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Posts Tagged ‘partito Baath’

Le bombe invisibili di Jobar

6 settembre 2014 2 commenti

Siamo a 2 km dalla città vecchia di Damasco, a Jobar, quartiere appena a nord dal millenario centro città.
I bombardamenti che vedete sono di ieri, in un quartiere ad altissima densità,

Jobar, Damasco…

dove non ci sono i tagliatori di gole dell’ISIS: proprio no.
Non è certo quello l’obiettivo di Bashar… figuriamoci…

Son bombe diverse da quelle che qualche giorno fa tiravano giù i palazzi di Gaza a quanto pare:
Son diverse perché colpiscono quartieri con palazzoni alti e stracolmi di persone,
ma nel silenzio più totale. Bombe non certo intelligenti ma sicuramente invisibili, silenziose:
nessuno, ma proprio nessuno se ne accorge.

Abbiamo lasciato che la rivolta di un popolo venisse fagocitata dalle barbarie,
Abbiamo, avete fatto in modo che un popolo intero venisse lasciato solo,
a tentar di non rimanere affogati nel mar mediterraneo, a tentar di sopravvivere a centinaia di migliaia nella polvere dei campi profughi.
Avete lanciato merda per anni contro chi alzava finalmente la testa, li avete lasciati soli a barcamenarsi tra i bombardamenti di regime, gli Scud e i barbari tagliagole che dal mondo iniziavano ad arrivare per fagocitare il tutto: l’abbiamo lasciato fare.

Vi siete seduti dalla parte di chi urlava e urla “Ya l-Assad, ya nuhriq el balad” ( O Assad o ridurremo in cenere il paese),
E ora che c’è solo la cenere, siete qui in attesa di un cacciabombardiere che vi piaccia.

Peccato che le macerie son della terra che mi è stata madre,
peccato che le macerie sono i brandelli di carne di un popolo che ho conosciuto
e che non vi merita.
Che non meritava il regime di Assad, i tagliagole barbuti, ma soprattutto la vostra collusa indifferenza

Leggi anche:
Un urlo di dolore da Bosra
Le bombe in casa nostra / 2
Alla bimba di Bosra
Dalla Siria, per la Siria
L’inizio
Basalto, beduini e innamoramenti
Al telefono con Anna Frank
Comprendere l’esilio
Ciliegie e nostalgia
ma buon anno ddddechè
Ode al dolore

Ode a Damasco … e perdonate il dolore

5 marzo 2013 Lascia un commento

Foto di Valentina Perniciaro _casa_

Uno sgorgare di lacrime senza fine.
Vorrei abbracciare uno ad uno coloro che hanno lavorato a questo cortometraggio,
vorrei ringraziare i loro occhi e il modo in cui mi hanno permesso di poggiare i miei sui muri scorticati di quei vicoli, uno ad uno,
vicoli che sembrano le vene del mio sangue, che sento parte di me come fossero le dita del mio bimbo.
Forse è una patologia, non lo so, credo poco alla parola “patologia”: però mi rendo conto che è una sofferenza dai meccanismi patologici, che mi rende assolutamente incapace a fare una vita normale.

Ti amo città millenaria, ti amo come mia madre, ti amo come mio figlio,
ti amo di quell’amore che entra nei capillari,  che sventra l’anima, che ti fa sentire i battiti in gola come il più struggente degli amori,
ti amo carnalmente come se mi avessi insegnato l’orgasmo,
ti amo come poesia perfetta,
ti amo e non c’è parola capace di avvicinarsi nè al dolore nè alla gioia che mi doni,
anche solo pensandoti.
Eccomi a riscrivere ad una città, a dei vicoli, ad un rampicante profumato: e lo faccio davanti a tutti, senza nemmeno vergognarmi un po’.
Perchè del proprio amore non ci si può vergognare, perché ti sento dentro di me come fossi nella placenta, perché ti amo e davanti all’amore ho sempre fatto quel che mi sentivo di fare,
anche contro il mondo intero.

Ti amo Damasco mia,
ho bisogno di far di nuovo l’amore con te.

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I tre fratellini siriani…

27 febbraio 2013 1 commento

Nuova immagine

Tre fratelli: Rama, Israa e Omar

Loro erano tre fratelli di Damasco, rimasti sotto le macerie della loro casa:
da oggi invece saranno parte di questa carrellata di numeri.
maledetti bastardi vomitevoli numeri in continuo aggiornamento
(ma se uno lo dice è “servo del Qatar”, “leccaculo dei salafiti” “troia de al-qaeda”: sapevatelo!
virgoletto per rispetto all’autore)
e morite.

Syrians killed: 69,596
Children killed: 4,792
Females killed: 3,817
Soldiers killed: 7,897
Protesters killed under torture: 1,519
Missing: +60,000
Protesters currently incarcerated: +200,000
Syrians injured: +137,000
Syrian refugees since March: +936,717
Refugees in Turkey: +183,846
Refugees in Lebanon: +314,602
Refugees in Jordan: +300,341
Refugees in Iraq: +100,222
Refugees in Egypt: +20,064

Ieri… (12, 9 e 5 anni)

Solo una fotografia …

20 febbraio 2013 4 commenti

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Il cielo è plumbeo anche quando il sole splende, anzi più splende più volano, più volano più la pioggia esplode insieme a tutto il resto.
Questa foto parla di braccia e mani sbucciate a scavar cemento fuso,
Questa foto parla di occhi che affogano nel terrore guardando al cielo come al nemico più grande.
Questa foto racconta la Siria di questi mesi più di tante parole,
Spalanca le porte ad un dolore sordo, che scava implacabile le giornate di chi su quel suolo ha avuto solo che da imparare.
Imparare tanto.
Io son lì con voi, non c’è bomba che non squarci il mio petto.

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Bombardamento su Yarmouk, campo profughi palestinese

16 dicembre 2012 3 commenti

Questo il campo profughi palestinese di Yarmouk poco fa..

Yasser e Lama, fratello e sorella del campo profughi palestinese di Yarmouk, della periferia di Damasco, uccisi durante gli scontri del 13 dicembre

le parole per descrivere queste immagini sono pochissime.
Girate all’ingresso di una moschea stracolma di persone, vista la difficile situazione che si vive nel campo, soprattutto da un paio di settimane a questa parte.
Dopo 12 giorni di intensi scontri nel campo situato nella periferia di Damasco, lo storico leader del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina -Comando Generale- Ahmed Jibril, fedelissimo di Assad, ha lasciato la zona per la lontana Tartous, cittadina costiera siriana.
Poco dopo aver lasciato il campo profughi l’aviazione siriana ha bombardato una moschea del campo: sembrano una ventina i morti immediatamente successivi all’attacco, come si può vedere dalle immagini.
Tutti profughi palestinesi, ovviamente. Che si vanno ad aggiungere ai numerosi di questi ultimi giorni, soprattutto nell’attacco dello scorso giovedì, che ha visto colpire diverse abitazioni causando la morte di molti bambini.

i quasi 40.000 cadaveri abbandonati, a pochi km dalla Palestina

26 novembre 2012 11 commenti

Foto di Mechal Al-adawi…la quotidianità smarrita di Bosra

Un video agghiacciante ha fatto da buongiorno.
Un video dove c’è solo un accumularsi di corpi di bimbi, un accatastarsi di urla di madri private del più grande amore,
strappato via nel sangue e nell’incomprensibilità di un conflitto che ormai è trasceso nella mattanza,
semplice, chiara, palese,
mattanza.
I bimbi di questo video si chiamavano, e per le loro madri continueranno a chiamarsi, Shahd, Muhammed, Adnan Fateba, Zainab, Iman, Ounoud e Mamdouh.
Un paese che era gelsomino e pane caldo, ora è un mattatoio, una tonnara,
un qualcosa di indescrivibile.

Ed ora non voglio parlare di quest’abominio,
non voglio dirvi quel che penso dei missili, dei coltelli che sgozzano, dell’areonautica che lavora bombardando senza sosta dell’esercito di Assad,
non voglio dirvi quel che penso delle truppe mercenarie che si son appropriate di una rivolta reale che finalmente muoveva mani piedi e voci contro anni di silenzio forzato, di tortura e carcere.
Ora come ora parlare di Siria vuol dire vomitare un odio e un disprezzo infinito per buona parte delle forze in campo: anche se consapevole di quanta mia Siria è lì a resistere alle truppe di Assad come ai proclami islamici dei ribelli arrivati da chissà dove,
consapevole di quanto popolo siriano ci sia e ci sia stato nelle strade che urlavano IRHAL, via via da qui, al regime del partito Baath.
Insomma nessun articolo di racconti di guerra, nessun articolo di sterile geopolitica incapace di parlare del dramma umano.

Quel che voglio chiedermi in queste righe è PERCHE’,
perché a meno di 400 km dalla Palestina si accumulano nei furgoncini corpi di bimbi come fossero sacchi di farina,
perché le urla di quelle mamme non arrivano alle vostre orecchie,
non vengono pubblicate sulle vostre bacheche facebook che fino a pochi giorni fa erano invase solo da Gaza.
Giuro, non riesco a capirlo,
Sarà che ho giocato con i bimbi di Palestina nelle stradine dei loro campi profughi,
ma che per anni ho diviso giochi e pasti con le famiglie siriane,
nella loro terra fertile e profumata,
ho amato le loro case, i loro vassoi sempre pieni, la loro dolce solidarietà costante ai fratelli palestinesi.
Sarà che per me la Siria rimane casa, ma non riesco a capire questo silenzio,
non riesco a capire come fino a ieri urlavate e vi strappavate i capelli cercando di bloccare la bastarda guerra sionista su Gaza,
e davanti a questo invece,
semplicemente,
vi girate dall’altra parte.

Non riesco a capire, ma credo sia meglio così.

e vi lascio le dolci e dolorose righe di quel che era il mio fratello siriano, e che ora è diventato il mio poeta esule fratello siriano.

Rimango a distanza,
osservando la mia tristezza,

Bosra ash-sham,ormai una vita fa…
Foto di Valentina Perniciaro

abbracciato alla nebbia
di questa triste mattina,
di quest’esilio forzato,
guardando lacrime di dolore
lavare il volto del mattino
…..
Ogni giorno mi alzo prima del sole
lo guardo
oggi ci porterai della speranza?
Ma il sole rimane nel suo letto,
sbadiglia,
forse si vergogna di sorgere,
se il sole
non sorgerà nella terra che ho dentro di me
sorgerà mai sulla mia terra, laggiù?
………
In esilio il dolore è più pesante,
la tristezza più profonda
l’esilio è un surgelatore,
portiamo con forza
tutta la nostra memoria
vicina e lontana,
alla ricerca di un po’ di calore
ma è tutto futile quel che cerchiamo
…….
Cerchiamo tra le macerie,
rimasugli di una terra natale,
per la speranza, comunque misera,
di attendere un nulla,
che ci dia speranza,
che ci lasci vivere
almeno per una notte,
ma è tutto futile quel che cerchiamo
………..
Rimango a distanza,
assediato dal mio dolore
stringendo forte al petto il mio dolore
è un dolore che annega in ogni direzione,
cerco la mia terra,
ma brucia come una candela,
evapora come acqua
la mia terra è cambiata,
un cimitero di fratelli seppelliti sui fratelli.
………
Nonostante tutti i miei vestiti invernali
mi sembra di camminare nudo
per le strade di Roma,
mi vergogno
della compassione negli sguardi della gente,
un povero vagabondo senza patria,
E così anche l’abbraccio di mia figlia Benedetta,
di mia sorella Valentina,
la calda accoglienza degli amici
Leonardo e Riccardo,
La vispa Claudia,
così come la gentilezza di Giulia e Margherita,
tutti loro mi han donato del calore,
ma è stato come un anestetico locale,
perché il mio gelo è così profondo
e i duri colpi del freddo hanno attraversato il mio corpo
tutti i vestiti del mondo
non daranno calore alla mia anima lacerata.
……..
Le lacrime di dolore
non mi scaldano nel freddo dell’esilio,
non splende sole sulla mia terra,
non brilla la patria che ho dentro di me.

di Mechal Al-Adawi

Alla terra più amata
Ode a dolore, alla nostalgia, a Bosra
Un urlo da Bosra: la storia di Abdul Hadi
A Tamer
Sobborghi e campi palestinesi
Le bombe in casa NOSTRA

Area Spa: aiutiamo il presidente siriano Assad a rastrellare e uccidere!

4 novembre 2011 7 commenti

Mentre gli aerei per e dalla Siria son sempre più vuoti di chi la ama, la abita o la visita, si riempiono di quei mercenari di ogni genere che guadagnano e investono sulla repressione e i sistemi di sicurezza usati dai regimi per sedare qualsiasi tentativo di rivolta.
Questa volta parliamo di una società che ha sede a pochi chilometri da Varese (nel comune di Vizzola Ticino), oggi nominata da Bloomberg in un lungo articolo che racconta come sta lavorando, da marzo, per il regime siriano, impegnata proprio nell’istallazione di un sofisticato sistema per intercettare e catalogare tutti messaggi telematici che attraversano la Siria.

Foto di Valentina Perniciaro _Siria: quante delle porte che m'hanno accolto saranno state buttate giù dagli anfibi della repressione di Assad?_

Si chiama “Asfador” e ci dicono che ancora non è stato ultimato, ma che sarà in grado di monitorare in tempo reale un po’ tutto: email, social network e chat, in un archivio che abbia una capillarità tale da archiviare utente per utente.
Pare che in ballo, tra il governo siriano (attraverso la compagnia Syrian Telecomunication Establishment) e la società italiana ci sia un accordo di ben 13 milioni di euro, sulla pelle di più di 3000 morti in sei mesi, di tortura e repressione (AH! In Italia ha messo in mobilità 41 dipendenti da marzo per la grossa crisi che ha colpito la società). Calcolando come vengono effettuati i rastrellamenti, calcolando le migliaia di persone finite in carcere, non oso immaginare quanto enorme sia la responsabilità degli arresti casa per casa, famiglia per famiglia, della società del varesotto.
La compagnia delle telecomunicazioni siriana riesce a controllare una piccola percentuale del traffico internet, ma con il programma che la Area SPA sta ultimando, grazie all’utilizzo di attrezzature di compagnie americane per quanto riguarda hardware e software ( Net App Inc, californiana) ed europee per la decriptazione dei social network (la francese Qosmos) e la connessione delle linee telefoniche ai pc impiegati per il monitoraggio (la tedesca Utimaco).
Nessuna di queste società si è impelagata con contratti ed accordi con il macellaio presidente siriano Bashar al-Assad: l’hanno fatto con la compagnia italiana, che è tranquillamente volata a Damasco.
Anzi Bloomberg ci descrive anche la stanza affittata dai tecnici italiani, in un quartiere residenziale vicino allo stadio, probabilmente dietro Baramke: meglio che non ci penso, che mi sento male.

Non solo al servizio delle procure nello schedare gli italiani, ora al servizio dei rastrellamenti: CHE SCHIFO!
Questo il loro sito e qui il numero di telefono, se volete dirgli qualcosa.

Nel frattempo il governo siriano prende in giro il mondo.
Nemmeno a 3 ore dall’accordo con la Lega Araba per il ritiro dell’esercito da tutte le città e i villaggi e il rilascio delle migliaia di persone detenute in questi mesi solo ad Homs si erano registrati 18 morti e stamattina i mezzi cingolati si son presentati anche a Lattakia, Hama, in alcuni villaggi dell’Hauran e a Zabadani, vicino Damasco.
Pensa se non arrivavano all’accordo, maledetto macellaio

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