco di  Silvan
  • Abdullah Akengin.Sindaco di  Dicle
  • Avv. Firat Anli, Il presidente della federazione del DTP Diyarbakır e ex. Sindaco di Yenisehir,
  • Ali Simsek, il vice sindaco di Diyarbakır,

– Hatip Dicle, copresidente del DTK (Congresso della Società Democratica ed ex. Deputato del DEP che è stato in carcere per 10 anni con Leyla Zana)

Ex dirigenti del DTP: Aydın Kılıç, İlyas Sağlam Il presidente della Federazione del DTP di Batman,  Nurhayat Üstündağ, Abdullah Ürek,  Celil Piranoğlu ed il consigliere del comune Batman  Şirin Bağlı

Ed in oltre :

  • Avv.Muharrem Erbey,il presidente del IHD (Associazione dei diritti umani)  di Diyarbakir
  • Sakine Kayra, membro del movimento delle donne libere e democratiche,
  • Fethi Suvari, Agenda locale 21,
  • Avv. Servet Özen, Presidente del DİSKİ ed il suo vice Yaşar Sarı,
  • Gülizar Akar, Impiegata dell’ assemblea delle donne Kadın,
  • Kerem Çağıl, Dirigente del asso. Göç-Der (Associazione dei sfolatti Interni),
  • Ferzende Abi, Presidente del Associazione MEYADER di Van,
  • Gli altri arresti secondo le citta:

–          Diyarbakır: Adil Erkek, Bedriye Aydın, Fatma Karaman, Ramazan Debe,
–          Van: Tefik Say, M. Sıdık Gün, Yıldız Tekin, Hilmi Karakaya, Cafer Koçak, Ferzende Abi, Sabiha Duman, Ahmet Makas, Zihni Karakaya, Resul Edmen ve ismi öğrenilemeyen bir öğrenci
–          Urfa: Mehmet Beşaltı, Müslüm Caymaz, Mehmet Çağlayan, İbrahim Halil Göv, Abdürrezzak İpek,
–          Şırnak: Memduh Üren, Necip Tokgözoğlu, Sami Paksoy, Ömer Yaman, Serbest Paksoy, Mesut Altürk, Hasan Tanğ, Serdar Tanğ, Yusuf Tanğ, Cahit Tanğ, Ekrem Babat, Segban Bulut, Mustafa Tok, Agit Berek.

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Ankara, chiude il partito curdo

13 dicembre 2009 Lascia un commento

Scontri tra manifestanti e polizia nel sud-est, mentre si rischiano le elezioni anticipate
di Michele Vollaro

La minaccia era nell’aria, ma si è concretizzata solo nella serata di venerdì. Come da copione, la Corte Costituzionale turca ha deciso la chiusura del Partito per una Società Democratica (Dtp), il partito curdo rappresentato nel Parlamento di Ankara da 21 deputati, accusandolo di attentare all’unità dello stato e di avere legami con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk). È la venticinquesima volta che un partito democraticamente eletto viene dichiarato illegale in Turchia dal 1980, anno dell’ultimo colpo di stato militare; la quinta che i provvedimenti di chiusura riguardano organizzazioni politiche curde: in passato erano stati banditi il Hep, il Dep, il Ozdep e l’Hadep, mentre nel 2005 il Dehap ha deciso di sciogliersi e trasformarsi in Dtp prima che i provvedimenti giudiziari a suo carico giungessero a termine. Venerdì i giudici della massima istanza giudicante in Turchia hanno accolto all’unanimità le richieste del procuratore capo della Suprema Corte d’Appello, lo stesso che l’anno scorso aveva cercato di far chiudere il Partito di giustizia e sviluppo (Akp) del primo ministro Recep Tayyp Erdogan. Su 219 dirigenti curdi sotto accusa, a 37 è stato vietato di svolgere attività politica per i prossimi cinque anni, come ai sindaci di tre tra le più importanti città a maggioranza curda nel sud-est del paese, Mardin, Batman e Van, dove il Dtp aveva ottenuto un grande successo elettorale. Ma tra i politici colpiti dal provvedimento ci sono anche il segretario e parlamentare Ahmet Turk e Leyla Zana, eletta deputata nel 1994, che trascorse 10 anni in carcere per aver detto in curdo durante il giuramento: “viva la fratellanza tra il popolo curdo e il popolo turco” e mai iscritta al Dtp. Una decisione pesante, quella presa dalla Corte Costituzionale, che avrà gravi ripercussioni sulla speranza di arrivare a una soluzione negoziata tra turchi e curdi, alimentata nei mesi scorsi da una ‘road map’ proposta dal leader del Pkk Adbullah Ocalan, in carcere dal 1999, e da una cosiddetta “Iniziativa democratica”, un pacchetto di riforme annunciato dal governo guidato dal Partito di giustizia e sviluppo (Akp) di Erdogan. Da venerdì sera, intanto, migliaia di manifestanti curdi sono nelle strade di Diyarbakir, capitale simbolica del Kurdistan turco, impegnando la polizia in violenti scontri, mentre altri cortei spontanei sono in corso a Istanbul, dove vive un’importante comunità curda, e nelle principali città del sud-est del paese. Nei giorni scorsi, i dirigenti del Dtp avevano avvertito dei rischi di una chiusura del partito, affermando che una decisione di questo tipo avrebbe potuto alimentare le tensioni tra lo stato centrale e i 15 milioni di curdi che vivono nel paese. “Il possibile verdetto di chiusura – dicevano i dirigenti del Dtp in un comunicato – non sarebbe un verdetto legale, sarebbe un verdetto politico: portare il Dtp al di fuori dell’arena politica democratica servirebbe solo ad aumentare il caos ed il processo di crisi esistente in Turchia e indebolirebbe la fiducia curda nella politica parlamentare”. Così, i 19 deputati curdi eletti nelle ultime elezioni politiche al Parlamento di Ankara, cui la legge avrebbe consentito di restare a far parte dell’assemblea come “indipendenti”, hanno già annunciato le loro dimissioni. Se fossero 24 i parlamentari dimissionari, potrebbe venire a mancare il numero legale e l’unica strada per non paralizzare il paese sarebbero le elezioni anticipate, con il partito al governo in calo di consensi e la strada per entrare nell’Unione Europea sempre più in salita.

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