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Maometto va alla montagna, visto che lei non voleva spostarsi…
Vado alla mia montagna.
Vado ad invecchiare in un luogo dove l’occhio prende il volo,
dove ogni salita è una conquista del cielo.
…non vi abbandono però…
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il tuo nome è il sapore del melograno
Sei la benvenuta,
la pietra originale dell’allegria,
la danza assorta della statua
che gli uccelli sentono e disperdono.
Quando nella sua coscia rossa i denti si slacciano
al primo mezzogiorno della terra,
fare il tuo nome è il sapore della melagranata.
Il tuo cuore inventa le mappe colorate,
nei tuoi occhi si hamacano i globi della domenica,
e quando sei in me,
la notte si apre il petto,
il sangue delle stelle cala fino ai tuoi capelli,
al tuo nome, alla tua violenza.
Questa infinita sete, berti, disseccarti,
cisterna di allegria, sperpero del grido
che le labbra annegano in delirio.
Chi inventò il futuro,
la sua macchina di sale, la sua rosa vuota.
Questa pelle delle palpebre mi separa dal mondo
però tu stai in lui, e più dentro vivi.
L’Amante di JULIO CORTAZAR.
Tratto da “Le ragioni della collera”
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Il brontolio del proprio intestino
“Da quando l’uomo sa nominare ogni sua parte, il corpo lo preoccupa meno. Ormai sappiamo anche che l’anima non è che un’attività della materia grigia del cervello. La dualità di corpo e anima si è avviluppata in una terminologia scientifica e ne possiamo ridere allegramente come di un pregiudizio fuori moda.
Ma basta innamorarsi follemente e sentire il brontolio del proprio intestino, perchè l’unità di corpo e anima, questa lirica illusione dell’età della scienza, svanisca di colpo.”
-Milan Kundera- L’insostenibile leggerezza dell’essere
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Ritorno al caos.
Una terra di resistenza. Dove la si respira un po’ ovunque, anche in questo presente piatto. Come questa piccola lumachina, quella terra persevera con tenacia nella sua semplicità, nel suo materialismo, nel suo legame con il suolo, con quella montagna lì di fronte, con i colori delle stagioni. Ti fa sentire a casa, ti fa sentire accolto, una terra superstite in mezzo a quest’occidente… una scoperta inaspettata e piacevole.
Sarà per quella composizione sociale fatta di contadini e classe operaia dell’indotto Fiat che tiene tutto fermo ad altri tempi, che porta a conversazioni piacevoli, realiste, perdute… sarà perchè tutto sembra essere più vivibile, naturale, più saporito e sincero. Sarà perchè ti sveglia il gallo la mattina e fai colazione con i fichi che trovi passeggiando, sarà perchè ti salutano tutti e tutti ti scrutano per capire da dove vieni, perchè sei lì, che dialetto parli. Sarà perchè il loro di dialetto è divertente e composito, ideale cantilena per serate al fresco seduti sulle scalette di una prangatello. Una terra che incanta, che ride, che si ammazza di fatica e sudore, che è orgogliosa e accogliente.
Io oggi prima di cominciare a ricalibrare la mia vita di studio, lavoro, baci, microfoni voglio riguardare questi giorni. Questi giorni vissuti secondo per secondo, come una piccola cozza su uno scoglio, attaccata a tutto ciò che amo. “E aspetterò domani per avere nostalgia“, oggi la canto con il cuore che trema, perchè avrei voluto solo fermare il tempo, ieri, e non tornare mai più
Non mi ci fate pensare.
Trovate un po’ di foto su Flickr
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