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Archive for gennaio 2012

“Domhnach na Fola” : l’indimenticabile Bloody Sunday, 40 anni fa

30 gennaio 2012 3 commenti

Riporto da InfoAut e dalla splendida rubrica che portano avanti,
giorno dopo giorno, per ricordare quei pezzi di carne nostra rimasti sul selciato. E oggi allora ci trasferiamo in Irlanda, nella giornata più brutta della storia ribelle di quelle strade: quella domenica sanguinosa che si portò via 13 persone, grazie al piombo inglese, che non aveva certo remore nello sparare per uccidere.
Poche righe per descrivere quella giornata e ciò che accadde successivamente, quando quei 13 ragazzi furono vendicati…nell’OperazioneOgro irlandese…

13 gone and not forgotten

La mattina del 30 gennaio dal quartiere di Bogside si muove una gran folla. È stata indetta una manifestazione dal NICRA (Northern Ireland Civil Rights Association) e studenti, lavoratori e anzianirepublicans si stringono nel freddo di quell’inverno a rivendicare parità di diritti con gli anglicani fedeli alla corona. Perché nella Derry (Londonderry la chiamano gli invasori) del ’72 per avere un lavoro o una casa popolare fa una bella differenza se sei cattolico e discendi da irlandesi, o se nelle tue vene scorre il sangue dei coloni inglesi. Può ancora avere un senso scendere in piazza, dimostrare che il partito repubblicano, il Sinn Fein, ha dei consensi ben maggiori rispetto a quella manciata di voti che le truffe elettorali lealiste gli concedono. Allora quel giorno dal Bogside non partono solo gli infiammati ragazzi dell’IRA, il 30 gennaio si sta tutti assieme.

Il governo inglese ha però deciso che quel giorno darà l’esempio. A Londra si sono stancati dei delinquenti dell’Irish Republican Army che ripetutamente mettono in discussione il potere costituito in Ulster, attaccando la polizia e facendo saltare in aria fabbriche e nodi economici del paese: il 30 gennaio si spara. Il primo battaglione paracadutisti britannico viene inviato a Derry per motivi di ordine pubblico, lascerà per terra 13 civili, un altro morirà di lì a poco per ferite d’arma da fuoco.
Non ci interessa qui ripercorrere le inchieste che la Corona Inglese utilizzò per lavarsi pubblicamente quei morti dalla coscienza, ma bensì quella traccia di odio, pulsante, che governi e polizie non sapranno mai cancellare. E l’odio che generarono i 14 di Derry fu tanto e ancora oggi porta i suoi segni. Tra i ragazzi del Bogside divenne palese che una scesa in campo democratica non avrebbe più potuto avere un senso, e il numero di militanti dell’IRA aumentò vorticosamente.

Sette anni dopo, il 27 agosto 1979, l’IRA fece saltare in aria il cugino della Regina Lord Luois Mountbatten con tre suoi accompagnatori, e 18 soldati inglesi a Warrenpoint, nella contea di Down. Quella sera stessa a Belfast, lungo la Falls Road, apparve una scritta che diceva: “13 gone and not forgotten, we got 18 and Mountbatten.”

L’Aquila: archiviate le denunce per l’occupazione dell’autostrada, ma ne restano molte altre. Come in ValSusa, la repressione colpisce chi lotta per il proprio territorio

26 gennaio 2012 Lascia un commento

Archiviate le denunce per occupazione dell’autostrada
Ma i tentativi di reprimere la dignità e chi prova a resistere sul territorio aumentano come la non trasparenza della “ricostruzione”. Una storia simile al TAV…
I procedimenti giudiziari che riguardavano l’occupazione dell’autostrada avvenuta il 16 Giugno 2010 durante una manifestazione di 20 mila persone (video), sono stati archiviati. Pubblichiamo qui sotto in esclusiva gli atti dell’archiviazione.
Le denunce che a L’Aquila colpiscono movimenti e società civile rimangono comunque moltissime, una sessantina, e tutte le altre – a differenza di questa dell’autostrada – non coinvolgono politici di professione, rappresentanti istituzionali.
Il 23 Febbraio ci sarà il primo processo per i fatti avvenuti a Roma lo scorso 7 Luglio 2010 (leggi l’articolo e il comunicato di 3e32) e il prossimo 10 Aprile inizierà quello sull‘occupazione di CaseMatte.

Denunce che vogliono colpire un movimento che si è sempre dimostrato determinato, ma civile, nonostante si sia scontrato con all’incalzare di cricche senza scrupoli dotate di copertura politica; con il dramma del dopo-terremoto e della non ricostruzione, con le risate degli sciacalli e degli uomini dal potere assoluto di speculazione come Guido Bertolaso e con quelli incapaci di far rispettare le competenze locali e i diritti della cittadinanza come il sindaco Massimo Cialente.
Oggi assistiamo agli arresti che colpiscono alcuni esponenti del movimento no-tav. Quando si cerca di difendere ostinatamente il proprio territorio dalla violenza di questo Stato, che pensa solo alle grandi opere e agli interessi delle solite cricche, succede questo. Qui potete leggere il comunicato del comitato 3e32 in loro solidarietà.
Non si può nascondere però, ragionando proprio su questi arresti, un certo timore verso le strategie della repressione poliziesca. Repressione poliziesca che a L’Aquila fa la spola con una sistematica mancanza di trasparenza nella ricostruzione e nella destinazione dei fondi, come dimostrano ormai centinaia di documenti.
Ci teniamo a divulgare quindi delle informazioni che riguardano alcune nomine sul nostro territorio già infestato dai commissariamenti e pieno zeppo di carriere, che si fanno o riprendono il proprio corso, sdoganandosi qui a L’Aquila, o meglio sull’Aquila e sulla pelle di chi prova a viverci con dignità.
Tutto inizia proprio il 6 Aprile 2009 poco dopo la scossa disastrosa. Quel giorno con una certa sorpresa viene nominato prefetto di L’Aquila un uomo dei servizi segreti, ex direttore del sisde (poi ribattezzato AISI) Franco Gabrielli.
Dal 1° Maggio 2009 al 31 gennaio 2010 Gabrielli è stato anche Vice Commissario Vicario dell’Emergenza Abruzzo, al fianco del Commissario Guido Bertolaso. Nel novembre 2010 Gabrielli, che da prefetto di L’Aquila aveva il compito di controllare l’operato della protezione civile e i soldi da questa gestiti a L’Aquila, prende casualmente il posto di Guido Bertolaso a capo della protezione civile (leggi anche qui).
Durante il suo mandato fa in tempo invece a dare i primi segnali di repressione verso i movimenti e la cittadinanza attiva, minacciando l’uso della forza e facendo partire i primi strumentali procedimenti giudiziari anch’essi oggi in via di archiviazione (anche la stampa locale ha partecipato alla stupidità della vicenda). Si tinge però di ridicolo con l’ormai famoso “sequestro delle carriole” che va a inscriversi nel suo curriculum accanto alla caccia alle Br.

In prefettura a sostituire Gabrielli arriva Anna Maria Iurato, nominata nonostante al momento della sua scelta fosse presente nella lista anemone, una lista in cui compaiono destinatari di interventi di ristrutturazione in cambio di favori politici.

Il prefetto Iurato, poco dopo la sua nomina, viene indagata dalla Procura di Napoli su alcuni appalti per la sicurezza, in cui è chiamata in causa anche Finmeccanica ed alti funzionari dello Stato. Appalti per la sicurezza come la costruzioni di caserme e la realizzazione di impianti per la videosorveglianza, che i magistrati ipotizzano siano stati aggiudicati in maniera illecita.
In particolare c’è un appalto da 37 milioni di euro per il centro elaborazione dati della polizia di Capodimonte, che è stato aggiudicato alla Elsag Datamat società del gruppo Finmeccanica, scelta anche per gestire i sistemi informatici del G8 di L’Aquila. Tra i dirigenti dell’azienda compare anche il marito del prefetto dell’Aquila Giovanna Iurato.
La Iurato è ancora oggi al suo posto.

Avvicendamenti nel frattempo invece ci sono stati in seno alla questura. Avvicendamenti che purtroppo riguardano sempre poliziotti condannati per violenze o altri reati commessi contro i movimenti.
Appena lo scorso dicembre 2011 Fabio Ciccimarra è divenuto nuovo capo della squadra mobile di L’Aquila guadagnandosi anche la promozione di “vice-questore aggiunto”. Nel riportare la notizia il quotidiano il centro omette un’informazione di pubblico interesse importante, operazione non concessa ai comuni mortali.
Ciccimarra è stato arrestato e poi nel maggio 2010 condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per sequestro di persona nell’ambito delle violenze avvenute a Napoli il 17 Marzo 2001 a termine delle manifestazioni per il global forum (leggi anche qui). Insieme a dei colleghi portò nella caserma “Raniero Virgilio” di piazza Carlo III, 85 ragazzi dove li tennero per ore, insultandoli e minacciandoli.
Ciccimarra è stato indagato anche per le violenze avvenute qualche mese dopo Napoli, nella tristemente famosa vicenda della mattanza della scuola Diaz di Genova (leggi anche qui) per la quale è stato condannato in appello nel Maggio 2010 l’ex capo della mobile di L’Aquila, Salvatore Gava rimasto in servizio nel capoluogo abruzzese fino a Novembre 2010.
Salvatore Gava, è accusato di aver redatto un falso verbale d’arresto per 93 persone, in cui si attestava il ritrovamento e il sequestro delle famose bottiglie molotov che, in realtà, erano state trovate altrove, e non nella scuola Diaz.

Dal Sito: MediaCrewCaseMatte

ARRESTI NOTAV: attacco in tutta Italia

26 gennaio 2012 4 commenti

AGGIORNAMENTO ORE 15.45: MAYA, UNA DELLE COMPAGNE ARRESTATE, E’ STATA APPENA TRADOTTA NEL CARCERE DELLE VALLETTE DI TORINO, MALGRADO SIA AL SETTIMO MESE DI GRAVIDANZA E A 6 MESI DAL REATO CONTESTATOLE!
MALEDETTI MALEDETTI MALEDETTI.
LASCIATELA USCIRE SUBITO: LASCIATE USCIRE QUEL PANCIONE DAL CARCERE ORA! CAZZO!!
BASTARDI MALEDETTI BASTARDI!

Poche righe, di una notizia che tanto sapete tutt@, visto lo spazio dato dall’informazione mainstream.
Arresti in tutta Italia: una maxioperazione di quelle da copione, con pettorina lucidata e incursioni notturne in decine di appartamenti in tutto lo stivale.
Repressione pesante contro un movimento che più volte ha dimostrato di non aver certo paura delle conseguenze: un movimento orgoglioso e forte che mai s’è lasciato intimidire dalle accuse e dalle condanne di uno stato che reagisce alle proteste di un’intera popolazione,
con retate e arresti!

Poche le notizie reali sui numeri e i nominativi degli arrestati: che da Torino sono arrivati fino in Sicilia. A Roma per ora si parla di due fermi..
proverò ad aggiornare appena posso con tutte le notizie possibili.
Intanto ascoltate RADIOONDAROSSA o RADIOBLACKOUT :
alle 14.30 conferenza stampa NOTAV …
seguite gli aggiornamenti sul sito notav.info

SOLIDARIETA’ AGLI ARRESTATI,
LA LOTTA NON SI TOCCA, LA VALLE TANTO MENTO
A SARA’ DURA! MALEDETTI
Qui il mio racconto di quella giornata, il 3 luglio, per cui sono partiti gli arresti.

Egitto: J25 e le mobilitazioni di solidarietà dall’Italia

24 gennaio 2012 2 commenti

A quest’ora, lo scorso anno, anche e soprattutto coloro che sapevano di scendere in piazza il giorno dopo,
al Cairo, non avrebbero mai pensato che non sarebbero più tornati a casa.
Io pochi giorni dopo mi son precipitata in quell’immensa piazza Tahrir, ed erano ancora tutti là, dopo più di dieci giorni.
Tutti al Cairo, tutti a Mahalla al-kubra, tutti a Bur Said … nei luoghi dell’Egitto in rivolta che m’hanno accolto,
la sola cosa che risuonava immensa ed unanime era IRHAL (vattene) e A CASA NON TORNIAMO, FINCHE’ TUTTO NON SARA’ CAMBIATO.
A casa poi sono inevitabilmente tornati, e non tutto era cambiato, anzi, pochissimo.

L’affidare nelle mani di un esercito colluso e braccio armato del regime da quarant’anni non è stato certo il gesto più lungimirante,
ed è per questo che domani sarà solo una data, una tappa importante per ricominciare dagli stessi marciapiedi che non si pensava mai di calpestare così in tanti, diversi, tutti insieme.
E domani quella piazza sarà di nuovo piena, e non sarà solo lì a festeggiare il suo nuovo presidente… anzi.
La piazza probabilmente lì rimarrà, finchè l’esercito non tenterà per l’ennesima volta di spazzarla via.

Ed io sono con loro: con gli egiziani che sanno di essere solo all’inizio, con gli egiziani più orgogliosi e incazzati dello scorso anno,
e più belli, perchè son stati 365 giorni di consapevolezza, di scioperi, di crescita, di collettivizzazione, di lotta…

Anche Roma e il resto dell’Italia avranno diverse piazze organizzate per portare una rumorosa solidarietà al popolo egiziano,
non contento del suo primo pezzo di rivoluzione, non soddisfatto.
A Roma, dalle ore 17, un presidio sarà presente a Piramide, di cui potete leggere QUI il volantino.
Mentre domani mattina su Radio 3 potrete ascoltare direttamente le voci di Piazza Tahrir, registrate negli ultimi mesi e soprattutto nelle mobilitazioni di novembre, represse nel sangue dal Consiglio Supremo delle Forze Armate che domani gestirà l’organizzazione dei festeggiamenti serali. “I volti di tahrir” è un lavoro eccellente di Marco Pasquini, che vi consiglio di ascoltare, che trasmette la rabbia di chi aveva creduto di avercela fatta,  la rabbia di chi non si aspettava di nuovo carcere e tortura,
di chi pensava di aver smesso di seppellire i propri compagni uccisi dal piombo di stato.

Venerdì pomeriggio invece ci si incontra alla SNIA per questa splendida iniziativa:
UN ANNO DI RIVOLTE NEL MONDO ARABO: LE PIAZZE, I MOVIMENTI, LA STORIA.

Gennaio 2011: milioni di persone si mettono in movimento, scioperano, occupano le strade, tengono la piazza. Cade Ben Ali. Cade Mubarak. Il Mediterraneo si accende.

La gioia delle popolazioni arabe per le enormi prospettive di cambiamento e liberazione dall’oppressione dopo pochi mesi viene strozzata. Mentre si concludono processi elettorali che vogliono comunicare al mondo che ora c’è la democrazia, il controllo asfissiante e la dura repressione non cessano. Intanto le bombe della NATO hanno chiarito che l’Occidente non è intenzionato a cedere di un passo nella tutela dei sui interessi economici.

Come e chi ha seminato il germe della protesta generalizzata? Come e chi ha tentato e tenta ancora di bloccare il processo di emancipazione esploso solo pochi mesi fa? Chi è ancora sulle barricate e chi vuole tornare in piazza?

Venerdì 27 gennaio presso il CSOA eXSnia apriamo un ciclo di incontri partendo dall’Egitto.
Proiezioni, riflessioni e testimonianze dei protagonisti delle lotte, con collegamenti da Il Cairo, la piazza Tahrir che per l’anniversario del 25 gennaio ricorda i suoi “martiri” e rilancia la sfida alle forze contro-rivoluzionarie.
Dal vivo le rime del rapper egiziano MC DEEB, in tour in Europa, una delle voci della rivolta egiziana.

PROGRAMMA

Ore 18:00 – dibattito

introduzione e moderazione: Africheinmovimento (RadiOndarossa)
Il ruolo del movimento operaio in Egitto con Ilaria Lolini
Voci dal campo con Marco Pasquini dal Cairo e alcuni protagonisti del conflitto
La rivolta…Le rivolte. Il mondo arabo in movimento con Wasim Dahmash

Dalle 20:30 Cena araba
Ore 21:00 proiezione del film “Tahrir – Liberation square” di Stefano Savona, 2011 – 90′
Cairo, febbraio 2011. Tahrir è un film scritto con i volti, con le mani, con le voci di chi stava in piazza. La prima cronaca in tempo reale della rivoluzione, a fianco dei suoi protagonisti.

22:00 Arabic Hip Hop live (sot. 3 €)
da Il Cairo per la prima volta in Italia
MC DEEB
presenta Cairofornia EP

QUI il resto del materiale sull’Egitto pubblicato e prodotto da questo blog.

Solidarietà a chi è privato della libertà: presidio a Regina Coeli

23 gennaio 2012 1 commento

A tre mesi di distanza dalla giornata del 15 Ottobre, c’è ancora chi continua a scontare la repressione degli apparati giudiziari dello Stato.

Foto di Valentina Perniciaro _sbarre e privazione di libertà_

6 ragazzi, di cui 5 minorenni, sono denunciati a piede libero, in 9 si trovano agli arresti domiciliari, due ragazze hanno gli obblighi di firma, mentre Giovanni, condannato a 3 anni e 4 mesi, resta ancora rinchiuso in carcere.
Nonostante l’accanimento giudiziario nei confronti delle persone arrestate e la gogna mediatica montata ad arte su quella giornata, chi crede sia indispensabile ribellarsi allo stato di cose attuali ha espresso tenaciemente la propria solidarietà: le iniziative a supporto delle spese legali e a sostegno di chi è recluso, i presidi e i saluti dinanzi ai carceri di regina coeli e rebibbia, la presenza nelle infami aule dei tribunali durante i processi sono i gesti che disegnano il volto comune di tutti/e coloro che quotidianamente vogliono rompere le mura dell’indifferenza.

Per continuare a tenere viva la solidarietà nei confronti dei denunciati della giornata del 15 ottobre e per non lasciare solo o sola chi continua ad essere rinchiuso dentro una cella maledetta,
lanciamo un appuntamento per sabato 28 Gennaio, alle ore 13, durante l’ora d’aria dei detenuti del carcere di Regina Coeli, al faro della Passeggiata del Gianicolo.
Microfono aperto e casse puntate verso Regina Coeli, per farci sentire da Giovanni e da tutti coloro che che sono privati della loro libertà.

Affinchè le persone non finiscano dove comincia il carcere, la solidarietà è un’arma.

Libertà per tutti/e

Grecia: la rivoluzione è d’acciaio e zucchero. Lo sciopero delle acciaierie e l’occupazione di una famosa pasticceria

23 gennaio 2012 1 commento

Sarà il più martoriato dei paesi che stanno subendo la crisi economica, l’austerity imposta dai “mercati internazionali” che spezza la normale vita economica di tutti gli strati del paese,
sarà il paese che sta sfiorando il baratro in modo sempre più pericoloso,
ma ogni volta che #stavitademerda mi permette di trovare il tempo di scovare notizie dalla Grecia,
il mio cuore si riempie di gioia.
Di quella gioia fatta di collettività, di sudore e organizzazione, di costruzione di percorsi d’autonomia, fondamentalmente di  lotta di classe,
quella che da quest’altra parte del mare (un mare piccolo piccolo che sembra immenso) abbiamo rimosso.
Seppellita sotto tonnellate di riformismo, di sindacalismo colluso,
di complottismo, di giustizialismo, di grettezza politica
di incapacità di canalizzare energie e trovare il coraggio di portare avanti le battaglie come si devono portare avanti:
con il coraggio di chi non ha niente da perdere, e vorrebbe TUTTO da conquistare.
Ma non è aria, qui.
No.

Ma la Grecia sta prendendo la strada giusta: sta cercando di prendersi con la forza quello che con molta più forza è stato strappato via.
E lo fa riallacciando la corrente illegalmente alle famiglie che non possono pagare la tassa di proprietà,
lo fa espropriando supermercati di grandi catene e ridistribuendo il cibo preso nei mercati rionali,
lo fa portando solidarietà ai detenuti,
lo fa portando in piazza 15.000 lavoratori delle accierie staccati da qualunque sindacato sempre e comunque colluso e parte integrante dell’indotto di stato di sfruttamento e tagli.
Il piano di Manesis, capo delle acciaierie, caratterizzato dal terrore imposto dai continui licenziamenti e dalla proposta di lavoro a turnazioni, è stato bloccato dalla
tenacia e dalla forza dei lavoratori, che hanno oltretutto trovato un vero e proprio fiume di persone  pronte a portare la loro solidarietà.
I volantini dei lavoratori delle acciaierie parlano chiaro, come quelli di studenti, immigrati, disoccupati:
la chiamata è generale, è ad una lotta di classe contro potere, che sia composta, foraggiata e alimentata da tutte le componenti di sfruttati ed emarginati del paese:
chiama a raccolta studenti, precari, dipendenti pubblici, disoccupati, migranti, clandestini, cittadini e nomadi…
tutti uniti, verso un’organizzazione rivoluzionaria capace di soverchiare il sistema,
così com’è.
Mi si riempie il cuore nel leggere i loro volantini, lo ribadisco emozionata.
• Un’altra notizia “greca” ci arriva da Salonicco, battagliera città, dove i lavoratori di una famosa pasticceria (è una catena con negozi in tutto il paese) “Hatzis”, hanno deciso di occupare il negozio nel quartiere di Kalamaria, dopo che da dicembre combattevano per cercare di ottenere i 5 precedenti mesi di salario, oltre che i bonus economici previsti nella mensilità di dicembre.
Una storia che va avanti da alcuni mesi e che ha dell’irreale visti gli ultimi 5 anni di fatturato della pasticceria e il maldestro tentativo (che sicuramente riuscirà) di puntare al fallimento approfittando della crisi nel paese, per evitare di
pagare i milioni di debiti accumulati con le assicurazioni pubbliche.
Basterebbe fallire, cambiar nome alla società e tutti i debiti, per primi quelli con gli stessi lavoratori, spariranno nel nulla.
Alla luce di ciò negli ultimi mesi i licenziamenti sono stati tanti, rimpiazzati con lavoratori “fantasma”, privi di regolari contratti o con l’obbligo di una precedente firma di “dichiarazione volontaria di licenziamento” che permettono al padrone di non pagare le indennità a chi viene licenziato.
Sono 400 euro al mese per turni fino a 12 ore di lavoro: questo è.

tanto che, come ormai per tradizione in quel paese, il padrone sta iniziando a tremare.
I suoi locali sono bloccati e occupati: al secondo giorno di occupazione la polizia ha fatto irruzione arrestando otto persone, tra cui 4 lavoratori e altri 4 solidali:
la cosa non ha minimamente fermato la mobilitazione.
La lotta continua…alla faccia del padrone, di Manesis e di quelli come loro.

Siria: le poesie dal carcere di Faraj Bayraqdar

23 gennaio 2012 1 commento

(di Elena Chiti) da www.sirialibano.com
Torna di attualità Faraj Bayraqdar. Non che abbia mai fatto le prime pagine dei giornali. Certo non in Siria. Ma questo poeta originario di Homs e attualmente residente in Svezia ha fatto parlare di sé. O almeno storcere la bocca alle autorità siriane, che nel periodo della sua detenzione – di fronte alle voci di protesta che, soprattutto dall’estero, reclamavano la liberazione del poeta – sono arrivate a negare la sua stessa esistenza.

Faraj Bayraqdar, accusato di affiliazione al partito comunista, ha scontato quasi quindici anni (dal marzo 1987 al novembre 2000), visto che gli ultimi 14 mesi gli sono stati graziosamente abbonati dal regime, in cambio di una sua rinuncia a qualsiasi forma di militanza politica.
Ma non è bastato. Nel 2003, quando Bayraqdar – da uomo libero – si è rivolto all’Unione degli Scrittori siriani (Ittihâd al-Kuttâb al-Suriyyîn) perché gli pubblicassero Anqâd (“Rovine”), raccolta di poesie scritta negli anni vissuti da carcerato, si è sentito rispondere che, malgrado l’intrinseca qualità dei versi (espressamente riconosciuta nei rapporti dei due comitati dell’Unione incaricati della lettura), la raccolta era impubblicabile perché contenente molte poesie suscettibili di “nuocere al sentimento nazionale e al senso di appartenenza alla patria” (isâ’a ilâ al-fikr al-qawmî wa’l-intimâ’ ilâ al-watan).
Traduco qui sotto tre delle poesie più nocive, tratte dalla raccolta Anqâd (“Rovine”), con cui l’editore libanese Al-Jadîd apre il suo catalogo del 2012, presentato al Salone del Libro arabo di Beirut.

***
Giro (Titolo originale: Dawarân)

In esilio
sei tu che giri
intorno alla maledizione
in carcere
è la maledizione
che gira
intorno a te.

Carcere di Sednaya, 1995

***

Miseria (Titolo originale: Faqr)

Dio ha
un inferno di cui andare fiero
che miseria!
Non ha niente
di paragonabile al carcere di Tadmor
né di Mazza
o Adra
e nemmeno Sednaya.

Carcere di Sednaya, 1996

***

Matrioska siriana (Titolo originale: Mâtrûshkâ sûriyya)

Se il cielo è un velo
la terra è un velo
il mio paese è un velo
il carcere è un velo
il silenzio è un velo
la poesia è un velo
e io sono un velo
come faccio a vedere Dio
e Dio a vedere me?

Carcere di Sednaya, 1997

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