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L’ultimo saluto a Giorgio Frau


[qui il saluto di Oreste Scalzone
qui invece quello di Barbara Balzerani]

Venerdì ci saranno i funerali di Giorgio…
persona che sento familiare dai mille racconti di questi anni,
un compagno di cui mi hanno raccontato gli aneddoti del carcere, della vita pre carcerazione,
del peregrinare per un po’ di salvezza e del successivo via vai con la realtà penitenziaria.
Di Giorgio rimpiango non avergli presentato il mio bambino, figlio di quel suo amico con cui per molto ha avuto il “divieto di incontro” nei vasconi e nei bracci dei nostri maledetti penitenziari,
rimpiango di non averlo abbracciato, poche settimane fa, quando sotto una fitta e “calda” nevicata si era sullo stesso prato a salutare un altro compagno volato via.
Un sacco di rimpianti Giorgio, per primo quello che leggerete in questo saluto che vi allego qui sotto: quello di averti permesso di uscire di casa l’altro giorno, per finire sull’asfalto.

Ciao Giorgio,
mi piace salutarti ancora con le parole di Paolo, a cui non son riuscita ad asciugare le lacrime.

PER CHI VUOLE SALUTARE GIORGIO
VENERDI 8 MARZO
ORE 11,00 -12,30 OBITORIO P.LE DEL VERANO 38
ORE 13,00 – 15,00 VIA MASURIO SABINO 31

In rete circolano dei ritratti di Giorgio che lo descrivono come “un lumpen”, “un personaggio pasoliniano”, dalla vita ambigua, a cavallo tra criminalità comune e lotta politica, finito per caso o per sbaglio nella lotta armata per il comunismo. Una rappresentazione fondata su circostanze inesatte e non veritiere della sua storia politica e personale. Niente di più falso, niente di più lontano dalla sua vicenda politica di comunista rivoluzionario a tutto tondo. Verrà il momento di raccontarla correttamente questa storia.

Piuttosto la morte di Giorgio interpella la comunità frantumata dei compagni che con lui hanno condiviso durante gli anni 70 e 80 la lotta politica, la scelta armata, il carcere.
Una volta terminata la condanna non tutti hanno reagito allo stesso modo di fronte alla difficoltà di ritrovare un posto nella vita senza rinnegare la propria storia e le idee che l’hanno animata.
Non tutti hanno avuto lo stomaco di sopportare le tante giravolte, i mille percorsi individuali, l’affievolirsi della solidarietà.
Chi lo ha visto recentemente lo ricorda come suo solito: sereno, allegro, carico come sempre della sua generosità. La generosità, una qualità che in lui sembrava inesauribile.
In realtà la sua scelta, che a noi appare un gesto disperato, ci dice che la nostra era solo cecità, la prova di una capacità di ascolto e di attenzione persi.

Nella sua pagina facebook non molti giorni fa Giorgio ha scritto questa frase attribuita ad Epicuro: “Non abbiamo tanto bisogno dell’aiuto degli amici, quanto della certezza del loro aiuto”.

Non possiamo perdere così i nostri compagni.


Giorgio me lo ricordo nei cubicoli del G12 speciale di Rebibbia mentre faceva l’aria da isolato, era il 1989, appena estradato dalla Spagna con Anna. Lo salutammo dalle finestre. La loro posizione processuale venne stralciata e così non ebbi modo d’incontrarli. Alla fine del processo di primo grado, dopo essere stato assolto dall’accusa più grave fui scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, oltrepassati da oltre un anno. Alcuni mesi dopo l’appello che capovolse il verdetto della corte d’assise mi rifugiai in Francia. Era il 1991. Non so esattamente quando Giorgio fu ricondotto in Spagna dove venne condannato per una lunga serie di rapine di autofinanziamento.
Lo rividi tanti anni dopo al Mammagialla di Viterbo, forse era il 2005 o il 2006, quando lo portarono al mio blocco, al piano sopra il mio. Ero stato riportato in Italia nel 2002 grazie ad una “consegna straordinaria”. Giorgio aveva terminato la sua condanna, credo nel 1998, ma nel frattempo aveva trovato il modo di farsi riarrestare. Una brutta esperienza nel mondo delle cooperative, dissidi sul modo di intendere il lavoro sociale lo spinsero a tentare l’avventura: mettersi in proprio. Ma la cioccolateria aperta con la sua compagna non funzionò e si ritrovò in un mare di debiti.
Il Dap aveva disposto il divieto d’incontro tanto per renderci la detenzione più disagevole. Chi scendeva al campo di calcio nei giorni in cui era permesso escludeva l’altro. E così per tutte le altre attività comuni. Non restava che metterci d’accordo attraverso radio carcere. Poi un giorno si sbagliarono e ci ritrovammo insieme nel corridoio, ci abbracciammo, ci baciammo e cominciammo a ballare di fronte alle guardie attonite che ci misero un po’ a reagire, staccarci e rimediare.
Finalmente nel 2007 ci ritrovammo a Rebibbia, a distanza di alcuni mesi l’uno dall’altro. Ci incontravamo in sala studio per seguire dei corsi di giurisprudenza. Nel 2008 sono uscito in semilibertà mentre Giorgio è rimasto fino alla conclusione della pena e da bravo studente ha dato anche con profitto diversi esami.

Giorgio ha fatto in tempo ad uscire dal carcere, rientrare, scontare per intero la condanna, uscire di nuovo e morire ed io ancora lì con una pena che sembra non finire mai ad aspettare di poter festeggiare insieme la conclusione delle nostre condanne e fargli conoscere il mio bambino.
Ora dovrà conoscerlo Anna.

Ciao Giorgio, pochi giorni fa sempre su facebook ponevi a te stesso una domanda che col senno di poi sembra premonitrice:

“Intervallo? …ma quanto durera st’intervallo?”.

L’intervallo è finito e tu non ti sei tirato indietro…. quella mattina però, se l’avessimo saputo, in molti ti avremmo impedito di uscire di casa. Non dovevi morire così!

Link
A Giorgio Frau ucciso ieri a Roma

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  1. gabriella carnino
    6 marzo 2013 alle 18:04

    Non c’è nulla da commentare… non resta che tacere.

  2. Anna
    6 marzo 2013 alle 18:16

    PER GIORGIO I VERI AMICI SONO QUELLI CHE SI SCAMBIANO RECIPROCAMENTE FIDUCIA,SOGNI E PENSIERI, VIRTÙ GIOIE E DOLORI; SEMPRE LIBERI DI SEPARARSI, SENZA SEPARARSI MAI.
    CREDO CHE QUESTA FRASE POSSA RENDERE MOLTO BENE QUELLO CHE È SEMPRE STATO IL RAPPORTO DI GIORGIO CON LA VITA, IN QUALSIASI SITUAZIONE SI SIA TROVATO. LA SUA CAPACITA’ DI RELAZIONARSI CON TUTTI, DI ESSERE BAMBINO NEL PIÙ PROFONDO DEL CUORE E DI NON DIMENTICARSI DI NESSUNO.
    CHI L’HA CONOSCIUTO FIN DALLE ELEMENTARI, CHI È CRESCIUTO CON LUI, CHI LO HA CONOSCIUTO COME ELETTRICISTA O CI HA LAVORATO INSIEME, CHI CI HA FATTO POLITICA NEI DIVERSI MOMENTI CHE LA SUA E LA NOSTRA STORIA, DI QUARTIERE, CITTÀ, PAESE HA ATTRAVERSATO SA DI COSA STO PARLANDO. E SA QUANTO FOSSE POCO AMANTE DELLA RETORICA O DELL’IDEOLOGISMO.
    CHI VOLESSE CERCARE SPIEGAZIONI, GIUSTIFICAZIONI, SCUSE E CAUSE GLI FAREBBE UN TORTO.
    DIMENTICHEREBBE IL GIORGIO CHE HA CONOSCIUTO, L’AMICO, IL COMPAGNO, IL FRATELLO CHE È STATO PER OGNUNO DI NOI, LA SUA GENTILEZZA, LA SUA ATTENZIONE, LA SUA CORTESIA, LA SUA CAPACITÀ DI DARE CHIEDENDO IN CAMBIO SOLO AMORE E AFFETTO.
    NON SERVE CHIEDERSI PERCHÉ MA SOLO RICORDARSI DI QUELLO CHE ERA PER CHI LO AMAVA E CHE LUI AMAVA
    PER QUESTO VI CHIEDO DI RICORDARE CHE IL NOSTRO È UN SALUTO AD UN AMICO, AD UN FRATELLO AD UN COMPAGNO DI VITA, CHE SE NE È ANDATO. NIENT’ALTRO
    HO CHIESTO AD ALCUNI DI NOI DI RICORDARLO CON DELLE PAROLE MA PER CHIUNQUE VOLESSE LASCIARE UN MESSAGGIO CI SARA’ UN QUADERNO A DISPOSIZIONE
    ANNA

  3. 6 marzo 2013 alle 18:55

    Grazie Anna

  4. Marco Pacifici
    6 marzo 2013 alle 21:12

    ogni stilla di sangue che esce dai nostri corpi servira’ a scrivere la parola LIBERTA.

  5. sante
    7 marzo 2013 alle 10:45

    Era un poveraccio e uno sbandato. Non capisco chi ne fa una specie di santo. Mi sembrate tutti fuori di testa.

  6. 7 marzo 2013 alle 10:55

    signor Sante…lei porta il nome di uno dei “banditi” a noi più cari.
    qui non ci son nè sbandati nè santi,
    saranno a casa sua, se li tenga stretti!

  7. 7 marzo 2013 alle 20:17

    Ma poi dove hai letto scusa che ne “han fatto un santo” ? Io leggo di amicizia, generosità e comunanza da parte di chi lo ha conosciuto personalmente o amato prima dell’ultimo saluto terreno, è la prima volta che ti capita di leggere queste cose ? Non ti invidio…

  1. 8 marzo 2013 alle 15:48

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