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Rifiuti invadono Atene sotto Natale


Atene, piazza Syntagma, pochi giorni fa (AP Photo/Dimitri Messinis)

Se la passa proprio male questo nuovo governo greco.
Non bastava la rivolta ereditata dai precedenti governatori e per niente sopita,
non bastava la grande guerra del Pireo che sta coinvolgendo migliaia di lavoratori in una lotta per la sopravvivenza del loro posto di lavoro che ha portato al prolungato blocco totale del più grande porto mediterraneo diverse volte.
Non bastavano le carceri in rivolta, i migranti nei centri di permanenza o quelli che muoiono sulle spiagge…

ora sono arrivati anche i rifiuti o ricoprire le strade della capitale.
Liberatesi, non completamente sia chiaro, dei cassonetti in fiamme, delle carcasse delle macchine, dei pezzi di vetrine e di bancomata, delle migliaia di pietre, bottiglie, limoni e lacrimogeni che hanno caratterizzato gli scorsi giorni sia ad Atene che a Salonicco che in molte altre città greche ; ora a riempire le strade sono i rifiuti quelli veri. Dicesi Monnezza.
Come Napoli, come Palermo, anche la bella e insorgente Atene è letteralmente sommersa, con poche speranze di uscirne salva per le festività natalizie.
Lo sciopero degli operatori ecologici durato nove giorni è terminato da quasi una settimana ma la città non ha ancora respirato, se non nelle strade del centro.

Atene, Piazza Syntagma (AP Photo/Dimitri Messinis)

Il vicesindaco ha annunciato di essere stato ovviamente costretto ad iniziare da scuole, ospedali, ministeri e dal centro della città: le periferie, arriveranno. Martedì le prime operazioni di ripresa del lavoro sono state nuovamente bloccate dallo sciopero dei lavoratori della più grande discarica di Atene, fatto che ha praticamente reso impossibili le operazioni di raccolta. Il perchè di tutto questo è molto semplice, quasi troppo semplice: tutti i lavoratori che stanno scioperando da giorni chiedono solo la trasformazione del loro contratto di lavoro da contratto a termine in uno a tempo indeterminato.

Quel che mi chiedo è ….. ma perchè tutti vanno a Copenhagen a farsi arrestare tutti i giorni su appuntamento e poi non sono mai andati in un anno a farsi una passeggiata per le strade greche, dove c’è una situazione sociale non calda ma incandescente da mesi e mesi. Lì bisogna andare, a non far spegnere la scintilla, a portare solidarietà, ad imparare come si lotta e come si sta per strada, tra la gente, come si occupa, come ci si difende gli spazi, come si contrattacca, come si può esser fieri e belli e metter paura.

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