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Archive for 28 ottobre 2011

Egitto: tortura e carcere. Nulla cambia: l’ennesimo funerale in piazza Tahrir

28 ottobre 2011 3 commenti

Un’altra giornata di rabbia infinita per il Cairo e per tutte quelle migliaia di persone che non mollano la lotta contro un regime che non sembra proprio voler andare a casa, dopo la caduta del rasi Hosni Mubarak.
Il consiglio supremo delle forze armate, che doveva garantire la transizione dalla dittatura alle prime elezioni senza Mubarak dopo decenni, sta continuando a calpestare le speranze di chi ha mobilitato il paese a Tahrir come in tutte le altre province del paese.
Un esercito che continua ad uccidere e torturare, che continua a reprimere i lavoratori in lotta e chi dissente: nulla sembra cambiare per l’Egitto.

E oggi è stata un’altra giornata indimenticabile, che ha riportato la rabbia delle giornate in cui l’esercito ha sparato sul corteo copto, ha calpestato i manifestanti con i blindati, lasciando a terra decine di persone, tra cui il caro blogger e attivista Mina Daniel.
Oggi parliamo di un detenuto di 24 anni, di nome Essam Ali Atta Ali, morto la scorsa notte all’interno dell’ospedale Qasr el-‘Aini, in seguito alle lesioni riportate dopo le brutali torture subite in carcere: a far scoppiare il caso è stato il quotidiano al-Ahram, spinto dal Centro El-Nadeem, (che si occupa proprio della riabilitazione delle vittime di torture) che ha riportato la testimonianza del fratello, che ha visto i segni di tortura su quel corpo ed ha denunciato il caso.
La sua condanna, arrivata il 25 febbraio, era a due anni, datagli dal tribunale militare per l’occupazione di un appartamento e la stava scontando nel carcere di massima sicurezza di Tora.
Le punizioni corporali subite sarebbero partite dopo il ritrovamento di una SIM card nella sua cella: a quel punto sarebbe stato torturato con l’inserimento di alcuni tubi in bocca e nell’ano di Ali, che gli anno causato emorragie letali.

Oggi tutti gli attivisti del Cairo si son mobilitati per andare tutti insieme all’obitorio del Cairo a recuperare il corpo di questo ragazzo brutalizzato a morte: col suo corpo in spalla migliaia di persone si son recate dall’obitorio dell’ospedale alla moschea di piazza Tahrir, per la preghiera della sera, alla quale si sono aggiunti i suoi familiari. Più di diecimila persone sono arrivate in midan al-Tahrir per salutare Essam e per urlare con tutto il proprio fiato l’infinita rabbia contro il potere militare, che tanto era riuscito ad illudere chi pensava di essersi liberati da una dittatura.
C’è ancora da fare: la repressione di Stato non smette di accanirsi su chiunque può, arrestando, condannando, torturando e uccidendo.

A fianco di tutti voi, che oggi siete andati a salutare Essam, ennesimo martire di una rivoluzione tutta da fare.

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Nina e Marianna un po’ più libere, i NOTAV festeggiano la revoca dei domiciliari!

28 ottobre 2011 1 commento

Foto di Valentina Perniciaro, Genova 2002

Fratello, felice nel mio paese, ho dormito sulla terra;
L’ho abbracciata, stretta, tanto mi era mancata, vedi…
Goccia a goccia, il mio sangue di fuoco innaffia le vette.
Così avanza il nostro popolo;
Così sorge l’alba che vedranno i nostri figli.
(Anonimo palestinese)

Oggi, mentre veniamo a sapere di altri arresti inerenti agli scontri del 15 ottobre in Piazza San Giovanni , a Roma,
è anche lo stesso giorno in cui finalmente arriva la notizia di un pezzetto di libertà in più per le compagne notav arrestate quest’estate.
Nina e Marianna hanno ottenuto la revoca dei domiciliari e l’obbligo di dimora: malgrado fossero incensurate hanno passato due settimane in carcere e un mese in misure detentive domiciliari.
Non una vera e propria libertà, visto che rimangono indagate e non possono avvicinare i comuni di Giaglione e Chiomonte, ma sono almeno tornate ad un minimo di normalità e socialità.
E allora buona libertà Nina e Marianna, o almeno buon cammino …

QUI UN COMUNICATO IN SOLIDARIETA’ CON GLI ARRESTATI DEL 15 OTTOBRE

Anche oggi proseguono gli arresti: Chucky si dichiara innocente e prosegue lo sciopero della fame

28 ottobre 2011 3 commenti

Mentre le agenzie diffondono le prime informazioni sul nuovo fermo di un giovane di 28 anni, realizzato dai carabinieri di san Miniato, in Toscana, con l’accusa di aver preso parte all’incendio del blindato dei carabinieri che si era lanciato nel cuore di piazza san Giovanni, dove stazionavano migliaia di manifestanti, l’avvocato di Leonardo Vecchiolla, arrestato a Chieti sempre per lo stesso fatto, fa sapere che «Nel fascicolo dell’inchiesta non c’è alcuna prova della sua partecipazione al fatto».

Paolo Persichetti
dal suo blog Insorgenze

Non è tutto black quel che è bloc. Vacillano le accuse contro Leonardo Vecchiolla, lo studente di psicologia dell’università Gabriele D’Annunzio di Chieti, arrestato il 22 ottobre scorso e subito presentato ai media come uno degli «incappucciati» autori delle devastazioni avvenute durante la manifestazione del 15 ottobre scorso. Ad «incastrare» il 23enne, originario di Benevento ma residente ad Ariano Irpino, sarebbero state alcune intercettazioni telefoniche nelle quali il giovane, secondo l’accusa, si sarebbe vantato di aver preso parte all’incendio di un blindato dei carabinieri rimasto intrappolato tra i manifestanti dopo una carica giunta fin nel cuore di piazza san Giovanni. Luogo dove stazionavano ancora decine di migliaia di dimostranti dopo che per ore molti di loro avevano resistito alle cariche ed

Foto Ansa di Massimo Percossi

ai caroselli delle forze dell’ordine.
L’utenza chiamata da Vecchiolla apparteneva ad un suo amico d’infanzia messo sotto ascolto nell’ambito di un’altra indagine condotta dai carabinieri di Avellino per ipotesi di reato che nulla hanno a che vedere con i fatti di piazza san Giovanni, e alla quale Vecchiolla è completamente estraneo.
La circostanza è servita ai Ros per confezionare un arresto ultramediatico a ridosso del corteo dei No tav in val di Susa, al quale anche Vecchiolla si accingeva a partecipare. ll giovane infatti è stato arrestato con il biglietto del treno in tasca mentre si recava in stazione. Serviva un colpevole immediato per puntellare il teorema dei violenti infiltrati nei cortei.
A distanza di giorni però non sono emerse le conferme tanto attese e forse per questo la procedura si è arenata: non ci sono foto o immagini che identificano lo studente tra le persone che hanno incendiato il furgone nonostante la scena sia stata immortalata in centinaia di foto e ripresa da più angolazioni. Anche il contenuto delle due intercettazioni resta dubbio ed è singolare che le bobine si trovino ancora presso i carabinieri di Ariano Irpino e non a Roma, sede titolare dell’indagine. All’avvocato Sergio Acona non è ancora pervenuta l’autorizzazione per ascoltarle: «La trascrizione della prima – ha spiegato il legale – non fornisce elementi univoci», in sostanza non consente di stabilire che Vecchiolla abbia partecipato all’incendio del mezzo blindato. Nella seconda, «ci sono molti punti di sospensione o parole indicate come incomprensibili». Frasi estrapolate e spezzettate all’interno di un discorso ancora tutto da verificare. La stessa scontata convalida della custodia cautelare pronunciata dal gip di Chieti non ha aggiunto elementi nuovi. Il magistrato si è limitato a confermare la detenzione per tentato omicidio, devastazione e resistenza a pubblico ufficiale, dichiarando al tempo stesso la propria incompetenza. Ora tocca alla procura di Roma che però va a rilento.
Intanto Leonardo, Chucky per gli amici, è in sciopero della fame e della sete. Nel corso dell’interrogatorio ha descritto il suo abbigliamento nel corteo e chiesto che venissero fatte indagini per accertare la sua esatta posizione: «Identitificatemi in mezzo alla piazza e vedrete che non sono io quello che ha dato fuoco o era vicino all’autoblindo», ha detto. Precisando di essere stato solo spettatore della scena da una certa distanza, insieme ad altre migliaia di persone. Ha spiegato anche che il giovedì precedente aveva  partecipato al presidio sotto Banca d’Italia. Poi era rimasto con gli “accampati” in via Nazionale, sulla scalinata del palazzo delle Esposizioni, fino al sabato successivo quando si è aggregato allo spezzone di corteo partito dalla Sapienza.
Quanto ai suoi «precedenti», tanto sbandierati come un’intrinseca prova di colpa, riguardano la partecipazione alla proteste contro lo sversamento dei rifiuti napoletani in una discarica della sua città. In quella circostanza venne identificato insieme ad alcuni sindaci, tra cui quello di Ariano Irpino, ed alcuni avvocati del posto.
In sua difesa è giunto anche un comunicato dell’associazione “Ariano in movimento”, animata dai Giovani comunisti, nonché l’intervento di Riccardo Di Gregorio, capogruppo di Rifondazione alla provincia di Chieti. Intanto il numero degli arrestati per gli scontri del 15 ottobre è salito ancora con l’arresto, ieri mattina, di 5 minorenni per resistenza pluriaggravata e danneggiamento. Per loro, tutti liceali e incensurati (due risiedono a Guidonia, due nel quartiere di San Paolo ed uno ad Ardea) sono è stataa disposta la custodia cautelare ai domiciliari. I 5 erano stati bloccati dagli agenti di polizia in via Merulana, in una zona dove erano stati dati alle fiamme alcuni cassonetti della spazzatura, ma poi rilasciati per la minore età.

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