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Posts Tagged ‘femminismo’

Annullato l’ergastolo all’attivista Pinar Selek

11 giugno 2014 Lascia un commento

Ogni tanto una buona notizia, ma di un buono che sembra quasi di sentirne il profumo.
L’11 giugno 2014 la Corte di Cassazione di Ankara ha annullato la controversa condanna all’ergastolo per Pinar Selek, militante per i diritti umani, sociologa e femminista, dal 2009 rifugiata in Francia.
Fu accusata di un attentato avvenuto ad Istanbul (che causò la morte di 7 persone e il ferimento di un centinaio) nel 1998, e quindi di esser membro del Partito dei Lavoratori Kurdi (PKK); nel 2003 fu rimessa in libertà dopo che una perizia attribuiva l’esplosizone ad una fuga di gas.
Malgrado questo è stata appellata come “terrorista” per più di un decennio fino alla condanna all’ergastolo avvenuta nel 2013,
di cui lei ha avuto notizia in Francia, dove è rifugiata e dove le mobilitazioni di solidarietà si sono accavallate numerose.
Un processo kafkiano, un processo farsa, un processo tutto politico verso una coraggiosa militante, che dimostra chiaramente le modalità della giustizia turca.
Un processo che ora si rifarà, ma almeno con l’ergastolo annullato.

 

Lo spazio liberato dalle Cagne Sciolte, e la passeggiata collettiva del 2 febbraio

28 gennaio 2014 1 commento

NOIDUE!IMG_7376Mai ho avuto modo di scrivere dello spazio occupato dalle Cagne Sciolte, in via Ostiense 137, una manciata di settimane fa, il 14 dicembre.
Eppure quel luogo è stata la sola fonte di fughe di queste giornate lunghissime, il solo luogo di calore totale e immediato,
quello spazio liberato straordinario,
liberato da compagne che insieme son di una forza e di una bellezza rara.
Non son mai riuscita a ringraziarle se non per le azioni fatte alla loro nascita, prima che quel locale sigillato per loschi giri sui corpi delle donne fosse preso e riaperto ad una comunità che è trascinante e bella, variegata e non ortodossa, liberata e liberante.
Un luogo che ha il sapore della complicità, che ha l’energia e la forza di chi lotta da sempre, in ogni contesto attraversato,
che sento lontano da dinamiche ormai insopportabili che ci portiamo dietro come una zavorra ormai genetica.

E allora non lo faccio nemmeno ora, che son lontana, e mi mancano… non ne scrivo, che tanto basta guardarle un secondo per capire che le parole non servono poi così tanto.
Non lo faccio perché ho voglia di cazzeggiare ballando intorno a quei 4 pali, ho voglia di chiacchierare su quei divanetti e veder mio figlio correre intorno al palco come un pazzo: troppi desideri per poter “scrivere” senza sembrare un po’ scema.
Spero di essere con voi, per le strade di quel quartiere, domenica 2 febbraio…
( qui gli altri articoli sulle Cagne Sciolte : LEGGI )

Le Cagne Sciolte liberano uno spazio a Roma! Daje!!

14 dicembre 2013 Lascia un commento

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Cagne Sciolte nello spazio

Ci son giornate che iniziano bene.
Giornate che iniziano con pezzi di riappropriazione, giornate che ti fan sentire meno sola,
che senti quella vocina dentro che dice “daje che ancora c’è ossigeno”.
Le “Cagne Sciolte”, nuovo gruppo di donne di cui abbiamo parlato dal primo vagito della loro storia,
hanno liberato un nuovo spazio, a Roma. Uno spazio che sarà immediatamente uno sportello di accoglienza per donne,
uno spazio che… ecco compagne eh, mo arrivoooooo.
Le “cagne sciolte” hanno saputo far parlar di loro dal primo momento,
son state caricate dopo pochi istanti di vita, e hanno fatto rosicare i fascisti come poche…
ora ci donano quattro nuove mura da vivere collettivamente, grazie care.

Buon nuovo inizio, in uno spazio nuovo tutto da vivere, da determinare e costruire insieme.
Ci vediamo a momenti, in via Ostiense 137 … ve vojo abbraccià una ad una

Qui il loro sito: Vedi

Abbiamo liberato uno spazio in Viale Ostiense 137.

Vogliamo farne un punto di riferimento e di incontro per le donne.

Abbiamo avviato questa esperienza in questo territorio perché non ci sono luoghi in cui riprenderci il nostro tempo, incontrarci con le altre e riconoscerci riscoprendo le nostre potenzialità; quelli che invece ci sono nelle città sono troppo pochi o lontani.

Uno dei primi progetti che vogliamo avviare sarà uno spazio di accoglienza per le donne che hanno subito o subiscono violenza, riservando un luogo protetto per le situazioni concrete e personali, dove sarà possibile avere colloqui con operatrici e avvocate, dove si possano trovare tempi e modalità per rielaborare e liberare le proprie vite da ricatti e sensi di colpa.

Ognuna può uscire dall’isolamento e dal senso di impotenza in cui vogliono rinchiuderci attraverso la paura e la diffidenza, i falsi miti sull’individualismo e l’arrivismo.

Non vogliamo essere remissive, siamo battagliere.
Il nostro sogno è vivere felici e vorremmo iniziare da qui.
Lottiamo contro la violenza sulle donne, ma non ci interessa farlo con la retorica della donna buona e onesta che non si tocca neanche con un fiore.

Pensiamo piuttosto che la violenza si inizi a sradicare ogni volta che una donna non vuole stare alle dipendenze di qualcuno, servile e indifesa, in casa o al lavoro…ma per farne una cultura dobbiamo esserne coscienti tutte!

In questo progetto ci mettiamo tutta la voglia e il coraggio di iniziare da capo e imboccare strade inesplorate, convinte di trovare altre sorelle lungo il cammino, perché sentire la solidarietà e la presenza delle altre è sempre qualcosa che cambia le prospettive e apre possibilità che prima neanche si vedevano.

Insieme si moltiplicano le forze: quello che ci sarà è innanzitutto quello che vorrai condividere e contribuire a creare. Sarà uno spazio in cui venire a prendere fiato da una vita che ti soffoca, a comunicare con le altre, in cui proporre e costruire tutti i progetti che desideri, uno spazio in cui confrontarsi su quello che succede intorno e ciò che vorremmo cambiare, in cui sperimentare pratiche per agire, dove trovare una situazione di mutuo aiuto per tutti i problemi che ci rendono la vita una faticata anziché una ficata.

Noi ci mettiamo l’inizio, il seguito lo determina chi vorrà esserci e sostenerci, consapevoli che cerchiamo di abbattere un sistema che disprezziamo, fondato sullo sfruttamento e la sopraffazione: il nostro non sarà un luogo per accumulare denaro, né per avere riconoscimenti sociali, né per farsi forza con le debolezze delle altre. Non ci interessano i contentini e le pacche sulle spalle (o sul culo!).

NESSUNA SARA’ LIBERA FINCHE’ NON LO SARANNO TUTTE LE ALTRE!

CHIAMIAMO TUTTE E TUTTI ALL’ASSEMBLEA PUBBLICA IN
VIALE OSTIENSE 137 ALLE ORE 17.00

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Il nuovo spazio si trova in Via Ostiense 137, e vi aspetta

Le “cagne sciolte” fanno rosicare i fascisti: scusate se mi scompiscio!

30 novembre 2013 9 commenti

Eheheheh, mi vien da ridere a guardare questa scritta..
tu pensa ‘sti poracci. Me li sono immaginati mentre intingevano la pennellessa nella vernice nera, per le loro lettere geometriche e stantìe,
mentre preparavano la colla, mentre si dirigevano davanti all’istituto Fermi a Monte Mario per attacchinare ‘sto popò di mondezza.
Me li immaginavo ridendo…

stanno bene

niente può far rosicare più al mondo un microbo fascista, un maschio tutta celtica e niente neuroni,
di un gruppo di donne totalmente libere ed emancipate,
liberate e irriverenti, sfacciate e provocatorie. Devono aver rosicato proprio a partire dal midollo osseo flaccido che avranno in corpo,
se le saranno sognate la notte, senza nemmeno aver il coraggio di farcisi una pugnetta,
che anche per quelle bisogna esser capaci.
Poverini, 4 fascisti inutili che ci han fatto fare una sonora risata…

Le “cagne sciolte” giustamente ci fanno sapere che ” i fasci se li magnano”.
Se non facessero veramente schifo, sarebbe da farlo…qui basta scompisciarsi dalle risate me sa…

Leggi:
Caricate le “cagne sciolte ” al Quirinale
Il comunicato

Il comunicato delle Cagne Sciolte dopo l’aggressione subita ieri dalla polizia

26 novembre 2013 2 commenti

Da poco online il comunicato delle Cagne Sciolte dopo la giornata di ieri, il cui racconto trovate QUI.
La pagina di Stefano con le foto di ieri: Qui
Dispiace, molto, non esser stata con voi.
Alla prossima compagne!

Ieri #25N le CagneSciolte hanno partecipato ad un momento cittadino per protestare contro l’incontro tra Napolitano e Putin al Quirinale. Le forze dell’ordine hanno immediatamente deciso di reprimere la piazza con botte e cariche.

Non ci stupisce questa risposta alla nostra presenza sotto quel palazzo perchè ha chiarito ulteriormente la falsa retorica del 25 Novembre con le istituzioni che rispondo alla violenza sulle donne solo con politiche securitarie.

Siamo ben consapevoli invece che il problema principale è il potere e il suo abuso. E quale esempio migliore di chi stupra nelle caserme, nei C.I.E. e nelle carceri?

I governi parlano di sicurezza e difesa delle donne, ma la giornata di oggi dimostra che ci vogliono solo disciplinate e in silenzio!
Questa giornata è stato il nostro modo per esprimere la nostra rabbia e la nostra audetereminazione.

“Come cagnesciolte siamo una minaccia per le strutture sociali che tengono le donne schiave e i valori che giustificano il mantenimento delle donne al proprio posto”

Noi lo striscione non lo lasciamo!

La più pulita c’ha la rogna
CagneSciolte

La violenza dello Stato è “violenza sulle donne”, oggi l’hanno ribadito: caricate le Cagne Sciolte al Quirinale

25 novembre 2013 3 commenti

Il Campidoglio tinto di rosso, “l’Italia dalle scarpe rosse”, “il governo dichiara guerra al femminicidio”,
le “se non ora quando” tirate a lucido…
oggi la giornata nazionale contro la violenza sulle donne ha avuto la sua dose mielosa e inutile d’ipocrisia.
Ma non solo a quanto pare, non è bastato leggere di armadi smontati per cercare scarpe rosse adatte alla giornata,

hanno voluto ribadire che anche allo Stato piace tanto far violenza sulle donne,
l’hanno voluto ribadire coi manganelli, con le camionette e le cariche, così come a loro piace.
Una serie di attacchinaggi,
l’azione simbolica dentro la basilica di San Lorenzo al Verano in solidarietà alle PussyRiot,
oggi le “cagne sciolte” (qui potete leggere il manifesto)  si son mosse per la città manifestando puntando diversi obiettivi.
Senza peli sulla lingua e senza dimenticarsi nessuno: quindi la caserma di San Basilio, tristemente nota,

L’azione dentro San Lorenzo al Verano. FREE PUSSYRIOT!

gli ospedali dove è sempre più faticoso ottenere l’interruzione volontaria di gravidanza grazie alla lurida presenza degli obiettori di coscienza,
le chiese…
tra l’obiettivi della giornata anche quello di contestare l’arrivo di Putin a Roma, passamontagna colorato alla mano.

L’accoglienza è stata delle migliori al Quirinale: il corteo delle compagne si è trovato davanti 3 camionette e una cinquantina di agenti antisommossa che hanno azionato immediatamente il loro unico neurone manganellatore, a dimostrare come la “giornata contro la violenza sulle donne” è per loro una celebrazione da far svolgere come dicono loro, se dicono loro, con le loro scarpette rosse a far da sfondo per le foto patinate.
Lo Stato fa violenza sulle donne, oggi l’ha semplicemente voluto ribadire, scegliendo la giornata giusta.
SPUTIAM SU PUTIN, SPUTIAMO SULLA POLIZIA.

Solidarietà alle compagne attaccate al Quirinale, solidarietà alle Cagne Sciolte (qui il Blog, qui la pagina Twitter),
solidarietà alle PussyRiot.
IL LORO COMUNICATO sull’aggressione subita: QUI

Sputiamo su Putin
La rivolta è fica

Oggi, 25 Novembre, è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Le istituzioni incontrano Putin e il papa lo riceve in vaticano.
Noi invece esprimiamo la nostra solidarietà per le pussy riot e tutte le persone perseguitate in Russia per il proprio orientamento sessuale.
Il nostro dissenso per la presenza di Putin a Roma non ci impedisce di denunciare la tendenza delle politiche italiane a vittimizzare le donne e proporre leggi sempre più repressive in loro nome, come dimostrato dalla recente legge sul femminicidio.
La visita di oggi del presidente russo è l’emblema dell’ipocrisia delle cariche istituzionali, che spendono parole di indignazione contro la violenza sulle donne, mentre continuano ad ostacolare la loro reale autodeterminazione.
Non dimentichiamo neanche il ruolo della chiesa nel determinare provvedimenti che limitano la libertà delle donne e delle persone lgbtqi. Siamo per questo convinte che sacra romana chiesa e chiesa ortodossa riusciranno a trovare dei punti d’incontro: un accordo tra patriarchi sui nostri corpi si trova sempre.

Non ci fermeremo finché non cadranno l’ultimo papa, l’ultimo zar e l’ultimo re
Free pussy riot
Liberi tutte!

FreePussyRiot_Roma

Leggi: Free PussyRiot
Inizia il processo
Punk, capitale, complotti e nausea
Dalle PussyRiot alla Siria passando per un coglione
Roma solidale con le PussyRiot
Sulla violenza sulle donne, il “non” diritto all’aborto, la violenza dello Stato e dei suoi apparati: QUI

Perché coprire quei corpi?

18 dicembre 2012 5 commenti

Ringrazio l’articolo che pubblico qui sotto, ringrazio la donna che l’ha scritto perché mi ha messo a conoscenza di una cosa che non conoscevo,
e perché ha usato le mie parole, i miei pensieri,
ha avuto le mie stesse reazioni.
E’, quella raccontata qui, un’azione che non comprendo,
dalla quale con facilità politica, di genere e “a pelle”, prendo le distanze: le prendo con il mio corpo, il mio corpo di donna, nudo anche …soprattutto se la cosa vi infastidisce.
Il mio corpo  sì, quello che vorrei decidere io come usare.
Io.
E così le mie compagne, amiche, sorelle, figlie.
E le parole di questa donna, che ha anche lavorato col suo corpo per tirar su due lire in più, dovrebbero insegnare molto a quei compagni che coprivano con i loro giubotti i corpi  di alcune ragazze “cubiste”.
Ma dove siamo arrivati?
Ma le abbiamo interpellate? o abbiamo deciso che in quanto “oggetti” potevano essere sovradeterminate da qualunque azione?
Poi magari sullo stesso marciapiede polizia o vigili urbani facevano una delle solite retate anti immigrazione, con sequestri di merce e multe da capogiro, e magari anche una vacanza gratuita in Centri di Identificazione ed Espulsione.
Non so, rimango basita.
Dei compagni che coprono le cosce di chi ha scelto di lavorare in una vetrina, senza prendere in considerazione che dietro delle cosce c’erano delle teste,
senza comunicare nulla a loro ma rendendole ancor più OGGETTO.
Brutta, brutta iniziativa.
Ne sarebbero orgogliosi salafiti vari, quelli che le compagne egiziane e tunisine combattono strada per strada: la fratellanza musulmana potrebbe donare dei seggi al Cairo.

Il primo che me copre una coscia lo pisto.
VI INCOLLO IL TESTO E LE IMMAGINI: TRATTE DA abbattoimuri

[LEGGI ANCHE
IL CORPO DELLE DONNE E’ DELLE DONNE
“NON AMO I TUTORI, ANCHE SE COMPAGNI“]

Su Facebook mi segnalano questa nota con relativa discussione e commenti che se volete potete leggere. Da lì viene il comunicato e le immagini che riporto in basso.

C’è un negozio – a Napoli – che vende elettronica e che per farsi pubblicità ha scelto di realizzare una vetrina munita di ragazze/cubo ballereccie che di certo non passano inosservate. Non so se prima si fossero lamentate o abbiano dato segni di rivolta compagne, femministe, ma mi fa specie che un gruppo di ragazzi, compagni, da ciò che leggo, decidano di andare a “salvare” queste donzelle in pericolo anche se non l’avevano chiesto, o almeno non mi pare di leggerlo da nessuna parte, e anche se probabilmente per quel mestiere venivano pagate.

Perché mai questi ragazzi non hanno coinvolto un collettivo femminista per decidere se quella fosse la cosa giusta da fare? Perché mai la protesta scelta è stata di coprire alla vista dei e delle passanti i corpi delle ragazze? Sapete che così avete detto alle ragazze che erano indecorose e moralmente reprensibili? Avete chiesto alle ragazze che ballavano cosa ne pensavano? Ma non si usa più che le battaglie passano per l’autodeterminazione dei soggetti coinvolti? Siamo ai piani salvifici e paternalisti? Alle colonizzazioni? Alle soluzioni imposte?

Ho fatto la ragazza/cubo molti anni fa per campare, come terzo lavoro, e se fosse venuto qualcuno a coprirmi facendomi sentire una specie di svergognata grata per tanta generosa attenzione da parte di un salvatore qualunque io gli avrei dato il tacco con la zeppa in faccia.

Avrete avuto tutte le migliori intenzioni ma vi giuro che mai una iniziativa di compagni mi è sembrata tanto inopportuna e offensiva nei confronti delle donne e se questo genere di iniziative vengono perfino percepite come positive io credo che la deriva scivolosa che sta assumendo questa cosiddetta battaglia moralista rispetto ai corpi delle donne sia arrivata al limite.

Questa azione andava fatta pressappoco così, se si voleva fare.

1] Bisognava coinvolgere le compagne, antisessiste, e le ragazze e chiedere se si sentivano sfruttate, se avevano scelto, se erano pagate poco, male, in nero, con contratto regolare o chi lo sa. Perché è possibile che avessero delle richieste da fare ma forse riguardavano tutt’altro. Magari migliori condizioni contrattuali, per esempio.

2] Avuta notizia della condizione di sfruttamento bisognava che le compagne svolgessero, forse, un presidio disturbante, un volantinaggio, ché se interrompi gli affari di una impresa privata comunque devi saperlo che ti becchi una denuncia, ma non è quello il punto. Il punto è che tutto avreste dovuto fare meno che coprire le cosce di queste ragazze perchè loro non erano la cosa sporca da cancellare dalla vista dei benpensanti.

3] Le compagne avrebbero simbolicamente potuto coprire, per operare un rovesciamento di senso, un subvertising, le televisioni, la merce, perchè giudicata immorale, o avrebbero potuto inscenare un balletto in quel marciapiede per non fare sentire sole le ragazze, mostrando una solidarietà vera e non prurigginosa e paternalista.

E tante altre cose si sarebbero potute fare ma tutte, sempre e comunque, ricordando che non si può salvare qualcun@ che non vuole essere salvat@ o che non sembra essere assolutamente in condizioni di pericolo. Che le lotte si fanno a partire da se’ e che ci si salva da sole se si vuole senza bisogno di “tutori”, inclusi quelli antagonisti.

In questo senso vorrei chiedere chi ha fatto peggio tra il venditore e i compagni perché mi pare che entrambi abbiano usato quei corpi, il primo chiedendo si spogliassero per vendere e i secondi coprendoli e poi facendo caciara in nome della difesa della dignità delle donne.

Il punto è che le donne non sono merce, è vero, ma non lo sono neppure in senso lato, neppure per accreditare azioni che personalmente giudico lesive del diritto all’autodeterminazione di ciascun@ perché vorrei capire dove sta la differenza tra questa azione, in termini simbolici intendo, e un bombardamento in Afghanistan in nome delle donne.

Comunque eccovi il loro comunicato e le immagini e per un aggiornamento leggete QUI.

>>>^^^<<<

VERGOGNA!! Il corpo delle donne non è una merce da mettere in vetrina!

E’ questa l’idea di lavoro che ha in mente per i giovani il noto megastore di elettronica di piazza Quattro Giornate “Dino Galiano”? Erano ormai giorni che passando per piazza Quattro Giornate si assisteva al triste spettacolo di nostre coetanee ridotte a “merce animata”, messe in una vetrina a ballare in abiti corti e provocanti, per far vendere qualche televisore di più. A tutto questo come ragazzi del quartiere riuniti nel collettivo “Zona Collinare in Lotta” abbiamo deciso di dire basta. Intorno alle 19,30 di oggi martedì 14 dicembre, abbiamo messo in scena una protesta.
Con i nostri giubbotti abbiamo oscurato il degradante spettacolo. Da subito si è radunata una piccola folla di passanti che ci ha manifestato tutto il proprio appoggio. Applausi e urla di disapprovazione verso Dino Galiano hanno fatto subito comprendere allo store che la festa era finita. Tutti i clienti sono stati fatti uscire in fretta e furia e le serrande abbassate. Inutile sottolineare come subito dalla vicina caserma si siano precipitati un po’ di carabinieri a dar manforte ai gorilla di Dino Galiano che con modi a dir poco intimidatori cercavano di allontanarci dalla pubblica via.
E’ meglio che Galiano così come tutti gli altri padroni, capiscano che nel nostro quartiere non c’è posto per chi, in nome del profitto, vuole speculare e mercificare sul corpo delle donne!

Zona Collinare in Lotta

Pubblicato anche su Femminismo a Sud.

“parole barbare da non pronunciare mai”

2 settembre 2012 6 commenti

“Solo fino a dieci anni fa si parlava ancora di verginità e oggi non più, così sarà per l’aborto, il divorzio, ecc.
Anche di Dio non si parlerà più, se si continua ad ignorarlo. Come abbiamo ignorato la parola “verginità”. Verginità, Dio, parole barbare da non pronunciare mai.”
Dal diario di Goliarda Sapienza, 1977

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Foto di Valentina Perniciaro _non c’è altra via_

Una splendida rassegna di cinema militante…a Torino però!

7 maggio 2011 Lascia un commento

Genova, 30 giugno 1960

PRIMA DELLA RIVOLUZIONE
Cinema militante italiano ’60-‘70
Da mercoledì 18 a sabato 28 maggio Unione Culturale Franco Antonicelli con Aamod – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, A cura di Annamaria Licciardello e Jacopo Chessa.

Mercoledì 18 maggio, 20.30
Movimento studentesco
– Il movimento studentesco al servizio delle masse popolari di Movimento Studentesco dell’Università Statale di Milano (1971, 27′)
– Perché Viareggio di Movimento Studentesco pisano in collaborazione con  il gruppo Cinema Zero (1969, 16′)
– Cinegiornale del movimento studentesco n. 1 di Movimento Studentesco  dell’università La Sapienza (1968, 53′)
– Della Conoscenza di Movimento Studentesco dell’Università La Sapienza  di Roma (1968, 28′)
La proiezione sarà preceduta da un incontro con Bruno Maida (storico)

Giovedì 19 maggio, 20.30
– Cinegiornali liberi di Zavattini, 1968
– Cinegiornale libero n. 0 (1968, 27′)
– Cinegiornale libero n. 1 di Roma (1968, 34′)
– Cinegiornale libero n. xyz (1968, 22′)
– Cinegiornali liberi: incontri (1968, 25′)
– Cinegiornale libero n. 5 (1969, 12′)
– Battipaglia, autoanalisi di una rivolta di Luigi Perelli (1970, 24’)
La proiezione sarà preceduta da un incontro con Corrado Borsa (storico)

Venerdì 20 maggio, 20.30
Antifascismo
– Bianco e nero di Paolo Pietrangeli (1975, 60’)
– Pagherete caro pagherete tutto di Collettivo Cinema Militante di  Milano (1975, 45′)
La proiezione sarà preceduta da un incontro con Ranuccio Sodi (regista)

Sabato 21 maggio ore 16.30
Lotte internazionali
– Tall al-Za‘tar di Mustafa Abu Ali, Pino Adriano, Jean Chamoun (1977, 75’)
– Turkije di Gianfranco Barberi (1975, 75’)
La proiezione sarà preceduta da un incontro con Gianfranco Barberi (regista) e Francesco Pallante (Unione Culturale)
ORE 20.30
– La lunga marcia del ritorno di Ugo Adilardi e Paolo Sornaga (1970, 35’)
– Seize the time di Antonello Branca (1970, 90’)
La proiezione sarà preceduta da un incontro con Donatella Barazzetti (presidente Associazione Antonello Branca) e Ugo Adilardi (presidente
Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico) e dalla presentazione del dvd di ‘Seize the time’ (Kiwido)

Martedì 24 maggio, 20.30
Femminismo
– Aggettivo donna di Collettivo Femminista di Cinema (1971, 50′)
– La lotta non è finita di Collettivo Femminista di Cinema (1973, 20’)
La proiezione sarà preceduta da un incontro con Elena Petricola (storica)

I FUNERALI DI PINELLI

Mercoledì 25 maggio, 20.30
Strategia della tensione e repressione
– 12 dicembre di Pier Paolo Pasolini e Giovanni Bonfanti (1970, 43’)
– Tre ipotesi sulla morte di Pinelli di Comitato cineasti italiani contro la repressione (1970, 12′)
– Giuseppe Pinelli (materiali n.1) di Comitato cineasti italiani contro la repressione (1970, 50′)
– Filmando in città di Franco Cignini (1978, 30′)
La proiezione sarà preceduta da un incontro con Marco Scavino (Unione
Culturale)

Giovedì 26 maggio, 20.30
77 e dintorni
– Festival del proletariato giovanile a Parco Lambro di Alberto Grifi (1976, 58’)
– Il manicomio – Lia di Alberto Grifi (1977, 32’)
– Ciao mamma, ciao papà di Dodo Brothers (1978, 17’)
– Macondo di Dodo Brothers (1978, 16’)
La proiezione sarà preceduta da un incontro con Andrea Ruggeri (regista)

Venerdì 27 maggio ore 18.00
Lotte sociali/istituzioni totali
– Policlinico – Comizio Operaio di Circolo La Comune di Roma, Collettivo Policlinico, Il Soccorso Rosso Roma (1973, 60′)
– I poveri muoiono prima di Franco Arcalli, Bernardo Bertolucci, Giuseppe Bertolucci, Lorenzo Magnolia, Giorgio Pelloni, Domenico Rafele, Marlisa Trombetta (1971, 39′)
20.30
– Carcere in italia di Videobase (1973, 60′)
– Policlinico in lotta di Videobase (1973, 60′)
La proiezione sarà presentata da Annamaria Licciardello

Torino 1974_ blocchi stradali_

Sabato 28 maggio ore 18.00
La fabbrica
– Lotte di classe in Sardegna di Pino Adriano (1970, 30’)
– Incatenati ai tempi di Antonello Branca (1978, 18′)
– Cinegiornale libero n. 2 (Apollon) (1969, 76′)
La proiezione sarà preceduta da un incontro con Pietro Perotti (operaio cineasta)
ORE 20.30
– All’Alfa di Virginia Onorato (1969, 63’)
– Lotte alla Rhodiatoce di Pallanza di Collettivo Cinema Militante di Torino (1969, 25’)
– La fabbrica aperta di Collettivo Cinema Militante di Torino (1971, 30′)
– Mirafiori ’73 di Collettivo Cinema Militante di Torino (1973, 30′)
La proiezione sarà preceduta da un incontro con Gianfranco Torri (CCM di Torino) e Gianni Volpi (presidente Aiace nazionale).

NO VAT 2010: Autodeterminazione laicità antifascismo antirazzismo liberazione

11 febbraio 2010 1 commento

Il 13 Febbraio 2010 per il quinto anno scendiamo ancora in piazza contro il Vaticano per denunciarne l’invadenza nella politica italiana: è infatti uno degli attori che agiscono nelle complesse dinamiche di potere sottese a un sistema autoritario e repressivo.
L’11 febbraio 1929 i Patti Lateranensi sancivano la saldatura tra Vaticano e regime fascista, oggi le destre agitano il crocefisso per legittimare un ordine morale in linea con l’integralismo delle gerarchie vaticane, lo strumentalizzano per costruire un’identità nazionale razzista e una declinazione della cittadinanza eterosessista e familista.
Da una parte le destre criminalizzano immigrate ed immigrati, istigano a una vera “caccia all’uomo”, li/le rappresentano come la concorrenza nell’accesso alle risorse pubbliche mentre nessuno affronta il problema di un welfare smantellato e comunque disegnato su un modello sociale che non c’è più. D’altra parte la chiesa cattolica  legittima esclusivamente questo modello di società, basato sulla famiglia eterosessuale tradizionale, sulla divisione dei ruoli sessuali, dove un genere è subordinato all’altro e lesbiche, gay e trans non hanno alcun diritto di cittadinanza.
Su un altro fronte, destra moderata e sinistra riformista attuano il tentativo di procedere ad un’assimilazione selettiva dei soggetti minoritari sulla base della disponibilità espressa a offrirsi docilmente a legittimare discorsi razzisti, eterosessisti e repressivi. E’ prevista l’inclusione solo di quelle soggettività che non mettono in discussione il potere: c’è un piccolo posto anche per gay, lesbiche e trans e per altre figure della diversità, purché confermino l’ordine razzista, sessista e repressivo.
In questo quadro, nel movimento lgbtq, abbiamo assistito alla comparsa di “nuovi” soggetti che ne usano le parole d’ordine per produrre un ribaltamento della realtà: a protezione delle soggettività supposte deboli pongono i loro carnefici. Chi legittima questi “nuovi” soggetti, contribuisce a produrre un ulteriore spostamento a destra, a normalizzare la presenza delle destre radicali nel dibattito pubblico.
Fuori da queste lotte interne al potere,  dobbiamo constatare la diffusa e asfissiante presenza di un’etica cattolica, un modello di politica che propone come uniche alternative di “rinnovamento” il moralismo e il giustizialismo. Sappiamo che se oggi  il Vaticano appare meno interventista è solo perché non ne ha bisogno: già nel nostro paese possiede il monopolio dell’”etica” che abbraccia indistintamente governo e opposizione parlamentare che fanno a gara – come sempre – ad inginocchiarsi all’altare del giustizialismo e del buonismo ipocrita.

Il giovane Ratzinger, oggi papa Benedetto XVI

Respingiamo il tentativo di  espropriare anche i movimenti di lesbiche, gay, trans e femministe, di categorie fondamentali quali l’antifascismo, altrimenti l’ambiguità politica finirebbe per rendere le nostre soggettività complici di quest’ordine morale e politico che concede una legittimazione vittimizzante e minoritaria in cambio dell’assuefazione alla repressione.
Contrastiamo questo potere che, dove non addomestica, reprime e, attraverso l’ordine morale vaticano, assume dispositivi di disciplinamento e controllo sociale che negano qualunque tipo di autodeterminazione: l’autodeterminazione sociale ed economica dei e delle migranti, l’autodeterminazione dei corpi e degli stili di vita di donne, gay, lesbiche e trans,  ogni percorso di autorganizzazione, di dissenso e di conflitto.
Denunciamo che quando il  processo di addomesticamento non si compie viene utilizzato il carcere, il CIE (centri di identificazione ed espulsione), la repressione, la paura, la noia, la solitudine, l’intimidazione e la criminalizzazione per neutralizzare gli elementi di dissenso non previsti e non gestibili: migranti, movimenti, studenti, lavoratori e lavoratrici, disoccupati/e.
Riaffermiamo che antirazzismo, antifascismo, antisessismo sono  lotte, necessarie l’una  all’altra, da condurre anche contro l’uso strumentale delle libertà di donne e lgbt per rafforzare e legittimare un modello razzista.
Portiamo in piazza i nostri percorsi di autodeterminazione nell’acutizzarsi della crisi economica e dello smantellamento dello stato sociale – in particolare della scuola e dell’università –  che tanto spazio lascia alle imprese private e  confessionali.
Riaffermiamo le diversità e le differenze sociali, sessuali, culturali, contro l’identità nazionale razzista e eterosessista che ci vogliono imporre e contro l’ordine morale vaticano.
Portiamo in piazza i nostri percorsi di liberazione per ribadire la nostra volontà di agire nello spazio pubblico per produrre trasformazione sociale e culturale.

ROMA – sabato 13 febbraio 2010
Manifestazione Nazionale NO VAT
Autodeterminazione laicità antifascismo antirazzismo liberazione

http://www.facciamobreccia.org
per adesioni: adesioni@facciamobreccia.org

Bloccata la Ru486: piccolo sfogo personale

26 novembre 2009 5 commenti

Vedevo negli occhi di quelle donne, di ogni età e posizione sociale, uno sguardo decisamente più sereno di quello che ricordavo scavato sul mio volto.
Qualche ora di treno e l’atmosfera cambia rapidamente: a Roma se devi abortire non trovi quell’atmosfera.
A Roma se devi abortire non è facile muoversi, malgrado si possa pensare che in una città del genere sia facile tutto, sia tutto fruibile e trovabile.
Bhè, abortire in questa città, nel terzo millennio non è per niente cosa facile.

Quando successe a me finii nelle mani di un reparto che neanche ebbe il buon gusto di aprire mai la mia cartella: così fui operata d’urgenza, all’ultimo momento utile per colpa loro, senza nemmeno aver il tempo di scegliere veramente. Senza avere quel tempo -incredibilmente necessario- per parlare un po’ con me, con le nuove sensazioni che arrivavano. Avevo, bho, credo 20 anni appena compiuti.

Poi, qualche anno dopo, m’è capitato di accompagnare una sorella a Pontedera, in questo rivoluzionario ospedale dove il Dott. Srabot (spero di ricordare bene il suo nome, visto che lui non lo dimenticherò) usava la RU486 in sperimentazione già da diverso tempo. 
Nessun problema per noi che venivamo da Roma, nessuna domanda, nessuna richiesta.
Trattata con i guanti, rigirata come un calzino con rapide analisi e la prima pillola di preparazione.
Io non dovevo abortire, ma ero circondata da donne che avevano fatto molti km per andare proprio in quel reparto: donne consapevoli della loro scelta, coscienti di voler usare un farmaco che le tenesse lontane da anestesie, sale operatorie e raschiamenti. Donne consapevoli del dolore nel cuore, che avevano però SCELTO di non provarlo anche nel corpo.
O almeno limitarlo il più possibile.
Le ho viste una ad una prendersi quella pillola, le ho viste una ad una scoprire minuto dopo minuto come stava avvenendo dentro di loro il distacco.
Le ho viste entrare in un bagno, uscirne poco dopo … poi una rapida ecografia e se tutto è stato espulso integralmente, si può andare a casa.
Questo ho visto con i miei occhi: non ho visto una lacrima.
Ricordo il mio risveglio e lo ricorderò tutta la vita: mi svegliai dall’anestesia in un letto zuppo, completamente intriso di pianto. Di pianto mio, un pianto che non sapevo nemmeno di aver avuto, un pianto che non m’ha mai più lasciata e che mi porto dentro ancora ora… ora che ho un grande pancione con dentro un bambino che cresce.  
Loro invece uscivano dall’ospedale con uno sguardo diverso: con lo stesso identico dolore di qualunque donna che prende una simile scelta, ma con la testa lucida, con il corpo forte, senza l’umiliazione di una procedura ormai lontana dagli ospedali del resto d’Europa.

E invece stamattina mi sveglio e scopro che il ritardo ventennale del nostro paese aumenterà: ancora una volta.
La pillola abortiva, la RU486,  è stata bloccata dalla commissione Sanità del Senato: il documento in cui si chiede al governo di fermare la procedura di immissione in commercio della pillola in attesa di un parere tecnico circa la compatibilità con la legge 194, è stata approvata.
Porta la firma di Antonio Tomassini: uno che sarebbe stato meglio abortire.

Mi vergogno di questo paese, mi vergogno del medioevo in cui vivo, mi vergogno di esser costretta ad abitare in una lontana provincia della Vandea.
Mi vergogno, come madre, di un paese che non mi vuole far scegliere quando esser madre.

Da Femminismo a Sud, su Alessio Spataro e la Mini-Stronza

14 novembre 2009 Lascia un commento

Era un paio di giorni che avevo voglia di scrivere su questa storia di Alessio. Sul fumetto di Spataro se ne sono dette di tutti i colori, e anche nella compagneria è stato urlato e sbraitato di tutto. Prendo da Femminismo a Sud questa pagina perchè m’è piaciuta molto, nella sua schiettezza.
La penso anche io nello stesso identico modo, anche se da eterosessuale.
Penso che la satira sia satira e quindi debba essere libera di parlare come vuole: penso che Alessio non sia un sessista omofobo, assolutamente.
E poi mi incazzo, mi incazzo con questa sinistra che porta la bandiera quando si tratta di far campagne  conformiste e bigotte.
Non posso sopportare la Concia, che mi fa la lezione su Spataro però va a Casa Pound, tra i fascisti quelli veri, perchè lo trova un interessante terreno di dibattito. Eh no, allora no. Mi viene il prurito. 
 

Da Femminismo a Sud
L’italia è l’unico posto in cui un premier può chiamare “zoccola” una ministra e quella poi si incazza con un fumettista che fa satira antifascista umanizzando il suo personaggio.
Sulla sua parlata romana hanno satireggiato tutti. Spataro c’ha messo un po’ di fetish al sapor di pecorino e da antifascista qual è ha fatto rivivere il personaggio nel suo ambiente naturale: la merda. 
Fascisti di merda tornate nelle fogne” d’altronde è uno slogan forse dimenticato ma quanto mai attuale. Ma il punto è anche un altro: si parla di libertà d’espressione, di fare satira e nel nostro paese questa libertà è messa a rischio proprio dalla gente come la Meloni.

La Lipperini pone una questione di buon gusto e di responsabilità [1] [2]. Sostiene che non ci sia differenza tra il sessismo tirato fuori dalla categoria maschia a partire dalla faccenda noemi in poi e quello di Spataro. Cita un articolo di repubblica sempre attenta a queste questioni tranne che per il fatto che un giorno si e uno no lo stesso giornale online pubblica foto sessiste [1] [2] che relegano le donne in una dimensione orrenda senza averci neppure l’antifascismo come motivazione di partenza. giorgiameloni1
In rete le opinioni sono tante. C’è chi difende la libertà d’espressione tout court, chi si schiera con alessio spataro perchè condivide i contenuti del suo fumetto che sta online da più di un anno nell’apposito blog, chi dice che il fumetto fa cagare, chi dice che viene usato lo stereotipo delle donne in quanto stupide vacche in calore, chi definisce il fumetto arguto, con ottime basi culturali antifasciste e addebita lo squallore unicamente alla meloni specificando che a fare cagare sono i fascisti.
E di fascisti in azione da un po’ di tempo a questa parte ne vediamo tanti: basta ricordare le affermazioni della meloni a proposito della englaro. Non si disse mai offesa come donna per aver sentito il suo premier dire che la englaro poteva ancora procreare. Non rivendicò rispetto per le donne oppresse dalla religione cattolica a scuola. Non dice nulla a proposito di uomini, donne ebambini massacrati perchè a roma è partita – giusto mentre si parla di elezioni regionali – l’ennesima campagna basata sulla paura in cui si istiga al linciaggio contro i rom. Non dice nulla sulle vite distrutte, inseguite, rastrellate a San Nicola Varco solo per la loro nazionalità. Nulla a proposito della depenalizzazione dei maltrattamenti in famiglia grazie al processo breve voluto da quello che l’ha chiamata zoccola.

Nulla sulle gggiovani che lei dice di rappresentare a proposito di educazione sessuale preventiva allo stupro. Nessuna parola a difendere le donne, mai. Perchè lei è uomo dentro, un uomo di merda, per l’appunto.
Come la sua collega e compare che si appella al femminismo e alla sensibilità di genere per bloccare un film, Francesca, che parla della condizione dei rom e delle rom in italia. Tutte improvvisamente sensibili, tutte con la bocca ripulita nel water dopo aver inzozzato di concetti sessisti, razzisti e fascisti l’intera nostra cultura italiana.

bloggerfemministaE tra ieri e oggi la rabbia è diventata furia di dirne di peggio, senza l’ausilio della satira, perchè se c’è chi può scherzare sulla fisicità del premier mentre tutti ridono non si capisce come mai la meloni debba essere trattata con riguardo. Come dire ad un caricaturista di salvare i dettagli per le donne e di fare gobba e orecchie a sventola solo ad andreotti.
Che me ne frega di usare argomenti antisessisti per una ministra sessista? In nome di questa solidarietà bipartisan tra donne in quanto donne? Ma la meloni lo sa di essere donna? Perchè io qualche dubbio ce l’avrei. E che mi frega di essere solidale se dalla sua bocca non è venuta fuori neppure una parola a sostegno di donne, lesbiche, gay, trans, eccetera eccetera? Che m’importa di aderire alla formula dell’antifascismo inesistente, colluso, delicato e “civile” che viene sollecitato da destra e da sinistra?

Che gli si può dire a Spataro? Che è stato troppo buono, forse, che qualche tavola non fa affatto ridere, che lo splatter non ha attenzione al genere e allora un suggerimento da parte nostra poteva giovare. Avrebbe potuto basare la sua umanizzazione a partire da una immagine modello di perfezione non stereotipata, farla accoppiare con un’altra donna che la sveleniva a colpi di tampax in faccia. Ma giusto per farle capire che c’è una differenza enorme tra un corpo che ha il dovere di sgravare per la patria e una donna che deve essere lasciata in pace per finire la sua vita con dignità senza essere usata dalle speculazioni volgari di fascisti e movimentisti per la vita obbligata. Come si legge nelle discussioni in rete però Spataro ha una visione “maschile” delle cose perchè è un maschio (maschile non significa necessariamente maschilista). In secondo luogo è bell’e spiegato anche il perchè la Meloni viene rappresentata in un amplesso con un uomo feticista piuttosto che con una lesbica: proprio perchè lei è una fascista e non potrebbe essere accostata ad una sessualità diversa da quella etero che lei stessa promuove come unico modello culturale.

melonisatiraLa lipperini ha ragione quando dice, e lo diciamo anche noi, che è necessaria responsabilità del mondo della cultura nel veicolare concetti che possono ritorcersi contro di noi, ma questo è un ragionamento da farsi con la stessa forza sempre e comunque e non mi pare di aver visto la stessa levata di scudi bipartisan ad ogni affermazione delle donne di destra mentre legittimavano disumanità, rastrellamenti, omicidi legalizzati, deportazioni, stupri dentro i Cie e dentro i lager libici, sfruttamento dei corpi femminili per far passare il pacchetto sicurezza eccetera eccetera eccetera.
Oltretutto la Meloni dovrebbe prendersela con la cultura fascista che a proposito di perfezione dei corpi e di legittimazione del modello estetico unico è da sempre capostipite. Dovrebbe prendersela con il velinaro che si ritrova come premier e che la chiama zoccola in pubblico.
Dovrebbe prendersela con loro invece di ricordarsi che esiste una cultura del rispetto dei generi che viene da sinistra ed è costantemente offesa da destra.
La ministronza di Spataro forse non è un capolavoro che resterà negli annali della storia del fumetto ma almeno ha il merito di aver umanizzato una donna che fossi stata io l’avrei rappresentata alla art spiegelman, come un animale senza dignità. Ditemi voi come rappresentereste una Kapo’, perchè è di questo che stiamo parlando.
I fascisti non hanno senso dell’umorismo, e questo lo sapevamo. Sono conformisti e tengono alla forma, e sapevamo anche questo. In questo tempo in cui l’immagine conta più di tutto Spataro ha osato sporcare quella di una ministra che ama apparire con gli occhi al cielo e la mano al petto cantando l’inno di mameli. Personalmente trovo molto più oscena e volgare quella immagine. Non c’è di peggio che vedere una donna prostituirsi al regime con il piacere di farlo.
—>>>Leggi a proposito di antifascismo viola.
—>>>Leggi “Udite, udite, è uscito la ministronza!

Ps: Fino ad ora la figura della fascista (o del fascista) in termini culturali non è stata minimamente toccata. Anzi viene presentata con quintali di appeal e viene esaltata a partire dalle interviste a Fini, dalle tante comparsate televisive della mussolini, dal grande spazio che viene dato ad altre donne fasciste. Se c’è chi lo saprà fare a partire da una decostruzione dei significati legati ai corpi, gli stili di vita proposti, le razze, eccetera eccetera con una attenzione al genere e con linguaggi differenti, ben venga. Questo fumetto, per quanti difetti abbia, lo consideriamo almeno un esempio di antifascismo irriguardoso, orgoglioso e privo di ambiguità. Non possiamo dire la stessa cosa di molta altra monnezza “culturale” che pretende di dire senza dire mai niente. 
—>>>Se ne hai voglia leggi un esempio di satira sulla sessualità maschia di un fascista con la sfiga del pene sinistroverso.

Da Singapore e dalle multinazionali del grasso: sessimo, pesante, a tavola.

10 luglio 2009 Lascia un commento

Copio, incollo e ringrazio il blog Femminismoasud.
bk-super-seven-incher

Leggo e inorridisco. Una nuova pubblicità della Burger King a Singapore. Tutto ruota attorno alla grandezza del panino e al doppio senso a proposito della maionese. La bocca spalancata della donna fa il resto. Tanto per essere ancora più chiara: in inglese per dire “pompino” dici “blow job”.

Ringrazio Veronica per la segnalazione e condivido un bell’articolo da Global Voices:

Burger King ha lanciato un nuovo panino a Singapore chiamato “Super Sette Pollici” [in]. Per promuovere il nuovo prodotto, un’agenzia pubblicitaria locale ha affisso dei manifesti che vanno ricevendo attenzione e critiche in tutto il mondo[in].
La pubblicità è stata criticata per certe allusioni sessuali per vendere il prodotto. Ecco il testo integrale dell’annuncio:

Soddisfate il desiderio per qualcosa di lungo, succulento e cotto alla griglia con il NUOVO SUPER SETTE POLLICI DI BURGER KING. Ne vorrete ancora, dopo aver assaggiato lo strabiliante hamburger accompagnato da una porzione di manzo, ricoperto con formaggio americano, croccanti cipolle e l’abbondante e nutriente salsa di carne A1.

La campagna pubblicitaria proseguirà per tutto il mese. Questa la reazione diDan Mitchell [in]:

Ci sono due “colpi” lì dentro. Carino. Il panino (di per sè un’oscenità), ripieno di un’anormale maionese ultra-bianca, fluttua nell’aria direttamente di fronte all’inquietante pallido profilo di una giovane donna a bocca aperta che sembra spaventata a morte da quella carne virile. Sexy!

So good aggiunge [in]:

Quando dico “caldo”, “polposo” e “7 pollici” a cosa pensate? Bene, non siete i soli. Questa l’idea dei pubblicitari dietro questa nuova campagna, i quali apparentemente non hanno saputo resistere all’idea/immagine di una donna che fa sesso orale con un gigantesco pezzo di carne lungo 7 pollici. Nel caso non se ne colga l’allusione, hanno deciso di sottolineare il punto.

Garr’s posterous scrive che la pubblicità è stupida e offensiva [in]:

Sul loro sito ne spiegano l’obiettivo: “A Singapore, il brillante e vibrante arredamento stile americano ha reso i nostri ristoranti il luogo di ritrovo preferito per i giovani, inclusi studenti universitari e liberi professionisti.” OK, quindi non ci si rivolge a famiglie o bambini (credo), ma ciò è comunque offensivo per i ragazzi e i giovani professionisti. Dov’è il rispetto per il cliente? Pur mettendo da parte l’oggettivazione della donna nella pubblicità, l’annuncio è povero semplicemente perchè è così, beh, stupido…non è intelligente. È questo Burger King? Davvero? Chi ha potuto pensare che fosse una buona idea?

Questa non è la prima volta che una pubblicità di Burger King viene criticata per le allusioni sessuali. C’è stata quella natiche quadrate [in] per promuovere i menu per bambini, un annuncio che spingeva il cliente ad “darsi piacere“ [in], unBK King [in] senza maglietta, e un annuncio dove compariva il termine slang per la foto di una vagina.

Burger King [in] ha rilasciato questa dichiarazione sulla campagna pubblicità di Singapore:

“La Burger King Corporation valuta e rispetta tutti i propri clienti. L’annuncio riguarda la promozione limitata al mercato di Singapore e non circola negli Stati Uniti nè in altri mercati. È stata prodotta da un’agenzia con sede a Singapore e non dall’agenzia pubblicitaria di Burger King negli Stati Uniti, Crispin Porter and Bogusky.”

STUPRATORI ITALIANI IN LIBERTA’

28 febbraio 2009 Lascia un commento

Questa volta la vittima è romena. Ed è un bimbo di soli 8 anni. violenza_donne
Stuprato davanti alla sorella poco più grande nel cortile davanti casa, da un italianissimo maiale di 28 anni, ANIELLO GRADITO, a Cicciano, nel napoletano. Pare abbia ripetutamente abusato del bimbo (e forse non solo di lui) mentre veniva lasciato a giocare , affidato ad alcuni vicini, nel cortile mentre i genitori -venditori ambulanti- andavano a lavorare. Una violenza, da quel che dicono gli inquirenti, più che nota nella zona e che si ripeteva da molto tempo.

Ancora italianissimi stupratori a Nola. In tre sono stati arrestati ( Salvatore Mariniello, Aniello Iengo e Mauro Cirullo, tutti di Massa di Somma) ma altri sono indagati per una violenza di gruppo ai danni di una ragazzina di soli 14 anni. Secondo quanto stanno ricostruendo i Carabinieri la ragazza sarebbe stata minacciata e ripresa durante gli stupri con alcuni cellulari. Per costringerla nuovamente a subire uno stupro di gruppo, è stata minacciata con una pistola.

Mentre Davide Buroni, lo stupratore di una ventenne (violenza avvenuta nel dicembre 2007 ) è già in libertà dopo che era stato condannato con rito abbreviato a soli 4 anni e 2 mesi, di cui la buona parte trascorsi agli arresti domiciliari.
SE ERA RUMENO AVEVANO BUTTATO LA CHIAVE, CI AVEVANO MASSACRATO CON LE PRIME PAGINE DI TUTTI I GIORNALI, CON I DECRETI SPECIALI, I LINCIAGGI, LE RONDE.

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

LO STUPRATORE E’ MASCHIO, LO STUPRATORE  HA QUASI SEMPRE LE CHIAVI DI CASA E NON HA PASSAPORTO. 
BASTA VIOLENZA SUL CORPO DELLE DONNE, BASTA DEMAGOGIA E RAZZISMO.
L’UNICA RONDA E’ L’AUTODIFESA, E’ LA COLLETTIVITA’, E’ L’AUTODETERMINAZIONE

VIOLENZA SULLE DONNE: MA QUALI ROMENI

27 gennaio 2009 4 commenti

QUESTE SONO LE NOTIZIE DELLA SOLA GIORNATA DI OGGI.
PER FAR CAPIRE CHE LA VIOLENZA SULLE DONNE NON HA ETNIA NE’ NAZIONALITA’ E  CHE SPESSO I PRIMI STUPRATORI SONO I MARITI, I FIDANZATI, I PADRI… ITALIANISSIMI. 
NON CI PRENDESSERO PER IL CULO CON L’ALLARME ROMENI. NON VOGLIAMO LE STRADE PIENE DI SOLDATI, PERCHE’ NON CI TUTELANO DALLA CULTURA MASCHILISTA OMOFOBICA E XENOFOBA CHE CI CIRCONDA. 
NON VOGLIAMO LA POLIZIA SUGLI AUTOBUS, LE RONDE, LE CAMPAGNE D’ODIO, IL FASCISMO SQUADRISTA RAZZISTA. 

LA VIOLENZA SULLE DONNE NON HA ETNIA E DI SOLITO LO STUPRATORE HA LE CHIAVI DI CASA!

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Foto di Valentina Perniciaro _manifestazione nazionale LIBERE E INDECOROSE, Roma novembre 2008_

Avellino, 27 gen. – (Adnkronos) – Un uomo di 60 anni, professore preso un istituto superiore di Avellino e’ stato arrestato dai carabinieri in quanto ritenuto responsabile di abusi, avvenuti negli ultimi tre anni nei confronti di una studentessa. Secondo quanto si e’ appreso, il docente, abusando della propria posizione, avrebbe costretto la ragazza a subire atti sessuali sia all’interno della scuola, che all’esterno. Per la studentessa il professore nutriva una vera e propria ossessione e la perseguitava anche fuori la scuola.

Torino, 27 gen. -(Adnkronos)- Ha abusato della figlia dodicenne della sua compagna e quando quest’ultima ha sporto denuncia l’ha costretta, facendola minacciare dai suoi familiari, a ritrattare. Con queste accuse gli agenti del commissariato torinese Barriera di Milano hanno arrestato per violenza sessuale un giovane di 27 anni. Secondo quanto emerso dalle indagini l’uomo, findanzato con la mamma della bambina, avrebbe approfittato della sua permanenza nella casa della vittima, per violentarla durante la notte.

Bari, 27 gen. – (Adnkronos) – E’ stato posto agli arresti domiciliari dai carabinieri della Compagnia di Triggiano, Michele D’Alba, 30 anni, con precedenti, ritenuto l’autore di una violenza sessuale ai danni di una ragazzina di 16 anni di un paese a sud est di Bari. L’episodio risale a una fredda serata d’inverno dello scorso novembre. Verso le 22.40 la giovane stava facendo rientro a casa. Ad un certo punto, si accorse che due persone la stavano seguendo. Decise cosi’ di cambiare strada, ma sfortunatamente per lei ne imbocco’ una senza uscita.

*LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE *
*NON DIPENDE DAL PASSAPORTO LA FANNO GLI UOMINI*

*Invitiamo tutte a partecipare a un presidio *
*contro la violenza maschile sulle donne,*

*giovedì 29 gennaio – dalle ore 16 in poi*
*scalinata del campidoglio, roma*

Il Comune di Roma ha indetto per giovedì 29 gennaio (dalle ore 16) una
seduta straordinaria del consiglio comunale per discutere una serie di

provvedimenti speciali per la “sicurezza” delle donne.

*Le istituzioni e i media ancora una volta non hanno alcun ritegno nell’usare le donne che già subiscono violenza per parlare di altro e per distogliere l’attenzione dal fatto che la *violenza contro le donne da sempre la compiono uomini – di qualunque nazionalità e classe sociale essi siano.*
*La politica e le istituzioni non hanno mai dedicato alcun ‘consiglio straordinario’ al fatto che le donne in Italia **nel 90% dei casi (dati Istat) **subiscono violenze o vengono uccise da familiari, ex o conoscenti*, perché vorrebbe dire ammettere che c’è un intero sistema sociale ed economico che sfrutta le donne e cerca di controllare le loro vite con la  ‘cultura’ dello stupro.

*LE DONNE INSIEME *
*POSSONO SCONFIGGERE LA PAURA DELLO STUPRO,*
*POSSONO DENUNCIARE E DIFENDERSI*

*Presidio dalle ore 16 – scalinata del Campidoglio*
*giovedì 29 gennaio, roma *

L’Assemblea romana di femministe e lesbiche



Foto di Valentina Perniciaro NO E' NO!

Foto di Valentina Perniciaro NO E' NO!

TREMATE TREMATE!!!

23 novembre 2008 Lascia un commento

 

Foto di Valentina Perniciaro _Le streghe_

Foto di Valentina Perniciaro _Le streghe_

INDECOROSE E LIBERE era lo slogan che chiamava a questa piazza, un anno dopo quell’enorme corteo di donne che aveva colorato in modo determinato e sorprendente la città.

Eravamo molte meno quest’anno, ma è stato un bel corteo, con un’atmosfera di bell’autodeterminazione,
di capacità di camminare con le proprie gambe…autorganizzate.
Un corteo separato, che ha sfilato in un percorso lungo, allegro, determinato e compatto.
Un corteo di donne, di femministe, di lesbiche..
Un corteo di compagne come ce ne dovrebbero essere tanti.
Contro la violenza maschile sui nostri corpi, contro la violenza che si manifesta in molti modi, che è anche nel letto della proprio relazione.
Per l’autodeterminazione, per la libertà di essere come si vuole, di muoversi nel mondo come si vuole, per la libertà di essere donne con tutto quello che significa, di essere tante, di essere forti e belle.
Con i nostri corpi, con le nostre menti, con la bellezza dei nostri sorrisi. Grazie compagne…
una gran bella piazza.

Foto di Valentina Perniciaro _piccole e autodifese_

Foto di Valentina Perniciaro _piccole e autodifese_

Foto di Valentina Perniciaro _Libere e Indecorose_

Foto di Valentina Perniciaro _Libere e Indecorose_

L’urlo di Towanda

9 novembre 2008 2 commenti

Vi ricordate di Towanda?
di Valentina Perniciaro, Queer, inserto settimanale di Liberazione, 9 novembre 2008

Vi ricordate di Towanda? Provate ad urlarlo. Non potrà non tornarvi in mente quel grido di battaglia che

Foto di Valentina Perniciaro -in Layca frocessione-

Foto di Valentina Perniciaro -in Layca frocessione-

 trasforma Evelyn, una delle protagoniste del film culto “Pomodori Verdi fritti (alla fermata del treno)”, in una donna nuova, pronta ad affrontare qualunque avversità nel suo percorso di emancipazione e liberazione.
Quell’urlo sembra proprio essere tornato, e sta riempiendo l’Onda di contenuti nuovi, di determinazione, di protagonismo tutto femminile. Un gruppo di giovani donne, studentesse medie ed universitarie e collettivi di genere hanno dato vita ad un coordinamento che prende proprio questo nome: Towanda nasce il 20 novembre 2007 per poi muovere i suoi primi passi nella manifestazione di donne per le donne contro la violenza maschile che ha sfilato, imponente e determinata, per le vie di Roma il 24 novembre dello scorso anno.
La particolarità che salta agli occhi è la giovane età, Towanda è in gran parte composto da collettivi femministi di diverse medie superiori di Roma e provincia. Proprio perciò non poteva rimanere estranea all’esplosione di mobilitazioni di questo periodo: dal primo giorno è parte integrante di un’Onda che sta scuotendo il mondo della scuola, dagli asili agli atenei universitari.
Queste giovani donne non sono solo impegnate a protestare contro il decreto Gelmini, ma si muovono nelle piazze gremite di studenti per riempire la protesta di contenuti diversi. Considerano il decreto sessista perché colpisce soprattutto le donne: molte insegnanti, grazie ai tagli previsti, perderanno il lavoro mentre la cancellazione, di fatto, del tempo pieno, spiegano, limita ulteriormente la libertà che ogni donna ha di portare avanti la maternità e allo stesso tempo il diritto di lavorare ed essere autosufficiente. Come se non bastasse, la riforma è profondamente razzista, perché le “classi ponte”renderanno ancora più difficile il processo d’integrazione dei giovani migranti o dei figli di seconda generazione.
L’urlo di Towanda sa che quest’Onda, per non morire, deve verificare i propri contenuti e crescere anche culturalmente: nei cortei romani di queste settimane., raccontano, si sono trovate ad affrontare spezzoni che usavano parole d’ordine intrise di maschilismo o omofobia, per esempio offendevano la ministra Gelmini in quanto donna con parole come “puttana”. Towanda non vorrebbe condividere la piazza con chi usa un linguaggio o ha un atteggiamento omofobo e maschilista.

Foto di Valentina Perniciaro

Foto di Valentina Perniciaro

Per questo, dicono, sono impegnate in diverse campagne di controinformazione nelle scuole e nelle piazze. Chiedono quindi una scuola che sappia ricostruire e raccontare tutti quei percorsi di liberazione femminile che la storia e i libri di testospesso trascurano o addirittura omettono. Vogliono un femminismo che sappia rifiutare ogni delega e sia reale partecipazione attiva e consapevole delle donne in ogni contesto sociale perché una società in cui le donne siano protagoniste non è solo possibile, ma necessaria per il bene di tutte e tutti. E’ proprio la violenza maschile sulle donne uno degli argomenti principali delle loro campagne, spesso portate avanti a fianco di chi opera nei centri antiviolenza, come nella partecipata assemblea che si è tenuta al Liceo scientifico Righi la scorsa settimana, cui hanno partecipato le avvocate impegnate nei centri.
Attualmente sentono forte la necessità di essere al fianco delle donne e dei giovani migranti, e si sono unite all’assemblea giovanile e antirazzista e contro ogni discriminazione, con la quale sono scese in piazza con un unico striscione: “Per una scuola libera, solidale e aperta al mondo”.

Se avete voglia di ascoltare il grido di battaglia di Towanda, non vi rimane che entrare nell’Onda, o cercarle su studentessetowanda.splinder.com.

+ PARAPIGLIA – FAMIGLIA!

26 giugno 2008 1 commento

“Avete mai fatto caso al fatto che oggi, in Italia, c’è pieno di gente che quarant’anni fa era atea e comunista adesso son diventati cattolici? Io, non lo so, se trovassi qualcuno che quarant’anni fa era cattolico,  e adesso è ateo e comunista, sarei curioso di andarci a cena insieme, con uno così, invece non esco mai di casa,
praticamente.” 

_PAOLO NORI_ _Mi compro una gilera_


Foto di Valentina Perniciaro Corteo di Donne per le Donne. Roma, 24 Novembre 2007
                                PIU' PARAPIGLIA MENO FAMIGLIA

BASTA!

21 maggio 2008 Lascia un commento

22 MAGGIO 1978  –   22 MAGGIO 2008

LA LEGGE 194 NON SI TOCCA!

 

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