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Posts Tagged ‘profughi’

Un ringraziamento al mare: il solo che li accoglie

17 febbraio 2016 1 commento

Ho pensato che non sopporterei la luce degli occhi di mio figlio spegnersi di colpo nel sentire queste parole
Così ho deciso di non leggergliele, ancora.
L’altro giorno mi chiedeva, a soli 6 anni e per caso, chi fosse Anna Frank: i suoi occhi li vedevo nascondersi con lei, ascoltare i rumori e rallentare il respiro. Mi son rivista tantissimo nelle sue domande, in quell’agitazione di fratello di Anna, come io son stata sorella.
Io e mio figlio parliamo molto della guerra, perché ha investito un paese di cui lui è nato sentendolo nominare,
di cui il fratello porta il nome, di cui io -sua madre- porto il dolore dentro e stampato sul volto.
Provo ogni tanto a fuggire alle sue parole perchè non sono in grado di rispondergli,
perché la mia voce si spezza: mi vien da ridere a pensare che parlavo per ore in diretta da un microfono, sola, come fosse la cosa più naturale del mondo. Adesso mi basta dire Siria, o mar Mediterraneo e trachea ed esofago si contraggono,
il cuore va a palla, le lacrime esplodono come una barrel bomb, senza senso e senza direzione.
Non sono in grado di leggere queste righe a mio figlio,
non sono in grado di affrontare con lui il mare, il mare che mangia quelli come lui, quelli che ero certa sarebbero cresciuti insieme a lui in una terra che sarebbe stata semplicemente CASA.

Me le metto qui allora, righe anonime come anonime sono le migliaia di morti in questo mare vergognoso.
Sono in grado di raccontarti il tifo di Anna Frank, l’orrore dell’Olocausto,
ma questo no. Scusami piccolo mio.
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Mi dispiace mamma, perché la barca è affondata e non sono riuscito a raggiungere l’Europa.
Mi dispiace mamma, perché non riuscirò a saldare i debiti che avevo fatto per pagare il viaggio.
Non ti rattristare se non trovano il mio corpo, cosa potrà mai offrirti,
se non il peso delle spese di rimpatrio e sepoltura?

Mi dispiace mamma,
perché si è scatenata questa guerra ed io, come tanti altri uomini, sono dovuto partire.
Eppure i miei sogni non erano grandi quanto quelli degli altri…
Lo sai, i miei sogni erano grandi quanto le medicine per il tuo colon e le spese per sistemare i tuoi denti…
A proposito… i miei denti sono diventati verdi per le alghe.
Ma nonostante tutto, restano più belli di quelli del dittatore!

Mi dispiace amore mio,
perché sono riuscito a costruirti solo una casa fatta di fantasia:
una bella capanna di legno, come quella che vedevamo nei film… una casa povera,
ma lontana dai barili esplosivi, dalle discriminazioni religiose e razziali,
dai pregiudizi dei vicini nei nostri confronti…

Mi dispiace fratello mio,
perchè non posso mandarti i 50 euro che avevo promesso di inviarti ogni mese per farti divertire un po’ prima della laurea…
Mi dispiace sorella mia, perché non potrò mandarti il cellulare con l’opzione wi-fi, come quello delle tue amiche ricche…

Mi dispiace casa mia, perché non potrò più appendere il cappotto dietro alla porta.
Mi dispiace, sommozzatori e soccorritori che cercate i naufraghi,
perché io non conosco il nome del mare in cui sono finito.
E voi dell’ufficio rifugiati invece, non preoccupatevi,
perchè io non sarò una croce per voi.

Ti ringrazio mare,
perché ci hai accolto senza visto né passaporto.
Vi ringrazio pesci,
che dividete il mio corpo senza chiedermi di che religione io sia o quale sia la mia affiliazione politica.
Ringrazio i mezzi di comunicazione,
che trasmetteranno la notizia della nostra morte per cinque minuti, ogni ora, per un paio di giorni almeno.
Ringrazio anche voi, diventati tristi al sentire la nostra tragica notizia.
Mi dispiace se sono affondato in mare.

  • Anonimo siriano

Il festival di Sanremo abbraccia i morti di Lampedusa: ce lo potevano risparmiare

12 febbraio 2015 2 commenti

Stiamo parlando dell’ennesima strage che ha inghiottito nel mare blu qualche centinaio di persone.
Il tutto a poche ore dall’inizio dell’ennesimo Festival della canzone italiana di Sanremo: festival che è approdato nel nuovo millennio e nel mondo dei social network con una pagina twitter che probabilmente ha lo stesso ufficio stampa che gestisce l’Expo (quello che due giorni fa ha attribuito il David di Michelangelo a Donatello, come se niente fosse).
Quindi senza ulteriori inutili, sprecate, parole
ecco a voi il tweet che commenta 300 cadaveri ancora non galleggianti di persone senza colpa se non quella di provare a vivere.
Magari liberi. Magari schiavi. Ma vivi.

mi fate schifo.

Due gommoni alla deriva, in mezzo ad un mare di vergogna

11 febbraio 2015 Lascia un commento

Due gommoni vuoti in mezzo al mare.
Due gommoni vuoti in balia delle onde, in pieno inverno.
Due gommoni senza vita, quando invece la vita sopra ci si era accalcata per trovare posto e respiro durante la traversata.
Traversata impossibile, traversata che l’Europa ha deciso di trasformare in una morte quasi certa.

Un’altra strage in mare, un’altra strage di vite che non interessano a nessuno ma che son vite,
son occhi e sorrisi, son fotografie nelle tasche, indirizzi scritti sulla pelle, son soldi nelle mutande, son figli attaccati ai capezzoli, son bambini che han lasciato a terra sorelle o madri,
son persone sì, persone con in tasca il futuro e davanti una morte annunciata, decisa a tavolino, già bella che scritta.
Una morte che non interessa a nessuno, di cui nessuno parlerà, su cui qualcuno speculerà.
Che qualcuno dovrebbe vendicare.

I racconti parlano di un gommone con 200 persone a bordo.
Il gommone galleggia vuoto.
In mezzo al mare, in mezzo ad un mare di vergogna e di complici.

LEGGI:
Morire di freddo
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Siamo tutti ASSASSINI
Mare nostrum: un cimitero liquido
Il mare della morte
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Eurosur e la Fortezza Europa

Quando si assassina col freddo e col gelo

9 febbraio 2015 Lascia un commento

Mentre tutti postate fotografie di come la neve imbianca il vostro quartiere, si muore di freddo.
Si muore di freddo bambini, si muore di freddo donne, si muore di freddo in gravidanza,
in un battello galleggiante in mezzo al nulla.
In mezzo ad un universo di acqua in cui si confida al punto di chiamarlo futuro.

I morti di oggi, assiderati durante una traversata, dopo ore di difficoltà di navigazione a largo di Lampedusa sono stati deliberatamente assassinati dalle scelte europee sui profughi e i richiedenti asilo che salpano dal nord Africa per arrivare in Europa, in questo grande vergognoso lager che è l’Europa.
I 29 morti di oggi non son morti di freddo, ma assassinati dalla scelta di sospendere anche Mare Nostrum,
che almeno le vite le salvava, anche se poi le immetteva in meccanismi repressivi e di privazione di libertà di movimento.

Si muore di freddo, nemmeno affogati, ma di freddo.
Bastava nulla per salvare quelle vite: nulla. Solamente 7 dei 29 son stati trovati morti a bordo quando i soccorsi sono arrivati: gli altri son morti mentre arrivavano verso terra.
Bastava nulla per salvare quelle vite.
Nulla.

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Li abbiamo fatti annegare senza intervenire, “per prudenza”

8 dicembre 2014 3 commenti

La notizia che riporta Eunews è di quelle che fa aumentare la frequenza cardiaca:
a me ad esempio avviene proprio che tutto il sangue del corpo mi sale in testa e non riesco a darmi pace.
Non ci riesco.
E questo avviene sempre, ogni qual volta si parla di migranti e mare, di speranze che affogano, di braccia conserte lì ad osservare.
Questa volta non ci serve nemmeno immaginarlo, perché la Guardia Civil non si vergogna a raccontarlo,
nel dettaglio, quel che accadde la mattina del 6 febbraio nello specchio di mare del confine spagnolo a Ceuta.
Ci raccontano che ” per prudenza”, per scampare un “pericolo di collisione con loro”.
Provano a lavarsi le mani raccontando che la pattuglia aveva un mezzo che non consentiva un simile avvicinamento, e quel che ancora fa più male è che al loro arrivo “quasi nessun migrante era ancora in acqua”.
Quella mattina i mezzi usati sono stati proiettili di gomma e lacrimogeni, ma nessun mezzo adatto al salvataggio di vite umane, nessuna chiamata è stata fatta ad altra struttura organizzativa per recuperare le persone in acqua
… “a causa del gran numero di persone che stavano nuotando si valutò che qualsiasi tipo di manovra andava realizzata con la massima prudenza, restando a una certa distanza da loro che continuavano ad entrare in acqua”. “nessuno è stato visto chiedere aiuto”.
Una voglia pazza di vedere voi chiedere aiuto.

5 amici siriani verso l’Europa… e la storia dei 3 che son riusciti ad arrivare…

27 ottobre 2014 1 commento

Di 5 amici sono arrivati in 3.
Gli altri giù a picco, insieme a centinaia di altri corpi, che ormai son migliaia…

E io non ce la faccio a mantenere la lucidità, io non so più guardare il mare.

Poi guardo questi 5 ragazzi e mi sembra di stare in corridio all’università di Damasco,
o in qualche locale la sera a cazzarare come un a manciata di anni fa.
Eccoli i migranti che il nostro paese non vuole, ecco quello che sarebbe l’invasione islamica,
il medioevo che viene ad invaderci: 5 pischelli che potrebbero essere del Trullo,
o di un qualunque quartiere del nostro paese di merda, razzista ed escludente come forse mai prima d’ora.

Guardatelo questo video, guardatelo ed ascoltateli.
Loro 3 ce l’hanno fatta, i loro 2 amici hanno galleggiato per un po’,
poi son diventati acqua, insieme a migliaia di altri siriani, somali, eritrei, libici………
E se insegnate nelle scuole, se avete a che fare con i bambini:
questa è la storia che dobbiamo raccontargli, questi i compagni di scuola che dobbiamo sperare abbiano,
fianco a fianco…

L’esodo di Kobane affogherà nel Mediterraneo?

24 settembre 2014 Lascia un commento

Yarmouk, 31 gennaio 2014

Penso alla foto del campo profughi palestinese di Yarmouk, a Damasco, che è stata scattata una manciata di mesi fa:
sembrava una pagina della Bibbia, una foto ancestrale di un esodo di affamati che escono di casa alla ricerca di acqua e pane.
Le immagini dell’immenso esodo di questi giorni, ancor più di quella foto, lasciano senza parole,
un’immagine secolare, che sembra racchiudere due millenni di storia fatta di polvere e persone forzatamente nomadi,
senza terra, senza casa, senza pane, senza speranza, senza un briciolo di capacità di immaginare il proprio futuro.

Più di 100.000 persone, passando per Kobane, tentano di entrare in Turchia: un sacco chiuso con lo spago, i bimbi in spalla, gli anziani pure e si cammina fino al confine, tutti uniti in una marcia silenziosa e disperata che non ha epoca e luogo.

L’accoglienza turca per i profughi di Kobane

A Kobane hanno trovato il primo mattone del muro della Fortezza Europa: una Fortezza dai confini mobili, capaci di spostarsi quando c’è da fronteggiare un nuovo esodo: a Kobane i profughi trovano l’accoglienza turca, fatta di cariche, blindati, idranti, un’infinita violenza.
A Kobane la Fortezza Europa inizia a farsi conoscere, sulla pelle di chi cerca solo di poter respirare ancora,
A Kobane la Fortezza Europa li prepara al prossimom viaggio, quando capiranno che non c’è speranza di vivere in un campo polveroso,
sotto scacco e senza speranza di nulla.
Il prossimo viaggio sarà tentare il mare, sarà provare a raggiungere altro,
sarà spesso morire a picco in fondo al Mediterraneo,
o nel migliore dei casi sarà esilio perenne, in un’Europa razzista, escludente, schifosamente avida del nulla che ha all’interno dei suoi confini.

Ricordateli, osservateli nelle foto: tra poco sbarcheranno sulle nostre spiagge e tutti si accaniranno contro la nuova ondata di “ruba lavoro”.
Eccoli lì, manca poco.
Alcuni arriveranno direttamente galleggiando sulle acque, gonfi d’acqua e di morte: li ammazziamo tutti i giorni noi,
con la nostra indifferenza assassina,
noi felici abitanti della Fortezza.

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