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Egitto: Maikel Nabil Sanad sta morendo in carcere.

7 ottobre 2011 7 commenti

La storia di Maikel Nabil Sanad sta iniziando a scuotere l’Egitto, l’Egitto dei movimenti rivoluzionari, dei giovani di piazza Tahrir e di tutti quelli che credono che la rivoluzione sia solo all’inizio.
Parlavamo pochi giorni fa di come si incazzano molti militanti egiziani nel sentir parlare di rivoluzione dei social network, pensando siano stati quelli a portare in piazza quella marea umana che ha provato a spazzare via tutto, riuscendo solo nella prima parte dei suoi obiettivi.

Maikel Nabil durante le mobilitazioni a piazza Tahrir

Non è certo la rivoluzione di twitter o dei blogger, ma la repressione del Consiglio Supremo delle Forze Armate sta colpendo a muso duro anche loro, con sentenze fino a quattro anni di carcere anche per una sola pagina online.
Lo stesso Consiglio Supremo che ha garantito la transizione e che nei primi giorni di rivoluzione s’è schierato quasi immediatamente dalla parte della popolazione e della sua rabbia.
La storia del blogger Maikel Nabil nasce con il suo arresto a marzo, quando fu accusato di insultare i militari attraverso il suo blog e di diffondere informazioni false: fu proprio Maikel il primo a far uscire pubblicamente la notizia del test della verginità per le donne che venivano fermate dalle forze di sicurezza, cosa che poi furono costretti ad ammettere.
Ventiseienne, fu additato in diretta televisiva proprio dallo stesso Ismail Etman,a capo del “moral affairs department” ( mi rifiuto di tradurlo) come uno che si era azzardato ad usare un linguaggio inappropriato per diffamare l’esercito. Trasferito subito nel famigerato carcere militare di Hikestep, nella periferia del Cairo, è stato picchiato ferocemente fino alla sentenza a tre anni, due settimane dopo, dopo la quale è stato trasferito nella prigione di Qalubeya ad El-Marg, in regime di totale isolamento.
Il suo reato è stato scrivere e diffondere i comportamenti del Consiglio Supremo e i loro abusi,
il suo reato è stato scrivere e dire la verità, per far uscire quello che subivano le donne tratte in arresto o anche solo fermate nei pressi di una mobilitazione.

Ora sta morendo.
Dal 23 agosto ha iniziato un rigido sciopero della fame contro il suo regime di isolamento e in solidarietà con tutti coloro che in questi mesi dalla caduta di Mubarak sono passati per i tribunali militari. L’udienza d’appello del 4 ottobre, tenutasi già con un Maikel moribondo al 43esimo giorno di sciopero della fame in cui si sarebbe dovuta chiedere la sua liberazione, è stata arbitrariamente spostata di una settimana.
La famiglia, i compagni e gli amici di Maikel hanno il terrore che non arrivi vivo all’udienza, viste ormai le condizioni in cui versa.
Le manifestazioni in sua solidarietà fuori dal tribunale sono state immediatamente attaccate dalle forze di sicurezza, che hanno compiuto quattro arresti e sequestrato tutto il materiale video dei giornalisti presenti: ogni manifestazione contro i tribunali militari egiziani viene immediatamente repressa da chi dovrebbe garantire la cosiddetta transizione alle elezioni farsa di fine novembre.

Con i lavoratori egiziani,
con i prigionieri, con tutti i compagni di quella grande terra che giorno dopo giorno stanno portando avanti la loro rivoluzione.
Per la liberazione immediata di Maikel e di tutti i prigionieri politici.
Si doveva discutere

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Aggiornamenti dalle carceri israeliane: DIFFONDIAMOLI

7 ottobre 2011 3 commenti

Il 27 settembre è iniziato uno sciopero della fame dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, per chiedere la fine delle condizioni di detenzione che in migliaia vivono, per chiedere la fine dell’isolamento per Ahmad Sa’adat e la fine delle politiche repressive nei confronti dei familiari e dei visitatori dei prigionieri, costretti a subire costanti vessazioni che spesso rendono impossibile anche solo un’ora di colloquio al mese con i propri cari in regime di detenzione, nelle carceri di un paese occupante.
Chiedono la fine degli abusi durante le traduzioni da un carcere all’altro e molto altro, oltre che la solidarietà internazionale e la diffusione delle notizie sulla lotta che stanno portando avanti, sul proprio corpo, l’unica cosa a loro disposizione.

Ovviamente le autorità israeliane e i funzionari del dipartimento che gestisce le carceri nel paese dell’Apartheid hanno risposto aumentando la violenza psicologica e le condizioni dei detenuti: dal carcere di Nafha i detenuti politici palestinesi raccontano delle minaccie subite sulla negazione dei colloqui con i familiari. Per ogni giorno di partecipazione allo sciopero della fame ci sarà un mese di divieto di incontro con i propri cari. In molti sono stati trasferiti in altri carceri, di cui ancora non si riesce a conoscere il nome.
I membri del F.P.L.P hanno subito tutti il trasferimento in celle di isolamento e la confisca di tutti i loro beni personali, compresi i propri vestiti.
Durante una visita con le famiglia le autorità delle prigioni dell’occupante israeliano hanno sequestrato i documenti di identità di tutti i loro familiari dando come motivazione proprio la partecipazione allo sciopero della fame, che li precluderà per mesi a qualunque incontro, compreso quello con il proprio avvocato.
Nella prigione di Asqelan infatti è stato vietato l’accesso ad un’avvocato che doveva visitare i prigionieri Ahed Abu Ghoulmeh, Allam Al-Kaabi e Shadi Sharafa: gli è stato comunicato che in quanto partecipanti all aprotesta, non potranno incontrare i loro avvocati, non si sa fino a quando.

Oltre ai prigionieri militanti del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, che hanno iniziato questa mobilitazione in nome del loro rappresentante Ahmad Sa’adat (detenuto a Gerico) si stanno unendo molti altri prigionieri, come alcuni componenti di Fatah, tra cui quelli che hanno il triste primato di essere da più tempo in regime di detenzione: Fakhri Barghouti entrato nelle carceri israeliane 34 anni fa, ed Akram Mansour,malato di cancro, detenuto da 33 anni.
Anche molte donne prigioniere stanno partecipando alla lotta: Sumoud Kharajeh, Linan Abu Ghoulmeh, Duaa Jayyousi e Wuroud Kassem sono state trasferite in isolamento totale mentre Linan Abu Ghoulmeh è stata messa in regime di detenzione amministrativa in modo totalmente arbitrario.

PER SEGUIRE GLI AGGIORNAMENTI: The Campaign to Free Ahmad Sa’adat

DIFFONDIAMO QUESTA NOTIZIA, CREIAMO SOLIDARIETA’ ANCHE PER I PRIGIONIERI PALESTINESI, PROPRIO ALLA LUCE DELLE DISCUSSIONI SULLO STATO PALESTINESE.
NON PUO’ ESSERCI STATO SENZA LA LIBERAZIONE DI TUTTI I PRIGIONERI,
SENZA IL DIRITTO AL RITORNO DI TUTTI I PROFUGHI,
SENZA LA FINE TOTALE E DEFINITIVA DEL REGIME DI APARTHEID,
SENZA LA CANCELLAZIONE DELL’OCCUPAZIONE MILITARE E L’ABBATTIMENTO DEL MURO DI SEPARAZIONE E DEGLI INSEDIAMENTI.
PALESTINA LIBERA.

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