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Posts Tagged ‘Ahmet Turk’

Un Newroz lungo alcuni giorni, nel Kurdistan che resiste!

2 aprile 2010 Lascia un commento

di Michele Vollaro, Diyarbakir
In tutta la Turchia, le celebrazioni per il Newroz (il capodanno che segna l’inizio della primavera e per il popolo curdo rappresenta l’occasione di rivendicare l’orgoglio della propria appartenenza) si sono svolte senza scontri o tensioni particolari.

Foto di Michele Vollaro ... Diyarbakir, tra i fuochi sacri del Newroz

Numerose erano le preoccupazioni che anche quest’anno la festa del “Nuovo giorno” sarebbe stata macchiata da episodi di violenza e provocazioni da parte degli apparati di sicurezza dello stato turco o dei seguaci del nazionalismo kemalista, in particolare dopo il bando a dicembre del Partito per una Società Democratica (Dtp) e il successivo arresto di centinaia di sindaci e attivisti per i diritti umani curdi nei mesi successivi (sarebbero più di 2000 secondo le stime dell’Ihd, l’Associazione per i diritti umani di Diyarbakir). E invece sono stati giorni di festa, culminati nella oceanica giornata del 21 marzo ad Amed (il nome curdo di Diyarbakir), a cui hanno partecipato oltre un milione e mezzo di persone. I festeggiamenti del Newroz, quest’anno, sono infatti cominciati già nei giorni precedenti al 21 marzo in moltissime località, caratterizzati ovunque da una partecipazione enorme, un clima festoso e combattivo al tempo stesso, e soprattutto l’assenza di incidenti e tensioni. Una scelta politica, presa dal Partito della pace e la democrazia (Bdp), la formazione che ha rimpiazzato il disciolto Dtp, per dimostrare al governo di Ankara la propria forza e capacità di organizzazione, nonostante la maggior parte dei suoi quadri dirigenti si trovi adesso in carcere a causa della stretta repressiva cominciata a dicembre, e tuttora in corso.
Secondo gran parte dei quotidiani turchi, merito di quest’atmosfera tranquilla è della cosiddetta “apertura democratica” avviata lo scorso anno dal governo di Recep Tayyip Erdoğan, una serie di iniziative tese in teoria a garantire pari diritti alle “minoranze” che vivono in Turchia, a cominciare dai circa 20 milioni di curdi.

Foto di Michele Vollaro _Diyarbakir, Newroz 2010_

“Il progetto del governo, volto a migliorare gli standard democratici, il rispetto dei diritti umani e delle differenze nel paese – ha scritto uno tra i principali giornali turchi, ‘Zaman’, nella sua edizione in lingua inglese – ha portato a un’atmosfera di mutua comprensione e fiducia non solo tra le persone, ma anche tra le forze di sicurezza dello stato e le persone”. In ogni caso, il lessico usato dai quotidiani turchi per raccontare le giornate del capodanno curdo evidenziano in modo significativo la difficoltà – causata dal centralismo imposto alla struttura statale dall’ideologia kemalista – di una reale accettazione di differenti culture all’interno della Turchia: negli articoli non si parla delle celebrazioni del Newroz in Kurdistan, ma piuttosto del “Nevruz nella regione del Sudest (il Güneydoğu in lingua turca)”, poiché – ci spiega un giornalista curdo a Diyarbakir – “ci sono tre lettere dell’alfabeto curdo che non sono presenti in quello turco (w, q, x) e perciò il loro uso è vietato, e ancora oggi ha un valore estremamente politico; inoltre, in Turchia ufficialmente non esiste una regione che si chiama Kurdistan: secondo Ankara, questo è il Sudest, una definizione che utilizzando i punti cardinali dimostra chiaramente il suo voler essere relativa e corrispondente a un centro politico rispetto al quale non siamo altro che una periferia, senza la dignità di avere un nome proprio”.
A Diyarbakir, nella città considerata la capitale simbolica del Kurdistan, il Newroz è stato caratterizzato dalla partecipazione dei più importanti cantanti curdi, tra i quali i celebri Ciwan Haco e Ferhat Tunç, e il cantante rap Serhado, amatissimo dai più giovani. Benché la festa dovesse cominciare ufficialmente alle 10, già dalle 6 del mattino il parco adibito ad accogliere i partecipanti cominciava a riempiersi; poco prima dell’inizio ufficiale, gruppi di giovani hanno cominciato a ballare l’halay, la danza tradizionale, mentre sul palco venivano affissi cartelli nei due dialetti curdi parlati nella regione, il kurmanji e lo zaza. Nei vari interventi è stata ricordata la repressione del popolo curdo e dei suoi rappresentanti a opera delle forze di sicurezza turche. I primi a prendere la parola sono stati l’ex-presidente del Dtp, Ahmet Türk (in attesa a metà aprile di essere processato per il suo incarico politico in un partito messo fuorilegge), e il sindaco di Diyarbakır, Osman Baydemir, che si sono appellati al governo chiedendo una soluzione democratica della questione curda, e affermando la necessità di coinvolgere come interlocutore per la risoluzione del conflitto tra esercito e miliziani curdi il leader del Pkk, Abdullah Öcalan, recluso dal 1999 nel carcere di massima sicurezza sull’isola di Imralı, presso Istanbul. Tra i relatori – che hanno parlato soprattutto in lingua curda – anche l’ex deputata Leyla Zana, Selahattin Demirtaş, attuale presidente del Bdp,e Fatma Öcalan, sorella di Abdullah.
Due le richieste che tutti i relatori hanno posto al governo per rilanciare la possibilità di riforme che consentano una reale democratizzazione della Turchia: la liberazione di tutti i detenuti politici curdi arrestati negli ultimi mesi e l’abolizione dello sbarramento del 10% alle elezioni politiche, una misura che impedisce ai partiti curdi una reale rappresentazione del popolo curdo nel Parlamento di Ankara (ndr: i parlamentari curdi sono sempre stati eletti come indipendenti) e conseguentemente lo svolgimento di un lavoro politico continuo anche a livello nazionale. E poi, con gran sorpresa di tutti, dai maxischermi allestiti vicino al palco, parla anche Abdullah Öcalan, seppure attraverso una vecchia registrazione in cui parla di pace, libertà e diritti.

Foto di Michele Vollaro _Diyarbakir, Newroz 2010_

Dalle montagne del Qandil, in Iraq, nei giorni immediatamente successivi, ha parlato il comandante in capo, per così dire, del Pkk, Murat Karayilan, che in un’intervista con la Reuters ha affermato che con il Newroz si è aperta una nuova fase. “Non un periodo ad interim – ha detto – ma una vera e propria fase che si svilupperà nei termini di una soluzione democratica o della resistenza”. In altre parole, Karayilan non si sbilancia sul futuro del cessate il fuoco: se da una parte dice che l’illegalizzazione del Dtp ha reso la via per una soluzione politica molto più ardua e che la tregua “potrebbe essere rotta e potremmo riprendere la lotta armata”, dall’altra sottolinea come “le celebrazioni del Newroz possono essere lette come un referendum”. E l’opinione dei milioni di persone che hanno festeggiato è chiaramente quella che la pace deve prevalere. Il che non significa arrendersi, ma piuttosto che ora si attende una risposta da Ankara.
Karayilan sembra indicare che per il momento le bocce sono ferme. Per il momento. Quanto questo momento possa durare, è difficile dirlo. La primavera purtroppo, con lo scioglimento delle nevi sulle montagne, è per le forze armate turche il momento propizio per lanciare campagne militari anche molto pesanti. E negli ultimi giorni a Diyarbakir il fragore assordante dei caccia turchi diretti a sud verso l’Iraq è il rumore di fondo a molte ore del giorno, mentre la città è di nuovo piena di blindati di esercito e polizia ad ogni angolo. Come ha detto chiaramente l’altro ieri un gruppo di intellettuali turchi, curdi e turkmeni incontrando ad Ankara il premier Erdoğan, “o ci sono passi concreti, oppure l’iniziativa democratica rimarrà una scatola vuota e pace e giustizia nient’altro che parole senza senso”.

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Arresti natalizi a tappeto in Kurdistan!

24 dicembre 2009 Lascia un commento

GLI ARRESTI DI NATALE DEGLI AMMINISTRATORI KURDI

24 Dicembre 2009 – Questa mattina alle ore 5:00 ha avuto inizio una operazione di polizia da parte delle Forze di sicurezza turche che ha portato all’arresto di decine di sindaci e amministratori locali del neonato partito BDP (Partito della pace e della democrazia). Al momento si segnalano oltre 85 fermi in attesa di convalida dell’arresto.
Questa operazione, attuata nel giorno della vigilia di Natale, dimostra, ancora con maggior forza, l’assoluta mancanza di volontà della Turchia di avviare un reale confronto democratico col popolo kurdo ed i suoi rappresentanti, legalmente e democraticamente, eletti nelle elezioni amministrative della scorsa primavera.
Questa operazione chiude un 2009 che ha visto da marzo ad oggi, l’arresto di migliaia di amministratori locali dell’ex DTP (Partito della società democratica) e attivisti della società civile kurda, la chiusura da parte della Corte costituzionale turca del DTP ed una serie di violenze di piazza che rendono quest’anno che volge al termine, l’ennesimo anno di violenza e repressione e che vede le speranze di pace e dialogo che sembrava si stessero concretizzando, allontanarsi sempre di più.
Giungono notizie di assembramenti di uomini e mezzi dell’esercito turco nella zona kurda in preparazione di operazioni militari:  il riaccendersi della guerra sembra essere prossimo e concreto.
Consapevoli che alla repressione delle forme democratiche e alla cancellazione del diritto di rappresentanza politica segue la repressione armata e la guerra, ci rivolgiamo con forza a tutti gli amministratori locali italiani, che in molti casi in questi anni hanno iniziato degli importanti progetti di collaborazione e di sviluppo con le amministrazione del DTP nel Kurdistan turco, ed ai mezzi di informazione affinché facciano sentire la loro protesta forte e la loro denuncia contro questo ennesimo tentativo di affossare la pace e di reprime il legittimo diritto di un popolo ad esistere.
Aggiungiamo la lista aggiornata dei fermati:

Sindaci in carica fermati:

  • Leyla Güven, Sindaco di  Viranşehir, (Membro della assemblea degli  enti locali del Consiglio d’Europa)
  • Aydın Budak, Sindaco di  Cizre,
  • Selim Sadak, Sindaco di Siirt – ( Ex. Deputato del DEP che è stato in carcere per 10 anni con Leyla Zana) ,
  • Zülküf Karatekin, Sindaco di  Kayapınar,
  • Ethem Şahin, Sindaco di  Suruç,
  • Ahmet Cengiz, Sindaco di  Çınar,
  • Ferhan Türk, Sindaco di  Kızıltepe,
  • Abdullah Demirbaş, Sindaco di  Sur,
  • Necdet Atalay, Sindaco di  Batman
  • Songul Erol Abdil, Sindaco di Dersim

Ex Sindaci :

  • Emrullah Cin, Sindaco di  Viranşehir
  • Hüseyin Kalkan, Sindaco di  Batman
  • Fikret Kaya, Sindaco di  Silvan
  • Abdullah Akengin.Sindaco di  Dicle
  • Avv. Firat Anli, Il presidente della federazione del DTP Diyarbakır e ex. Sindaco di Yenisehir,
  • Ali Simsek, il vice sindaco di Diyarbakır,

– Hatip Dicle, copresidente del DTK (Congresso della Società Democratica ed ex. Deputato del DEP che è stato in carcere per 10 anni con Leyla Zana)

Ex dirigenti del DTP: Aydın Kılıç, İlyas Sağlam Il presidente della Federazione del DTP di Batman,  Nurhayat Üstündağ, Abdullah Ürek,  Celil Piranoğlu ed il consigliere del comune Batman  Şirin Bağlı

Ed in oltre :

  • Avv.Muharrem Erbey,il presidente del IHD (Associazione dei diritti umani)  di Diyarbakir
  • Sakine Kayra, membro del movimento delle donne libere e democratiche,
  • Fethi Suvari, Agenda locale 21,
  • Avv. Servet Özen, Presidente del DİSKİ ed il suo vice Yaşar Sarı,
  • Gülizar Akar, Impiegata dell’ assemblea delle donne Kadın,
  • Kerem Çağıl, Dirigente del asso. Göç-Der (Associazione dei sfolatti Interni),
  • Ferzende Abi, Presidente del Associazione MEYADER di Van,
  • Gli altri arresti secondo le citta:

–          Diyarbakır: Adil Erkek, Bedriye Aydın, Fatma Karaman, Ramazan Debe,
–          Van: Tefik Say, M. Sıdık Gün, Yıldız Tekin, Hilmi Karakaya, Cafer Koçak, Ferzende Abi, Sabiha Duman, Ahmet Makas, Zihni Karakaya, Resul Edmen ve ismi öğrenilemeyen bir öğrenci
–          Urfa: Mehmet Beşaltı, Müslüm Caymaz, Mehmet Çağlayan, İbrahim Halil Göv, Abdürrezzak İpek,
–          Şırnak: Memduh Üren, Necip Tokgözoğlu, Sami Paksoy, Ömer Yaman, Serbest Paksoy, Mesut Altürk, Hasan Tanğ, Serdar Tanğ, Yusuf Tanğ, Cahit Tanğ, Ekrem Babat, Segban Bulut, Mustafa Tok, Agit Berek.

Ankara, chiude il partito curdo

13 dicembre 2009 Lascia un commento

Scontri tra manifestanti e polizia nel sud-est, mentre si rischiano le elezioni anticipate
di Michele Vollaro

La minaccia era nell’aria, ma si è concretizzata solo nella serata di venerdì. Come da copione, la Corte Costituzionale turca ha deciso la chiusura del Partito per una Società Democratica (Dtp), il partito curdo rappresentato nel Parlamento di Ankara da 21 deputati, accusandolo di attentare all’unità dello stato e di avere legami con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk). È la venticinquesima volta che un partito democraticamente eletto viene dichiarato illegale in Turchia dal 1980, anno dell’ultimo colpo di stato militare; la quinta che i provvedimenti di chiusura riguardano organizzazioni politiche curde: in passato erano stati banditi il Hep, il Dep, il Ozdep e l’Hadep, mentre nel 2005 il Dehap ha deciso di sciogliersi e trasformarsi in Dtp prima che i provvedimenti giudiziari a suo carico giungessero a termine. Venerdì i giudici della massima istanza giudicante in Turchia hanno accolto all’unanimità le richieste del procuratore capo della Suprema Corte d’Appello, lo stesso che l’anno scorso aveva cercato di far chiudere il Partito di giustizia e sviluppo (Akp) del primo ministro Recep Tayyp Erdogan. Su 219 dirigenti curdi sotto accusa, a 37 è stato vietato di svolgere attività politica per i prossimi cinque anni, come ai sindaci di tre tra le più importanti città a maggioranza curda nel sud-est del paese, Mardin, Batman e Van, dove il Dtp aveva ottenuto un grande successo elettorale. Ma tra i politici colpiti dal provvedimento ci sono anche il segretario e parlamentare Ahmet Turk e Leyla Zana, eletta deputata nel 1994, che trascorse 10 anni in carcere per aver detto in curdo durante il giuramento: “viva la fratellanza tra il popolo curdo e il popolo turco” e mai iscritta al Dtp. Una decisione pesante, quella presa dalla Corte Costituzionale, che avrà gravi ripercussioni sulla speranza di arrivare a una soluzione negoziata tra turchi e curdi, alimentata nei mesi scorsi da una ‘road map’ proposta dal leader del Pkk Adbullah Ocalan, in carcere dal 1999, e da una cosiddetta “Iniziativa democratica”, un pacchetto di riforme annunciato dal governo guidato dal Partito di giustizia e sviluppo (Akp) di Erdogan. Da venerdì sera, intanto, migliaia di manifestanti curdi sono nelle strade di Diyarbakir, capitale simbolica del Kurdistan turco, impegnando la polizia in violenti scontri, mentre altri cortei spontanei sono in corso a Istanbul, dove vive un’importante comunità curda, e nelle principali città del sud-est del paese. Nei giorni scorsi, i dirigenti del Dtp avevano avvertito dei rischi di una chiusura del partito, affermando che una decisione di questo tipo avrebbe potuto alimentare le tensioni tra lo stato centrale e i 15 milioni di curdi che vivono nel paese. “Il possibile verdetto di chiusura – dicevano i dirigenti del Dtp in un comunicato – non sarebbe un verdetto legale, sarebbe un verdetto politico: portare il Dtp al di fuori dell’arena politica democratica servirebbe solo ad aumentare il caos ed il processo di crisi esistente in Turchia e indebolirebbe la fiducia curda nella politica parlamentare”. Così, i 19 deputati curdi eletti nelle ultime elezioni politiche al Parlamento di Ankara, cui la legge avrebbe consentito di restare a far parte dell’assemblea come “indipendenti”, hanno già annunciato le loro dimissioni. Se fossero 24 i parlamentari dimissionari, potrebbe venire a mancare il numero legale e l’unica strada per non paralizzare il paese sarebbero le elezioni anticipate, con il partito al governo in calo di consensi e la strada per entrare nell’Unione Europea sempre più in salita.

Brutte notizie dalla Turchia

11 dicembre 2009 1 commento

Tanto perchè pochi giorni fa avevo pubblicato notizie positive dalla Turchia, di un’iniziale apertura verso la popolazione kurda, con l’apertura di una televisione e la possibilità di parlare ed ascoltare la propria lingua.

I giorni scorsi nelle strade di un po’ tutte le  città e i villaggi kurdi nella zona occupata dalla Turchia, si è manifestato e la popolazione ha fatto scoppiare la propria rabbia per le condizioni di detenzione di Ocalan dopo 10 anni di totale isolamento nel carcere di Imrali e per il processo che si stava aprendo contro il DTP, principale partito kurdo. A Diyarbakir hanno manifestato decine di migliaia di persone con momenti anche di forte tensione e scontri con la polizia caratterizzati dal lancio di pietre e molotov e dalla risposta con gas lacrimogeni, spari in aria, uso degli idranti e pesanti cariche hanno portato la morte di un ragazzo di 23 anni e il grave ferimento di un 17enne.

Aysel Tugluk, deputata del DTP

DI POCHI MINUTI FA E’ INVECE QUESTA GRAVE NOTIZIA:
La Corte Costituzionale turca, la massima istanza della magistratura, ha deciso oggi la chiusura del Partito per una Società Democratica (Dtp), il principale partito filo-curdo del Paese, accusato di collegamenti con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk, separatista e fuorilegge). Lo ha reso noto l’emittente privata Ntv. La decisione della Corte Costituzionale turca prevede che la maggior parte dei 21 deputati del Dtp e 37 membri del partito non possano partecipare alla vita politica per i prossimi cinque anni. Più dure le sanzioni decise nei confronti del leader del partito, Ahmet Turk, e della deputata Aysel Tugluk, che hanno perso il diritto di essere ancora eletti al Parlamento. Inoltre tutti i beni del partito saranno confiscati e versati nelle casse del Tesoro.

Da Hurriyet leggiamo:
Il caso di chiusura è basato su una lista di 141 denunce presentate da Abdurrahman Yalcinkaya, procuratore capo della Corte Suprema d’Appello. Il partito è stato accusato di collegamenti con il fuorilegge Partito dei lavoratori curdi, o PKK, che combatte le forze armate turche nel sud-est del paese da oltre due decenni.
I membri del DTP a cui è stata interdetta l’attività politica sono: Abdulkadir Firat, Abdullah İsnaç, Ahmet Ay, Ahmet Ertan, Ahmet Turk, Ali Bozan, Ayaz Ayhan Aydin Budak, Ayhan Karabulut, Aysel Tugluk, Bedri Firat, Cemal KUHA, Deniz Yesilyurt, Ferhan Turchia, Fettah Dadas , Hacı temono che, Halit Kahraman, Hatice Adıbelli, Hussein Bektaşoğlu, Huseyin Kalkan, Izzet Belge, Kemal Aktas, Leyla Zana, Mehmet processo Veysi Dilek, Metin Tekçe, Murat Avci, Murat Taylor, Moses Farisoğlullar, Necdet Atalay, Demirtas Nurettin e Selim Sadak.
“Come partito non hanno sufficientemente chiarito la loro lontananza dalla violenza”, ha detto il capo della Corte costituzionale Hasim Kilic  in una conferenza stampa Venerdì. “Un partito con collegamenti al terrorismo deve essere chiuso”.

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