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Il 1°Maggio al Forte Prenestino, nel 2020

30 aprile 2020 Lascia un commento

VENERDI 1 MAGGIO 2020

Congiunzioni Ribelli / Forti Connessioni
CSOA Forte Prenestino
34 Anni di Occupazione ed Autogestione
38° Festa del Non Lavoro
Dalle 10 in poi su Radio Forte! http://radio.forteprenestino.net/

Niente è più come è stato
Questo 1° maggio 2020 verrà celebrato in modo singolare multiplo

E’ un primo maggio che vogliamo dedicare a Salvatore Ricciardi e a tutta la lotta

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Salvatore alla Festa del Non Lavoro del Forte Prenestino

all’interno e all’esterno delle carceri. Questa condizione di forzata quarantena ci ha dato un assaggio di cosa voglia dire vivere in una gabbia e ha aggravato enormemente le condizioni di chi in una gabbia già ci vive. Il mondo che si sta preparando è l’apoteosi del patriarcato, del capitalismo, del liberismo e del neocolonialismo che allargano la forbice sociale e fagocitano qualsiasi possibilità di vivere la vita in modo diverso dal modello produci-consuma-crepa.

Oggi non è un opinabilissimo decreto legge che ci impedisce di riunirci, non è la minaccia autoritaria delle forze dell’ordine inclini all’abuso di potere che non ci fa stare vicini, non i droni che ogni giorno da due mesi sorvolano le nostre città. Non è l’adesione a un vuoto senso di responsabilità nazionale che ci ferma dal riunirci insieme.

La nostra scelta è condizionata dalla cura che mettiamo nelle relazioni e nelle pratiche. Dalla necessità di trovare metodi e sistemi per confrontarci e confortarci nel rispetto per chi è più fragile, di chi non è sopravvissuto e nel rispetto del lutto di chi non ha potuto accompagnare i propri cari. Ora è il momento di osservare, di ascoltarci e di inventare modi nuovi per dare voce e significato alle nostre esigenze. E’ il momento di immaginare e costruire un mondo che sia diverso dalla realtà che ci ha portato a questa crisi.
Non dimentichiamo che l’anno scorso eravamo in corteo per le strade di centocelle in migliaia dopo gli attacchi alla Pecora Elettrica. Non vogliamo tornare alla normalità, perchè la normalità era il problema.

95200807_2879883042127677_395736787709853696_oNon vogliamo tornare alla normalità dello sfruttamento degli umani, degli animali e dell’ambiente in nome di un progresso che non ha mai coinciso con un reale benessere per nessuno, mentre questo modello è la risposta che nel bel paese viene data alla crisi sociale economica e esistenziale del COVID-19.

Mentre le persone da un giorno all’altro si sono ritrovate chiuse in casa, senza poter lavorare né avere accesso ad altre forme di reddito, mentre i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze si sono ritrovate da un giorno all’altro senza la scuola, senza la socialità, senza le attività all’aria aperta, mentre nelle case di riposo venivano lasciate a morire centinaia di persone anziane, abbiamo visto sparire anche quello spettro di democrazia in cui credevamo di vivere. Diritti annullati, possibilità di critica 0. Manganellate, arresti arbitrari, rivolte nelle carceri sedate nel sangue. Intanto le catene di montaggio continuavano a funzionare e ad arricchire lobbisti industriali e i media ci trasformavano in delatori incitando la popolazione a subire acriticamente le norme, anche le più assurde e a comportarsi da sceriffi denunciando i vicini. Si è rimessa sulle spalle delle sole famiglie la cura dei minori, dei diversamente abili e delle persone malate.

Vogliamo ripartire da una visione femminista del futuro che metta al centro l’importanza della persona e che veda l’economia come mezzo e non come il centro della vita politica.
Vogliamo ripartire da un mondo che esalti le naturali attitudini e inclinazioni di qualsiasi essere umano.
Vogliamo ripartire in un mondo in cui sia garantita una vita dignitosa a tutte e a tutti, dove sia garantito il diritto per gli ammalati di curarsi adeguatamente, il diritto per i bambini e le bambine di giocare e mescolarsi fra loro.
Vogliamo che le piccole realtà agricole possano crescere rigogliose.
Vogliamo un ripensamento del trasporto pubblico nelle città e investimenti seri e strutturali nella sanità e nella scuola.

Mentre la forbice della disuguaglianza aumenta sempre più, i danni economici sociali e psicologici di questa clausura li pagheranno come sempre i più deboli e più esposti.

Per queste ragioni tutte le cose che facciamo al CSOA Forte Prenestino, dai festeggiamenti del 1° maggio alle attività di ogni giorno, sono pratiche diametralmente opposte al distanziamento sociale, proprio esattamente tutto ciò che in caso di pandemia non si potrebbe fare. Ed è paradossale oggi dover accettare queste condizioni, perché senza mescolarsi e senza contaminarsi non è possibile vivere.

In questo tempo sospeso non siamo stat* ferm*, abbiamo lavorato sottotraccia, sviluppando il progetto Radio Forte e supportando le attività della Libera Assemblea di Centocelle. La LAC, assemblea di quartiere, attraverso il progetto GAM (Gruppo Appoggio Mutuo), si è organizzata per portare un aiuto concreto (cibo, medicine, assistenza psicologica e legale) a chi nel quartiere ne ha bisogno: un intervento, dal basso e autogestito, che ha l’obbiettivo di costruire una comunità resistente basata su legami solidali e di mutuo appoggio affinché nessuno resti indietro.

Oggi per celebrare il 34° compleanno del Forte Prenestino e la 38° Festa del Non Lavoro, per sentirci vicine anche se lontane, per non smettere di essere delle visionarie e di raccontarci le nostre storie…

Dalle 10 in poi sintonizzatevi su Radio Forte per celebrare insieme a noi! http://radio.forteprenestino.net/

Inviate un messaggio vocale a Radio Forte [https://t.me/RadioForte_Primo_Maggio] raccontandoci in non più di 15 secondi il vostro 1° maggio ideale. Raccontateci quello che avreste voluto fare oggi nel mondo che vogliamo costruire: i baci che avreste voluto dare, la musica che vorreste ballare, insomma raccontateci il vostro 1° maggio immaginato!

Perché se immaginiamo tutte e tutti insieme e condividiamo le visioni la nostra immaginazione diventa realtà!

Buon Compleanno CSOA Forte Prenestino!
Buona Festa del Non Lavoro a tutte e tutti!
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Sui riti commemorativi del 25 aprile e 1 maggio: un testo di Salvatore Ricciardi

26 aprile 2020 Lascia un commento

Salvatore Ricciardi ci ha lasciato pochi giorni fa, il 9 aprile.
Mi fa piacere riportare una sua riflessione, scritta appeno un anno fa proprio in questa settimana che va dal 25 aprile al 1 maggio.
Giornate di ricorrenze, di commemorazioni, quest’anno anche modificate ed enfatizzate dalla condizione generalizzata di prigionia domiciliare che da 50 giorni viviamo nel paese a causa dell’emergenza Coronavirus e quindi dei decreti emergenziali che ne sono susseguiti.
Manca una riflessione come quella che fece lo scorso anno dalle pagine del suo blog manca soprattutto dopo aver visto ieri sfrecciare le Frecce tricolore  per il 25 Aprile,
Mancano le sue parole e quindi eccole:

pipasalvo2007

La pipa di Salvo

la storia è già stata riscritta e revisionata

Tante le parole usate in questi riti commemorativi. Io mi ritrovo con chi ha difficoltà ad accettare tali rituali. D’accordo, lo sappiamo, i riti hanno svolto un ruolo importante nella costruzione dell’identità di chi popola le nazioni contemporanee, però…!
Abbiamo ascoltato parole consumate dagli anni e parole nuove fatte con materiali ordinari, scadenti, ma anche parole impetuose come “Quando i popoli barattano la propria libertà in cambio di promesse di ordine e di tutela, gli avvenimenti prendono sempre una piega tragica e distruttiva”; parole dette dal capo dello stato il 25 aprile, e poi, di seguito, solide parole di monito volte a condannare “interessate riscritture della storia”.

Partiamo da qui, parole di ammonimento e di esortazione; ma c’è un fatto: la storia è stata già riscritta, ci sono già state profonde e “interessate riscritture storiche” che hanno smantellato l’impianto storico su cui si reggeva la nuova repubblica, secondo gli intendimenti di chi ha fatto la resistenza e di chi ha scritto la Carta Costituzionale e che dovevano definire la nostra identità collettiva.

Non possiamo far finta di niente, sottovaluteremo la propagazione odierna di linguaggi, di atteggiamenti e di culture che stanno intensificando comportamenti razzisti. E li vediamo chiaramente! Abbiamo il dovere di precisare il periodo e gli artefici di questa riscrittura, analizzare le cause del revisionismo storico, quello che c’è stato e che si è diffuso ovunque, dalla scuola, ai media, alla comunicazione, al linguaggio, alla cultura, ecc. Dobbiamo individuarne gli artefici, i complici, ma anche chi li ha lasciati fare, chi ha chiuso un occhio e anche tutti e due. Da questa conoscenza iniziare a combattere tutto ciò per sconfiggerlo. Altrimenti è inutile mettere in fila belle parole cui è stato sottratto il senso originale e resistente.

Provo a dare qualche contributo, nella convinzione che altre e altri riprendano e amplino la ricerca per arrivare, in poco tempo, a fare chiarezza e a farla finita con l’oscurantismo capitalista.

* l’assedio revisionista è iniziato quando ha preso piede quella cultura un po’ citrulla che si è prodotta negli anni Ottanta, ben definibile da una amabile vignetta Altan: “Dopo il freddo degli anni piombo, godiamoci il calduccio di questi anni di merda“.

*oltre alla privatizzazione dei servizi, alla drastica riduzione del welfare, c’è stato anche una privatizzazione della memoria, talmente forte che quella collettiva è stata travolta dal groviglio di memorie particolaristiche.

*La pervasività dei media, quelli conosciuti come grandi costruttori di identità e di verità e quelli “minori” che si sono affiancati: i social network. Questi ultimi si sono ritagliati il ruolo attuale dimesso e vago proprio perché hanno preso piede in un periodo in cui regnava il misero ritorno ai triti e ritriti sentimenti familisti e individualisti sospinti alla banalizzazione di aspetti complessi della realtà. Questo intreccio di fattori ha piegato anche le complesse ricostruzioni storiche, fino ad allora garantite, fino a sbianchettarle, farle scomparire. Così si è prodotto un coacervo di ricostruzioni commisurate più al convenzionale e banale senso comune, alle mode propagandate dai media, agli stereotipi e luoghi comuni che non al senso dell’appartenenza collettiva. Un linguaggio qualunquistico si è dunque affermato, più simile al fanatismo sportivo, che è andato di pari passo all’affermazione di ideologie politiche altrettanto banali. Una sorta di dittatura delle banalità, un tempo patrimonio dei bar degli avvinazzati.

*La nuova moda revisionista fatta di stereotipi ha cercato prima di far velo alla ricerca storica, complessa e laboriosa per poi sostituire del tutto le ricostruzioni storiche degli avvenimenti, anche di quelli che avevano un portato tragico. Il giudizio storico è stato progressivamente soppiantato da un paradigma vittimario che si è sovrapposto al dibattito storico, anche acceso e polemico intorno a fenomeni complessi, per confezionare una strana e per certi versi imbarazzante e confusa competizione tra le vittime alla ricerca di quelle che potevano attribuirsi, con giravolte ardite, un grado di sofferenza superiore alla altre. Un garbuglio che fa titolare allo storico Giovanni De Luna un libro che mette bene in chiaro questi passaggi: “la repubblica del dolore”.

*È stato, ed è in corso, il trionfo della memorialista e il calo delle riflessioni storiche con conseguente diminuzione, fino alla loro scomparsa, delle responsabilità di governi, istituzioni, partiti e di strategie politiche per la non riproduzione della banalità del male.

*L’ideologia vittimaria ha prodotto la moltiplicazione delle associazioni dei parenti delle vittime, di tutte le vittime. Da quelle della seconda guerra mondiale con al centro la tragedia della shoah, passando per le stragi degli anni Settanta, fino ai fenomeni più recenti.

Granatieri_a_Porta_san_Paolo_1943-1024x444Tutto si tiene con questa ideologia: la totale assenza di un qualsiasi rapporto col passato dei grandi partiti che da allora governano questo paese (ma non solo), il partito di Berlusconi che ha iniziato il processo revisionista inserendo personaggi reazionari nei media e nelle istituzioni, il partito democratico che ha seguito pedissequamente e il movimento 5stelle che… lo vedete da voi, fino alla Lega che per inventarsi un passato ha dovuto fare un salto indietro di quasi 900 anni; alla fine è arrivata la galoppata frenetica del legislatore per istituire “giornate della memoria” o “del ricordo” di questi o di quelli:

* 27 gennaio “giorno della memoria” per le vittime della Shoah e deportazione; 10 febbraio “giorno del ricordo” per le vittime delle foibe, ribaltando la conoscenza storica faticosamente elaborata nell’immediato dopoguerra grazie alla collaborazione di chi era presente e agente, combattente e civile, in quel periodo; 9 novembre “giorno della libertà” per festeggiare l’abbattimento del muro di Berlino, dimenticando che da allora i muri si sono moltiplicati ed estesi; 9 maggio giorno delle vittime del terrorismo, senza individuare quale terrorismo, né precisare il senso di questa parola e a chi attribuirla; 12 novembre “ricordo delle vittime” militari e civili delle missioni internazionali per la pace, ma erano veramente per la pace?; 4 ottobre “giornata della pace, della fraternità e del dialogo tra appartenenti a culture e religioni diverse”, che entra clamorosamente in contrasto con quella di prima; il 2 ottobre “festa dei nonni” forse per equilibrare il “giorno della mamma” e “del papà”; e ancora la giornata delle “vittime della criminalità”; così come a quelle “della mafia”, fino alle “vittime del dovere”; non potevano mancare le “vittime dei gulag sovietici”; ma anche le “vittime del comunismo”; e perché no le “vittime dell’incuria dell’uomo e delle calamità naturali”; e ancora le “vittime della libertà religiosa” e tante altre che non ricordo, ma potranno essere aggiunte da chi ne conserva memoria. Non si è riuscito a istituire il “giorno della memoria in ricordo delle vittime africane dell’occupazione coloniale italiana”, queste no!, nemmeno in questo prosperare di giornate delle vittime, quelle del colonialismo italiano continuano a non avere voce… e così sia!

Questo è solo l’inizio di un lungo ragionamento, che spero si diffonda e interessi la gran parte delle giovani generazioni, in modo che possano affrancarsi dalla sudditanza a una evidente omologazione dei consumi e degli stili di vita, decisi da altri.

di Salvatore Ricciardi

Leggete e diffondete il suo blog: CONTROMAELSTROM

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Un comunicato da Napoli sul 1° maggio: La rabbia proletaria è più forte delle mistificazioni di questura e Cgil-Cisl-Uil

2 maggio 2013 1 commento

Si parla solo del concertone di Piazza San Giovanni e dell’ “agguato teppistico” di Napoli…
questa la nostra stampa e il giornalismo in questo paese. Nessuno si è accorto e ha fatto finta di accorgersi dell’enorme piazza di Taranto, il concerto all’ombra dell’Ilva, la fabbrica assassina.
Intanto vi giro questo comunicato, che racconta la piazza napoletana e le solite chiacchiere dei sindacati.
La rabbia proletaria è più forte delle mistificazioni di questura e Cgil-Cisl-Uil
Scriviamo queste precisazioni per rivolgerci – non solo alla stampa che ha dato voce ad una sola campana – ma anche e sopratutto a quei cittadini che erano presenti al concerto ai quali la nostra iniziativa di lotta è stata presentata dai sindacati confederali come una sorta di “agguato teppistico”.
La contestazione di oggi al “concerto della concertazione” messo in  piedi da Cgil-Cisl-Uil scesi a Bagnoli per sciacallare anche sul disastro di Città della Scienza, ha raggiunto dimensioni di partecipazione che sono andate oltre ogni nostra previsione. Evidentemente, il flop del concertone e il fatto che anche gran parte dei (pochi) presenti a Città della Scienza abbiano solidarizzato attivamente con le ragioni di chi manifestava, a Cgil-Cisl-Uil e questura gli ha dato alla testa!
Abbiamo letto su tutti i principali quotidiani online una versione del tutto mistificatoria sui fatti di questo pomeriggio, per cui ci sentiamo in dovere di precisare quanto accaduto e i motivi per cui è accaduto:
1) Il corteo di oggi pomeriggio, che la questura definisce “pacifico e senza tensioni”, è stato tale solo grazie al senso di responsabilità dei manifestanti. In più occasioni, infatti, le “forze dell’ordine” hanno provocato i manifestanti, cercando lo scontro: ciò sia all’inizio della manifestazione, quando un nutrito gruppo di agenti in assetto antisommossa è penetrato all’interno del corteo cercando di spaccarlo, sia all’altezza del mercatino rionale di Bagnoli, quando un cordone di poliziotti e di agenti della digos hanno prima costretto il corteo a fermarsi disponendosi davanti allo striscione di apertura, poi, una volta ripresa la manifestazione, un agente della digos ha manganellato a freddo un compagno che manteneva lo striscione solo perché il corteo aveva superato di pochi metri il punto in cui doveva svoltare come previsto da comunicazione.
Dunque, se la giornata è iniziata in maniera “tesa”, la responsabilità di ciò è solo delle forze dell’ordine, le quali evidentemente vedono come fumo negli occhi la nascita di percorsi di lotta unitari tra operai, studenti, precari e disoccupati, e cercano di schiacciarli sul nascere.
2) Riguardo all'”inaudita violenza” denunciata da Anna Rea della Uil a Città della Scienza: come fatto rilevare anche da qualche testata online “non allineata”, gli scontri sono stati provocati deliberatamente dei vertici dei confederali ben prima degli episodi ripresi in diretta dal TG3, ovvero quando alle 17.30 circa tre compagni del comitato cassintegrati e licenziati Fiat si sono recati in maniera pacifica sotto al palco chiedendo agli organizzatori di intervenire per far luce sulla loro drammatica condizione e sull’imminente scadenza della cassa integrazione in deroga per migliaia di lavoratori della Fiat e dell’indotto. I tre operai licenziati sono stati prima etichettati come facinorosi da chi, come i vertici confederali, non sanno neanche cosa sia il lavoro di fabbrica e la catena di montaggio, e poi sono stati inspiegabilmente consegnati alla Digos che li ha in malo modo cacciati da Città della Scienza. Solo allora – a seguito di una tale provocazione perpetrata contro degli operai nel giorno che dovrebbe dar voce proprio ai lavoratori – i partecipanti alla manifestazione autorganizzata hanno deciso di recarsi in massa a Città della Scienza per rivendicare il sacrosanto diritto di parola per chi sta pagando il costo maggiore della crisi e delle politiche di massacro sociale – rese operative con l’avallo proprio di Cgil, Cisl e Uil. Per giunta mentre molti di noi si recavano nei pressi del concerto, altri compagni sono stati preventivamente fermati e invitati ad allontanarsi da Via Coroglio…come se lì si stesse tenendo un G8 e non un concerto “in nome dei diritti del lavoro”. Questa e non altra è stata la causa scatenante la rabbia materializzatasi sotto al palco quando era già del tutto evidente la volontà di Cgil, Cisl e Uil di sottrarsi a qualsiasi forma di dialogo.
3) Dopo i primi momenti di tensione sembrava essere stato raggiunto un accordo secondo il quale un lavoratore dell’Irisbus e un licenziato Fiat avrebbero potuto brevemente prendere la parola durante il concerto e infatti due lavoratori in rappresentanza di queste vertenze insieme ad un portavoce del neonato “Comitato Bonifichiamo Bagnoli” erano stati già condotti oltre le transenne ai piedi del palco. In cambio ci è stato chiesto di arretrare di alcuni metri per facilitare un clima di distensione e come si può verificare anche da numerosi video i circa 200 manifestanti sono effettivamente arretrati creando uno spazio di alcuni metri tra essi e i cordoni delle forze dell’ordine.
Questo c’è stato chiesto e questo abbiamo fatto, contrariamente alle dichiarazioni false e mistificanti rilasciate alla stampa da Anna Rea, la quale farnetica di un inesistente e mai richiestoci accordo secondo il quale gli interventi sarebbero stati possibili solo qualora avessimo lasciato Città della Scienza. Non ci è mai stato richiesto di dialogare a differenza di quanto afferma Anna Rea: l’unico dialogo è stato quello tra i confederali e le forze dell’ordine che essi hanno aizzato contro i manifestanti.
4) Quando la situazione era del tutto normalizzata e attendevamo solo l’intervento dei lavoratori e del Comitato – così come ci era stato promesso – inspiegabilmente e senza motivo si è scatenata la violenza delle forze del disordine guidate dagli esponenti dei sindacati concertativi: Marco Cusano che era già nei pressi del palco per intervenire a nome dei casseintegrati Fiat è stato spintonato e scaraventato a terra da un agente della Digos senza alcun motivo; negli stessi istanti un media-attivista, mentre filmava gli episodi, notando che la polizia tentava di prelevare a freddo un compagno per portarlo in Questura, nel tentativo di dissuadere il fermo è stato brutalmente e ripetutamente colpito alla testa con manganellate e pugni.
5) Per più di un’ora abbiamo assistito inermi allo spettacolo indecoroso dei delegati Fiat e Irisbus che venivamo sistematicamente fatti entrare per poi riuscire dalle file del cordone di polizia senza un motivo per poi – al termine di questa sceneneggiata – apprendere che non gli sarebbe stata data la parola. Abbiamo così deciso di improvvisare un assemblea a microfono aperto con l’unico strumento che avevamo a disposizione (un megafono) ed è stato durante quei frangenti che abbiamo appreso che gran parte degli spettatori del concerto si era resa perfettamente conto delle nostre ragioni e solidarizzava apertamente con la nostra iniziativa, condannando ripetutamente la blindatura autoritaria dei sindacati confederali – Cgil, Cisl e Uil.
Abbiamo dimostrato con la lotta e la determinazione che è possibile una reale partecipazione ed un effettivo protagonismo dei lavoratori e di tutti coloro che pagano sulla propria pelle le politiche di austerity solo oltrepassando le regole della loro “democrazia”, che vorrebbe milioni di persone relegate al semplice ruolo di spettatori passivi di feste, festicciole e passerelle politico-istituzionali oppure depositatori di una qualche scheda elettorale in un urna ogni 5 anni.
La lotta paga e la dimostrazione più evidente di ciò è stato il fatto che siamo entrati in 200 a Città della Scienza e siamo usciti più che raddoppiati, mentre il “concerto della concertazione” – promosso dai sindacati che hanno affossato negli ultimi 20 anni i diritti dei proletari -quando siamo entrati era già semi – vuoto (rispetto le loro oceaniche previsioni) ed era pressocché deserto quando ce ne siamo andati.
A dispetto delle loro mistificazioni i fatti hanno la testa dura!
Ci vogliono disperati e rabbiosi, ci avranno coscienti ed organizzati!
Per tali motivi, invitiamo tutti alla conferenza stampa che si terrà Giovedi 2 Maggio alle ore 11:00 (Via Enea 19a – Bagnoli)
Laboratorio Politico Iskra
laboratoriopoliticoiskra@info.org
Facebook: Iskra Area Flegrea

Una lettera agli artisti del 1*Maggio, da chi monta il loro palco

25 aprile 2012 2 commenti

Dopo l’interessantissimo convegno dello scorso sabato alla Città dell’Altra Economia, organizzato dal Collettivo Autorganizzato Operai dello Spettacolo Live di Roma pubblico con piacere la lettera degli amici di Matteo, che potete trovare sul loro blog,
scritta e rivolta ai musicisti e agli artisti che si esibiranno sul grande palco-vetrina del 1° Maggio di Roma.

Scriviamo questa lettera a chi tra una settimana salirà sul palco del 1° Maggio. Sappiamo che non siete i soli a cui dovremmo scrivere, ma ci sembra giusto rivolgerci per prima cosa a voi che avete scelto di partecipare alla festa dei lavoratori.

Specialmente in un momento come questo è molto facile rassegnarsi alla propria impotenza; le decisioni sembrano prese tutte in contesti inavvicinabili, guidate da criteri irragionevoli e interessi meschini. Il timore che dopo gli incidenti di Trieste e Reggio Calabria nulla cambi, ci spinge però a forzare questo senso di impotenza e a chiamare in causa chi invece ha la possibilità concreta di intervenire. Gli artisti.

Suonare al concerto del 1° Maggio dovrebbe rappresentare qualcosa di più di una semplice esibizione tra le tante. Significa riconoscere la dignità di ogni lavoratore, celebrarne le conquiste e implicitamente considerarne le fragilità, specialmente in questo momento in cui va sbriciolandosi ogni diritto, ogni tutela, ogni certezza.
Durante la vostra esibizione centinaia di migliaia di persone guarderanno verso il palco senza vedere ciò che è “dietro” lo spettacolo.

Ci piacerebbe ricordare che anche questo palco voluto dai sindacati, sia frutto, come tutti gli altri, del lavoro invisibile di molte decine di persone alle quali questo sistema produttivo non riconosce, nella realtà dei fatti, diritti ormai considerati fondamentali. Non è la sede per entrare nello specifico, ma vogliamo comunque sottolineare che figure professionali quali rigger, scaffolder e facchini che rendono possibile ogni volta il funzionamento del gigantesco macchinario dello spettacolo, lavorano senza neppure un contratto specifico per la mansione che svolgono, senza un sistema di regole relative a turni e orari di lavoro e in condizioni di sicurezza spesso esistenti solo sulla carta. Sono molti gli aspetti che necessiterebbero di un serio intervento di riforma. Basti pensare che la formazione professionale in molti casi rimane a carico del lavoratore, così come la copertura assicurativa e l’attrezzatura di sicurezza. A questo si aggiunge la poca chiarezza nell’intreccio di responsabilità e competenze tra società di produzione, promoter, service e cooperative nella gestione di tour e spettacoli live.

E’ in questo scenario che chiediamo a voi artisti, vertice della piramide e in ultima analisi committenti di tutto questo macchinario spettacolare, di non sentirvi estranei.

Riteniamo che non si possa più far finta di nulla, pensando che gli incidenti siano casuali e non avvengano al contrario a causa di scelte finalizzate alla massimizzazione del profitto. Vi chiediamo espressamente di usare il potere che forse non sapete di avere: il potere di riappropriarvi della possibilità di una scelta etica, cambiando modello di business, selezionando con cura e in base a precise garanzie le aziende e le strutture a cui affidarvi, vigilando e tutelando le parti più deboli di questo processo. In particolare vi invitiamo a fermare la megalomania faraonica delle produzioni, garantendo ritmi lavorativi e turni più umani.

E’ necessario che alle dichiarazioni pubbliche seguano i fatti, ancor di più ora che con l’estate il numero degli eventi live raggiunge il suo apice. La nostra non è un’accusa, è solo un invito a liberarvi da una complicità morale che comunque si riflette sulla vostra immagine.

 Dopo i fatti di Reggio Calabria e Trieste non si abbassi la guardia, non si può più fare finta di niente e aspettare un’altra morte.

Gli amici di Matteo

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