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Posts Tagged ‘ti amo’

solo due righe d’amore

29 gennaio 2013 1 commento

Giorni che non aggiorno Polvere da Sparo,
giorni in cui uno dei più cari viaggiatori che conosco ha mosso tappa verso Roma, per raccontarmi un po’ dei colori che ha vissuto passeggiando per questo mondo.
Giorni intensissimi però nel “mio” mondo.. il Cairo e l’Egitto tutto fibrillano di rivolte e repressione,
l’eccidio di Port Said e le successive condanne a morte, il giubilo da una parte, la rabbia altrove, lo Stato e i suoi apparati che ne escono sempre illesi. Da scriverne ce ne sarebbe per ore e mi riprometto di farlo, almeno per quanto riguarda gli eventi di Mahalla al-kubra, città dei grandi scioperi e delle grandi lotte e sabotaggi dei lavoratori.
Vorrei parlare degli stupri a tahrir, di cui sulla stampa internazionale si legge e si rimane basiti..
tanta carne al fuoco, speriamo solo di trovare un secondo in più oltre a quelli dedicati alla respirazione.
[intanto vi segnalo questo link che racconta dei black  bloc, novità delle piazze egiziane]

ora solo un po’ d’amore,
ora solo una dedica dolce,
in una giornata che ha ancora l’odore della prima.
Le ho scelte proprio perchè surreali queste righe, righe che parlano di notte e risveglio, tutto quello che in questi cinque meravigliosi anni ci è stato negato.
A noi, sorridenti e spettinati, e al nostro bambino, esplosione di felicità.

E quando tutti se ne andavano
e restavamo noi due soli
tra bicchieri vuoti e posacenere sporchi,

Com’era bello sapere che eri
lì come l’acqua di uno stagno,
sola con me sull’orlo della notte,
e che duravi, eri più del tempo,

Eri  quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamato ancora
a risvegliare il nuovo giorno,
insieme, ridendo, spettinati.

Julio Cortàzar

Foto di Valentina Perniciaro _quando uno diventa due_

“o tu che sei la sola confidenza mia” _Elsa Morante_

21 novembre 2009 1 commento

 

Foto di Valentina Perniciaro _piccoli passi verso l'innamoramento per Paris_

Tutto quel che t’appartiene, o che da te proviene,
è ricco d’una grazia favolosa:
perfino i tuoi amanti, perfino le mie lacrime.
L’invidia mia riveste d’incanti straordinari
i miei rivali: essi vanno per vie negate ai mortali,
hanno cuore sapiente, cortesia d’angeli.
E le lacrime che mi fai piangere sono il mio bel diadema,
se l’amara mia stagione s’adorna del tuo sorriso.

 

Stupisco se ripenso che avevo tanti desideri
e tanti voti da non sapere quale scegliere.
Ormai, se cade una stella a mezzo agosto,
se nel tramonto marino balena il raggio verde,
se a cena ho una primizia nella stagione nuova,
o m’inchino alla santa campana dell’Elevazione,
non ho che un voto solo: il tuo nome, il tuo nome,
o parola che m’apri la porta del paradiso.

Nel mio cuore vanesio, da che vi regni tu,
le antiche leggi del mondo son tutte rovesciate:
l’orgoglio si compiace d’umiliarsi a te,
la vanità si nasconde davanti alla tua gloria,
la voglia si tramuta in timido pudore,
la mia sconfitta esulta della tua vittoria,
la ricchezza è beata di farsi, per te, povera,
e peccato e perdono, ansia e riposo,
sbocciano in un fiore unico, una grande rosa doppia.

Ma la frase celeste, che la mia mente ascolta,
io ridirti non so, non c’è nota o parola.
Ti dirò: tu sei tutto il mio bene, ad ogni ora
questa grazia di amarti m’è dolce compagnia.
Potesse il mio affetto consolarti come mi consola,
o tu che sei la sola confidenza mia!
_Lettera_ Elsa Morante 

Foto di Valentina Perniciaro _alzare una tegola e trovare centinaia di coccinelle: straordinario_

Il mio Cortàzar!

2 settembre 2009 2 commenti

cortazarQUESTA E’ UNA PAGINA DI UN LIBRO CHE AMO MOLTO. UN LIBRO CHE PER MOLTI ANNI E’ STATO INTROVABILE: HO PASSATO L’ADOLESCENZA A CERCARLO, FINCHE’ UN GIORNO CHE NON DIMENTICHERO’ MAI M’E’ STATO REGALATO IN FOTOCOPIA, TUTTO BELLO RILEGATO, DA UN COMPAGNO DI CLASSE CHE PER QUESTO GESTO AVRA’ SEMPRE UN POSTO SPECIALE NEL CUORE.
QUESTO LIBRO, ORA FINALMENTE RISTAMPATO, E’ UN PICCOLO MISTERO MIRACOLOSO DELLA LETTERATURA, UNA DELLE PIU’ BELLE PAGINE DI JULIO CORTAZAR, AUTORE CHE AMO DA TEMPO E CHE AMO IN TUTTE LE SUE FORME.
UN LIBRO SPECIALE, DI CUI QUESTE RIGHE NON RENDONO L’IDEA…MA RENDONO L’IDEA DI QUANT’E’ BELLA LA BOCCA CHE AMO.
😉 

Tocco la tua bocca, con un dito tocco l’orlo della tua bocca, la sto disegnando come se uscisse dalle mie mani, come se per la prima volta la tua bocca si schiudesse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, ogni volta faccio nascere la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna in volto, una bocca scelta fra tutte, con sovrana libertà scelta da me per disegnarla con la mia mano sul tuo volto, e che per un caso che non cerco di capire coincide esattamente con la tua bocca che sorride sotto quella che la mia mano ti disegna.julio-cortazar

Mi guardi, mi guardi da vicino, ogni volta più vicino e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta più da vicino e gli occhi ingrandiscono, si avvicinano fra loro, si sovrappongono e i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano tepidamente, mordendosi  con le labbra, appoggiando appena la lingua sui denti, giocando entro i loro recinti dove un’aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio. Allora le mie mani cercano di affondare nei tuoi capelli, carezzare lentamente la profondità dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori o di pesci, di movimenti vivi, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore è dolce, se ci soffochiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo del respiro, questa istantanea morte è bella. E c’è  una sola saliva e un solo sapore di frutta matura, e io ti sento tremare stretta a me come una luna nell’acqua.

Da Il gioco del mondo di J. Cortazar

“Hai portato un’altra isola in te”

5 maggio 2009 6 commenti

CALIPSO Odisseo, non c’è nulla di molto diverso. Anche tu come me vuoi fermarti su un’isola. Hai veduto e patito ogni cosa. Io forse un giorno ti dirò quel che ho patito. Tutti e due siamo stanchi di un grosso destino. Perché continuare? Che t’importa che l’isola non sia quella che cercavi? Qui mai nulla succede. C’è un po’ di terra e un orizzonte. Qui puoi vivere sempre.
ODISSEO Una vita immortale
CALIPSO Immortale è chi accetta l’istante. Che non conosce più un domani. Ma se ti piace la parola, dilla. Tu sei davvero a questo punto?
ODISSEO Io credevo immortale chi non teme la morte.
CALIPSO Chi non spera di vivere. Certo, quasi lo sei. Hai patito molto anche tu. Ma perché questa smania di tornartene a casa? Sei ancora inquieto. Perché i discorsi che da solo vai facendo tra gli scogli?
ODISSEO Se domani io partissi tu saresti infelice?

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

CALIPSO Vuoi sapere troppo, caro. Diciamo che sono immortale. Ma se tu non rinunci ai tuoi ricordi e ai sogni, se non deponi la smania e non accetti l’orizzonte, non uscirai da quel destino che conosci,.
ODISSEO Si tratta sempre di accettare un orizzonte. E ottenere che cosa?
CALIPSO Ma posare la testa e tacere, Odisseo. TI sei mai chiesto perché anche noi cerchiamo il sonno? Ti sei mai chiesto dove vanno i vecchi dèi che il mondo ignora?perchè sprofondano nel tempo, come le pietre nella terra, loro che pure sono eterni? E chi son io, che è Calipso?
ODISSEO Ti ho chiesto se tu sei falice.
CALIPSO Non è questo, Odisseo. L’aria, anche l’aria di quest’isola deserta, che adesso vibra solamente dei rimbombi del mare e di stridi d’uccelli, è troppo vuota. In questo vuoto non c’è nulla da rimpiangere, bada. Ma non senti anche tu certi giorni un silenzio, un arresto, che è come la traccia di un’antica tensione e presenza scomparse?
ODISSEO Dunque anche tu parli con gli scogli?
CALIPSO E’ un silenzio, ti dico. Una cosa remota e quasi morta. Quello che è stato e non sarà mai più. Nel vecchio mondo degli dèi quando un mio gesto era destino. Ebbi nomi paurosi, Odisseo. La terra e il mare mi obbedivano. Poi mi stancai; passò del tempo, non mi volli più muovere. Qualcuna di noi resisté ai nuovi dèi ; lasciai che i nomi sprofondassero nel tempo; tutto mutò e rimase uguale; non vale la pena di contendere ai nuovi il destino. Ormai sapevo il mio orizzonte e perché i vecchi non avevano conteso con noialtri.
ODISSEO Ma non eri immortale?
CALIPSO E lo sono, Odisseo. Di morire non spero. E non spero di vivere. Accetto l’istante. Voi mortali vi attende qualcosa di simile, la vecchiezza e il rimpianto. Perché non vuoi posare il capo con me, su quest’isola?
ODISSEO Lo farei, se credessi che sei rassegnata. Ma anche tu che sei stata signora di tutte le cose, hai bisogno di me, di un mortale, per aiutarti a sopportare.
CALIPSO E’ un reciproco bene, Odisseo. Non c’è vero silenzio se non condiviso
ODISSEO Non ti basta che sono con te quest’oggi?
CALIPSO Non si con me, Odisseo. Tu non accetti l’orizzonte di quest’isola. E non sfuggi al rimpianto.
ODISSEO Quel che rimpiango è parte viva di me stesso come di te il tuo silenzio. Che cos’è mutato per te da quel giorno che terra e mare ti obbedivano? Hai sentito ch’eri sola e ch’eri stanca e scordato i tuoi nomi. Nulla ti è stato tolto. Quel che sei l’hai voluto.
CALIPSO Quello che sono è quasi nulla, caro. Quasi mortale, quasi un’ombra come te. E’ un lungo sonno cominciato chissà quando e tu sei giunto in questo sonno come un sogno. Temo l’alba, il risveglio; se tu vai via, è il risveglio
ODISSEO Sei tu, la signora, che parli?
CALIPSO Temo il risveglio come tu temi la morte. Ecco prima ero morta, ora lo so. Non restava di me su quest’isola che la voce del mare e del vento. Oh non era patire. Dormivo. Ma da quando sei giunto hai portato un’altra isola in te.
ODISSEO Da troppo tempo la cerco. Tu non sai quel che sia avvistare una terra e socchiudere gli occhi ogni volta per illudersi. Io non posso accettare e tacere.
CALIPSO Eppure, Odisseo, voi uomini dite che ritrovare quel che si è perduto è sempre un male. Il passato non torna. Nulla regge all’andare del tempo. Tu che hai visto l’Oceano, i mostri e l’Eliso, potrai ancora riconoscere le case, le tue case?
ODISSEO Tu stessa hai detto che porto l’isola in me
CALIPSO Oh mutata, perduta, un silenzio. L’eco di un mare tra gli scogli o un po’ di fumo. Con te nessuno potrà condividerla. Le case saranno come il viso di un vecchio. Le tue parole avranno un senso altro dal loro. Sarai più solo che nel mare.
ODISSEO Saprò almeno che devo fermarmi.
CALIPSO Non vale la pena, Odisseo. Chi non si ferma adesso, subito, non si ferma mai più. Quello che fai, lo farai sempre. Devi rompere una volta il destino, devi uscire di strada, e lasciarti affondare nel tempo.. 
ODISSEO Non sono immortale.
CALIPSO Lo sarai, se mi ascolti. Che cos’è vita eterna se non questo accettare l’istante che viene e l’istante che va? L’ebbrezza, il piacere, la morte non hanno altro scopo. Cos’è stato finora il tuo errare inquieto?
ODISSEO Se lo sapessi avrei già smesso. Ma tu dimentichi qualcosa.
CALIPSO Dimmi
ODISSEO Quello che cerco l’ho nel cuore, come te.
       L’ISOLA  -Tratto da “Dialoghi con Leucò. Cesare Pavese-

 

Foto di Valentina Perniciaro, parlando con Odisseo

A te, che sei la vita mia.

Canti delle donne di Algeri

21 novembre 2008 1 commento

La boqala è un rito di poesia, un rito femminile delle donne algerine, che si riuniscono attorno al boccale (boqala) della padrona di casa, riempito con l’acqua di sette diverse sorgenti dove ogni donna lascia cadere un gioiello. A quel punto il boccale inizia a girare sette volte sotto un braciere d’incenso. 
Ed ecco che nasce l’incantesimo…a turno, una dopo l’altra, recitano una breve poesia di non più di 5 versi che può venire dalla più antica tradizione o essere improvvisata davanti alle compagne e al bicchierino di vetro pieno di thè alla menta. La boqala, poesia strettamente femminile e urbana, è anonima e raramente viene riportata se non oralmente.

Con le mani ho tagliato la carne
con le mani l’ho cosparsa di spezie
e con le orecchie ho ascoltato
le calunnie di chi ho conosciuto.
oh tu, malalingua, cosa vuoi guadagnare?
Il leone nella foresta lascia i cani abbaiare. 

Foto di Valentina Perniciaro _Nel suq di Aleppo_

Foto di Valentina Perniciaro _Nel suq di Aleppo_

Tra me e te una piccola finestra, 
grande quanto un bicchiere,
restano tra noi le nostre parole, che c’entra la gente?
La fama è come piombo:
quand’è fuso, si perde.

Foto di Valentina Perniciaro _Damasco, con gli occhi in su_

Foto di Valentina Perniciaro _Damasco, con gli occhi in su_

 

Da Smirne veniamo; dal mare, siamo infine approdati.
Portiamo il firmano del sultano,
l’han letto l’ufficiale e il capitano.
Gioisci, cuore in attesa, torniamo
e piova l’invidia dagli occhi di chi non ci ama.

Foto di Valentina Perniciaro _verso l'infinito_

Foto di Valentina Perniciaro _verso l'infinito_

Passava un giovane, un ramo scuro tra le mani.
La shashia cadeva bene sulla fronte, la veste era splendente.
I figli miei e lo sposo lascerei per lui
la mia città abbandonerei
fino a esser estranea alla mia gente.

Foto di Valentina Perniciaro _damascene_

Foto di Valentina Perniciaro _damascene_

Oh moro, dolce moro, che grazia il tuo vestito,
tu sei tra i gelsomini e rivaleggi coi narcisi.
Per te m’hanno schernito e in seguito invidiato. 
Tu sei l’anello d’oro, io la gemma che l’adorna
per contendere il tuo cuore a lottare sono pronta.

L’amore è in casa nostra, l’amore ci alleva.
L’acqua del pozzo dolce, l’amore solleva.
Apre come il basilico, l’amore i suoi rami.
Non asservito al sultano e neppure al qadi. 

bosra_ag06_donne

Foto di Valentina Perniciaro _Bosra, chiacchiere tra donne_

ed io aspetterò domani, per avere nostalgia…

3 novembre 2008 Lascia un commento

 

Foto di Valentina Perniciaro _che benvenuto!_

Foto di Valentina Perniciaro _che benvenuto!_

Tu il calabrone e io la rosa,
tu la schiuma e io lo scoglio;
nello strano mutamento,
tu la Fenice e io il rogo.

Tu, il Narciso, e io la fonte;
io gli occhi che ti specchiano turbato;
tu il tesoro e io la borsa;
io l’onda e in me chi nuota.

E tu, le labbra sulle labbra,
tu il languore che la febbre culla,
l’onda che nell’onda si confonde.

Ma qual che sia il dolce gioco,
sempre l’anima involandosi nel fuoco,
uccello d’oro, nel cielo azzurro aperto.
_Marguerite Yourcenar_ 

Foto di Valentina Perniciaro _l'albero più bello_

Foto di Valentina Perniciaro _l'albero più bello_

 

Foto di Valentina Perniciaro

Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.
 _P. Neruda_

mi volatilizzo un po’

29 ottobre 2008 2 commenti

…i fascisti caricano. Poi vengono ricaricati. 
I compagni hanno le teste aperte e qualcuno tra un po’ anche una bella denuncia.

Foto di Valentina Perniciaro _le mie montagne_

Foto di Valentina Perniciaro _le mie montagne_

E’ tristemente chiaro. Domani la piazza sarà immensa, di quelle “sinceramente democratiche” probabilmente, straripante tutta questa onda anomala di studenti. Che non so descrivere, che non so commentare, a cui non sento di appartenere. Inevitabilmente. Perchè le cose ‘apolitiche’ non le conosco, non esistono, sono ridicole.
Perchè mi sono sempre schierata, da quando ero bambina.
Perchè molti, la maggiorparte di quegli slogan mi fanno rabbrividire. 
Domani la piazza sarà immensa…ma io non ci sarò.

No no, per una volta lasciatemi dar buca.
Io domani torno alla mia cara montagna.Vado a farmi due chiacchiere con quel grillo che ho lasciato lì…vado a vedere quanto freddo fa sul ‘prangatello’. Sparisco, scompaio, mi dissolvo. 

 

Come una piccola cozza, mimetizzata sul suo scoglio.
Il suo meraviglioso scoglio.

Ci si vede tra qualche giorno…
ma3a salama

“mai fui così felice…”

7 ottobre 2008 Lascia un commento

 

Foto di Valentina Perniciaro _acqua al Pantheon_

Foto di Valentina Perniciaro _acqua al Pantheon_

MARIA

[…] Amo come l’amore ama.
Non conosco altra ragione di amarti che amarti.
Cosa vuoi che ti dica oltre a dirti che ti amo,
se ciò che ti voglio dire è che ti amo?
Non cercare nel mio cuore…

Quando ti parlo, mi duole che tu risponda
a quel che dico e non al mio amore.
Quando l’amore non c’è, non si fanno discorsi:
si ama e si parla per capirsi.
Posso sentirti dire che mi ami
senza che tu me lo dica, se capisco che mi ami.
Ma tu pronunci parole he hanno senso
e ti dimentichi di me
: anche se parli
solo di me, non ti rammenti che io ti amo.
Ah, non chiedermi nulla: piuttosto parlami
in modo tale che, anche se fossi sorda,
ti sentirei soltanto con il cuore.

Se ti vedo non so chi sono; amo.
Se mi manchi […]

Ma tu, amore, fai in modo di mancarmi
anche se sei con me, perchè chiedi
quando devi amarmi. Se non ami,
mostrati indifferente, o non volermi,
ma tu sei come mai nessuno è stato,
poichè cerchi l’amore per non amare,
e, se mi cerchi, è come se io soltanto fossi
qualcuno per parlarti di chi ami.
Dimmi, perchè l’amore ti rattrista?

Ti stanco? Posso stancarti se mi ami?
Nessuno al mondo ho amato come tu mi ami.
Sento che mi ami, ma che non ami nulla,
e ciò che sento non lo so di capire.

Dimmi una sola parola più sentita
di queste parole che, come perdute, tu cerchi,
e trovi solo cenere.

Quando ti vidi, già molto prima io ti avevo amato.
Nell’incontrarti io ti ho ritrovato
nacqui per te prima che il mondo fosse.
Mai fui così felice o un’ora allegra
che io abbia avuto lungo la mia vita,
che non lo fosse perchè ti prevedevo,
perche in essa tu, futuro, eri,
e con la stessa allegria e ugual piacere
con cui più tardi t’avrei amato. Quando,
bambina, giocavo ad avere marito,
dovevo ancora crescere e non lo sentivo,
quel che mi appagava eri già tu,
e seppi solo dopo, nel vederti,
e compresi meglio il senso,
e il mio passato fu come una strada
illuminata innanzi, quando
i fanali della carrozza girano alla curva
della strada e la notte è tutta umana.

Hai forse un segreto? Confidalo, che io so tutto
di te, se me lo dirai con l’anima.
Potrai dirmelo con parole difficili,
io capirò solo perchè ti amo.
Se il tuo segreto è triste, con te
piangerò finchè non lo dimenticherai.
E se non puoi dirlo, dimmi che mi ami,
e io capirò senza volere il tuo segreto.
Quando ero una bambina, sento
che già oggi ti amavo, ma da lontano,
come si possono vedere le cose da lontano
ed essere felici solo nel pensare
ad arrivar dove ancora non si arriva.

Amore, dimmi una cosa affinchè ti avverta!
[…]

Tratto dal FAUST di Fernando Pessoa

Foto di Valentina Perniciaro _mollette addormentate_

Foto di Valentina Perniciaro _mollette addormentate_

il tuo nome è il sapore del melograno

25 settembre 2008 2 commenti

Sei la benvenuta,

Foto di Valentina Perniciaro _Miciogatto abruzzese_

Foto di Valentina Perniciaro _Miciogatto abruzzese_

la pietra originale dell’allegria,
la danza assorta della statua
che gli uccelli sentono e disperdono. 

Quando nella sua coscia rossa i denti si slacciano
al primo mezzogiorno della terra,
fare il tuo nome è il sapore della melagranata.

Il tuo cuore inventa le mappe colorate,
nei tuoi occhi si hamacano i globi della domenica,
e quando sei in me,
la notte si apre il petto,
il sangue delle stelle cala fino ai tuoi capelli,
al tuo nome, alla tua violenza.

Questa infinita sete, berti, disseccarti,
cisterna di allegria, sperpero del grido
che le labbra annegano in delirio.

Chi inventò il futuro,
la sua macchina di sale, la sua rosa vuota.
Questa pelle delle palpebre mi separa dal mondo
però tu stai in lui, e più dentro vivi
.

L’Amante di JULIO CORTAZAR.
Tratto da “Le ragioni della collera”

Il brontolio del proprio intestino

15 settembre 2008 Lascia un commento

Cascate sulla Majella

Cascate sulla Majella

“Da quando l’uomo sa nominare ogni sua parte, il corpo lo preoccupa meno. Ormai sappiamo anche che l’anima non è che un’attività della materia grigia del cervello. La dualità di corpo e anima si è avviluppata in una terminologia scientifica e ne possiamo ridere allegramente come di un pregiudizio fuori moda.
Ma basta innamorarsi follemente e sentire il brontolio del proprio intestino, perchè l’unità di corpo e anima, questa lirica illusione dell’età della scienza, svanisca di colpo.”
                     -Milan Kundera- L’insostenibile leggerezza dell’essere

 

il più bello dei miracoli.

17 agosto 2008 2 commenti

Ieri mi hai fatto il più bello dei regali. La più bella delle lune.
Il più bello degli amori.
L’ombra della terra riflessa sulla luna…che emozione.

 

Foto di Valentina Perniciaro.L'eclissi di luna.

Sognatore è chi trova la sua via alla luce della luna… punito perché vede l’alba prima degli altri -O.Wilde-

“Sono un poeta, e mio volantino è la terra”

15 agosto 2008 Lascia un commento

Tu sei come la rivoluzione, come la vittoria: solo tu riesci a dissetarmi, a riempirmi, a sfamarmi.
“AVVICINATI UN PO’ 
TI CONFESSERO’ CHE
HO SPARSO TUTTI I NARCISI PER TE.”

“TU CHE HAI LASCIATO FIGLI E CASOLARE
E LA DOLCEZZA, IL CALORE, LA LUCE,
PORTAMI CON TE NEL FUOCO DI AL-ASSIFA
A MORIRE CANTANDO!
PORTAMI CON TE.

PORTAMI CON TE COMPAGNO
TU CHE MI HAI INDICATO GIA’ LA STRADA!
HO SETE DI AURORA COME TE
E SOLO LA VITTORIA POTRA’ DISSETARMI.
PORTAMI CON TE.

PORTAMI CON TE, HO ASPETTATO FIN TROPPO
E I MIEI CAPELLI SONO DIVENTATI BIANCHI,
IL MIO CUORE HA TROPPO SOFFERTO,
MA ECCO CHE SENTO FREMERE SOTTO LE DITA
LA MIA GIOVINEZZA, DA QUANDO TI HO INCONTRATO
E TI HO DETTO: ECCOMI,
PORTAMI CON TE.
———Anonimo Palestinese——  

Scendendo dal monte Amaro. Foto di Valentina Perniciaro

Mamma montagna

3 agosto 2008 1 commento

Se ne imparano di cose in montagna. Si impara nel provare a salirla e, nel nostro caso, si impara ancora di più nella discesa. Facilmente ci si innamora..di quel senso di libertà, di quella solitudine intorno, di quella vita pullulante ad ogni passo. E poi della fatica, del sudore, della sfida, dell’acido lattico che si fa sentire appena iniziato il cammino.
E noi che pensavamo, per una volta, di poter scegliere i tempi…invece è stata sempre lei a deciderli, a decidere sul nostro corpo, sul nostro orientamento, sullo stupore di tanto spazio intorno.
 


I paesaggi più belli li porto con me. Li tengo per me. I paesaggi più belli erano quegli occhi brillanti.
Era quel sorriso. E’ quello che sto imparando accanto a te.
Ringrazio quella montagna, perchè ha contribuito a legare, intrecciare, a crear fiducia.. ha regalato sorrisi e armonia, combattività e tenerezza.


                              
“Farei con te quello che la primavera fa con i ciliegi” P. NERUDA

Crollavano le dighe

1 agosto 2008 1 commento

Henri Cartier-Bresson, New York 1951

“Sentì le vibrazioni del corpo di Felipe, che rispondevano alla sua intenzione di scandalizzarlo. La teneva talmente stretta che quasi le faceva male. Lavinia si chiese che cosa succedeva con la donna sposata, con le lezioni serali all’università. Respirava a fatica. Con le labbra poteva toccare i bottoni della camicia di lui a metà petto. Il ballo stava diventando una cosa seria, pensò. Crollavano le dighe. Si rompevano i freni. I battiti del cuore acceleravano.
Il respiro di Felipe, caldo, sul collo. La musica che li muoveva, nell’oscurità.
La stringeva a sè con la forza con cui un naufrago abbraccerebbe una tavola di salvataggio in mezzo all’oceano.  […]
Entrarono in casa al buio. Tutto successe con grande rapidità. Le mani di Felipe salivano e scendevano lungo la sua schiena, scivolando verso tutti i confini del suo corpo, e si moltiplicavano, vive, esplorandola, aprendosi la strada attraverso l’ostacolo dei vestiti. Lei, ancora cosciente, rispose nella penombra, mentre una parte del suo cervello cercava di assimilare ciò che stava accadendo senza riuscirci, offuscata dalle sensazioni della pelle che le suscitavano un’ondata di fremiti.
Lavinia smise di pensare. Sprofondò nel petto di Felipe, si abbandonò con lui alla marea di calore che emanava dal suo ventre, sommersa dalle onde che si sovrapponevano, ostriche, molluschi, palme, paesaggi sotterranei che cedevano al movimento del corpo di Felipe, quello di lei che si piegava ad arco, si tendeva, e i suoni inarticolati, giaguari, fino al picco dell’onda, all’arco che lanciava frecce, al convulso chiudersi e dischiudersi dei fiori. Si parlarono appena tra un attacco e un altro.
Si alzò alle risate di Lavinia, che decise finalmente di approfittarne, di liberarsi dal bisogno smodato di quella passione esplosa così irresistibilmente in una sola notte estenuante che le aveva tolto il senso della realtà e pensò che, allo spuntare del giorno, Lucrecia li avrebbe trovati, tutti e due morti per un attacco cardiaco.

Oggi è venuto un uomo. E’ entrato assieme alla donna. Sembravano prigionieri di filtri d’amore. Si sono amati ardentemente come se si fossero trattenuti per molto tempo. E’ stato come riviverlo. Vivere un’altra volta il fuoco di Yarince che mi penetra nel ricordo, nei rami, nelle foglie, nella tenera polpa delle arance. Si sono misurati come guerrieri prima del combattimento. Dopo, tra loro, non c’è stata che la pelle, quella di lei moltiplicava mani per abbracciare il corpo dell’uomo steso sul suo; il suo ventre si apriva come volesse attrarlo dentro di sè, annidarlo, farlo nuotare nel suo interno per tornare a darlo alla luce. 
Si sono amati come ci amavamo Yarince ed io quando lui tornava da lunghe esplorazioni di molte lune. Una volta e un’altra ancora fino a esaurirsi, stesi, quieti su quella morbida stuoia. Lui emana forti vibrazioni. Lo circonda un alone di cose occulte. E’ alto e bianco come li spagnoli. Ora so, senza dubbio, che nè lei nè lui lo sono. Mi chiedo che razza sarà questa, mescolanza di invasori e indigeni nahua. 
So soltanto che si amano come animali sani, senza vestiti nè inibizioni. Così amava la gente prima che lo strano dio degli spagnoli proibisse i piaceri dell’amore.

Lo salutò sulla porta. Rimase a guardarlo mentre si allontanava camminando velocemente, finchè divenne piccolo per la distanza. Ritornò in camera. Rimasta sola, si guardò allo specchio. Aveva il volto di una donna ben amata. Sapeva di lui. Fosse stato per lei non si sarebbe lavata, sarebbe rimasta con il suo odore per tutto il giorno. Le piaceva l’odore di seme. Di sesso. Ma andò sotto la doccia, per togliersi di dosso il languore , la voglia di tornare a letto.”

GIOCONDA BELLI    “La donna abitata”  

 Foto di Henri Cartier Bresson, New York 1951

a tra un po’…

25 luglio 2008 2 commenti

 CIAOOOOOOOOOOOOO!
Ci si rivede tra un po’ di giorni! 

” Fare l’amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte.

L’amore non si manifesta col desiderio di fare l’amore (desiderio che si applica a una quantità infinita di donne) ma col desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica ad un’unica donna).”

L’insostenibile leggerezza dell’essere – M. Kundera-

“si chiudono i tuoi occhi col mio sonno”

23 giugno 2008 2 commenti

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

~ Pablo Neruda ~

 

Foto di Valentina Perniciaro
Via Cavour, Roma : amore militante
 

C’est toi

13 giugno 2008 2 commenti

Tu me fais tourner la tête
Mon manège à moi c’est toi
Je suis toujours à la fête
Quand tu m‘prends dans tes bras
Je ferais le tour du monde
Ça ne tourn‘rait pas plus qu’ça
La terre n’est pas assez ronde
Pour m’étourdir autant qu’toi

Comme on est bien tous les deux
Quand on est ensembl‘ nous deux
Quelle vie on a tous les deux
Quand on s’aime comme nous deux
On pourrait changer d’planète
Tant qu’j’ai mon coeur près du tien
J’entends les flonflons de la fête
Et la terre n’y est pour rien

Ah oui, parlons-en de la terre
Pour qui elle se prend, la terre ?
Ma parol’ ‘y a qu‘elle sur terre
‘Ya qu‘elle pour faire tant de mystères

Mais pour nous il y avait
Pas de problèmes
Car c’est pour la vie qu’on s’aime
Et s’il y avait pas d’vie même
On s’aimerait quand même

Car…

Tu me fais tourner la tête
Mon manège à moi c’est toi
Je suis toujours à la fête
Quand tu m‘prends dans tes bras
Je ferais le tour du monde
Ça ne tourn‘rait pas plus qu’ça
La terre n’est pas assez ronde
Pour m’étourdir autant qu’toi

Je ferais le tour du monde
Ça ne tourn‘rait pas plus qu’ça
J’ai beau cherché à la ronde
Mais…
Mon manège à moi
Cèst toi !

 

 

sei la mia patria

5 giugno 2008 3 commenti

Mi sento felice.
Non ci sto capendo nulla del mio presente.
Se non che son felice, si, proprio felice.

 
Sei la mia schiavitù sei la mia libertà 
Sei la mia carne che brucia 
come la nuda carne delle notti d’estate 
sei la mia patria 
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi 
tu, alta e vittoriosa 
sei la mia nostalgia 
di saperti inaccessibile 
nel momento stesso 
in cui ti afferro 
—Nazim Hikmet, Poesie dal carcere—

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