A Walter Alasia


Prosegue la sezione di questo sito dedicata ai compagni uccisi durante azioni armate, tutti quelli che normalmente vengono rimossi dalla memoria collettiva, tutti gli “scomodi”.
Molti in questo ultimo periodo li ho saltati. Per problemi di tempo, ma non per dimenticanza, quindi il danno verrà riparato al più presto e tutti coloro che sembravano essere stati dimenticati dalle pagine di questo blog verranno ricordati.
Non ci si dimentica del proprio sangue.
Il tutto è tratto dal Progetto Memoria, Edizioni Sensibili alle Foglie 

WALTER ALASIA, “LUCA”

– Nasce a Milano il 16 settembre 1956
– Frequenta le scuole medie all’Ernesto Breda a Sesto San Giovanni, poi un anno di corso per grafici pubblicitari presso una scuola dell’Enalc di Milano e poi due anni all’Itis di Sesto San Giovanni
– continua gli studi frequentando le serali
– milita nel movimento studentesco e operaio
– lavora per un periodo come operaio nel reparto meccanico della Farem, alla periferia di Sesto, poi si licenzia
– lavora per un po’ presso un’officina per l’istallazione di apparecchi telefonici
– lavora per tre mesi a scaricare pacchi alle poste, alla stazione centrale di Milano
– milita nelle Brigate Rosse
– viene ucciso dalla polizia a Milano, il 15 dicembre 1976, mentre tenta la fuga dopo aver ucciso due agenti.

-Comitato Operaio Magneti Marelli, Volantino –frammento-, Milano ’76:
“Il terrorismo l’ha fatto la polizia nei confronti di tutti noi. Walter ha risposto col fuoco. Possiamo essere d’accordo o no con lui, ma il terrorismo contro gli operai non è stato il suo ma quello dei padroni dello Stato e dei suoi uomini armati”

Testimonianze al Progetto Memoria: Renato Curcio, carcere, Roma 1995
“Ero a Pisa, Walter, quel 15 dicembre 1976. Isolamento duro e prolungato. Pensa, di fronte alla mia cella, stazionava 24 ore su 24, un agente. Si sedeva lì, e, quando non ne poteva più dormiva. Dormiva anche quando la Tv passò la notizia. Io facevo “le righe”, Walter, su e giù, su e giù per la cella. Diceva il mezzobusto che a Sesto era successo un casino. Un terrorista aveva ucciso due poliziotti e, altri poliziotti, lo avevano ammazzato. Eri tu l’ammazzato e, appena fecero il tuo nome, mi fermai. Bloccato. Dissero molte parole in quel telegiornale ma io non riuscii più ad ascoltarle. Ero lì, in piedi, immobile, come lo eri tu nelle braccia della morte. Ascoltavo il mio cuore che mentre mi ripeteva il tuo nome mandava immagini del tuo volto sorridente.
Quel primo nostro incontro –ti ricordi?- in zona Ticinese. Io che mi presentavo come ex operaio della Fiat e tu che te la ridevi sotto i baffi. E poi gli addestramenti nelle grotte di qualche valle bergamasca. Tu che mi scherzavi per via dell’età: “Lascia a me questa Luger, è troppo grossa per un vecchietto come te!” E io che ti sfidavo mentre risalivamo il fiume: “Ne hai da fare di strada ragazzo prima di tener dietro al mio passo”. Ridevamo. Ma la Luger, che Feltrinelli mi aveva lasciato, io te la affidavo volentieri. Pur se di generazioni diverse eravamo entrambi in quel gioco d’armi pieno e vero e tu, per me, rappresentavi il futuro. Soprattutto mi piaceva quel tuo disincanto, quel tuo guardare Milano con gli occhi di un ragazzo smagato.
“Vieni ti porto a San Donato, a San Giuliano, così vedrai coi tuoi occhi le ronde dei carabinieri su e giù per le strade del paese col mitra in spalla due a due a piedi, pronti a sparare. Vedrai la rabbia sul volto dei ragazzi che già per il solo fatto di esistere vengono sospettati … Vieni ti presento qualche amico che vive come può, un giorno operaio all’Autobianchi, un giorno disoccupato incazzato, un giorno a portar via motorini di fronte all’autodromo di Monza … Molti di questi ragazzi che ti ho fatto conoscere –mi dicevi- non sanno più cosa inventare per resistere alle ferite della vita”.
L’idea delle “calate” sula grassa Milano stava appena incubando. Cominciava a circolare l’eroina. Ci capitò di esplorare insieme i primi luoghi dello spaccio. Brutti presagi, vero? Non ci piacevano affatto.
Io venivo da un’esperienza al tramonto e tu da un futuro che era appena annunciato. Per noi, davanti, ci sarebbero stati solo pochi mesi. L’idea che il carcere o la morte stessero già aspettando, in quei giorni non ci sfiorava neppure. E comunque non ci impedì di andare a “recuperare” insieme armi e documenti in una casa “insicura”. Fu quella l’occasione in cui mi presentasti tua madre.

Renato Curcio tra le sbarre

“Ci aiuterà una compagna di Sesto, una operaia della Pirelli – mi dicesti – puoi fidarti, è mia madre”.
Andammo insieme tutti e tre, in un pomeriggio di pioggia. Missione riuscita.
Ridevano i tuoi occhi al ritorno, mentre io non finivo di “scoprirti”. Era felice tua madre di aver partecipato insieme a te a quell’azione.
“Mia madre è la migliore confidente. Ci battiamo per le stesse cose. E ci vogliamo bene”. Era bello sentirtelo dire, bella la voce del tuo cuore.
Non mi stupì perciò che proprio a casa sua ti rifugiasti la sera del tuo appuntamento con la morte. Qualunque amarezza ti abbia spinto, qualunque ambascia vi siate confidati, so che per te fu certo buona cosa. E che se sfidasti le regole della clandestinità non fu per superficialità ma per qualche profondo buon motivo.
Molti mi hanno chiesto di te, dopo la tua morte. Le mie risposte sono state spesso inadeguate. Come se il registro politico fosse davvero l’unico rilevante nel definire il senso della tua rapida esistenza. Di ciò ti chiedo scusa, Walter, perché so che tu per primo, di fronte alle mie parole seriose, avresti preso la chitarra e suonato una canzone. Mi avresti canzonato, proprio come facevi nelle valli del bergamasco quando ci andavamo ad addestrare.”

Ivana Cucco, Intervento processuale, Milano 1984:
“Allora l’accusa si reggeva sostanzialmente sul mio rapporto con Walter, rapporto che è stato per me un’esperienza ricchissima e importante e che è stato ridotto a capo di imputazione e a una specie di marchio negativo.
Un rapporto criminalizzato, forse perché è inconcepibile amare un brigatista.
Il brigatista doveva essere presentato come una specie di nostro, un individuo senza radici e senza ragioni, senza legami e senza valori positivi. Chi l’ha conosciuto sa invece che Walter era una persona meravigliosa: due occhi azzurri come il cielo sereno e una gioia di vivere che gli sprizzava da tutti i pori. Dopo la sua morte si sono sprecati fiumi di inchiostro sul suo conto. E’ stata persino scritta una biografia che faceva scempio della sua identità e della sua storia. Ogni pezzettino della sua vita è stato radiografato e vivisezionato al fine di scoprire l’origine della sua malattia, per trovare una spiegazione plausibile alle sue scelte di vita e di lotta; una motivazione razionale al fatto che un ragazzo di vent’anni possa essere ucciso sotto casa mentre cerca di sottrarsi all’arresto in una mattina di dicembre. Tutte cose da mass media e da sociologia da strapazzo. Walter non era figlio di nessuna variabile impazzita. Era figlio del suo tempo e di Sesto San Giovanni, la rossa Sesto, la grossa cittadella operaia impregnata fino in fondo e in ogni ambito della vita sociale della cultura operaia comunista.
Walter è nato e cresciuto dentro a questa cultura e questo sistema di valori. Ha respirato da sempre quest’atmosfera. La sua vita si è snodata tutta dentro il clima di tensione di quegli anni e di quell’ambiente. Sono gli anni delle grandi lotte operaie, delle stragi di stato, delle rivolte studentesche, del Cile, del Portogallo, dell’antifascismo militante, dei gruppi extraparlamentari, delle occupazioni di case. Tutte esperienze che Walter ha attraversato fino alla scelta e alla militanza nella lotta armata, che era comunque una scelta di vita, non di morte. Una scelta e un bisogno di liberazione tanto forte e irrinunciabile da arrivare anche a giocarsi la vita. Walter non era diverso da molti altri perché quelle stesse tensioni di esperienze sono appartenute a migliaia di persone sono state lo scenario dentro cui si è affermata ed espressa un’intera generazione di soggetti che aspiravano a un cambiamento radicale di questa società.
[…] Walter fu il più bello degli incontri, quello che ancora oggi mi porto dentro. Non solo i suoi compagni hanno pianto la sua morte. C’era Sesto San Giovanni. Dai ragazzi di vent’anni come lui ai vecchi operai cinquantenni. Non è stato sepolto né come un mostro né come un orfano.
Anche allora, anche il suo funerale, è stato oggetto di criminalizzazione. Ci fu, in particolare, una martellante campagna condotta da Leo Valiani sulle pagine del Corriere della Sera, in cui sosteneva che si sarebbero dovuti schedare e arrestare tutti i presenti in quell’occasione, tutti quelli che avevano sfidato il clima di terrore e la militarizzazione a tappeto, per andare a urlare il loro amore e il loro dolore per la sua morte.
Il 15 dicembre 1976, il giorno della morte di Walter, sono stata arrestata.

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  1. Giorgio Paolo Bazzega
    17 dicembre 2009 alle 12:27

    “Tutte esperienze che Walter ha attraversato fino alla scelta e alla militanza nella lotta armata, che era comunque una scelta di vita, non di morte.”
    Mi riesce così difficile pensare che impugnare un’arma possa essere una scelta di vita… vedo molto più rispetto e pregno di amore per la vita scegliere di non rispondere al fuoco (avendo sulla linea di tiro genitori e fratello di Alasia) sacrificando la propria per non metterne a rischio altre, come fece mio padre quella mattina che da Alasia fu assassinato … comunque da parte mia un pensiero a un ragazzo di 20 anni e ad altri 2 ragazzi di 32 anni (mio padre) e 47 (Padovani) tutti caduti in un vortice di violenta follia .
    Continuare a sostenere scelte violente non rende onore ne giustizia e nessuno dei caduti, li uccide tutti 2 volte !!! Il fatto che nessuno, NESSUNO, da una parte e dall’altra abbia ancora imparato un cazzo dall’inutile odio ideologico di quegli anni, e che al contrario si continui con il gioco del nemico da abbattere è una sconfitta per tutti… tanto così nulla cambierà, si rafforzera la parte negativa del nostro stato e continuerà un inutile guerra tra poveri!!!!!!

    W LE IDEOLOGIE!!!!!!

    Preferisco rivolgere un pensiero a tutti e 3 ed alle loro famiglie!!!!

  2. 17 dicembre 2009 alle 12:57

    Io ti approvo, però sono anche stanca.
    Perchè la rete è piena di cose sui morti “dello Stato”, quelli che “stanno dalla parte giusta” ed io non metto bocca su ogni riga scritta, non mi permetto di inquinare le pagine monopolizzando una o l’altra parte del dolore. Perchè voi invece monopolizzate il dolore, siete gli unici legittimati a soffrire, a ricordare?

    Ci sono persone in carcere da 32 e più anni …
    Chi ha partecipato alla lotta armata più di 35 anni fa, è ancora tra le sbarre … nessuno continua con il “gioco del nemico da abbattere” se non lo Stato.
    E con ferocia. Altrimenti concederebbe i benefici anche agli ex BR, così come fa con gli altri….ma non è così.
    Siamo una delle poche eccezioni del mondo, se non qualche feroce dittatura, che ha un simile comportamento nei confronti di una generazione ribelle sconfitta.

    E non si può nemmeno parlare di “certi” morti, che subito si viene aggrediti…

  3. Giorgio Paolo Bazzega
    17 dicembre 2009 alle 14:30

    Non mi sembra di averti aggredito… il mio pensiero l’ho rivolto a tutti e tre e se faccio dei distinguo è solo perchè anche con tutte le buone intenzioni del mondo chi prende un’arma non ha giustificazioni e non deve essere un modello… non farla così tragica, nessuno che non abbia commesso gravi reati o omicidi è ancora in carcere ( Barbone per l’omicidio Tobagi di anni se n’è fatti 3….), ormai molti si sono riciclati con posizioni di prestigio… cerchiamo di essere un minimo equilibrati…
    Non addossare tutte le colpe allo stato ( che ne ha…), sabato in P.zza Fontana sono stati fischiati anche i parenti delle vittime, qualcuno gli ha anche dato del fascista…. ma ti rendi conto??? La prima volta dopo 40 che le istituzioni ammettono (almeno in parte delle responsabilità…vedi Napolitano) e le cose più equilibrate da fare sono state: lanciare bombe carta ( spero che almeno farai uno sforzo per capire le emozioni dei sopravvissuti quando nel luogo della tragedia hanno sentito lo scoppio… ), mostrare tutta la violenza che si è vista a chi chiede giustizia ( tra l’altro la manifestazione ufficiale era organizzata da anpi e comitato antifascista, tra gli altri…)e di conseguenza rendere triste e folle una giornata che le VITTIME DI PIAZZA FONTANA aspettavano da 40 anni. Che peccato che nessuno ricordi la reazione della città al funerale delle vittime, quel dignitoso e sdegnato silenzio mandava un messaggio sicuramente più carico e diretto di 4 slogan del cazzo… bisognerebbe divulgare di più i filmati, oppure ciò che successe a Brascia dopo la bomba… queste sono state la base della tenuta democratica del nostro paese, purtroppo, sabato, neanche Manlio Milani ha avuto rispetto!!!!
    Tutto questo dipende secondo te solo dallo stato? O solo dalle rancorose vittime del terrorismo?
    Non dire che non ci siano benefici per gli ex-br è un falso storico allucinante che non aiuta ad “incontrarsi” il nostro paese con gli ex-terroristi è stato il più magnanimo al mondo, ci sono stati molti benefici per gli ex, chi è ancora dentro ho ha appena ammazzato (Lioce,ecc.) oppure fa parte di quegli irriducibili che una volta usciti farebbero le stesse cose, e scusami ma per rientrare nella società civile almeno rinunciare alla violenza sarebbe auspicabile !!!!

    Se potessi vedere il mio profilo su facebook commemoro insieme mio padre, Padovani, Pinelli (morto lo stesso giorno del ’69)e rivolgo un pensiero ad Alasia… se vai a vedere tv7 del 11/12 ed ascolti cosa dico magari poi potresti capire meglio il mio messaggio…

    “non mi permetto di inquinare le pagine monopolizzando una o l’altra parte del dolore. Perchè voi invece monopolizzate il dolore, siete gli unici legittimati a soffrire, a ricordare?”

    Non penso di inquinare con messaggi distensivi ( magari può pensarlo chi crede nello scontro e non nel dialogo), non penso di aver monopolizzato niente, anzi il mio è un invito a tutti ad una minore partigianeria ( a tutti, il mio gesto di ricordare anche Alasia va in questo senso, spero che almeno lontanamente possa riuscire a capire cosa può voler dire per me…) e un maggior senso di responsabilità nei messaggi che si danno, ti stai accorgendo dei segnali che arrivano in questi giorni? Io sono molto preoccupato, sarebbe ora che tutti si adoperassero per mostrare l’inutilità e la follia di una scelta violenta, evitando di “mitizzare” o edulcorare scelte pericolose e sbagliate!!!!!

    Uno sforzo da parte di tutti (magari lasciando da parte le lenti distorte dell’ideologia) è quello di cui ci sarebbe realmente bisogno, sfruttiamo l’occasione che si presenta per mandare messaggi positivi, incontriamoci, conosciamoci e poi rimaniamo delle nostre idee ma almeno impariamo a RISPETTARCI come esseri umani.

    Spero di cuore venga colto il senso del mio messaggio

  4. 17 dicembre 2009 alle 15:07

    Scusa ma che c’entrano le vittime di Piazza Fontana con quelle di cui parlavamo?
    Allegra che divisa portava?

    Poi: Barbone è un dissociato ( e non c’entra nulla con le B.R.) se è uscito è perchè ha usufruito dei benefici speciali per i collaboratori di giustizia.
    Che è tutt’un altro discorso.

    Chi sarebbero questi irriducibili che farebbero ancora le stesse cose? Mi fai l’elenco nomi?
    Sai la storia di Vincenzo Guagliardo? E’ in carcere da 33 anni, malgrado i testi che ha scritto, malgrado il suo percorso,
    malgrado la prima a favore della sua liberazione condizionale è stata la figlia di Guido Rossa.

    Non prendiamoci in giro per favore.

  5. Giorgio Paolo Bazzega
    17 dicembre 2009 alle 16:04

    Sono un illuso…. pensavo ti sforzassi di colgiere altri messaggi ma evidentemente non frega un cazzo a nessuno di fare il primo passo… io continuerò a provare…. la contrapposizione feroce non mi interessa più veramente speravo di cuore di cuore di continuare a discutere in direzioni diverse dalle solite ma evidentemente per qualcuno rimango marchiato…. non conosco quella storia e mi informerò, ne conosco è ho rapporti con tanti altri fuori e con mloro non ho i problemi di comunicazione che ho con te… un’ennesima occasione persa!!!!

    Per p.zza Fontana era solo un esempio di cieca ideologia che continua ma è inutile continuare… Nel complesso di quello che scrivo il messaggio è ben altro, invece bisogna estrapolare solo ciò che non condividiamo e riattaccare è evidente che preferisci ritrarre la mano e continuare con la contrapposizione tra nemici!!!!!

  6. 17 dicembre 2009 alle 16:12

    E con chi hai rapporti? Con chi si è dissociato?
    Bhè allora è difficile che io e te parleremo mai la stessa lingua… e non per questo ti “marchio” di qualcosa come tu credi.
    Informati comunque su Vincenzo, informati sulle differenze di trattamento: cerca di capire che l’unico percorso non può essere quello della dissociazione, è aberrante anche solo pensarlo.
    Non è un’occasione persa questa conversazione, io non ti sto aggredendo, solo però non facciamo confusione, non facciamo di tutte le vittime un sol fascio.
    Perchè c’è una gran bella differenza e non la si può dimenticare: mi fai esempi che non posso accettare, scusami.

    Che c’entra tuo padre con uno dei morti di piazza La Loggia?
    Che c’entrano le bombe?
    Facciamo discorsi coerenti e qui non trovi nessuno che si rifiuterà…

  7. valeria
    17 dicembre 2009 alle 16:20

    Cara Baruda stai tranquilla…non è da questo luogo nè da ciò che scrivi che vengono trasmessi messaggi negativi, nè di odio. Spero (ancora?) che ognuno di noi sia libero di credere in ciò che vuole, anche in una idelogia, libero pure di viversi un dolore come proprio senza volerlo condividere. Si può? Non stancarti…. Ti leggiamo in tanti e con grande rispetto anche del “coraggio” di scrivere cose scomode e fuori dal coro.

  8. Giorgio Paolo Bazzega
    17 dicembre 2009 alle 16:33

    Che c’entra tuo padre con uno dei morti di piazza La Loggia?
    Chi li ha paragonati????

    Che c’entrano le bombe? C’entrano perchè sono a stretto contatto con le vittime di piazza fontana e conosco molto bene (oltre a stimare oltre misura) Manlio Milani, se leggi bene parlavo del clima di odio cieco che si respirava in p.zza sabato, la follia di chi dava del fascista alle vittime, l’ignoranza di chi chiedeva verità e non faceva parlare manlio….era un esempio per far vedere come le colpe siano da tutte le parti, sono molto preoccupato per il clima di odio che si sta radicando, pensavo che il discorso generale si potesse capire…evidentemente non i spiego bene.
    Sono solo preoccupato e vedo che la maggior parte della popolazione da quegli anni e dalle troppe tragedie non ha imparato un cazzo!!!!!!!! Cattivi maestri che incitano alla rivolta, politici gettano benzina sul fuoco, menti labili che passano all’azione e un’orda di ragazzi incazzati( giustamente ) pronti come carne da macello sacrificati per far si che tutto rimanga esattamente com’è… se non peggio, più o meno quello che è accaduto negli anni ’70….
    Poi se vogliamo perdere tempo nei dettagli… magari iniziare con il credere alla buona fede di chi ci parla sarebbe un bel passo.
    Sai secondo me a volte vale la pena di sforzarsi a capire, io di sicuro non ho nelle mie qualità una grande capacità di scrittore ma credo che il messaggio potesse anche evincersi dal primo commento…

  9. Giorgio Paolo Bazzega
    17 dicembre 2009 alle 16:36

    Se vuoi parliamo anche della schifosa strumentalizzazione da parte di un giornalista radiato come indegno dall’ordine nei confronti di mario ferrandi dopo le vicende “universitarie” di suo figlio valerio, parliamo dell’errore tragico di radicalizzare uno “scontro ” tra universitari… sfondi una porta aperta, ma se nessuno si rende conto di quanto non si debba cadere nelle provocazioni, possibile che non si trovino strade nuove da percorrere, magari più funzionali al confronto “tra diversi” che rimangono diversi ma almeno si rispettano????

  10. Giorgio bazzega
    17 dicembre 2009 alle 23:25

    Una piccola precisazione, spero di cuore che le mie parole non siano state interpretate come un’accusa che non mi sono sognato di fare, se ho deciso di postare un messaggio di tono decisamente diverso dai precedenti ( Petrella) è perchè nonostante le differenze di vedute ti rispetto.

  11. 18 dicembre 2009 alle 15:44

    Prendo per buona questa tua cosa e si era capita da prima che tu lo specificassi, e mi fa piacere come tu puoi immaginare.
    C’è un tuo post, vecchio, che non ho mai approvato, sotto il pezzo su Mara Cagol… hai un tono molto livoroso nei confronti di un ex BR, lo chiami assassino con molti punti esclamativi…
    poi però mi scrivi di tuo pugno che ti indigna ciò che accade a Ferrandi, leggo dal sito di Fasanella (pericoloso dietrologo) che hai degli ottimi rapporti con un altro dissociato o pentito (non ricordo) di PL.
    Mi chiedo come puoi accettare l’impunità in cambio della delazione.
    Ferrandi era uno di quelli dalla pistola facile, uno che i morti li ha fatti praticamente nel mucchio…uno che dopo un secondo che l’hanno preso s’è venduto tutti quelli che si poteva vendere pur di beneficiare di quella merdosa legge ed uscire al più presto….
    non capisco perchè tutto ciò non ti ripugna ed usi invece odio e livore nei confronti di chi dorme in cella. Di chi ha avuto il buon gusto di non vendere la propria pelle e quella dei suoi compagni, di chi è stato sconfitto ma che non s’è venduto, non s’è rimangiato ogni parola, non s’è cacato sotto all’idea della galera e pur di uscire ha fatto quel che ha fatto.
    In Italia c’è stata la totale impunità per chi ha fatto delazione, totale: sono eroi di stato, sono gente preziosa, sono quelli che possono parlare nelle tavole rotonde o fare i gruppi su facebook per il dialogo … ma quale dialogo?
    Come mai loro fuori dopo una manciata d’anni e gli altri combattono con le istituzioni totali? Chi chiuso, chi in semilibertà da anni (sai nei dettagli cosa vuol dire passare più di 10 anni in semilibertà? sai che in Francia non esiste? che dopo pochissimo tempo scatta AUTOMATICAMENTE la possibilità di liberazione condizionale, mentre qui devi dimostrare il PENTIMENTO) …

    ma soprattutto, tu, come fai ad accettare alcuni personaggi?

  12. Giorgio bazzega
    19 dicembre 2009 alle 13:15

    Valentina, ti voglio rispondere ma devi aspettare lunedì, per ora posso solo usare il telefono e mi va insieme la vista…

  13. Giorgio Paolo Bazzega
    5 gennaio 2010 alle 13:16

    Scusa il ritardo…. intanto buon anno, ti rispondo punto per punto:

    -Mi chiedo come puoi accettare l’impunità in cambio della delazione? Semplicemente perchè non c’è stata impunità e perchè quella che tu chiami delazione per me è la giusta “azione” in conseguenza alla presa di coscienza delle proprie azioni…
    – Ferrandi era un ragazzo che ha fatto una scelta sbagliata, tragicamente sbagliata e aggiungo criminale, adesso il tuo livore ti porta a calcare la mano…perchè 1- non è per niente uscito subito 2- ha sparato solo una volta nella tragica giornata in cui morì il povero Custra, in una situazione in cui arrivò un pullmino in manifastazione e i leader di allora( mi è stato raccontato da testimoni oculari ma non ricordo i nomi)lo aprirono tirarono fuori armi e dissero ai ragazzi ” provatele contro la polizia… nel mio piccolo sono stato tante volte ad un passo dal fare la cosa sbagliata in situazioni condizionanti e mi è sempre andata bene… capisco molto di più un ragazzo che perde la testa e poi se ne rende conto di chi ha seminato molto più sangue, non si rende conto della barbarie e neanche di continuare a fare il gioco dello stato che vorrebbe abbattere… lo trovo quanto meno ottuso… ecomunque sarebbe inaccettabile scaercerare chi non si pente di un omicidio… io non sono uno di quelli che mette la bandiera della pace al balcone e poi se ammazzano un fascista o uno sbirro sono contento…. il rispetto per la vita umana deve venire prima di tutto se no in ogni caso ci si riduce al livello di sub-umani o nella migliore delle ipotesi allo stesso di chi vorremmo combattere.
    Daltronde come diceva qualcuno: “la coerenza è la virtù degli imbecilli”….
    O in sintesi: ammazzando non si sono dimostrati certo migliori dello stato che disprezzano , anzi…

  14. giorgio bazzega
    13 gennaio 2010 alle 16:18

    Perchè non hai pubblicato la mia risposta, non mi sembrava offensiva….

  15. 13 gennaio 2010 alle 16:30

    Caro Giorgio…
    non ho pubblicato la tua risposta perchè volevo risponderti con calma.
    Non è una questione di “offensivo”, assolutamente, ma avrei da dirti tante tante cose in risposta a quello che m’hai scritto e mi piacerebbe farlo con calma.
    Tre giorni dopo ho partorito con un mese d’anticipo, inaspettatamente, e sono/siamo tornati a casa solamente ieri pomeriggio.
    Questo è il motivo, il solo, di tutto il tempo passato senza poterti approvare e senza quindi risponderti.

    Ho un cucciolo di 5 giorni tra le braccia, difficile trovare il tempo per altro.
    Ma “approvo” subito il tuo commento, in attesa di trovare tempo e modo di risponderti,
    ho provato a scriverti in privato ma le email mi tornano indietro, la mia email è nel profilo…
    cmq dammi un po’ di tempo e proseguiamo la conversazione.
    Un abbraccio

  16. 19 dicembre 2010 alle 15:52

    l’ingenuità che si commise negli anni ’70 fu di credere che la reggenza del PCI tutto sommato fosse di sinsitra e volesse, in un modo o nell’altro, arrivare ad un governo socialista che avrebbe portato la classe proletaria al potere. Fu ingenuo credere che quella casta chiusa in se stessa costituita da rampolli delle più importanti famiglie nobili italiane, potesse solo pensare di fare qualcosa volto al socialismo. Si trattava di prendere tempo, attendere la maturazione degli eventi e del capitalismo e superare quella fase di contingenza. Non era un problema tattico o di percorso politico per arrivare ad un obiettivo tanto o poco condiviso. Il PCI era un prodotto stesso del sistema capitalista, dello Stato Borghese, atto a contenere le spinte alla sovversione del proletariato e convogliarle lungo percorsi innoqui. Altra cosa poi è il peso politico che ebbe la lotta armata. Ho l’impressione che se ebbe una sua ragion d’essere da un punto di vista esistenziale ed emozionale (Piazza Fontana,Italicus, Saltarelli, Masi, Lorusso) non riuscì mai ad avere una prospettiva politica degna di questo nome. Le masse in italia comunque erano fermamente controllate dai sistemi di persuasione dei media e culturali. Oggi, non essendo più necessario avere il controllo delle masse, si creano conflitti locoregionali dipendenti dal contrasto fra Sistema e Comunità e Classi Sociali, ma tale è la divisione che questi conflitti (oggi controllati dai manganelli, ieri dai pompieri del sindacato e del pci)non assumono mai carattere di rischio per il sistema stesso. Che spesso li risolve in maniera cruenta, sicuro di non avere reale opposizione alla sua violenza. Il fatto che un argomento così toccante, come la testimonianza proposta sul treath, sia poi commentato da due persone indica la distanza lacerante fra chi mantiene quella memoria storica e politica e le masse che viaggiano nella rete forse più coinvolte in problematiche immediate, locali e meno politiche, meno a larga visuale.

  17. Mario Ferrandi
    20 dicembre 2010 alle 11:27

    @baruda, hai usato nei miei confronti uno stereotipo feroce e ingiusto. Peraltro sono d’accordo con te, 20 anni di lavoro esterno e semi-libertà, semi-cittadinanza, semi-vita, diventano una specie di tortura,e che per di più agli occhi dell’opinione pubblica che non sa di cosa si tratti appare una sorta di generosità giudiziaria

  18. 20 dicembre 2010 alle 12:29

    Senti Mario Ferrandi, le scelte che tu hai preso nella vita ti hanno messo sulla pelle uno stereotipo “feroce e ingiusto”, come dici tu.
    Io ti chiedo di non parlare di carcere su queste pagine.
    Le tue scelte non sono state quelle degli altri, che per questo ancora sono in carcere.

    Punto.
    Questo è un blog che non ama i conigli

  19. Gianni
    15 dicembre 2011 alle 17:51

    Giorgio Paolo Bazzega, non so quanti anni tu abbia e spero che tu sia molto giovane rispetto a me che ne ho 72, altrimenti sapresti che per primi furono i carabinieri a sparare sui braccianti di Avola e Battipaglia; a sparare contro i manifestanti della Bussola disarmati lasciando il compagno Soriano Ceccanti su una sedia a ritelle per tutta la vita; che bastonarono a morte l’anarchico Serantini nel’72; che Pinelli volò dalla finestra della Questura di Milano incolpato con Valpreda per la strage di Piazza Fontana e si potrebbe continuare a lungo, tanto a lungo!! La cosidetta strategia della tensione fu impostata, diretta e voluta dagli organismi degli Stati italiani e stranieri. Giorgino, noi non siamo mai stati disposti a porgere l’altra guancia quando l'”altro” non intende le buone maniere, le giuste richieste, le “sacrosante richieste” di coloro che hanno 400-500 0 700 euro di pensione! Andremo a mangiare nei supermercati che riciclano i soldi sporchi dei mafiosi, e se ci cacceranno con le cattive maniere, sapremo rispondere! Il resto sono chiacchericci da bar ed ognuno piange i suoi morti! Le guerre di qualsiasi tipo sono state sempre volute da chi ha il potere e non dalla povera gente! Questo doveva capirlo tuo padre ed oggi te; comunque mi sembra di pestare l’aqua nel mortaio ed i nostri rapporti sono conclusi tanto tempo fa, ma mentre noi abbiamo capito che bisogmnava riprendere con le buone maniere, con lotte civili, da parte vostra è da tempo che esasperate la situazione e che provocate. Punto e basta. Gianni landi

  20. D. Q.
    19 dicembre 2011 alle 23:47

    Una triste storia…

  21. savinoas
    25 marzo 2012 alle 16:47

    Ragazzi, mi sembra che siete fuori contesto, o che manca del tutto il contesto.
    Al tempo c’era la guerra fredda, di qua della “cortina”, NON c’erano democrazie, o meglio c’era una democrazia limitata. OVUNQUE nel mondo dove la sinistra andava al governo con le regole democratiche, o in anticipo e subito dopo veniva abbattuta in malo modo. I colpi di stato e/o leggi marziali furono instaurate ovunque. Vi ricordo che la spagna era franchista, l’irlanda degli inglesi, il portogallo fascista. La grecia dei colonelli, Il sud america dei dittatori. L’invasione di Cuba, La guerra nel Vietnam, li colpi di stato in africa (che continuano ancora oggi). In tutto questo c’era lo zampino USA. In italia per paura che voncesse la sinistra, o che ci fosse un’invasione da parte di Tito si erano formati apparati clandestini di destabilizzazione (Gladio) usando fascisti (riciclati in versione anticomunista dagli americani), massoni e mafiosi come civili e servizi segreti (si dirà deviati, ma deviati non erano, erano apparanti erano dentro il patto atlantico).
    La lotta armata in italia era la risposta alla destabilizzazione di questi servizi ai vari tentativi di golpe, alle varie pressioni USA di dichiarare lo stato di emergenza in Italia.
    Avevamo mezza italia in mano alla mafia, un’esercito, totalmente fascista, dirigenti di questura e carabinieri -e leggi, codice ROCCO- ancora del periodo fascista. I Giudici erano rimasti quelli ante ’45. Tutto era sotto il tacco americano, tranne il PCI che era sotto l’URSS (escluso i fuoriusciti del manifesto e pochi altri).

    Walter Alasia come molti altri compagni erano contro le due dittature.
    La narrazione ufficiale, è diversa, come sempre nella storia si racconta solo la storia del generale CUSTER, non la storia degli indiani.

    http://gravatar.com/savinoas

  22. Alex Dharma
    15 dicembre 2015 alle 15:33

    Ho letto tutti i commenti con attenzione e rimango della convinzione che fino a che
    ci sarà uno Stato che deve ‘dialogare’ con gli oppressi, questi continueranno a ribellarsi
    nelle modalità che ad ognuno verranno concesse da molti fattori.
    Non può esistere un dialogo con il potere tiranno, e l’uomo libero e pensante non
    potrà mai accettare di venire ‘a patti’, in qualche modo, con chi si erge a padrone
    e gestore delle esistenze altrui, uccidendone con violenza e arroganza diritti e libertà.
    Chi ha scelto la via dell’insurrezione armata, lo ha fatto perchè si sentiva di appartenere
    alla ‘parte giusta’, e per questo ha cercato di cambiare le cose pagando sulla propria pelle le scelte fatte.
    Per quanto mi riguarda, chi sta ‘dall’altra parte’, dovrebbe solamente tacere, e lasciare
    che chi vuole ricordare certi fatti e certi uomini, lo faccia in santa pace.
    Ci manca che si porgano anche le scuse…

  1. 15 dicembre 2011 alle 13:38

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