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Archive for 28 agosto 2013

Carlo Picchiura, un altro ricordo (e info sui funerali)

28 agosto 2013 2 commenti

I funerali di Picchio saranno oggi, mercoledì 28 agosto, presso la camera ardente dell’ospedale Bellaria di Bologna dalle 12.30 e non oltre le 15.

Pubblico un ricordo di Picchio, dopo il post scritto da Davide Steccanella che ricostruiva un po’ il suo percorso.
Queste righe invece tremano di un altro tipo di tensione, son righe tra fratelli e compagni di lotta e carcere,
son righe struggenti che non riesco a non leggere senza sentirle dentro,
come ci fossi stata anche io in quelle celle, a rosicchiare la libertà con le parole e gli occhi.

Scritte da Salvatore Ricciardi, che da poco ha finito di scontare i suoi ergastoli e si è potuto riappropriare totalmente della sua vita, vi consiglio di leggerle… e se non l’avete fatto andate in libreria a prendere Maelstrom,
il suo libro, che racconta lotta e galera, come pochi altri libri hanno saputo fare.

Ciao Picchio,
la terra per te sarà lieve e fresca, come brezza di mare.

Al compagno, all’amico al fratello Carlo Picchiura che ci ha lasciato in questi ultimi giorni di agosto.

Ciao Carlo, aspettiamo un po’; aspettiamo che il chiacchiericcio si plachi, che la cronaca vada oltre, per rivivere con te alcuni momenti dei tanti –non-liberi- passati insieme nelle carceri speciali. Che non succeda, come nel ricordare Prospero quando anche lui ci ha lasciati, che si innalzi uno schiamazzo malsano. Lor signori “democratici” ritengono disdicevole che noi, i sovversivi, i terroristi, i rivoluzionari, si ricordi con amore chi ci ha accompagnato in questa tratto di strada sconnesso e accidentato. Non sopportano che tra noi, “i cattivi” ci si possa scambiare ricordi affettuosi!

A te “Picchio” le cronache ti hanno ignorato. Non ti ritenevano un “capo”, un “comandante”, hanno deciso così. D’altronde eri proprio tu a ricordarmi di non rincorrere gli schiamazzi; eri tu quello che nella stessa cella, a Trani e poi –trasferimento punitivo- a Badu’ ‘e Carros, nel momento di massima durezza, o ancora nel super-carcere di Novara, mi dicevi di aspettare che i rumori di fondo si placassero e, con calma, pensare a cosa fare. Questo mi hai insegnato Carlo, ad essere paziente, anche quando tutto intorno c’era agitazione, nervosismo iperattivo, perché – si diceva- se non si interviene subito con una posizione politica chissà cosa penseranno questi o quelli! E tu dicevi, lascia che pensino quello che vogliono, tanto poi la realtà si muove per suoi tragitti, non da retta alle chiacchiere. Eccoci qui ancora a discutere: in questo io ti criticavo di essere un po’ troppo “determinista”. Ma tu la finivi lì la polemica e mi portavi alla finestra dove tra le sbarre si intravvedevano rettangoli di cielo azzurro attraversati dal saettare del volo degli uccelli, sempre tanti a Nuoro. Erano in prevalenza Falconiformi  che i sardi chiamavano “poiane”, ma tu mi facevi notare le differenze tra l’uno e l’altro, l’astore, il gheppio, il falco pecchiaiolo, il capovaccaio spiegandomi che per riconoscerli bisognava osservare attentamente le “remiganti”, quelle penne al termine delle ali che ne sono il settore portante. Forse non sono esatto, faccio degli errori nei nomi e nella descrizione del volo dei rapaci, ma, caro “Picchio”, le abbiamo interrotte le lezioni, non le abbiamo potute continuare da quando ci siamo lasciati alle spalle quei luridi tuguri chiamati carceri. Tu sei tornato nel tuo Veneto per poi portarti a Bologna per lavoro, io sono tornato a Roma e le regole impedivano a ciascuno di lasciare il “comune di residenza”. Poi, improvvisa e inaspettata, la malattia. Tu!, tu che eri ritenuto una “roccia”, mai un raffreddore, un’influenza, mai un acciacco, in quei posti luridi. Io, al contrario, col mal di gola frequente e un freddo, il maledetto freddo che non riuscivo a togliermi di dosso. E te ne sei andato, così! E che cazzo!!!

Chi era Carlo? Voi non lo sapete! Non lo sapete perché non sapete nulla di noi. Per voi travet dell’ordine esistente non era un “ideologo” e non gli avete dedicato nemmeno una riga in cronaca. Bravi! Ma voi che ne sapete di noi? Voi uomini e donne accondiscendenti ad ogni desiderio del potere e dei grandi media non lo potete sapere perché non avete voluto sapere nulla, di chi vi ha messo in discussione e, forse, vi ha messo anche una grande paura. Non lo sapete perché non avete voluto conoscere la nostra storia né i nostri percorsi politici e umani. Men che meno avete voluto conoscere i motivi del perché parti grandi o piccole di quelle generazioni vi si sono rivoltate contro per spazzare via il vostro sistema di sfruttamento e anche la vostra boria e le vostre malversazioni. Vi siete inventati schemi organizzativi, cattivi maestri, ideologie, leader e “comandanti”. Vi siete inventati tutto perché avevate e avete paura di guardarci da vicino, di guardarci negli occhi.

Ci avete giudicato secondo il codice penale per seppellirci sotto secoli, millenni di galera sperando che di noi non restasse nemmeno il ricordo. Noi, quelle donne e quegli uomini che avevano urlato che bisognava cambiare tutto e avevano cominciato a farlo! Poi, anche se abbiamo sbagliato molto o poco, il grido si è dimostrato puntuale e la realtà di oggi e di domani lo sbatte in faccia a tutti. Ora che i potenti hanno di nuovo acceso i motori dei loro strumenti di morte. Come dicevi tu Carlo, tanto la realtà non dà mica retta a giudici e imbrattacarte!

Ciao “Picchio” lo so, lo sappiamo tutti e due che non c’è un posto né un tempo dove rincontrarci. Dove riprendere le nostre discussioni accese sullo Sceptulin (io continuo a non essere d’accordo, lo sai! eheh”); dove ripercorrere le ore convulse della rivolta nel carcere speciale di Trani e i momenti del massacro; dove ricordare quando nel super-carcere di Novara, con mezzi di fortuna e in barba alle guardie, siamo riusciti a distillare quello schifo di vino che ci facevano comprare alla “spesa” per tirarne fuori una grappa, certamente tossica, ma che godemmo prendendo una sbronza clamorosa; dove prenderti in giro per la tua voglia di correre anche nel più angusto”passeggio” del carcere speciale, quei vasconi di cemento di pochi metri quadrati. Non volevi accettare che lo stato un giorno falco pecchiaioloti avesse legato i piedi che amavano correre sulle colline e sulle montagne venete, e tu continuavi caparbiamente ad andar su e giù su quel cemento guardando in alto gli uccelli volare. Se fossi un indiano-nativo americano ti immaginerei a correre a perdifiato per le “verdi praterie”, però nessuno mi vieta di immaginarti spiccare il volo e rincorrere quell’astore per sapere se quel rapace vola ancora sui cieli della Sardegna.

Ciao compagno “picchio” è stato bello conoscerti!

salvatore

 

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Giobbe è libero da ieri!

28 agosto 2013 Lascia un commento

Finalmente una buona notizia e un’immagine che apre il cuore…
(ovviamente io continuo ad avere almeno 24 ore di fuso su tutto, scopro cose con sommo ritardo -soprattutto quelle belle-)… ma questa foto, questo sorriso, su questo blog affaticato e silenzioso non posso non metterle!

W la LIBERTA’,
w la libertà alla faccia della vostra repressione,

GIOBBE LIBERO!

dei vostri complotti, della mostrificazione delle lotte.

Per aderire all’appello per l’AMNISTIA SOCIALE: qui

Da NOTAV.INFO
Dopo la ridicola (se non fosse per la limitazione delle libertà per molti notav) e fantasiosa operazione di stamattina che dà riprova dell’ assurdità del procedimento che vede sei Notav inquisiti è l’inattendibilità delle dichiarazioni fatte dall’autista, arriva una buona notizia: Giobbe è libero!

Uscito qualche ora fa dal carcere delle vallette, Giobbe ha l’obbligo di dimora nel comune di residenza e rientro notturno (domiciliari serali). Ancora una volta il castello di carta cade dopo il primo riesame, ancora una volta le indagini fantasiose dei pm Padalino e Rinaudo, diretti da Caselli, finiscono per non avere nessuna credibilità di fronte a un gip al di sopra delle parti.

L’accanimento giudiziario, la criminalizzazione continua del movimento notav da parte della magistratura diventano notizia per i quotidiani della lobby sitav e per i pennivendoli di turno (che in mancanza di notizie scrivono su piccioni e riti satanici…) nella speranza di screditare davanti l’opinione pubblica il movimento notav e la sua resistenza contro un opera inutile che quella stessa opinione pubblica, tanto cara a magistrati, “giornalisti” e politicanti, paga già oggi con l’aumento delle tasse, con i tagli ai servizi pubblici importanti (scuole, ospedali, assistenza domiciliare ecc), con ‘impoverimento generale della popolazione.

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