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Notav: inizia lo sciopero della fame, dopo il rigetto della richiesta dei permessi lavorativi.


Quello che segue qui sotto è il comunicato scritto da Antonio Ginetti, notav di Pistoia, arrestato il 26 gennaio e agli arresti domiciliari dal 17 febbraio.
Antonio non ha avuto diritto alla presunzione di innocenza come del resto tutti gli altri inquisiti Notav, ed oltretutto si vede respinta la sua richiesta di poter lavorare.Antonio, il giorno della sua scarcerazione
E’ questo il motivo per cui ha scelto di entrare da oggi in sciopero della fame, per lottare contro quest’abuso che non permette, ad una persona non ancora condannata per alcun reato, di sostentare se stesso e la sua famiglia,
andando a lavorare sotto controllo della polizia di zona.
No.
Mi viene in mente quel modo di dire “il dottore ha detto che hai da morì” .
Se finisci nelle mani dello Stato come sovversivo o presunto tale, conoscerai il lato peggiore dello Stato, quello che si accanisce anche contro il tuo respirare, quello che sadico ride della tua impossibilità di continuare a vivere con dignità.
Questo è lo Stato che dobbiamo abbattere,
queste, qualunque forma abbiano, le galere che dovremmo distruggere.

TUTTI LIBERI!

Il 16 aprile il G.I.P. di Torino respingeva l’ istanza dei miei avvocati tesa ad ottenere un alleggerimento degli Arresti Domiciliari.
La motivazione stava nella mia: “mancata presa di coscienza e di critica di quanto commesso”
In tal modo il GIP torinese non solo mi riconfermava gli Arresti domiciliari, ma mi toglieva il diritto a rivendicare la mia estraneità ai fatti contestatimi, mi toglieva la “PRESUNZIONE D’INNOCENZA.

Il 26 aprile presentavo una richiesta di permesso ad uscire per recarmi al lavoro.

a) questo non influiva nella realtà dei Domiciliari, in quanto chiedevo solamente di uscire per il tempo del lavoro. Dunque non il sabato e la domenica. E comunque i Domiciliari rimanevano.
b) Nella richiesta scrivevo: “mi rendo disponibile, previo accordo…a presentarmi quotidianamente alla polizia Giudiziaria per controlli”
c) il sottoscritto vive solamente del proprio onesto lavoro. Dal 1986 sono iscritto alla Camera di Commercio quale Ditta individuale.

La risposta del G.I.P. anche su questo è stato il rigetto.

Con la motivazione che: “la dichiarazione di non aver nè orari nè sede rende l’attività incompatibile con la misura domiciliare;
Dopo avermi tolta la “PRESUNZIONE D’INNOCENZA”, ha voluto pure togliermi il diritto al proprio mantenimento.
Non potendo contare ancora sui miei risparmi, considerato l’allontanamento dal lavoro che si protrae dal 26 gennaio, mi trovo in grosse difficoltà economiche.
Pertanto non mi rimane che utilizzare l’unico strumento in mio possesso per oppormi a questo che considero unicamente un accanimento repressivo.

Da giovedì 10 maggio sarò in sciopero della fame.

 Antonio Ginetti

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  1. alfresim
    10 maggio 2012 alle 17:17

    L’uso del carcere come strumento di controllo/repressione sociale non è cosa nuova, ma non per questo si deve rinunciare ad incazzarsi e a protestare ogni volta che si registra un episodio di questo genere. Riprendendo le parole dell’ex magistrato Livio Pepino a proposito della retata del giudice Caselli, “la questione riguarda direttamente il rapporto tra conflitto sociale e giurisdizione e non solo – come si cerca di accreditare – alcune frange isolate ed estremiste.”.
    Con altrettanta preoccupazione ed incazzatura vanno denunciate le misure repressive inflitte sempre più spesso utilizzando la pratica – ereditata dal Codice Rocco – dell’Avviso orale. Dovrebbe essere evidente ormai a tutti – o almeno a quanti pagano sempre più duramente per questo – che il sistema capitalista, con tutte le sue degenerazioni a cui abbiamo assistito – non è permette di mantenere gli impegni assunti (in buona fede?) col varo della Costituzione (uno per tutti, l’impegno a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” enunciato dall’art. 3).
    Accade così che un magistrato calpesta la Costituzione cancellando la presunzione d’innocenza e rincara poi la dose colpevolizzando una persona perché lavoratore autonomo e non dipendente, così come la calpestano quei questori che appioppano fogli di via o altre misure limitative della libertà di circolazione (Art. 16,… Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.)
    Piena solidarietà dunque ai No Tav arrestati, e più in generale a quante/i sono colpiti dalla repressione perché lottano per i loro diritti ed i loro ideali.
    Alfredo Simone

  2. 10 maggio 2012 alle 22:59

    Pover’uomo. Mi scrisse tempo fa: un combattente.

  3. Enrico
    11 maggio 2012 alle 12:46

    Il Capitalismo, il mercato, la finanza, i poteri forti, chiamateli come volete, stanno dispiegando tutta la loro ferocia e disumanità, e le governace devono adeguarsi, se non vogliono ench’esse essere spazzate via (vedi Italia e Grecia). La differenza possono farla solo i popoli, il proletariato, i cittadini, i lavoratori, anche questi chiamateli come volete, se sapranno liberarsi dal Giogo imposto dalla ormai evidente falsa democrazia, che non da nessuno strumento di emancipazione ai popoli, ma solo il perpetuarsi del loro potere.
    Ci aspettano tempi difficili!!

  1. 27 luglio 2012 alle 13:49

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