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Archive for 11 giugno 2014

A 48 ore dall’inizio dei Mondiali: risuonano le proteste…

11 giugno 2014 Lascia un commento

Un po’ di musica dalle strade del Brasile a 48 ore dal fischio d’inizio del più grande degli eventi sportivi mondiali:
musica dalle strade in lotta e in sciopero, mangiate dalla repressione, dagli attacchi della polizia, dalla povertà

Qui da Infoaut:
A tre giorni dal fischio che darà il via ai mondiali i lavoratori della metropolitana in sciopero a oltranza ormai da sei giorni non demordono. All’indomani dell’inizio della mobilitazione a San Paolo si è creato un ingorgo di oltre 209 chilometri. Di fatto la metro è un servizio essenziale per gli spostamenti in città e sarà il metodo di trasporto più utilizzato dai turisti che stanno arrivando in città, dato che lo stadio Arena Corinthias, dove si terrà la cerimonia d’apertura, dista 20 chilometri dal centro. Le autorità locali però hanno deciso di usare il pugno di ferro contro i lavoratori, i quali ieri dalle prime ore del mattino, in circa 300, hanno bloccato con picchetti l’entrata delle stazioni Ana Rosa, Vila Mariana, Zona Sul.

Domenica il Tribunale regionale del lavoro ha dichiarato lo sciopero a oltranza intrapreso “illegale”, sentenziando che fosse garantito il 100% del servizio nelle fasce protette e 70% durante gli altri orari e multando il sindacato di 100 mila reais (circa 33 mila euro) per ogni giorno di astensione lavorativa, oltre ai 500 mila reais qualora i lavoratori non tornassero ai propri posti di lavoro. Questa provocazione però non ha scalfito la determinazione dei lavoratori, i quali hanno annunciato che lo sciopero proseguirà finché il governo non accetterà di concedere l’aumento salariale del 12,6% (per adesso l’offerta delle autorità è ferma al 8,8%: uno stipendio comunque troppo basso per una vita dignitosa).

Così lunedì alle 5 del mattino i dipendenti sono tornati nella metro ma per farvi dei picchetti. Circa un’ora dopo le unità della polizia militare hanno letteralmente invaso le fermate bloccate dai lavoratori, tentando di sgomberare i presidi. Circa 70 lavoratori sono stati fermati e di fatto chiusi nella metro dagli agenti, altri 13 lavoratori sono stati portati in questura per essere denunciati. La stazione Ana Rosa è stata aperta solo verso le otto, con le unità della polizia militare che sono rimaste in loco per tutta la giornata. All’esterno si è creato un presidio di solidarietà, al quale sono accorsi studenti e lavoratori del Movimento MTST: la fascia della popolazione che da oltre un anno si batte contro le espropriazioni, lo sperpero di denaro pubblico e la colonizzazione firmata FIFA, quella fascia accomunata dall’esigenza di mettere al primo piano i bisogni reali del paese. Ancora una volta la polizia militare ha aggredito i solidali, sparando gas lacrimogeni e granate stordenti. Oltre la violenza della polizia, le autorità locali hanno deciso di utilizzare la tattica del ricatto, annunciando il licenziamento di 60 lavoratori e la valutazione del licenziamento anche per i 13 lavoratori portati in questura. In tarda serata è stato organizzato un tavolo di dialogo tra il sindacato e le autorità locali, il quale è finito con un nulla di fatto: i dipendenti hanno dichiarato di continuare lo sciopero finché i loro colleghi non verranno reintegrati, il responsabile dei trasporti ha affermato con arroganza che i licenziamenti sono più che leciti dato che il servizio non è offerto.

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In questo clima di tensione, la presidente Dilma Rousseff non fa altro che gettare benzina sul fuoco, schierando nelle città decine di migliaia di soldati. Le foto che ritraggono le unità mobilitate dell’esercito ricordano più i preparativi per una guerra che i preparativi per una festa che ha il compito di dimostrare che il “Brasile è un paese all’avanguardia”. Lo confermano anche le parole del comandate della Difesa della regione Brasilia, il quale ha dichiarato che le forze armate controlleranno le linee elettriche, le riserve idriche, lo spazio aereo e garantiranno la sicurezza dei capi di stato. Stamani gli abitanti delle case vicino allo stadio Maracana si sono svegliati con missili e basi militari installati sui tetti delle loro case. Intanto in molteplici città brasiliane sono state lanciati cortei, mobilitazioni e iniziative in concomitanza con la cerimonia d’apertura.

Da leggere : In tanti senza un tetto…

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Egitto: 15 anni di carcere per Alaa e compagni

11 giugno 2014 Lascia un commento

L’Egitto continua a marciare con passo pesante e anfibio lucidato sulla pelle di chi aveva ribaltato lo stato di cose presenti in quell’indimenticabile fine gennaio 2011, quando il popolo egiziano -tanto- rovesciò il potere di Mubarak.

Libertà!

Dopo quelle giornate ne abbiamo viste di tutti i colori, troppe: tante illusioni si son sfrante, tanti son stati uccisi nel passaggio repentino di poteri che da quell’inverno si è accavallato lungo le sponde del grande fiume.
Avevamo seguito con passione e solidarietà l’arresto ( primo di una lunga serie) di Alaa Abd el Fattah -militante comunista, blogger- nel periodo precedente al potere della fratellanza, prima che anche questa fosse di nuovo spazzata via da piombo ed ergastoli: processo, scarcerazione, arresti e altre scarcerazioni…
ma ecco che ora arriva una pesante condanna, quella che avremmo voluto non sapere mai, e che ovviamente coinvolge altre 24 persone tra attivisti e militanti, tutti condannati in contumacia dalla Corte Penale del Cairo a ben 15 anni di carcere.

 

Solamente due degli imputati, Abd el Fattah e Mohamed Nouby, sono stati arrestati al momento della lettura del verdetto questa mattina, per gli altri non credo ci vorrà molto: il tutto è avvenuto molto rapidamente, il verdetto è giunto immediato e quasi inaspettato.
Erano scesi in piazza contro una legge costruita a pennello per bloccare ogni tipo di protesta: fu il presidente ad interim Mansour (dopo il tentativo andato male di Morsi) a far passare una legge che rendeva impossibili anche le riunioni di partito. Parliamo di un divieto ad assembramenti di più di dieci persone se non previo autorizzazioni di ben 7 diverse autorità competente e con un lasciapassare definitivo che compete direttamente alla polizia.
Contro questa legge le proteste furono enormi lo scorso novembre, e tutti i coloro che oggi son stati condannati a 15 anni erano stati arrestati durante le mobilitazioni: solo Alaa fu arrestato nella sua casa il 28 novembre, dopo che aveva comunque annunciato di costituirsi.
Poi tutti erano stati scarcerati in attesa del verdetto finale, che oggi è calato come una mannaia sulle loro teste.

INFINITA SOLIDARIETA’.

Su Alaa abd el Fatteh: LEGGI
Sulle mobilitazioni in egitto: LEGGI

 

Annullato l’ergastolo all’attivista Pinar Selek

11 giugno 2014 Lascia un commento

Ogni tanto una buona notizia, ma di un buono che sembra quasi di sentirne il profumo.
L’11 giugno 2014 la Corte di Cassazione di Ankara ha annullato la controversa condanna all’ergastolo per Pinar Selek, militante per i diritti umani, sociologa e femminista, dal 2009 rifugiata in Francia.
Fu accusata di un attentato avvenuto ad Istanbul (che causò la morte di 7 persone e il ferimento di un centinaio) nel 1998, e quindi di esser membro del Partito dei Lavoratori Kurdi (PKK); nel 2003 fu rimessa in libertà dopo che una perizia attribuiva l’esplosizone ad una fuga di gas.
Malgrado questo è stata appellata come “terrorista” per più di un decennio fino alla condanna all’ergastolo avvenuta nel 2013,
di cui lei ha avuto notizia in Francia, dove è rifugiata e dove le mobilitazioni di solidarietà si sono accavallate numerose.
Un processo kafkiano, un processo farsa, un processo tutto politico verso una coraggiosa militante, che dimostra chiaramente le modalità della giustizia turca.
Un processo che ora si rifarà, ma almeno con l’ergastolo annullato.

 

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