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Dieci anni da una giornata indelebile: con Rachel e Dax scolpiti nel sangue


Rachel Corrie, attivista dell’ISM,
Gaza, 16 marzo 2003

Dieci anni fa.
Una giornata lunga, che sembra durare ancora.
Dieci anni fa il 16 marzo si accavallarono telefonate, telegiornali, dirette radiofoniche, marciapiedi, corse, fiatone, pianti.

Il 16 marzo di 10 anni fa scadeva l’ultimatum su Baghdad,
la guerra in Iraq riprendeva forma, dopo lo scempio afgano, la guerra su Babilonia che si annunciava rapida e indolore stava aprendo le porte all’ennesima ferita indelebile per quella terra,
culla di storia e di tempeste di sabbia. Non passarono che tre giorni soli, poi fosforo, uranio, fuoco precipitò sull’Iraq e il suo popolo.

Il 16 marzo di 10 anni fa un bulldozer israeliano schiacciava il corpo e il futuro di una ragazza che eravamo tutte noi.
Rachel Corrie, schiacciata da tonnellate di ferro sulla terra di Gaza, spirava tra le braccia dei suoi compagni dell’Ism,
nello sconcerto dell’attivismo internazionale e negli occhi dei palestinesi,
che si sentivano privati di un sorriso, di un’amica, di una ragazza di 23 anni che dai lontani Stati Uniti era partita col cuore in mano per muoversi contro l’Apartheid.
Per ritrovarsi spiaccicata, sotto i suoi cingoli.

la campagna 130.000, che sono gli euro che due compagni son condannati a dare per risarcire i danni delle cariche di polizia e carabinieri all’ospedale San Paolo la notte dell’uccisione di Dax

Con Rachel morimmo tutti quel giorno, io che ero stata l’anno prima in quella terra martoriata e che nei campi avevo festeggiato i miei piccolissimi 20anni guardavo quel corpo dalla forma mutata per sempre senza nemmeno riuscire a proferir parola: con lacrime rabbiose.

Il 16 marzo di 10 anni fa ci ammazzavano Dax, a coltellate, due balordi fascisti.
In tre aggrediti con le lame, e lui che non ce l’ha fatta.
Poi la lunga notte all’ospedale  San Paolo, le cariche, i pestaggi, il comportamento indescrivibile di polizia e carabinieri…
e le condanne, la richiesta folle di risarcimento di 130.000 euro a due compagni, due.

Un gran dispiacere non poter essere su tra voi, oggi, cordonata al ricordo di Dax e di quella notte milanese che abbiamo tutti dentro.

LEGGI LE ULTIME LETTERE DI RACHEL DALLA PALESTINA: QUI

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  1. 16 marzo 2013 alle 21:41

    Con questi due lutti, sentire politici e giornali commemorare esclusivamente gli uomini della scorta di Moro è sale sulle piaghe…

  2. gianni
    17 marzo 2013 alle 18:43

    Il clima è quello degli anni ’70 quando i compagni passavano da Piazza S:Babila a Milano ed i “prodi” La Russa, Gasparri, Alemanno, Serafino di Luia provocavano ed aggredivano; oppure a Salerno quando i compagni anarchici Giovanni Marini e Francesco Mastrogiovanni (deceduto tempo fa dopo tre giorni di letto di contenzione ignorato dai sanitari) furono aggrediti e colpiti da alcuni fascisti sul Corso…quella volta ai fascisti andò male perchè i compagni andarono a casa , presero le “mollette” e, tornati sul luogo della provocazione, colpirono a morte il fascista Falvella e ferirono gravemente il fascista Alfinito. Bisogna rispondere per le rime a fascisti e poliziotti e ….chi è spettatore, o è traditore o vigliacco!..poi vengano a dirci che siamo degli assassini! assassini forse…ma dalla parte dei giusti. Piagnucolare o lamentarsi, senza fare niente, è da inutili chiaccheroni. Bisogna riprendere a rispondere colpo su colpo come si faceva una volta. Io la penso così e mi assumo la responsabiilità di quello che ho sopra affermato Gianni Landi

  3. 18 marzo 2013 alle 00:40

    Dax è vivo! E lotta insieme a noi!

    A Rachel, che con la sua vita ha dato tanto…

    A Dax, Carlo e tutt@ coloro che sono morti per la follia dei fascisti che tutti fanno finta di non vedere, ma che camminano per strada ogni giorno. Sempre a recitare la parte delle vittime, quando sono invece codardi e vigliacchi assassini.

    “16 marzo! Bandiere rosse al vento! Uccidono un compagno! Ne nascono altri cento!”

    Un saluto a pugno chiuso.

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