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Posts Tagged ‘aborto terapeutico’

Non si abortisce più al Policlinico Umberto I: gli assassini siete VOI!

29 novembre 2014 Lascia un commento

Quando ero bambina sognavo la macchina del tempo, la stessa che non ho smesso di sognare e che ora sogna mio figlio.
La immaginavo in grado di portarmi nel passato per capire e vedere,
per imparare, osservare, viaggiare liberamente, incontrare chi non avrei mai potuto incontrare.

Un sogno che sembra ribaltarsi nel trasformarsi in realtà,
perché in realtà ci viviamo dentro: siamo dentro una arrabbattata macchina del tempo,
che funziona male, a scatti repentini e fastidiosi, senza possibilità alcuna di controllo,
e che ora si è bloccata.
Eh già, siamo bloccati nel Medioevo, lo siamo tutti ma soprattutto tutte.
Siamo incastrati in un paesello della Vandea, siamo al centro della caccia alle streghe, e noi donne,
il nostro corpo, siamo come sempre il primo luogo di conquista, dove impiantare nella carne la bandierina di proprietà.

Bhè,
Al Policlinico dal 17 novembre, e sono già 12 giorni, il Medioevo dilaga,
corre nelle corsie, sale su per il collo dell’utero, si impianta nelle placente e lì sale come un virus,
fino a mangiarci la testa.
Al Policlinico Umberto I della capitale del nostro triste paese non si eseguono più aborti:
c’era un solo medico ormai, il dottor Minnozzi, e il suo andare in pensione lascia abbandonate molte donne.
Non conosco i numeri del Policlinico ma qualunque donna che è passata per un corridoio qualunque di un ospedale d’Italia per cercare di abortire sa di che numeri si parla: numeri che ora hanno un’altra porta in faccia spiaccicata con violenza.

ABORTIAMO GLI OBIETTORI

Abortire anche per urgenti e gravi problemi terapeutici, è un incubo.
Un incubo che può diventare senza uscita grazie agli obiettori,
alla loro assassina, violenta, inaccettabile presenza nei reparti di ginecologia di un paese laico,
che dovrebbe garantire la salute della donna e che invece la mina.
Nella giornata contro la violenza sulle donne gli obiettori dovrebbero star zitti,
perché la loro violenza sui nostri corpi ha fatto male quanto gli stupri e continua a farlo,
alla luce del sole e con un lindo camice bianco addosso.
Che è invece sporco di sangue, loro che si riempiono la bocca di vita,
di vita non sanno proprio niente, perché son portatori di sofferenza, dolore, tanto e tanto sangue…
maledetti, dal primo all’ultimo.

Il Policlinico “dice” che cercheranno di rimediare il prima possibile con l’assunzione di due medici non obiettori per garantire l’apertura del “repartino”: intanto son 11 giorni che già la porta è chiusa.
E le settimane vanno avanti…e quando la pancia cresce, ogni tanto anche malata, le settimane corrono.

Scrivevo pochi giorni fa che ora la pillola del giorno dopo (che altrove funziona per 5 giorni dopo il rapporto e non per 3 come qui) si vende liberamente senza ricetta medica in 23 paesi europei, tra i quali ovviamente non siamo inclusi:
si vede che la loro macchina del tempo funziona meglio della nostra.

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Pillola del giorno dopo senza prescrizione medica in 23 paesi europei: e noi? ahahaha

26 novembre 2014 1 commento

Esistono due tipi di pillola contraccettiva meglio conosciuta come pillola del giorno dopo:
– quella a base del principio attivo levonorgestrel, efficace fino a 72 ore dopo il rapporto
– quella a base del principio attivo ulipristal ,efficace fino a 120 ore dopo il rapporto (5 giorni pieni).

La notizia è una e non dovrebbe lasciarci basiti, invece sì:
L’EMA (Agenzia europea dei farmaci) ha ufficialmente dichiarato che questo secondo farmaco, più potente e già provato negli ultimi 5 anni è stato usato in più di 70 paesi da un numero di donne che supera i 3 milioni. E’ quindi un farmaco che si può utilizzare in modo sicuro ed efficace “senza prescrizione medica”: questa è la notizia.
In Europa questo farmaco sarà venduto senza prescrizione medica perché, come dichiara esplicitamente l’agenzia e tutti gli esperti di salute della donna e di salute riproduttiva, ”le donne hanno la necessita’ di poter accedere alla contraccezione d’emergenza il prima possibile in modo da avere la migliore opportunita’ di evitare una gravidanza indesiderata; è una questione di salute pubblica”.
Il prima possibile: è una questione di salute pubblica, una questione di civiltà.
Di fuoriuscita dal medioevo: riuscire a prendere la pillola del giorno dopo vuol dire evitare un aborto, ,
vuol dire muovere i propri passi all’interno di una scelta consapevole prima, PRIMA, che ogni possibile formazione cellulare all’interno del nostro corpo possa definirsi già microscopico embrione. Prima.

Ulipristal

Ma noi abitiamo in Italia, quindi il discorso che fa l’Ema non ci appartiene proprio,
perchè per noi è già impossibile accedere alla pillola descritta all’inizio, quella a base del principio attivo levonorgestrel, dall’efficacia temporale molto più corta: un farmaco che da anni si acquista senza alcuna prescrizione medica già da molti anni in ben 23 paesi europei.
Noi no: a braccetto con Croazia, Grecia, Ungheria, Polonia e Liechtestein non possiamo acquistarla.

La prescrizione medica qui non è impresa facile: per il continuo attacco ai consultori, per l’infame epidemia di obiettori di coscienza nei reparti di ospedale.
Gli obiettori sì, quelli che io non farei entrare nemmeno come portantini all’interno di un ospedale pubblico: personaggi in camice pericolosi, che mettono a rischio la salute e la vita di molte donne ogni giorno,
con il sorrisetto sulle labbra e l’aria di chi si sente nel giusto e rimarrà impunito.
Speriamo che così non sia.
Impuniti non dovrebbero restare: per gli obiettori nessuna pietà, nessun rispetto e fosse per me, nessun posto di lavoro nel pubblico. Nessuno.

Vi lascio un po’ di link su cosa vuol dire ottenere una pillola in Italia,
su cosa vuol dire abortire per scelta,
su cosa vuol dire abortire per necessità con un aborto terapeutico:
Abortire in un cesso di un ospedale, sole
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Di preti, mutande, condanne e galere mentali… ( grazie a chi ha murato un cesso al Pertini <3 )

17 marzo 2014 3 commenti

Mi sveglio all’interno di un’ospedale da diverso tempo; mi sveglio – oltretutto – all’interno di un’ospedale cattolico, estraneo al servizio sanitario nazionale: insomma non potrebbe andar peggio, diciamocelo.20140317-154256.jpg
Oltretutto son 48 ore che mi scorno con una compagna di stanza che è già mamma malgrado possa esser anagraficamente mia figlia e sostiene di esser consapevole dall’età di 11 anni che avrebbe avuto un figlio malato, e sapete perché?
“Ero una gran monella, e la notte quando pregavo pensavo sempre -Gesù mi punirà per quel che combino, mi punirà con un figlio malato”.

Giuro son rimasta senza parole, ho provato una pena infinita per questa vita che ho accanto che è fatta di autopunizioni e fioretti : cresciuta in un mondo dove anche solo il compiere una marachella infantile potrebbe significare una condanna a vita come un figlio nelle condizioni del suo.
Senza possibilità di scampo, credono in un Dio che le minaccia di tortura da quando son bambine,
donne private di qualunque libertà mentale,
donne schiave della loro condizioni ed incapaci a vedere altro,
donne giovanissime adagiate su una disperazione che sentono “meritata”, mandata direttamente dal loro dio.
Mi chiedo come si possa credere ad un dio così infame, così vendicativo, così carceriere…
mi chiedo, ma è meglio che non mi chiedo, che dopo questi due giorni a parlar con lei mi son cascate le braccia a terra.
Come insegnare ad una donna che la vita potrebbe sceglierla, anche da minorenne, anche da analfabeta, anche da madre di un figlio disperato ed eternamente condannato al nulla? niente. Vi giuro, niente.
C’è chi la rivoluzione non riesce a farla non solo nelle proprie mutande, ma nemmeno nei pannolini dei propri figli.
Quindi a maggior ragione, oggi, col cuore un sacco pesante,
mi sento di dover dar voce a quest’azione simbolica ottima, che ha fatto svegliare Roma con un pezzo di verità murato sull’asfalto.
Un cesso, un cesso identico a quello dove Valentina ha abortito il suo figlio malato,
un cesso, ritratto meraviglioso e anche troppo profumato di un obiettore di coscienza.
uno qualunque, che equivale a TUTTI.

Grazie compagne!

FUORI GLI OBIETTORI DALLE MUTANDE

“Care compagne, vi chiediamo di darne diffusione.

Stamattina abbiamo cementato un “cesso” davanti l’ingresso dell’ospedale Pertini di Roma.

Con quest’azione abbiamo voluto segnalare l’attacco alla libertà di scelta delle donne da parte dei medici obiettori che lavorano nelle strutture sanitarie pubbliche.
L’ennesima violenza è stata vissuta da una ragazza costretta ad abortire in un bagno del Pertini senza alcun supporto sanitario a causa della sola presenza di medici obiettori.

Se l’aborto è criminalizzato tanto da lasciare sola una donna che interrompe la gravidanza, se non si prescrive la pillola del giorno dopo, se la normalità è avere una media di 17 medici obiettori su 19, se l’intersessualità e la transizione vengono demonizzate come se fossero una malattia, è perché ci sono responsabilità individuali generate e legittimate da una volontà politica volta a sostenere la cultura cattolica più bigotta ed oppressiva.

In Italia il numero di medici obiettori raggiunge l’80%, molti dei quali praticano l’aborto privatamente mettendo la propria carriera professionale al di sopra delle singole vite.

Resistiamo contro un’aggressione pervasiva e costante: la proposta di legge Tarzia, che voleva i movimenti per la vita all’interno dei consultori, privatizzandoli e svuotandoli del loro significato; l’impossibilità di accedere alla RU486, fornendola solo con l’ospedalizzazione di 3 giorni; la costrizione nei confronti delle donne migranti senza documenti in regola a trovare metodi alternativi e a volte letali per interrompere la gravidanza; i tanti, troppi ostacoli per trovare una ricetta e poi una farmacia per comprare la pillola del giorno dopo, farmaco su cui non si può obiettare perché contraccettivo e non abortivo; l’assenza di informazioni sulla pillola dei cinque giorni dopo e la conseguente impossibilità ad usufruirne.

Rifiutiamo l’ingerenza dello Stato e della Chiesa nelle scelte che dobbiamo affrontare nel nostro quotidiano. Vogliamo scegliere se, quando e come essere madri.

E’ con un cesso che vi diciamo che fate cacare:
continuiamo a chiederci in che modo venga gestito un luogo di cura in cui avvengono episodi tanto gravi, in cui, non lo dimentichiamo, è stata permessa e causata l’uccisione di Stefano Cucchi.

Vogliamo stanare ogni obiettore perchè venga rispettata la nostra libertà di scelta
Nessuna è sola se ci uniamo nella lotta,
Fuori i preti dalle mutande!

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Ad abortire sole, magari in un cesso, siamo state troppe: maledetti obiettori assassini

11 marzo 2014 5 commenti

Valentina porta il mio stesso nome, gli ospedali dove abbiamo vissuto un’esperienza simile son diversi, stessa e maledetta è la città, capitale in “grande bellezza” e nel numero degli obiettori.

Foto di Lorenza Valentini…

L’aborto terapeutico sventra nel corpo e nell’anima, qualunque cosa pensate essa sia.
L’aborto terapeutico è una scelta lacerante, che apre ogni tua emozione a partire da quella placenta che già inizia a muoversi, ad avere la forma dell’amore totale; nessuno dovrebbe parlare, nessuno dovrebbe fiatare sull’aborto terapeutico, su una simile scelta che una donna, e nel migliore dei casi una coppia si trova a prendere.
L’aborto teraupetico non è una scelta “libera” come l’aborto volontario nelle 12 settimane: quando decidi di abortire un figlio a cui hanno diagnosticato una malattia non sei libera, sei un condannato a morte, sei uno zombie che cammina per ritrovarsi comunque spalle al muro davanti al grilletto.
L’unica scelta possibile è sparare e si muore tutti, inevitabilmente.

Ognuna di noi, quasi tutte noi, ha dovuto abortire nella solitudine,
in ospedali deserti, in corridoi festanti per le nuove nascite…
Io ricordo di una dottoressa che ebbe pietà di me, alle 3 di notte di una vigilia di capodanno e mi fece salire in sala parto, in quel momento tranquilla…rimanere lì alla 16esima ora di contrazioni, con un indecente pannolone e una mamma accanto che allattava per la seconda volta il suo splendido sano e solare primogenito era troppo anche per lei, che forse combatte con gli obiettori più di noi,
lavorandoci spalla a spalla.
Rimasi sola con quel corpicino perché nessuno mi si filò per un po’,
finchè il profilo di una donna di una certa età non si è avvicinato, ha capito, mi ha lavato, mi ha baciata, ha pianto con me.

Poi di nuovo il reparto, i vagiti felici, le mamme che ti chiedono in che posizione attaccarlo al seno convinte che anche tu sia lì per partorire, invece sei senza luce, al buio, scombussolata da dolori, ormoni, farmaci, morfina, obiettori che poggiano gli occhi su di te…
e passano oltre.
Uno, due… ricordo che le ore passavano e nessuno poggiava gli occhi su di me, apriva la cartella, guardava se era il caso di togliermi i tamponi e mandarmi a casa.
L’ho già raccontato su questo blog quella lunga maledetta mattinata e non mi va di rifarlo perchè la rabbia è la stessa di quel giorno.

Volevo solo chiacchierare tra donne, tra amiche, tra compagne:
BASTA! è veramente ora di farli sparire, di spazzarli via dalla sanità pubblica, di toglierceli dalle mutande, dall’utero, dalla fica.
Fuori, fuori dagli ospedali, fuori di prontosoccorso, fuori dalle ginecologie: non avete diritto di esercitare la professione di medici,
non avete diritto di decidere sulle nostre vite.
Vi auguro la solitudine, in un letto di ospedale, per ogni donna che avete insultato con il vostro sguardo,
Con il vostro rilassato “saltarla” e passare a quella dopo,
malgrado dolori, malgrado emorragie, malgrado si partorisca in un cesso aiutate solo dal proprio compagno.

Dovreste veramente pagarla cara, pagare ogni nostro goccio di sangue non medicato.
ASSASSINI, PERVERSI FOTTUTI MALEDETTI ASSASSINI

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Marcia per la vita? Magari Morite Tutti!

13 Mag 2012 11 commenti

– […] Ah, e perché non credono in Dio?

– Eh, fosse solo che non ci credono, figlia, lo potrei capire. Ma lo odiano e lo combattono. E’ questo, vedi, che mi fa essere prudente.
Senza l’insegnamento del Vangelo solo strade buie si possono aprire per i nostri giovani… Che c’è ca mi diventi tutta rossa?
E’ il pensiero di questi senza Dio?

Che potevo rispondere? Che la scoperta di non essere sola a dubitare di Dio m’aveva acceso una vampata nel sangue da essere costretta a serrare la bocca per non gridare di gioia?

_Tratto da “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza_

Queste le righe che mi sono venute in mente mentre pensavo le mie compagne a contestare la Marcia per la Vita.
Fate schifo: e non mi rivolgo ai fascisti e manco ai preti in questo caso, ma a tutta quella schiera di medici, di infermieri, di ginecologi.
Fate schifo e vi permettete di usare la parola ASSASSINE, quando siete voi che ci fate morire nei letti,
quando siete voi, che nei reparti di ospedale passate al letto accanto se il nostro sangue è quello di un aborto terapeutico e non quello di un parto.
Siete voi gli assassini, che calpestate il nostro corpo e pure quello dei nostri figli.
Siete voi le merde assassine e non riesco a smettere di scriverlo, tanto che se oggi fossi venuta ad urlarvelo ora probabilmente sarei ricoverata per un infarto: perché perdo la lucidità con voi davanti.
Perché è vero che sono un’assassina quando vi vedo: perché vorrei vedervi morti. Tutti morti male.

Brutti assassini obiettori,
traditori del vostro stesso camice e giuramento,
antiabortisti nei reparti, cucchiai d’oro nei vostri studi privati.
ASSASSINI, ASSASSINI ASSASSINI,
MARCIATE AFFANCULO!

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La “pillola del giorno dopo” a Roma

10 gennaio 2012 8 commenti

Quella che trovate qui sotto è una parte di una vecchia inchiesta dei RadicaliRoma (è dello scorso anno)
Niente di nuovo per molte di noi che, per un motivo o un’altro, ci siamo trovate a che fare con l’obiezione di coscienza negli ospedali pubblici.
Una cosa inaccettabile…
io li ricordo uno ad uno: li ricordo perché NON sono medici, perché le risposte, i toni, gli sguardi, le parole che usano non sono quelle che un medico dovrebbe usare,
perchè non dovrebbe essergli permesso di lavorare,
perchè possono togliere calli, possono raccogliere riso, possono prendere il carbone, possono raccogliere pomodori,
c’è tanto da fare al mondo.
Gli ospedali li lasciassero ai MEDICI.
La “pillola del giorno dopo” di cui stiamo parlando, non è un farmaco abortivo, non ha alcun effetto se il processo di impianto è già iniziato (altrimenti non sarebbe nemmeno possibile venderlo nelle farmacie). Non causa aborto, punto.
Motivo per cui è illegale per i medici appellarsi all’obiezione di coscienza, per un farmaco che ha il solo potere di inibire e quindi ritardare l’ovulazione. E’  pieno diritto di qualunque donna averne prescrizione medica immediata ed urgente senza dover parlare di obiezione di coscienza con chicchessia..

Quello che leggete qui è ripreso a telecamere nascoste da una coppia, in vari ospedali romani…

Ospedale Casilino – 1 giugno 2008, ore 23.21
“Avrei bisogno di una ricetta per la pillola del giorno dopo…”. Quando ha avuto l’ultimo rapporto sessuale? Qualche ora fa.. si è rotto il preservativo”. L’infermiera all’accettazione chiede se la donna è maggiorenne e poi la informa che dovrà attendere perché è un codice bianco e prima hanno precedenza le donne gravide. Alla fine il farmaco sarà prescritto. “Dovrà pagare un ticket di 25 euro. Non oggi… poi in settimana” conclude l’infermiera.

Ospedale Cristo Re – 6 giungo 2008, ore 18.14
“Sono venuta questa mattina per la prescrizione della pillola del giorno dopo. E mi hanno detto che non c’è possibilità. Assolutamente no?”. L’infermiera conferma e da il consiglio di recarsi altrove: “Dovete andare o al San Filippo Neri o al San Camillo… Questo è un ospedale religioso”. La donna insiste: “Non è proprio possibile averla? Perché è il tutto giorno che giriamo, siamo andati pure al Gemelli”. Ma la dipendente del Cristo Re è categorica: “Impossibile! E no, pure quell’ospedale è religioso. Provi al San Camillo…”.

Ospedale Cto – 8 giugno 2008, ore 1.45
“Ho già detto al suo collega. Mi servirebbe la prescrizione per la pillola del giorno dopo…”. All’accettazione risponde un medico: “Un attimo solo…Eh no perché deve firmare un modulo e per questo deve andare al Nuovo Regina Margherita…”. La donna chiede spiegazioni: “Ma perché? Qui non si può?”. “No, mancano i moduli per il consenso informato per via degli effetti collaterali..”. Così la donna è costretta a rinunciare.

Ospedale Gemelli – 13 giugno 2008, ore 23.51
“Senta ho un problema urgente… Mi servirebbe la prescrizione della pillola del giorno dopo…”. La risposa che la donna riceve al pronto soccorso è chiara: “Guardi noi siamo un ospedale cattolico. E siamo tutti obiettori di coscienza e non la prescriviamo”. E alle ulteriori richieste di spiegazioni l’operatore spiega: “Francamente mi risulta che anche negli altri ospedali romani c’è questo problema… Qui da noi non la prescrive nessuno, il medico di famiglia la può prescrivere…”. E la donna: “Ma io il mio medico l’ho appena chiamato ma essendo tardi mi ha consigliato di rivolgermi a un pronto soccorso al più presto perché altrimenti non serve…”. Il medico replica spiegando che in realtà la donna ha 72 ore di tempo dal rapporto per prendere il farmaco. Ma su internet potete trovare informazioni e anche il numero di telefono di qualcuno che te la può prescrivere d’urgenza”.

Ospedale Fatebenefratelli – 27 giugno, ore 16.55
La donna assieme al compagno spiegano di essere già stati all’ospedale San Camillo e di aver trovato medici solo obiettori…”. L’infermiere del pronto soccorso risponde con una battuta: “Perché sei stata sfortunata… Se no te l’avrebbe data: alcune volte c’è il medico obiettore altre no. Ma qua proprio no: la pillola non la danno mai, mai…”.

Ospedale Grassi – 29 giugno 2008, ore 1.07
L’infermiera al pronto soccorso spiega che deve vedere se ci sono obiettori in servizio. La coppia deve attendere e al ritorno l’infermiera spiega:” Il dottore dice che se la vuoi te la può prescrivere ma solo se prima fai il prelievo del sangue perché vuole accertare che tu non sia già in gravidanza”. La donna obietta che il proprio medico non le farebbe fare alcuna analisi e che il farmaco impedisce solo la fecondazione dell’ovulo. Il sanitario insiste: “Prescrivere la pillola del giorno dopo a una paziente che è incinta significa provocare un aborto. Capisci che è una cosa ben diversa. Se vuoi puoi parlare con il dottore comunque la condizione è questa…”.

Ospedale Sandro Pertini – 29 giugno, ore 2.07
È uno dei pochi ospedali dove il personale medico non fa alcun tipo di problema e si limita a chiedere i dati per poi chiamare la ginecologa. Dopo poco tempo il medico spiega alla donna le modalità per l’uso del farmaco. “È un’unica compressa, puoi prenderla a stomaco vuoto o pieno. Non è un problema. Considera che non ha una copertura del 100% arriva a un massimo del 95-97%. Prima si prende e meglio è. Prima delle 12 ore è meglio. Comunque si ha tre giorni di tempo per prendere il farmaco. Quindi ora via in farmacia e lo prendi con un po’ d’acqua. Potrebbe darti un po’ di nausea, potrebbe darti alterazioni del ciclo e te lo può anticipare di molto. Una volta assunto potresti trovare delle macchiette di sangue perché comunque sono ormoni e possono alterare un po’ lo stato del ciclo…. Ma se il ciclo ritarda di qualche giorno è meglio fare le analisi perché il farmaco non dà un copertura del 100%″. “Questo è il farmaco…”. La donna mette una firma su un modulo ed esce dall’ospedale con la prescrizione.

Ospedale Regina Margherita – 30 giugno, ore 17.10

Al pronto soccorso l’infermiera chiede un documento e il codice fiscale. La prescrizione della pillola del giorno dopo viene effettuata senza alcuna difficoltà.

Ospedale Sant’Andrea – 31 giugno, ore 17

Anche in questo caso viene richiesto di firmare il modulo per il consenso informato e poi viene data la prescrizione.

Ospedale Figlie di San Camillo – 1 luglio, ore 12.47

La risposta alla richiesta del farmaco è netta. “No, questo è un ospedale religioso, non te la fanno sono tutti obiettori”. L’infermiera poi aggiunge:”L’unica parte dove è facile non trovare obiettori è  l’Umberto I negli altri ospedali te la rischi… Oppure puoi provare al San Giovanni”.

Ospedale San Giovanni – 2 luglio, ore 22.40

Anche al San Giovanni ottenere la prescrizione non è semplice e comporta perdere tempo prezioso. Al pronto soccorso un infermiere invita a ritornare il giorno dopo: “Guardi domani mattina qui da noi per fortuna è aperto il nostro consultorio: tutta la mattina di sabato. Quindi può andare tranquillamente lì perché le apriranno una cartella, le spiegheranno poi tutti gli effetti collaterali e poi la metteranno anche in lista per ulteriori controlli…”.

La donna fa presente di essere stata consigliata dal medico curante di far presto ad assumere il farmaco e quindi di recarsi al pronto soccorso. “Quando è successo il fattaccio?” domanda l’infermiere. “Oggi pomeriggio” risponde la donna. “Ha tre giorni di tempo, domani o dopodomani – ribatte il sanitario – ma domani mattina va bene. Quando è venerdì preferiamo mandare la paziente al nostro centro di pianificazione perché viene edotta dei rischi, degli effetti collaterali e viene poi indirizzata per ulteriori accertamenti se dovesse avere un ritardo e per fare una ecografia o una beta…”. “Ma pensavo che la pillola dovesse essere presa subito” ribadisce la donna. “No. Vada domani mattina e gliela farà sicuramente…” rassicura l’infermiere.

Ospedale San Carlo – 8 luglio, ore 00.24
“Questo è un ospedale religioso, non la fanno la prescrizione…”. È la risposta che riceve la donna che chiede: “Ma io come faccio?”. L’infermiere consiglia di recarsi in un “ospedale grosso come al San Filippo Neri. Tra parentesi ci vuole un ginecologo e noi non ce l’abbiamo”.

Ospedale Policlinico Tor Vergata – 9 luglio, ore 24
“Ok, mi dà un documento. Noi glielo dico prima non abbiamo il pronto soccorso di ginecologia. Bisogna cercare un medico generico poi decide se prescrivere o meno. Non so in base a cosa decide, non sono un medico”. La donna chiede se ci sono obiettori per evitare un’attesa inutile. “Ci sono parecchi obiettori. Ma le ripeto deve parlare con il medico”. Poi l’infermiere cerca di sapere se c’è un medico disponibile e spiega: “Il medico c’è però l’attesa è lunga. Cioè tu sei un codice bianco e aspetti un bel po’. Te lo dico perché può essere che al Casilino se c’è il ginecologo fai un iter diverso”.

Ospedale Sant’Eugenio – 9 luglio, ore 1.05
“La dottoressa purtroppo non c’è: la prescrive però è in sala parto e sta facendo un parto cesareo. Tra una mezz’ora avrà finito” spiega una infermiera. La coppia chiede se possano rivolgersi a un altro ospedale e l’infermiera spiega che è difficile “dipende da ospedale a ospedale e si sono uno o due medici che la prescrivono. Qui da noi sono tre che la prescrivono”.

Ospedale San Filippo Neri – 9 luglio, ore 2.18
“Ci servirebbe urgentemente la prescrizione per la pillola del giorno dopo” spiega la donna con il suo compagno. “Aspetti non so se gliela fa” risponde una infermiera che poco dopo ritorna e informa la coppia che il medico è disponibile: “Ha detto va bene, che ve la fa…”.

Ospedale San Pietro Fatebenefratelli – 10 luglio, ore 16.41
“Sono già venuta stamattina per la prescrizione della pillola del giorno dopo e mi hanno detto che qui non la fate però il ragazzo era molto gentile e ci ha indicato altri ospedali e siamo andati ma ci hanno detto di no. Volevo sapere se qui proprio non la fate”. Anche in questo caso la risposta che la donna riceve al pronto socoroso è categorica: “No. Provate al Gemelli. Mi dispiace”.

Ospedale San Giacomo – 11 luglio, ore 10.34
“Ho un grave problema mi servirebbe proprio urgentemente la prescrizione della pillola del giorno dopo” spiega la donna in accettazione. “Non so se oggi abbiamo i medici che la fanno. Alcuni sono contrari per l’obiezione di coscienza. Lei non può andare contro a quella che ha il medico” risponde una infermiera. La donna fa presente che non si tratta di un aborto. “Ma c’è anche il medico di base che la prescrive – ribatte il sanitario – Qui dentro non tutti la fanno è una scelta insindacabile. Negli ospedali vaticani è inutile andarci”. Solo successivamente dopo che la donna insiste nel richiedere il farmaco, l’infermiera contatta il medico che risponde di essere disponibile a prescrivere la pillola.

Aurelia Hospital – 11 luglio, ore 18
“Qui il medico è obiettore di coscienza. Andate in un altro ospedale purché non sia religioso” fanno subito presente al pronto soccorso. “Ma questo è un ospedale religioso?” chiede la coppia. “No ma il medico essendo obiettore non prescrive. Mi spiace andate al San Camillo ed escluda i religiosi: il San Filippo Neri, il Gemelli, il Cristo Re. Escluda tutto quello dove ci sono preti,monache…” conclude il sanitario.

Ospedale Santo Spirito – 11 luglio, ore 17.30
“Ho chiamato il medico di base mi ha detto di rivolgermi alla guardia medica e mi hanno detto di andare al pronto soccorso per farmi prescrivere la pillola del giorno dopo” spiega la donna in accettazione. Ma la risposta è negativa: “Non la prescriviamo! Non tutti i pronti soccorso le prescrivono in base all’obiezione di coscienza”.

Ospedale Umberto I – 12 luglio, ore 19
Al pronto soccorso spiegano che la prescrizione è possibile averla. “È un prestazione a pagamento. Costa 25 euro e dopo dieci giorni riceverà a casa il bollettino per il pagamento” si limitano a spiegare.

Il cimitero dei feti visto da una bimba mai nata, e dalla sua mamma

4 gennaio 2012 44 commenti

Un cimitero per feti ed embrioni.
Ho rabbrividito, piccola mia quando ho letto di questa cosa, inaugurata a pochi km da casa,
a pochi km dal luogo dove ho scelto di salutarti, perchè la tua vita sarebbe stata un’assurdità genetica,
un patchwork di cromosomi un po’ brilli,
troppo per questo mondo di sobri bacchettoni.

Ora si sono inventati il cimitero con gli angioletti, il cimitero per i bimbi mai nati, un cimitero che si chiama “inno alla vita”…
se lo sono inventato loro, quelli che in ospedale non ti tolgono nemmeno i tamponi pieni di sangue, quelli che ti negano l’ossitocina per far in modo che lo strazio invece di durare un giorno (e una vita intera) ne duri tre (e la stessa intera vita).
Non è che l’hanno voluto delle mamme, delle mamme che come me hanno scelto, scelto, dolorosamente scelto, di non conoscere il propri figlio.
No, piccola minuscola dolcezza, non siamo mica state noi: quelle sventrate in tutto da un aborto terapeutico,
quelle che dilaniandosi hanno scelto di NON mettere al mondo qualcuno che come te, non avrebbe avuto modo di starci.
L’hanno fatto loro … te li ricordi quelli che ci guardavano male?
Quelli che ci hanno insultato, malgrado il dolore e le lacrime: quelli che ci son montati sopra proprio nel momento in cui per la prima volta chiedevamo aiuto senza la forza di far uscire la voce e sapendo di non poterla trovare?
Ma loro ce l’avevano eccome la voce in quei momenti:
ce l’hanno per dirti che sei un’assassina malgrado non c’è cosa al mondo che vorresti più di tenere la tua pancia e continuarla a far crescere, nella pienezza e nella gioia più totale,
ce l’hanno per negarti l’assistenza medica, sperando magari che il tempo passi per poi lasciarti senza scampo…

Non si viene trattati da persone quando si è costretti a percorrere le strade maledette di un aborto terapeutico:
vien trattato da persona il tuo feto però…
e sei hai la sfortuna (dipende da chi c’è in turno) di entrare nella procedura del parto indotto e non dell’aborto terapeutico, la richiesta di seppellirlo e dargli un nome ti vien fatta, obbligatoria.

Quindi secondo loro tu un nome lo dovevi avere, io potevo anche non averlo, visto il trattamento…visto che i tamponi me li son dovuta togliere sola, per non aspettare il miracolo di un turno privo di obiettori.
questo è il meccanismo che ha creato quel cimitero, con gli angeli alla porta…
quello che ci rende tutte assassine.

La cosa che mi consola è che li starai maledicendo anche tu che, senza nome nè giaciglio, hai avuto tutto l’amore possibile,
e sempre lo avrai.
E che oltre a te ci staranno le maledizioni di tutti quei bimbi nati, che un nome l’avevano e che magari son morti in un lungo viaggio in mare per raggiungere le nostre coste…o quelli mai nati, morti nelle pance delle loro mamme affogate:
per chi ha costruito il cimitero dei feti quelli son morti senza importanza.

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