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Posts Tagged ‘autorganizzazione’

Grecia: come ci si protegge dal freddo?

13 febbraio 2013 11 commenti

Pare un po’ strano che all’improvviso girino tutti questi articoli sulla Grecia che parlano di assalti ai supermercati, di rapine in banca, di improvvisa rivoluzione sociale a noi taciuta per amore della “campagna elettorale” che tutto cela e nasconde.
Insomma, oggi leggendo il Corsaro nel suo articolo Grecia: tra bufale e verità… mi son sentita un po’ meno sola, perchè nessuno sminuisce la devastazione economica e sociale della Grecia, anzi,
ma veramente questo tipo di informazione sembra trasformare la realtà in una soap opera mal riuscita, di quelle che si vedono sempre un po’ sfocate.

In Grecia la situazione sta degenerando da tempo,
l’austerità imposta dall’Europa, dalla Banca Centrale e dal Fondo Monetario Internazionali più “politiche economiche” sembrano bombardamenti al fosforo sui quartieri delle città,
crimini contro l’umanità  più che misure.
Che vanno capite e affrontate non come si stesse in un telefilm, penso che il nostro compito principale sia capire come difendersi da tutto ciò, come costruire un tessuto sociale capace di autorganizzarsi e resistere, anche solo alla fame e al freddo.
E’ vero che la Grecia ha riscoperto il baratto, l’esproprio proletario e tant’altro, ma quel che ho letto in questi due giorni … bha,
articoli come questi (LEGGI ! cambiano i link ma l’articolo è sempre quello su più siti) spammati anche da persone che si spacciano per lucide, nella rete, certo aiutano ad arrivare all’opposto: ad una malainformazione criminalizzante e deleterea.

Con tutto quello che ci sarebbe da leggere, da tradurre, da scrivere sulla Grecia (come l’autogestione delle fabbriche ad esempio)

Una cosa interessante, che palesa con una sola immagine come è cambiata la quotidianità della popolazione greca è questa, questo scatto che prendo dal blog Histologion:

“fumo di Atene”

Il cielo di Atene di notte, così come quello delle altre città e dei centri abitati più piccoli, ha un altro aspetto. Un fumo si poggia sulla città, che assomiglia allo smog, ma non viene dalle macchine,
viene -clandestino- dalle abitazioni, dai condomini, dalle case di tutto il paese.
E’ il fumo di fuochi appiccati con quel che si trova…ecco, questo è vertiginosamente aumentato, non gli assalti ai supermercati raccontati in quel modo.
[Leggi quest’articolo del WallStreetJournal]
Grazie alla troika e all’aumento delle tasse sul gas utilizzato per il riscaldamento domestico, il prezzo è arrivato ad assomigliare a quello per il trasporto, che ha il prezzo più alto di tutta Europa oltretutto. Parliamo di un abbassamento del consumo dell’80% ( l’associazione dei fornitori di carburanti greci parla di 400 milioni di euro di buco per lo Statoper questo drastico abbassamento di consumi) :
nei condomini basta un numero esiguo di nuclei familiari che non possono permetterlo e click, tutto il palazzo è al freddo.
Insomma, il lusso dei lussi, che oramai in pochissimi si possono permettere.
E così nascono diversi tipi di fenomeni, anche a seconda delle zone della città o del paese.
Il comun denominatore è questo fumo dal sapore acre, che si può facilmente osservare su tutti i cieli di Grecia.

boschi vicino ad Atene

Ci si scalda come può: dalle stufe elettriche, visto che comunque l’elettricità costa meno, alle vecchie stufe a legna, con conseguenze a volte drammatiche.
Si brucia di tutto però: si bruciano mobili, materiale edile, oggetti di plastica, si arriva a bruciare le proprie vecchie pantofole e il mix tossico che ne esce fuori e ricopre le città e maledettamente pericoloso.
A sentire un gruppo di scienziati e  gli esperti del Centre for Disease Controle and Prevention di Atene, solamente l’uso di regolare legna da ardere al posto del riscaldamento domestico nei centri urbani innalzerebbe l’inquinamento di trenta volte rispetto al normale: ma parliamo, dal dicembre 2010 al dicembre 2012 di un incremento dell’uso di legna per riscaldarsi  del 200%, con le conseguenze che possiamo immaginare sui problemi respiratori, sull’aggravarsi delle allergie o dell’asma nei bambini, sui disturbi neurologici e gli apparati riproduttivi.
Un nemico silenzioso, entrato in ogni famiglia.

Ma anche il prezzo della legna da ardere è di molto aumentato, precisamente del 50% in dodici mesi. E così la legna la si va a prendere, accetta alla mano, nei parchi e nei boschi.
Le colline son sempre più spoglie, il fumo acre delle case le avvolge in panorami cambiati incredibilmente in una manciata di mesi: dall’inizio del freddo, in poche settimane ci son state 13.000 tonnellate di alberi tagliati illegalmenti sequestrati.
Non avveniva dagli anni ’40, dall’occupazione nazista.

Quel brav’uomo di Yannis Stournaras, ministro delle finanze, però usa la mano dura e rifiuta qualunque tipo di aiuto ulteriore per le famiglie disagiate, accusando anche che i consumi si son abbassati in questo modo perché le persone hanno fatto scorte di gasolio lo scorso anno.
Le barzellette.
Anche l’incremento dell’uso delle forniture elettriche per scaldarsi sta arrivando ad un punto di non ritorno: gli aumenti dei prezzi che per ora si aggirano al 9% ( i piccoli consumatori sono i più martoriati) arriveranno al 20% a fine 2013.
A passo di carica poi si procede nel togliere la corrente agli insolventi: circa 30.000 famiglie al mese si ritrovano senza elettricità, per un numero che tra poco si aggirerà intorno al mezzo milione.
Non c’è parola alcuna per raccontare tutto ciò.

“Siamo coloro che impastano, eppure non abbiamo pane,
siamo coloro che scavano il carbone, eppure abbiamo freddo.
Siamo coloro che non hanno nulla, e stiamo venendo a prendere il mondo “
Tassos Livaditis (poeta greco, 1922-1988)

LEGGI:
Potere operaio in Grecia
Come si arresta in Grecia
Tortura, pane quotidiano
Sui vaccini e sui suicidi in aumento
Baratto ricette di guerra ed espropri

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Microfoni aperti a Radio Onda Rossa: una riflessione su Via dei Volsci

29 settembre 2012 4 commenti

Lo spazio sociale di Via dei Volsci 32 definisce l’azione a sfondo razziale avvenuta al civico 33, un fatto del  “tutto privato”.
Ci tengono a spiegarlo ad inizio comunicato,
e direi che è meglio non commentare.
Perché anche fosse un fatto privato è inammissibile che avvenga davanti agli occhi di compagni, perché anche fosse un fatto privato non sarebbe mai avvenuto se quella ormai non fosse (da almeno 15 anni) una strada di insulti, di botte, di qualche cazzo sulle porte delle compagne, di sputi, di spaccio molesto,
di sessismo, e a quanto pare di razzismo (diciamo che ce mancava solo questo) …
una strada di tutto ciò, non certo di storia dei compagni, non certo specchio del passato di quelle serrande, occupate dai compagni ferrovieri e da quelli del policlinico, per diventare centro dell’autonomia operaia, dell’autorganizzazione romana.

La sede delle compagne _Via dei Volsci 22_

Proprio no.
Questa trasmissione a microfoni aperti di Radio Onda Rossa mi sembra lo faccia capire chiaramente: perché le telefonate si sono accavallate a decine, tutte parlanti purtroppo la stessa lingua, tutte esuli da quella strada da più di un decennio.
Per la troppa nausea verso certi atteggiamenti, verso la copertura e l’avallamento di una cultura da strada, da teppa, da macho del muretto che ai compagni non ha portato niente e ha lasciato quella strada nell’impossibilità di essere attraversata e vissuta  da chi non sopporta modalità gratuitamente violente, escludenti, sessiste, razziste.
Da chi pensa che esser compagni e compagne vuol dire per prima cosa proprio questo.

Perchè non è stato un fatto privato: non lo è stato perché avviene costantemente.
Non lo è stato perché basta vedere quante trasmissioni sono state fatte in solidarietà con le compagne che si trovavano la porta ricoperta di insulti o sventrata, perché basta ascoltare questa trasmissione che vi linko qui per sentirne a decine di storie.

Son sempre riuscita a scappare dai manganelli della polizia,
la mia testa non l’hanno mai avuta sotto ai loro colpi…ma ho conosciuto una sprangata,
sì la mia testa ‘na bella botta l’ha presa…
una testolina da 14enne, ad una delle sue prime riunioni in una storica sede del movimento romano:
ero tanto emozionata io.
Poi in un attimo le botte, gli strilli, un po’ de sangue dalla testa…
a casa ho detto che era stata la polizia, mi vergognavo di dire che erano stati i compagni.
A 14 anni non capivo i motivi di quella violenza, ma mi vergognavo di dire a casa che quel bozzo veniva dai compagni, non sarei stato proprio in grado di spiegarlo…
Buon ascolto… : QUI

Grecia: la rivoluzione è d’acciaio e zucchero. Lo sciopero delle acciaierie e l’occupazione di una famosa pasticceria

23 gennaio 2012 1 commento

Sarà il più martoriato dei paesi che stanno subendo la crisi economica, l’austerity imposta dai “mercati internazionali” che spezza la normale vita economica di tutti gli strati del paese,
sarà il paese che sta sfiorando il baratro in modo sempre più pericoloso,
ma ogni volta che #stavitademerda mi permette di trovare il tempo di scovare notizie dalla Grecia,
il mio cuore si riempie di gioia.
Di quella gioia fatta di collettività, di sudore e organizzazione, di costruzione di percorsi d’autonomia, fondamentalmente di  lotta di classe,
quella che da quest’altra parte del mare (un mare piccolo piccolo che sembra immenso) abbiamo rimosso.
Seppellita sotto tonnellate di riformismo, di sindacalismo colluso,
di complottismo, di giustizialismo, di grettezza politica
di incapacità di canalizzare energie e trovare il coraggio di portare avanti le battaglie come si devono portare avanti:
con il coraggio di chi non ha niente da perdere, e vorrebbe TUTTO da conquistare.
Ma non è aria, qui.
No.

Ma la Grecia sta prendendo la strada giusta: sta cercando di prendersi con la forza quello che con molta più forza è stato strappato via.
E lo fa riallacciando la corrente illegalmente alle famiglie che non possono pagare la tassa di proprietà,
lo fa espropriando supermercati di grandi catene e ridistribuendo il cibo preso nei mercati rionali,
lo fa portando solidarietà ai detenuti,
lo fa portando in piazza 15.000 lavoratori delle accierie staccati da qualunque sindacato sempre e comunque colluso e parte integrante dell’indotto di stato di sfruttamento e tagli.
Il piano di Manesis, capo delle acciaierie, caratterizzato dal terrore imposto dai continui licenziamenti e dalla proposta di lavoro a turnazioni, è stato bloccato dalla
tenacia e dalla forza dei lavoratori, che hanno oltretutto trovato un vero e proprio fiume di persone  pronte a portare la loro solidarietà.
I volantini dei lavoratori delle acciaierie parlano chiaro, come quelli di studenti, immigrati, disoccupati:
la chiamata è generale, è ad una lotta di classe contro potere, che sia composta, foraggiata e alimentata da tutte le componenti di sfruttati ed emarginati del paese:
chiama a raccolta studenti, precari, dipendenti pubblici, disoccupati, migranti, clandestini, cittadini e nomadi…
tutti uniti, verso un’organizzazione rivoluzionaria capace di soverchiare il sistema,
così com’è.
Mi si riempie il cuore nel leggere i loro volantini, lo ribadisco emozionata.
• Un’altra notizia “greca” ci arriva da Salonicco, battagliera città, dove i lavoratori di una famosa pasticceria (è una catena con negozi in tutto il paese) “Hatzis”, hanno deciso di occupare il negozio nel quartiere di Kalamaria, dopo che da dicembre combattevano per cercare di ottenere i 5 precedenti mesi di salario, oltre che i bonus economici previsti nella mensilità di dicembre.
Una storia che va avanti da alcuni mesi e che ha dell’irreale visti gli ultimi 5 anni di fatturato della pasticceria e il maldestro tentativo (che sicuramente riuscirà) di puntare al fallimento approfittando della crisi nel paese, per evitare di
pagare i milioni di debiti accumulati con le assicurazioni pubbliche.
Basterebbe fallire, cambiar nome alla società e tutti i debiti, per primi quelli con gli stessi lavoratori, spariranno nel nulla.
Alla luce di ciò negli ultimi mesi i licenziamenti sono stati tanti, rimpiazzati con lavoratori “fantasma”, privi di regolari contratti o con l’obbligo di una precedente firma di “dichiarazione volontaria di licenziamento” che permettono al padrone di non pagare le indennità a chi viene licenziato.
Sono 400 euro al mese per turni fino a 12 ore di lavoro: questo è.

tanto che, come ormai per tradizione in quel paese, il padrone sta iniziando a tremare.
I suoi locali sono bloccati e occupati: al secondo giorno di occupazione la polizia ha fatto irruzione arrestando otto persone, tra cui 4 lavoratori e altri 4 solidali:
la cosa non ha minimamente fermato la mobilitazione.
La lotta continua…alla faccia del padrone, di Manesis e di quelli come loro.

Grecia: la società che riscopre il baratto, le ricette di guerra e gli espropri

7 dicembre 2011 2 commenti

Ieri erano 3 anni dall’omicidio di Alexis, che prima di incontrare il proiettile che l’ha ucciso era un 15enne in una serata tra amici, davanti ad un localetto del quartiere anarchico di Atene, Exarchia.
Da quel giorno nulla è stato più come prima: gli scontri e il livello di conflitto vissute nelle settimane immediatamente successive hanno decisamente cambiato il modo di stare in piazza della Grecia, prima che la grande crisi le spezzasse definitivamente le ossa.
Questo blog ha parlato tanto di Alexis, ha partecipato a quelle prime infuocate piazza, e non riesce certo a dimenticarlo.

Ora un paio di notizie dalla Grecia, per le quali ringrazio chi non smette di scovarle: da una Grecia che alza quotidianamente il livello di conflitto contro le misure di austerità prese dal governo, dal Fondo Monetario internazionale e dai mercati.
Un paese spezzato, spazzato via: un paese che però non si arrende, che sta imparando nuove pratiche ed alcune le sta solo rispolverando.
Un paese che se ha fame espropria supermercati … o che inventa nuove ricette come in questo caso…

Manuale dell’austerità

È l’ultimo manuale per stringere la cinghia: Non avete da mangiare? Mettete una melanzana nel tritatutto. Masticate il cibo abbastanza a lungo di modo che il vostro stomaco si senta pieno. E non dimenticate di spazzare via le briciole dal tavolo e conservarle in un vaso. Questi sono alcuni dei suggerimenti che i greci usavano per sopravvivere durante l’occupazione nella seconda guerra mondiale, e che sono stati raccolti in Ricette per la fame – un libro di cucina che è diventato un successo a sorpresa per milioni di greci che lottano per sbarcare il lunario in un nuovo periodo di profondo disagio causato dalla crisi economica. L’autrice, Eleni Nikolaidou, ha passato 18 mesi a copiare ricette e consigli che i quotidiani greci pubblicavano durante l’occupazione nazista dal 1941 al 1944.
Altri “consigli”: ferri di cavallo usati per rinforzare scarpe fatiscenti, sabbia cotta per conservare i limoni, e gatti e cani randagi cacciati nelle strade di Atene come cibo. Mancava lo zucchero, e veniva usata la polpa di uva passa come dolcificante, cosicché nei matrimoni venivano distribuiti confetti neri. Non  c’era caffè, sostituito da un intruglio di polvere di ceci.
Il libro è alla sua seconda edizione, e per quanto la situazione di guerra , che uccise per fame in Grecia 300.000 persone, non sia paragonabile a quella attuale, pure si moltiplicano sui giornali le ricette di cucina a poco prezzo, mentre preoccupanti segnali di miseria sono ormai indiscutibili. “La gente apre la dispensa e ci trova solo un misero sacchetto di farina chiedendosi: che ci faccio?” ha detto l’autrice. Molti bambini vanno a scuola senza aver mangiato a sufficienza, gli alimentari vendono meno, è precipitato il consumo di carne e la gente si orienta verso articoli a basso prezzo.

o il baratto:

E’ domenica a Volos, nel porto i pescatori espongono il loro pescato giornaliero, che oggi comprende merluzzo, sarde e polpo.
I prezzi sono stati ridotti, ma i clienti sono pochi.
Un pescatore ride amaramente. Gli affari vanno malissimo, è il momento di iniziare a scambiare merci.
“Dammi due chili di patate, e io ti do un chilo di pesce,” dice. “Perché no?
In effetti, molti in Grecia stanno facendo proprio questo: comincia una forma più semplice di commercio, il baratto.
E a Volos, il sistema del baratto serve anche a promuovere un nuovo senso di comunità.
In tempi recenti Volos, 100.000 abitanti, è stato uno dei centri più industrializzati della Grecia e ora la recessione ha colpito le sue fabbriche di cemento e acciaio, portando la disoccupazione al di sopra della media nazionale del 20%.
Ci si scambia anche servizi, non solo merci.
Ma gli abitanti, oltre a questo, usano una sorta di moneta locale alternativa, il TEM (equivalente ad un euro) che sotto forma di voucher viene accettata anche dai negozianti a pagamento parziale della merce (circa il 30%, e il resto in euro), e che poi gli stessi usano in altri esercizi.
Esiste anche un sito web dove le persone si iscrivono gratuitamente ad una rete di baratto,  in cui possono inserire annunci in cui  offrono e/o chiedono servizi come riparazioni, lezioni di inglese e  di computer, baby-sitting, visite mediche e altro: i membri scambiano beni e servizi accumulando TEM su un conto online..
Nell’ultimo anno, i membri del TEM a Volos sono cresciuti da poche decine a più di 500, e il movimento ha attirato l’attenzione di Atene. Nel mese di settembre, il parlamento ha approvato una legge che attribuisce alle reti di baratto lo status no-profit.
Il comune di Volos inoltre incoraggia attivamente la rete TEM. Il sindaco  ha detto che niziative come queste sono particolarmente importanti in un momento in cui la crisi economica smantella lo stato sociale..
Il Comune ha stampato volantini che spiegano il sistema del baratto e ha promosso dibattiti.
http://www.npr.org/2011/11/29/142908549/modern-greeks-return-to-ancient-system-of-barter

Dibattito pubblico: Libertà per tutti e tutte, con o senza documenti

6 marzo 2011 Lascia un commento

6 Marzo, 2011 – 17:00
occupazione di via del casale de merode, 8

R.A.P. gruppo inchiesta, Radio OndaRossa, Rete no-Cie e occupanti di Casale de Merode
invitano tutte e tutti coloro che vogliono un mondo senza gabbie né frontiere
a partecipare a un dibattito pubblico sui Cie
DOMENICA 6 MARZO 2011
all’occupazione abitativa di via del Casale de Merode, 8 (Tormarancia)
– dalle ore 17.00:

dibattito pubblicolibertà per tutte e tutti! con o senza documenti!
per scambiarci informazioni ed esperienze sulle lotte contro i Cie e le deportazioni forzate,
sulle strategie di resistenza e sulle forme di autorganizzazione

mostre fotografiche sui Cie e sulle insurrezioni in corso nel Maghreb, materiali informativi, Nella tua città c’è un lager (bollettino bisettimanale sulle vicende che si susseguono nei cie), Scarceranda (l’agenda di Radio OndaRossa contro ogni carcere, giorno dopo giorno)

– a seguire:
cena con tutti i sapori del mondo

il ricavato della cena servirà ad acquistare delle radioline portatili da consegnare alle recluse e ai reclusi durante il prossimo presidio solidale del 12 marzo davanti al Cie di Ponte Galeria perchè ascoltare una radio è un modo per mantenere un contatto con l’esterno

PORTA UNA RADIOLINA A PONTE GALERIA!
contribuisci anche tu a rompere il muro del silenzio e dell’isolamento!

>> VERSO IL 12 MARZO <<
per un mondo senza gabbie né frontiere! chiudere tutti i Cie!

>> ASCOLTA LO SPOT DELLE DUE INIZIATIVE <<
>> ascolta/scarica/diffondi lo spot contro i Cie<<

Irruzione della Guardia di Finanza ad Officina99

16 settembre 2010 2 commenti

Comunicato Stampa

La destra comincia la sua campagna elettorale suonando una cover vecchissima: quei “drogati dei centri sociali”….! Con un’operazione palesemente telecomandata e una giornalista de il Roma “Embedded”, intorno alle 12 di oggi alcuni personaggi in borghese poi qualificatisi come appartenenti alla guardia di Finanza sono entrati all’interno del Csoa Officina 99 di Via Gianturco per verificare sulla base di “segnalazioni ricevute” la presenza di piante di Canapa. Guarda caso il giorno dell’avvio della festa annuale in strada, probabilmente per avere piu pubblicità…
Dopo una lunga perquisizione sono state sequestrate alcune piante presenti sul terrazzo e identificate tutte le persone presenti dentro e fuori il centro sociale, che lavoravano alla preparazione della 1 giornata di “adunata Sediziosa” XI  festa dell’autorganizzazione e dell’antagonismo campano. Le 7 persone impegnate con la cucina sono state addirittura portate nella caserma di via Gianturco perchè, a differenza di chi allestiva gli stands, era dentro il palazzo!! Un presidio con decine di attivisti si è immediatamente costituito fuori la caserma per chiederne l’immediato rilascio! Per gli avvocati sarebbe tragicomico se, in uno spazio sociale aperto a tutti, 6 persone impegnate nella cucina, si vedano assegnata qualche responsabilità particolare per delle piante trovate sul terrazzo. In un altro qualunque momento ne avrebbero trovate altre venti, di persone, o anche migliaia durante un’iniziativa come stasera.
Tutti sanno invece che da anni sul terrazzo del centro, del tutto pubbliche e visibili, ci sono alcune piante di canapa  come simbolo e provocazione politica contro le leggi proibizioniste che continuano a fare morti e profitti per le organizzazioni mafiose. E’ politicamente e moralmente vergognoso che in una città come la nostra dove il proibizionismo consegna uin potere enorme alle narcomafie si facciano blitz farsa come questo a scopo di propaganda.
Il centro sociale che da anni ha un consolidato riconoscimento nel quartiere, che svolge in continuazione attività, corsi e serate, cui la cittadinanza riconosce un ruolo chiave nella salvaguardia ambientale dell’area, continua ad essere attaccato per una battaglia politica che continuerà a svolgere, contro una legge infame, la Fini-GIovanardi, che sta riempiendo le carceri di giovani consumatori senza risolvere i problemi e contro la demonizzaziuone della canapa che ha solo ragioni speculative.

A più tardi nuove info sulla situazione dei fermati.

Csoa Officina 99

Roma: laboratorio di repressione!

4 marzo 2010 Lascia un commento

Quelli pericolosi siete voi!
Storie di ordinaria repressione in Italia.

Questo vuole essere un atto di denuncia, una dura condanna e una chiara presa di posizione di fronte alla grave iniziativa intrapresa dalla Questura di Roma nei confronti di un attivista del Laboratorio Acrobax da tempo impegnato a fianco delle lotte sociali dei precari e dei disoccupati, per la difesa dei beni comuni sul territorio e per il diritto all’abitare a fianco dei movimenti di lotta per la casa. Ci riferiamo alla disposizione per l’articolo 1 della legge 1423, varata dal famigerato governo Tambroni nel lontano 1956, sulla pericolosità sociale che, dal novembre dello scorso anno, ha colpito Rafael. Un provvedimento della durata di tre anni e che da ieri è stato confermato e reso esecutivo dal Questore di Roma, respingendo formalmente il ricorso legale.

Si contesta al nostro compagno di essere un soggetto “socialmente pericoloso per la sicurezza e per la pubblica moralità” e lo si invita a cambiare comportamento perchè questo infame dispositivo legislativo  e il suo uso politico, includono per di più la minaccia di ricorrere ad ulteriori misure di prevenzione come la sorveglianza speciale, prevista dagli articoli che seguono, qualora vi siano ulteriori deferimenti o segnalazioni di violazione delle disposizioni inerenti la legge stessa.

Gli vengono contestati i carichi pendenti relativi a processi tutt’ora in corso (questo compagno all’oggi non ha nessuna condanna per nessun reato!) per i quali gli viene attribuita la supposta pericolosità sociale e che rappresentano, secondo la Questura, le sufficienti motivazioni per “configurare un profilo del soggetto in linea con le categorie previste dall’art. 1 e conforme al concetto di condotta e pericolosità sociale, espresso nell’art. 4 della citata legge”. Non solo, il provvedimento prosegue aggravando l’ipotesi, poichè si valuta addirittura che “l’asserito e spiccato interesse per le forme di partecipazione politica di base che pone all’attenzione pubblica temi di interesse generale, non esclude la commissione di reati specifici per i quali l’istante si è reso già responsabile”.

Nel pieno della devastante crisi globale, siamo alla pantomima del peggiore processo alle intenzioni… o nella migliore delle ipotesi, dentro il set di minority report! Invece è purtroppo un decreto ufficiale del Questore di Roma.

Riteniamo poi gravissimo l’accostamento dello spiccato interesse alla partecipazione della vita politica di base, con le ipotesi di reiterazioni di reati già contestati, reati peraltro di lieve entità e tutti legati alle lotte sociali e che, come tali, non possono e non devono subire in silenzio la demonizzazione giudiziaria o, come spesso accade, il linciaggio mediatico, dentro quel generale “laboratorio della repressione” che vede nella penalizzazione della partecipazione politica alla vita sociale e all’autorganizzazione uno degli strumenti più usati dal potere. Un abuso, dunque, per punire e sorvegliare chi da anni è presente nei territori della nostra città a fianco degli esclusi. E’ come dire: se protesti ancora una volta io ti arresto. Perchè la questione non è fare qualcosa di “illegale”, ma anche semplicemente stare in un luogo, ad esempio una manifestazione, una casa occupata, un meeting, un presidio, con determinate persone, altrettando pericolose…ad esempio i tuoi compagni di lotta e di vita.

Ma i nostri sono spazi di democrazia diretta, di autorganizzazione e di autogoverno che vogliamo difendere fino all’ultimo respiro, come il diritto alla partecipazione politica dal basso di tutti i cittadini, all’agibilità democratica che, giorno dopo giorno, la svolta autoritaria in corso da anni nel nostro paese ci vorrebbe progressivamente negare.

Foto di Valentina Perniciaro

Chiediamo l’immediata revoca del provvedimento sulla pericolosità sociale per il nostro compagno e rivendichiamo il diritto alla partecipazione dal basso alla vita politica della nostra città e del nostro Paese. Continueremo a lottare per la libertà e la dignità di tutte e tutti, oltre i limiti imposti da queste leggi ridicole, “politiche” e razziste, che sono fuori dai tempi e dai linguaggi della nostra storia e del futuro che vogliamo costruire.

Per questo insieme ad un gruppo di attivisti delle lotte sociali sparsi per l’Italia e a diverse realtà impegnate sul carcere, abbiamo iniziato a lavorare ad un inchiesta/libro bianco sulla repressione e il controllo in Italia, dal titolo provvisorio di “Sorvegliati e puniti”. Un percorso che coinvolga singoli attivisti, collettivi autorganizzati, sindacati di base, reti che si muovono per i diritti e la libertà, ma anche studi legali, giuristi, intellettuali…

Invitiamo tutt* a leggere la presentazione del progetto sul sito www.indipendenti.eu e a contribuire alla costruzione di questo lavoro collettivo in tutti i modi possibili, collaborando, facendo girare l’appello, inviandoci informazioni e contributi all’indirizzo:libertadimovimento@inventati.org.

Per manifestare il proprio sdegno e segnalare la propria solidarietà inoltre chiediamo di sottoscrivere(inviando una mail al medesimo indirizzo)questo appello che verrà inoltrato alla Questura di Roma insieme al nuovo ricorso per la sospensione immediata del decreto.

Laboratorio Acrobax
Coordinamento cittadino di lotta x la casa
Rete degli Indipendenti

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