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Sul “femminismo radicale”: righe da leggere assolutamente

9 agosto 2013 5 commenti

Una boccata d’aria, un’articolo che mentre lo leggi senti il corpo rilassarsi,
ti senti a casa, a casa col tuo utero, con le tue eccitazioni ed anche con il resto dei corpi che ti eccitano,
di qualunque forma, colore, pelo, sesso siano (solo crescendo si scopre quanto si può essere molteplici, sessualmente)
Un articolo che vi giuro mi piacerebbe abbracciare chi l’ha scritto perché mi ha donato un sonno tranquillo: grazie quindi al blog Abbattoimuri, perché in queste righe c’ha reso felici in tante:
tante donne che non riescono a stare nei meccanismi bigotti, medievali e da caccia alle streghe che si respirano, vivono e da cui spesso si fugge (che l’aria è da linciaggio) in alcune componenti del movimento femminista:
quella componente totalitaria, maschicida, repressa, probabilmente frigida e un po’ genocidaria.

Non ne ho mail voluto scrivere, malgrado abbia assistito anche a qualche processetto popolare contro “streghe” mandato avanti proprio dalle guru del femminismo radicale, quelle de “la libertà sessuale c’ha portato solo danni”, quelle contro la post pornografia, quelle probabilmente contrarie ai propri umori vaginali,
che le altre vorrebbero godersi tranquille e libere.
Chiudo, non una parola in più che non le voglio a rompermi “il cazzo”… posso?  (forse posso se scrivo lA cazzA) so’ romana e sta parola fa parte di me, OH!
Vi lascio all’articolo, con un enorme GRAZIE

Contro il femminismo radicale (siamo figlie della lotta di piazza!) (link)
Noi siamo figlie della lotta di piazza e non del femminismo da salotto. Perché c’è almeno un decennio (in Italia), se non di più, di lotte in piazza delle donne che altre donne si sono perse. Quando le accademiche scrivevano papiri per spiegarci come fare a stare al mondo noi eravamo in piazza a prendere le botte della polizia, a combattere contro un modello economico che sapevamo già ci avrebbe sconfitti/e tutti/e. Al nostro fianco c’erano compagne, compagni, un altro mondo possibile fatto di persone che pronunciavano la propria lotta riportando il punto su una questione da troppo tempo dimenticata: la lotta di classe.

Dopodiché arrivò la restaurazione e un certo “femminismo”, dopo aver detto che eravamo gggiovani e “violente” (ricordate la manifestazione del 2007 e i commenti delle femministe storiche del giorno dopo?), decise che quelle erano cose da grandi. Sicché dopo che per un ventennio, almeno in Italia, non s’erano proprio viste se non per fare tour di colonizzazione di saperi (oh come erano belle le donne del pci che venivano a spiegare a noi siciliane come si fa femminismo borghese mentre noi avevamo a che fare con la fogna a cielo aperto, la mancanza d’acqua nelle case e la mafia che sparava per le strade…) ringalluzzirono per anestetizzare, normalizzare e riprendersi la scena. Ma andiamo con ordine.

Quando pensi che il femminismo abbia fatto passi avanti in Italia arriva puntuale l’orda di storiche, o per meglio dire, anziane del femminismo radicale, quello della Dworkin e della MacKinnon (Brrrr!) a infliggerti un po’ di ortodossia e ad insegnarti il valore dell’obbedienza al dogma.

In Italia, a partire da Paestum (così leggo) è tutto un riscoprire una corrente che risale ai tempi successivi a quelli delle suffraggette. E’ a loro che dobbiamo il fatto che per le donne la lotta di classe è andata a farsi benedire. Il loro verbo dice che bisogna portare al potere le donne perché donna è meglio e tutto il male arriva da chiunque abbia cromosomi differenti. L’evoluzione/incrocio, se volete, è anche quella del femminismo della differenza, ma intanto è fondamentale capire qual è l’origine di quel pensiero che di moderno non ha assolutamente niente.

Non mi dilungo in dotte citazioni perché da sempre ho comunicato e pratico un femminismo che non è accademico. Quel che sintetizzo è tutto ciò che io, dopo anni di studio, pratica e pensiero critico femminista ho letteralmente preso e messo da parte. Perché il femminismo non è una religione e se perfino il cattolicesimo si è evoluto, negli anni, in qualche modo, anche al femminismo andrebbe data questa possibilità.

Invece siamo ancora qui a dibattere dopo decenni delle stesse noiose questioni di sempre. Per femminismo radicale si intende quella somma di pensieri e azioni che hanno determinato una morale che le donne dovrebbero sposare, fare propria, seguire alla lettera. Come ogni dogma indiscutibile che si rispetti ha proprie sacerdotesse che puoi subito distinguere dal piglio ricattatorio e moralista. Se non la pensi come loro tu sei contro le donne. Se non la pensi come loro tu sei una collaborazionista del patriarcato.

akDividono il mondo in due generi perché per loro il punto chiave sta nella biologia. Le lesbiche ammesse nel loro gruppo sono quelle comunque subordinate al pensiero che “donna è meglio” e quando arriva una trans che mette in discussione lo stesso riduzionismo biologico del termine “donna” sono sostanzialmente transofobe, nella teoria e nella pratica.

Da brave sacerdotesse tuttavia accolgono chiunque al loro cospetto purché abbandonino l’idea che la differenza di classe sia un problema perché l’obiettivo è quello di fermare il patriarcato e pur di fermarlo le avete viste e le vedrete allearsi con le peggiori capitaliste e fasciste sulla faccia della terra. Negli Stati Uniti la lobby femminista è alleata a democratici, repubblicani, a chiunque voti qualcosa che derivi dalle loro proposte.

Sono famose le loro crociate simil/antiabortiste contro la pornografia, contro la regolarizzazione della prostituzione, e sono loro che hanno sostanzialmente (MacKinnon) fornito il costrutto ideologico e anche giuridico per riconoscere alle donne il ruolo di vittime a tutto tondo nei confronti delle quali bisognerebbe parlare riferendosi ai diritti umani. Convenzioni ONU, correnti autoritarie, giustizialiste e proibizioniste che stanno colonizzando l’Europa arrivano da lì.

Da lì arriva la propaganda che disprezza e scredita modelli differenti di approccio alle questioni di genere. La lobby europea impegnata nella lotta abolizionista e proibizionista sulla prostituzione prende spunto dalla Convenzione ONU in cui la MacKinnon e sue pari sono riuscite a mettere sullo stesso piano la tratta e il sex working, ovvero lo sfruttamento per la prostituzione e il sex work per scelta.

imagesLe loro regole che si pronunciano contro la pornografia si sono scagliate contro qualunque immagine ed esibizione del corpo femminile, sovradeterminando sempre le decisioni delle donne le quali sono state perennemente intese come corpo unico, dal pensiero unico, autoritario, liberticida e fascista, con un unico sentire dal quale le donne non potrebbero e dovrebbero prescindere pena la scomunica, la patologizzazione o la criminalizzazione.

Sono donne in guerra (con propaganda d’assalto) alla sconfitta di un patriarcato che vedono quasi dappertutto, sfere magiche e fondi del caffè inclusi, giacché lo vedono pure in mio fratello o nel mio amico, proletari, poverissimi, che non hanno mai torto un capello ad una donna e che pure dovrebbero timidamente chiedere perdono, a me in quanto donna, perché qualcuno dice loro che godono di qualche privilegio.

Il loro approccio circa l’aiuto che vorrebbero fornire alle donne è interventista. Non gliene frega nulla delle vittime collaterali. Non gli interessa il contesto, la complessità, il quadro d’insieme. La loro sintesi è minimale, banale, binaria, dicotomica, semplice, oramai quasi idiota. Glissano sulle intersezioni, genere verrebbe prima di classe, razza, specie, e giustamente sono state cazziate (abbondantemente) da donne di classe differente, essendo loro vecchie, borghesi, supponenti, bianche, in origine, facenti parte del ceto medio, con un pensiero che continua ad attecchire in luoghi simili mentre vengono arruolate soldatine precarie intimidite a suon di “il nemico è il maschio“.

Cazziate da precarie, afroamericane, postcoloniali, femminismi di zone del mondo che sono oggetto di guerra e colonizzazione (in nome della difesa delle donne!), queer, trans, puttane, riot grrlz, guerrilla grrlz, slut walk grrlz, cyberfemministe, anarco femministe, postpornofemministe, transputaqueerfemministe e dalle femministe resistenti dell’america latina che della supremazia della donna bianca nordamericana che va in giro a imporre la propria morale che legittima tutori, sbirri, guerrafondai, ne hanno più che abbastanza.

images7L’approccio alla questione della violenza sulle donne è mistico. La donna è inviolabile. Talmente inviolabile che non può farsi violare neppure per scelta. Retorica vuole che il maschio sia un nemico, la stessa penetrazione sarebbe un atto di guerra ed è così che la sessualità ha subito ulteriori spinte normative entro le quali le donne dovrebbero muoversi affinché sia loro riconosciuto uno status sociale.

La sessualità delle donne è diventata terreno di moralizzazione, così come lo è sempre stata per altre religioni, ragion per cui negli anni si è determinato un pensiero unico che parla di “violenza” dettandone i termini: nel senso che a partire da questa corrente di pensiero tu, donna, dovresti sentirti violentata se vivi un rapporto così e così e così. Quando tu e lui siete a letto finisce che da un lato ti ritrovi il prete e dall’altro ti ritrovi la femminista radicale che ti impone la sua percezione. Entrambi sicuramente alleati e più che d’accordo nel definire la donna come angelica ed inviolabile creatura a quel punto utile giusto per riprodursi e farla partorire ché se ti ecciti in modi non esattamente consoni sicuramente sei schiava del patriarcato e bisogna che tu ti penta per redimerti.

Queste sono solo alcune delle caratteristiche di un femminismo che nel tempo è diventato non “utile” alle donne ma “utile” a disegni guerrafondai, neoliberisti, funzionale, per davvero, a logiche patriarcali, autoritarie, reazionarie, che sono diventate un ulteriore mezzo di controllo (con l’alibi della “tutela”) per schiacciare l’autodeterminazione delle donne.

Ci si chiede sempre come mai in tante si sono disamorate dal femminismo e si parla di colpi di coda del patriarcato, e l’unico colpo di coda, semmai di questo si tratta, è proprio di chi tenta di compiere una restaurazione di modelli che alle donne, per quel che sono oggi, non corrispondono neanche più.

969561_499921003429943_350706513_nDa anni le donne stanno nelle piazze a fare movimento, a combattere il modello neoliberista, da prima di Seattle in poi, che in Italia corrisponderà a Genova G8 del 2001, le vedi in tante assumere una nuova dimensione politica e mai come gregarie. Sono protagoniste di una scena che vede donne, uomini, gay, lesbiche, trans, operai, disoccupati, precari/e, puttane, chiunque, a combattere per ottenere diritti minimi che hanno tutto a che fare con il biocapitalismo, con il capitalismo che continua a sfruttare i corpi ed è questo l’unico sfruttamento dei corpi contro il quale nessuna Convenzione Onu, nessuna bella teoria del femminismo radicale o chi per loro, nessuna circostanziata enciclica in femministese della sacerdotessa tal dei tali, si sono mai espressi.

Quel che io so, adesso, è che non ho bisogno dell’ennesima morale per determinare la mia vita perché sono io che realizzo il mio modello di emancipazione, io a perseguirlo e io, ancora, a dire che non ho bisogno dell’intrusione di donne che tentano di salvarmi quando io non voglio essere salvata.

A margine, in Italia, questo genere di approccio lo trovate nelle proposte di censura (con galera e sanzioni economiche forti) di quelle che oggi vogliono il rogo per una immagine sessista, per una pagina facebook, domani per un blog, dopodomani per un libro, e via di seguito. La loro modalità è quella di fare lobby, allearsi con chiunque consenta loro di realizzare piani che sembrano fantastici, andare a fare ronda moralizzatrice, simil movimento per la vita, presso i blog altrui per dire loro, dal pulpito, cosa sarebbe giusto scrivere e cosa no, ostracizzare, mobbizzare, organizzare raduni per fingere partecipazione dal basso su decisioni, mozioni, già prese dall’alto, partecipare, organizzare, eventi e gruppi che hanno come obiettivo primario la sconfitta dell’etero/maschile e la vittoria dell’etero/femminile.

Dimenticavo: il maternage di ritorno è anche roba loro. Così come il rifiuto della condivisione della cura in casa con uomini disponibili, perché i figli sono della madre e la femmina è la regina del focolare… Che aria di modernità, eh? :D

Ps:  Il femminismo è l’idea rivoluzionaria che io sia una persona. Persona… non gregaria di femminismi neoliberisti che ancora riproducono fobie quasi maccartiste contro chiunque dica cose differenti…

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Microfoni aperti a Radio Onda Rossa: una riflessione su Via dei Volsci

29 settembre 2012 4 commenti

Lo spazio sociale di Via dei Volsci 32 definisce l’azione a sfondo razziale avvenuta al civico 33, un fatto del  “tutto privato”.
Ci tengono a spiegarlo ad inizio comunicato,
e direi che è meglio non commentare.
Perché anche fosse un fatto privato è inammissibile che avvenga davanti agli occhi di compagni, perché anche fosse un fatto privato non sarebbe mai avvenuto se quella ormai non fosse (da almeno 15 anni) una strada di insulti, di botte, di qualche cazzo sulle porte delle compagne, di sputi, di spaccio molesto,
di sessismo, e a quanto pare di razzismo (diciamo che ce mancava solo questo) …
una strada di tutto ciò, non certo di storia dei compagni, non certo specchio del passato di quelle serrande, occupate dai compagni ferrovieri e da quelli del policlinico, per diventare centro dell’autonomia operaia, dell’autorganizzazione romana.

La sede delle compagne _Via dei Volsci 22_

Proprio no.
Questa trasmissione a microfoni aperti di Radio Onda Rossa mi sembra lo faccia capire chiaramente: perché le telefonate si sono accavallate a decine, tutte parlanti purtroppo la stessa lingua, tutte esuli da quella strada da più di un decennio.
Per la troppa nausea verso certi atteggiamenti, verso la copertura e l’avallamento di una cultura da strada, da teppa, da macho del muretto che ai compagni non ha portato niente e ha lasciato quella strada nell’impossibilità di essere attraversata e vissuta  da chi non sopporta modalità gratuitamente violente, escludenti, sessiste, razziste.
Da chi pensa che esser compagni e compagne vuol dire per prima cosa proprio questo.

Perchè non è stato un fatto privato: non lo è stato perché avviene costantemente.
Non lo è stato perché basta vedere quante trasmissioni sono state fatte in solidarietà con le compagne che si trovavano la porta ricoperta di insulti o sventrata, perché basta ascoltare questa trasmissione che vi linko qui per sentirne a decine di storie.

Son sempre riuscita a scappare dai manganelli della polizia,
la mia testa non l’hanno mai avuta sotto ai loro colpi…ma ho conosciuto una sprangata,
sì la mia testa ‘na bella botta l’ha presa…
una testolina da 14enne, ad una delle sue prime riunioni in una storica sede del movimento romano:
ero tanto emozionata io.
Poi in un attimo le botte, gli strilli, un po’ de sangue dalla testa…
a casa ho detto che era stata la polizia, mi vergognavo di dire che erano stati i compagni.
A 14 anni non capivo i motivi di quella violenza, ma mi vergognavo di dire a casa che quel bozzo veniva dai compagni, non sarei stato proprio in grado di spiegarlo…
Buon ascolto… : QUI

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