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Posts Tagged ‘Talaat harb’

La rabbia che si riappropria delle strade d’Egitto: yalla!

23 novembre 2012 2 commenti

L’Egitto torna in piazza urlando al nuovo faraone che la rabbia è tanta,
non meno di quella che lo scorso anno ha portato ai feroci scontri che per giorni sono avvenuti in via  Mohammad Mahmoud, verso il Ministero dell’Interno.
Caddero corpi come mosche sotto i colpi delle armi dello SCAF, il Consiglio Supremo delle Forze Armate che doveva garantire la transizione dall’era Mubarak alle elezioni.

Molti altri persero la vista, colpiti con scientifica intenzione, agli occhi.
Non è la prima volta che l’Egitto ci riprova, non è la prima volta che diverse componenti della società egiziana, progressiste o anarchiche, organizzazioni giovanili e gruppi ultras,  rivolgono  la loro rabbia alla Fratellanza Musulmana, che dopo l’accordo di tregua tra Hamas e Israele ha assunto un ruolo internazionale non da poco.
Non è la prima volta che le strade dicono la loro sulla Fratellanza Musulmana.
La piazza non crede a nessuna delle promesse fatte, il proletariato egiziano non credo certo alle promesse di liberazione della Palestina del proprio Rais Morsi,
e insorge.
La piazza insorge contro un decreto che appare più come un colpo di stato.
Da ore la piazza è stracolma e gli scontri si succedono su Qasr al Aini, con un fitto lancio di gas lacrimogeni e già molti feriti che vengono trasportati venrso Tahrir,
tra poco gli ospedali da campo probabilmente torneranno a sbucare qua e là,
per le strade di una città che ha la capacità ormai di trasformarsi in un fitto campo di battaglia, spesso ben organizzato.

Bandiere rosso nere dal quartier generale dei Fratelli Musulmani, oggi

Molte le sedi politiche prese d’assalto e incendiate dalla folla,
anche la sede di Al-Jazeera ha avuto lo stesso trattamento
Una bandiera rosso-nera sventola dal quartier generale di Morsi,
le frange progressiste, come quelle anarchiche, hanno voglia di dire la loro.
E noi siamo al loro fianco.

W L’EGITTO CHE RESISTE!

LEGGI ANCHE da INFOAUT: QUI

Per altro materiale sull’Egitto: QUI

Per costruire una manifestazione nazionale in solidarietà agli egiziani in lotta

10 gennaio 2012 1 commento

Al fianco della popolazione egiziana in lotta: verso il 25 gennaio!

Foto di Valentina Perniciaro ...Il Cairo ... quando anche il Nilo chiama alla rivolta

Ad un anno dall’inizio delle rivolte della popolazione contro il sistema militare dittatoriale, in Egitto la rivoluzione continua.
Mubarak è stato cacciato da un movimento composto dalle categorie sociali oppresse che ha dato vita ad un moto di trasformazione reale del paese.
Ma questo processo di liberazione è ancora sotto attacco: le violenze sui manifestanti continuano, giorno e notte, per mano della giunta militare al potere, nonostante questo, le piazze continuano a lottare ed autodifendersi.

Attivisti, lavoratori, studenti, blogger, uomini, donne e bambini hanno risposto a testa alta alla repressione premeditata e mirata.
Anche la tenacia e la rabbia di migliaia di donne fanno parte della risposta al dominio militare che pensava di poter ricattare l’intera popolazione imprigionando più di 12.000 persone e usando violenza mirata nei confronti di donne e bambini.

Dall’Egitto un appello internazionale, raccolto già da alcune città italiane, chiama a mobilitarsi in tutto il mondo al fianco della popolazione che continua la lotta.
Il 25 gennaio le piazze egiziane torneranno a riempirsi, non per una celebrazione nazionale ma per cacciare la dittatura dello SCAF.

Per costruire insieme un 25 gennaio di mobilitazione anche a Roma incontriamoci in un’assemblea cittadina domenica 15 gennaio, alle ore 17.00, all’occupazione del Porto Fluviale, in via del Porto Fluviale 12 [Metro Piramide, Linea B]

 

QUESTO VIDEO RACCONTA LE VIOLENZE DELLO SCAF, POST CADUTA DI MUBARAK!

Alaa è libero! Ora tutti gli altri e poi l’Egitto

25 dicembre 2011 2 commenti

Alaa è libero…sono ore che voglio aggiornare questa pagina ma non era mica facile, nell’orgia di questo natale squattrinato …

L'aereoporto del Cairo, ora

Alaa Abd El Fattah è finalmente uscito dal carcere militare dove era rinchiuso da più di otto settimane con accuse deliranti riguardanti la notte di scontri al Maspero, in cui lo SCAF sparò e uccise decine di persone, riaprendo definitivamente il percorso rivoluzionario che sembrava sospeso in attesa dell’apertura delle urne elettorali.
Alaa ha un percorso politico che non nasce il 25 gennaio con la rivoluzione, ma vien da molto lontano…
è diventato papà durante la detenzione, con un bambino dolcissimo, partorito da una donna di una forza rara e meravigliosa.
Quindi è impossibile aggiungere parole: solo un grande augurio per Alaa, Manal e il piccolo Khaled,
che finalmente potrà sentire la barba del suo papà sulla sua pelle, e imparare da lui il sorriso.

Ora, vogliamo tutti gli altri liberi,

a partire da Maikel Nabil: TUTTI LIBERI! EGITTO LIBERO!
NO ALLO SCAF, NO ALL’ESERCITO EGIZIANO!

In questo momento invece centinaia di persone sono fuori l’aereoporto del Cairo, in attesa del loro Ahmed Harara, di ritorno da uno dei primi viaggi per capire se potrà far qualcosa per i suoi occhi, persi a distanza di nove mesi l’uno dall’altro, per mano dei cecchini dell’esercito israeliano.
In centinaia ad aspettarlo, urlando l’abbattimento della giunta militare!
Con voi!

Ecco Alaa e il suo Khaled!

L’esercito egiziano e le donne e le violenze a sfondo sessuale

17 dicembre 2011 15 commenti

Una piccola serie di scatti e poi il video raccapricciante, che non hanno bisogno di parola alcuna.
Un articolo di Al-Arabiya che parla di queste foto: LEGGI
Il massacro è stato di una violenza inaudita…i corpi a terra sono troppi e come si vede chiaramente dal video e da molti altri, i colpi di pistola volavano come i sassi e le molotov.
QUI  qualche riga sui fatti delle ultime due giornate al Cairo.

Un anno dall’inizio della primavera araba: la repressione massacra in Egitto e Bahrain

17 dicembre 2011 5 commenti

Un anno fa iniziava la primavera araba: precisamente un anno fa.
Ed oggi sembra aver voglia di esplodere in una grande estate, di non lasciarsi soffocare dalla repressione di regimi che, come in Egitto, hanno solo cambiato il proprio profilo, per mantenere intatte le dinamiche repressive.

Tahrir, pochi minuti fa

Da ieri l’Egitto è esploso di nuovo: da ieri morti, ospedali da campo, scontri su scontri.
L’esercito sembra impazzito: ha attaccato il presidio di #OccupyCabinet ieri con una violenza mai vista, ed ora, a 40 ore dall’inizio di quegli scontri la situazione sembra veramente vicina al precipizio totale.
Spazzati via i manifestanti da Qasr al-Aini, da Qasr al-Nil, da piazza Tahrir e da Talaat Harb: tutto il quadrilatero, territorio dei manifestanti da gennaio, è stato sgomberato con una violenza inaudita che ha già fatto otto morti nelle precedenti ore e che in questi momenti starà uccidendo a più non posso.
Assatanati: gli scontri di ieri sono stati caratterizzati dal lancio di pietre e molotov da parte dell’esercito, appostato sui tetti dei palazzi sopra i manifestanti: dalle molotov ai colpi d’arma da fuoco è bastato poco. Mentre alcuni si divertivano a pisciare in testa a chi urlava il proprio odio.

Sgomberati tutti gli ospedali da campo, tratti in arresto tutti i feriti giunti in ospedale, l’esercito sta avanzando su 4 lati, e c’è chi inizia a raccontare di persone lanciate nel Nilo dai ponti, di irruzioni negli alberghi dove alloggiano i giornalisti, di telecamere che volano dal ventesimo piano, di pestaggi, di morte.
Questa è Il Cairo da una 40ina di ore, e lo sarà per molto.

E poi c’è il Bahrain, dimenticato e sconosciuto dal mainstream dell’informazione: @angryarabiya è stata arrestata. Più volte abbiamo parlato di lei, piccola coraggiosissima donna che subisce la repressione del regime sulla sua stessa pelle, vivendo divisa dal suo compagno e da suo padre, detenuti e torturati come prigionieri politici.
Non aspettavano altro che lei, non aspettavano altro che torturare anche il suo di corpo: e in queste ore starà succedendo proprio questo.
Cara Zainab, come spero di risaperti presto libera!

Tahrir, la traduzione di un volantino da Infoaut

23 novembre 2011 1 commento

DA INFOAUT
(GRAZIE)
Pubblichiamo la nostra traduzione di un volantino distribuito dai Comitati Popolari per la Difesa della Rivoluzione in Egitto. Raccolto nelle strade intorno Piazza Tahrir il 18 novembre, si tratta dell’appello alla mobilitazione che poi sfocerà nella grande insurrezione ancora in corso nella capitale e nel resto del paese egiziano. In poche righe si condensa il programma della rivoluzione riconoscendo nell’ultimo paragrafo il grande lavoro di lotta e organizzazione che ha attraversato l’Egitto dalle giornate di gennaio fino ad oggi. L’esortazione è che quel lavoro rivoluzionario trovi finalmente la massima espressione politica e sociale per compiere il nuovo titanico passo avanti nel proseguimento degli obiettivi della rivoluzione, primo tra tutti lo scioglimento del Consiglio Militare.

Insieme per il Potere del Popolo 

I Comitati Popolari per la Difesa della Rivoluzione partecipano alle manifestazionidi Venerdì 18 Novembre, per richiedere il passaggio di potere al governo dei civili, così realizzando gli obiettivi della rivoluzione che il popolo egiziano ha richiesto. I quali sono: giustizia sociale, libertà e dignità. Il Consiglio Militare sta bloccando la loro realizzazione a causa della propria parzialità verso i propri interessi che, necessariamente, sono in contraddizione con gli interessi del popolo. Il popolo vuole il suo pane quotidiano, ma essi vogliono accumulare ampie ricchezze nei loro conti bancari personali. Il popolo vuole libertà, ma essi non possono continuare a governare senza trascinare migliaia dei nostri ragazzi nelle loro prigioni. Il popolo vuole dignità, ma essi la schiacciano a terra migliaia di volte al giorno. Questa e la realtà nell’ombra del governo del Consiglio Militare, che protegge i lasciti di Mubarak, garantendo ad essi il controllo sul nuovo parlamento. Questo è ciò che ci ha spinto a dire con sicurezza che il Consiglio Militare è il primo nemico della rivoluzione, il vero leader della contro-rivoluzione, che non vuole il meglio per l’Egitto o per il suo popolo.

Al contrario, dal momento che il Consiglio Militare è salito al potere, esso ha preparato il sentiero catastrofico attraverso il quale siamo stati condotti, riguardo all’amministrazione del paese. E’ un sentiero basato sulla repressione; tribunali militari per i civili; esasperazione del conflitto settario tra cristiani e musulmani di quando in quando per distrarre il popolo dalle proprie vertenze di principio; degenerazione della sicurezza pre-programmata; assenza di processi per gli uccisori dei martiri; ritardo nel mettere a processo l’assassino Mubarak ed i suoi complici; e l’assassinio di cittadini, crivellati di colpi e travolti da mezzi corazzati che gli egiziani hanno comprato con i loro magri redditi.

Oggi, gli egiziani non hanno nulla, se non la loro unità e l’organizzazione dei propri gruppi rivoluzionari e comitati popolari in espansione in ogni strada d’Egitto, che si preparano a strappare il potere al Consiglio Militare e a stabilire un’autorità popolare rivoluzionaria che dia alla nazione ed ai cittadini la propria dignità ed il proprio diritto ad una vita libera e degna. Alcuni hanno ventilato che raggiungere questo obiettivo sia impossibile. Diciamo ad essi che è impossibile andare avanti sotto il peso di un governo autoritario che ha succhiato il sangue del popolo egiziano per più di trent’anni. E’ impossibile arrendersi sugli obiettivi della rivoluzione, che il popolo egiziano ha sognato per molti lunghi anni. Libertà e giustizia non sono troppo per gli egiziani, perché essi possono realmente strapparle alla morsa dei tiranni del Consiglio Militare, che si immaginano di essere al di sopra del popolo e di ogni responsabilità.

Insieme per un Governo Civile Rivoluzionario

Abbasso il Governo Militare

Tahrir: lacrimogeni o gas nervino? giudicate voi

23 novembre 2011 3 commenti

AGGIORNAMENTO ORE 13
UN NEONATO, DI NOVE MESI, E’ MORTO IN BRACCIO ALLA SUA MAMMA MENTRE PASSAVA IN UNA STRADA ADIACENTE ALLA PREFETTURA, DOVE STAVANO AVVENENDO SCONTRI CON LE FORZE ARMATE.
I GAS L’HANNO UCCISO IN POCO TEMPO. E’ IL PIU’ GIOVANE MORTO DELLA RIVOLUZIONE EGIZIANA.
SI INIZIA A PARLARE UFFICIALMENTE DI NERVINO…

“To the doctors in the field (tahrir and elsewhere), my experience with the gas used by the police: It causes extra-pyramidal symptoms (involuntary jerks in extremities and trunk mimicking a convulsive seizure, occulo-gyric crisis, etc.) and little respiratory distress. The jerking is relieved by low-dose (3-5mg) diluted diazepam given slowly IV.
The type of gas used is still uncertain but it is certainly very acidic and is not the regular tear gas used in January. Please try to capture as many videos as possible of the symptoms for documentation (and eventually legal action).”
Queste son le considerazioni di alcuni medici degli ospedali cairoti, riguardo i sintomi provocati dai gas che invadono l’aria di tutta la zona adiacente a piazza Tahrir.
Cosa c’è nelle centinaia di candelotti lanciati?
Non certo gas lacrimogeni, visto quante morti ci son state per asfissia: gli effetti sono drammatici, questi gas bloccano il sistema nervoso con paralisi che durano ore, che causano soffocamento e ripetuti conati di vomito.
Le immagini parlano da sole.
Oltre ai proiettili rivestiti che fanno saltare occhi su occhi dei manifestanti che non vogliono mollare la piazza, questi maledetti gas stanno cercando di spazzare via questa rivoluzione: che non è la seconda.
E’ semplicemente la prima, al 302esimo giorno di svolgimento!
Peccato solo che si son fidati così tanto, peccato che hanno dato per mesi fiducia a quelli che -come immaginavamo- ora godono nel vederli cadere a terra morti.
THAWRA HATTA AL-NASR

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