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Siria: il venerdì della rabbia e del massacro


"Dottore...è giunto il tuo momento!" ...sui muri siriani...

Mi sono stufata di fare il corto dei morti, quotidianamente.
Tanto che gli oltre cento di ieri non sono riuscita nemmeno a scriverli sulle pagine di questo blog.

Sparati a morte..per le strade di Daraa

La città ancora “protagonista” di questi primi giorni di rivolta siriana permane Daraa, nel distretto nabateo di Suweida, ma oggi oltre ad un imponente esodo di popolazione che tentava di raggiungere quella città, sono state molte altre quelle a vedere le proprie strade riempirsi di folla, e poi di scontri e morte. Una trentina di morti, questi sono i numeri del più imponente venerdi di proteste di quel paee della mezzaluna fertile; Damasco, Homs, Lattaqiyya, Aleppo, Samnin, Qamishli, Qraya…sarebbe da parlare un bel po’ di ognuna di queste città, per capire le principali prerogative di tutte le zone.
Homs ad esempio è nella zona di Hama, città repressa durantemente all’inizio degli anni ’80: migliaia di morti in una città rasa al suolo dall’esercito, un attacco degli Assad e del potere alawita contro la città della fratellanza musulmana. Un argomento ancora taboo per quel paese: un massacro rimosso e avvolto nell’oblio generale. Qamishli sfiora con lo sguardo la Turchia, ma è città totalmente kurda per lingua, popolazione, tradizioni, territorio: siamo al centro del Kurdistan mai riconosciuto, in una città che la repressione l’ha sempre scontata sulla sua pelle, giorno dopo giorno.

Ma torniamo alle notizie del giorno: la chiamata alla piazza è stata ascoltata da migliaia di persone, la rabbia è scoppiata velocemente ma il piombo di stato ha continuato a falciare vite, vergognosamente. Per quanto riguarda le persone arrestate abbiamo un po’ di numeri solo dalla capitale ma sembrano un po’ ridicoli, visto che parlano solo di una decina di persone portate via.
La sfera politica, il regime di Bashar al-Assad, sta tentando di giocare qualche carta (un po’ come durante i primi giorni di rivolta in Yemen) promettendo alla popolazione numerose e drastiche riforme sia per quanto riguarda le leggi d’emergenza in vigore dal 1963 (!), sia per mutazioni sociali ed economiche che migliorerebbero le condizioni di vita della cittadinanza.

Ieri l’annuncio, ma le piazze oggi non sembravano aver creduto alle sue parole…
nel frattempo Amman e Beirut, le capitali più vicine vivono situazioni un po’ diverse: Beirut, senza governo da gennaio (ma ce so’ abituati), sembra stare a guardare in silenzio, mentre Amman oggi è scesa in piazza ed ha registrato il suo morto, ucciso dalle forze di sicurezza, anche lì.
Comunque, comparando le vare agenzie rintracciabili in rete, i morti sembrano essere molti di più visto che solo tra Sanamin e Daraa se ne registrano almeno una dozzina, tre in un quartiere della periferia di Damasco e una decina ad Homs.
A Damasco si è anche assistiti alla solita manifestazione pro regime, creata e organizzata direttamente dalle forze di sicurezza e dai fedelissimi del regime baathista.

Aggiornerò il più spesso possibile, ya halwe surya!


Qui invece ad Homs…vedere lui che distrugge e calcia il rais “padre”…che brividi!

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  1. Marco Pacifici
    25 marzo 2011 alle 20:58

    Sui muri di Tripoli: sono nata in Tunisia,sono cresciuta in Egitto,mi sto sacrificando per la Libia,un giorno arrivero’ in Palestina:mi chiamo Liberta. Al di la della retorica(e di tutti i portatori di morte imperialisti fascisti),un messaggio forte e chiaro.

  2. 25 marzo 2011 alle 21:05

    bella!

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