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Un anno dall’inizio della primavera araba: la repressione massacra in Egitto e Bahrain


Un anno fa iniziava la primavera araba: precisamente un anno fa.
Ed oggi sembra aver voglia di esplodere in una grande estate, di non lasciarsi soffocare dalla repressione di regimi che, come in Egitto, hanno solo cambiato il proprio profilo, per mantenere intatte le dinamiche repressive.

Tahrir, pochi minuti fa

Da ieri l’Egitto è esploso di nuovo: da ieri morti, ospedali da campo, scontri su scontri.
L’esercito sembra impazzito: ha attaccato il presidio di #OccupyCabinet ieri con una violenza mai vista, ed ora, a 40 ore dall’inizio di quegli scontri la situazione sembra veramente vicina al precipizio totale.
Spazzati via i manifestanti da Qasr al-Aini, da Qasr al-Nil, da piazza Tahrir e da Talaat Harb: tutto il quadrilatero, territorio dei manifestanti da gennaio, è stato sgomberato con una violenza inaudita che ha già fatto otto morti nelle precedenti ore e che in questi momenti starà uccidendo a più non posso.
Assatanati: gli scontri di ieri sono stati caratterizzati dal lancio di pietre e molotov da parte dell’esercito, appostato sui tetti dei palazzi sopra i manifestanti: dalle molotov ai colpi d’arma da fuoco è bastato poco. Mentre alcuni si divertivano a pisciare in testa a chi urlava il proprio odio.

Sgomberati tutti gli ospedali da campo, tratti in arresto tutti i feriti giunti in ospedale, l’esercito sta avanzando su 4 lati, e c’è chi inizia a raccontare di persone lanciate nel Nilo dai ponti, di irruzioni negli alberghi dove alloggiano i giornalisti, di telecamere che volano dal ventesimo piano, di pestaggi, di morte.
Questa è Il Cairo da una 40ina di ore, e lo sarà per molto.

E poi c’è il Bahrain, dimenticato e sconosciuto dal mainstream dell’informazione: @angryarabiya è stata arrestata. Più volte abbiamo parlato di lei, piccola coraggiosissima donna che subisce la repressione del regime sulla sua stessa pelle, vivendo divisa dal suo compagno e da suo padre, detenuti e torturati come prigionieri politici.
Non aspettavano altro che lei, non aspettavano altro che torturare anche il suo di corpo: e in queste ore starà succedendo proprio questo.
Cara Zainab, come spero di risaperti presto libera!

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  1. Gianni
    17 dicembre 2011 alle 17:35

    Penso tu mi capisca Valentina se ti dico che ti sono nel cuore al sentire quello che fanno ai nostri “fratelli” e molte volte aggiungo qualche parola di commento perchè tu non ti senta sola ed inutile negli interventi che fai sul tuo blog; trovo però il tutto faticoso, deludente,lancinante interiormente, ma purtroppo la reazione è all’attacco in tutto il mondo ed il massimo che si può fare, è controinformare con i modesti mezzi che abbiamo a disposizione. Siamo circondati da falsi profeti, da cinici rapinatori in doppio petto, da ipocriti ed egoisti col pelo sul cuore capaci di qualsiasi nefandezza. Tenemoci forte e non molliamo! Salutami Persichetti e Ricciardi.Gianni

  2. 17 dicembre 2011 alle 22:07

    😉

  3. D. Q.
    20 dicembre 2011 alle 00:28

    Non se ne può più di vedere fratelli e sorelle massacrati…

  1. 17 dicembre 2011 alle 22:03
  2. 17 dicembre 2011 alle 22:29

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