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Si discute la riapertura dell’isola-carcere di Pianosa

7 novembre 2009 4 commenti

PIANOSA: L’ISOLA-CARCERE DEI PESTAGGI. LUOGO DI SADISMO CONTRO I DETENUTI
Prima di brigatisti e mafiosi, ospitò l’anarchico Passannante e il socialista Sandro Pertini. In settimana si decide se ridestinarla nuovamente a prigione

di Paolo Persichetti, Liberazione, 8 novembre 2009

pianosa_02Anche se l’intenzione di riaprire il super carcere di Pianosa sembra per il momento rientrata, di fronte alla ferma opposizione della ministra dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, la proposta avanzata dal guardasigilli Angelino Alfano suona come un sinistro presagio. Il governo ha brutte intenzioni se è vero che con grande disinvoltura tenta di rimettere in funzione una delle più brutali carceri speciali che l’Italia abbia conosciuto. Roba da far impallidire persino Guantanamo e Abu Ghraib.
Da circa un decennio, l’isola è diventata un parco ambientale di alto valore naturalistico. Nel 1997 è stato trasferito l’ultimo detenuto rinchiuso nel reparto 41 bis, e dall’anno successivo a presidiare la vecchia struttura sono rimasti solo una sparuta pattuglia di agenti di polizia penitenziaria e alcuni detenuti semiliberi, provenienti dalla vicina casa di reclusione di Porto Azzurro, sull’isola d’Elba, che si occupano dei terreni agricoli.

sezioneAperta nel 1858 dal Granducato di Toscana, fu solo nei primi anni del Regno unificato d’Italia che la colonia penale agricola della Pianosa assunse la struttura attuale. Nello stesso periodo vennero create delle succursali nelle isole limitrofe dell’arcipelago toscano, alla Gorgona e sull’isola di Montecristo. Quest’ultimo insediamento fu però abbandonato nel 1880. Negli anni successivi e fino al 1965, l’isola divenne un reclusorio per detenuti ammalati di tubercolosi. Ma la casa penale della Pianosa si è guadagnata anche la fama di carcere per detenuti politici. Nelle sue famigerate celle sono passati l’anarchico Giovanni Passannante, che nel 1878 tentò di accoltellare Umberto I, e durante il fascismo il socialista Sandro Pertini.
Ma fu nel maggio 1977 che, insieme alla sezione “Fornelli” dell’Asinara, la diramazione “Agrippa” della Pianosa conquistò un posto centrale nel circuito delle carceri di “massima sicurezza”, ideato dal generale dei carabinieri Carlo Albero Dalla Chiesa. Nel giro di due giorni, grazie anche all’utilizzo di grandi elicotteri bimotori da trasporto truppe Chinook, i reparti dell’Arma trasferirono 600 prigionieri. Un decreto interministeriale, oltre ad attribuire poteri eccezionali a Dalla Chiesa, sospendeva le norme vigenti in materia di appalti e concessioni edilizie (qualcosa di simile è stato chiesto dall’attuale capo del Dap, Franco Ionta). Furono edificate sezioni di massima sicurezza, oltre alle già citate sezioni Fornelli e Agrippa, anche sull’isola di Favignana e nelle carceri di Cuneo, Fossombrone, Trani, Novara, Termini Imerese, Nuoro, Palmi, Messina. Un enorme giro di miliardi da cui scaturirono anni dopo inchieste giudiziarie sulle famose “carceri d’oro”.
In un documento fatto pervenire all’esterno, i primi prigionieri politici rinchiusi a Pianosa descrivevano così il luogo: «si tratta di un’isola-carcere, nel senso che la totalità del suo territorio – circa 12 km quadrati – è adibito a istituto di pena. L’isola consta di 4 diramazioni indipendenti. 4 carceri nel carcere. La più grande di esse, chiamata “Agrippa”, dopo aver subito una completa ristrutturazione è divenuta un vero monumento al sadismo repressivo dello Stato borghese». Pianta a forma di quadrilatero, doppio muro di cinta sormontato da filo spinato e un numero sproporzionato di fari. All’interno, celle molto piccole con arredo cementato al pavimento e alle pareti, «mura dipinte con colori speciali che provocano menomazioni visive e disturbi psichici; aria ridotta a mezz’ora la mattina e mezz’ora il pomeriggio, in piccoli cortili. Non più di sei per volta». All’arrivo – scrivono sempre i detenuti – si viene «sottoposti a un brutale pestaggio, dimostrazione del potere assoluto della direzione carceraria».
Testimonianze del genere si moltiplicarono negli anni successivi. Il 31 marzo 1981, all’interno della sezione Agrippa avvenne uno delle più brutali violenze della storia carceraria. In una dichiarazione resa pubblica dai familiari, tenuti lontani dall’isola per 15 giorni, si informava che 70 detenuti della sezione speciale erano stati rinchiusi in isolamento dopo essere stati denudati e bastonati e i loro effetti personali distrutti. Ancora nel 1992, quando sull’onda della nuova emergenza antimafia il braccio di massima sicurezza accolse detenuti accusati di appartenere alla criminalità organizzata, i racconti non si discostavano da quanto accaduto negli anni precedenti. «Un litro d’acqua da bere al giorno, 200 grammi di vitto con dentro cicche di sigarette e pezzettini di vetro. La domenica è il giorno più sicuro per consumare la cena, all’apparenza si presenta senza scorie, diversamente dal pranzo dove si trova sia nella pasta che nel secondo un po’ di tutto, tra sputi, cicche, carta, plastica, vetro, preservativi e spaghi» (cf. “Il Carcere speciale”,Ed.  Sensibili alle foglie, 2006). Nel 1993 un rapporto di Amnesty International raccolse le testimonianze denunciando le brutalità subite dai reclusi della sezione Agrippa.

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Loa Acrobax: Morire di Stato, 14 novembre 2009

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Morire di Stato

Salutare un figlio. Rivederlo morto.
E’ il dramma di Patrizia, madre di Federico Aldovrandi, ucciso da quattro poliziotti durante un fermo.
E’ il dramma di Ornella madre di Nike Aprile Gatti, morto nel carcere di Sollicciano (Firenze),
E’ il dramma di Maria, madre di Manuel Eliantonio,morto nel carcere di Marassi a 22 anni.
E’ il dramma della mamma di Stefano Cucchi, morto in carcere a Roma dopo un arresto per pochi grammi di droga.bianzino
Uno stato che sottrae un figlio e  lo restituisce morto, negando ogni possibilità di avvicinarlo, di esercitare il diritto di ogni madre di constatare la salute e le condizioni del proprio figlio, anche di chi  si trovi in carcere.

 In ricordo di Renato, accoltellato per odio e intolleranza nel 2006,  le Madri per Roma Città Aperta vogliono interrogarsi su questi eventi, su queste maternità negate che calpestano i  diritti dell’individuo e rappresentano un gravissimo segnale di  deriva della nostra democrazia.
Anche queste morti appartengono al tema della sicurezza. 
Sicurezza anche dei cittadini quando hanno a che fare con le istituzioni  repressive e carcerarie. Per questo come madri non vogliamo dimenticare Nabruka Mimuni, la donna che si è tolta la vita nella notte tra il 6 e il 7 maggio di quest’anno nel lager di Ponte Galeria, alle porte di Roma.carcere
Abbiamo contestato ai vari sindaci  la risposta xenofoba e repressiva delle istituzioni a fenomeni di grave disagio e precarietà, che ha alimentato episodi di razzismo e violenza, opponendo, praticando  e sostenendo la cultura della diversità e del rispetto.
Vogliamo  affrontare  il tema della sicurezza portandolo anche dietro le mura di un carcere o  di un CIE. Vogliamo riproporre il tema dei diritti dentro la città  e soprattutto nei luoghi dove sembra che rappresentanti dello Stato possano esercitare un diritto di vita e di morte su cittadini italiani e stranieri.

Come le madri argentine di Plaza de Majo, le madri cinesi di Piazza Tien-a-men e le madri iraniane hanno chiesto giustizia e verità per i loro figli, le Madri per Roma Città Aperta vogliono sostenere e dar voce ad ogni madre che voglia rivendicare la dignità e i diritti dei suoi figli strappati alla vita.

Comitato Madri per Roma Città Aperta
madrixromacittaperta@libero.it

 Sabato 14 novembre ad Acrobax (ex Cinodromo), Ponte Marconi ore 17,30

 – Incontro con avvocati, operatori del carcere, associazioni
– Cena per sostenere la famiglia di Manuel Eliantonio

Grecia: nuovi nomi, stessi boia!

7 novembre 2009 1 commento

Che ho il pallino della Grecia tanto l’avete capito. Ma oggi sono pigra nelle mie ricerche di novità da quel bel paese in rivolta.

GREECE RIOTS

(AP Photo/Petros Karadjias)

Così, tutte queste belle notizie sul cambio vertici all’interno del Ministero dell’Interno, della Polizia e dei Servizi dopo la vittoria del Pasok, ve lo riporto così come viene scritto dall’agenzia stampa.
Nuovi nomi per le solite divise; nuovi culi per i soliti posti da occupare: le poltrone dei boia, dei maiali (Gourunia), degli assassini (Dolofonoi).

Terremoto nella direzione antiterrorismo della polizia greca, con la totale epurazione dei quadri dirigenti sostituiti in gran parte da coloro che lavorarono con l’attuale ministro per la Protezione del Cittadino (ordine pubblico) Michail Chrisochoidis. La completa ristrutturazione dell’antiterrorismo, criticata dal partito di opposizione Nuova Democrazia, avviene mentre è in corso un’ondata di attentati che i servizi dell’ordine non appaiono in grado di contrastare. E fa seguito alla nomina del nuovo capo della polizia, Eleftheros Economou. Economou fu portavoce della polizia sotto Chrisochoidis cui si attribuisce il merito di avere smantellato lo storico gruppo armato marxista 17 Novembre. In precedenza era stato nominato un nuovo capo dei servizi segreti (Kyp) nella persona del diplomatico Costantino Bikas; cambiato anche il suo vice. Il nuovo capo dell’antiterrorismo è Alcibiades Tzoitis, che aveva già guidato un dipartimento dell’antiterrorismo presso i servizi segreti (Kyp).
Egli sostituisce il generale Dimitris Horianopoulos che ufficialmente se ne va in pensione, e parallelamente sono stati rimossi il suo vice Dimitris Atsas e Yannis Fraikistos, che era capo del dipartimento A dell’antiterrorismo interno dal 1989. E con loro lasciano anche i principali responsabili degli altri dipartimenti, rimpiazzati con ufficiali che servirono nel precedente governo del Pasok. Il terremoto, che avviene dieci giorni dopo il ferimento di sei poliziotti da parte di un commando armato ad Atene, è stato accompagnato anche da numerose altre nomine e trasferimenti nella struttura generale della polizia, in particolare con il cambio della guardia alla direzione del corpo della capitale, della regione dell’Attica e di Salonicco. Tre donne sono state promosse al rango di brigadiere generale assumendo importanti funzioni

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