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Bahrain: fuoco e fiamme si abbattono sui manifestanti


Non ci siamo mai dimenticati del Bahrain, anche se di spazio questo blog non gliene ha dato proprio tantissimo. Spazio comunque quel paese non ne trova sulla stampa internazionale -sulla nostra poi, figuriamoci!-  malgrado dal 19 febbraio la popolazione non voglia lasciare piazza della Perla, nella capitale Manama, qualunque trattamento gli riservino le forze dell’ordine.
Un regime in mani sunnite, con una popolazione in larga parte sciita è il panorama confessionale del paese, ma le rivendicazioni della piazza più che spaccature religiose richiamano l’attenzione su riforme sociali ed economiche. Questa notte i rivoltosi avevano rivolto un appello al mondo, di intervenire o comunque puntare la propria attenzione su un prossimo “orribile massacro” all’interno dei confini del regno: un ragazzo, l’ennesimo, è stato ucciso in serata nel villaggio di Sitra, a soli 15 km dalla capitale.

Oggi l’attacco è partito all’alba: era ancora notte fonda quando la polizia ha dato l’assalto alla piazza con carri armati, elicotteri, camionette e pullmann di trasporto truppe lanciando centinaia di lacrimogeni. Le tende che da due mesi ospitano i manifestanti sono andate subito a fuoco; alle 9 di mattina il bilancio era già di cinque manifestanti uccisi (poco fa si parlava di due morti anche tra i poliziotti).
Al-Jazeera racconta dettagliatamente l’attacco di questa mattina, con gli elicotteri che volavano bassi e sparavano sul presidio che, come una tonnara, veniva circondato e attaccato su tutti i lati. Anche l’ospedale, come nei primi giorni della rivolta di febbraio, è stato attaccato dalle forze di polizia: tutto bloccato, per evitare qualunque genere di soccorso ai feriti che arrivano dalle strade.«Il Bahrain international hospital è stato attaccato dalla polizia anti-sommossa che ha bucato le ruote di un’ambulanza per evitare che i feriti potessero esser salvati», si legge sul sito dell’agenzia pan-sciita Abna, con sede in Iran, secondo cui il primo «martire» dell’assalto odierno si chiama Jaffar Sadiq, di Karrana, località a ovest della capitale. «L’ospedale Salmaniya è stato invece bloccato dagli agenti e ora non c’è nessuno nell’edificio».
L’appoggio militare arriva anche dall’altro lato del confine: truppe saudite stanno entrando nel paese, sostenute dal GCC (consiglio per la cooperazione dei paesi del Golfo), per “proteggere il paese”, evitare escalation di rivolta sempre più pericolose, fermare “l’ingerenza iraniana”. Capito si, che bella scusa! Ma quali ingerenze iraniane e sciite…la popolazione del Bahrain vive da anni sotto una dittatura feroce e assassina, senza poter reclamare mai un minimo di dignità, non dico di libertà.
Nessuno ne parla però… malgrado ora sia occupata militarmente da truppe straniere che hanno il compito di sedare una rivolta che chiede diritti, dignità, libertà.
Parlano di democrazia quando fa comodo a loro… e quelle son zone strategiche per gli equilibri economici e militari ( il Bahrain ospita la Quinta flotta  statunitense ), non una foglia ha il diritto di muoversi.

Su Al-jazeera ci sono molti video interessanti a riguardo e QUI un po’ di immagini strazianti

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