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Non si abortisce più al Policlinico Umberto I: gli assassini siete VOI!

29 novembre 2014 1 commento

Quando ero bambina sognavo la macchina del tempo, la stessa che non ho smesso di sognare e che ora sogna mio figlio.
La immaginavo in grado di portarmi nel passato per capire e vedere,
per imparare, osservare, viaggiare liberamente, incontrare chi non avrei mai potuto incontrare.

Un sogno che sembra ribaltarsi nel trasformarsi in realtà,
perché in realtà ci viviamo dentro: siamo dentro una arrabbattata macchina del tempo,
che funziona male, a scatti repentini e fastidiosi, senza possibilità alcuna di controllo,
e che ora si è bloccata.
Eh già, siamo bloccati nel Medioevo, lo siamo tutti ma soprattutto tutte.
Siamo incastrati in un paesello della Vandea, siamo al centro della caccia alle streghe, e noi donne,
il nostro corpo, siamo come sempre il primo luogo di conquista, dove impiantare nella carne la bandierina di proprietà.

Bhè,
Al Policlinico dal 17 novembre, e sono già 12 giorni, il Medioevo dilaga,
corre nelle corsie, sale su per il collo dell’utero, si impianta nelle placente e lì sale come un virus,
fino a mangiarci la testa.
Al Policlinico Umberto I della capitale del nostro triste paese non si eseguono più aborti:
c’era un solo medico ormai, il dottor Minnozzi, e il suo andare in pensione lascia abbandonate molte donne.
Non conosco i numeri del Policlinico ma qualunque donna che è passata per un corridoio qualunque di un ospedale d’Italia per cercare di abortire sa di che numeri si parla: numeri che ora hanno un’altra porta in faccia spiaccicata con violenza.

ABORTIAMO GLI OBIETTORI

Abortire anche per urgenti e gravi problemi terapeutici, è un incubo.
Un incubo che può diventare senza uscita grazie agli obiettori,
alla loro assassina, violenta, inaccettabile presenza nei reparti di ginecologia di un paese laico,
che dovrebbe garantire la salute della donna e che invece la mina.
Nella giornata contro la violenza sulle donne gli obiettori dovrebbero star zitti,
perché la loro violenza sui nostri corpi ha fatto male quanto gli stupri e continua a farlo,
alla luce del sole e con un lindo camice bianco addosso.
Che è invece sporco di sangue, loro che si riempiono la bocca di vita,
di vita non sanno proprio niente, perché son portatori di sofferenza, dolore, tanto e tanto sangue…
maledetti, dal primo all’ultimo.

Il Policlinico “dice” che cercheranno di rimediare il prima possibile con l’assunzione di due medici non obiettori per garantire l’apertura del “repartino”: intanto son 11 giorni che già la porta è chiusa.
E le settimane vanno avanti…e quando la pancia cresce, ogni tanto anche malata, le settimane corrono.

Scrivevo pochi giorni fa che ora la pillola del giorno dopo (che altrove funziona per 5 giorni dopo il rapporto e non per 3 come qui) si vende liberamente senza ricetta medica in 23 paesi europei, tra i quali ovviamente non siamo inclusi:
si vede che la loro macchina del tempo funziona meglio della nostra.

LEGGI:
Libera vendita della pillola del giorno dopo in Europa ma non da noi
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Pillola del giorno dopo senza prescrizione medica in 23 paesi europei: e noi? ahahaha

26 novembre 2014 2 commenti

Esistono due tipi di pillola contraccettiva meglio conosciuta come pillola del giorno dopo:
– quella a base del principio attivo levonorgestrel, efficace fino a 72 ore dopo il rapporto
– quella a base del principio attivo ulipristal ,efficace fino a 120 ore dopo il rapporto (5 giorni pieni).

La notizia è una e non dovrebbe lasciarci basiti, invece sì:
L’EMA (Agenzia europea dei farmaci) ha ufficialmente dichiarato che questo secondo farmaco, più potente e già provato negli ultimi 5 anni è stato usato in più di 70 paesi da un numero di donne che supera i 3 milioni. E’ quindi un farmaco che si può utilizzare in modo sicuro ed efficace “senza prescrizione medica”: questa è la notizia.
In Europa questo farmaco sarà venduto senza prescrizione medica perché, come dichiara esplicitamente l’agenzia e tutti gli esperti di salute della donna e di salute riproduttiva, ”le donne hanno la necessita’ di poter accedere alla contraccezione d’emergenza il prima possibile in modo da avere la migliore opportunita’ di evitare una gravidanza indesiderata; è una questione di salute pubblica”.
Il prima possibile: è una questione di salute pubblica, una questione di civiltà.
Di fuoriuscita dal medioevo: riuscire a prendere la pillola del giorno dopo vuol dire evitare un aborto, ,
vuol dire muovere i propri passi all’interno di una scelta consapevole prima, PRIMA, che ogni possibile formazione cellulare all’interno del nostro corpo possa definirsi già microscopico embrione. Prima.

Ulipristal

Ma noi abitiamo in Italia, quindi il discorso che fa l’Ema non ci appartiene proprio,
perchè per noi è già impossibile accedere alla pillola descritta all’inizio, quella a base del principio attivo levonorgestrel, dall’efficacia temporale molto più corta: un farmaco che da anni si acquista senza alcuna prescrizione medica già da molti anni in ben 23 paesi europei.
Noi no: a braccetto con Croazia, Grecia, Ungheria, Polonia e Liechtestein non possiamo acquistarla.

La prescrizione medica qui non è impresa facile: per il continuo attacco ai consultori, per l’infame epidemia di obiettori di coscienza nei reparti di ospedale.
Gli obiettori sì, quelli che io non farei entrare nemmeno come portantini all’interno di un ospedale pubblico: personaggi in camice pericolosi, che mettono a rischio la salute e la vita di molte donne ogni giorno,
con il sorrisetto sulle labbra e l’aria di chi si sente nel giusto e rimarrà impunito.
Speriamo che così non sia.
Impuniti non dovrebbero restare: per gli obiettori nessuna pietà, nessun rispetto e fosse per me, nessun posto di lavoro nel pubblico. Nessuno.

Vi lascio un po’ di link su cosa vuol dire ottenere una pillola in Italia,
su cosa vuol dire abortire per scelta,
su cosa vuol dire abortire per necessità con un aborto terapeutico:
Abortire in un cesso di un ospedale, sole
La pillola del giorno dopo a Roma
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Di preti, mutande, condanne e galere mentali… ( grazie a chi ha murato un cesso al Pertini <3 )

17 marzo 2014 3 commenti

Mi sveglio all’interno di un’ospedale da diverso tempo; mi sveglio – oltretutto – all’interno di un’ospedale cattolico, estraneo al servizio sanitario nazionale: insomma non potrebbe andar peggio, diciamocelo.20140317-154256.jpg
Oltretutto son 48 ore che mi scorno con una compagna di stanza che è già mamma malgrado possa esser anagraficamente mia figlia e sostiene di esser consapevole dall’età di 11 anni che avrebbe avuto un figlio malato, e sapete perché?
“Ero una gran monella, e la notte quando pregavo pensavo sempre -Gesù mi punirà per quel che combino, mi punirà con un figlio malato”.

Giuro son rimasta senza parole, ho provato una pena infinita per questa vita che ho accanto che è fatta di autopunizioni e fioretti : cresciuta in un mondo dove anche solo il compiere una marachella infantile potrebbe significare una condanna a vita come un figlio nelle condizioni del suo.
Senza possibilità di scampo, credono in un Dio che le minaccia di tortura da quando son bambine,
donne private di qualunque libertà mentale,
donne schiave della loro condizioni ed incapaci a vedere altro,
donne giovanissime adagiate su una disperazione che sentono “meritata”, mandata direttamente dal loro dio.
Mi chiedo come si possa credere ad un dio così infame, così vendicativo, così carceriere…
mi chiedo, ma è meglio che non mi chiedo, che dopo questi due giorni a parlar con lei mi son cascate le braccia a terra.
Come insegnare ad una donna che la vita potrebbe sceglierla, anche da minorenne, anche da analfabeta, anche da madre di un figlio disperato ed eternamente condannato al nulla? niente. Vi giuro, niente.
C’è chi la rivoluzione non riesce a farla non solo nelle proprie mutande, ma nemmeno nei pannolini dei propri figli.
Quindi a maggior ragione, oggi, col cuore un sacco pesante,
mi sento di dover dar voce a quest’azione simbolica ottima, che ha fatto svegliare Roma con un pezzo di verità murato sull’asfalto.
Un cesso, un cesso identico a quello dove Valentina ha abortito il suo figlio malato,
un cesso, ritratto meraviglioso e anche troppo profumato di un obiettore di coscienza.
uno qualunque, che equivale a TUTTI.

Grazie compagne!

FUORI GLI OBIETTORI DALLE MUTANDE

“Care compagne, vi chiediamo di darne diffusione.

Stamattina abbiamo cementato un “cesso” davanti l’ingresso dell’ospedale Pertini di Roma.

Con quest’azione abbiamo voluto segnalare l’attacco alla libertà di scelta delle donne da parte dei medici obiettori che lavorano nelle strutture sanitarie pubbliche.
L’ennesima violenza è stata vissuta da una ragazza costretta ad abortire in un bagno del Pertini senza alcun supporto sanitario a causa della sola presenza di medici obiettori.

Se l’aborto è criminalizzato tanto da lasciare sola una donna che interrompe la gravidanza, se non si prescrive la pillola del giorno dopo, se la normalità è avere una media di 17 medici obiettori su 19, se l’intersessualità e la transizione vengono demonizzate come se fossero una malattia, è perché ci sono responsabilità individuali generate e legittimate da una volontà politica volta a sostenere la cultura cattolica più bigotta ed oppressiva.

In Italia il numero di medici obiettori raggiunge l’80%, molti dei quali praticano l’aborto privatamente mettendo la propria carriera professionale al di sopra delle singole vite.

Resistiamo contro un’aggressione pervasiva e costante: la proposta di legge Tarzia, che voleva i movimenti per la vita all’interno dei consultori, privatizzandoli e svuotandoli del loro significato; l’impossibilità di accedere alla RU486, fornendola solo con l’ospedalizzazione di 3 giorni; la costrizione nei confronti delle donne migranti senza documenti in regola a trovare metodi alternativi e a volte letali per interrompere la gravidanza; i tanti, troppi ostacoli per trovare una ricetta e poi una farmacia per comprare la pillola del giorno dopo, farmaco su cui non si può obiettare perché contraccettivo e non abortivo; l’assenza di informazioni sulla pillola dei cinque giorni dopo e la conseguente impossibilità ad usufruirne.

Rifiutiamo l’ingerenza dello Stato e della Chiesa nelle scelte che dobbiamo affrontare nel nostro quotidiano. Vogliamo scegliere se, quando e come essere madri.

E’ con un cesso che vi diciamo che fate cacare:
continuiamo a chiederci in che modo venga gestito un luogo di cura in cui avvengono episodi tanto gravi, in cui, non lo dimentichiamo, è stata permessa e causata l’uccisione di Stefano Cucchi.

Vogliamo stanare ogni obiettore perchè venga rispettata la nostra libertà di scelta
Nessuna è sola se ci uniamo nella lotta,
Fuori i preti dalle mutande!

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Ad abortire sole, magari in un cesso, siamo state troppe: maledetti obiettori assassini

11 marzo 2014 5 commenti

Valentina porta il mio stesso nome, gli ospedali dove abbiamo vissuto un’esperienza simile son diversi, stessa e maledetta è la città, capitale in “grande bellezza” e nel numero degli obiettori.

Foto di Lorenza Valentini…

L’aborto terapeutico sventra nel corpo e nell’anima, qualunque cosa pensate essa sia.
L’aborto terapeutico è una scelta lacerante, che apre ogni tua emozione a partire da quella placenta che già inizia a muoversi, ad avere la forma dell’amore totale; nessuno dovrebbe parlare, nessuno dovrebbe fiatare sull’aborto terapeutico, su una simile scelta che una donna, e nel migliore dei casi una coppia si trova a prendere.
L’aborto teraupetico non è una scelta “libera” come l’aborto volontario nelle 12 settimane: quando decidi di abortire un figlio a cui hanno diagnosticato una malattia non sei libera, sei un condannato a morte, sei uno zombie che cammina per ritrovarsi comunque spalle al muro davanti al grilletto.
L’unica scelta possibile è sparare e si muore tutti, inevitabilmente.

Ognuna di noi, quasi tutte noi, ha dovuto abortire nella solitudine,
in ospedali deserti, in corridoi festanti per le nuove nascite…
Io ricordo di una dottoressa che ebbe pietà di me, alle 3 di notte di una vigilia di capodanno e mi fece salire in sala parto, in quel momento tranquilla…rimanere lì alla 16esima ora di contrazioni, con un indecente pannolone e una mamma accanto che allattava per la seconda volta il suo splendido sano e solare primogenito era troppo anche per lei, che forse combatte con gli obiettori più di noi,
lavorandoci spalla a spalla.
Rimasi sola con quel corpicino perché nessuno mi si filò per un po’,
finchè il profilo di una donna di una certa età non si è avvicinato, ha capito, mi ha lavato, mi ha baciata, ha pianto con me.

Poi di nuovo il reparto, i vagiti felici, le mamme che ti chiedono in che posizione attaccarlo al seno convinte che anche tu sia lì per partorire, invece sei senza luce, al buio, scombussolata da dolori, ormoni, farmaci, morfina, obiettori che poggiano gli occhi su di te…
e passano oltre.
Uno, due… ricordo che le ore passavano e nessuno poggiava gli occhi su di me, apriva la cartella, guardava se era il caso di togliermi i tamponi e mandarmi a casa.
L’ho già raccontato su questo blog quella lunga maledetta mattinata e non mi va di rifarlo perchè la rabbia è la stessa di quel giorno.

Volevo solo chiacchierare tra donne, tra amiche, tra compagne:
BASTA! è veramente ora di farli sparire, di spazzarli via dalla sanità pubblica, di toglierceli dalle mutande, dall’utero, dalla fica.
Fuori, fuori dagli ospedali, fuori di prontosoccorso, fuori dalle ginecologie: non avete diritto di esercitare la professione di medici,
non avete diritto di decidere sulle nostre vite.
Vi auguro la solitudine, in un letto di ospedale, per ogni donna che avete insultato con il vostro sguardo,
Con il vostro rilassato “saltarla” e passare a quella dopo,
malgrado dolori, malgrado emorragie, malgrado si partorisca in un cesso aiutate solo dal proprio compagno.

Dovreste veramente pagarla cara, pagare ogni nostro goccio di sangue non medicato.
ASSASSINI, PERVERSI FOTTUTI MALEDETTI ASSASSINI

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Papi nuovi, torture e dittature antiche

14 marzo 2013 4 commenti

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soy Madre yo también!

Un articolo di molti anni fa: tra i tanti che stanno ricircolando in rete da ieri sera,
quando il nuovo Papa Francesco I si è affacciato sorridente davanti ai suoi fedeli, in Piazza San Pietro.
C’hanno messo 24 ore a scegliere il nuovo Papa, un conclave rapido, che fa immaginare una volontà comune nel scegliere quel nome, senza eccessivi scontri di potere.
Si vede che esser collusi coi colonnelli argentini da punti, che aver presidiato ad interrogatori e torture, aver avallato una delle più sanguinose dittature del sud america rende infinitamente vicini alla gerarchia ecclesiastica dei livelli più elevati.
ma è stato già scritto e detto molto Jorge Maria Bergoglio, quando era ad un passo dalla poltrona più ambita del Vaticano, al precedente Conclave che incoronò Papa Benedetto XVI, quello dalle foto di gioventù a mano tesa.
Insomma, tutto rimane nella tradizione:
Giovanni Paolo II sottobraccio a Pinochet ce lo ricordiamo tutti,
le foto dell’album di famiglia di Ratzinger son complicatissime da dimenticare,
ed ora lui,
decisamente più “attivo” dei suoi predecessori.
Il commento di una delle donne di Plaza De Mayo è chiaro, nel momento in cui le chiedono un commento a riguardo: “Amèn”.

“Le donne sono per natura inette ad esercitare incarichi politici. L’ordine naturale e i fatti ci insegnano che l’uomo é l’essere politico per eccellenza; le scritture ci dimostrano che la donna è sempre l’appoggio dell’uomo che pensa e agisce, ma null’altro che questo”. PAPA FRANCESCO I

FUORI PRETI, PAPI, STATI e TORTURATORI DAI NOSTRI CORPI, DALLE NOSTRE MUTANDE, DALLE NOSTRE VITE!

Qui l’articolo trovabile su PeaceReporter: LINK
Leggi anche Il Papa Nero
In un libro le collusioni dell’arcivescovo di Buenos Aires con la dittatura militare
Papa Giovanni Paolo II con il Cardinal Jorge Mario BergoglioIl cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, presidente dei vescovi argentini, nonché tra i più votati, un anno fa, nel conclave Vaticano che ha scelto il successore di Giovanni Paolo II, è accusato di collusione con la dittatura argentina che sterminò novemila persone. Le prove del ruolo giocato da Bergoglio a partire dal 24 marzo 1976, sono racchiuse nel libro L’isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina, del giornalista argentino Horacio Verbitsky, che da anni studia e indaga sul periodo più tragico del Paese sudamericano, lavorando sulla ricostruzione degli eventi attraverso ricerche serie e attente.
I fatti riferiti da Verbitsky. Nei primi anni Settanta Bergoglio, 36 anni, gesuita, divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta influenza e molto potere, dato che in quel periodo l’istituzione religiosa ricopriva un ruolo determinante in tutte le comunità ecclesiastiche di base, attive nelle baraccopoli di Buenos Aires. Tutti i sacerdoti gesuiti che operavano nell’area erano sotto le sue dipendenze. Fu così che nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato, Bergoglio chiese a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si rifiutarono di andarsene. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro.
Cardinal Jorge Mario BergoglioLa svolta. Verbitsky racconta come Bergoglio reagì con due provvedimenti immediati. Innanzitutto li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. E la colpa fu proprio di Bergoglio, accusato di aver segnalato i due padri alla dittatura come sovversivi. Con l’accezione “sovversivo”, nell’Argentina di quegli anni, venivano qualificate persone di ogni ordine e grado: dai professori universitari simpatizzanti del peronismo a chi cantava canzoni di protesta, dalle donne che osavano indossare le minigonne a chi viaggiava armato fino ai denti, fino ad arrivare a chi era impegnato nel sociale ed educava la gente umile a prendere coscienza di diritti e libertà. Dopo sei mesi di sevizie nella famigerata Scuola di meccanica della marina (Esma), i due religiosi furono rilasciati, grazie alle pressioni del Vaticano.
Escuela de Mecanica de la Armada, teatro delle torture dei desaparecidos argentiniBotta e risposta.  Alle accuse dei padri gesuiti di averli traditi e denunciati, il cardinal Bergoglio si difende spiegando che la richiesta di lasciare la baraccopoli era un modo per metterli in guardia di fronte a un imminente pericolo. Un botta e risposta che è andato avanti per anni e che Verbitsky ha sempre riportato fedelmente, fiutando che la verità fosse nel mezzo. Poi la luce: dagli archivi del ministero degli Esteri sono emersi documenti che confermano la versione dei due sacerdoti, mettendo fine a ogni diatriba. In particolare Verbitsky fa riferimento a un episodio specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina delle torture. Bergoglio si offrì di fare da intermediario, fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu respinta. Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto: “Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è stato detenuto nell’Esma”. Poi termina dicendo che la fonte di queste informazioni su Jalics è proprio il Superiore provinciale dei gesuiti padre Bergoglio, che raccomanda che non si dia corso all’istanza.
E non finisce qui. Un altro documento evidenzia ancora più chiaramente il ruolo di Bergoglio: “Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova fase”. È il documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9. Nel libro di Verbitsky sono pubblicati anche i resoconti dell’incontro fra il giornalista argentino e il cardinale, durante i quali quest’ultimo ha cercato di presentare le prove che ridimensionassero il suo ruolo. “Non ebbi mai modo di etichettarli come guerriglieri o comunisti – affermò l’arcivescovo – tra l’altro perché no ho mai creduto che lo fossero”.
Militari argentina accusati di crimini di guerraMa… Ad inchiodarlo c’è anche la testimonianza di padre Orlando Yorio, morto nel 2000 in Uruguay e mai ripresosi pienamente dalle torture, dalla terribile esperienza vissuta chiuso nell’Esma. In un’intervista rilasciata a Verbistky nel 1999 racconta il suo arrivo a Roma dopo la partenza dall’Argentina: “Padre Gavigna, segretario generale dei gesuiti, mi aprì gli occhi – raccontò in quell’occasione – Era un colombiano che aveva vissuto in Argentina e mi conosceva bene. Mi riferì che l’ambasciatore argentino presso la Santa Sede lo aveva informato che secondo il governo eravamo stati catturati dalle Forze armate perché i nostri superiori ecclesiastici lo avevano informato che almeno uno di noi era un guerrigliero. Chiesi a Gavigna di mettermelo per iscritto e lo fece”.
Nel libro, inoltre, Verbistky spiega come Bergoglio, durante la dittatura militare, abbia svolto attività politica nella Guardia di ferro, un’organizzazione della destra peronista, che ha lo stesso nome di una formazione rumena sviluppatasi fra gli anni Venti e i Trenta del Novecento, legata al nazionalsocialismo. Secondo il giornalista, l’attuale arcivescovo di Buenos Aires, quando ricoprì il ruolo di Provinciale della Compagnia di Gesù, decise che l’Università gestita dai gesuiti fosse collegata a un’associazione privata controllata dalla Guardia di ferro. Controllo che terminò proprio quando Bergoglio fu trasferito di ruolo. “Io non conosco casi moderni di vescovi che abbiano avuto una partecipazione politica così esplicita come è stata quella di Bergoglio”, incalza Verbitsky. “Lui agisce con il tipico stile di un politico. È in relazione costante con il mondo politico, ha persino incontri costanti con ministri del governo.
El Silencio, l'ultimo libro di Horacio VerbitskyOggi. Nonostante non abbia mai ammesso le sue colpe, il presidente dei vescovi argentini ha spinto la Chiesa del paese latinoamericano a pubblicare una sorta di mea culpa in occasione del 30esimo anniversario del colpo di Stato, celebratosi lo scorso marzo. “Ricordare il passato per costruire saggiamente il presente” è il titolo della missiva apostolica, dove viene chiesto agli argentini di volgere lo sguardo al passato per ricordare la rottura della vita democratica, la violazione della dignità umana e il disprezzo per la legge e le istituzioni. “Questo, avvenuto in un contesto di grande fragilità istituzionale – hanno scritto i vescovi argentini – e reso possibile dai dirigenti di quel periodo storico, ebbe gravi conseguenze che segnarono negativamente la vita e la convivenza del nostro popolo. Questi fatti del passato che ci parlano di enormi errori contro la vita e del disprezzo per la legge e le istituzioni sono un’occasione propizia affinché come argentini ci pentiamo una volta di più dai nostri errori  per assimilare l’insegnamento della nostra storia nella costruzione del presente”.
Tanti tasselli, quelli raccolti dal giornalista argentino nel suo libro che ci aiutano a vedere un po’ meglio in un mosaico tanto complesso quanto doloroso della storia recente di Santa Romana Chiesa.

Stella Spinelli

Squirting e passeggiate domenicali

23 settembre 2012 2 commenti

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Foto di Valentina Perniciaro

Ogni tanto anche Roma e i suoi quartieri da “gran pretagna” fatti solo di sorelle a passeggio e luoghi di prostrazione, regalano ilarità gratuite.

Se squirti ti sposo!
Adoro!

Appuntamento in solidarietà con le Pussy Riot: LIBERTA’ IMMEDIATA!

9 agosto 2012 3 commenti

Un processo politico, surreale ed anche rapido.
Il tribunale di Mosca ha fatto sapere che la sentenza per le 3 componenti della band punk femminile russa sarà il 17 agosto.
Manca poco, e loro non riassaggeranno neanche un millesimo di libertà prima che il verdetto venga letto:
rischiano 3 anni, dei 7 che per loro erano stati richiesti.

Tre anni per una provocazione, tre anni per una performanche contro Putin sul sagrato di una Cattedrale: tre anni di tre giovani donne, tre anni di due mamme, tre anni surreali che se verranno dati da quel tribunale avranno un’eco mondiale.
La solidarietà cresce, cresce a vista d’occhio intorno a Maria Alyokhina, Nadezhda Tolokonnikova e Yekaterina Samutsevich in carcere da più di 5 mesi.

Così anche qui, vicino Roma, domani ci sarà un appuntamento:
dalle ore 18, a Capocotta, Settimo Cielo, un appuntamento per girare un video che verrà poi inviato a Peaches, artista impegnata nel montaggio di video di solidarietà provenienti da ogni dove a sostegno delle Pussy Riot.

Quindi domani in spiaggia:  costume, sorriso e passamontagna colorato (usate calze o qualunque tessuto, non di lana magari che poi morite)
LA SOLIDARIETA’ E’ UNA POTENTE ARMA!
FREE PUSSY RIOT
FREE ALL POLITICAL PRISONERS
FREE ALL

LIBERE SUBITO

LIBERE SUBITO!!!

Leggi:
Liberiamo le Pussy Riot
Roma solidale con le Pussy Riot
Inizia il processo alle Pussy Riot

Avanza pesante il processo alle PussyRiot, oggi sospeso per un allarme bomba

2 agosto 2012 2 commenti

Il processo alle PussyRiot s’è aperto lunedì scorso,
pesante, politico, surreale.
Si parla di una richiesta di 7 anni di carcere, per teppismo aggravato da odio religioso: tre donne, due giovani madri,
una performance sul sagrato di una cattedrale e il carcere già da 5 mesi.

Ieri in aula sono arrivate in ambulanza,
ridotte non molto bene.  Hanno da subito denunciato le condizioni che vivono da quando è iniziato il processo.
Si esce alle 5 di mattina dalla cella della prigione, verso le celle del tribunale…il ritorno non è mai prima delle 23: ma non c’è accesso a cibo nè ad acqua. Hanno dichiarato di non riuscire a sostenere fisicamente il processo in questi termini, ma la risposta -immediata- è stata una puntura di zuccheri e la dichiarazione che ‘ va tutto bene, stanno bene, si può andare avanti’.

Oggi è stato sospeso per un allarme bomba, che poi non è mai stata trovata.

Sarà un lungo processo, al quale le imputate non potranno partecipare a piede libero: il carcere preventivo andrà avanti almeno altri 6 mesi.
Manteniamo alta l’attenzione su questo processo,
processo politico nei confronti di una mobilitazione anti-Putin.

FREE PUSSY RIOT!
FREE ALL POLITICAL PRISONERS!
FREE ALL!

Leggi: Free PussyRiot
Inizia il processo

Inizia il processo alle Pussy Riot

30 luglio 2012 5 commenti

Maria Alyokhina, 24anni, Nadezhda Tolokonnikova, 22 e Yekaterina Samutsevich, 29 anni
si trovano private della libertà da marzo, in caracere, malgrado due siano anche mamme di due bimbe molto piccole.
Dopo mesi di carcere preventivo, da oggi si trovano alla sbarra con l’accusa di teppismo mosso da odio religioso, la cui pena prevista è di 7 anni di carcere.
Sette anni, per le componenti della band punk Pussy Riot, che a marzo di quest’anno hanno fatto un blitz performance sul sagrato della Cattedrale di Cristo Salvatore,
una specie di “preghiera punk” alla Vergine Maria che iniziava così “Vergine Maria, madre di dio, liberaci di Putin”.
Troppo blasfemo, troppo dissacrante: è lo stesso patriarca della chiesa ortodossa russa Kirill (il cui potere è esponenzialmente cresciuto nell’era Putin) a chiedere che l’accusa parli di “teppismo” e “odio religioso”, reati da far pagare a peso d’oro in Russia.
Sette anni di carcere, per una brevissima apparizione contro il presidente appena uscito dall’ennesimo successo elettorale ( siamo al terzo mandato): la rielezione sicuramente più contestata dalla popolazione del paese. Centinaia di migliaia di persone infatti si son mobilitate per settimane alla comunicazione dei risultati, con numeri che non si vedevano da decenni nel territorio russo.
Oltretutto il processo ha tutti i presupposti per far immaginare un iter lungo,
che potrebbe vederle ancora totalmente private della libertà e chiuse in cella, visto che è stato deciso da una corte che la loro detenzione preventiva deve durare altri sei mesi.
Sarà difficile spiegarlo alle loro figlie: tutta questa prigionia per un’azione simbolica, che non ha portato al ferimento di alcuno, all’occupazione di nulla, al danneggiamento di qualcosa.
Sette anni di carcere, un anno di carcere preventivo…
così, come se niente fosse…

Difficile ormai stupirsi delle richieste dei giudici.
Se venissero condannate a 7 anni, come richiesto anche a causa delle forti pressioni dello stesso patriarca Kirill, leader della potente chiesa ortodossa russa,
noi italiani forse dovremmo essere i soli,
sul territorio europeo, a non rimanere sconvolti.
Ci son ragazzi che hanno preso condanne simili, dai 3 anni ai 5 e passa, per aver partecipato alla manifestazione del 15 ottobre romana:
condanne date sulla base di fotografie che li vedevano ritratti con delle buste contenenti limoni,
che dimostrerebbero la partecipazione agli scontri.
Ragazzi incensurati oltretutto, che ora andranno a discutere in appello condanne pesanti, surreali, mai viste precedentemente.

I paradigmi penali mutano,
malgrado la nostra capacità di muoverci contro i sempre più pesanti attacchi del capitale sia bassa,
in perenne regressione.
Ce la vogliono far pagar cara, malgrado la nostra poca incisività in tante cose.

PAGHERANNO LORO UN GIORNO.
TUTTO.

FREE PUSSY RIOT
FREE ALL POLITICAL PRISONERS
FREE ALL PRISONERS
DESTROY ALL KIND OF PRISONS!

Leggi:
Liberiamo le Pussy Riot
Roma solidale con le Pussy Riot

Marcia per la vita? Magari Morite Tutti!

13 maggio 2012 13 commenti

– […] Ah, e perché non credono in Dio?

– Eh, fosse solo che non ci credono, figlia, lo potrei capire. Ma lo odiano e lo combattono. E’ questo, vedi, che mi fa essere prudente.
Senza l’insegnamento del Vangelo solo strade buie si possono aprire per i nostri giovani… Che c’è ca mi diventi tutta rossa?
E’ il pensiero di questi senza Dio?

Che potevo rispondere? Che la scoperta di non essere sola a dubitare di Dio m’aveva acceso una vampata nel sangue da essere costretta a serrare la bocca per non gridare di gioia?

_Tratto da “L’arte della gioia” di Goliarda Sapienza_

Queste le righe che mi sono venute in mente mentre pensavo le mie compagne a contestare la Marcia per la Vita.
Fate schifo: e non mi rivolgo ai fascisti e manco ai preti in questo caso, ma a tutta quella schiera di medici, di infermieri, di ginecologi.
Fate schifo e vi permettete di usare la parola ASSASSINE, quando siete voi che ci fate morire nei letti,
quando siete voi, che nei reparti di ospedale passate al letto accanto se il nostro sangue è quello di un aborto terapeutico e non quello di un parto.
Siete voi gli assassini, che calpestate il nostro corpo e pure quello dei nostri figli.
Siete voi le merde assassine e non riesco a smettere di scriverlo, tanto che se oggi fossi venuta ad urlarvelo ora probabilmente sarei ricoverata per un infarto: perché perdo la lucidità con voi davanti.
Perché è vero che sono un’assassina quando vi vedo: perché vorrei vedervi morti. Tutti morti male.

Brutti assassini obiettori,
traditori del vostro stesso camice e giuramento,
antiabortisti nei reparti, cucchiai d’oro nei vostri studi privati.
ASSASSINI, ASSASSINI ASSASSINI,
MARCIATE AFFANCULO!

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Roma: azione in solidarietà con le Pussy Riot

21 aprile 2012 6 commenti

Giro con infinito piacere questo comunicato, da poco in rete.
Un’azione anche a Roma in solidarietà alle componenti del banda punk femminista Pussy Riot, detenute in Russia con l’accusa di cospirazione contro lo Stato (poi dici che uno non odia il sabato lavorativo 😉 ), di cui già avevamo parlato in questo blog 

Oggi, alle 11.30 di questa mattina , delle attiviste manifestavano sotto l’ambasciata russa per richiedere l’immediato rilascio delle 3 donne arrestate dal governo Russo, Maria, Nadezhda e Irina accusate di cospirazione contro lo stato e di far parte della band punk femminista Russa Pussy Riot.
La band, i cui testi sono vere e proprie denunce sulla corruzione del governo Putin e della strettta relazione tra stato e chiesa ortodossa,  si è esibita più volte nella città di Mosca in solidarietà ai detenuti/e russe, ai popoli arabi in rivolta, e ai movimenti lgbt,

In tutto il mondo si stanno dando azioni di solidarietà con le tre donne, che all’oggi sono ancora in prigione e rischiano 7 anni di carcere.

A Roma mente le attiviste inscenavano un concerto punk in stile pussy riot, maschere e vestiti colorati,  sono intervenute le forze dell’ordine. Un’attivista è stata identificata e lo striscione con la scritta “free pussy riot – libere tutte” è stato sequestrato.
Denunciamo il clima di repressione che si vive in tutto il mondo nei confronti di chi oggi rivendica libertà e autodeterminazione, e lanciamo un grido di libertà femminista con cui chiese e governi dovranno fare i conti.
Se il potere è maschile noi saremo Pussyriot.

Solidarietà a Maria, Nadezhda e Irina.

PussyInternationalmovement

RUSSIA: Liberiamo le PUSSY RIOT!

28 marzo 2012 6 commenti

 

LEGGI: Inizia il processo (agosto2012)

Io le ho amate all’istante, appena ho realizzato con i miei occhi quello che stavo guardando.
Questo video ha un paio di mesi ed è stato girato a Mosca, dal gruppo femminile punk Pussy Riot, che ha pensato bene di manifestare il proprio dissenso verso Putin e la sua rielezione con una performance sul sagrato della Cattedrale di Cristo Salvatore, proprio nella capitale russa.
Lo scandalo potete immaginarlo, nelle settimane in cui le piazze russe si stavano nuovamente riempiendo di manifestanti contro l’eterno potere di Putin, prossimo in quelle giornata alla sua rielezione, di cui abbiamo parlato in questo blog anche per l’arresto dell’amico e compagno Marco Clementi, proprio a San Pietroburgo, fortunatamente risoltosi in una manciata d’ore.

 Nadezhda Tolokonnikova e Mariya Alekhina , due componenti del gruppo punk Pussy Riot, arrestate il 21 febbraio, rischiano invece fino a 7 anni di carcere e da quel giorno non hanno più avuto modo di assaporare la loro libertà, forse troppo scandalosa per il governo russo.
La loro esibizione “blasfema” che ne ha causato l’arresto iniziava proprio con “Vergine Maria, madre di dio, liberaci di Putin”.
Immediatamente è stata chiamata la polizia e nella fuga generale Nadezhda e Mariya sono state acchiappate.
Il gruppo si esibisce da sempre a volto coperto da coloratissimi passamontagna e non si conosce nemmeno il numero dei suoi componenti, che spesso oscillano dai 5 ai 10 ma sembrerebbero essere almeno una trentina, tutte donne, molto giovani.
L’idea che rischino fino a 7 anni di carcere, con l’accusa di teppismo ed incitamento alla violenza è sconcertante, tanto che son diverse le mobilitazioni che in queste settimane si stanno susseguendo fuori dal tribunale, dove ci sono stati anche dei fermi, e altrove.
Il patriarca Kirill, putroppo non colpito da un coccolone durante l’esibizione, le definisce “figlie del demonio” augurandosi una pena esemplare per fare in modo che un simile evento non venga preso sottogamba.
Intanto loro sono in carcere da un mese e mezzo, sono entrambe mamme di due bimbe piccole e sarebbe proprio il caso che tornino a casa il più presto,
caro fottutissimo Putin.
Nel video qui sotto potete vedere l’esibizione con i vostri occhi, poi chiudeteli e pensate a quanto sono lunghi, violenti, devastanti ed inutili 7 anni di carcere.

FREE PUSSY RIOT
FREE ALL POLITICAL PRISONERS
FREE ALL PRISONERS
DESTROY ALL KIND OF PRISONS!

“il marxismo è fuori della realtà”! Ce lo conferma quello che parla di paradiso e inferno

23 marzo 2012 5 commenti

Il marxismo è “fuori dalla realtà”!
Punto.
Voi tutti e tutte prendetelo per buono, perché lo dice papa Ratzinger in viaggio verso Cuba. Tutto vestito di bianco, intento ad insegnarci la parola di Dio e a dirci che quel cattivone del diavoletto ci brucerà nel fuoco eterno anche solo per una masturbatina veloce.
Figuriamoci io che fine farò: donna,madre non sposata e anche madre pronta ad interrompere una gravidanza con un aborto terapeutico per una malformazione genetica.
A me il diavoletto mi torturerà per l’eternità e me lo merito pure secondo quell’uomo vestito di bianco con le scarpette Prada rosse rosse.

Ma è il marxismo a star fuori dalla realtà: Dio e famiglia stanno con i piedi per terra invece!!

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Ronde e Bidet

1 maggio 2009 Lascia un commento

MA VI RENDETE CONTO?
MOLTE DONNE SU 100  ODIANO LE RONDE, I PACCHETTI SICUREZZA, LO SPECULAZIONE CHE SI FA SUI NOSTRI CORPI E SULLA VIOLENZA CHE SUBIAMO, MOLTE DONNE SU 100  SI DIFENDONO ORGANIZZANDOSI, PRENDENDO COSCIENZA DI SE’, PARTECIPANDO AD UNA COLLETTIVITA’ ALTRA, LIBERANDOSI DA STUPRATORI, PRETI, GIUDICI E CARCERIERI.
MOLTE DONNE SU 100 SPERO SI LAVERANNO CON ALTRO. 

Foto di Valentina Perniciaro _Il 1° NO VAT_

Foto di Valentina Perniciaro _Il 1° NO VAT_

Emergenza e devozione!

23 agosto 2008 4 commenti

“DA BAMBINA VOMITAVA L’OSTIA: SENZ’ACQUA
LE SEMBRAVA D’INGHIOTTIRE CARTA.
ANCH’IO DURANTE UNA PERQUISIZIONE L’HO FICCATA IN GOLA
SENZ’ACQUA E SENZA VOMITO, LA CARTA.
VA GIU’ MEGLIO PER EMERGENZA CHE PER DEVOZIONE.”
-Erri De Luca- 
 
 

INDECOROSI

7 giugno 2008 1 commento

Indecorosi. Orsi in movimento per il godimento

Da quello che ho sentito è uno dei migliori striscioni, tra i tanti divertentissimi del Gay Pride di oggi, 
che posso seguire solo “radiofonicamente” da una redazione tutta al femminile e pesantemente techno ;-(

PER LA LIBERTA’ SESSUALE,
PER L’AUTODETERMINAZIONE
PER LA LAICITA’

FUORI I PRETI DALLE NOSTRE MUTANDE 

Foto di Valentina Perniciaro  - GAY PRIDE 2007-
Nude man/woman walking

Per ascoltare le corrispondenze http://www.ondarossa.info

 

“Non c’era rimasto nessuno a protestare”

30 maggio 2008 Lascia un commento

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c’era rimasto nessuno a protestare

Bertold Brecht

Foto di Valentina Perniciaro _Fuori i preti dalle nostre mutande_

Foto di Valentina Perniciaro _Fuori i preti dalle nostre mutande_

 

Eccolo ancora: ADOLFO I!

29 maggio 2008 4 commenti

Benedetto XVI: “Provo gioia per il nuovo clima politico”

ROMA – “Avvertiamo con particolare gioia i segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo. Esso è legato al profilarsi di rapporti più sereni tra le forze politiche e le istituzioni, in virtù di una percezione più viva delle responsabilità comuni per il futuro della Nazione”

La Repubblica 29 Maggio 2008

Foto di Valentina Perniciaro  NO VAT

4 DONNE SU 5 ODIANO IL PAPA

Capito si? Lui prova gioia!

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