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Posts Tagged ‘femminicidio’

Lo spazio liberato dalle Cagne Sciolte, e la passeggiata collettiva del 2 febbraio

28 gennaio 2014 1 commento

NOIDUE!IMG_7376Mai ho avuto modo di scrivere dello spazio occupato dalle Cagne Sciolte, in via Ostiense 137, una manciata di settimane fa, il 14 dicembre.
Eppure quel luogo è stata la sola fonte di fughe di queste giornate lunghissime, il solo luogo di calore totale e immediato,
quello spazio liberato straordinario,
liberato da compagne che insieme son di una forza e di una bellezza rara.
Non son mai riuscita a ringraziarle se non per le azioni fatte alla loro nascita, prima che quel locale sigillato per loschi giri sui corpi delle donne fosse preso e riaperto ad una comunità che è trascinante e bella, variegata e non ortodossa, liberata e liberante.
Un luogo che ha il sapore della complicità, che ha l’energia e la forza di chi lotta da sempre, in ogni contesto attraversato,
che sento lontano da dinamiche ormai insopportabili che ci portiamo dietro come una zavorra ormai genetica.

E allora non lo faccio nemmeno ora, che son lontana, e mi mancano… non ne scrivo, che tanto basta guardarle un secondo per capire che le parole non servono poi così tanto.
Non lo faccio perché ho voglia di cazzeggiare ballando intorno a quei 4 pali, ho voglia di chiacchierare su quei divanetti e veder mio figlio correre intorno al palco come un pazzo: troppi desideri per poter “scrivere” senza sembrare un po’ scema.
Spero di essere con voi, per le strade di quel quartiere, domenica 2 febbraio…
( qui gli altri articoli sulle Cagne Sciolte : LEGGI )

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Muore folgorato per rubare rame… ma loro pensano a “cercare il complice”.

11 gennaio 2014 Lascia un commento

Poi si muore anche così…
si muore per rubare fili di rame, si muore per provare a campare, si muore perchè a malapena si sopravvive.
Quando leggo queste notizie, che di solito occupano massimo 5 righe di qualche giornale locale, rimango basita:
la rabbia mi assale totalmente.
Perché non si può morire di lavoro: ne’ di quello che ti vede timbrare un cartellino tutti i giorni, in fabbrica o in un ufficio,
ne’ di quello “clandestino”, del grande mondo dell’illegalità per vivere, per campare, perché sì!

Roberto Sechi, disoccupato di 45 anni (papà di due bimbi) è stato trovato morto sul lungomare di Balai a Porto Torres, in provincia di Sassari: il suo corpo è stato segnalato da una telefonata anonima poco prima della mezzanotte e così è stato ritrovato, sulla pista ciclabile.
Pochi metri lontano, sono stati ritrovati 200 kg di rame, ed altri sarebbero stati se Roberto non fosse stato folgorato da una scarica elettrica impressionante, che l’ha ucciso sul colpo.

Ora la stampa parla di altro però: non di un uomo morto perché per campare rubava rame di notte,
ma perché devono trovare il suo “complice”, che ha fatto la chiamata anonima per segnalare la morte del suo amico.
Ci fanno sapere che l’hanno appena preso, come se a noi ce ne fregasse qualcosa.

Noi salutiamo Roberto, morto anche lui sul lavoro, il suo.

Senza dimenticare che nel DDl fatto in fretta e furiacon la scusa dell’emergenza Femminicidio nel 2013, tanto applaudito,
è stato modificato l’articolo 625 del codice penale, con l’introduzione dell’aggravante del reato di furto (articolo 624) la sottrazione di componenti metalliche e altri materiali da infrastrutture energetiche nonché da infrastrutture di comunicazione e di altri servizi pubblici gestiti, anche da privati, in regime di concessione pubblica.
Ed eccoci qua..

Le Cagne Sciolte liberano uno spazio a Roma! Daje!!

14 dicembre 2013 Lascia un commento

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Cagne Sciolte nello spazio

Ci son giornate che iniziano bene.
Giornate che iniziano con pezzi di riappropriazione, giornate che ti fan sentire meno sola,
che senti quella vocina dentro che dice “daje che ancora c’è ossigeno”.
Le “Cagne Sciolte”, nuovo gruppo di donne di cui abbiamo parlato dal primo vagito della loro storia,
hanno liberato un nuovo spazio, a Roma. Uno spazio che sarà immediatamente uno sportello di accoglienza per donne,
uno spazio che… ecco compagne eh, mo arrivoooooo.
Le “cagne sciolte” hanno saputo far parlar di loro dal primo momento,
son state caricate dopo pochi istanti di vita, e hanno fatto rosicare i fascisti come poche…
ora ci donano quattro nuove mura da vivere collettivamente, grazie care.

Buon nuovo inizio, in uno spazio nuovo tutto da vivere, da determinare e costruire insieme.
Ci vediamo a momenti, in via Ostiense 137 … ve vojo abbraccià una ad una

Qui il loro sito: Vedi

Abbiamo liberato uno spazio in Viale Ostiense 137.

Vogliamo farne un punto di riferimento e di incontro per le donne.

Abbiamo avviato questa esperienza in questo territorio perché non ci sono luoghi in cui riprenderci il nostro tempo, incontrarci con le altre e riconoscerci riscoprendo le nostre potenzialità; quelli che invece ci sono nelle città sono troppo pochi o lontani.

Uno dei primi progetti che vogliamo avviare sarà uno spazio di accoglienza per le donne che hanno subito o subiscono violenza, riservando un luogo protetto per le situazioni concrete e personali, dove sarà possibile avere colloqui con operatrici e avvocate, dove si possano trovare tempi e modalità per rielaborare e liberare le proprie vite da ricatti e sensi di colpa.

Ognuna può uscire dall’isolamento e dal senso di impotenza in cui vogliono rinchiuderci attraverso la paura e la diffidenza, i falsi miti sull’individualismo e l’arrivismo.

Non vogliamo essere remissive, siamo battagliere.
Il nostro sogno è vivere felici e vorremmo iniziare da qui.
Lottiamo contro la violenza sulle donne, ma non ci interessa farlo con la retorica della donna buona e onesta che non si tocca neanche con un fiore.

Pensiamo piuttosto che la violenza si inizi a sradicare ogni volta che una donna non vuole stare alle dipendenze di qualcuno, servile e indifesa, in casa o al lavoro…ma per farne una cultura dobbiamo esserne coscienti tutte!

In questo progetto ci mettiamo tutta la voglia e il coraggio di iniziare da capo e imboccare strade inesplorate, convinte di trovare altre sorelle lungo il cammino, perché sentire la solidarietà e la presenza delle altre è sempre qualcosa che cambia le prospettive e apre possibilità che prima neanche si vedevano.

Insieme si moltiplicano le forze: quello che ci sarà è innanzitutto quello che vorrai condividere e contribuire a creare. Sarà uno spazio in cui venire a prendere fiato da una vita che ti soffoca, a comunicare con le altre, in cui proporre e costruire tutti i progetti che desideri, uno spazio in cui confrontarsi su quello che succede intorno e ciò che vorremmo cambiare, in cui sperimentare pratiche per agire, dove trovare una situazione di mutuo aiuto per tutti i problemi che ci rendono la vita una faticata anziché una ficata.

Noi ci mettiamo l’inizio, il seguito lo determina chi vorrà esserci e sostenerci, consapevoli che cerchiamo di abbattere un sistema che disprezziamo, fondato sullo sfruttamento e la sopraffazione: il nostro non sarà un luogo per accumulare denaro, né per avere riconoscimenti sociali, né per farsi forza con le debolezze delle altre. Non ci interessano i contentini e le pacche sulle spalle (o sul culo!).

NESSUNA SARA’ LIBERA FINCHE’ NON LO SARANNO TUTTE LE ALTRE!

CHIAMIAMO TUTTE E TUTTI ALL’ASSEMBLEA PUBBLICA IN
VIALE OSTIENSE 137 ALLE ORE 17.00

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Il nuovo spazio si trova in Via Ostiense 137, e vi aspetta

Le “cagne sciolte” fanno rosicare i fascisti: scusate se mi scompiscio!

30 novembre 2013 9 commenti

Eheheheh, mi vien da ridere a guardare questa scritta..
tu pensa ‘sti poracci. Me li sono immaginati mentre intingevano la pennellessa nella vernice nera, per le loro lettere geometriche e stantìe,
mentre preparavano la colla, mentre si dirigevano davanti all’istituto Fermi a Monte Mario per attacchinare ‘sto popò di mondezza.
Me li immaginavo ridendo…

stanno bene

niente può far rosicare più al mondo un microbo fascista, un maschio tutta celtica e niente neuroni,
di un gruppo di donne totalmente libere ed emancipate,
liberate e irriverenti, sfacciate e provocatorie. Devono aver rosicato proprio a partire dal midollo osseo flaccido che avranno in corpo,
se le saranno sognate la notte, senza nemmeno aver il coraggio di farcisi una pugnetta,
che anche per quelle bisogna esser capaci.
Poverini, 4 fascisti inutili che ci han fatto fare una sonora risata…

Le “cagne sciolte” giustamente ci fanno sapere che ” i fasci se li magnano”.
Se non facessero veramente schifo, sarebbe da farlo…qui basta scompisciarsi dalle risate me sa…

Leggi:
Caricate le “cagne sciolte ” al Quirinale
Il comunicato

Il comunicato delle Cagne Sciolte dopo l’aggressione subita ieri dalla polizia

26 novembre 2013 2 commenti

Da poco online il comunicato delle Cagne Sciolte dopo la giornata di ieri, il cui racconto trovate QUI.
La pagina di Stefano con le foto di ieri: Qui
Dispiace, molto, non esser stata con voi.
Alla prossima compagne!

Ieri #25N le CagneSciolte hanno partecipato ad un momento cittadino per protestare contro l’incontro tra Napolitano e Putin al Quirinale. Le forze dell’ordine hanno immediatamente deciso di reprimere la piazza con botte e cariche.

Non ci stupisce questa risposta alla nostra presenza sotto quel palazzo perchè ha chiarito ulteriormente la falsa retorica del 25 Novembre con le istituzioni che rispondo alla violenza sulle donne solo con politiche securitarie.

Siamo ben consapevoli invece che il problema principale è il potere e il suo abuso. E quale esempio migliore di chi stupra nelle caserme, nei C.I.E. e nelle carceri?

I governi parlano di sicurezza e difesa delle donne, ma la giornata di oggi dimostra che ci vogliono solo disciplinate e in silenzio!
Questa giornata è stato il nostro modo per esprimere la nostra rabbia e la nostra audetereminazione.

“Come cagnesciolte siamo una minaccia per le strutture sociali che tengono le donne schiave e i valori che giustificano il mantenimento delle donne al proprio posto”

Noi lo striscione non lo lasciamo!

La più pulita c’ha la rogna
CagneSciolte

La violenza dello Stato è “violenza sulle donne”, oggi l’hanno ribadito: caricate le Cagne Sciolte al Quirinale

25 novembre 2013 3 commenti

Il Campidoglio tinto di rosso, “l’Italia dalle scarpe rosse”, “il governo dichiara guerra al femminicidio”,
le “se non ora quando” tirate a lucido…
oggi la giornata nazionale contro la violenza sulle donne ha avuto la sua dose mielosa e inutile d’ipocrisia.
Ma non solo a quanto pare, non è bastato leggere di armadi smontati per cercare scarpe rosse adatte alla giornata,

hanno voluto ribadire che anche allo Stato piace tanto far violenza sulle donne,
l’hanno voluto ribadire coi manganelli, con le camionette e le cariche, così come a loro piace.
Una serie di attacchinaggi,
l’azione simbolica dentro la basilica di San Lorenzo al Verano in solidarietà alle PussyRiot,
oggi le “cagne sciolte” (qui potete leggere il manifesto)  si son mosse per la città manifestando puntando diversi obiettivi.
Senza peli sulla lingua e senza dimenticarsi nessuno: quindi la caserma di San Basilio, tristemente nota,

L’azione dentro San Lorenzo al Verano. FREE PUSSYRIOT!

gli ospedali dove è sempre più faticoso ottenere l’interruzione volontaria di gravidanza grazie alla lurida presenza degli obiettori di coscienza,
le chiese…
tra l’obiettivi della giornata anche quello di contestare l’arrivo di Putin a Roma, passamontagna colorato alla mano.

L’accoglienza è stata delle migliori al Quirinale: il corteo delle compagne si è trovato davanti 3 camionette e una cinquantina di agenti antisommossa che hanno azionato immediatamente il loro unico neurone manganellatore, a dimostrare come la “giornata contro la violenza sulle donne” è per loro una celebrazione da far svolgere come dicono loro, se dicono loro, con le loro scarpette rosse a far da sfondo per le foto patinate.
Lo Stato fa violenza sulle donne, oggi l’ha semplicemente voluto ribadire, scegliendo la giornata giusta.
SPUTIAM SU PUTIN, SPUTIAMO SULLA POLIZIA.

Solidarietà alle compagne attaccate al Quirinale, solidarietà alle Cagne Sciolte (qui il Blog, qui la pagina Twitter),
solidarietà alle PussyRiot.
IL LORO COMUNICATO sull’aggressione subita: QUI

Sputiamo su Putin
La rivolta è fica

Oggi, 25 Novembre, è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Le istituzioni incontrano Putin e il papa lo riceve in vaticano.
Noi invece esprimiamo la nostra solidarietà per le pussy riot e tutte le persone perseguitate in Russia per il proprio orientamento sessuale.
Il nostro dissenso per la presenza di Putin a Roma non ci impedisce di denunciare la tendenza delle politiche italiane a vittimizzare le donne e proporre leggi sempre più repressive in loro nome, come dimostrato dalla recente legge sul femminicidio.
La visita di oggi del presidente russo è l’emblema dell’ipocrisia delle cariche istituzionali, che spendono parole di indignazione contro la violenza sulle donne, mentre continuano ad ostacolare la loro reale autodeterminazione.
Non dimentichiamo neanche il ruolo della chiesa nel determinare provvedimenti che limitano la libertà delle donne e delle persone lgbtqi. Siamo per questo convinte che sacra romana chiesa e chiesa ortodossa riusciranno a trovare dei punti d’incontro: un accordo tra patriarchi sui nostri corpi si trova sempre.

Non ci fermeremo finché non cadranno l’ultimo papa, l’ultimo zar e l’ultimo re
Free pussy riot
Liberi tutte!

FreePussyRiot_Roma

Leggi: Free PussyRiot
Inizia il processo
Punk, capitale, complotti e nausea
Dalle PussyRiot alla Siria passando per un coglione
Roma solidale con le PussyRiot
Sulla violenza sulle donne, il “non” diritto all’aborto, la violenza dello Stato e dei suoi apparati: QUI

Sul “femminismo radicale”: righe da leggere assolutamente

9 agosto 2013 5 commenti

Una boccata d’aria, un’articolo che mentre lo leggi senti il corpo rilassarsi,
ti senti a casa, a casa col tuo utero, con le tue eccitazioni ed anche con il resto dei corpi che ti eccitano,
di qualunque forma, colore, pelo, sesso siano (solo crescendo si scopre quanto si può essere molteplici, sessualmente)
Un articolo che vi giuro mi piacerebbe abbracciare chi l’ha scritto perché mi ha donato un sonno tranquillo: grazie quindi al blog Abbattoimuri, perché in queste righe c’ha reso felici in tante:
tante donne che non riescono a stare nei meccanismi bigotti, medievali e da caccia alle streghe che si respirano, vivono e da cui spesso si fugge (che l’aria è da linciaggio) in alcune componenti del movimento femminista:
quella componente totalitaria, maschicida, repressa, probabilmente frigida e un po’ genocidaria.

Non ne ho mail voluto scrivere, malgrado abbia assistito anche a qualche processetto popolare contro “streghe” mandato avanti proprio dalle guru del femminismo radicale, quelle de “la libertà sessuale c’ha portato solo danni”, quelle contro la post pornografia, quelle probabilmente contrarie ai propri umori vaginali,
che le altre vorrebbero godersi tranquille e libere.
Chiudo, non una parola in più che non le voglio a rompermi “il cazzo”… posso?  (forse posso se scrivo lA cazzA) so’ romana e sta parola fa parte di me, OH!
Vi lascio all’articolo, con un enorme GRAZIE

Contro il femminismo radicale (siamo figlie della lotta di piazza!) (link)
Noi siamo figlie della lotta di piazza e non del femminismo da salotto. Perché c’è almeno un decennio (in Italia), se non di più, di lotte in piazza delle donne che altre donne si sono perse. Quando le accademiche scrivevano papiri per spiegarci come fare a stare al mondo noi eravamo in piazza a prendere le botte della polizia, a combattere contro un modello economico che sapevamo già ci avrebbe sconfitti/e tutti/e. Al nostro fianco c’erano compagne, compagni, un altro mondo possibile fatto di persone che pronunciavano la propria lotta riportando il punto su una questione da troppo tempo dimenticata: la lotta di classe.

Dopodiché arrivò la restaurazione e un certo “femminismo”, dopo aver detto che eravamo gggiovani e “violente” (ricordate la manifestazione del 2007 e i commenti delle femministe storiche del giorno dopo?), decise che quelle erano cose da grandi. Sicché dopo che per un ventennio, almeno in Italia, non s’erano proprio viste se non per fare tour di colonizzazione di saperi (oh come erano belle le donne del pci che venivano a spiegare a noi siciliane come si fa femminismo borghese mentre noi avevamo a che fare con la fogna a cielo aperto, la mancanza d’acqua nelle case e la mafia che sparava per le strade…) ringalluzzirono per anestetizzare, normalizzare e riprendersi la scena. Ma andiamo con ordine.

Quando pensi che il femminismo abbia fatto passi avanti in Italia arriva puntuale l’orda di storiche, o per meglio dire, anziane del femminismo radicale, quello della Dworkin e della MacKinnon (Brrrr!) a infliggerti un po’ di ortodossia e ad insegnarti il valore dell’obbedienza al dogma.

In Italia, a partire da Paestum (così leggo) è tutto un riscoprire una corrente che risale ai tempi successivi a quelli delle suffraggette. E’ a loro che dobbiamo il fatto che per le donne la lotta di classe è andata a farsi benedire. Il loro verbo dice che bisogna portare al potere le donne perché donna è meglio e tutto il male arriva da chiunque abbia cromosomi differenti. L’evoluzione/incrocio, se volete, è anche quella del femminismo della differenza, ma intanto è fondamentale capire qual è l’origine di quel pensiero che di moderno non ha assolutamente niente.

Non mi dilungo in dotte citazioni perché da sempre ho comunicato e pratico un femminismo che non è accademico. Quel che sintetizzo è tutto ciò che io, dopo anni di studio, pratica e pensiero critico femminista ho letteralmente preso e messo da parte. Perché il femminismo non è una religione e se perfino il cattolicesimo si è evoluto, negli anni, in qualche modo, anche al femminismo andrebbe data questa possibilità.

Invece siamo ancora qui a dibattere dopo decenni delle stesse noiose questioni di sempre. Per femminismo radicale si intende quella somma di pensieri e azioni che hanno determinato una morale che le donne dovrebbero sposare, fare propria, seguire alla lettera. Come ogni dogma indiscutibile che si rispetti ha proprie sacerdotesse che puoi subito distinguere dal piglio ricattatorio e moralista. Se non la pensi come loro tu sei contro le donne. Se non la pensi come loro tu sei una collaborazionista del patriarcato.

akDividono il mondo in due generi perché per loro il punto chiave sta nella biologia. Le lesbiche ammesse nel loro gruppo sono quelle comunque subordinate al pensiero che “donna è meglio” e quando arriva una trans che mette in discussione lo stesso riduzionismo biologico del termine “donna” sono sostanzialmente transofobe, nella teoria e nella pratica.

Da brave sacerdotesse tuttavia accolgono chiunque al loro cospetto purché abbandonino l’idea che la differenza di classe sia un problema perché l’obiettivo è quello di fermare il patriarcato e pur di fermarlo le avete viste e le vedrete allearsi con le peggiori capitaliste e fasciste sulla faccia della terra. Negli Stati Uniti la lobby femminista è alleata a democratici, repubblicani, a chiunque voti qualcosa che derivi dalle loro proposte.

Sono famose le loro crociate simil/antiabortiste contro la pornografia, contro la regolarizzazione della prostituzione, e sono loro che hanno sostanzialmente (MacKinnon) fornito il costrutto ideologico e anche giuridico per riconoscere alle donne il ruolo di vittime a tutto tondo nei confronti delle quali bisognerebbe parlare riferendosi ai diritti umani. Convenzioni ONU, correnti autoritarie, giustizialiste e proibizioniste che stanno colonizzando l’Europa arrivano da lì.

Da lì arriva la propaganda che disprezza e scredita modelli differenti di approccio alle questioni di genere. La lobby europea impegnata nella lotta abolizionista e proibizionista sulla prostituzione prende spunto dalla Convenzione ONU in cui la MacKinnon e sue pari sono riuscite a mettere sullo stesso piano la tratta e il sex working, ovvero lo sfruttamento per la prostituzione e il sex work per scelta.

imagesLe loro regole che si pronunciano contro la pornografia si sono scagliate contro qualunque immagine ed esibizione del corpo femminile, sovradeterminando sempre le decisioni delle donne le quali sono state perennemente intese come corpo unico, dal pensiero unico, autoritario, liberticida e fascista, con un unico sentire dal quale le donne non potrebbero e dovrebbero prescindere pena la scomunica, la patologizzazione o la criminalizzazione.

Sono donne in guerra (con propaganda d’assalto) alla sconfitta di un patriarcato che vedono quasi dappertutto, sfere magiche e fondi del caffè inclusi, giacché lo vedono pure in mio fratello o nel mio amico, proletari, poverissimi, che non hanno mai torto un capello ad una donna e che pure dovrebbero timidamente chiedere perdono, a me in quanto donna, perché qualcuno dice loro che godono di qualche privilegio.

Il loro approccio circa l’aiuto che vorrebbero fornire alle donne è interventista. Non gliene frega nulla delle vittime collaterali. Non gli interessa il contesto, la complessità, il quadro d’insieme. La loro sintesi è minimale, banale, binaria, dicotomica, semplice, oramai quasi idiota. Glissano sulle intersezioni, genere verrebbe prima di classe, razza, specie, e giustamente sono state cazziate (abbondantemente) da donne di classe differente, essendo loro vecchie, borghesi, supponenti, bianche, in origine, facenti parte del ceto medio, con un pensiero che continua ad attecchire in luoghi simili mentre vengono arruolate soldatine precarie intimidite a suon di “il nemico è il maschio“.

Cazziate da precarie, afroamericane, postcoloniali, femminismi di zone del mondo che sono oggetto di guerra e colonizzazione (in nome della difesa delle donne!), queer, trans, puttane, riot grrlz, guerrilla grrlz, slut walk grrlz, cyberfemministe, anarco femministe, postpornofemministe, transputaqueerfemministe e dalle femministe resistenti dell’america latina che della supremazia della donna bianca nordamericana che va in giro a imporre la propria morale che legittima tutori, sbirri, guerrafondai, ne hanno più che abbastanza.

images7L’approccio alla questione della violenza sulle donne è mistico. La donna è inviolabile. Talmente inviolabile che non può farsi violare neppure per scelta. Retorica vuole che il maschio sia un nemico, la stessa penetrazione sarebbe un atto di guerra ed è così che la sessualità ha subito ulteriori spinte normative entro le quali le donne dovrebbero muoversi affinché sia loro riconosciuto uno status sociale.

La sessualità delle donne è diventata terreno di moralizzazione, così come lo è sempre stata per altre religioni, ragion per cui negli anni si è determinato un pensiero unico che parla di “violenza” dettandone i termini: nel senso che a partire da questa corrente di pensiero tu, donna, dovresti sentirti violentata se vivi un rapporto così e così e così. Quando tu e lui siete a letto finisce che da un lato ti ritrovi il prete e dall’altro ti ritrovi la femminista radicale che ti impone la sua percezione. Entrambi sicuramente alleati e più che d’accordo nel definire la donna come angelica ed inviolabile creatura a quel punto utile giusto per riprodursi e farla partorire ché se ti ecciti in modi non esattamente consoni sicuramente sei schiava del patriarcato e bisogna che tu ti penta per redimerti.

Queste sono solo alcune delle caratteristiche di un femminismo che nel tempo è diventato non “utile” alle donne ma “utile” a disegni guerrafondai, neoliberisti, funzionale, per davvero, a logiche patriarcali, autoritarie, reazionarie, che sono diventate un ulteriore mezzo di controllo (con l’alibi della “tutela”) per schiacciare l’autodeterminazione delle donne.

Ci si chiede sempre come mai in tante si sono disamorate dal femminismo e si parla di colpi di coda del patriarcato, e l’unico colpo di coda, semmai di questo si tratta, è proprio di chi tenta di compiere una restaurazione di modelli che alle donne, per quel che sono oggi, non corrispondono neanche più.

969561_499921003429943_350706513_nDa anni le donne stanno nelle piazze a fare movimento, a combattere il modello neoliberista, da prima di Seattle in poi, che in Italia corrisponderà a Genova G8 del 2001, le vedi in tante assumere una nuova dimensione politica e mai come gregarie. Sono protagoniste di una scena che vede donne, uomini, gay, lesbiche, trans, operai, disoccupati, precari/e, puttane, chiunque, a combattere per ottenere diritti minimi che hanno tutto a che fare con il biocapitalismo, con il capitalismo che continua a sfruttare i corpi ed è questo l’unico sfruttamento dei corpi contro il quale nessuna Convenzione Onu, nessuna bella teoria del femminismo radicale o chi per loro, nessuna circostanziata enciclica in femministese della sacerdotessa tal dei tali, si sono mai espressi.

Quel che io so, adesso, è che non ho bisogno dell’ennesima morale per determinare la mia vita perché sono io che realizzo il mio modello di emancipazione, io a perseguirlo e io, ancora, a dire che non ho bisogno dell’intrusione di donne che tentano di salvarmi quando io non voglio essere salvata.

A margine, in Italia, questo genere di approccio lo trovate nelle proposte di censura (con galera e sanzioni economiche forti) di quelle che oggi vogliono il rogo per una immagine sessista, per una pagina facebook, domani per un blog, dopodomani per un libro, e via di seguito. La loro modalità è quella di fare lobby, allearsi con chiunque consenta loro di realizzare piani che sembrano fantastici, andare a fare ronda moralizzatrice, simil movimento per la vita, presso i blog altrui per dire loro, dal pulpito, cosa sarebbe giusto scrivere e cosa no, ostracizzare, mobbizzare, organizzare raduni per fingere partecipazione dal basso su decisioni, mozioni, già prese dall’alto, partecipare, organizzare, eventi e gruppi che hanno come obiettivo primario la sconfitta dell’etero/maschile e la vittoria dell’etero/femminile.

Dimenticavo: il maternage di ritorno è anche roba loro. Così come il rifiuto della condivisione della cura in casa con uomini disponibili, perché i figli sono della madre e la femmina è la regina del focolare… Che aria di modernità, eh? :D

Ps:  Il femminismo è l’idea rivoluzionaria che io sia una persona. Persona… non gregaria di femminismi neoliberisti che ancora riproducono fobie quasi maccartiste contro chiunque dica cose differenti…

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