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Posts Tagged ‘CSOA Macchia Rossa’

Ispezioni in carcere, chiunque può accompagnare i parlamentari

5 maggio 2011 1 commento

Non siamo abituat@ alle buone notizie ma questa volta è innegabile.
Avevamo parlato proprio pochi giorni fa del processo che si sarebbe svolto contro le mamme di una compagna e un compagno e la consigliera regionale Anna Pizzo, per un ingresso in carcere che secondo la magistratura era illegale. Quando di legale quegli arresti avevano veramente poco, visto l’impianto accusatorio, poi caduto.
Delle mamme che riescono a vedere i loro figli, privati della possibilità di aver colloqui, attraverso l’accompagnamento di un parlamentare (o consigliere regionale) in visita in carcere.
C’è stata la piena assoluzione, e ne sono entusiasta

Assolta la consigliere regionale Anna Pizzo
Ispezioni in carcere, chiunque può accompagnare i parlamentari

di Paolo Persichetti, Liberazione 6 maggio 2011

I parlamentari o i consiglieri regionali che conducono visite ispettive nelle carceri possono avvalersi dell’ausilio di accompagnatori di loro scelta. Membri del governo, parlamentari europei, sindaci e presidenti della provincia, magistrati a capo dei tribunali e delle procure dove hanno sede le carceri, presidenti delle Asl competenti per territorio, garanti dei detenuti ed altri ancora. E’ piuttosto ampia, anche se ancora del tutto insufficiente per rendere le mura delle prigioni trasparenti, la schiera di figure istituzionali che possono entrare nelle carceri per condurre visite ispettive senza previa autorizzazione. Nel corso delle visite queste autorità possono avvalersi delle presenza di accompagnatori, anche questi autorizzati a varcare la soglia degli istituti di pena senza necessità di nessuna autorizzazione. Lo prevede l’articolo 67 dell’ordinamento penitenziario.

Rivolta di Attica, 1971

Una prassi consolidata, che tuttavia non è indicata nella norma, contiene il numero degli accompagnatori ad un massimo di due a testa. L’amministrazione penitenziaria non ha alcuna autorità per introdurre limitazioni ad una norma di legge. Lo ha ribadito ieri con una decisione lampo il gip del Tribunale di Roma, chiamato a pronunciarsi su una denuncia depositata nel dicembre 2009 dalle direzioni del carceri romane di Regina Coeli e Rebibbia femminile contro l’allora consigliera presso la regione Lazio, Anna Pizzo, insieme alle due persone che l’avevano accompagnata durante le visite nei due istituti di pena. Si trattava delle madri di due giovani di un centro sociale della Capitale, il Macchia rossa, situato nel popolare quartiere della Magliana e finito al centro di un teorema accusatorio ispirato da alcuni esponenti locali del Pdl, ex An, che avevano come unico scopo quello di sloggiare l’occupazione, da parte di una decina di famiglie senza casa, di una scuola abbandonata da anni. Occupazione che ostacola la realizzazione di alcuni lucrosi progetti speculativi (cf. Liberazione del 10 dicembre 2009).
I due, Gabriele e Francesca, erano finiti in carcere e si trovavano in isolamento. Poche settimane prima, nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, Stefano Cucchi era morto nel reparto carcerario dell’ospedale Pertini dove era finito dopo le percosse subite prima di passare davanti all’udienza di convalida dell’arresto in tribunale. Sui media campeggiavano da giorni polemiche e denunce sulle condizioni in cui si svolgevano i fermi nelle stazioni dei carabinieri e nei sotterranei del tribunale di piazzale Clodio. La visita in carcere venne realizzata per verificare le condizioni di salute e di detenzione dei due giovani e nel rispetto delle procedure previste. All’ingresso dei due istituti la consigliera regionale e le due donne che l’accompagnavano si videro obbligate a compilare un prestampato dell’amministrazione penitenziaria nel quale era indicata, senza altra possibilità di scelta, la funzione di “collaboratore” (da intendersi come figura stabile e continuativa) per qualificare il ruolo di accompagnatrici. Nel declinare le loro generalità le due donne fecero presente di non rientrare in quella fattispecie, ma poiché la burocrazia penitenziaria non prevedeva altre possibilità furono costrette a riempire l’unica casella esistente. Sulla base di queste dichiarazioni, in qualche modo “imposte” per un’imperizia burocratica dovuta ad una forzata interpretazione restrittiva della legge, le direzioni dei due istituti hanno successivamente inviato una segnalazione in procura provocando l’apertura d’ufficio di un procedimento penale per false dichiarazioni. «Il fatto non sussiste», ha stabilito il Gup.

Sotto processo le mamme di compagni e compagne: vergogna!

28 aprile 2011 Lascia un commento

Il 5 maggio p.v.si avvierà l’udienza che vede come imputate le mamme di Francesca e Gabriele e l’ex consigliera regionale di SEL Anna Pizzo.

Il 14 settembre 2009 viene messo in atto un assurdo e scenografico arresto dei compagni, della compagna e di alcuni occupanti della ex scuola 8 marzo. Tali arresti, voluti dal PDL romano, si basavano su accuse false ed infamanti con l’unico scopo di bloccare una piccola lotta sociale in corso che vedeva protagoniste alcune decine di famiglie che, con i compagni del C.S.O.A. Macchia Rossa, avevano occupato l’ex scuola 8 Marzo abbandonata da anni.

Il giorno dopo gli arresti, le mamme di Francesca e Gabriele, accompagnate da alcuni consiglieri regionali, si recano in visita presso il carcere di Regina Coeli e Rebibbia. Il direttore di Regina Coeli Mauro Mariani denuncia la presenza della madre di Gabriele che in quanto familiare diretto non poteva vedere il proprio figlio prima dell’interrogatorio di garanzia. Il suo zelo contagia anche a direttrice di Rebibbia Femminile dr.ssa Zainahi, che a posteriori denuncia la madre di Francesca. La comunicazione della chiusura delle indagini ed il provvedimento di rinvio a giudizio per le mamme e per la consigliera Anna Pizzo seguono di lì a poco con sospetta tempestività, quando i compagni e la compagna erano ancora agli arresti domiciliari.

Le mamme e la consigliera Anna Pizzo sono entrate in carcere perché conoscono la violenza che regna all’interno delle caserme, dei commissariati e degli istituti penitenziari. E’ di soli pochi giorni più tardi l’agghiacciante notizia della morte di Stefano Cucchi: ragazzo assassinato per mano di carabinieri, agenti di polizia penitenziaria e medici dell’Ospedale Pertini, quelli cioè che dovrebbero essere i tutori della legge, delle buone condizioni di vita all’interno delle carceri e assicurare l’assurdo concetto di “rieducazione” e di quelli che dovrebbero garantire il diritto alla salute ed alla vita. Ma le nostre madri non vengono dalla montagna del sapone, Sconvolte politicamente e ed ancor più emotivamente dall’arresto e da una campagna stampa che ci dipingeva come dei mostri, degli aguzzini, dei razzisti, guerrafondai , dei ladri e come cioè persone prive di qualunque scrupolo, hanno voluto costatare con i loro occhi, che ai loro figli non fosse stato torto un capello. Hanno voluto con la loro presenza dimostrarci la loro vicinanza e solidarietà, per un arresto ingiusto che si era abbattuto su di noi e che stava infamando un intero movimento.

L’aver rinviato a giudizio le mamme e la consigliera Anna Pizzo, è soltanto l’ennesimo tassello di un accanimento giudiziario ed una campagna diffamatoria, come non se ne vedevano da molti anni e che da aprile 2009 ha intessuto la cronaca della ex scuola 8 marzo. Crediamo che questa udienza sia l’antipasto di un boccone ben più ghiotto che vuole mettere a processo non solo i compagni e la compagna ma attraverso loro anche un intero movimento come quello per il diritto all’abitare , che si organizza e lotta. Questo processo vuole mettere alla sbarra la capacità di tanti/e di autodeterminarsi e sottrarsi al ricatto del affitti a nero e dello sfruttamento e riconosce nella lotta e nello strumento della autorganizzazione l’unica possibilità di riscatto politico e sociale.

CSOA Macchia Rossa
Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa

Aggressione fascista a Magliana: il comunicato

18 marzo 2010 Lascia un commento

AGGRESSIONE FASCISTA  A MAGLIANA !

La sera del 14 marzo un gruppo di razzisti armati di bastoni e con i volti semicoperti da sciarpe e fazzoletti hanno fatto irruzione nel bar bangladese di via Murlo. Pochi minuti di terrore violenza e devastazione, ai danni di quanti/e erano nel locale.
Questo, è soltanto l’ultimo episodio in ordine temporale, di provocazioni e aggressioni ai danni della comunità bangladese che vive e lavora a Magliana, così come di una serie di atti simili nella città di Roma, compiuti da persone certe della loro impunità.

"Monnezza" a Magliana!

Esattamente 48 ore prima di questo assalto razzista sono apparse sui muri del nostro quartiere scritte razziste, inneggianti al Fascismo e firmate “Senza Padroni”.
I carabinieri di Bernardo e Casarsa, i consiglieri del Pdl e lo stesso sindaco Alemanno coadiuvati dai giornali stanno depistando le indagini dichiarando che è solo una banda di teppisti e bulli di quartiere. Ma i veri mandanti politici e morali di questa aggressione sono proprio Alemanno, Fabrizio Santori, Augusto Santori e Federico Rocca e il circolo Pdl  “Magliana senza padroni” che da mesi incitano con le loro parole alla violenza razzista a Magliana e in tutta la città!
Noi compagne/i del CSOA Macchia Rossa denunciamo il clima di intolleranza nei confronti dei/delle migranti che sta crescendo nel nostro quartiere e nella città. Sono all’ordine del giorno episodi di piccole e grandi violazioni ai danni dei lavoratori/trici e residenti di origine straniera.

Denunciamo politicamente e pubblicamente, quanti strumentalizzano i ragazzini di Magliana, con false idee di ribellione, e che usano la pratica dell’aggressione ai danni dei/delle migranti come vile palestra per preparare la “carne da macello” a  scontri più difficili. Non ci interessa sapere chi sono gli autori materiali di questo raid. Per noi sono un gruppo di fascisti e razzisti, coperti dalle guardie e questo ci basta: noi non siamo spie e informatori dei carabinieri, noi non li denunceremo alle forze dell’ordine neanche se sapessimo chi sono. Noi non siamo spie come loro! Noi li affronteremo sul terreno della lotta politica e sociale e su quello dell’antifascismo e sia chiaro che se qualcuno oserà toccare un compagno o una compagna del centro sociale Macchia Rossa ne dovrà rispondere politicamente e seriamente.Al Sit-in e al Corteo di lunedì e martedì a Magliana sono venuti i consiglieri municipali Santori e Rocca e il delegato alla sicurezza Ciardi del Pdl a portare una falsa e strumentale solidarietà, ma per fortuna gli\le antirazzisti\e hanno pacificamente ma in maniera determinata respinto questa infame provocazione fascista e non hanno permesso che partecipassero né al sit in né al corteo!
Purtroppo agli sciacalli strumentalizzatori del Pdl si sono aggiunti anche quelli del Pd, che con in testa il presidente-sceriffo del XV Municipio Gianni Paris hanno convocato una manifestazione a puro scopo elettorale sulla vicenda dell’assalto razzista di Via Murlo. Invece di sostenere la manifestazione indetta dalla comunità Bangladese di martedì scorso, dove hanno partecipato solo pochi e generosi compagni di Rifondazione e Sinistra e Libertà,
il Pd ha indetto un’altra manifestazione per Venerdi 19 a cui noi non parteciperemo e invitiamo i compagni e le compagne sinceramente antirazzisti\e a non partecipare.

Centro Sociale Occupato Autogestito “Macchia Rossa” Magliana

Sullo stupro avvenuto nell’ex-scuola “8marzo” di Magliana

18 febbraio 2010 Lascia un commento

Ritengo necessario pubblicare questo comunicato che da un po’ di ore sta girando su indymedia e nelle liste di “movimento”.
Necessario pubblicarlo, dopo lo spazio che questo blog ha dato a tutta la vicenda giudiziaria contro i compagni/occupanti dell’ex scuola “8 marzo” a Magliana, Roma.
Necessario per portare solidarietà in primis alla donna vittima dell’aggressione e poi a tutt@ i/le compagn@ di Magliana, che hanno avuto il coraggio di queste righe!

Comunicato  sullo stupro avvenuto nella ex-scuola “8 marzo”

Foto di Valentina Perniciaro _Chiaro e tondo!_

Alcuni giorni fa all’interno della scuola occupata “8 marzo” tre uomini occupanti hanno agito violenza contro una donna ospite, anche lei, dell’occupazione. La donna ha denunciato gli stupratori.
Noi ci schieriamo a fianco di questa donna a cui riconosciamo il coraggio della denuncia ed esprimiamo a lei tutta la nostra solidarietà.
Purtroppo la nostra esperienza politica e sociale ci ha insegnato che la sopraffazione degli uomini sulle donne avviene anche in quegli ambienti che dovrebbero essere liberi, come gli spazi di movimento, e che tali violenze  non cesseranno mai di esistere se non vengono costantemente messi in discussione i rapporti di potere tra i generi e contemporaneamente e fermamente condannati gli atteggiamenti e i comportamenti sessisti che troppo spesso  vengono  assunti come “normali” in una società patriarcale e uomo-centrica e passano pertanto in secondo piano.
Abbiamo invece appreso, con rabbia e rammarico, che la donna non ha ricevuto alcun tipo di solidarietà da parte degli altri occupanti. Anzi è stata letteralmente cacciata fuori dalla 8 marzo dopo essere stata picchiata! Inoltre non solo gli occupanti continuano a convivere tranquillamente con gli uomini violenti, ma, a quanto ci viene riferito, iniziano a girare voci che denigrano la donna per il suo stile di vita e per i suoi comportamenti: un copione che da sempre accompagna gli episodi di violenza contro le donne quando queste denunciano pubblicamente la violenza subita.

Donne in piazza, Roma 1976

Tra le persone accusate di violenza c’è Sandro Capuani, un occupante che, pur non avendo mai fatto parte del CSOA Macchia Rossa, è stato coinvolto nel procedimento giudiziario contro alcuni militanti e una militante del centro sociale e della 8 marzo occupata. Esprimiamo la nostra netta condanna nei confronti di tale soggetto a cui, da ora in avanti, neghiamo ogni forma di sostegno politico, legale ed umano. A questo punto ci aspettiamo ogni sorta di strumentalizzazione da parte dei carabinieri della stazione di villa Bonelli e dai cosiddetti giornalisti loro sodali, vista la fervida fantasia di cui hanno saputo dare prova. Questo non toglie nulla alla drammaticità dei fatti.

Nell’ottobre del 2007 c’era stata un’altra grave aggressione ai danni di una occupante della “8 marzo” da parte del suo compagno. Allora, però, il comportamento degli/delle occupanti era stato ben diverso: l’aggressore era stato messo in fuga ed il massimo sostegno era stato fornito alla donna, arrivando anche a testimoniare in tribunale sull’avvenuta aggressione.
Dal 14 settembre 2009, data del ben noto arresto di alcuni compagni e di una compagna, le cose sono cambiate. Hanno tentato di farci credere che in un occupazione dove ci sia un’assemblea che si dà delle regole finalizzate ad una convivenza civile ed al contrasto di comportamenti violenti, in particolare contro le donne, è da considerarsi un crimine. Un crimine da punire con la galera. O almeno questo, secondo il teorema accusatorio costruito da carabinieri e magistratura, è quello che vogliono farci credere.
Nei mesi successivi a quella data la situazione all’interno della “8 marzo” non ha fatto che peggiorare: dietro l’esplicita minaccia della repressione, i meccanismi di autogestione hanno smesso di funzionare, compagni e compagne sono stati progressivamente allontanati/e dall’occupazione, che si è di fatto auto-isolata dal contesto cittadino della lotta per la casa. A parte alcuni che hanno tentato di evitarlo, la maggioranza degli\delle occupanti, sempre dietro la minaccia dei carabinieri, ha di fatto abbandonato la strada dell’autorganizzazione, accettando la convivenza con informatori e spie, tralasciando la lotta e negando nei fatti la solidarietà ai compagni e alla compagna inquisiti.
Per tutti questi motivi, purtroppo, ad oggi i compagni e le compagne del CSOA Macchia Rossa non hanno nulla a che fare con la gestione dell’occupazione “8 marzo” e dichiarano pubblicamente e politicamente la loro estraneità a quello che accade in un’occupazione gestita dai carabinieri e priva delle fondamenta dell’autorganizzazione sociale, della lotta e della solidarietà.

CSOA Macchia Rossa – Magliana

Continua la persecuzione nei confronti dei compagni della 8 marzo

17 novembre 2009 Lascia un commento

Francesca è stata arrestata il 14 settembre, insieme ad altri quattro giovani, nel blitz dei carabinieri contro l’occupazione dell’ex scuola 8 marzo e, dopo due mesi di misure cautelari nei suoi confronti, temiamo oggi che facciano difficoltà a darle il permesso di andare a lavorare. Lei, incensurata, ha scontato 17 giorni di carcere preventivo durante i quali è stata trasferita due volte, da Rebibbia a Civitavecchia e da Civitavechia a Perugia, senza contare i trasferimenti in tribunale per il riesame, sempre in gabbiotto chiuso posto dentro il cellulare. Dal 30 ottobre è agli arresti domiciliari con un unico permesso di andare a trovare il nonno novantenne, nello stesso condominio, col divieto assoluto di incontrare chiunque, anche la badante.

Ma di chi stiamo parlando, di una nuova Sig.ra “Gabetti” che a Milano “vendeva” gli alloggi popolari o di quale orrenda megera che potrebbe inquinare le indagini o perpetrare i crimini? E quali sono i crimini?
Francesca è laureata in sociologia e lavora con le cooperative per le carceri. Fa parte del Centro Sociale “Macchia Rossa” che nel quartiere si batte da decenni contro gli sfratti ed in sostegno dei senza tetto. Nel giugno 2007, 40 famiglie hanno occupato uno stabile abbandonato da più di 20 anni, l’ex scuola 8 marzo, lo hanno reso abitabile rifacendo gli impianti e mettendo in sicurezza persino il tetto, hanno aperto il giardino e gli spazi al piano terra al quartiere.
Quando c’è stato un grave episodio di violenza ad ottobre 2007 e Iwona – una senzatetto ospite nell’ ex scuola occupata – è stata accoltellata dal suo convivente, Francesca ha passato giorni e notti al suo capezzale all’ospedale Forlanini. Sempre disponibile per qualsiasi tipo di necessità, non si sottraeva neanche al lavoro manuale, persino quando si trattava di aggiustare il tetto. Mi sono chiesta più volte perché una brillante giovane donna dedicasse gran parte della sua vita a quella piccola comunità.
Poi “l’inchiesta- teorema” dei carabinieri e le denuncie di alcuni stranieri allontanati dall’occupazione perché violenti, raccolte sempre dallo stesso maresciallo e perfettamente sovrapponibili l’una all’altra e contemporaneamente una campagna di stampa diffamatoria dei quotidiani Il Tempo ed il Messaggero (proprietà dei noti costruttori Bonifaci e Caltagirone), fino alla violenta irruzione di decine, se non centinaia di carabinieri per arrestare i cinque e perquisire lo stabile.
Gran parte delle accuse sono subito cadute come l’associazione a delinquere, le bottiglie incendiarie (armi da guerra) non sono state trovate, il furto di rame dichiarato inesistente dalle perizie. Dell’impianto accusatorio rimane la presunta estorsione di 15 euro a persona al mese che l’assemblea degli occupanti gestisce per le spese comuni, le cui ricevute sono state presentate al GIP. Rimangono poi accuse di violenze senza un riscontro, un referto medico o del pronto soccorso, se non la denuncia di immigrati irregolari e senza tetto, strumentalizzati e ricattabili.
Nonostante il castello accusatorio si vada sgretolando perchè privo di ogni ragionevole fondamento, continua la persecuzione giudiziaria contro di loro cui non è estraneo il sindaco e la sua amministrazione. Tra le accuse dei carabinieri, infatti, anche l’aver contrastato la propaganda elettorale di Alemanno. Il risultato è che tre degli arrestati sono ancora privati della loro libertà.
Per fortuna a Gabriele, il compagno di Francesca, ricercatore di fisica, è stato almeno concesso di andare a lavorare, mentre Francesca non ha ancora ricevuto risposta alla sua istanza. Il terzo è Simone, il più giovane del gruppo, anche lui molto penalizzato, ha perso il lavoro e continua ad subire la forma più restrittiva di misura cautelare ai domiciliari, non potendo neanche ricevere visite o telefonate. Insieme a Francesca ci sembrano le vittime designate e chiediamo a tutti e in particolare alle donne di esprimere solidarietà e di far crescere la mobilitazione perché sia loro restituita la libertà.

di Patrizia Bonelli

3 giorni di iniziative per i/la compagna di Magliana

21 ottobre 2009 Lascia un commento

Dopo oltre un mese Francesca, Gabriele e Simone sono ancora agli arresti domiciliari a seguito di accuse false e infamanti fatte da alcuni ex occupanti alimentate dagli organi di informazione al soldo dei costruttori romani.
Per questo dal 22 al 24 ottobre si svolgerà a Magliana una tre giorni di iniziative a cura della ex scuola occupata 8 marzo, della ciclofficina Macchia Rossa e del CSOA Macchia Rossa.

 GIOVEDì 22 e VENERDì 23
dalle ORE 17.00: BANCHETTO DI INFORMAZIONE E DISCUSSIONE (PIAZZA DE ANDRE’)

 SABATO 24
grande iniziativa per sostenere le spese legali della compagna e dei compagni arrestati
ORE 15.00: GRANDE ASTA POPOLARE DI BICI USATE (PIAZZA DE ANDRE’)
      a seguire: GRAZIELLIADI (corsa di bici pieghevoli). IN PALIO UNA GRAZIELLA.
ORE 20.30: CENA (EX SCUOLA OCCUPATA 8 MARZO)
      Inoltre: ciclolab per bambine/i, proiezioni, dj set notturno

 QUESTO L’APPELLO DA SOTTOSCRIVERE: 

LOCANDINA COLORI PER SITOIl 14 settembre scorso nel quartiere Magliana, a Roma, si è consumato il tentativo di sgomberare l’occupazione a scopo abitativo dell’ex-scuola Otto Marzo. Nonostante il consistente spiegamento delle forze dell’ordine (circa 200 carabinieri guidati dal comandante provinciale dell’Arma) l’operazione non è riuscita.
A fermarla è bastata la resistenza pacifica ma determinata delle 40 famiglie che abitano nell’ex edificio scolastico. Constatato l’insuccesso, i carabinieri hanno tratto in arresto alcuni occupanti: 5 lavoratori precari che non potendosi permettere un affitto a prezzi “romani” hanno avuto il merito di non rassegnarsi a sopravvivere ma di lottare insieme ad altri, spinti dalla necessità materiale di avere una casa e dal desiderio di un diverso abitare. È così che in 2 anni di occupazione gli arrestati insieme ad altri nuclei familiari hanno recuperato uno spazio pubblico abbandonato al degrado restituendolo all’intero quartiere: oggi l’ampio giardino della ex- scuola è uno dei pochi spazi verdi di Magliana,  mentre le sue mura ospitano una scuola di teatro e una palestra popolare tirata su con le fatiche degli occupanti. Un auto-recupero che evidentemente nella capitale fa paura a molti: Roma vive, in effetti, da anni una condizione di emergenza abitativa, nonostante gli appartamenti sfitti sfiorino le 200.000 unità. Una città paradossale: la popolazione non cresce da circa vent’anni ma si continua a costruire senza sosta, mentre il bisogno di casa ha fatto sorgere diverse occupazioni, a scopo abitativo, di stabili pubblici abbandonati. 

Dopo la sentenza del riesame, che ha avuto luogo il 29 settembre scorso, 3 dei 5 arrestati sono ora agli domiciliari, uno di loro invece ha l’obbligo di firma quotidiana presso il commissariato di P.S., mentre il quinto è stato liberato dopo 10 giorni di detenzione. Per un sesto occupante, che si trova all’estero per motivi di lavoro, pende una richiesta di arresto presso il proprio domicilio.
Le accuse a loro carico sono state formulate da un unico testimone: un ex-occupante allontanato dallo stabile perché violento e sessista, che oggi li accusa di estorsione, violenza privata, nonché di furto di rame e di corrente elettrica. In particolare quest’uomo, sostiene che i sei avrebbero preteso in cambio della permanenza nello stabile un “pizzo” di 150 euro mensili per ogni singolo abitante (compresi i minori). Non è stato ancora possibile per gli avvocati della difesa ascoltare quest’individuo, né far testimoniare gli altri abitanti della “8 Marzo” che scagionerebbero gli accusati. Così prima che il riesame deliberasse la scarcerazione, il Gip ha confermato gli arresti a scopo cautelare benché non esistesse alcun pericolo di fuga e nonostante l’impianto accusatorio sia a dir poco fantasioso: com’è possibile, per esempio, che famiglie numerose come alcune di quelle della “8 marzo” possano pagare una cifra che complessivamente supererebbe quella di un affitto? Com’è possibile non tener conto dell’incompatibilità dell’accusa di estorsione con lo stile di vita e i movimenti di denaro, ampiamente documentati dalla difesa, di 6 precari squattrinati?LOCANDINA 3GIORNI

– Per quanto riguarda poi il presunto furto di rame, l’accusa sostiene che gli arrestati avrebbero sventrato l’intero palazzo per ricavarne il prezioso materiale dall’impianto elettrico il quale però oggi risulta perfettamente funzionante; ma, nel caso fosse reale tale assurda imputazione, come sarebbe possibile accusarli anche di furto di elettricità? Delle due l’una.
– Per quanto riguarda il furto di elettricità bisogna inoltre ricordare che gli occupanti hanno fatto, più volte, richiesta di regolare allaccio per poter pagare la corrente di cui usufruiscono. Tale regolarizzazione non gli è stata però mai accordata.A rimarcare l’infondatezza delle accuse si aggiungono le numerose attestazioni di solidarietà che i 6 hanno ricevuto da tutti i movimenti di lotta per la casa, dai movimenti studenteschi e universitari, da numerosi centri sociali e associazioni socio-culturali della città che hanno organizzato varie iniziative politiche in loro sostegno.
– Per quanto concerne le vicende personali dei 6 occupanti accusati è necessario evidenziare che uno di loro è in gravi condizioni di salute e attende da tempo un intervento molto delicato. Nel corso dei 16 giorni di detenzione gli è stata nei fatti negata la possibilità di una visita specialistica da parte di un chirurgo oncologo.

Siamo sgomenti di fronte a una tale sospensione dei diritti civili nel nostro paese e chiediamo pertanto la fine di qualsiasi restrizione alla libertà di tutti loro. Allo stesso tempo però, al di là delle decisioni del Gip e del tribunale del riesame, non possiamo dirci sorpresi dall’intera vicenda.
Con questo appello vogliamo, difatti, portare all’attenzione generale eventi che altrimenti rimarrebbero rubricati nella cronaca locale, per riannodarli in un discorso politico più ampio che riguarda tanto il disastro urbanistico della città di Roma quanto le ingiustizie sociali che si consumano nel paese in cui viviamo. 

 La campagna d’autunno di Alemanno è cominciata, per chi non se ne fosse accorto, il primo settembre scorso con lo sgombero dell’ex ospedale Regina Elena. L’edificio di proprietà dell’università (anch’esso abbandonato al degrado da diversi anni) in cui dal 2007 avevano trovato una sistemazione circa 300 nuclei familiari. Ciò che è accaduto il 14 settembre, primo giorno di scuola, a Magliana non è che la prosecuzione di tale campagna. Per i circa 30 bambini che vivono nella Otto Marzo l’anno scolastico è così iniziato sul tetto dello stabile che li ospita insieme alle loro famiglie. Tema dell’insolita lezione, il diritto all’abitare. Il metodo d’insegnamento seguito, invece, è lo stesso degli operai della Insse. All’alba, bambini e genitori sono stati infatti costretti a rifugiarsi sul tetto dell’edificio in cui vivono per difendersi dall’operazione di sgombero.

 

8 Marzo occupata, il giorno degli arresti

8 Marzo occupata, il giorno degli arresti

Nelle ore successive al blitz, il sindaco Gianni Alemanno ha fatto riferimento, commentando l’operazione, all’esistenza di un “vero e proprio racket delle occupazioni”, del quale sarebbero vittime “persone costrette a pagare un affitto e a partecipare a manifestazioni” e altre addirittura “aggredite e malmenate perché non pagavano questi veri e propri pizzi”. Una tesi, quella sottoscritta dal primo cittadino capitolino, che fa eco a quanto più volte sostenuto dal presidente della Commissione Sicurezza del Comune, Fabrizio Santori. Il quale, del resto, nei giorni scorsi aveva avuto modo di lanciare i suoi strali contro il blog del comitato d’occupazione della “Otto Marzo”, definendolo “un canale d’informazione deviato”. 
In effetti, la libertà d’informazione sembra essere l’altro nodo della questione esplosa a Magliana. “Ma nun c’avete ‘na famija pure voi?”, gridava un occupante a un carabiniere prima che salisse la tensione. “Io sono come un muratore”, rispondeva l’altro “se il costruttore mi dice che devo fare una casa a forma di piramide, io la faccio”. Mai paragone fu più calzante: sono difatti Il Messaggero e Il Tempo, quotidiani dei costruttori Caltagirone e Bonifaci, ad aver dato risonanza negli ultimi giorni alla campagna dei “si dice” e dei “pare che” contro l’occupazione. Senza che i giornalisti di queste testate siano mai venuti a fare un’inchiesta nell’occupazione di questo quartiere già preda decenni addietro del famigerato sacco di Roma. Gli unici giornalisti main stream a essere venuti nell’ex scuola a fare domande e riprese erano stati quelli di Report, (Il Male Comune, puntata del 31 maggio 2009). Milena Gabanelli aveva spiegato cosa significasse l’auto-recupero della “Otto Marzo” per le famiglie di Magliana, inserendo quest’occupazione nella più generale situazione abitativa e urbanistica romana (questa sì, veramente preoccupante).

 

Quest’autunno la trasmissione di Rai Tre sembra abbia avuto non pochi problemi a ripartire. Proprio per il giorno degli arresti il comitato d’occupazione aveva indetto una conferenza stampa per prendersi il diritto di replica alla campagna diffamatoria del Messaggero e del Tempo. Qualche muratore ha però costruito una piramide di troppo che ha costretto gli occupanti a ridiscutere la loro agenda.

La vicenda di Magliana e gli arresti dei 6 precari, spingono dunque a una riflessione più ampia sul concetto di libertà di stampa.
Chi oggi ritiene che la profonda crisi democratica che pervade il paese riguardi esclusivamente la programmazione dei palinsesti Rai è destinato a rimanere minoritario.  Continuerà, cioè, a restare ostaggio di un populismo che ha gioco facile nell’alimentare l’idea che esista un’élite intellettuale e politica ossessionata a tal punto dalla persona del premier da arrivare a preoccuparsi di quanto accade sotto le sue lenzuola.8marzo_tettoelicottero Le preoccupazioni, destate da quello che si presenta come l’esito più recente di una crisi democratica dalle profonde radici storiche, niente hanno a che vedere con la ripugnanza estetica suscitata dal cattivo gusto di Berlusconi. Se questo è vero, va in egual modo evidenziato che l’inquietudine avvertita da molti non può limitarsi al feroce attacco subito in questi giorni da alcuni quotidiani nazionali, quali La Repubblica e L’Unità. Lo stretto controllo che il potere esercita sulla propria rappresentazione è in effetti fortemente connesso a ciò che si iscrive sulla pelle e nel quotidiano delle persone. Appare evidente, in tal senso, che vi è da tempo un tentativo di far sembrare naturali e ineluttabili processi economico -sociali che invece appartengono alla dimensione dell’agire politico. L’intento è  cioè quello di ridurre questioni collettive come il disagio abitativo, la precarietà e la riduzione del potere d’acquisto degli stipendi,  a problemi che riguardano il singolo e il suo personale fallimento sociale. Implicazione non trascurabile di questo discorso, ormai egemone, è che coloro che tentano di organizzare nei territori lotte su tali temi sono non solo generici “farabutti”, ma addirittura criminali che attentano all’ordine e alla sicurezza pubblica.

Invitiamo perciò a sottoscrivere questo appello tramite il quale si chiede che i 5 occupanti vengano immediatamente liberati poiché i fatti contestati non sussistono, che le accuse, assurde ed infamanti, vengano ritirate e pubblicamente smentite e, in ultimo, che si faccia piena chiarezza su quella che è una lotta per il diritto all’abitare che non può, e non deve, essere ricostruita come una questione di malavita.

Per aderire a questo appello mandate una e mail con nome, cognome e professione,  all’indirizzo: occupa@inventati.org

Comitato di Occupazione Magliana
CSOA Macchia Rossa

Ciclofficina Magliana, Coordinamento cittadino di lotta per la casa, B.P.M.- Blocchi Precari Metropolitani, Asia- R.D.B. ,Action, L.O.A. Acrobax Project, Volturno-Occupato, Horus Liberato, C.S.O.A. Corto circuito, C.S.O.A. Spartaco, C.S.O.A. La strada, C.S.O.A. Sans Papier, Spazio Sociale 32, Militant, Atelier ESC, Point Break, Strike S.P.A., Casa Occupata Portonaccio, Senza Tregua, All Reds Rugby Roma, Spazio Sociale Ex 51, Laboratorio Sociale “La Talpa”, USI-A.I.T. ,C.S.O.A. EX Snia, Associazione Yakaar Italia Senegal, Circolo di Rifondazione comunista “Primo Maggio” Corviale, CST Decolliamo, L38SQUAT, Comunisti-sinistra popolare, La rete dei comunisti (Roma), Federazione romana del PRC, Luna e le altre, Collettivo “l’Officina” di Ostia, Coordinamento dei Collettivi – Sapienza, Collettivo di Fisica – Sapienza, CSOA Forte Prenestino, Assemblea Coordinata e Continuativa Contro la Precarietà, Co.M.Uni.A. (cospirazione metropolitana per l’università autogestita) della Sapienza, Comitato di lotta per la casa di Livorno, Lab6b Economia (Sapienza), Kollatino underground, Comitato di quartiere Pigneto Prenestino, Cantiere Sociale Tiburtino, Collettivo Giovanile Tifiamo Rivolta, Assemblea permanente di Fisica – La Sapienza, Confederazione COBAS – Roma, Sinistra e Libertà XV Municipio,Centro Donna L.I.S.A., Ciclofficina exLavaderia, A.R.C.A. associazione romana casa e ambiente, Radio Onda Rossa, Collettivo Antagonista K4R del Liceo Classico Anco Marzio, Martedi autogestito da femministe e lesbiche-Radio Onda Rossa, Le Ribellule,Coordinamento donne contro il razzismo, Laboratorio Sociale Autogestito 100celle, Agenzia X, Sinistra e Libertà I° Municipio, Radio Città Aperta, Mithra (collettivo musicale romano),  Palestra Popolare Valerio Verbano, Astra 19 Spa, Associazione interculturale Villaggio Globale, Collettivo “tutti potenziali bersagli”, C.S.O. Ricomincio dal Faro, Collettivo Comunista Romano, Associazione Marxista Unità Comunista, 

 

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