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ERGASTOLO: la pena più inutile


Vi aspettiamo il 27 maggio al Cinema Mexico di Milano!

di Tommaso Spazzali

Di tutte le pene la più inutile e crudele, in Italia, è il cosiddetto ergastolo ostativo.
Si tratta di una pena che non si sconta: la si subisce e basta, come la pena di morte. Chi vi è condannato si trova nella condizione di non avere alcuna realistica prospettiva di uscire di prigione mai se non mandando in prigione qualcun altro al posto suo.

Questo orrore, che fa pensare più ad un sistema totalitario che ad uno stato di diritto, è figlio di due storture, inutili e crudeli tanto quanto: il sistema premiale dell’ordinamento penitenziario e la pena dell’ergastolo.

La pena dell’ergastolo è, per definizione, “carcere a vita”. Fine pena 99/99/9999 come è scritto nei sistemi informatici dell’amministrazione penitenziaria. Uscire prima si può: avvalendosi del beneficio della libertà condizionale. Beneficio che può essere richiesto, ma non necessariamente viene concesso, dopo aver scontato almeno 26 anni di detenzione.
La legislazione premiale, invece, prevede che alcuni comportamenti (buona condotta, ravvedimento, dissociazione, pentimento…) possano permettere al condannato di accedere a determinati benefici riducendo, ad esempio, la durata del periodo detentivo.

Alcuni detenuti condannati per reati considerati più gravi (sequestro di persona, associazione di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti e via discorrendo) possono accedere ai benefici esclusivamente se riconosciuti come collaboratori di giustizia. Poiché la libertà condizionale è considerata un beneficio sono altrimenti condannati a scontare interamente la pena, che per una condanna all’ergastolo corrisponde al carcere a vita (fine pena: 99/99/9999).

Legge 23 dicembre 2002, n. 279, Art. 1
(Modifiche all’articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354):
1. L’assegnazione al lavoro all’esterno, i permessi premio e le misure alternative alla detenzione previste dal capo VI, esclusa la liberazione anticipata, possono essere concessi ai detenuti e internati per delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione violenta dell’ordinamento costituzionale,[…], solo nei casi in cui tali detenuti e internati collaborino con la giustizia a norma dell’articolo 58-ter della presente legge.

Legge 26 luglio 1975, n. 354, Art. 58-ter
(persone che collaborano con la giustizia):
1. I limiti di pena previsti dalle disposizioni del comma 1 dell’articolo 21, del comma 4 dell’articolo 30- ter e del comma 2 dell’articolo 50, concernenti le persone condannate per taluno dei delitti indicati nei commi 1, 1-ter e 1quater dell’articolo 4- bis, non si applicano a coloro che, anche dopo la condanna, si sono adoperati per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ovvero hanno aiutato concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per l’individuazione o la cattura degli autori dei reati.

L’Unione delle Camere Penali Italiane affronterà questo argomento il 17/18 maggio nel convegno DETENZIONE E DIRITTI UMANI – Il regime del 41 bis O.P.; il reato di tortura; l’ergastolo ostativo.
Sarebbe utile che si approfittasse dell’occasione per rispondere alla domanda posta dalla più inutile e crudele delle pene non limitandosi ad aggiungere una nuova condizione (fosse anche “migliorativa”) ma intervenendo sulle due esistenti, che ne sono la causa. Agendo, per così dire, alla radice ed eliminando due storture, inutili e crudeli tanto quanto.

CONTRO L’ERGASTOLO, PER L’ABOLIZIONE DELLA PIU’ INUTILE ED ABERRANTE DELLE PENE,
UN’INIZIATIVA A MILANO: VI ASPETTIAMO TUTT@, PER L’ADOZIONE DEL LOGO CONTRO L’ERGASTOLO,
PER LIBERARE SPAZI, PEZZO PEZZO, DAL FINE PENA MAI E DAL CARCERE!
(qui tutte le info: LEGGI)

LIBERATEVI DALL’ERGASTOLO!

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  1. gianni
    30 aprile 2013 alle 10:30

    Oh Valentina, ti voglio tanto bene ma tutte quelle croci sulle tombe di quei compagni e poveri “sventurati” carcerati a vita in quel di Porto S.Stefano sono un simbolo che trovo inadatto e fuori luogo…a meno che non si creda che sono “risorti” insieme al loro Signore Gesù Cristo. Repetita iuvant. Amen! Bacione Gianni

  2. 30 aprile 2013 alle 10:49

    oddio Gianni non ne possiamo parlare in ogni post.
    Ti ho risposto a lungo a riguardo, parlandoti della storia di quelle croci.
    E anche del nostro non voler rideterminare nulla ma solo portar memoria e dignità su quello scoglio.
    Diventa pesante ogni volta ribadire, quindi invito chi è interessato a leggere sotto gli altri post riguardanti Santo Stefano e il suo cimitero di ergastolani.

  3. gianni
    30 aprile 2013 alle 18:44

    Non ricordo assolutamente la tua lunga risposta altrimenti mi sarei ben guardato dal farti notare quanto siano inopportune quelle croci sulle ipotetiche tombe di compagni anarchici come Gaetano Bresci ; ribadisco che avrei visto molto più appropriate una lunga fila di bandiere rosse. Simbolismo per simbolismo….!Non ti preoccupare comunque, perchè non ti tedierò più , e mi guarderò bene dal commentare il tuo blog. Gianni Landi

  4. 2 maggio 2013 alle 10:11

    Gianni ma perché mi rispondi così?
    Te la prendi solo perché non voglio ribadire per la centesima volta che quelle croci hanno una storia, che son state fatte una ad una dagli stessi detenuti,
    spesso politici e anarchici.
    Che il nostro viaggio non voleva sovradeterminare nulla, e che una fila di bandiere rosse non era il mio/nostro obiettivo, ma i nomi e la dignitià di chi è seppellito lì.
    Senza modificare, senza mettere le MIE bandiere su dei corpi..
    poi se la devi prendere sul personale, proprio tu che mi conosci, che te devo di’,
    PAZIENZA, mi dispiace ma pazienza.
    Mi sembra poi un motivo talmente ridicolo (le croci piazzate 60 anni fa in un cimitero di ergastolani) per smettere di comunicare…bho,
    fa un po’ come te pare.

    cmq ci stiamo organizzando per rendere la tomba di Bresci “diversa” simbolicamente.
    La sua però, che so ne sarebbe felice, gli altri non ho modo di sapere e li lascio riposare come da decenni riposano

  5. giovanni moretti
    3 maggio 2013 alle 11:03

    Mi sembra esagerato polemizzare per delle vecchie croci. Chiaramente in quanto ateo per me la croce è solo un pezzo di legno o di ferro. Il simbolismo è sicuramente importante, ma vorrei sdrammatizzare ricordando che la croce, la stella a cinque punte , persino la svastica, sono tutti segni che rappresentano la rotazione del sole. La croce è quindi un simbolo pagano mutuato furbescamente dal cristianesimo. Non c’è resurrezione, anche se è ipotizzabile che qualcuno di quegli sventurati ergastolani vi abbia sperato, a fronte della vita che conduceva.

  1. 23 maggio 2013 alle 10:12

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