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Palestina: ancora un’intervista che si trasforma in testamento dopo 5 minuti.

12 gennaio 2011 Lascia un commento

Da Vittorio Arrigoni ci arriva questo testamento.
Doveva essere un’intervista, ma in pochi minuti è diventata un testamento. Accade spesso in terra di Palestina

Il mio nome è Mohammed Shaban Shaker Karmoot. Sono nato nel 1964.
Ho iniziato a lavorare come agricoltore quando ero giovane, prima di sposarmi, più di 35 anni fa.

MOHAMMED SHABAN SHAKER KARMOOT mentre rilasciava l'intervista

Mohammad Shaban Shaker Karmoot mentre rilasciava l'intervista il 10 gennaio 2010

Quanti figli hai?
Ho sei figli maschi, questo  è qui Kamal (indica il ragazzo), nato dalla seconda moglie. Ho quattro figli e tre figlie dalla mia prima moglie, e tre figlie e due figli dalla mia seconda moglie.
Ho comprato due dunam (un dunam equivale ad un chilometro quadrato)accanto alla via comunale più vicina alla buffer zone nei pressi Al Basayna. Qui ho desiderato e costruito una casa nella quale vivere con la mia famiglia.

Accanto a questo muro?
A 22 metri di distanza da quel muro. Queste due dunam sono mie, le ho comprate.

Quanto ti sono costate?
Le ho comprate per 7500 dinari giordani (circa 8 200 euro)

E dimmi, può raggiungere quei due ettari della tua terra?
Sì, certo, ma è molto rischioso, perché i soldati sparano.

Quindi non la puoi coltivare e neanche costruirci sopra?
Esatto, non posso fare nulla nella mia terra.

E’ stato così fin dall’inizio?
Una volta non era così. La mia terra era piena di alberi: palme, limoni, arance, clementine e altri frutti. Era piena di tutti i tipi di frutta possibili e immaginabili la mia terra. L’albero di mandorle che mi permetteva di riempire sacchi e sacchi di mandorle quando c’erano frutti,  (i soldati israeliani) me l’hanno sradicato proprio nel momento in cui ero pronto a raccogliere. Sono venuti di notte con i bulldozer e lo hanno sradicato.

Come è stata la tua vita? Come hai fatto per mantenere la tua famiglia?
Eravamo abituati a vivere una vita felice, lavorando su queste terre riusciamo a fare 650 NIS ogni mese (circa 150 euri), più il lavoro nei campi altrui, riuscivamo a cavarcela bene.

Questo  in che anno  è accadeva?
Prima che mi distruggessero le terre, credo nel 2003, all’inizio dell’ultima intifada.

Come ti sei sentito in quel momento?
Beh, come pensi che mi sia sentito? Mi sentivo come qualcuno a cui stavano strappando via il mio cuore,  mentre coi bulldozer gli israeliani distruggevano le mie terre. Ho assistito alla distruzione tutta una notte. Là c’era un grande albero di sicomoro,  quando è arrivato il bulldozer e ha distrutto e sradicati  tutto sono uscito con una torcia e ho visto che almeno mi avevano lasciato quell’albero dopo essersi ritirati. Era una notte di Ramadan, quando è successo, e poi le ruspe sono tornate di nuovo all’alba e hanno distrutto ciò che era rimasto dell’albero. Hanno impiegato solo tre ore per distruggere tutto la zona, utilizzando 8 bulldozer per distruggere tutta la zona.

E oggi continui a vivere in questa zona?
Quello che faccio qui o che si suppone io faccia, lo si può capire guardando questi alberi verdi qui. Sono io che lo ho coltivati, come ho coltivato il grano e l’orzo che al momento del raccolto è stato bruciato dall’esercito israeliano. Quest’anno quando siamo venuti a semonare i campi i soldati ci hanno sparato addosso.

5 MINUTI DOPO AVER RILASCIATO QUESTA INTERVISTA ALL’ONG ITALIANA GVC, UN CECCHINO ISRAELIANO A SPARATO E UCCISO MOHAMMED SHABAN SHAKER KARMOOT. Quest’ultimo assassinio è una sorta di avvertimento mafioso per quanti solidarizzano con i lavoratori palestinesi che resistono, gli ultimi veri uomini in questi tempi anonimi.

Mohammad Shaban Shaker Karmoot dopo cinque minuti

AVOID SHOTING BLACKS, incontro pubblico all’ ex Snia

22 gennaio 2010 Lascia un commento

L’Osservatorio Antirazzista Territoriale Pigneto – Tor Pignattara
presenta
DOMENICA 24 GENNAIO 2010
ORE 18:00

AVOID SHOTING BLACKS
non sparare all’uomo nero

L’uomo nero, quello di cui ci parlavano da bambini per farci stare buoni, per farci ubbidire in silenzio, oggi lo incontriamo tutti i giorni: per le strade, nelle fabbrichette, nei campi, nelle case che nessun padrone vuole fittare.
I grandi di oggi, quelli che ci vogliono bambini ubbidienti, quelli che si riuniscono nei consigli dei ministri o in quelli d’amministrazione, ne vogliono tanti, come carboni da bruciare per far camminare la macchina a vapore di un sistema ingiusto, mentre noi, sempre più in affanno, alimentiamo il forno sudando senza posa.
E li vogliono neri, senza un volto e senza voce, a confondersi nella notte, ad affollare le nostre paure.
Ti tolgono la casa? Tutta colpa dell’uomo nero.
Ti tolgono il lavoro? Tutta colpa dell’uomo nero.
Non ci sono posti all’asilo nido? Tutta colpa dell’uomo nero.
Tutto questo ti fa rabbia? Devi sparare all’uomo nero.

Con le leggi sui flussi migratori, dalla Turco-Napolitano al Pacchetto-Sicurezza, passando per la Bossi-Fini, i governanti di ogni colore consegnano esseri umani senza diritti come carne da macello a padroni sempre più ingordi e feroci.
Quando questi uomini e donne si ribellano, gli stessi armano la mano di bianchi sottomessi per ricacciarli nel buio della clandestinità silente.

Rosarno non è solo la sottosviluppata periferia d’Europa. Rosarno è oggi il centro del mondo. Quello ch’è successo lì, oggi ci riguarda tutti.

Ne discutiamo con:
– i compagni e le compagne dell’Osservatorio Migranti Rosarno e della Rete Migranti reggina;
– i compagni e le compagne dell’ex Canapificio di Caserta;
– Mattia Vitiello, sociologo, studioso dei fenomeni riguardanti la manodopera immigrata impiegata in agricoltura;
– il connettivo terraTERRA.

Modera l’associazione DaSud

Sono invitate ad intervenire tutte le realtà del movimento antirazzista, gli agricoltori e i lavoratori immigrati.  

CSOA eXSnia
via Prenestina 173
www.exsnia.it

 

contatti@exsnia.it
bakunino@micso.net
6antirazzista@inventati.org

Ritorno al caos.

8 settembre 2008 1 commento

Una terra di resistenza. Dove la si respira un po’ ovunque, anche in questo presente piatto. Come questa piccola lumachina, quella terra persevera con tenacia nella sua semplicità, nel suo materialismo, nel suo legame con il suolo, con quella montagna lì di fronte, con i colori delle stagioni. Ti fa sentire a casa, ti fa sentire accolto, una terra superstite in mezzo a quest’occidente… una scoperta inaspettata e piacevole.

Foto di Valentina Perniciaro  -Lumachina Resistente

Foto di Valentina Perniciaro -Lumachina Resistente

Sarà per quella composizione sociale fatta di contadini e classe operaia dell’indotto Fiat che tiene tutto fermo ad altri tempi, che porta a conversazioni piacevoli, realiste, perdute… sarà perchè tutto sembra essere più vivibile, naturale, più saporito e sincero. Sarà perchè ti sveglia il gallo la mattina e fai colazione con i fichi che trovi passeggiando, sarà perchè ti salutano tutti e tutti ti scrutano per capire da dove vieni, perchè sei lì, che dialetto parli. Sarà perchè il loro di dialetto è divertente e composito, ideale cantilena per serate al fresco seduti sulle scalette di una prangatello. Una terra che incanta, che ride, che si ammazza di fatica e sudore, che è orgogliosa e accogliente.

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

Sarà perchè la Majella da quelle stradine sembra chiamarti ad una conversazione saggia con una vecchia signora dai fianchi morbidi, dall’abbraccio ancora sensuale e caldo. Quella montagna riesce a catturare lo sguardo od ogni ora, con colori e ombre sempre più emozionanti. Sarà perchè se il cielo è limpido, mentre chiacchieri con mamma montagna puoi vedere le Tremiti…
Io oggi prima di cominciare a ricalibrare la mia vita di studio, lavoro, baci, microfoni voglio riguardare questi giorni. Questi giorni vissuti secondo per secondo, come una piccola cozza su uno scoglio, attaccata a tutto ciò che amo. “E aspetterò domani per avere nostalgia“, oggi la canto con il cuore che trema, perchè avrei voluto solo fermare il tempo, ieri, e non tornare mai più
Poi Roma…con il suo traffico, con i manifesti di Forza Nuova, con i coatti, col campionato che ricomincia, con i fascisti, con quello che sarà quest’autunno, con quella fottuta porta blu.
Non mi ci fate pensare. 

Foto di Valentina Perniciaro _Trabocchi e ruggine_

 

Foto di Valentina Perniciaro _ Juvanum, sito archeologico romano_

Foto di Valentina Perniciaro _ Juvanum, sito archeologico romano_

Trovate un po’ di foto su Flickr

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